
Turan era una figura della mitologia etrusca. Il suo nome significa "la signora", ed era la dea dell'amore, della fertilità e della vitalità nonché la patrona di Vulci.[senza fonte] Corrisponde alla dea Venere della mitologia romana, e alla dea Afrodite di quella greca.
La radice del nome «Turan» è stata accostata da vari studiosi alla parola greca tyrannos («signore/sovrano»), con il significato di «la Signora», oppure alla radice etrusca tur- / verbo turuce («dare, dedicare, concedere»), interpretabile come «Colei che dà» o «la Generosa». Nessuna delle due etimologie ha raggiunto un consenso definitivo tra gli studiosi.
Il suo nome corrispondeva a quello del nostro mese di luglio in cui si svolgevano le principali festività[senza fonte].
La dea era venerata su tutta la costa laziale, soprattutto a Gravisca, dove le si attribuiva la caratteristica di protettrice dei naviganti, ed a Roma, gli venne dedicato il primo aprile.
La sua presenza è testimoniata da iscrizioni dedicatorie, scritte soprattutto da donne, in greco ed in etrusco tra il VI e il IV secolo a.C., e venne raffigurata su specchi ed altri accessori femminili, quasi tutte le rappresentazioni erano scene mitologiche greche, il ché fa ragionare sul fatto che potesse essere molto simile ad Afrodite.
Era la sposa di Laran ed era accompagnata da altre divinità minori chiamate Lasa. In arte la troviamo rappresentata con le ali, e su uno specchio, conservato al British Museum, anche con piccole ali ai piedi. I piccioni e i cigni neri venivano considerati i suoi animali sacri[senza fonte].
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