Chronos

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Chronos mitraico, II sec. d.C., Museo nazionale di arte romana, Mérida

Chronos (in greco antico Χρόνος?, "«tempo»") è una divinità della mitologia greca, originariamente propria delle teogonie orfiche, che simboleggia il passare del Tempo e la durata della vita.

A differenza di altre personificazioni del Tempo come Aion e Kairos, Chronos ha il compito di temporalizzare gli eventi, ed in alcune fonti è stato adattato come Krono, venendo assimilato cioè al titano Crono, corrispondente al latino Saturno.

Concetto filosofico del tempo

Gli antichi greci distinguevano diverse concezioni del tempo attraverso divinità distinte. Mentre Chronos rappresenta il tempo lineare e cronologico, misurabile e sequenziale, altre divinità incarnano aspetti differenti della temporalità: Aion (αἰών) rappresenta il tempo eterno e ciclico, associato allo zodiaco e all'eternità, mentre Kairos (καιρός) simboleggia il momento opportuno, l'istante propizio per l'azione.

Questa distinzione tra tempo quantitativo (chronos) e qualitativo (kairos) riflette una concezione filosofica profonda della temporalità. Chronos incarna il tempo empirico, quello della nascita e della morte, del passato, del presente e del futuro, e la sua funzione di "temporalizzazione degli eventi" lo distingue dalle altre personificazioni temporali presenti nella religione dell'antica Grecia.

Fonti antiche

Bassorilievo di Chronos circondato dallo Zodiaco, Modena

Ferecide di Siro

La più antica testimonianza di Chronos come divinità primordiale risale a Ferecide di Siro (VI secolo a.C.). Nel suo poema cosmogonico, l'Heptamychos (Ἑπτάμυχος, «le sette caverne», noto anche come Theokrasia o Pentemychos), Ferecide pone all'origine del cosmo tre principi eterni e primordiali: Zas (Ζάς, accostato a Zeus), Chronos (Χρόνος, il Tempo) e Chthonie (Χθονίη, divinità ctonia originaria); dal seme di Chronos, deposto nelle cavità della terra, sarebbe sorta la prima generazione degli dèi.

Il Papiro di Derveni

Il Papiro di Derveni, scoperto nel 1962 presso l'omonima località in Macedonia, é datato intorno al 340 a.C. e conserva un commentario filosofico e allegorico a un poema orfico di carattere teogonico, probabilmente composto nella seconda metà del V secolo a.C. nell'ambiente del filosofo Anassagora. L'autore vi reinterpreta in chiave allegorica il mito orfico alla luce delle speculazioni presocratiche.

Pur frammentario, il manoscritto offre informazioni essenziali sulla teogonia orfica più antica e sulla sua interpretazione filosofica, mostrando come Chronos, benché non esplicitamente nominato in tutti i frammenti conservati, costituisse un elemento cosmologico fondamentale delle teogonie orfiche arcaiche. L'edizione critica del testo del 2006 ha consentito una ricostruzione più accurata del poema citato, confermando la centralità del tema del tempo nella cosmogonia orfica. Nel 2015 il papiro è stato inserito nel Registro della Memoria del Mondo dell'UNESCO, riconosciuto come testimonianza fondamentale per la comprensione del pensiero filosofico e religioso greco.

La teogonia di Ieronimo ed Ellanico

Nella teogonia di stampo orfico attribuita a Ieronimo e a Ellanico di Lesbo di datazione incerta, in seguito riportata nel modo più esauriente da Damascio nel VI secolo d.C., così viene presentata la genesi dell'universo:

Il cristiano Atenagora di Atene riassume in questo modo, nel II secolo d.C., questa teogonia:

