Vitingo (in prussiano *vītingīs, in tedesco Witinge, in lituano vitingas, in polacco *wiciędz, in latino witingus) era il termine con cui nello Stato monastico dei Cavalieri Teutonici si indicava un esponente della nobiltà dei Pruzzi che accettava di convertirsi al cristianesimo e di mettersi al servizio dell'Ordine teutonico. Nella storiografia tedesca i vitinghi sono talvolta indicati anche come Ordensdiener ("servitori dell'Ordine").
Si ritiene che la forma tedesca Witinge (attestata anche come Witing o Witting), dalla quale derivano poi quelle in tutte le altre lingue, fosse l'adattamento di un termine nativo prussiano, ricostruito come *vītingīs, che era probabilmente il termine con cui i Pruzzi definivano i membri della propria classe nobiliare e militare.
L'esatta origine del termine *vītingīs è ancora oggetto di dibattito tra gli accademici. Alcuni ritengono possa avere, tramite la comune discendenza balto-slava, lo stesso etimo del vocabolo protoslavo *vitędzь "guerriero, cavaliere, eroe", a sua volta di origine incerta (forse derivante dal protoslavo *vitь "vittoria, trofeo", forse un prestito dal norreno víkingr). Secondo altri non sarebbe invece un termine di origine baltica, ma piuttosto un prestito entrato nella lingua prussiana o dal protoslavo *vitędzь o direttamente dal norreno víkingr, acquisito durante l'intenso periodo di interazioni tra la Scandinavia e il Baltico orientale tra il IX e l'XI secolo.
Tra il XIII e il XV secolo i vitinghi costituirono un'ampia porzione della piccola nobiltà terriera dello Stato teutonico e sovente ricevevano dall'Ordine uno o più feudi da amministrare e da cui percepire rendite. A seconda della loro importanza e della dimensione dei loro feudi, i vitinghi si dividevano in maggiori (con un guidrigildo di 60 marchi e piena giurisdizione sugli abitanti dei propri feudi) e minori (con un guidrigildo di 30 marchi e giurisdizione limitata). Ogni vitingo aveva facoltà di amministrare le proprie terre secondo il diritto consuetudinario prussiano, tuttavia i più grandi tra i vitinghi maggiori erano soliti seguire il diritto di Chełmno. Il dovere principale di un vitingo verso l'Ordine era quello di fornire supporto militare all'esercito teutonico, capitanando una o più unità di truppe ausiliarie formate da nativi pruzzi chiamate "stendardi". Altro dovere di un vitingo era quello di occuparsi della costruzione e riparazione dei castelli e delle altre fortificazioni e infrastrutture appartenenti ai Cavalieri teutonici.
Molti tra i vitinghi morirono sul campo di battaglia durante le lunghe guerre tra lo Stato teutonico e il Granducato di Lituania. I restanti furono lentamente germanizzati, spesso venendo accolti a pieno titolo come membri dell'Ordine teutonico, ed entro il XVI secolo finirono per fondersi completamente con la piccola nobiltà tedesca. Diversi cognomi un tempo tipici della provincia della Prussia Orientale, come Perbandt, appartengono a famiglie di origine vitinga.
Non tutti rimasero però in Prussia sotto l'egida dell'Ordine. Nel 1249 alcune famiglie vitinghe si trasferirono nella vicina Masovia, mettendosi al servizio del duca Siemowit I. Sembra che anche in Polonia la loro identità etnica si conservò a lungo; nel 1345 infatti i duchi Siemowit III e Casimiro I rinnovarono a un certo Vindyko (nome proprio molto diffuso tra i Pruzzi) e ai suoi figli delle concessioni fatte ai loro antenati, e tanti altri cavalieri dai nomi tipicamente prussiani sono menzionati fino al XV secolo. In seguito anche questi vitinghi furono polonizzati e assorbiti dalla popolazione slava masoviana. Ancora oggi si riscontrano in Masovia numerosi cognomi di origine vitinga, quali Waga, Napora, Wilczekosy e Slubica.
I primi personaggi classificabili come vitinghi, seppur ante litteram poiché precedenti all'arrivo dei teutonici, sono Surwabuno e Warpoda, signori rispettivamente della Lubavia e della Lanzania, i quali si convertirono al cristianesimo a seguito dell'opera missionaria di Cristiano di Prussia e in occasione del loro battesimo nel 1216 donarono le proprie terre alla Chiesa cattolica, facendosi vassalli del papa e offrendosi di fornire supporto per ulteriori conquiste cristiane.
Molti tra i maggiori condottieri pruzzi che combatterono contro l'espansione teutonica furono, a un certo punto della loro vita, vitinghi alle dipendenze dell'Ordine: Mata (o Matto), figlio di Pipino dei Pomesani (primo grande oppositore dei teutonici che fu giustiziato da questi ultimi nel 1231), divenne un fedele alleato dell'Ordine e i suoi figli e nipoti sono menzionati come vassalli fino alla metà del XIV secolo; i principali capi della grande rivolta prussiana (come Auctume, Linko, Diwanus, Glande, Glappo e soprattutto Herkus Monte) iniziarono la loro carriera come vitinghi, e vitingo fu anche Samilis che li sconfisse nella battaglia di Christburg del 1271, rompendo l'assedio del castello di Christburg e salvandone la guarnigione teutonica dalla morte per fame; nel 1283, dopo quasi vent'anni di resistenza, i capi jatvingi Gedetas, Kantigirdas e Skomantas si arresero ai Cavalieri teutonici, si fecero battezzare e accettarono di divenire vassalli dell'Ordine, e l'anno successivo Skomantas avrebbe guidato le forze teutoniche durante l'attacco alla città di Hrodna.