Tony Harrison

Tony Harrison

Tony Harrison (Leeds, 30 aprile 1937 – 26 settembre 2025) è stato un poeta, drammaturgo e traduttore britannico.

Considerato una delle maggiori figure della poesia inglese del secondo Novecento, Harrison fece del rapporto conflittuale fra origine sociale ed educazione, lingua colta e parlato dello Yorkshire, cultura classica e cultura popolare uno dei nuclei centrali della propria opera.

Alla forte attenzione per i temi di classe, potere e conflitto politico unì l'impiego di forme metriche tradizionali, della rima e del verso regolare, mescolando registri elevati, linguaggio colloquiale e pronuncia settentrionale.

La sua produzione comprende poesia lirica e civile, teatro in versi, traduzioni e riscritture di autori classici e moderni e una serie di film-poems per il cinema e la televisione. Tra le opere più note figurano The Loiners (1970), la sequenza The School of Eloquence, il poema V. (1985), le versioni teatrali dell'Oresteia di Eschilo e degli Ichneutae di Sofocle, e il lungometraggio Prometheus (1998).

Biografia

Tony Harrison nacque il 30 aprile 1937 a Beeston, quartiere operaio nella zona meridionale di Leeds, figlio di Harry Harrison, fornaio, e di Florrie Wilkinson-Horner. A undici anni ottenne una borsa di studio per la Leeds Grammar School. Il passaggio dall'ambiente familiare della classe operaia a un'istituzione scolastica fortemente selettiva, e in particolare il contrasto tra il proprio accento dello Yorkshire e la pronuncia dell'inglese standard richiesta dalla scuola, costituirono un'esperienza destinata a lasciare una traccia profonda nella sua opera.

Nel 1955 si iscrisse all'Università di Leeds, dove studiò lettere classiche e successivamente linguistica. Durante gli anni universitari entrò in contatto, attraverso l'attività poetica e teatrale, con Wole Soyinka, James Simmons e Barry Cryer. Collaborò alla rivista studentesca Poetry and Audience, sulla quale nel gennaio 1957 apparve la sua prima poesia pubblicata, When Shall I Tune My “Doric Reed”?, e in seguito entrò nella redazione della rivista. Partecipò inoltre alla Rag Revue universitaria come autore e interprete di sketch teatrali. Dopo la laurea iniziò una ricerca postuniversitaria dedicata alle traduzioni di Virgilio, che non portò a termine.

Nel 1962 si trasferì in Nigeria, dove insegnò inglese all'Università Ahmadu Bello di Zaria. Qui ritrovò James Simmons, con il quale realizzò Aikin Mata, adattamento della Lisistrata di Aristofane ambientato in Nigeria e concepito per attori locali con l'impiego di musica e danza. Durante il soggiorno africano uscì anche la sua prima plaquette poetica, Earthworks (1964), pubblicata a Leeds nella collana Northern House diretta da Jon Silkin e Andrew Gurr.

Dopo quattro anni in Nigeria si trasferì con la famiglia a Praga, dove frequentò assiduamente i teatri e osservò direttamente il ruolo che il dramma classico poteva assumere in una società sottoposta a censura, esperienza importante per la sua successiva attività teatrale. Nel 1967 rientrò nel Regno Unito e si stabilì a Newcastle upon Tyne, dopo essere stato nominato primo Literary Fellow della Northern Arts Association. Alla fine degli anni sessanta collaborò anche alla rivista Stand, della quale curò nel 1969 un numero speciale dedicato alla nuova letteratura ceca.

Nel 1970 pubblicò la prima raccolta poetica di ampio respiro, The Loiners, il cui titolo riprende un tradizionale appellativo degli abitanti di Leeds. Il volume gli valse nel 1972 il Geoffrey Faber Memorial Prize e contribuì ad affermarlo nel panorama poetico britannico. Dal 1973 iniziò una lunga collaborazione con il National Theatre, dapprima con The Misanthrope, da Molière, e successivamente con numerose traduzioni, adattamenti e opere originali; tra il 1977 e il 1979 ne fu drammaturgo residente.

Dalla metà degli anni ottanta estese il proprio lavoro alla televisione e al cinema, sviluppando la forma del film-poem. Parallelamente continuò a pubblicare poesia e, negli anni novanta, collaborò con The Guardian come poeta-corrispondente, scrivendo anche dalla Bosnia e intervenendo in versi sui conflitti del Golfo e dell'Iraq.

