L'araldica (pronunciata [aˈraldika], chiamata a volte "arte del blasone", raramente "aspilogia") è una disciplina storico-artistica che si specializza nello studio degli stemmi, esaminandone la storia, stabilendo le regole e gli elementi fondamentali per la loro composizione, come la blasonatura, gli smalti e gli altri componenti grafici.
Coloro che studiano l'araldica sono chiamati araldisti; invece, coloro che disciplinano l'araldica, occupandosi anche della concessione degli stemmi, sono chiamati araldi o, più propriamente, ufficiali araldici. In alcune nazioni, ad esempio la Scozia con la corte del Lord Lyon, re d'arme, gli araldi svolgono un ruolo ufficiale.
La disciplina ricopre un ruolo significativo nella storia, essendo considerata una scienza ausiliaria di quest'ultima. Attraverso lo studio dei blasoni, l'araldica offre strumenti utili per l'analisi delle genealogie nobiliari e dinastiche, nonché per la ricostruzione delle linee di discendenza e delle relazioni di parentela.
Originariamente concepita in Occidente per rispondere a necessità pratiche nei tornei e campi di battaglia medievali, dove l'armatura rendeva i guerrieri irriconoscibili, la disciplina si è evoluta nel tempo, passando da un contesto feudale e cavalleresco a uno molto più vasto e universale: l'araldica è applicata pressoché in tutto il mondo e in ogni ambito, ad esempio l'araldica civica per gli stemmi di enti amministrativi, l'araldica nobiliare o gentilizia per la nobiltà individuale o familiare, l'araldica ecclesiastica per tutti quegli enti o individui legati alla chiesa, e l'araldica militare per le entità belliche, i reparti e le accademie militari. Anche alcune corporazioni hanno stemmi concessi, come la BBC, le compagnie di livrea di Londra e, storicamente, le arti di Firenze.
Nel corso dei secoli, l'araldica si è intrecciata con altre discipline come la genealogia e l'architettura, ed è strettamente connessa alla vessillologia, l'arte di studiare le bandiere.
La parola italiana araldica è attestata sin dal 1697 e deriva, tramite l'aggettivo araldico, da araldo, termine che ha origine dal francese héraut, il quale a sua volta, tramite la forma antica hyraut, deriva dal francone antico hariward o dall'olandese antico *heriwald, forma inflessa del sostantivo *hariwald, termine composto dal sostantivo *hari ("esercito") e da *wald ("regnante, colui che regna"). In entrambe le lingue il termine significa "capo dell'esercito". Tuttavia, la parola araldo potrebbe derivare anche dal nordico herold, parola che si è poi tramutata nel latino medievale heraldus, per poi trasformarsi ulteriormente nel francese antico héraut, heraut o herault.
In origine, il termine "araldica" aveva un senso più ampio: definiva proprio l'attività dell'araldo, cioè la proclamazione e la conduzione dei tornei, il trasporto di messaggi tra principi ed eserciti e la direzione delle cerimonie. Per svolgere queste funzioni, l'araldo doveva essere in grado di riconoscere gli uomini dai dispositivi sui loro scudi e stendardi.
Il termine blasonatura (la descrizione araldica di uno stemma) deriva da "blasone", che proviene dal francese blason o dal tedesco blazen, che significa letteralmente "suonare il corno", infatti il suono di tale strumento era adoperato prima degli esami araldici e delle concessioni dei titoli nobiliari.
Nel XVI secolo venne inventato il termine aspilogia per definire lo studio delle armi, coniato da Sir Henry Spelman nel suo omonimo trattato. Il vocabolo deriva dal greco aspis, cioè scudo, e da logos, trattato. Nel 1950, nel suo A Catalogue of Medieval Arms, il re d'armi della Giarrettiera, Anthony Wagner, sostenne che una forma più etimologicamente corretta fosse aspidologia ma mantenne, per rispetto alla tradizione, il neologismo di Spelman.

Si definisce araldica incipiente o proto-araldica l'insieme eterogeneo di simboli e sistemi di identificazione visiva, individuali o collettivi; esempi di questo tipo sono i mon giapponesi (nello specifico, il Giappone per certi aspetti aveva una società con un sistema feudale simile a quello europeo), i simboli delle dodici tribù d'Israele e i disegni utilizzati dai principi Rajput in India. Altri tipi di proto-araldica possono essere i disegni sui vasi etruschi e nell'antica Grecia, ad esempio nell'olpe Chigi, una ceramica greca policroma, nella quale sono presenti dei guerrieri in formazione di falange con scudi decorati da simboli che sembrano identificare i combattenti, anticipando la funzione pratica dell'araldica medievale.
Nel documento Notitia dignitatum, redatto tra la fine del IV secolo e l'inizio del regno dell'Imperatore romano d'Occidente Valentiniano III (425-455), non solo le legioni hanno simboli e colori distintivi, ma anche ogni reparto. Questo tipo di araldica è diverso da quello odierno, poiché le complesse convenzioni proprie dell'araldica, in origine, non erano state codificate e probabilmente costituivano tradizioni iconografiche legate al luogo.
È molto probabile che l'araldica, in senso stretto, non fosse ancora in uso nel 1066, durante la battaglia di Hastings. A conferma di ciò, si può citare l'arazzo di Bayeux: gli scudi degli anglosassoni erano privi di decorazioni, mentre i normanni utilizzavano simboli ornamentali casuali e non ereditari. Inoltre, è significativo che Guglielmo il Conquistatore sollevò il suo elmo per farsi riconoscere, un gesto che sarebbe stato superfluo se avesse posseduto uno stemma identificativo.

