| Isole Eolie Isole Lipari | |
|---|---|
| Geografia fisica | |
| Localizzazione | mar Tirreno |
| Coordinate | 38°29′48″N 14°56′09″E |
| Superficie | 114,7 km² |
| Numero isole | Principali 7, Isolotti/scogli 6 |
| Isole principali | Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli, Vulcano |
| Sviluppo costiero | 64 km |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Comune | |
| Centro principale | Lipari (4.500 ab. ca.) |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Demografia | |
| Abitanti | 15.138 (2022) |
| Densità | 122,20 ab./km² |
| Etnico | eoliani |
| Cartografia | |
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| Isole Eolie | |
|---|---|
| Tipo | Naturalistico |
| Criterio | VIII |
| Pericolo | Nessuna indicazione |
| Riconosciuto dal | 2000 |
| Scheda UNESCO | (EN) Isole Eolie (Aeolian Islands) (FR) Scheda |
Le isole Eolie (ìsuli Eoli in siciliano), dette anche isole Lipari, ma in ampio disuso, sono un arcipelago appartenente all'arco Eoliano situato nel mar Tirreno meridionale, a nord della costa siciliana, fanno parte della città metropolitana di Messina. Dal 2000 fanno parte dei siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Di origine vulcanica, l'arcipelago comprende i due vulcani attivi di Stromboli e Vulcano e vari fenomeni di vulcanismo secondario. L'arcipelago è una destinazione turistica molto popolare: attrae infatti fino a 600.000 visitatori annuali.
Le isole Eolie formano un arcipelago, costituito da sette isole vere e proprie, alle quali si aggiungono numerosi isolotti e scogli affioranti dal mare. Le sette isole sono disposte a forma di Y coricata, con l'asta lunga che punta verso ovest; sono ubicate al largo della Sicilia settentrionale, di fronte alla costa tirrenica messinese. Quando la visibilità è ottima e non è presente foschia, sono visibili da gran parte della costiera tirrenica della Sicilia e della parte meridionale di quella calabrese.
Le sette isole sono:
Le isole Eolie, tutte di origine vulcanica, sono situate nel mar Tirreno meridionale di fronte alla costa nord della Sicilia all'altezza di Capo Milazzo, da cui distano meno di 12 miglia nautiche.
La loro posizione geografica è compresa tra:
La presenza umana nell'arcipelago risulta sin da epoca molto antica. Le genti preistoriche vennero infatti sicuramente attratte dalla presenza di grandi quantità di ossidiana, sostanza vetrosa di origine vulcanica grazie alla quale le Eolie furono al centro di fiorenti rotte commerciali. I primi insediamenti si ebbero già nell'età neolitica tra il 5500 e il 4000 a.C. precisamente a Lipari e Salina con tracce di vasi ceramici e ossidiana lavorata. L'ossidiana, che a quei tempi era un materiale ricercatissimo in quanto tra i più taglienti materiali di cui l'uomo dell'epoca disponeva, alimentò dei traffici commerciali intensi: anche ad essi si deve ascrivere la notevole prosperità dell'arcipelago in cui fioriscono strutture abitative e villaggi. L'ossidiana liparese è attestata in Sicilia, nell'Italia meridionale, in Liguria, in Provenza e in Dalmazia. A Lipari nacque così un insediamento di notevole ampiezza. L'ossidiana veniva anche trasportata a Salina dove veniva lavorata.
Sempre del neolitico sul pianoro di Rinicedda a Leni (isola di Salina) sono stati scoperti i resti di una capanna con frammenti d'impasto di argilla: non sono tuttavia presenti i tipici fori per i pali posti per sorreggere le strutture delle capanne. Della stessa epoca è l'insediamento di Castellaro Vecchio a Lipari, dove sono state trovate ceramiche appartenenti alla cultura di Stentinello. I vasi erano fabbricati a mano, perché il tornio ancora non esisteva. Le forme e le decorazioni, ottenute usando le mani o dei punteruoli per graffiare la superficie, risultano piuttosto semplici. Vi sono anche decorazioni colorate con fasce rosse importate dall'Italia meridionale. Delle fasi più evolute del neolitico è il ritrovamento proveniente dal promontorio del Milazzese a Panarea di un frammento dipinto con lo "stile di Serra d'Alto". Nel IV millennio a.C., durante il periodo della cultura di Diana legata al villaggio dell'omonima contrada a Lipari, sorsero insediamenti in tutte le isole eccetto Vulcano.