Nel 1998 scrisse e diresse il lungometraggio poetico Prometheus. Continuò inoltre a lavorare per il teatro, la radio e la televisione; nel 2008 tornò al National Theatre con Fram, dedicato all'esploratore norvegese Fridtjof Nansen.

Negli ultimi decenni ricevette numerosi riconoscimenti alla carriera, tra cui il PEN Pinter Prize nel 2009 e il David Cohen Prize for Literature nel 2015. Pur non pubblicando nuove raccolte poetiche dopo Under the Clock (2005), continuò a far uscire singoli componimenti e a lavorare per il teatro; nel 2019 apparve il sesto volume delle sue opere teatrali.

Visse per gran parte della vita adulta a Newcastle upon Tyne. Morì il 26 settembre 2025, all'età di 88 anni. Lasciò i figli Jane e Max, nati dal primo matrimonio con Rosemarie Crossfield, e la compagna di lunga data, l'attrice Siân Thomas.

Poesia e poetica

Harrison considerò la poesia il centro anche delle proprie esperienze nel teatro, nel cinema e nella televisione, intendendo i diversi mezzi come parti di una stessa ricerca di una «poesia pubblica». Fin dalle prime raccolte uno dei nuclei ricorrenti della sua opera fu il rapporto fra le origini operaie a Leeds e la cultura letteraria e classica acquisita attraverso l'istruzione. In The Loiners (1970), accanto alle esperienze maturate durante i soggiorni in Africa e nell'Europa orientale, emersero temi destinati a percorrere tutta la sua produzione: l'identità di classe, lo sradicamento prodotto dalla mobilità sociale, il rapporto fra lingua colta e parlato quotidiano e la possibilità di dare forma poetica a esperienze tradizionalmente escluse dalla letteratura.

Questi temi trovarono la loro espressione più caratteristica nella sequenza The School of Eloquence, pubblicata in una prima raccolta organica in From "The School of Eloquence" and Other Poems (1978) e ampliata nel 1981 in Continuous: 50 Sonnets from "The School of Eloquence". Harrison adottò una forma di sonetto di sedici versi, derivata da quella impiegata da George Meredith in Modern Love, facendo convivere una struttura metrica e rimica fortemente regolata con il lessico colloquiale, la pronuncia di Leeds, oscenità e riferimenti alla cultura classica. Il contrasto fra forma letteraria tradizionale e lingua demotica divenne in questo modo parte integrante del significato politico dei testi.

In Them & [uz], fra i componimenti più noti della sequenza, il ricordo di un insegnante che aveva censurato la pronuncia settentrionale del giovane Harrison diventa una riflessione sul rapporto fra lingua, classe e accesso alla cultura. Il contrasto fra la pronuncia standard di us e quella di Leeds, rappresentate mediante simboli fonetici, trasforma l'accento stesso in materia poetica; analogamente, in Book Ends la rima fra gas e pass presuppone la pronuncia vocalica dell'Inghilterra settentrionale. L'istruzione appare quindi nell'opera di Harrison in una posizione ambivalente: strumento di emancipazione e insieme causa della distanza che separa il poeta dalla famiglia e dal mondo sociale dal quale proviene. Il sapere classico, anziché cancellare tale conflitto, viene frequentemente impiegato per renderlo visibile, come in Classics Society, Study e Blocks.

Alla questione della lingua si intreccia quella della memoria familiare. Numerosi componimenti di The School of Eloquence, fra cui Book Ends, Turns, Long Distance II e Blocks, sono dedicati ai genitori e al divario fra l'eloquenza acquisita dal figlio e le forme più reticenti o indirette attraverso le quali la famiglia esprime affetti, lutto e appartenenza. Secondo Blake Morrison, le elegie di Harrison modificano le convenzioni tradizionali del genere introducendovi questioni di classe, identità personale e ambiente urbano: la dimensione privata del lutto diviene così inseparabile da quella sociale e politica.