L'araldica trova le sue radici nel contesto militare e molti studiosi ritengono che abbia avuto origine durante i tornei cavallereschi del Medioevo. In queste competizioni, i cavalieri, completamente coperti dalle loro armature, inclusi i volti nascosti dagli elmi, risultavano difficilmente riconoscibili agli spettatori. Per superare questa difficoltà e distinguersi l'un l'altro, adottarono l'uso di emblemi unici e distintivi sui loro scudi. Questi simboli non solo facilitavano l'identificazione dei cavalieri in battaglia, ma divennero anche un modo per rappresentare la loro identità. La forma degli scudi utilizzati in araldica deriva direttamente dalla pratica di dipingere questi emblemi sugli scudi dei combattenti, motivo per cui i contorni araldici mantengono le forme e il nome dello scudo.
La tradizione colloca la fondazione dell'araldica alle crociate, periodo in cui i cavalieri cristiani avrebbero adottato l'usanza islamica di utilizzare colori e disegni simbolici per distinguere i combattenti. Questa pratica, applicata sugli abiti, sulle bardature dei cavalli, sugli scudi e sugli stendardi, aveva lo scopo di far riconoscere facilmente alleati e avversari sul campo di battaglia.
La comparsa degli stemmi viene invece ricondotta all'evoluzione dell'equipaggiamento militare nell'Europa occidentale del XII secolo, anziché ai contatti con l'Oriente durante le crociate. I primi blasoni appaiono in varie zone dell'Europa occidentale, tra cui l'Inghilterra, la Francia, la Germania, l'Italia settentrionale e la Svizzera. Per l'appunto Anna Comnena nell'Alessiade, al tempo della prima crociata, descrive gli scudi dei cavalieri franchi «estremamente lisci e scintillanti, con un brillante umbone di ottone fuso». Non vi è alcuna menzione di elementi sulla loro superficie che suggeriscano contrassegni personali o ereditari.

Nel 1128, il re Enrico I d'Inghilterra investì suo genero, Goffredo Plantageneto, di uno scudo blu caricato di leoni d'oro. Questo stesso scudo sarebbe apparso in seguito sulla tomba del nipote di Goffredo, Guglielmo Longespée, conte di Salisbury. Esso aveva così acquisito un significato tale da consentirgli di diventare ereditario. L'investitura di Goffredo Plantageneto è generalmente considerata il primo caso noto di araldica documentata in Europa.
Dalla metà del XII secolo alla fine del XVI secolo l'uso dell'araldica fu presente, oltre che nell'ambito militare-cavalleresco, anche in ambito artistico e nella sfragistica. Con lo sviluppo di un sistema feudale e la progressiva crescita di grandi casate nobiliari, i magnati furono indotti a esporre stendardi e bandiere recanti i propri emblemi per l'identificazione, mentre sul campo di battaglia i seguaci dei signori dovevano essere in grado di riconoscere il proprio signore. In un'epoca di diffuso analfabetismo, i magnati avevano la necessità di autenticare i propri ordini con un sigillo chiaramente riconoscibile. Oltre ciò, gli stemmi iniziarono ad essere usati, oltre che dai magnati non combattenti, anche dalle donne e dal clero, in particolare papa Innocenzo III (1198-1216) fu il primo pontefice ad utilizzare uno stemma.
Nel corso del XIII secolo l'uso dello stemma si espanse anche a comunità, ad esempio sestieri, quartieri, corporazioni, compagnie religiose e soprattutto i liberi comuni italiani in maniera relativamente precoce, adottando stemmi che seguivano le convenzioni grafiche e cromatiche dell'araldica cavalleresca.
Dalla metà del XIV secolo iniziarono a essere istituite autorità araldiche, poiché si riteneva necessario regolamentare il principio secondo cui solo un individuo o una famiglia (quindi l'armigero) potesse utilizzare un particolare disegno araldico. I primi accenni di un diritto araldico si possono trovare nel De Insigniis et Armis, opera di Bartolo da Sassoferrato del 1350, professore all'Università di Perugia. La necessità di avere una giurisprudenza araldica nasceva anche dalle controversie legate all'uso dello stesso stemma da più individui, ad esempio nella disputa legale Scrope contro Grosvenor (1385-1390), nella quale due uomini inglesi contestavano l'uso dello stesso stemma, blasonato d'azzurro, alla banda d'oro. La diffusione di stemmi e l'elevato numero di controversie relative a uomini che portavano lo stesso stemma indusse Enrico V a emanare una severa disposizione contro l'assunzione non autorizzata di armi. Nel 1419 fu stabilito che i combattenti privi di uno stemma durante la battaglia di Azincourt non potessero adottarne uno se non ereditato o concesso dalla corona.
Nel 1484, sotto il regno di Riccardo III, venne istituito il College of Arms, che riuniva gli ufficiali araldici in un collegio. Attualmente conta tre re d'armi (in inglese King of Arms), sei araldi (in inglese Heralds) e quattro persevanti (in inglese Pursuivants), tutti sotto la supervisione del Conte Maresciallo (in inglese Earl Marshal). A partire dal regno di Enrico VIII, i Re d'Armi furono incaricati di effettuare visite, durante le quali viaggiavano per il paese, registrando gli stemmi portati sotto l'autorità competente e richiedendo a chi li portava senza autorizzazione di ottenerla o di cessarne l'uso. Gli stemmi portati in modo improprio dovevano essere rimossi e distrutti. La prima di queste visite ebbe inizio nel 1530, mentre l'ultima fu effettuata nel 1700, sebbene non fossero state presentate nuove richieste di visita dopo l'ascesa al trono di Guglielmo III nel 1689. La corte del Lord Lyon in Scozia, fondata verso la fine del Medioevo, ha la facoltà di comminare multe o perfino l'incarcerazione per l'abuso di uno stemma.
Con l'avvento del Rinascimento l'araldica subì cambiamenti nelle forme e nel linguaggio visivo: nacquero gli scudi sagomati e gli scudi a cartoccio, con forme intagliate, arricciature e volute ornamentali a gusto dell'artista. Questo tipo di scudo venne usato particolarmente nei monumenti, nelle sculture e nei disegni decorativi, trovando impiego anche nel periodo Barocco, tra il XVII e il XVIII secolo.
Durante la rivoluzione francese, l'araldica fu oggetto di significative aggressioni: gli stemmi, ritenuti simboli di aristocrazia, tirannide e privilegio, furono distrutti o scalpellati in modo sistematico su palazzi, chiese e monumenti pubblici, spesso coperti con stucco su cui venivano tracciati simboli rivoluzionari, come fasci e berretti della libertà. Questa avversione all'araldica si concluse nel 1808 con Napoleone, che introdusse un nuovo sistema araldico molto più geometrico e rigoroso. Nonostante ciò, questo stile non sopravvisse al suo ideatore.
Una simile avversione all'araldica classica si manifestò nei neonati Stati Uniti. Sebbene sia George Washington che Benjamin Franklin possedessero stemmi e li utilizzassero attivamente, il loro impiego fu considerato antidemocratico ed elitario. Di conseguenza, si optò per l'uso di stemmi molto diversi da quelli della tradizione araldica, noti come seals, ovvero sigilli.
Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo la rappresentazione naturalistica dei paesaggi fu ampiamente impiegata negli aumenti araldici, nei quali venivano raffigurate fortezze, navi o scene di battaglia. Inoltre, ci fu una rappresentazione dell'acqua in modo molto più naturale, laddove prima era simboleggiata da un semplice "fasciato ondato d'argento e d'azzurro", come, ad esempio, nello stemma di Oxford. Si trovano anche campi con un motivo di mattoni, i quali sono blasonati come murato o muragliato.

Tra le due guerre mondiali l'araldica si allontanò dal suo aspetto tradizionale. Nell'Unione Sovietica nacque un particolare stile, definito araldica socialista, composto perlopiù da simboli politici, falci e martelli, stelle rosse, paesaggi e fasci di spighe di grano a rappresentare il popolo operaio e contadino. Tale stile differiva radicalmente dall'araldica tradizionale, ritenuta troppo rappresentativa dell'aristocrazia, tanto che, in quello stesso periodo, nell'Unione Sovietica furono proibiti anche i titoli nobiliari.
Ad oggi l'araldica rimane presente perlopiù nell'ambito civico ed ecclesiastico, nonostante in alcuni Stati monarchici siano ancora in vigore delle regole ed organi araldici. La disciplina si è intrecciata con il disegno moderno; in particolare, è alla base di numerosi loghi, dalle case automobilistiche alle società sportive. Ad esempio, il logo storico della casa automobilistica francese Peugeot è un leone rampante, ripreso dall'emblema della Franca Contea, raffigurato da un leone rampante d'oro in campo d'azzurro bigliettato d'oro. Il logo dell'Alfa Romeo richiama i simboli di Milano: la croce di rosso su campo d'argento e il biscione visconteo, fenomeno riscontrato anche nelle squadre di calcio della città. Anche altre case automobilistiche fanno riferimento all'araldica del luogo di provenienza come ad esempio la Saab per la Scania, la BMW per la Baviera e la Porsche per Stoccarda e Württemberg.

La blasonatura è la descrizione araldica precisa dello stemma, a partire dallo scudo, con i suoi termini specifici e spesso aulici. È detta meno comunemente «blasonamento» o si usa il termine «blasone». Nell'araldica italiana, inglese e francese, la blasonatura parte descrivendo prima di tutto lo smalto del campo, quindi un «[Campo] d'argento», per esempio, successivamente vengono descritte le eventuali pezze onorevoli e poi le figure, entrambe con i rispettivi attributi, se presenti. La blasonatura è importante per descrivere lo stemma senza averne un disegno davanti. Grazie ad essa, il disegno araldico può subire cambiamenti sostanziali. Uno stemma, per esempio, può essere "araldicamente" uguale nonostante i leoni siano disegnati in modi radicalmente differenti o gli smalti siano resi con tonalità più o meno accese; l'elemento fondamentale per leggere lo stemma è che chi lo guarda capisca le figure blasonate.
Ad esempio, uno stemma blasonato "partito di rosso e d'argento, al leone d'oro attraversante" può essere disegnato nei seguenti stili:
La possibilità di riconoscere il sempre crescente numero di segni distintivi individuali – i già citati stemmi – non poteva basarsi sulla disponibilità di costosi e voluminosi stemmari, ma si fondava sulla composizione e sulla divulgazione di descrizioni costituite dal numero minimo possibile di parole, pur mantenendo l'univocità di individuazione. I vari araldi si scambiavano, quindi, le descrizioni – la «blasonatura» – ricorrendo tutti a uno stesso insieme di regole capaci di fornire loro un linguaggio comune. Questo è anche il motivo per cui quella parte dell'araldica che si occupa della descrizione degli stemmi è spesso definita come l'arte del blasone.
La creazione dei blasoni, benché lasciata all'iniziativa dei loro futuri possessori, fin dall'inizio si dotò di regole più o meno stringenti, con lo scopo di rendere efficace l'identificazione: lettura resa facile dall'impiego di colori netti che spiccano gli uni sugli altri, di motivi di grande dimensione dai contorni semplificati e facilmente riconoscibili, e soprattutto dall'unicità degli stemmi (spesso non rispettata, per ignoranza più che per volontà di plagio).

Questo desiderio di identità si esprime anche nell'utilizzo di simboli, nei ricordi di fatti notevoli o nella traduzione di tratti caratteristici legati al possessore (armi alludenti), o anche nella rappresentazione del patronimico, senza esitare davanti all'approssimazione, perfino al gioco di parole (armi parlanti).
