

Elio (in italiano anche Elios; in greco antico Ἥλιος?, Hḕlios, in latino Hēlĭus,-i o Sol,-is) è un titano della religione greca e, più precisamente, la personificazione del sole, figlio dei titani Teia e Iperione.
Elio era figlio del titano Iperione e di Teia e fratello di Selene, titanide legata alla luna e di Eos, divinità dell'aurora. Ogni mattina egli si solleva ad oriente sulle acque del fiume Oceano che circonda tutta la Terra, per guidare nel cielo il carro splendente del Sole, trainato da quattro cavalli che gettano fuoco dalle narici. Durante il dì percorre il cielo da oriente a occidente fin quando arriva la sera, poi si immerge nuovamente nel fiume Oceano. Per arrivare nuovamente ad oriente, utilizzava una barchetta d'oro girando attorno all'emisfero boreale. Una volta giunto a destinazione riposa nel suo magnifico palazzo. Elio possedeva sull'isola di Trinacria sette mandrie di buoi, rappresentanti i sette giorni di una settimana, e sette greggi di pecore, rappresentanti le sette notti di una settimana. Ogni mandria e ogni gregge era composto da cinquanta capi, ovvero il numero, secondo il computo antico, delle settimane dell'anno solare. Elios ebbe diversi figli, fra cui Fetonte, Eete, Perse, Cercafo, Tenage, Acti, Triopa, Candalo, Ochimo, Macareo, Ampelo e Bisalte, e diverse figlie, tra cui Circe, Merope, Fetusa, Pasifae, Elie, Egle, Lampezia, Febe, Eterea, Diossippe ed Elettrione chiamate Eliadi.
Figlia di Elio era anche la capra Amaltea che, dopo essere stata consegnata alla ninfa Adrastea da Gea, allattó Zeus infante.
In un mito corinzio del II secolo d.C. si raccontava che Briareo, uno degli Ecatonchiri, fece da arbitro in una disputa tra Poseidone ed Elio (il mare ed il Sole): egli stabilì che l'Istmo sarebbe toccato a Poseidone, mentre l'acropoli di Corinto ad Elio.
La più antica attestazione greca del dio Elio è nel III canto dell'Iliade dove viene indicato come colui che "tutti vede e tutto ascolta":
Ἠέλιός θ', ὃς πάντ' ἐφορᾷς καὶ πάντ' ἐπακούεις,
καὶ ποταμοὶ καὶ γαῖα, καὶ οἳ ὑπένερθε καμόντας
ἀνθρώπους τίνυσθον ὅτις κ' ἐπίορκον ὀμόσσῃ,
La facoltà di onniveggenza lo fa invocare nei giuramenti.
Nella Teogonia di Esiodo (vv.371-374) i titani Teia (Θεία) e Iperione (Ὑπερίων) generano Elio insieme a Selene (Σελήνη, Luna) ed Eós (Ἠώς, Aurora).
Mentre ai versi 956-957 Elio e l'oceanina Persei (Περσηΐς, anche Perseide) generano Circe (Κίρκη) e Aiete (Αἰήτης, anche Eeta).
Il culto di Elio non era regolare in Grecia in quanto questo dio non risiedeva né nelle città, né nelle campagne, ed essendo un astro era considerato lontano dagli uomini che comunque gli prestavano debito onore. Il suo culto risulta invece particolare nell'isola di Rodi dove gli era consacrata una colossale statua rappresentante un giovane con una folta chioma cinta da una corona a raggiera conosciuta con il nome di Colosso di Rodi, a dimostrazione dei tratti propriamente non greci della sua civiltà.
A Elio erano dedicate, sempre a Rodi, le Hēliaîa (Ἡλιαῖα), festività comprendenti gare atletiche e un sacrificio di quadrighe gettate in mare.
In età successive il culto di Elio assunse un'importanza centrale, dapprima fu identificato con altri dèi, ad esempio l'identificazione con il dio Apollo risulta già attestata nel V secolo a.C., successivamente, in epoca tardo-imperiale, a partire da Aureliano, il suo culto divenne il principale culto dell'impero romano; in Macrobio sono riassunte le motivazioni teologiche:
Così già l'imperatore Flavio Claudio Giuliano nel suo Inno a Elio re:
Elio appare come antagonista nel videogioco God of War III. Nel tentativo di fermare il Titano Perse, viene gravemente ferito da quest’ultimo. Successivamente viene brutalmente ucciso da Kratos, il quale utilizza la sua testa come strumento per emettere un potente bagliore capace di accecare i nemici.
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