| UniCredit | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Società per azioni |
| Borse valori | Borsa Italiana: UCG Borsa di Francoforte: CRIN |
| ISIN | IT0005239360 |
| Fondazione | 1998 |
| Sede principale | Milano |
| Controllate | |
| Persone chiave |
|
| Settore | Bancario |
| Prodotti | Servizi finanziari |
| Fatturato | 23,9 miliardi di € (2025) |
| Utile netto | 10,6 miliardi di € (2025) |
| Dipendenti | 75,265 (2025) |
| Slogan | «La banca per le cose che contano» |
| Note | 2 245 sportelli (2025) |
| Sito web | www.unicreditgroup.eu |
UniCredit (fino al maggio 2008 UniCredito Italiano) è un gruppo bancario internazionale con la direzione generale e sede legale a Milano, nella Torre UniCredit. Dal 2011 fino al 2023 era stata l'unica banca con sede principale in Italia ad essere inclusa dal Financial Stability Board nella lista delle 30 istituzioni finanziarie più importanti a livello mondiale per la sua rilevanza sistemica globale. A causa del declino della sua influenza globale, nel 2023 è stata rimossa dalla lista, per cui il numero di istituzioni che ne fanno parte si è ridotto a 29.
La banca dispone di una vasta rete internazionale di uffici rappresentativi e filiali (18 paesi del mondo). La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana e nel Dax della borsa di Francoforte.
UniCredito Italiano nacque nell'ottobre 1998 dall'integrazione del gruppo Credito Italiano, comprendente Credito Italiano e Rolo Banca 1473, con il gruppo Unicredito, costituito da Cariverona, Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca.
Nel 1999 entrarono nel gruppo la Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto (Caritro) e la Cassa di Risparmio di Trieste. Nello stesso anno UniCredito Italiano acquisì la banca polacca Bank Pekao, avviando una fase di espansione nell'Europa centro-orientale, proseguita nel 2000 con acquisizioni nel settore bancario in Croazia, Slovacchia e Bulgaria.
Tra il 2002 e il 2003 il gruppo attuò una riorganizzazione delle proprie attività bancarie in Italia, denominata «progetto S3». L'intervento prevedeva il superamento del precedente modello organizzativo basato sulle singole banche territoriali e la suddivisione delle attività per tipologia di clientela. Dal 1º gennaio 2003 la struttura operativa fu articolata in tre istituti: UniCredit Banca, destinata alla clientela al dettaglio; UniCredit Banca d'Impresa, rivolta alle imprese; e UniCredit Private Banking, specializzata nella gestione dei patrimoni.
Nel giugno 2005 UniCredito Italiano raggiunse un accordo per l'acquisizione del gruppo bancario tedesco HypoVereinsbank (HVB), con sede a Monaco di Baviera. L'operazione prevedeva un'offerta pubblica di scambio di cinque azioni UniCredit per ogni azione HVB e comportava l'acquisizione indiretta delle partecipazioni detenute dal gruppo tedesco, tra cui quelle in Bank Austria Creditanstalt e nella polacca Bank BPH. La Commissione europea autorizzò la concentrazione il 18 ottobre 2005. Al termine dell'offerta, nel novembre dello stesso anno, UniCredit aveva ottenuto adesioni corrispondenti al 93,93% del capitale sociale e dei diritti di voto di HVB.
L'acquisizione determinò una controversia con il governo della Polonia, dove UniCredit controllava già Bank Pekao, mentre Bank Austria deteneva una partecipazione di maggioranza in Bank BPH. Le autorità polacche contestarono l'operazione richiamando una clausola contenuta nell'accordo di privatizzazione di Pekao del 1999, che limitava la possibilità per UniCredit di investire in banche concorrenti sul mercato nazionale. Nel marzo 2006 la Commissione europea avviò una procedura d'infrazione nei confronti della Polonia, ritenendo che l'applicazione della clausola potesse violare le norme comunitarie sulla libera circolazione dei capitali e sulla libertà di stabilimento.