«[...] Omero afferma: "L'Oceano origine degli dèi, e la madre Teti", e Orfeo, che per primo scoprì i loro nomi, narrò dettagliatamente le loro nascite, raccontò tutto quanto è stato compiuto da ognuno ed è ritenuto da loro di parlare di teologia in modo del tutto rispondente al vero; anche Omero lo segue molto da vicino, per lo più anche a proposito degli dèi, e fa derivare anch'egli la loro prima origine dell'acqua: "Oceano che per tutti è l'origine". Infatti, secondo lui, l'acqua era il principio di tutte le cose; dall'acqua, poi, si costituì il fango; da entrambi fu generato un essere vivente, un serpente con aggiunta una testa di leone, con in mezzo il volto di un dio, dal nome Eracle e Tempo. Questo Eracle generò un uovo estremamente grande che pieno della forza di chi l'aveva generato, si spezzò in due per uno sfregamento. La parte della sua sommità finì per diventare Cielo, mentre la parte racchiusa in basso diventò Terra; fuoriuscì anche un dio dal duplice corpo. Cielo, unitosi a Terra, generò come femmine Cloto, Lachesi e Atropo, come maschi i Centomani, Cotto, Gige, Briareo e i Ciclopi, Bronte, Sterope e Arge; e dopo averli incatenati, lì precipitò nel Tartaro, avendo appreso che sarebbe stato privato del potere dai suoi figli. Perciò Terra adirata generò i Titani:
E la Terra signora generò come figli i Celesti
a cui danno anche il nome Titani,
in quanto punirono il Cielo stellato»

La Teogonia rapsodica

Chronos mitraico, Museo nazionale di arte romana, Mérida

Un'ulteriore teogonia orfica emerge dai Discorsi sacri (ἱεροὶ λόγοι hieròi lógoi, in ventiquattro rapsodie detta anche Teogonia rapsodica), di cui diversi autori neoplatonici riportano alcuni passi attribuiti a Orfeo ma probabilmente frutto di una rielaborazione di materiale arcaico avvenuta tra il I e il II secolo d.C..

«Presso Orfeo sono tramandati quattro regni: primo quello di Urano, che ricevette Crono, una volta che ebbe evirato i genitali del padre; dopo Crono regnò Zeus, che scaraventò nel Tartaro il genitore; in seguito, a Zeus successe Dioniso che, dicono, i Titani gravitanti intorno a lui dilaniarono, per una macchinazione di Era, e si cibarono delle sue carni. E Zeus, colto dallo sdegno, li folgorò e, generatasi la materia dalla cenere fumante da essi prodotta nacquero gli uomini; dunque, non bisogna che facciamo morire noi stessi, non solo come sembra dire il mito, perché siamo in un carcere, il corpo (questo infatti è chiaro), e non lo avrebbe detto affinché restasse segreto, ma non bisogna far morire noi stessi, anche perché il nostro corpo è dionisiaco: infatti noi siamo parte di lui, se è vero che siamo formati dalla cenere dei Titani, che ne mangiarono le carni.»

Interpretazioni teogoniche e cosmologiche

Krono leontocefalo, identificato anche come Arimanius, rinvenuto nel mitreo di Sidon (500 CE; CIMRM 78 & 79; Louvre)

Chronos nelle teogonie orfiche

Le diverse teogonie orfiche presentano Chronos come principio cosmologico fondamentale, sebbene con variazioni significative; i relativi frammenti sono oggi raccolti nelle edizioni critiche di Otto Kern e di Alberto Bernabé. Secondo l'analisi di Martin West, esistevano almeno tre tradizioni teogoniche distinte:

  1. La teogonia di Ieronimo ed Ellanico (probabilmente del III-I secolo a.C.)
  2. La teogonia rapsodica (I-II secolo d.C.)
  3. La teogonia derivata dal Papiro di Derveni (V secolo a.C.)

In tutte queste tradizioni, Chronos appare come entità primordiale associata all'origine del cosmo, spesso in congiunzione con Ananke (Necessità). Rispetto alla Teogonia esiodea, in cui all'origine sta il Chaos, le cosmogonie orfiche collocano dunque all'inizio il principio del Tempo. La rappresentazione iconografica di Chronos come serpente alato con teste di leone e toro riflette la sua natura cosmica onnicomprensiva.

