| Chelonibia | |
|---|---|
| Intervallo geologico | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Arthropoda |
| Subphylum | Crustacea |
| Superclasse | Multicrustacea |
| Classe | Thecostraca |
| Sottoclasse | Cirripedia |
| Infraclasse | Thoracica |
| Superordine | Thoracicalcarea |
| Ordine | Balanomorpha |
| Superfamiglia | Coronuloidea |
| Famiglia | Chelonibiidae |
| Sottofamiglia | Chelonibiinae |
| Genere | Chelonibia Leach, 1817 |
| Specie | |
| vedi testo | |
Chelonibia Leach, 1817 è un genere di cirripedi balanomorfi marini della famiglia Chelonibiidae, un gruppo tassonomico i cui resti fossili risalgono almeno all'Eocene.
I membri di questo genere sono organismi filtratori ed epibionti che instaurano un'interazione di tipo commensalistico con numerosi animali marini, tra cui lamantini, tartarughe, molluschi, granchi e limulidi, in tutti gli oceani tropicali e subtropicali. In alcuni casi sono stati rinvenuti anche su serpenti marini, alligatori e substrati inanimati, senza tuttavia occupare gli habitat tipici della maggior parte dei cirripedi, quali rocce, infrastrutture portuali o scafi delle navi.
In seguito a una profonda revisione della classe Thecostraca pubblicata nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, la famiglia Chelonibiidae è stata riconosciuta come una delle 65 famiglie in cui viene oggi suddivisa l'intera classe, sulla base dei principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.

Le specie del genere Chelonibia mantengono l'aspetto generale tipico dei balanoformi, caratterizzato da una forma simile a un piccolo vulcano o a un dente di cane, denominazione con cui questi organismi sono talvolta indicati nel linguaggio comune in italiano.
La parte esterna, costituita dal carapace, o più propriamente dalla muraglia, racchiude l'organismo vero e proprio, un crostaceo profondamente modificato dal punto di vista morfologico. L'animale si fissa a un substrato di natura biologica, sia sul carapace sia sui tessuti molli di numerosi animali marini, tra cui anche le tartarughe presenti nel Mar Mediterraneo.
La regione cefalica aderisce al substrato mediante una base membranosa; negli individui adulti i cirri, appendici fortemente specializzate, vengono estroflessi e utilizzati per filtrare l'acqua, catturando plancton e altre particelle organiche a fini alimentari.
Nelle tartarughe marine, talvolta, le colonie di Chelonibia possono raggiungere dimensioni tali da ricoprire quasi completamente l'animale, ostacolandone in parte i movimenti e favorendone la debilitazione. In alcuni casi ciò può contribuire allo spiaggiamento di individui fortemente indeboliti, un fenomeno che nel continente americano ha assunto un rilievo tale da essere indicato con l'acronimo DTS (Debilitated Turtle Syndrome).
Uno studio del 2008 ha ipotizzato che Chelonibia possa rappresentare un gruppo fratello (sister group) dei Balanidae.
Secondo le fonti disponibili, i reperti fossili attribuibili al genere Chelonibia sono stati inizialmente riferiti al Miocene sulla base di uno studio di Harzhauser et al. (2011). Al contrario, Chan et al. (2021) anticipano la comparsa del genere all'Eocene.
Il genere comprende cinque specie:
Una quinta, Chelonibia patula (Ranzani, 1818), pur se il sito World Register of Marine Species (WoRMS), al febbraio 2026, la indica come non accettata, lo stesso ritiene valida la classificazione di una sua sottospecie, Chelonibia patula dentata Henry, 1943.