La controversia fu risolta mediante un accordo sottoscritto il 19 aprile 2006 tra UniCredit e il ministero del Tesoro polacco. L'intesa prevedeva la separazione di 200 sportelli bancari destinati a costituire una BPH indipendente e l'integrazione delle restanti attività della banca in Pekao. UniCredit si impegnò inoltre a non effettuare licenziamenti collettivi nelle due banche fino al 31 marzo 2008, fatte salve alcune eccezioni previste dall'accordo.
L'integrazione con HVB ebbe conseguenze anche in Croazia, dove il gruppo UniCredit controllava già Zagrebačka banka. Per rispettare le disposizioni croate in materia di concentrazioni bancarie, nell'aprile 2006 Bank Austria Creditanstalt concordò la cessione della controllata HVB Splitska banka al gruppo francese Société Générale, per un corrispettivo di circa un miliardo di euro. La cessione fu perfezionata il 30 giugno 2006.
Il 20 maggio 2007 i consigli di amministrazione di UniCredito Italiano e Capitalia approvarono un progetto di fusione per incorporazione di Capitalia nel gruppo UniCredit. L'operazione, concordata durante la gestione dell'amministratore delegato Alessandro Profumo, prevedeva un rapporto di concambio di 1,12 nuove azioni ordinarie UniCredit per ogni azione Capitalia. L'integrazione comportò l'ingresso nel gruppo di istituti quali Banca di Roma, Banco di Sicilia e Bipop Carire, ampliandone la presenza sul mercato bancario italiano.
Il 18 settembre 2007 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato autorizzò la fusione, subordinandola all'adozione di misure volte a limitare gli effetti anticoncorrenziali dell'operazione. Tra le condizioni imposte figuravano la cessione di un numero compreso tra 155 e 180 sportelli bancari, la dismissione della partecipazione in Assicurazioni Generali e di parte di quella detenuta in Mediobanca, nonché restrizioni ai rapporti tra gli organi amministrativi delle società coinvolte. Le misure erano finalizzate a tutelare la concorrenza nei mercati bancario e assicurativo.
L'atto di fusione venne sottoscritto il 25 settembre 2007 e l'incorporazione divenne efficace il 1º ottobre successivo, determinando l'estinzione giuridica di Capitalia e la revoca delle sue azioni dalla quotazione in borsa.
Nel 2008 UniCredit completò la riorganizzazione delle attività bancarie italiane conseguente alla fusione con Capitalia. Il 1º novembre dello stesso anno divenne efficace l'incorporazione nella capogruppo di UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, Bipop Carire e Capitalia Partecipazioni. Le attività bancarie furono successivamente ripartite tra tre nuovi istituti, che mantennero le denominazioni UniCredit Banca, operante nell'Italia settentrionale, UniCredit Banca di Roma, attiva nel Centro-Sud, e Banco di Sicilia, operante in Sicilia. Le attività rivolte alle imprese, alla clientela privata con patrimoni elevati e ai settori dei mutui e del credito al consumo furono invece trasferite alle società specializzate del gruppo.
La crisi finanziaria del 2007-2008 ebbe ripercussioni sulla situazione patrimoniale di UniCredit, determinando una forte diminuzione del valore delle azioni e la necessità di rafforzare il capitale. Il 14 novembre 2008 l'assemblea degli azionisti approvò un aumento di capitale fino a 3 miliardi di euro. L'operazione, conclusa nel febbraio 2009, vide la sottoscrizione diretta da parte degli azionisti dello 0,48% delle azioni offerte, mentre la parte restante fu sottoscritta da Mediobanca nell'ambito degli accordi di garanzia collegati all'emissione di strumenti finanziari denominati CASHES.
