Norreni

«Sappiamo che vengono ricordati nelle fonti con nomi diversi quali Norreni, Vichinghi, Variaghi e Normanni, tutti appellativi riconducibili a guerrieri temibili e abili marinai originari delle remote regioni scandinave. Questi, infatti, salparono dalla Norvegia, Svezia e Danimarca…»
Stanziamento dei norreni nell'VIII (rosso scuro), IX (rosso), X (arancione) e XI (giallo) secolo. Il verde indica le aree frequentemente colpite da razzie vichinghe

I norrèni o nordici sono un gruppo etnolinguistico di popoli germanici che nel Medioevo abitavano la Scandinavia e parlavano la lingua norrena, lingua del ramo germanico settentrionale da cui discesero le moderne lingue scandinave.

Il termine 'norreni' è spesso assimilato al termine vichinghi, sebbene quest'ultimo termine sarebbe specifico per quel ristretto gruppo di norreni esploratori e guerrieri che a bordo di dreki navigavano per mare e compivano scorrerie.

Il termine norreno era tradizionalmente utilizzato per riferirsi solo alla lingua e letteratura proprie della Norvegia e dell'Islanda del IX-XIV secolo, mentre il suo utilizzo per indicare i popoli nordici è un'estensione recente e diffusa soprattutto in ambito specialistico.

Etimologia e sinonimi

Il termine norreno deriva dal norreno norrœnn, 'settentrionale', aggettivo che significava anche 'norvegese' e che ricorre nell'espressione norrœn tunga, 'la lingua norrena', contrapposta al latino.

Nelle fonti norrene l'aggettivo norrœnn indicava in particolare i Norvegesi, distinti da Danesi e Svedesi (Danskir Sænskir eða Norrænir, «Danesi, Svedesi o Norreni», nella raccolta di leggi islandesi Grágás); l'inglese moderno Norse, spesso usato come traduzione di norrœnn, si applica invece a tutti i popoli germanici della Scandinavia e alle loro colonie. Il francese normand, nome dei Normanni, è un prestito dal norreno norðmaðr (da norðr, 'nord'), «uomo del Nord»; in latino medievale la forma Nortmannus è attestata dalla fine del IX secolo. Il nome è molto noto grazie alla preghiera attribuita, anche se con alcune incertezze, ai monaci dei monasteri depredati dai razziatori vichinghi nei secoli VIII e IX, che recitava: «Dio ci salvi dal furore normanno».

Nella Cronaca anglosassone il carme dell'anno 942, che celebra la conquista dei Cinque Borghi del Danelaw da parte di Edmondo I, ricorda che i Danesi (Dæne) di quelle città erano stati a lungo assoggettati con la forza sotto i Norðmenn, «nelle catene dei pagani». Nell'Europa occidentale normanni era, insieme a «danesi», il nome con cui erano indicati i vichinghi.

Adamo da Brema li chiama Ascomanni, nome che si può spiegare con askr, «frassino», parola usata anche per una piccola nave costruita con quel legno (cfr. l'anglosassone æscmen). In irlandese erano chiamati Lochlannach.[senza fonte] Le fonti irlandesi distinguevano inoltre i finn-gaill («stranieri bianchi»), presumibilmente in prevalenza norvegesi, che secondo gli annali dei monasteri fondarono Dublino nell'841, dai dubh-gaill («stranieri neri»), probabilmente danesi, con i quali si contesero il potere intorno alla metà del IX secolo.

Nell'Europa orientale erano chiamati Rus': il nome compare per la prima volta nell'839 negli Annales Bertiniani, dove un'ambasceria giunta da Costantinopoli comprendeva un gruppo di uomini che dicevano di chiamarsi rhos e che, a un'indagine disposta da Ludovico il Pio, risultarono essere Svedesi. L'origine del nome è discussa: secondo l'ipotesi più probabile deriva da Ruotsi, il nome finnico della Svezia, forse legato a sua volta al nome della regione di Roslagen; il nome passò poi alle terre delle odierne Ucraina, Bielorussia e Russia.

Gli Slavi orientali e i Bizantini li chiamavano anche variaghi (dal norreno væringi), nome che probabilmente significava «coloro che hanno prestato giuramento», da vár, «giuramento di fedeltà». A Costantinopoli si formò una guardia variaga, che costituiva la guardia del corpo degli imperatori bizantini.

Storia

Origini

Mappa della Scandza con l'indicazione di alcune tribù.
Lo stesso argomento in dettaglio: Popoli germanici settentrionali e Scandza.

Le ricerche archeogenetiche condotte tra il 2015 e il 2021 escludono che i norreni costituissero un gruppo etnico compatto (ad esempio potevano avere capelli castani o neri) a causa di influssi genetici provenienti dal sud Europa o dalla steppa eurasiatica (principalmente dalle popolazioni ugrofinniche o uralo-altaiche) Anche se si utilizzassero come unici due elementi distintivi la lingua norrena e l'insieme dei culti religiosi, ossia la mitologia norrena (da essi definito inn forni siðr, letteralmente "il costume antico", in contrapposizione a inn nýi siðr, "il costume nuovo", cioè il cristianesimo), occorre distinguerli nettamente dai Sami, anch'essi abitanti della Scandinavia, già citati a parte nella Storia delle guerre di Procopio di Cesarea.