Il punto di convergenza di questi motivi è il lungo poema V. (1985), composto durante lo sciopero dei minatori del 1984-1985 dopo che Harrison aveva trovato le tombe dei propri genitori, nel cimitero di Holbeck a Leeds, coperte di graffiti. Il poema riprende la forma della quartina a rima alternata dell'Elegia scritta in un cimitero campestre di Thomas Gray, trasferendone però lo scenario dal cimitero rurale alla Leeds postindustriale. Il titolo richiama anzitutto versus, e il poema sviluppa una serie di opposizioni (fra classi sociali, generazioni, destra e sinistra, cultura e marginalità, poeta e vandalo) attraverso il confronto fra la voce dell'autore e quella di uno skinhead immaginato come suo antagonista e, in parte, come suo doppio. L'elegia per i genitori si amplia così fino a diventare una rappresentazione dei conflitti della società britannica nell'epoca di Margaret Thatcher. La trasmissione televisiva del poema nel 1987 provocò una vasta controversia pubblica per la presenza di oscenità nel testo, contribuendo alla sua notorietà al di fuori dei tradizionali circuiti della poesia.

La ricerca di una poesia destinata allo spazio pubblico divenne ancora più esplicita dagli anni novanta. Durante la guerra del Golfo Harrison scrisse per The Guardian Initial Illumination e A Cold Coming (1991); nel 1995 fu inviato in Bosnia ed Erzegovina, dove compose The Cycles of Donji Vakuf, mentre alla guerra in Iraq rispose nel 2003 con Iraquatrains e Baghdad Lullaby. In questi testi il poeta adottò modalità proprie del reportage e della testimonianza, facendo pubblicare alcuni componimenti nelle pagine di cronaca anziché nei supplementi letterari. La poesia di guerra proseguì così, su scala internazionale, la ricerca già presente nei testi sulla società britannica: la combinazione di forme metriche tradizionali, lingua contemporanea e intervento diretto sui conflitti politici del presente.

Teatro e traduzione

La traduzione occupò una posizione centrale nell'opera di Harrison e fu strettamente legata alla sua concezione del teatro. Le prime esperienze al National Theatre rafforzarono in lui la convinzione che un testo destinato alla scena dovesse essere pensato in funzione della voce, del corpo degli attori e delle condizioni concrete della rappresentazione. Nella sua produzione i confini fra traduzione, adattamento e riscrittura rimasero perciò mobili: testi classici e moderni vennero trasferiti in nuovi contesti linguistici, sociali e politici, mantenendo al tempo stesso un rapporto con le strutture formali dell'originale.

La prima esperienza importante in questa direzione fu Aikin Mata, realizzata con James Simmons durante il soggiorno in Nigeria e rappresentata a Zaria nel 1965. L'opera trasferiva la Lisistrata di Aristofane nel contesto nigeriano e incorporava musica, danza e modalità performative locali; il titolo, in lingua hausa, significa «lavoro delle donne». L'incontro con forme teatrali africane contribuì a una concezione della traduzione non come semplice trasferimento linguistico, ma come ricreazione dell'opera per interpreti, pubblico e condizioni sceniche differenti.

La collaborazione con il National Theatre ebbe inizio con The Misanthrope (1973), versione del Misantropo di Molière commissionata dal regista John Dexter. Harrison conservò la struttura in versi e in rima dell'originale, ma ne trasferì l'azione dal 1666 al 1966, nella Francia di Charles de Gaulle. Due anni più tardi Phaedra Britannica, tratta dalla Phèdre di Racine, trasferì invece il mito di Fedra nell'India britannica dell'Ottocento: Teseo diventava un governatore coloniale, Fedra una memsahib e il conflitto tragico si intrecciava ai rapporti di potere dell'impero britannico.

Un diverso lavoro di recupero della tradizione fu alla base di The Mysteries, realizzato con la compagnia del National Theatre e diretto da Bill Bryden. The Passion debuttò nel 1977 e fu poi incorporato nella trilogia The Nativity, The Passion e Doomsday, presentata integralmente al National Theatre nel 1985. Il progetto rielaborava materiali provenienti dai cicli medievali di York, Wakefield, Chester e Coventry. Harrison cercò di restituire ai testi il carattere popolare e settentrionale che riteneva attenuato dalle precedenti riprese teatrali, privilegiando accenti del nord dell'Inghilterra, forme di spettacolo collettivo e una recitazione lontana dalla pronuncia teatrale standard. La riscrittura dei misteri medievali si collegava pertanto agli stessi problemi di lingua, classe e accesso alla cultura presenti nella sua poesia.

