| Forchia comune | |
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(dettagli)
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Gerardo Perna Petrone (SiAmo Forchia) |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°01′53.18″N 14°32′08.63″E |
| Altitudine | 282 m s.l.m. |
| Superficie | 5,45 km² |
| Abitanti | 1 174 (31-5-2026) |
| Densità | 215,41 ab./km² |
| Frazioni | S. Alfonso, Cagni, Acquavitale, Signorindico |
| Comuni confinanti | Airola, Arienzo (CE), Arpaia, Moiano, Roccarainola (NA) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 82011 |
| Prefisso | 0823 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 062032 |
| Cod. catastale | D693 |
| Targa | BN |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona D, 1 583 GG |
| Nome abitanti | forchianti |
| Patrono | san Nicola di Mira |
| Giorno festivo | 6 dicembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Forchia è un comune italiano di 1 174 abitanti della provincia di Benevento in Campania.
L'area di Forchia è cartografata nella tavoletta I.G.M. di Montesarchio III SE del foglio N°173 di "Benevento" della carta d'Italia. Forchia rientra nella Valle Caudina, delimitata a sud dai monti del Partenio, a nord-ovest dai monti di Durazzano, a nord dal massiccio del Taburno, tutti caratterizzati da versanti acclivi a forme piuttosto aspre. Il comune è circondato per circa 2/3 da rilievi collinari mentre la restante parte (quella che guarda il versante casertano) si affaccia verso una immensa zona pianeggiante. Forchia è l'unico comune della provincia di Benevento - insieme con la limitrofa Arpaia e Paolisi - che confina con la città metropolitana di Napoli, precisamente con l'area nolana.
Poche sono le notizie storiche di Forchia che sembrerebbe avere origini antecedenti a quelle dell'impero romano. Il suo nome deriva probabilmente dal latino forculae che sta per forche, a richiamare la famosa battaglia delle Forche Caudine quando nel 321 a.C. i sanniti guidati da Gaio Telesino sconfissero due legioni romane e le costrinsero a subire l'umiliazione del passaggio sotto il giogo. Fu una circoscrizione longobarda (gastaldato) annesso al principato di Salerno. Nell'anno 849 d.C. L'imperatore Ludovico, nella divisione del principato di Benevento, lasciò Forchia al principe di Salerno Siconolfo, divenendo il confine dei due principati. Forculum (Forchia) compare infatti nel capitolare che si trova nell'Archivio di Montecassino e che contiene l'enumerazione dei gastaldati che dovevano comporre il principato di Salerno; dopo la stessa Salernum, sono infatti nominati Sarnum, Cimiterium, Forculum, Capua, Teanum e Sora. Come tutta l'Italia meridionale nell'undicesimo secolo fu sotto il dominio dei Normanni che preservarono il principato. Nel 1139 il gastaldato di Forchia insieme a tutto il principato (che fu anche chiamato "longobardo-normanno") evolse nel Regno di Sicilia (durato - con vari nomi - sette secoli, fino al 1861) anche se continuarono a essere nominati duchi longobardi (direttamente dal papa) fino al 1081. anche Forculum continuò a far parte di un ducato in quello stesso periodo. Fu completamente distrutta nel terremoto del 5 dicembre 1456. Il terremoto si verificò alle 3 del mattino e, con una magnitudo di 7.1, fu uno dei terremoti più forti mai registrati in Italia dove tutti i paesi dell'entroterra campana furono rasi al suolo. Lo sciame sismico durò per diversi anni. Una vox populi vorrebbe che in passato fosse stata unita al vicino comune di Arpaia. Se ciò è senz'altro vero da un punto di vista parrocchiale (la separazione avvenne in tal senso nel 1654) non si hanno notizie certe se e quando sia avvenuta la separazione da un punto di vista amministrativo.
Forchia e Arpaia, situate nella provincia di Benevento, Campania, sono due realtà storiche strettamente connesse. I due paesi, probabilmente nel tempo hanno subito diverse divisioni per poi riunirsi e dividersi ancora. Probabilmente erano unti prima dell’849, sono state riunite presumibilmente alla fine dell’undicesimo secolo con il dominio Normanno per poi essere divise ancora. Di certo all'inizio del XIX secolo, Forchia non vantava uno status amministrativo autonomo, essendo considerata un casale o frazione di Arpaia. Tale legame rifletteva un quadro territoriale storicamente dominato dal sistema feudale, che regolava gli aspetti civili, giurisdizionali e amministrativi nel Regno di Napoli. La fine della feudalità e le riforme napoleoniche posero le basi per un'importante trasformazione amministrativa, che sancì, fra l'altro, l'autonomia comunale di Forchia rispetto ad Arpaia.
Il sistema feudale, radicato nella struttura socio-politica del Regno di Napoli, subordinava molte comunità locali al controllo dei feudatari. Nel celebre "Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli" (prima metà del XIX secolo), Forchia è ancora indicata come "casale di Arpaia", segnalando la sua natura di frazione dipendente amministrativamente e giurisdizionalmente. Questo documento rappresenta una testimonianza diretta dello status territoriale di Forchia prima delle riforme napoleoniche e descrive la situazione socio-economica locale all'interno delle strutture feudali consolidate.
L'episodio cardine di questo cambiamento è rappresentato dal decreto del 2 agosto 1806, emanato durante il regno di Gioacchino Murat, che abolì formalmente la feudalità nel Regno di Napoli. Come riportato in fonti normative storiche come la "Collezione delle Leggi e Decreti del Regno di Napoli (1806-1815)", questo decreto soppresse i diritti giurisdizionali e patrimoniali dei baroni sui territori e trasferì tali prerogative allo Stato. Le comunità locali, chiamate "università", assunsero il ruolo di enti amministrativi sotto la supervisione del governo centrale, con significative implicazioni sulla gestione dei territori.
Queste norme non solo distrussero la struttura feudale, ma gettarono le basi per la nascita di nuovi comuni e una nuova configurazione territoriale più moderna e centralizzata. Parallelamente, il diritto locale e canonico videro modifiche con la separazione parrocchiale di Forchia da Arpaia avvenuta precedentemente, nel 1654, sebbene questa non comportasse autonomia amministrativa civile.
La definitiva consacrazione dell'autonomia amministrativa di Forchia avvenne con un decreto regio del 1811, che per la prima volta iscrisse Forchia come Comune distinto da Arpaia nei registri ufficiali dello Stato borbonico-napoleonico. Questo atto è documentato nelle registrazioni storiche del governo napoletano e nel "Bullettino delle leggi del Regno di Napoli" di quegli anni, rispecchiando la messa a punto dell'organizzazione amministrativa del Regno secondo criteri più coerenti con le esigenze di efficienza e rappresentanza politica dell'epoca.