Dell'età del rame (3000-2300 a.C.) vi sono tracce di capanne presso Filicudi, Panarea, Stromboli e Salina. A Stromboli sul Serro Fareddu si trova a 130 m di quota un inserimento della facies di Pianoconte. Mentre a Panarea sul Piano Quartara sono state scoperte delle ceramiche della cultura di Malpasso-S. Ippolito. Tra il XVI e il XIV secolo a.C. le Eolie videro aumentare la loro importanza in quanto poste sulla rotta commerciale dei metalli: in particolare sembra fosse scambiato lo stagno che giungeva via mare dai lontani empori della Britannia e transitava per lo stretto di Messina verso oriente.
Agli inizi del secondo millennio a.C. in Sicilia si afferma la cultura di Castelluccio, mentre nelle Eolie si diffonde la cultura detta di Capo Graziano, dai rinvenimenti dell'isola di Filicudi. La medesima cultura è attestata anche a Lipari e l'abitato è formato di capanne circolari con pareti di pietre a secco, poste sulla rupe, quasi a strapiombo sul mare. Le forme ceramiche di questo periodo sono numerose e si trasformano nel tempo, attestando per il bronzo Medio un forte influsso della cultura di Thapsos detta cultura del Milazzese. Le influenze dalle aree della Sicilia centro meridionale perdurano sino al bronzo recente. Per l'età del Bronzo si rilevano anche importazioni dal mondo Miceneo e dal Vicino Oriente. Successivamente è documentata una diversa cultura, di tipo villanoviano con tombe in situle e in vasi biconici, detta dell'Ausonio I e dell'Ausonio II, perché propone forme attestate anche nella penisola Italiana e forse da essa importate. Lipari fu poi colonizzata da un gruppo di Greci (Cnidi e Rodii), intorno al 580 a.C., e nel mondo greco si identificò l'Arcipelago con le isole Eolie, Αιόλιαι, note ad Omero e considerate la dimora del dio dei venti, Eolo.
Anche nel periodo greco l'Arcipelago rappresentò un punto nodale di incontro tra Tirreni (Etruschi), Fenici (Cartaginesi) e Greci (sia di Grecia propria che della Magna Grecia e della Sicilia, con particolari legami con le città dello Stretto e con Siracusa). Le ricche necropoli di Lipara hanno restituito vasi e materiali di importazione dalla Grecia (di Corinto, di Atene e della Ionia) e produzioni locali sfarzose. Di particolare interesse sono sia le terrecotte (mascherette teatrali e pinakes votivi) che le produzioni vascolari nel IV sec. caratterizzate da crateri di importazione siceliota e campana e nel III da una pregevole produzione locale con ricco cromatismo.
Durante la prima guerra Punica le isole furono teatro degli scontri tra Roma e Cartagine e Lipara fu conquistata da Roma nel 252 a.C.. In epoca romana le Eolie divennero centri di commercio dello zolfo, dell'allume e del sale, del vino e del garum. Anche in questo caso le ricche oreficerie e i corredi tombali con olle di vetro e frammenti riconducibili a sarcofagi ed a statue funerarie dimostrano un buon livello di vita, probabilmente connesso alla diffusione del latifondo senatorio.
Nell'836-837 l'arcipelago è assaltato dall'armata di Al-Fadl ibn Ya'qub (poi sostituito a settembre dal nuovo governatore aghlabide Abû 'l-Aghlâb Ibrahim ibn Allah, cugino dell'emiro Ziyadat Allah I). La flotta musulmana condotta da al-Fadl ibn Yaʿqūb devasta le Isole Eolie ed espugna diverse fortezze sulla costa settentrionale della Sicilia, tra cui la vicina Tyndaris. Nell'XI secolo Lipari è conquistata dai Normanni che vi impostano una abbazia benedettina e con Ruggero II la elevano a sede vescovile.
Nel 1544, quando la Spagna dichiara guerra alla Francia, il re francese Francesco I chiede aiuto al sultano ottomano Solimano il Magnifico. Questi manda una flotta comandata da Khayr al-Din Barbarossa che attacca le isole Eolie, uccidendo e deportando molti dei suoi abitanti. Secondo il suo disegno le Eolie avrebbero dovuto essere l'avamposto dal quale attaccare Napoli.