Nel settembre 2009 il consiglio di amministrazione deliberò un ulteriore aumento di capitale da 4 miliardi di euro, approvato dall'assemblea degli azionisti nel novembre successivo e completato nel febbraio 2010. La ricapitalizzazione consentì al gruppo di incrementare la propria dotazione patrimoniale senza ricorrere agli strumenti di sostegno pubblico predisposti dai governi italiano e austriaco durante la crisi finanziaria.
Nel 2010 il gruppo avviò una riorganizzazione delle proprie attività in Italia attraverso il progetto denominato «Insieme per i Clienti» (One4C). L'operazione prevedeva la fusione per incorporazione nella capogruppo di sette società controllate, tra cui UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, UniCredit Corporate Banking e UniCredit Private Banking. La fusione divenne efficace il 1º novembre 2010 e comportò il trasferimento alla capogruppo dei rapporti bancari precedentemente intestati agli istituti incorporati, pur mantenendo alcuni marchi per finalità commerciali.
Nello stesso anno si verificò un cambiamento ai vertici del gruppo. Il 21 settembre 2010 l'amministratore delegato Alessandro Profumo lasciò l'incarico in seguito a contrasti con una parte del consiglio di amministrazione e degli azionisti, emersi anche in relazione alla crescente presenza di investitori libici nel capitale della banca. Il 30 settembre il consiglio nominò come suo successore Federico Ghizzoni, già responsabile delle attività bancarie del gruppo nell'Europa centro-orientale.
La successiva crisi del debito sovrano europeo aggravò le difficoltà del settore bancario e contribuì alla diminuzione delle quotazioni azionarie di UniCredit nel 2011. Nel novembre dello stesso anno il gruppo presentò un piano industriale che prevedeva un nuovo aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro e una riduzione programmata dell'organico in Italia di circa 5.200 unità entro il 2015. Nel terzo trimestre del 2011 la banca registrò una perdita netta di 10,6 miliardi di euro, principalmente riconducibile alle svalutazioni delle partecipazioni e degli avviamenti relativi ad acquisizioni precedenti. L'esercizio 2011 si concluse con una perdita netta di circa 9,2 miliardi di euro.
L'aumento di capitale da 7,5 miliardi fu realizzato nel gennaio 2012, con la sottoscrizione del 99,8% delle nuove azioni offerte durante il periodo di opzione. Contestualmente, nell'ambito delle misure di rafforzamento patrimoniale, UniCredit rinunciò alla distribuzione dei dividendi relativi all'esercizio 2011. Il bilancio del 2012 si chiuse con un utile netto di 865 milioni di euro.
Nell'agosto 2012 emerse l'esistenza di indagini condotte dalle autorità statunitensi su alcune operazioni effettuate da società del gruppo UniCredit, in particolare dalla controllata tedesca HypoVereinsbank, in relazione a possibili violazioni delle sanzioni economiche nei confronti dell'Iran. La banca confermò l'esistenza delle verifiche, avviate negli anni precedenti, e dichiarò di collaborare con le autorità competenti. Gli sviluppi giudiziari della vicenda si conclusero nel 2019 con accordi tra UniCredit, alcune sue controllate e le autorità statunitensi.
Nel 2013 il gruppo proseguì la revisione delle proprie attività e dei crediti deteriorati. Il bilancio dell'esercizio, presentato nel marzo 2014, evidenziò una perdita netta di circa 14 miliardi di euro, dovuta soprattutto alle svalutazioni degli avviamenti e all'incremento degli accantonamenti sui crediti. La revisione contabile si inseriva in un più ampio programma di ristrutturazione che prevedeva la riduzione delle attività non strategiche, la riorganizzazione della rete commerciale e ulteriori interventi sul personale.