Ma il blasone non è statico e può evolvere in funzione:
È la parte fondamentale, su cui si formano poi gli ornamenti esteriori che compongono la totalità dello stemma. Può avere diverse forme e, salvo specifiche eccezioni, la scelta della forma è generalmente libera. Per le dame e le damigelle solitamente si usano dei particolari scudi a losanga.
Il campo dello scudo è suddiviso in più parti. È importante notare che la sinistra e la destra araldiche sono quelle di chi porta lo scudo, non di chi lo osserva. Esso è suddiviso come segue:
Il punto A viene chiamato punto o posto d'onore, mentre il punto Ω viene chiamato ombelico.
Sono tutti i colori araldici e costituiscono una tavolozza alquanto ristretta, con una terminologia specifica. Si dividono in metalli, colori e pellicce. Il loro uso segue solitamente la regola del contrasto dei colori; ad esempio, un carico in metallo (come un leone o una banda d'oro) non dovrebbe essere su un campo di un altro metallo, come l'argento; lo stesso vale per i colori. Gli stemmi che non seguono volontariamente la regola sono detti armi d'inchiesta; ad esempio, lo stemma del Regno di Gerusalemme è uno scudo d'argento con una croce di Gerusalemme d'oro. Solitamente la rigidità della regola varia da tradizione a tradizione, e alcuni colori (come possono essere il rosso e l'azzurro, grazie alla loro leggibilità reciproca) vengono tollerati.
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Oltre agli smalti più usati, sono presenti anche i cosiddetti stain, smalti non tradizionali, usati raramente e in tradizioni araldiche specifiche. Alcuni autori indicano l'uso di tali smalti come un marchio d'infamia; tuttavia, tale teoria è dibattuta: difficilmente qualcuno porterebbe il proprio stemma, in cui viene comunicato che egli è un alcolista, un adultero o un traditore. L'unico caso al quale Fox-Davies riconosce un fondamento nell'uso è il capovolgimento dello stemma durante la cerimonia di degradazione, pratica comunque temporanea. Un colore particolare usato molto nell'araldica civica italiana è il campo di cielo, che può essere disegnato come un semplice colore azzurrino o un vero e proprio cielo al naturale.
Un tipo di smalto particolare è quello delle pellicce, che non corrispondono né ai colori né ai metalli. Le due principali sono l'armellino, che sarebbe una stilizzazione della coda dell'ermellino, e il vaio, che sarebbe una stilizzazione della pelliccia di scoiattolo. Un seminato è invece un campo o una figura cosparsi di elementi ripetuti senza un numero determinato. Un celebre esempio è lo stemma antico di Francia, cioè d'azzurro seminato di gigli d'oro.
Solitamente gli scudi possono venire anche ornati con delle screziature decorative che ingentilivano l'aspetto dello stemma in generale, e venivano blasonati come rabescato o diaprato.
Nei disegni monocromatici esistono tecniche per rappresentare gli scudi senza ricorrere ai colori. Quella più usata è il tratteggio, detta anche rappresentazione monocromatica. Consiste nell'usare motivi composti da linee o punti sulle figure e sulle pezze. In passato ogni nazione o araldista aveva un proprio motivo di tratteggio, tuttavia a partire dal XVII secolo si è consolidato l'uso del cosiddetto metodo Petra Sancta, da padre Silvestro da Pietrasanta con la pubblicazione del suo trattato Tesserae gentilitiae.
Tuttavia, nell'ambito ufficiale il tratteggio è raramente usato: il College of Arms inglese non ha mai usato il metodo del tratteggio, ma ha usato il cosiddetto tricking, cioè disegnare solo il contorno delle figure e poi indicare il colore con le iniziali del rispettivo colore, ad esempio ar. per Argent. Questa tecnica era già usata dagli araldisti italiani e tedeschi prima del tratteggio stesso. Prima dell'invenzione del tratteggio alcuni autori utilizzavano anche le prime sette lettere dell'alfabeto o i numeri dall'uno al sette. Anche i nomi dei pianeti del sistema solare furono occasionalmente utilizzati nella trattatistica araldica; in Inghilterra tale uso ebbe scarso o nessun riconoscimento ufficiale.
Le partizioni sono divisioni del campo dello scudo con linee rette (o variamente sagomate). Le quattro partizioni fondamentali sono il partito per una divisione verticale, il troncato per una divisione orizzontale, il trinciato per una divisione diagonale dall'alto a destra al basso a sinistra e il tagliato per una divisione dall'alto a sinistra al basso a destra. Le partizioni più complesse sono l'inquartato, cioè la divisione dello scudo in quattro campi, detti cantoni, l'inquartato in decusse, uguale però in diagonale, e il gheronato. L'inquartato è usato spesso per armi composte per includere più stemmi in uno solo, un esempio di ciò è lo stemma reale del Regno Unito, che incorpora gli stemmi di Scozia, Inghilterra e Irlanda.
Le divisioni che nascono da pezze onorevoli, che quindi creano tre campi differenti dello scudo, si dicono interzati. Per una divisione verticale si dice interzato in palo; per una orizzontale, invece, interzato in fascia; per quelle diagonali, interzato in sbarra e banda.
Sono dette anche mobili. Sono tutti quei corpi naturali, artificiali o enigmatici che possono caricare uno scudo. Possono variare per attributi; ad esempio, un leone può avere la lingua di un altro colore o la testa rivoltata. Gli attributi si dividono in:
Alcuni attributi, come l'immaschito, il nato morto e il rivoltato, sono solitamente considerati marchi negativi, detti d'infamia. Tutte le eventuali modifiche ai mobili vengono definite in blasonatura dopo il colore della figura stessa.