Influenze orientali

Walter Burkert ha identificato significative influenze orientali nella concezione orfica di Chronos, in particolare:

Mary Boyce e Frantz Grenet hanno analizzato le possibili connessioni tra le concezioni orfiche del tempo e lo zurvanismo, una corrente derivata dallo zoroastrismo che poneva Zurvan (il Tempo) come principio supremo al di sopra di Ahura Mazda e Angra Mainyu.

Chronos nel mitraismo

Nel mitraismo romano, Chronos venne identificato con la figura del dio leontocefalo (dio dalla testa di leone), rappresentato avvolto da un serpente che simboleggia lo scorrere del tempo. Questa divinità, talvolta chiamata Arimanius nelle fonti, rappresentava il tempo infinito e il destino cosmico.

Franz Cumont propose che questa figura derivasse direttamente dalle concezioni orfiche, sebbene Roger Beck abbia successivamente argomentato per un'interpretazione più complessa che integra elementi orfici, zoroastriani e astrologia caldea.

Neoplatonismo

I filosofi neoplatonici, in particolare Proclo, svilupparono elaborate interpretazioni teologiche di Chronos orfico. Luc Brisson ha analizzato come Proclo distinguesse tra:

Iconografia e fortuna

Lo stesso argomento in dettaglio: Padre Tempo.

La sovrapposizione tra Chronos e Crono-Saturno, affermatasi soprattutto in età rinascimentale, diede origine all'iconografia del «Padre Tempo»: un vecchio barbuto e alato, munito di falce e clessidra, allegoria del tempo che tutto genera e tutto consuma. A questa tradizione figurativa si riconnettono le numerose raffigurazioni dell'età moderna.

Note

  1. 1 2 3 Sini, 2005
  2. 1 2 Moormann, Uitterhoeve, pp. 254-255
  3. 1 2 Philippson, 1949
  4. ↑ Kirk, Raven, Schofield, 1983 (frammenti 7 A 1 e 7 B 1 Diels-Kranz).
  5. ↑ Betegh, 2004; Bernabé, 2007.
  6. 1 2 West, 1983
  7. ↑ KPT, 2006
  8. ↑ Kirk, Raven, Schofield, 1983
  9. ↑ Colli, p. 413:
    «Tale teogonia [...] è di cronologia assai incerta: contro l'opinione precedente (cf. per es. Zeller I I, 128-129) che la riteneva più tarda della teogonia rapsodica, si è poi affermata la tesi che vada datata tra la teogonia secondo Eudemo (Kern, Ziegler). E se realmente anche questo frammento si può accettare come sua testimonianza, si potrebbe collocarne la data fra il terzo secolo a.C. e il primo secolo d.C.»
  10. ↑ Damascio, De principiis, 123 bis, corrispondente al fr. 54 dell'edizione di Kern1922.
  11. ↑ Da non confondersi con il titano esiodeo Κρόνος, Krónos.
  12. ↑ I Discorsi sacri in ventiquattro rapsodie sono raccolti in Kern2011, pp. 313-529.
  13. ↑ Scarpi, p. 629
  14. ↑ Cfr. il fr. 66 in Kern2011, p. 329 e sgg.
  15. ↑ Detto anche Prōtogónos (Πρωτογόνος) in quanto uscito per primo dall'Uovo d'argento, e Ērikepaĩos (Ἡρικεπαῖος) in quanto androgino e dunque «datore di vita»; cfr. il fr. 81 in Kern2011, p. 341.
  16. ↑ Si tratta del titano Kronos (Κρόνος).
  17. ↑ Kern1922; BernabéPEG.
  18. ↑ Edmonds, pp. 225-242
  19. ↑ Beck, 1988; Burkert1985, pp. 17-24.
  20. ↑ Burkert, 1992
  21. ↑ Zaehner, 1955
  22. ↑ Boyce, Grenet, 1991
  23. ↑ Jackson, pp. 17-45
  24. ↑ Cumont, 1899
  25. ↑ Beck, 1988
  26. ↑ Brisson, 2002

Bibliografia

Edizioni critiche e testi antichi

Studi moderni

Articoli

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