Il risultato più importante del suo lavoro diretto sul teatro greco fu la versione dell'Orestea di Eschilo, rappresentata al National Theatre nel 1981 con la regia di Peter Hall. Per rendere quella che considerava l'asprezza sonora di Eschilo, Harrison elaborò un inglese fortemente allitterativo, ricco di composti e di richiami alla poesia anglosassone, ispirandosi fra l'altro alle traduzioni di poesia antico-inglese di Michael Alexander e alle sperimentazioni linguistiche di William Barnes. La produzione di Hall, con maschere e un insieme di interpreti maschili, fu rappresentata anche nel teatro antico di Epidauro nel 1982.

Ancora più radicale fu The Trackers of Oxyrhynchus, presentato per la prima volta a Delfi nel 1988 e in una versione ampiamente rielaborata al National Theatre nel 1990. Punto di partenza erano gli Ichneutae di Sofocle, dramma satiresco conservato solo frammentariamente in un papiro scoperto a Ossirinco. Harrison non tentò di ricostruire le parti perdute, ma incorporò i circa quattrocento versi superstiti in una nuova struttura drammatica, incorniciandoli con scene moderne e trasformando il ritrovamento filologico del testo in una riflessione sulla sopravvivenza della cultura, sull'istruzione e sull'esclusione sociale. Anche la rappresentazione contribuiva al significato dell'opera: i satiri, interpretati prevalentemente da attori settentrionali, univano forme della performance antica a danza, canto e tradizioni popolari britanniche.

Harrison continuò a confrontarsi con il teatro antico anche nelle opere successive. The Common Chorus (1992), concepito negli anni ottanta in relazione al campo pacifista femminile di Greenham Common, riprese nuovamente la Lisistrata per affrontare i temi della guerra nucleare e del rapporto fra i sessi. Nel 2005 realizzò per la Royal Shakespeare Company una nuova versione dell'Ecuba di Euripide, con Vanessa Redgrave nel ruolo della protagonista: la prima produzione londinese fu diretta da Laurence Boswell, mentre Harrison diresse successivamente l'allestimento durante parte della tournée internazionale. Fra le riscritture da autori moderni figura inoltre The Prince's Play (1996), basato su Le roi s'amuse di Victor Hugo.

L'attività di traduttore non si limitò al teatro. Nel 1975 pubblicò Palladas: Poems, versione degli epigrammi del poeta greco tardoantico Pallada di Alessandria, e tradusse inoltre testi di autori greci e latini, fra cui Marziale. La critica ha osservato come il lavoro di Harrison sui classici non costituisca un'attività separata dalla poesia originale: l'atto di tradurre, adattare o riportare in vita un testo del passato diviene piuttosto uno dei procedimenti fondamentali della sua stessa scrittura. Giovanni Greco ha proposto in questo senso di leggere l'intera produzione harrisoniana come un processo di traduzione, nel quale il passaggio fra lingue, epoche, generi e mezzi espressivi coincide con il processo della creazione poetica.

Cinema e televisione

Dalla metà degli anni ottanta Harrison sviluppò per la televisione una forma che definì film-poem, nella quale il testo poetico non svolgeva semplicemente la funzione di commento alle immagini, ma veniva concepito insieme alla componente visiva e sonora. Il nuovo mezzo proseguiva così la ricerca, già presente nel teatro, di una poesia destinata alla performance e allo spazio pubblico. Nella realizzazione di molti di questi lavori fu determinante la collaborazione con il regista e produttore Peter Symes, con il quale Harrison sperimentò diverse forme di rapporto fra recitazione poetica, immagini documentarie, musica e montaggio.

Una prima affermazione della poesia harrisoniana in televisione fu la versione filmata di V., diretta da Richard Eyre e trasmessa da Channel 4 nel 1987. La controversia suscitata dalla trasmissione ampliò notevolmente la notorietà del poema e mostrò le possibilità della televisione come luogo di circolazione della poesia al di fuori dei tradizionali spazi letterari.