Due fonti storiografiche importanti sono De origine et situ Germanorum di Tacito che descrive i popoli germanici attorno al I secolo d.C. e, nel periodo proto-norreno, il De origine actibusque Getarum del VI secolo d.C. di Giordane, il quale nomina le varie tribù abitanti la Scandinavia (detta Scandza), chiamata nel complesso "Utero delle nazioni" e descrive i suoi abitanti come superiori ai Germani per statura e per animo e capaci di combattere con la ferocia delle belve.

Il periodo compreso tra l'età delle migrazioni e l'epoca vichinga, dal 550 all'800 circa, è detto in Svezia età di Vendel, dalle ricche sepolture di Vendel nell'Uppland, e in Norvegia età merovingica: fu una fase di forti cambiamenti nei riti funerari, nella lingua, nello stile e nell'armamento, e i ritrovamenti più tardi preludono già all'epoca vichinga.

Durante l'epoca vichinga i Norreni probabilmente si consideravano un'entità più o meno unificata in ragione della lingua condivisa. Secondo lo studioso Thomas A. DuBois la religione norrena e gli altri sistemi di credenze precristiane del Nord Europa vanno considerati non come entità legate a una singola lingua, ma come concetti ampi condivisi al di là dei confini culturali e linguistici, condizionati da fattori ecologici simili e da prolungati legami economici e culturali.

Origini mitologiche

Secondo l'interpretazione evemeristica di Snorri Sturluson, i loro primi dèi, gli Asi, erano originari dell'Asia (Asíá in norreno) e da quel luogo si sarebbero spostati seguendo il loro capo Odino verso le terre del nord, fermandosi in Svezia (Svíþjóð). La loro patria d'origine era Ásaheimr ("regno degli Asi") e, al loro arrivo in Scandinavia, si scontrarono con gli dèi precedenti, i Vani, divinità più pacifiche di carattere agricolo. Nel 1904 l'archeologo svedese Bernhard Salin, nel suo studio sull'ornamentazione animalistica germanica, scrisse che più di una volta gli era parso che la tradizione di un'immigrazione di Odino e degli Asi, riportata da Saxo Grammaticus, dall'Edda in prosa e dall'Heimskringla, potesse in qualche misura trovare sempre più sostegno nelle sue osservazioni sulla corrente culturale nordgermanica; fino a che punto, aggiungeva, non si poteva ancora dire, ma riteneva che si dovesse considerare indiscutibile la presenza nella tradizione di un nucleo di verità.

La presenza apparente di due panthea distinti è stata variamente interpretata dagli studiosi. Il mito della guerra tra Asi e Vani è stato letto come il ricordo di una guerra storica tra due tribù germaniche, oppure tra invasori di lingua indoeuropea e la popolazione autoctona; a favore di quest'ultima ipotesi si è osservato che i Vani noti, cioè Njörðr e i suoi figli, appaiono divinità della fecondità legate all'agricoltura, mentre gli Asi hanno carattere guerriero.

Un'altra lettura vede invece nel racconto un mito di fondazione della società divina, divisa in sovrani, guerrieri (gli Asi) e produttori (i Vani).

Espansione e differenziazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Espansione vichinga.

A partire dalla fine del VIII secolo, nel periodo detto era vichinga (anni 793–1066 circa), si osservò una notevole espansione ad opera dei clan di guerrieri, esploratori e conquistatori, comunemente indicati come Vichinghi, che razziarono e si stabilirono in territori in tutta Europa e oltre, creando stati e insediamenti nelle Fær Øer, nel Regno Unito, in Irlanda, in Islanda, in Finlandia, in Russia, in Sicilia, in Italia meridionale, sull'isola di Terranova in Canada, in Groenlandia. I gruppi sorti da questa espansione includono i Normanni, i Vichingo-gaelici e il popolo dei Rus'.

Uno studio genomico del 2020 rileva un importante afflusso danese in Inghilterra e afflussi svedesi nell'area baltica e norvegesi in Irlanda, Islanda e Groenlandia; i variaghi attivi nella Rus' di Kiev e a Bisanzio provenivano per lo più dalla Svezia.

I motivi che portarono all'espansione vichinga sono un argomento molto dibattuto nella storia nordica. Una teoria diffusa afferma che Carlo Magno «usò la forza e il terrore per cristianizzare tutti i pagani», «battezzando, convertendo o passando ai ferri». «Vichinghi e altri pagani che volevano vendicarsi». Il professor Rudolf Simek conferma che «non è una coincidenza se le prime attività vichinghe avvennero durante il regno di Carlo Magno». A causa della penetrazione del Cristianesimo in Scandinavia, duri conflitti divisero la Norvegia per almeno un secolo. In ogni caso, fu l'Inghilterra, e non il regno franco di Carlo Magno, a essere l'obiettivo dei raid vichinghi.