Nel corso dei secoli successivi, soprattutto a partire dalla seconda metà del XVI secolo, l'arcipelago venne ripopolato con coloni provenienti principalmente dalla Sicilia e dalle regioni italiane peninsulari del basso Tirreno (Calabria e Campania), i quali rinfoltirono significativamente la popolazione delle isole, andandosi a sommare all'assai meno folto gruppo di isolani nativi sopravvissuti alle devastazioni ottomane e ancora ivi residenti. In epoca borbonica l'isola di Vulcano venne utilizzata come colonia penale per l'estrazione coatta di allume e zolfo.
Le isole prendono nome dal dio Eolo (Àiolos, Αἴολος in greco antico), re dei venti. Secondo la mitologia greca, Eolo riparò su queste isole: viveva a Lipari e riusciva a prevedere le condizioni del tempo e i venti osservando la forma del fumo sbuffato da un vulcano attivo, probabilmente Stromboli. Grazie a questa abilità, Eolo si guadagnò grande popolarità e la fama di re dei venti, dando alle isole il suo nome. Secondo Plinio, dai greci queste isole venivano chiamate anche Efestiadi (Hephaistiàdēs, Ἡφαιστιάδης ossia vulcanico) e conseguentemente, dai romani, assieme a Aeoliae e Lipari, Volcaniae. Il nome Lipari, invece, secondo il mito proverrebbe da Liparo, eroe eponimo che colonizzò l'isola e ne divenne il re.
Le isole Eolie costituiscono un sistema vulcanico determinato dalla subduzione della litosfera oceanica sotto quella continentale, determinandone la fusione con liberazione di magma che, giunto in superficie, forma un arco insulare, l'arco Eoliano, lungo 200 km e composto, oltre che dalle sette isole vulcaniche emerse, dai monti sottomarini Alcione, Lametini, Palinuro, Glabro, Marsili, Sisifo, Eolo, Enarete.
A livello amministrativo, l'arcipelago eoliano appartiene a quattro comuni della città metropolitana di Messina: Leni, Malfa e Santa Marina Salina sono situati sull'isola di Salina, mentre il comune di Lipari controlla le rimanenti isole.
| Comune | Popolazione |
|---|---|
| 708 | |
| 11 549 | |
| 1 001 | |
| 894 |
La più popolata è l'isola di Lipari. Seguono, nell'ordine, Salina, Stromboli, Vulcano, Filicudi, Panarea e Alicudi.
Avifauna
Gli uccelli migratori, per passare dal sito di nidificazione, genericamente individuato con l’Europa centrale e settentrionale, al sito di svernamento, in genere corrispondente con l’Africa e in particolare con la porzione sub-sahariana del continente, utilizzano diversi corridoi di migrazione. Il grosso delle masse di uccelli in migrazione che, attraversando nei due sensi il Mar Mediterraneo lungo questo corridoio, investono in pieno la Sicilia e le isole circostanti. In quell’area passano inoltre specie che nidificano a) a occidente dell'Italia, cioè nella Penisola Iberica; b) a oriente dell'Italia, cioè nell'Europa Meridionale-orientale: Grecia, Balcani, Russia meridionale, Asia Minore; e c) specie Nord africane, debordanti sporadicamente in Sicilia e nelle Isole circum-siciliane. La migrazione primaverile inizia nei mesi di febbraio-marzo con le specie più precoci e continua nei mesi di aprile-maggio. La migrazione autunnale inizia dalla metà di agosto, continua in settembre e termina in ottobre-novembre. Generalmente, i migratori seguono nella migrazione autunnale lo stesso percorso seguito in primavera. Talune specie, ad esempio il Biancone, almeno in parte effettuano una migrazione a circuito e, tornando verso nord dall’Africa, deviano verso ovest passando per la Penisola Iberica.
Gli uccelli nel periodo che precede la migrazione accumulano grandi quantità di grasso sottocutaneo, che consumano durante la migrazione. Non tutti però riescono ad accumularne quantità sufficienti e alcuni individui sono costretti a fare soste per ricostituire la scorte di grasso e continuare la migrazione. Le piccole isole del Tirreno meridionale, tra cui le Eolie, svolgono un ruolo importante come aree di sosta e foraggiamento. Inoltre, queste isole rappresentano aree uniche di riproduzione per specie pelagiche che trovano condizioni ambientali idonee solo in questi contesti insulari. Alle Eolie esistono due sole aree umide (Punta Lingua a Salina e area dell'Istmo a Vulcano), rappresentate da lagune costiere.