Nello stesso periodo Harrison iniziò la lunga collaborazione con Symes. Il ciclo Loving Memory (1987), formato da quattro film-poems — The Muffled Bells, Mimmo Perrella non è più, Cheating the Void e Letters in the Rock — affrontava diverse forme del ricordo, della perdita e della commemorazione, associando la voce poetica a luoghi, monumenti e testimonianze reali. Con The Blasphemers' Banquet (1989), composto durante la controversia seguita alla pubblicazione dei I versi satanici di Salman Rushdie, Harrison trasformò invece un immaginario banchetto di scrittori accusati nel corso della storia di empietà o blasfemia in una riflessione sulla libertà di espressione e sulla censura religiosa.

Il rapporto fra mito classico, immagini documentarie e violenza politica raggiunse una delle sue formulazioni più complesse in The Gaze of the Gorgon (1992), diretto da Symes. Prendendo spunto dal frontone con la Gorgone del tempio di Artemide a Corfù, fatto restaurare dall'imperatore Guglielmo II di Germania, Harrison seguiva simbolicamente lo «sguardo» pietrificante della Gorgone attraverso le guerre e le catastrofi politiche del Novecento. Il mito diventava in questo modo uno strumento per rappresentare tanto la violenza quanto il rischio di assuefazione dello spettatore alle immagini della violenza.

Un procedimento diverso caratterizza Black Daisies for the Bride (1993), diretto da Symes su testo di Harrison e girato nel reparto per malati di Alzheimer dell'High Royds Hospital, nei pressi di Leeds. Il film univa la presenza reale di alcune pazienti a sequenze interpretate da attrici che ne rappresentavano le versioni più giovani, mettendo in scena la disgregazione della memoria e dell'identità attraverso ripetizioni verbali, musica e immagini ricorrenti. L'opera vinse nel 1994 il premio speciale del Prix Italia per il documentario televisivo.

Nei lavori successivi il film-poem assunse sempre più esplicitamente la funzione di testimonianza storica. A Maybe Day in Kazakhstan (1994), realizzato dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, costruiva a partire da un mercato di oggetti e simboli dell'epoca sovietica una meditazione sulla fine di un sistema politico, sulle deportazioni e sull'eredità nucleare del Kazakistan. In The Shadow of Hiroshima (1995), realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il poeta affidava parte della narrazione a «Shadow San», figura immaginaria ispirata alle ombre delle vittime impresse sulle superfici dalla luce dell'esplosione. Le immagini della Hiroshima contemporanea e della cerimonia commemorativa venivano messe in rapporto con la memoria individuale delle vittime e con la persistenza della minaccia nucleare.

Il punto culminante della sperimentazione cinematografica di Harrison fu Prometheus (1998), suo primo lungometraggio come sceneggiatore e regista. Il mito di Prometeo, e in particolare il Prometeo incatenato attribuito a Eschilo, veniva trasferito nell'Europa della fine del Novecento. Il film prende avvio dalla chiusura di una miniera nello Yorkshire e segue poi il viaggio attraverso l'Europa di una gigantesca statua dorata di Prometeo, mettendo in relazione la crisi della classe operaia britannica con il crollo del socialismo nell'Europa orientale, la storia dell'industrializzazione, la guerra e lo sterminio. Harrison concepì il film come un'ulteriore estensione della propria pratica poetica: il verso rimato, le immagini documentarie, il mito classico e la storia politica contemporanea concorrono alla costruzione di un unico discorso, anziché costituire rispettivamente testo e illustrazione.

La produzione cinematografica e televisiva di Harrison fu raccolta nel 2007 in Collected Film Poetry. Secondo la critica, i film-poems rappresentano uno dei tentativi più sistematici della poesia britannica contemporanea di misurarsi direttamente con il linguaggio audiovisivo: Harrison utilizzò la televisione non come semplice mezzo per registrare o divulgare poesie già esistenti, ma come uno spazio nel quale il testo poetico poteva essere composto attraverso immagini, voce, musica e montaggio.

Opere principali

Poesia

Teatro e traduzioni

Film-poems

Edizioni e traduzioni italiane

Premi e riconoscimenti

Tra i principali riconoscimenti assegnati a Harrison figurano:

Bibliografia

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Claire Armitstead, Tony Harrison obituary, in The Guardian, 28 settembre 2025. URL consultato il 28 ottobre 2026.
  2. 1 2 3 4 5 (EN) Tony Harrison, su Poetry Foundation. URL consultato il 28 ottobre 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Tony Harrison, su University of Leeds, Special Collections. URL consultato il 28 ottobre 2026.
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