UniCredit presentò il piano strategico 2013–2018 nel marzo 2014, contestualmente alla pubblicazione dei risultati dell'esercizio 2013, chiuso con una perdita di circa 14 miliardi di euro. Il programma prevedeva una revisione delle attività del gruppo, la riduzione dei costi operativi e circa 8.500 esuberi, di cui 5.700 in Italia. Tra le operazioni previste figurava anche la quotazione in borsa della controllata FinecoBank, realizzata nel luglio 2014 mediante un'offerta pubblica di vendita di una parte del capitale detenuto da UniCredit.
Nell'ottobre 2015 il gruppo cedette UniCredit Credit Management Bank, società specializzata nella gestione e nel recupero dei crediti deteriorati, a società affiliate al fondo statunitense Fortress Investment Group, nell'ambito di un'operazione che comprendeva un portafoglio di sofferenze del valore lordo di circa 2,4 miliardi di euro. La società assunse successivamente la denominazione di doBank. La cessione si inseriva nel processo di riorganizzazione della gestione dei crediti problematici avviato negli anni precedenti.
Nel 2016 si verificò un nuovo cambiamento nella direzione del gruppo. Il 30 giugno il consiglio di amministrazione nominò Jean Pierre Mustier amministratore delegato, in sostituzione di Federico Ghizzoni, con decorrenza dal 12 luglio. Durante la nuova gestione venne avviata una revisione delle attività e della struttura patrimoniale della banca, formalizzata nel dicembre dello stesso anno con il piano strategico Transform 2019. Il programma prevedeva un aumento di capitale da 13 miliardi di euro, la riduzione dei crediti deteriorati, il contenimento dei costi e la dismissione di alcune partecipazioni. L'esercizio 2016 si concluse con una perdita netta di circa 11,8 miliardi di euro, determinata principalmente da svalutazioni e altre componenti straordinarie contabilizzate nell'ambito della ristrutturazione.
Nell'ambito del piano di rafforzamento patrimoniale, nel dicembre 2016 UniCredit raggiunse un accordo per la cessione del 32,8% del capitale della banca polacca Bank Pekao alla compagnia assicurativa polacca Powszechny Zakład Ubezpieczeń (PZU) e al fondo pubblico Polski Fundusz Rozwoju (PFR), per un corrispettivo equivalente a circa 2,4 miliardi di euro. L'operazione venne completata il 7 giugno 2017. Nello stesso periodo il gruppo concordò la vendita della società di gestione del risparmio Pioneer Investments alla francese Amundi, per 3,545 miliardi di euro. La cessione fu perfezionata il 3 luglio 2017.
Nel febbraio 2017 UniCredit avviò l'aumento di capitale da 13 miliardi di euro previsto dal piano industriale. L'operazione, realizzata mediante l'emissione di nuove azioni offerte in opzione agli azionisti, si concluse il 2 marzo con la sottoscrizione integrale dei titoli. La ricapitalizzazione costituì una delle principali misure adottate dal gruppo per rafforzare la propria posizione patrimoniale dopo le perdite registrate nell'esercizio precedente.
Sempre nel 2017 il gruppo avviò l'esecuzione del progetto FINO, finalizzato alla riduzione dell'esposizione verso i crediti deteriorati. L'operazione riguardava un portafoglio originario di circa 17,7 miliardi di euro di sofferenze lorde, il cui valore era diminuito a circa 16,2 miliardi al 30 giugno 2017. Attraverso operazioni di cartolarizzazione e accordi con investitori specializzati, tra cui Fortress e PIMCO, UniCredit cedette una parte significativa dell'esposizione economica relativa al portafoglio.
La riorganizzazione interessò anche la struttura societaria. Il 4 dicembre 2017 l'assemblea degli azionisti approvò alcune modifiche allo statuto, tra cui l'eliminazione del limite del 5% all'esercizio dei diritti di voto, il trasferimento della sede legale da Roma a Milano e la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. Quest'ultima operazione divenne efficace il 12 marzo 2018, determinando l'eliminazione della categoria delle azioni di risparmio dal capitale della società.
Nel 2019 giunsero a conclusione le indagini condotte dalle autorità statunitensi su operazioni effettuate da alcune società del gruppo in violazione delle sanzioni economiche internazionali. Nell'aprile dello stesso anno UniCredit e le controllate coinvolte raggiunsero accordi con diverse autorità federali e dello Stato di New York che prevedevano sanzioni economiche per un ammontare complessivo di circa 1,3 miliardi di dollari. La controllata tedesca UniCredit Bank AG, operante con il marchio HypoVereinsbank, accettò di dichiararsi colpevole di violazioni della legislazione statunitense relative a transazioni effettuate per conto di soggetti sottoposti a sanzioni, in particolare collegati all'Iran.
Nel corso del 2019 UniCredit proseguì inoltre la dismissione delle partecipazioni finanziarie. Dopo aver ridotto la propria quota nella controllata FinecoBank nel maggio dello stesso anno, l'8 luglio cedette la partecipazione residua, pari a circa il 18,3% del capitale, mediante un collocamento rivolto a investitori istituzionali per circa 1,1 miliardi di euro. Nel novembre successivo vendette anche l'intera partecipazione dell'8,4% detenuta in Mediobanca, ricavando circa 785 milioni di euro. Le due operazioni determinarono l'uscita del gruppo dal capitale di entrambe le società.
Nel dicembre 2019 venne presentato il piano strategico Team 23, relativo al quadriennio 2020–2023. Il programma prevedeva la prosecuzione della razionalizzazione delle strutture operative, la riduzione dei costi, ulteriori interventi sull'organizzazione del personale e lo sviluppo dei servizi bancari digitali. Il piano comprendeva inoltre obiettivi di redditività e distribuzione di capitale agli azionisti, nonché il proseguimento delle misure di riduzione del rischio creditizio avviate con Transform 2019.
Nel 2020 l'attività di UniCredit risentì delle conseguenze economiche della pandemia di COVID-19. Il gruppo registrò una perdita netta di circa 2,8 miliardi di euro, a fronte di un utile netto sottostante di 1,3 miliardi. Il risultato negativo fu influenzato dalle rettifiche sui crediti, pari a circa 5 miliardi di euro, effettuate anche in previsione delle difficoltà economiche derivanti dalla pandemia, e da svalutazioni di attività immateriali.
Il 30 novembre 2020 l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier annunciò la decisione di lasciare la guida del gruppo. La scelta seguì divergenze con il consiglio di amministrazione in merito all'indirizzo strategico della banca, in particolare riguardo al piano industriale Team 23. Nel febbraio 2021 Mustier cessò anticipatamente le proprie funzioni esecutive, con l'affidamento temporaneo della direzione generale a Ranieri de Marchis. Il 15 aprile 2021 il nuovo consiglio di amministrazione nominò Andrea Orcel amministratore delegato e Pier Carlo Padoan, già ministro dell'Economia e delle finanze, presidente del gruppo.
Durante il 2021 UniCredit avviò trattative con il Ministero dell'economia e delle finanze per la possibile acquisizione di una parte delle attività della Banca Monte dei Paschi di Siena, controllata dallo Stato italiano in seguito agli interventi pubblici di ricapitalizzazione. Le trattative riguardarono un perimetro selezionato delle attività bancarie e le condizioni economiche necessarie per realizzare l'operazione. Il 24 ottobre 2021 UniCredit e il ministero annunciarono congiuntamente l'interruzione dei negoziati, senza aver raggiunto un accordo.
Il 9 dicembre 2021 il gruppo presentò il piano strategico UniCredit Unlocked, relativo al periodo 2022–2024, che sostituì il precedente programma Team 23. Il nuovo piano prevedeva investimenti nella digitalizzazione dei servizi bancari, una revisione dell'allocazione del capitale e misure di contenimento dei costi operativi. Tra gli obiettivi finanziari figurava la distribuzione agli azionisti di almeno 16 miliardi di euro nel quadriennio 2021–2024, attraverso dividendi e programmi di riacquisto di azioni proprie, subordinatamente ai risultati e ai requisiti patrimoniali.
L'invasione russa dell'Ucraina e le successive sanzioni internazionali ebbero ripercussioni sulle attività di UniCredit in Russia. Secondo i dati diffusi nel marzo 2022, alla fine dell'anno precedente la controllata russa registrava impieghi per circa 7,8 miliardi di euro, mentre l'esposizione diretta del gruppo verso la stessa, al netto delle coperture valutarie, ammontava a circa 1,9 miliardi. Il gruppo valutò la possibilità di ridurre la propria esposizione nel paese. Nel giugno 2022 il direttore finanziario Stefano Porro dichiarò tuttavia che le possibilità di disimpegno erano limitate dalle condizioni del mercato.
Nonostante le difficoltà legate al mercato russo e all'incertezza economica internazionale, l'esercizio 2022 si chiuse per UniCredit con ricavi complessivi pari a circa 20,3 miliardi di euro e un utile netto contabile di circa 6,5 miliardi. L'utile netto di gruppo, calcolato secondo i criteri gestionali adottati dalla banca, fu invece pari a circa 5,2 miliardi di euro. L'incremento dei risultati rispetto all'esercizio precedente si accompagnò alla prosecuzione delle misure di contenimento dei costi e dei programmi di distribuzione di capitale agli azionisti.
Nel 2023 UniCredit proseguì l'attuazione del piano UniCredit Unlocked. L'esercizio si concluse con ricavi per circa 23,8 miliardi di euro, un utile netto contabile di 9,5 miliardi e un utile netto di 8,6 miliardi secondo la misura gestionale utilizzata dal gruppo. Il margine di interesse raggiunse circa 14 miliardi di euro. Nel febbraio 2024 la banca annunciò una distribuzione complessiva agli azionisti di circa 8,6 miliardi di euro a valere sull'esercizio 2023, attraverso dividendi e programmi di riacquisto di azioni proprie, subordinata alle necessarie autorizzazioni.
Nel settembre 2024 UniCredit acquisì una partecipazione pari a circa il 9% del capitale della banca tedesca Commerzbank, di cui il 4,49% attraverso la vendita di azioni detenute dal governo federale tedesco e la quota restante mediante acquisti sul mercato. L'operazione suscitò perplessità da parte delle autorità politiche tedesche, della dirigenza di Commerzbank e delle organizzazioni sindacali, soprattutto per le possibili conseguenze sull'occupazione e sull'autonomia dell'istituto. Il 23 settembre UniCredit incrementò la propria esposizione economica complessiva al capitale della banca tedesca fino a circa il 21%, anche attraverso strumenti finanziari derivati, il cui regolamento in azioni era subordinato alle autorizzazioni delle autorità competenti.
Il 25 novembre 2024 UniCredit annunciò un'offerta pubblica di scambio volontaria sulla totalità delle azioni di Banco BPM, per un controvalore iniziale stimato in circa 10,1 miliardi di euro, interamente in azioni. L'operazione avrebbe comportato l'integrazione di due tra i maggiori gruppi bancari italiani, ampliando la presenza di UniCredit soprattutto nelle regioni settentrionali. L'offerta si inseriva in una fase di consolidamento del settore bancario italiano, caratterizzata da diverse operazioni di acquisizione e aggregazione tra istituti di credito.
Nell'aprile 2025 il governo italiano autorizzò con prescrizioni l'operazione su Banco BPM, esercitando i poteri speciali previsti dalla normativa sul cosiddetto golden power. Le condizioni riguardavano, tra l'altro, il mantenimento di determinate attività creditizie e finanziarie in Italia, la gestione degli investimenti della controllata Anima Holding e la riduzione delle attività di UniCredit in Russia. La banca contestò alcune delle prescrizioni, ritenendole limitative della propria autonomia gestionale, e avviò iniziative legali per chiederne la revisione. Il 22 luglio 2025 UniCredit annunciò il ritiro dell'offerta, dichiarando che le incertezze legate all'applicazione del golden power non consentivano di concludere l'operazione entro i termini previsti.
Parallelamente, il gruppo proseguì gli investimenti nel settore bancario digitale. Il 7 marzo 2025 completò l'acquisizione dell'intero capitale della banca belga Aion Bank e della società tecnologica polacca Vodeno, per un corrispettivo complessivo di 376 milioni di euro. L'operazione, annunciata nel luglio 2024, consentì a UniCredit di acquisire una piattaforma tecnologica per l'erogazione di servizi bancari digitali e di rafforzare la propria presenza nel mercato polacco, dal quale aveva ridotto sensibilmente le attività dopo la cessione della partecipazione in Bank Pekao nel 2017.
La partecipazione di UniCredit nella banca greca Alpha Bank, con la quale aveva avviato una collaborazione strategica nel 2023, aumentò progressivamente nel corso del 2025. Attraverso acquisti azionari e strumenti finanziari derivati, nell'ottobre dello stesso anno il gruppo raggiunse una posizione economica complessiva pari a circa il 29,5% del capitale dell'istituto. Dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni regolamentari, il 5 gennaio 2026 UniCredit convertì parte degli strumenti finanziari in azioni, portando la partecipazione diretta e i relativi diritti di voto a circa il 29,8%.
Nel febbraio 2026 UniCredit presentò il programma strategico UniCredit Unlimited, relativo al triennio 2026–2028, in continuità con il precedente piano UniCredit Unlocked. Il nuovo programma prevedeva interventi sull'organizzazione operativa, investimenti tecnologici e ulteriori misure di efficientamento. La presentazione avvenne contestualmente alla pubblicazione dei risultati dell'esercizio 2025, concluso con un utile netto di 10,6 miliardi di euro, secondo la misura rettificata comunicata dalla banca, e un utile netto contabile di circa 10,9 miliardi.
Nel marzo 2026 UniCredit annunciò un'offerta pubblica volontaria su Commerzbank, con l'obiettivo di incrementare la propria partecipazione nella banca tedesca. L'iniziativa incontrò l'opposizione del governo federale tedesco e della dirigenza di Commerzbank, contrari a un'acquisizione non concordata. L'8 luglio 2026 UniCredit comunicò che all'offerta erano state conferite azioni rappresentative del 17,60% del capitale della banca tedesca. Considerando la partecipazione già detenuta direttamente, pari al 26,77%, e gli strumenti finanziari che attribuivano il diritto alla consegna di un ulteriore 3,22%, la posizione complessiva avrebbe raggiunto il 47,59% del capitale, corrispondente potenzialmente al 49,65% dei diritti di voto. Il trasferimento delle azioni conferite in adesione e dei relativi diritti di voto rimaneva subordinato alle necessarie autorizzazioni regolamentari.
Il 15 ottobre 2026 la Banca centrale europea autorizzò UniCredit a superare la soglia del 30% del capitale di Commerzbank e ad aumentare ulteriormente la propria partecipazione senza un limite massimo prestabilito. L'autorizzazione rappresentò un passaggio nell'iter di acquisizione del controllo dell'istituto tedesco, che alla stessa data rimaneva subordinato al completamento di ulteriori procedure regolamentari, tra cui l'esame dell'operazione da parte della Commissione europea sotto il profilo della concorrenza.
È presente:
Quella che segue è la tabella di comparazione dei dati finanziari consolidati del Gruppo UniCredit negli ultimi anni.
| Anno | Ricavi operativi netti (in milioni di €) | Utile/Perdita di esercizio (in milioni di €) | Totale dell'attivo (in milioni di €) | Patrimonio netto (in milioni di €) |
|---|---|---|---|---|
| 2025 | 23.900 | 10.600 | 860.328 | 68.023 |
| 2022 | 20.343 | 5.227 | 739.200 | 54.000 |
| 2019 | 18.839 | 3.373 | 831.469 | 53.000 |
| 2018 | 19.723 | 3.852 | 831.649 | 55.841 |
| 2017 | 19.619 | 3.708 | 836.790 | 59.331 |
| 2016 | 18.801 | -11.790 | 859.533 | 39.366 |
| 2015 | 22.405 | 1.694 | 860.433 | 50.087 |
| 2014 | 22.513 | 2.008 | 844.217 | 49.390 |
| 2013 | 23.973 | -13.965 | 845.838 | 46.841 |
| 2012 | 25.049 | 865 | 926.827 | 62.784 |
| 2011 | 25.200 | -9.206 | 926.769 | 51.479 |
| 2010 | 26.347 | 1.323 | 929.488 | 64.224 |
| 2009 | 27.572 | 1.702 | 928.760 | 59.689 |
| 2008 | 26.866 | 4.012 | 1.045.612 | 54.999 |
| 2007 | 29.502 | 6.506 | 1.021.836 | 57.690 |
| 2006 | 23.464 | 5.448 | 823.284 | 38.468 |
| 2005 | 20.850 | 3.378 | 787.284 | 35.199 |
UniCredit è una società ad azionariato diffuso con un capitale flottante pari al 100% delle azioni, e non vi sono azionisti di controllo.
Alla data del 25 febbraio 2024 risultano 2 azionisti con una percentuale di proprietà superiore al 3%:
Il capitale è così ripartito per tipologia di investitore:
| % | |
|---|---|
| Investitori istituzionali | 73% |
| Investitori retail | 12% |
| Fondi sovrani | 6% |
| Fondazioni | 4% |
| Altri | 5% |
Il 38% del capitale fa riferimento a investitori provenienti dagli Stati Uniti e un ulteriore 26% fa riferimento a investitori del Regno Unito.
Organizzazioni non governative come Greenpeace e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale hanno criticato UniCredit per la sua intenzione di partecipare a ben due consorzi (uno direttamente e uno tramite HypoVereinsbank AG) che partecipano alla gara d'appalto per la realizzazione del progetto di centrale nucleare di Belene, sito soggetto a forte rischio sismico, nel nord della Bulgaria. UniCredit ha successivamente ritirato la partecipazione alla gara per finanziare il progetto.
UniCredit fu coinvolta in un'inchiesta della trasmissione Report nella quale si denunciò che la banca aveva fatto sottoscrivere ad aziende private ed enti pubblici dei contratti, detti derivati, contenenti costi impliciti che i clienti inesperti non sono in grado di calcolare; l'ex ministro delle finanze Domenico Siniscalco affermò di avere egli stesso avuto difficoltà a leggere e a capire i prospetti informativi di tali derivati. Secondo la trasmissione, la Consob ha multato UniCredit Banca d'Impresa per mezzo milione (provvedimento impugnato).
Inoltre, come pubblicato sui siti di Camera e Senato nella “Relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento”, UniCredit si confermava nel 2013 al 3º posto come maggior finanziatore di esportazioni di sistemi militari.
Dal 2021 il Presidente del consiglio di amministrazione è Pier Carlo Padoan, mentre il vicepresidente è Elena Carletti. Ci sono 15 consiglieri.
Il capitale sociale sottoscritto e versato della società al 25 febbraio 2024 è pari a € 21.367.680.521,48 suddiviso in n. 1.784.663.080 azioni.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 152818686 · ISNI (EN) 0000 0001 1017 8265 · LCCN (EN) no2007030082 · GND (DE) 10137614-5 · BNF (FR) cb167701060 (data) · J9U (EN, HE) 987007350010505171 |
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