Un'altra teoria diffusa attribuisce l'espansione alla crescita della popolazione. Secondo Bjørn Bandlien, in Norvegia i reperti archeologici, le sepolture e lo studio dei toponimi mostrano una notevole crescita demografica, che portò al dissodamento di nuove terre e alla fondazione di nuove fattorie nell'interno dell'Østlandet, nel Møre e nella Norvegia settentrionale, e fu probabilmente anche la causa principale dell'insediamento fuori dalla Scandinavia, soprattutto nelle isole a occidente. L'archeologo James H. Barrett ritiene invece che una generica «pressione demografica» non sia una causa realistica dell'epoca vichinga: in molte zone il disboscamento e l'espansione degli insediamenti procedettero nel corso dell'epoca vichinga, anziché precederla. Barrett avanza piuttosto l'ipotesi che a partire in cerca di ricchezze siano stati gruppi di giovani maschi "in eccesso", forse dovuti all'infanticidio selettivo delle femmine, che avevano bisogno di beni per sposarsi e formare una propria famiglia; come si riconosce da tempo, a loro si unirono aspiranti capi, luogotenenti del re ed esuli.

Età dei regni (XI-XIV secolo)

Dopo la fine dell'epoca vichinga classica, i territori scandinavi si consolidarono in regni centralizzati:

  • Danimarca: Unificata già nel X secolo, raggiunse l'apice sotto Canuto il Grande (1016-1035), che governò un impero del Mare del Nord comprendente Danimarca, Inghilterra e Norvegia.
  • Norvegia: Unificata da Harald Bellachioma (circa 872-930), ma la completa centralizzazione si raggiunse solo nel XIII secolo.
  • Svezia: Il processo di unificazione fu più graduale. Anche se apparentemente completato nel XII secolo, la Svezia medievale attraversò lunghe fasi di estrema instabilità dinastica. Tra il 1050 e il 1250, circa il 60% dei re morì di morte violenta, durante il "periodo dei Folkung" (1250-1363 circa), solo un re (Magnus III di Svezia) morì di morte naturale.

La cristianizzazione trasformò profondamente la società norrena, introducendo nuove istituzioni, l'alfabetizzazione latina e l'integrazione nell'Europa cristiana. La lingua norrena iniziò a diversificarsi nelle moderne lingue scandinave. Le spedizioni di razzia divennero sempre più rischiose a causa della crescita del potere centralizzato e del rafforzamento delle difese costiere, cessando completamente nell'XI secolo con l'ascesa di re e grandi famiglie nobiliari.

Eredità culturale moderna

L'interesse per i norreni e la cultura vichinga ha conosciuto diverse ondate:

  • Erudizione antiquaria (XVII-XVIII secolo): in Danimarca il medico Ole Worm fondò la runologia con la sua raccolta di iscrizioni runiche nordiche, Danicorum Monumentorum libri sex (1643). L'antiquario Thomas Bartholin pubblicò nel 1689, con la collaborazione di Árni Magnússon, un'ampia opera sulla cultura spirituale e sulla fede degli antichi nordici, corredata di brani della letteratura norrena tradotti in latino, che per lungo tempo fu decisiva per la conoscenza dell'antichità nordica in Europa e alla fine del Settecento ebbe un peso sul nascente romanticismo nella letteratura tedesca e inglese. L'islandese Tormod Torfæus scrisse la prima storia continuativa della Norvegia dalle origini al 1387, la Historia rerum Norvegicarum, mentre in Svezia Olof Rudbeck esaltò il passato svedese nell'Atlantica (1679-1702), sostenendo che la Svezia fosse l'Atlantide di Platone.
  • Romanticismo (XIX secolo): Riscoperta delle saghe e idealizzazione dei norreni come simboli di libertà e coraggio. Autori come Walter Scott e Esaias Tegnér contribuirono a questa riscoperta.
  • Nazionalismo scandinavo: in Svezia, dopo la sconfitta nella guerra contro la Russia del 1809, fu fondata nel 1811 a Stoccolma la Società gotica (Götiska förbundet), con lo scopo di ravvivare il ricordo delle imprese dei goti e l'antico spirito di libertà; ne facevano parte tra gli altri Erik Gustaf Geijer e Tegnér, e nella sua rivista Iduna uscirono i primi canti della Saga di Frithiof di Tegnér. In Norvegia il romanticismo nazionale, nella prima metà dell'Ottocento, cercò i tratti del carattere nazionale nelle saghe e nella storia medievale; lo «stile del drago» (dragestil) dell'architettura di fine secolo si ispirò all'antica edilizia norvegese, comprese le stavkirke.
  • Appropriazione nazista: Il regime nazista tedesco si appropriò di simboli norreni e germanici per la sua propaganda, distorcendo gravemente la storia e la cultura norrena. Questo uso improprio danneggiò gli studi accademici sulla cultura norrena nel dopoguerra.
  • Cultura popolare contemporanea: Dal secondo dopoguerra a oggi, i norreni hanno goduto di rinnovato interesse attraverso la letteratura fantasy, i fumetti, i film, le serie televisive e i videogiochi, sebbene spesso con rappresentazioni storicamente inesatte.
  • Etenismo: Alcuni movimenti spirituali neopagani praticano ricostruzioni della religione norrena come l'Íslenska Ásatrúarfélagið e l'Odinismo di Else Christensen. Questi movimenti cercano di ricreare o reinterpretare le antiche credenze e pratiche norrene, con vari gradi di fedeltà storica e con orientamenti che vanno dal folklorico all'universalista.