Si dividono principalmente in figure naturali, artificiali e chimeriche. Le prime sono tutte quelle figure che si trovano in natura e nel cielo, quindi gli animali, i minerali e gli astri; le seconde sono tutte quelle figure nate dall'arte o dall'artigianato dell'uomo, solitamente di origine feudale, di mestiere o religiosa. Le ultime sono tutte figure fantastiche, frutto dell'immaginazione dell'uomo: draghi, grifi, liocorni e chimere. Le figure più comuni sono il leone e l'aquila per gli animali, il giglio per le piante, il mare, i terrazzi e i monti per gli elementi naturali, la stella, la luna e il sole per gli astri.

Sono tutte le figure poste come decorazioni al di fuori dello scudo. Ordinariamente servono come contrassegni di dignità, cioè elementi alludenti all'incarico, solitamente di prestigio, ricoperto dall'armigero. Sia negli stemmi degli ecclesiastici che negli stemmi dei laici figurano ornamenti esteriori a tale uso, ad esempio nel caso degli ecclesiastici il tipo di cappello era usato per indicare il grado dell'armigero nella scala gerarchica della Chiesa.
Gli ornamenti esteriori più comuni sono i mantelli, le timbrature (cioè corone, elmi, lambrecchini, cercini, gridi di guerra) e i supporti, che si dividono in sostegni e tenenti, la cui differenza principale è che i primi sono animali e oggetti inanimati, mentre i secondi sono umani. Nell'araldica civica gli ornamenti esteriori sono molto usati; ad esempio, in Italia, gli stemmi dei comuni sono sormontati da corone murarie (cioè la corona non tocca lo scudo) e accompagnati da due rami, uno di alloro e uno di quercia, decussati e uniti da un fiocco tricolore. In Spagna, i comuni hanno corone murarie diverse a seconda del grado dell'ente.
Nonostante gli ornamenti esteriori abbiano un ruolo importante nella rappresentazione dello stemma, la parte fondamentale per l'identificazione, lo scopo primo dell'araldica stessa, è lo scudo.

È considerata araldica nobiliare o gentilizia quella che si concentra perlopiù sugli stemmi delle famiglie nobiliari o more nobilium e dei rispettivi armigeri, i quali possono essere sia nobili sia borghesi; tuttavia, questi ultimi, in alcune tradizioni, sono soggetti a specifiche prescrizioni. Nel Regno d'Italia, ad esempio, per le famiglie di cittadinanza era previsto un elmo d'acciaio brunito, senza collana, con la visiera chiusa e collocato di pieno profilo a destra.
Uno stemma nobiliare può essere assunto arbitrariamente o concesso da un'autorità araldica. Inoltre, nell'araldica nobiliare sono presenti peculiarità, come l'eredità di uno stemma: affinché i vari figli, quindi primogeniti, cadetti e bastardi, possano distinguersi tra loro. Questo fenomeno si chiama brisura o, anticamente, spezzatura, e ogni tradizione araldica ha un sistema diverso. Un esempio di brisura è visibile nello stemma del Duca d'Aosta, il secondogenito del Re d'Italia, nel quale allo stemma di Savoia (di rosso, alla croce d'argento) è aggiunta una bordura composta d'azzurro e d'oro. In alcune tradizioni, tra cui quelle inglese e tedesca, si blasonano anche gli ornamenti esterni: in Germania il timbro dello stemma cambia la timbratura dello scudo, mentre in Inghilterra vengono brisati anche i supporti.
Nell'araldica gentilizia si incontrano anche le cosiddette armi composte, cioè l'unione tramite partizioni (solitamente il partito o l'inquartato, eventualmente con uno scudetto in cuore) di due o più stemmi nobiliari in caso di matrimonio.
L'araldica civica (chiamata anche araldica pubblica) è la branca che si occupa degli stemmi degli enti amministrativi, quali comuni, province, regioni e Stati. I comuni iniziarono ad adottare stemmi che rappresentavano l'onore e l'autorità del comune nel corso del Medioevo, quando l'uso degli stemmi si estese dall'ambito cavalleresco a quello rappresentativo e decorativo. Gli elementi più frequenti nell'araldica civica sono la corona muraria (anche se in molti comuni che in passato avevano ricevuto titoli nobili è presente la rispettiva corona, ad esempio quella marchionale) e figure come castelli, monti e così via. Alcuni comuni adottano stemmi simili o con pezze onorevoli del comune signore, come avviene per alcuni comuni liguri con il capo di Genova o per alcuni comuni francesi con il capo di Francia.
In Italia gli stemmi sono concessi dal Presidente della Repubblica tramite Decreto e sono disciplinati dal DPCM del 28 gennaio 2011. Gli stemmi civici italiani ordinari sono composti da uno scudo sannitico, accompagnato in basso da due rami, uno d'alloro e l'altro di quercia, legati in decusse da un nastro con il tricolore nazionale; in alto è timbrato da una corona muraria. In Spagna sono le comunità autonome a concedere gli stemmi ai comuni, in Francia la decisione è lasciata ai Consigli comunali, mentre nei Paesi Bassi e nel Regno Unito (specialmente con il College of Arms e la corte del Lord Lyon per la Scozia) è direttamente il sovrano a concederlo.
L'araldica cavalleresca fu presto adottata anche dalla Chiesa: gli enti ecclesiastici possedevano già segni distintivi in epoca pre-araldica e, con il sorgere dell'araldica nel XII secolo, questi assunsero colori e forme propri della nuova simbologia. In un primo periodo gli stemmi ecclesiastici erano timbrati dalla mitra; con il tempo si consolidò invece l'uso del cappello prelatizio, con cordoni e nappe. Il colore e il numero di nappe dipendono dal grado nella gerarchia ecclesiastica. Per esempio, i cardinali hanno il cappello rosso con quindici nappe dello stesso colore per lato, mentre i patriarchi, gli arcivescovi e i vescovi ne hanno uno verde rispettivamente con quindici, dieci e sei nappe per lato. Negli stemmi dei presbiteri, invece, compare in genere un cappello nero con un numero variabile di nappe a seconda del ruolo. Il papa storicamente ha usato uno stemma con la tiara e le due chiavi, una d'argento e l'altra d'oro, decussate. Da Papa Benedetto XVI l'uso della tiara è decaduto e il pontefice ha preferito adottare la mitra, elemento che è stato poi adottato anche dai suoi successori. Francesco ha voluto aggiungere al proprio stemma il motto, che è stato mantenuto anche dal suo successore Leone XIV.
L'araldica ecclesiastica si sviluppa perlopiù nella Chiesa cattolica; tuttavia anche nella Chiesa anglicana c'è una certa influenza araldica. Per esempio, il pallio è incluso nello stemma dell'arcidiocesi di Canterbury.

È quella parte dell'araldica che si occupa degli stemmi e degli emblemi araldici di enti e forze armate, tra cui reparti, unità, squadriglie e accademie militari. Nell'araldica militare italiana è utilizzata la corona degli enti militari, che consiste in una corona d'oro turrita di cinque torri visibili, merlate ciascuna di cinque. In Spagna i reggimenti solitamente hanno una corona nobiliare ed eventuali armi decussate (come spade, cannoni e fucili) dietro lo scudo. Un altro elemento ricorrente nell'araldica militare spagnola sono le liste bifide d'oro poste sotto lo scudo, con il nome del rispettivo reggimento, oltre al motto stesso del reggimento, posto in un'ulteriore lista bifida posta sopra la prima. Alcuni stemmi hanno anche liste dello stesso stile per indicare imprese, ad esempio interventi in teatri di guerra.
Negli Stati Uniti l'araldica militare è gestita dallo United States Army Institute of Heraldry; gli stemmi delle unità generalmente sono composti dallo scudo, sormontato da un cercine da cui nasce un cimiero.
In Danimarca l'uso di uno scudo nel senso tradizionale fu probabilmente introdotto durante il regno di Valdemaro I. È molto probabile che il re avesse uno stemma con tre leoni, che sono ancora le armi della Danimarca, nonostante la versione più antica di essi oggi esistente risalga a circa il 1190.
Nel 1938 fu istituito un ufficio noto come Statens Heraldiske Konsulent (in italiano Consulente Araldico Nazionale), responsabile delle questioni araldiche nel paese. Anche le autorità locali hanno il diritto, ma non il dovere, di chiedere il suo consiglio.
In Gran Bretagna sono ancora in vigore funzionari e regolamenti araldici. Gli stemmi non possono essere assunti arbitrariamente; devono essere concessi direttamente dagli ufficiali d'arme. In Inghilterra, il College of Arms, guidato dall'Earl Marshal, gestisce tutte le questioni araldiche, che a sua volta è seguito dai re d'armi, araldi e persevanti. Il re d'arme più importante di tutti è il re d'armi della Giarrettiera. In Scozia è presente la corte del Lord Lyon, nominato direttamente dal Re. Una particolarità dell'araldica inglese è la presenza del titolo di baronetto, inferiore alla paria ma ereditario (a differenza dei cavalieri). I baronetti, tranne quelli della Nuova Scozia, includono nel proprio stemma un piccolo scudo con una mano rossa su campo d'argento, cioè lo stemma dell'Ulster.
In passato, l'Ulster King of Arms aveva l'autorità araldica sull'Irlanda; tuttavia, oggi la Repubblica d'Irlanda ha il proprio araldo capo (in inglese Chief Herald) che gestisce tutte le questioni d'arme.
L'uso degli elmi segue regole rigide basate sul rango: d'oro con sbarre frontalmente per il sovrano e i principi; d'argento o d'acciaio di profilo con cinque sbarre d'oro per i pari; d'acciaio di profilo con visiera aperta per baronetti e cavalieri; d'acciaio da torneo di profilo senza visiera per gentiluomini ed esquire. In Scozia il motto è considerato una componente essenziale dello stemma e viene normalmente posto sopra il cimiero. I capi dei clan possono includere anche il grido di guerra. I membri dei clan privi di uno stemma proprio possono indossare il cimiero del loro capo all'interno di una fibbia a forma di cintura recante il motto del capo. Al contrario della Scozia, in Inghilterra il motto non è essenziale, non ci sono regole rigide sulla sua posizione, anche se solitamente si trova sotto lo scudo.
Un'altra particolarità dell'araldica inglese sono le brisure usate per i figli: solitamente si usano dei lambelli con diverse forme (solitamente ancore, conchiglie e gigli). In Scozia la situazione è diversa: chiunque erediti uno stemma deve registrarlo nuovamente, e il Lord Lyon stabilisce una brisura ufficiale.
Nei Paesi Bassi gli stemmi nobiliari, con circa quattrocento famiglie, sono tutelati dalla legge e registrati presso il Consiglio dei Brevetti di Nobiltà (Hoge Raad van Adel in olandese). Gli stemmi dei cittadini comuni non sono né registrati né protetti. Durante il periodo repubblicano (1581–1795), la legge olandese permetteva a chiunque di assumere uno stemma, il che ha portato a un numero enorme di stemmi di famiglie borghesi. Non esistono regole specifiche sul tipo di elmo abbinato al rango; chiunque può usarlo liberamente. Anche l'uso dei sostegni, un tempo privilegio della nobiltà, è oggi adottato da famiglie borghesi, mentre alcune famiglie nobili non li usano. I motti non sono comuni, se non nelle famiglie nobili (dove di solito sono scritti in francese o in latino); tuttavia, spesso la scelta spetta all'armigero.
In Francia il giglio è un simbolo storicamente associato al paese e ai suoi re sin dall'epoca pre-araldica. Inizialmente i gigli erano disseminati sul campo senza un numero preciso; dalla fine del XIV secolo il numero fisso divenne tre, che sopravvive ancora in modo marcato nell'araldica civica e nei dipartimenti. Prima della Rivoluzione, i re francesi usavano un elmo d'oro con visiera alzata, rosso all'interno e in maestà. I nobili usavano elmi d'argento o d'acciaio con sbarre e griglie d'oro. Il numero di sbarre indicava il rango, da undici per un duca fino a tre per i nobili senza titolo. I sostegni sono comuni negli stemmi della nobiltà francese, ma rari tra i cittadini comuni. Il motto deriva spesso da un grido di guerra ed è solitamente posto sopra lo stemma.
Un importante passo dell'araldica francese è la cosiddetta araldica napoleonica, che creò un sistema araldico fortemente standardizzato e militarizzato, abbandonando i vecchi stemmi di famiglia e adottando l'aquila con il fulmine tra gli artigli. I vecchi gigli furono sostituiti dalle api. I cimieri, gli elmi e i sostegni furono esclusi e sostituiti da un berretto di velluto nero chiamato tocco (in francese toque). Il rango era indicato dal tipo di pelliccia sul bordo, dalla fibbia e dal numero di piume di struzzo bianche (per esempio, sette piume per principi e duchi, cinque per i conti, tre per i baroni).
Nei due paesi mitteleuropei la figura predominante è sicuramente l'aquila: derivata dall'antica Roma, divenne il simbolo del Sacro Romano Impero. Dal XV secolo si stabilizzò la regola secondo cui l'aquila a una testa rappresentava il Re di Germania prima dell'incoronazione, mentre l'aquila bicipite (a due teste) era l'emblema dell'Imperatore incoronato. Nel 1804 l'Austria mantenne l'aquila bicipite, mentre l'Impero Tedesco del 1871 scelse l'aquila a una testa sola (nera su campo giallo con lo scudo di Prussia sul petto). La Repubblica di Weimar e la Germania Ovest mantennero l'aquila in forma moderna, con i colori nero, rosso e oro, simbolo che è utilizzato anche nella Repubblica Federale Tedesca di oggi. L'Austria nel 1919 adottò un'aquila a una testa con falce e martello tra gli artigli, simbolo dei contadini e degli operai, e una corona muraria, simbolo della borghesia.
La forma predefinita per uno stemma nobiliare è uno scudo ed elmo a sbarre con o senza corona, possibilmente con un medaglione al collo, cimiero e lambrecchini. Molti stemmi aristocratici mostrano più elmi sopra lo scudo. Il disegno moderno per un cittadino comune in Germania prevede lo scudo, l'elmo da torneo senza sbarre, con o senza cercine (wreath), cimiero e lambrecchini. I motti non sono consueti. I tedeschi sono molto legati al concetto di "stemma di famiglia" unitario; l'uso di brisure individuali per i diversi membri della famiglia è estraneo alla tradizione araldica tedesca. Al giorno d'oggi c'è un grande interesse per l'araldica civica, che impiega diverse forme di corone murarie.
Per comprendere le numerose influenze estere presenti nell'araldica italiana, è fondamentale tenere a mente che, per gran parte della sua storia, il paese ha rappresentato il palcoscenico di conflitti di potere tra stati stranieri, e che vaste aree sono state governate direttamente dall'estero o da dinastie principesche straniere per periodi estremamente prolungati. Ad esempio, in Francia i conti napoleonici portavano un piccolo cantone blu contenente una figura; in Italia, in corrispondenza della bandiera italiana di nuova creazione, a strisce verticali verde, bianca e rossa, tale cantone era di colore verde, in contrasto con il blu, bianco e rosso del tricolore francese.
Durante il periodo monarchico, venne istituito un organo araldico responsabile dell'intero territorio italiano, noto come Consulta araldica. Quest'ultimo fu soppresso dall'avvento della repubblica, e in seguito fu fondato su base privata il Consiglio Nazionale del Corpo della Nobiltà Italiana, il quale ha come obiettivo la registrazione degli stemmi nobiliari.
Le forme degli scudi più comuni sono il sannitico e il cosiddetto scudo italiano; quest'ultimo ricorda la testa di un cavallo vista di fronte, ed è molto probabile che piccoli scudi come questi venissero posti sulla fronte dei cavalli durante i tornei. Gli scudi delle donne sono spesso ovali. Nell'araldica italiana i sostegni sono rari. Quando compaiono, si trovano solitamente nelle armi dell'alta aristocrazia, ma non esistono regole per il loro utilizzo e si tratta, de facto, di un caso in cui ognuno agisce a propria discrezione. Nell'Italia centrale è frequente l'inclusione di simboli papali, come la tiara e le chiavi decussate.
Sotto la monarchia, la Consulta Araldica registrava non solo gli stemmi della nobiltà, ma anche quelli delle famiglie borghesi "emergenti". Oltre a questi, è presente un gran numero di armi non aristocratiche, specialmente in Italia settentrionale. L'elmo per le armi di un cittadino comune è di color ferro e con visiera abbassata, mostrato di profilo. I cimieri sono rari e non sono usati dai cittadini comuni.
L'araldica civica è definita in modo piuttosto semplice. È molto presente il particolare colore chiamato campo di cielo, e la regola del contrasto dei colori non viene sempre rispettata. In molti comuni sono presenti capi o comunque figure che richiamano i vecchi signori, come il capo di Milano, di Genova, di Savoia e di San Marco. Durante l'epoca fascista tutti i comuni italiani dovevano apporre sopra il loro stemma il cosiddetto capo del littorio, cioè un capo di porpora centrato da un fascio littorio, accompagnato da due rami, rispettivamente di alloro e di quercia, legati da un fiocco con il tricolore nazionale. Dopo il fascismo, molti comuni, spesso per mancanza di fondi, invece di modificare interamente lo stemma (che era spesso una scultura all'ingresso del palazzo comunale), scalpellavano semplicemente via il fascio littorio, lasciando solo il capo di porpora.
Storicamente, l'araldica polacca ha avuto molte differenze rispetto all'araldica tradizionale dell'Occidente europeo. In primo luogo, il sovrano non aveva la facoltà di nobilitare individui a propria discrezione, a meno che non avessero avuto valorosi meriti sul campo di battaglia. Secondariamente, la nobiltà della Polonia era divisa in clan, solo che a differenza della Scozia tutti i membri di tale clan portavano lo stesso stemma, senza alcun tipo di brisura a differenziarne l'aspetto.
Gli stemmi polacchi generalmente contengono antichi simboli runici di probabile origine vichinga o scandinava, il cui significato originario è andato smarrito intorno al XIV secolo. Con la conversione al cristianesimo, a molte icone runiche vennero aggiunti elementi religiosi, come la croce. Infine, tutti i nobili indossavano lo stesso elmo, sormontato da un cimiero di tre piume di struzzo e/o da una corona corrispondente a quella di marchese.

In Spagna una pezza molto usata è la bordura, sulla quale vengono spesso raffigurate figure come castelli, crocette di sant'Andrea, gigli, catene e motti, che vengono applicati direttamente su di essa. Tale pratica, in altre tradizioni araldiche, è solitamente considerata scorretta; tuttavia, è molto comune nella tradizione del paese iberico.
Un'altra figura caratteristica e assai comune sono le due teste di drago o di leone con una banda o sbarra uscente dalle bocche, come si può vedere nello stemma del generale Franco.
I cimieri sono rari e, pertanto, l'elmo viene spesso omesso. In tal caso una corona può poggiare direttamente sullo scudo. I membri non titolati della nobiltà che non hanno una corona di solito conservano l'elmo e, successivamente, usano alcune piume di struzzo come cimiero, di regola dello stesso colore dei lambrecchini. L'inquartato è popolare; è consuetudine includere le armi del nonno paterno e del nonno materno nel primo e nel secondo campo, e quelle della nonna paterna e della nonna materna nel terzo e nel quarto campo.
Con l'esilio di re Alfonso XIII e l'avvento della Seconda Repubblica spagnola, la nobiltà e gli stemmi furono aboliti. Solo dopo la seconda guerra mondiale, nel 1951, il generale Francisco Franco istituì un ufficio sotto il Ministero della Giustizia che doveva registrare e supervisionare l'araldica nel paese.
Gli stemmi civici di Valencia e Barcellona sono posti su uno scudo a losanga, seguendo un'antica tradizione. Al posto della corona di marchese, sullo scudo di Valencia talvolta si utilizza una corona reale.

Poiché gli Stati Uniti furono fondati perlopiù da immigrati inglesi, la cultura araldica si estese anche nel Nuovo Continente. Tuttavia, l'aspetto aristocratico della disciplina venne omesso, rifiutando così la tradizione araldica legata al privilegio nobiliare. La maggior parte degli Stati non usa stemmi ma sigilli; tuttavia, alcuni di essi nel proprio sigillo figurano uno stemma o comunque una creazione con elementi araldici. Esempi di questo sono la Virginia e il Maine. Il Distretto di Columbia e il Maryland nelle proprie bandiere hanno dei veri e propri "stendardi d'arme", cioè riproduzioni di uno stemma su una bandiera, rispettivamente di George Washington e Cecilius Calvert.
Anche alcuni Stati, prima di unirsi, avevano stemmi nazionali, ad esempio la Repubblica del Texas e il Regno delle Hawaii. Anche il territorio non incorporato di Porto Rico ha uno stemma, che presenta influenze della tradizione spagnola, essendo stato originariamente concesso dalla corona spagnola nel 1511.

Alcune autorità araldiche, tra cui il College of Arms, la Corte del Lord Lyon e il Chief Herald, offrono, dietro pagamento di una commissione, concessioni a cittadini statunitensi di origini rispettivamente inglesi, scozzesi e irlandesi. Non essendoci alcuna legislazione in merito all'uso di stemmi, ma solo di sigilli ed emblemi, l'assunzione arbitraria di stemmi è consentita. I presidenti Theodore e Franklin Delano Roosevelt, entrambi di origini neerlandesi, hanno adottato lo stesso stemma storico.
In passato è capitato che alcuni cittadini, in particolare quelli insigniti di ordini cavallereschi, ricevessero uno stemma dall'autorità dello Stato elargente. Un esempio di ciò è il presidente Dwight D. Eisenhower, il quale, dopo essere stato insignito dell'Ordine dell'Elefante danese, ottenne direttamente dall'autorità araldica danese uno stemma d'oro con un'incudine d'azzurro.
La Svizzera è considerata il paese in cui l'araldica è più capillare: quasi ogni parrocchia, famiglia contadina o borghese possiede e usa il proprio stemma, basato su antiche tradizioni democratiche. Nonostante ciò, non esiste un'autorità araldica svizzera. Molti stemmi sono privi di figure e sono semplicemente divisi in due smalti da una linea. Molti altri sono invece parlanti, come l'orso di Berna, l'uro di Uri o la pecora di Sciaffusa.
L'araldica africana si basa su influenze europee, con elementi locali e motivi, questi ultimi aggiunti dopo la decolonizzazione, che solitamente consistono in elementi della flora, della fauna, della cultura e di ideali politici africani. Nel continente africano sono presenti degli organi araldici, ad esempio il Bureau of Heraldry e l'Heraldry Council in Sudafrica dal 1963, e il College of Arms per il Kenya.
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