Nell’arcipelago sono state censite alcune centinaia di specie, in particolare: 171 a Salina, 154 a Lipari, 134 a Vulcano, 99 a Panarea, 76 a Stromboli, 77 a Filicudi e 50 ad Alicudi. La grande maggioranza delle specie sono migratorie primaverili e/o autunnali e alcune di esse nidificano nelle isole, altre vi svernano. Il loro numero varia nel tempo, essendovi specie che vi nidificano in modo irregolare. Secondo una stima abbastanza recente, il numero delle specie nidificanti è il seguente: 14 a Stromboli, 12 a Panarea, 31 a Lipari, 26 a Vulcano e 31 a Salina.
Si riportano le specie migratici per le quali maggiori sono la quantità degli individui avvistati e la frequenza e la regolarità degli avvistamenti. Le migratrici primaverili comprendono Falco pecchiaiolo, Marzaiola, Mestolone, Moriglione e Nibbio bruno. Tra le migratrici autunnali e invernali Beccaccia, Capovaccaio, Pavoncella e Tordo sassello.
Tra le specie migratrici di doppio passo: Airone cenerino, Airone rosso, Allodola, Colombaccio, Cuculo, Cutrettola, Falco di palude, Grillaio, Gru cenerina, Lodolaio, Piviere dorato, Pittima reale, Quaglia, Rondine, Sparviero, Storno comune, Tortora selvatica e Upupa.
Tra le specie sedentarie nidificanti, i passeracei sono quelli maggiormente rappresentati: Capinera, Cardellino, Fringuello, Merlo, Passero solitario, Verdone, Verzellino e varie specie di passeri. I rapaci diurni sono rappresentati da Falco pellegrino, Gheppio e Poiana, i notturni da Assiolo e Barbagianni.
Tra le specie migratorie nidificanti più comuni si trovano il Falco della regina, il Gheppio, la Poiana, la Cornacchia grigia, il Corvo imperiale, la Gazza. Formano colonie di varie dimensioni la Berta maggiore, la Berta minore mediterranea, il Gabbiano reale mediterraneo, il Gruccione, il Piccione selvatico, lo Scricciolo, la Tortora dal collare orientale, l’Uccello delle tempeste mediterraneo e vari rondoni e rondini.
Tra le specie svernanti: Allodola, Alzavola, Ballerina bianca, Ballerina gialla, Gabbiano comune, Passera scopaiola, Pettirosso, Pispola, Tottavilla e Tordo bottaccio.
Nel 1990 il geologo siciliano Sergio Cucchiara ha identificato una nuova specie di lucertola sullo scoglio La Canna, vicina a Filicudi: la Podarcis raffonei sottospecie Cucchiarai, registrata all'Università di Palermo ed anche al British Museum di Londra. Sono in seguito state riscontrate altre sottospecie di tale lucertola presso lo Scoglio Faraglione di Salina, Strombolicchio e l'isola di Vulcano. Nell'anno 2000 le Isole Eolie sono state insignite del titolo di Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO, come riserva della biosfera nonché come patrimonio culturale.
Le Isole Eolie sono caratterizzate da diverse piante endemiche, alcune esclusive delle isole stesse, altre presenti anche in ambienti vulcanici simili della penisola italiana. La flora locale comprende sia specie tipiche della macchia mediterranea, sia esempi di specie vegetali pioniere, capaci di colonizzare substrati vulcanici poveri e instabili.
Le isole sono raggiungibili con traghetto o aliscafo da Cefalù, Capo d'Orlando, Patti, Vibo Valentia, Messina, Milazzo, Palermo, Sant'Agata di Militello, Salerno, Reggio Calabria, Tropea, Napoli e Cetraro.
Le diverse "culture" dell'arcipelago eoliano sono attestate e illustrate nel Museo archeologico regionale eoliano, nel quale sono conservati reperti dall'età preistorica (sin dal 5000 a.C.) alla greco-romana (dal VI sec. a.C. al VI d.C.) e medievale (età bizantina e normanno-sveva) illustrate da una ricchissima produzione di testi specialistici e didattici e nelle sue sedi distaccate di Filicudi e Panarea. Il museo, fondato da Luigi Bernabò Brea e dalla moglie Madeleine Cavalier, è costituito da tre grandi edifici dedicati alla Preistoria, alla città greco-romana, alle Iscrizioni e alla documentazione degli aspetti vulcanologici dell'arcipelago.
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