Culto

Epoca tardo-antica

Rappresentazione di Týr e Fenrir sul bratteato d'oro IK 190 all'incirca del V secolo, rinvenuto a Trollhättan, Svezia.
Lo stesso argomento in dettaglio: Religione norrena.

Era praticata una religione politeista complessa, parte del più ampio sistema di credenze germaniche.

La religione, indicata in norreno con il termine siðr (costume, usanza), era vissuta più come un insieme di azioni, usanze e costumi che come una questione di fede personale, ed era parte naturale della vita quotidiana, dell'agricoltura, della caccia e della pesca, ma anche dell'organizzazione sociale, della politica e della guerra.

Si suppone che Odino (Óðinn) abbia guadagnato importanza successivamente alla testimonianza di Tacito, durante il periodo delle migrazioni, e che, secondo alcuni autori, abbia preso gradatamente il posto di Týr alla testa del pantheon delle culture germaniche occidentali e settentrionali. Secondo Tacito i Semnoni entravano soltanto in catene nel bosco sacro in cui ritenevano abitasse il dio supremo, il regnator omnium deus. Già nei primi studi questa usanza fu accostata al bosco di Fjöturlundr («bosco delle catene») menzionato nel carme eddico Helgakviða Hundingsbana II, dove Helgi viene ucciso da Dagr con la lancia prestatagli da Odino. Secondo Rudolf Simek il dio venerato nel bosco dei Semnoni era probabilmente Odino, considerato ancora nella tarda religione norrena il dio delle catene, e non *Tiwaz come aveva supposto Rudolf Much.

Vi è l'ipotesi dell'identificazione di Týr con il dio indoeuropeo del cielo, chiamato Dyaus pitar in India, Giove dai Romani e Zeus in Grecia; nella mitologia dell'epoca vichinga è però una figura di secondo piano, che ha un ruolo attivo soltanto nel mito di Fenrir. Secondo Simek, in una fase precedente doveva aver avuto un ruolo più importante: lo indicano il plurale del suo nome, tívar, che significa «dèi», e l'uso del nome come base delle kenning scaldiche che designano altri dèi, soprattutto Odino, segno che in origine, e ancora in epoca vichinga, poteva significare semplicemente «dio».

Il nome di Odino ha radici molto antiche: in origine cominciava con W-, come si conserva nel nome del dio tedesco Wotan e nell'inglese Wednesday («giorno di Odino»). Già intorno al 100 Tacito scrisse che i Germani veneravano un dio che chiamava Mercurio, forse una figura del tipo di Odino. La forma più antica del nome finora nota è stata identificata nel 2023 su un bratteato del 400 circa, parte del tesoro di Vindelev, presso Jelling, la cui iscrizione è stata interpretata come «egli (è) l'uomo di Wod(i)n». I bratteati d'oro dell'età delle migrazioni (400-570 circa) erano portati al collo come gioielli e si ritiene che avessero una funzione di amuleto; gli studiosi discutono da tempo se le loro raffigurazioni riproducano motivi della mitologia nordica, un'ipotesi sostenuta dalle iscrizioni runiche.

Parte dell'arazzo della chiesa di Skog, in Svezia, risalente circa alla metà del XII secolo: le tre figure sono di solito interpretate come i re santi Olaf, Canuto ed Erik; secondo Terje I. Leiren vi si mescolerebbero anche divinità pagane: Odino con un occhio solo e l'ascia, Thor con un martello e Freyr con una spiga.

Epoca vichinga

Lo stesso argomento in dettaglio: Mitologia norrena.

Le divinità sono divise in due classi:

  • Asi (Æsir): divinità associate alla guerra, alla regalità e all'ordine cosmico, guidate da Odino (Óðinn). Altri importanti Æsir includevano Thor (Þórr), dio del tuono e protettore dell'umanità; Týr, dio della guerra e della giustizia; e Baldr, dio della luce.
  • Vani (Vanir): divinità associate alla fertilità, alla prosperità e alla natura, tra cui Freyr e Freyja, e Njörðr, dio del mare.

La distinzione non è tuttavia netta: in un antico passato le due fazioni si fronteggiarono in guerra, ma in seguito raggiunsero la pace, si scambiarono ostaggi e alcuni membri si unirono in matrimonio. Di determinate divinità non è chiara l'appartenenza a una delle due classi.

Secondo Adamo da Brema, che scriveva negli anni settanta dell'XI secolo, nel tempio di Uppsala si trovavano le statue di tre dèi: Thor, il più potente, al centro, e Odino e Freyr ai lati.

Le divinità avevano forma umana e possedevano diverse combinazioni di qualità, nonché di difetti umani. Le avventure e i problemi degli dèi erano la base di diverse leggende e racconti che servivano per illustrare come un uomo doveva, o non doveva, comportarsi. Gli Æsir e i Vanir sono generalmente nemici degli Jǫtnar (singolare Jǫtunn), i Giganti, paragonabili ai Titani della mitologia greca.
Da notare comunque che gli Æsir discendono dagli Jǫtnar e sia Æsir che Vanir possono unirsi con loro per generare figli, quando non sono dei mostri. Esistono due classi generali di giganti: Hrímþursar, i "giganti di brina", e i Múspellsmegir o "giganti di fuoco" anche detti "Figli di Muspell".

Come per molte altre religioni indoeuropee, la mitologia germanica presenta una debole opposizione tra bene e male, tipica invece delle tradizioni abramitiche e iraniche.
Loki, principio del disordine, in molte occasioni aiuta gli dei con la sua astuzia (per preservare l'Ordine cosmico), e in altrettante li insulta e ne causa i lutti. I Giganti, non tanto fondamentalmente malvagi, sono piuttosto rudi, vanagloriosi e incivili. L'opposizione tra queste divinità non rappresenta dunque lo scontro tra Bene e Male, bensì tra Ordine e Caos, tra l'altro reso nei miti con dinamiche non pienamente impermeabili l'una all'altra (in particolare nel ruolo ambivalente di Loki, ora a fianco degli altri dèi, ora in contrapposizione).

La cosmologia norrena prevedeva nove mondi connessi dall'albero cosmico Yggdrasill, con Ásgarðr (dimora degli Æsir), Miðgarðr (mondo degli umani) e Hel (mondo dei morti) tra i più importanti. Importanti erano anche i jötnar (giganti), descritti sia come antenati che come nemici degli dèi, e con cui gli dèi avevano relazioni complesse e ambivalenti.

Tra le fonti per la conoscenza della mitologia norrena vi sono l'Edda poetica, una raccolta di carmi su dèi ed eroi, e l'Edda in prosa attribuita a Snorri Sturluson, una delle fonti principali. Le saghe, che descrivono il culto in modo relativamente dettagliato, furono scritte dopo l'arrivo del cristianesimo da autori influenzati dal pensiero cristiano, che però conoscevano la tradizione e la storia norrene.

Pratiche religiose

Il culto norreno non aveva un clero professionale centralizzato, ma si basava su:

  • Sacrifici (blót): offerte di oggetti, animali, cibo e bevande a dèi e potenze, accompagnate da un banchetto comune con la carne degli animali sacrificati, birra e idromele. Si tenevano in periodi fissi dell'anno e in occasione di crisi. I sacrifici umani sono menzionati più volte nelle fonti scritte e si possono ricavare anche dall'interpretazione dei reperti archeologici: è quindi possibile che siano avvenuti. Adamo di Brema scrisse che a Uppsala ogni nove anni si teneva un grande sacrificio in cui venivano offerti nove esemplari maschi di ogni essere vivente, i cui corpi erano appesi in un bosco vicino. Il suo testo contiene però molti errori sulla Svezia e sulla Norvegia e non è più considerato attendibile: la sua descrizione del tempio e degli idoli può riflettere modelli letterari derivati da fonti romane o dalle vite dei missionari.
  • Feste religiose: tra queste vi era jól (o jólablót), la festa sacrificale pagana di metà inverno, che cadeva il 12 gennaio. Nel X secolo il re Haakon il Buono impose che in Norvegia il Natale si celebrasse il 25 dicembre; nei paesi nordici e in Inghilterra il nome della festa pagana sopravvisse alla cristianizzazione (norvegese jul, inglese yule).
  • Luoghi sacri: edifici di culto (hof), ma anche boschetti considerati sacri, dove si potevano tenere sacrifici e altri riti.
  • Seiðr e altre pratiche magiche: forme di magia e divinazione, spesso associate alle donne (Vǫlva, veggenti).

La sepoltura rifletteva le credenze nell'aldilà. I morti erano seppelliti o cremati con beni funerari che avrebbero potuto usare nell'aldilà, dalle armi e gioielli a navi intere per i più ricchi.

Lingua

Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua norrena e Storia della lingua islandese.
Pietra runica di Rök, Svezia, contenente la più lunga iscrizione scolpita su pietra in lingua norrena, utilizzante l'alfabeto runico, nonché una delle più antiche.

Il termine norreno si riferisce anche alla lingua norrena, una lingua germanica evolutasi dalla lingua proto-norrena all'inizio dell'epoca vichinga, intorno all'800. Aveva un rapporto di mutua intelligibilità con l'antico inglese, l'antico sassone e altre lingue parlate nella Germania settentrionale.

Nella storia delle lingue nordiche si distinguono spesso un gruppo orientale e uno occidentale. Con le spedizioni vichinghe, i commerci e la colonizzazione, la lingua si diffuse nelle terre affacciate sul Mare del Nord, dall'Irlanda e dalla Scozia all'Inghilterra e alla Normandia, in parte con il nome di «lingua danese».

Secondo Allan Karker la lingua dell'epoca vichinga era ancora una lingua comune nordica: nel IX secolo si formò soltanto una lieve divisione tra le varietà orientali e quelle occidentali. Nel corso del Medioevo gli sviluppi regionali si stabilizzarono in lingue scritte nazionali distinte. Secondo Dag Gundersen il passaggio a lingue nazionali distinte avvenne nel corso dell'epoca vichinga, quando si formarono gli Stati nazionali nordici. Dal norreno occidentale derivano l'islandese, il faroese e il norvegese, mentre il danese e lo svedese discendono da varietà orientali strettamente affini.

Il norreno utilizzava l'alfabeto runico (Fuþark recente) per iscrizioni su pietra, legno e metallo, mentre i testi letterari più tardi furono scritti con l'alfabeto latino dopo la cristianizzazione.

Letteratura

Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura norrena e Storia della lingua islandese.

La letteratura norrena comprende alcuni dei capolavori della letteratura medievale europea:

  • Edda poetica (Edda Sæmundar): raccolta di carmi su dèi ed eroi, nati da una tradizione orale forse risalente all'VIII secolo e messi per iscritto solo nel XIII. Gran parte dei carmi è conservata in un manoscritto in pergamena scritto in Islanda nella seconda metà del XIII secolo, il Codex Regius, nel quale i primi undici carmi riguardano gli dèi e i restanti sono carmi eroici.
  • Edda in prosa (Edda Snorra): manuale di arte scaldica scritto intorno al 1220 e attribuito a Snorri Sturluson, una delle fonti principali per la conoscenza della mitologia e della metrica norrene.
  • Saghe (sögur): narrazioni in prosa di varia lunghezza, tra cui:
  • Poesia scaldica: poesia cortese complessa composta da poeti professionisti (skáld) in onore di re e nobili.
  • Codici legali: come il Grágás islandese e le leggi regionali norvegesi.

La maggior parte di questa letteratura fu composta e preservata in Islanda, che divenne il centro della cultura letteraria norrena dopo la cristianizzazione. Le saghe forniscono informazioni preziose sulla società vichinga, inclusi dettagli sulla costruzione navale, le provviste delle navi e altri aspetti della vita quotidiana.

Iscrizioni runiche

Lo stesso argomento in dettaglio: Pietra runica.

Le iscrizioni in caratteri runici forniscono testimonianze dirette della società norrena. Delle pietre runiche dell'epoca vichinga, oltre 2000 sono state trovate in Svezia, dove sono particolarmente numerose nell'Uppland, oltre 200 in Danimarca e solo 50-60 in Norvegia; iscrizioni runiche sono note anche dai domini vichinghi a est, nella Rus' di Kiev, e a ovest, nelle isole britanniche. Queste iscrizioni commemorano:

  • Spedizioni vichinghe
  • Costruzione di ponti e strade
  • Conversioni al cristianesimo
  • Membri deceduti della famiglia

Le pietre runiche di Ingvar, per esempio, commemorano una spedizione disastrosa verso est negli anni 1040, probabilmente diretta verso il Mar Caspio.

Arte e architettura

Lo stesso argomento in dettaglio: Arte vichinga.

Stili artistici

L'arte norrena è caratterizzata da complessi motivi decorativi, spesso zoomorfi (rappresentazioni stilizzate di animali) e intrecci geometrici. Secondo la storica dell'arte Signe Horn Fuglesang, nell'epoca vichinga si distinguono questi stili:

  • Stile di Oseberg: le sue innovazioni sono documentate dalle sculture lignee trovate con la nave di Oseberg, datata all'820; predilige animali tozzi resi con un rilievo graduato, sviluppati dagli «animali prensili» (Greiftier), un motivo già in uso nella seconda metà dell'VIII secolo.
  • Stile di Borre: prende il nome da finimenti scoperti negli anni cinquanta dell'Ottocento in uno dei grandi tumuli di Borre, sul fiordo di Oslo; è il primo stile che mostra innovazioni nate dai saccheggi e dai commerci vichinghi, riduce l'animale prensile a una forma geometrica e raggiunge la fase matura intorno al 900.
  • Stile di Jelling: comprende animali nastriformi e a forma di S e prende il nome da una coppa d'argento trovata nella tomba di re Gorm il Vecchio a Jelling; sembra entrato in uso poco dopo il 900, in parte contemporaneamente allo stile di Borre, con cui di norma veniva mescolato.
  • Stile di Mammen: prende il nome da una ricca camera funeraria dello Jutland costruita nel 970-971; si sviluppò apparentemente alla corte di Aroldo Dente Azzurro dopo la sua conversione al cristianesimo, verso la metà degli anni sessanta del X secolo, e introdusse motivi nuovi come leoni, uccelli, serpenti e la lotta tra un animale e un serpente.
  • Stile di Ringerike: prende il nome dall'arenaria della regione di Ringerike, in Norvegia; fiorì tra il 1000 e il 1050 ed è il più antico stile vichingo usato in Norvegia e in Svezia per le pietre runiche commemorative cristiane.
  • Stile di Urnes: prende il nome dalla chiesa di Urnes, nel Sogn; la sua prima fase si colloca nel secondo quarto dell'XI secolo e fu superato dallo stile romanico nel primo quarto del XII. Le pietre runiche commemorative svedesi, di cui sopravvivono circa duemila esemplari (più di millecento nella sola Uppland), costituiscono l'altro grande gruppo di monumenti cristiani in stile di Urnes.

Gli stili si ritrovano su materiali e oggetti molto diversi: sculture lignee, lavori in metallo come armi e gioielli, oggetti d'uso quotidiano, pietre runiche e decorazioni di chiese.

Architettura

L'architettura norrena era prevalentemente in legno, materiale abbondante in Scandinavia. Le principali tipologie di edifici erano:

  • Casa lunga (langhús): edificio rurale molto più lungo che largo, con il tetto di norma sorretto da coppie di pali piantati nel terreno; spesso uomini e animali vivevano sotto lo stesso tetto. Nel corso dell'epoca vichinga divenne in molte zone più comune avere nella fattoria più edifici di dimensioni minori, separati per le persone e per gli animali. La più grande casa dell'epoca vichinga oggi nota è quella di Borg, nelle isole Lofoten: lunga 83 metri, fu scavata negli anni ottanta del Novecento e serviva insieme da abitazione, stalla e sala per i banchetti; dal 1995 una sua ricostruzione ospita il museo vichingo Lofotr.
  • Sala (skáli): era la casa principale, o casa d'abitazione, della fattoria vichinga; poteva essere chiamata anche hall, ma non è chiaro se i due nomi indicassero tipi di edificio diversi. Doveva in ogni caso essere costruita con due file di pali portanti all'interno, e a quelli che fiancheggiavano il seggio d'onore del capofamiglia si attribuiva un significato particolare. Fu sostituita dalla stua, costruita in tronchi incastrati, probabilmente verso la fine dell'epoca vichinga.
  • Templi pagani (hof): strutture religiose pre-cristiane. Durante uno scavo nella fattoria di Ose a Ørsta, in Norvegia, i cui risultati sono stati resi noti nel 2020, il ricercatore Søren Diinhoff dell'Università di Bergen ha individuato i resti di un edificio lungo 14 metri che ritiene un tempio degli dèi norreni; l'archeologo Søren Sindbæk dell'Università di Aarhus ha espresso dubbi per l'assenza di offerte votive, mentre secondo Diinhoff queste probabilmente si sarebbero trovate se il pavimento si fosse conservato.
  • Chiese in legno (stavkirke): dopo la cristianizzazione furono costruite in Norvegia chiese in legno il cui sistema costruttivo, nella forma pienamente sviluppata, si basa su robusti pali d'angolo (staver) poggiati su una cornice di travi; sopra le pareti si alza un tetto ripido. Si stima che in Norvegia ne siano esistite almeno 750, probabilmente molte di più; 28 sono conservate in forma più o meno completa.

Lo spazio domestico delle abitazioni norrene non era neutro ma rivestiva significati rituali e sociali. Le porte in particolare erano centrali per le interazioni quotidiane e rituali, orchestrando la produzione del mondo sociale nell'epoca vichinga.

Armi e equipaggiamento militare

Elmo in stile II/B rinvenuto a Vendel, Svezia
Lo stesso argomento in dettaglio: Armi e armature in epoca vichinga.

Tra le armi, la spada aveva anche un'importante funzione di simbolo di potere:

  • Spade: molte erano importate dalle isole britanniche e dal continente; quelle delle officine franche, in particolare le lame con l'iscrizione Ulfberth, erano note per l'alta qualità; per la maggior parte delle spade, tuttavia, è difficile distinguere quelle importate da quelle prodotte localmente. Le spade potevano passare in eredità e nella letteratura norrena molte hanno un nome proprio, legato ai precedenti proprietari, a fatti precisi o alle loro qualità in combattimento. Tra le spade con nome proprio degli eroi nordici vi erano Gramr, la spada di Sigurd, e Skofnung, quella di Hrólfr Kraki.
  • Asce e lance: in origine attrezzi e armi di difesa, nell'epoca vichinga si svilupparono in armi da combattimento perfette. Le asce da guerra più pregiate potevano essere decorate con intarsi d'argento. La lancia, usata sia per colpire sia per il lancio, era l'arma più comune della fanteria nell'epoca vichinga e nel primo Medioevo.
  • Archi e frecce: l'arco fu usato nel Nord dall'età della pietra fino al XVI secolo; lo testimoniano le numerose punte di freccia e le fonti scritte, mentre gli archi, per lo più di legno, si sono conservati molto raramente. Ebbe un ruolo importante nelle battaglie navali dell'antichità e del Medioevo.
  • Armature: si conoscono pochi elmi dell'epoca vichinga; proteggevano la parte superiore della testa e spesso avevano protezioni per il naso e il collo. Le cotte di maglia (brynja) erano capi costosi e nelle tombe dell'epoca vichinga se ne trovano raramente. Gli scudi dell'epoca vichinga erano grandi scudi rotondi di legno con un umbone di ferro, che proteggeva la mano.

Contrariamente all'immaginario popolare, gli archeologi non hanno trovato nessun elmo dell'epoca vichinga con le corna, e nemmeno le fonti scritte più o meno coeve descrivono elmi cornuti. Il mito nacque alla fine dell'Ottocento: vi contribuirono i costumi disegnati da Carl Emil Doepler per l'allestimento dell'Anello del Nibelungo di Richard Wagner negli anni settanta dell'Ottocento.

Costruzione navale

Lo stesso argomento in dettaglio: Navi vichinghe.

Le navi vichinghe erano costruite di norma sia per il remo sia per la vela, senza ponte fisso, e pescavano poco, così da poter approdare in acque basse. Con la tecnica a fasciame sovrapposto (clinker) si costruiva prima lo scafo, sovrapponendo i corsi di fasciame e unendoli con chiodi di ferro, e solo dopo si inserivano le ordinate; la struttura flessibile permetteva alle navi di non spezzarsi con il mare grosso. Tra i tipi di nave vi erano:

  • Langskip (navi lunghe): navi snelle e veloci, adatte alla guerra e alle razzie. Alcuni testi del XIII secolo chiamano le navi da guerra «dragoni» o «serpenti».
  • Knarr (navi mercantili): navi a vela più larghe e profonde, usate per il commercio.

Navi famose rinvenute archeologicamente includono:

Lungo la prua della nave di Oseberg corrono animali intrecciati, intagliati a bassorilievo e disegnati in modo da seguire il profilo della tavola.

Note

  1. 1 2 Lorena Cannizzaro, Introduzione all'archeologia scandinava, su archeofriuli.it, Società friulana di archeologia, 23 maggio 2020. URL consultato il 17 settembre 2024.
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    «In Inghilterra venivano anche chiamati uomini del Nord o norreni, termini con cui all'epoca si indicavano in maniera generica tutte quelle popolazioni che provenivano dalla Scandinavia, senza distinzione per regione…»
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    «'Old Norse' defines the culture of Norway and Iceland during the Middle Ages. It is a somewhat illogical concept as it is largely synonymous with 'Norse' […] 'Norse' is often used as a translation of norroenn. As such it applies to all the Germanic peoples of Scandinavia and their colonies in the British Isles and the North Atlantic.»
  6. ↑ Jeremy DeAngelo, The North and the Depiction of the "Finnar" in the Icelandic Sagas, in Scandinavian Studies, vol. 82, n. 3, 2010, pp. 257-286, JSTOR 25769033.
    «The term "Norse" will be used as a catchall term for all North Germanic peoples in the sagas...»
  7. ↑ David A. Leeming, The Handy Mythology Answer Book, Visible Ink Press, 2014, p. 143, ISBN 978-1578595211.
    «"Who were the Norse people?" The term Norse is commonly applied to pre-Christian Northern Germanic peoples living in Scandinavia during the so-called Viking Age. Old Norse gradually developed into the North Germanic languages, including Icelandic, Danish, Norwegian, and Swedish»
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    «provenienti dai territori scandinavi di Danimarca, Norvegia e Svezia»
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    «"Viking" is a term used to describe a certain class of marauding Scandinavian warrior from the 8th through the 11th century. However, when discussing the entire culture of the Northern Germanic peoples of the early Middle Ages, and especially in terms of the languages and literatures of these peoples, it would be more accurate to use the term "Norse." Therefore during the Middle Ages and beyond, it therefore might be useful to speak of "German" peoples in middle Europe and of "Norse" peoples in Scandinavia and the North Atlantic.»
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    «Viking indicated an activity rather than a distinct group of people, and certainly did not denote the trading expeditions of the Norse peoples»
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  17. ↑ La formula A furore Normannorum libera nos Domine rimane sostanzialmente priva di riscontri (cfr. (FR) Albert D'Haenens, Les invasions normandes en Belgique au IXe siècle, Lovanio, Publications universitaires de Louvain, 1967.). Un testo vicino è una sequenza contro i Normanni scritta intorno all'anno 900 e conservata nel manoscritto Parigi, Bibliothèque nationale de France, lat. 17436, f. 24r, che comincia: «Summa pia gratia nostra conservando corpora et custodia de gente fera Normannica nos libera quae nostra vastat deus regna» («…liberaci dalla feroce gente normanna che devasta, o Dio, i nostri regni»). Cfr. (FR) Summa pia gratia nostra conservando corpora, su MMMO – Manuscrits de musique médiévale occidentale. URL consultato il 27 ottobre 2026..
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Bibliografia

Fonti antiche
Fonti moderne

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