Molti dei comuni del Sannio, si contendono l'episodio delle Forche Caudine, tuttavia solo il comune di Forchia è riuscito ad ottenere uno stemma comunale che riporta la raffigurazione del giogo, sancendo in qualche modo l'attribuzione del luogo del famoso episodio storico come esclusiva proprietà, nonostante il parere contrario di molti storici.
Le vicissitudini che hanno condotto all'attribuzione dello stemma comunale sono alquanto bizzarre. Il Comune, forte del nome (Forchia deriverebbe infatti da forculae ovvero "forche", "giogo' dalla traduzione latina) e di alcuni ritrovamenti archeologici (le rovine di un antico monastero di Forchia chiamato Santa Maria del Giogo indicherebbero il luogo dove avvenne l'episodio), si è sempre battuto per vedersi attribuire lo stemma. La vicenda che ha portato il comune di Forchia al particolare primato è riportata (in maniera imprecisa) dal giornalista e scrittore Giuseppe Josca in una raccolta di articoli da lui scritti per il Corriere della Sera negli anni sessanta su alcune comunità del sud dell'Italia.
L'articolo che parla di Forchia intitolato La guerra sannitica con la carta bollata si incentra sulla tenacia (anche se molto sarcasticamente sottolineata dall'autore) dei forchiesi che capeggiati dall'allora sindaco Alfonso D'Ambrosio, ingaggiarono una vera e propria battaglia non solo con il vicino comune di Arpaia, che contendeva a Forchia l'attribuzione del luogo dell'episodio, ma addirittura con l'Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio. Infatti venne adottato un timbro che raffigurava ruote, stelle, foglie e altri elementi dello stemma della Repubblica, ne nacque un'ulteriore disputa con le autorità competenti, in quanto la legge prescrive chiaramente che gli enti periferici non possono usare l'emblema dello stato, e in seguito ai risultati di un'indagine effettuata dallo Studio Araldico di Genova, con un decreto governativo del 1954 furono dichiarate fondate le rivendicazioni del comune che da allora poté adottare lo stemma attuale. La blasonatura dello stemma è la seguente:
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di verde.

Abitanti censiti

| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1985 | 2004 | Michelino Giordano | DC-PPI-UdC | Sindaco | |
| 2004 | 2019 | Margherita Giordano | Lista civica (centro) | Sindaco | |
| 2019 | 2024 | Pino Papa | Lista civica | Sindaco | |
Il comune fa parte della Comunità montana del Taburno.
Nel comune vi è una squadra di calcio dilettantistica: