
Cecco d'Ascoli, pseudonimo di Francesco Stabili di Simeone (Ancarano, 1269 – Firenze, 16 settembre 1327), è stato un poeta, medico, insegnante, filosofo e astrologo italiano. Per il suo pensiero ritenuto eretico in materia religiosa, fu arso vivo sul rogo dall'Inquisizione cattolica.

Insieme a Dante Alighieri e a Guido Cavalcanti avrebbe fatto parte della confraternita iniziatica dei Fedeli d'Amore, una sorta di ramificazione dell'Ordine Templare. La sua opera più celebre è l'Acerba, un poema enciclopedico contenente nozioni di cosmologia, filosofia naturale e antropologia, pubblicato fino al 1581, anno della Controriforma in cui cadde nell'oblio per essere poi riscoperto ai primi dell'Ottocento.
Nato ad Ancarano nel 1269, presso i monti Sibillini, a diciotto anni entrò nel piccolo monastero di Santa Croce ad Templum di Ascoli Piceno, anticamente sede dei templari, nella Marca Meridionale.

Si stabilì a Firenze nel novembre 1314; poi fu a Bologna, dove nel 1324 insegnò astronomia alla facoltà di medicina dell'Alma Mater, e qui subì la prima condanna per aver fatto commenti non ortodossi sulla religione cristiana, condanna che consistette in una grossa multa, la perdita del lavoro, il sequestro di tutti i suoi libri, e l'obbligo giornaliero di recitare preghiere a penitenza. La condanna fu inflitta dall'inquisitore domenicano Lamberto da Cingoli. L'ammirazione di studenti e colleghi era tale, tuttavia, che dietro loro pressione l'anno dopo, nel 1325, Cecco riebbe la cattedra universitaria e venne addirittura promosso di livello.
Nel 1326 tornò a Firenze, e Carlo, Duca di Calabria, figlio primogenito del re Roberto d'Angiò (1309-1343) in guerra con Castruccio Castracani, lo nominò medico di corte, in contrapposizione con Dino del Garbo. Contrastato dal cancelliere, fra Raimondo, vescovo di Aversa, Cecco entrò in antipatia del duca per via di un oroscopo negativo su sua figlia (la futura Giovanna regina di Napoli), e di un altro che divinava la prossima discesa in Italia dell'imperatore Ludovico il Bavaro.
Fu condannato al rogo dall'inquisitore frate Accursio Bonfantini (attivo in Toscana fra il 1326-1329) e morì bruciato vivo davanti alla basilica di Santa Croce a Firenze il 16 settembre 1327. Tra i sei giudici che emisero la sentenza figurava anche Francesco da Barberino, poeta autore dei Documenti d'Amore (Documenta Amoris). Cecco d'Ascoli seguì quindi la medesima sorte di altri intellettuali del suo tempo, come ad esempio Pietro d'Abano, dediti allo studio dell'astrologia e dell'alchimia, discipline non esplicitamente vietate, ma che spesso davano luogo a sospetti di eresia.
Pur avendo potuto salvarsi, Cecco scelse di non ritrattare le proprie credenze e convinzioni, ma anzi, per ciascuna delle imputazioni che gli erano state rivolte, avrebbe gridato:
Una leggenda vuole che la sua forte e multiforme personalità avesse resistito anche alle fiamme del rogo.

I suoi studi di astrologia ruotavano attorno ai commenti sul De principiis astrologiae del musulmano Alcabizio e il De sphaera mundi di Giovanni Sacrobosco.

Secondo l'umanista Angelo Colocci (riportato in Castelli, 1892), la madre del poeta era solita frequentare feste di carattere orgiastico che riprendevano quelle antiche in onore della dea Ancaria, l'antica Signora degli Animali dei Piceni, analoga alla Diana latina, e proprio nel prato dove sorgeva l'antico santuario della dea sarebbe nato Cecco d'Ascoli.
Una leggenda popolare gli attribuisce la costruzione del Ponte di Cecco (situato in Ascoli Piceno), che il diavolo, su comando del poeta, avrebbe realizzato in una sola notte.
Secondo un'altra leggenda tramandata nei paesi del circondario di Posta (RI), Cecco passava per la via Salaria da Ascoli verso Roma, quando apprese presso una locanda di Posta che la strada verso Sigillo era bloccata da una immensa frana. Durante la notte egli fece scatenare dal diavolo una tempesta che tagliò la roccia rossa delle gole del Velino ripristinando la viabilità.
Un'altra leggenda popolare fa riferimento alle numerose battaglie dottrinali tra Cecco d'Ascoli e Dante Alighieri, che pure era un suo caro amico. In particolare quest'ultimo sosteneva la capacità dell'educazione di assoggettare l'istinto mentre Cecco era convinto della superiorità della natura. La leggenda vuole che Dante, a conferma delle sue teorie, avesse addestrato un gatto a reggere con le zampe una candela accesa per fargli da lume durante i suoi studi e lo avesse mostrato all'amico. Cecco in risposta si presentò un giorno a casa di Dante portando con sé una gabbia piena di topi; non appena li ebbe liberati davanti al felino questi lasciò la candela ed incurante dei richiami del padrone cominciò a rincorrerli. Per questo nel suo poema accusava Dante di nascondere la verità dietro lo schermo dell'allegoria:
«Qui non si canta al modo delle rane,
Qui non si canta al modo del poeta
Che finge, immaginando, cose vane;
Ma qui risplende e luce ogni natura
Che a chi intende fa la mente lieta.
Qui non si sogna per la selva oscura […]
Lascio le ciance e torno su nel vero
Le favole mi fur sempre nemiche.»
(L'Acerba, IV, 12)
Fondato nel 1987 con lo scopo di promuovere la ricerca e lo studio del Medioevo con particolare riguardo all'analisi ed all'approfondimento del patrimonio storico, culturale e folcloristico del Piceno, è dedicato al celebre Cecco d'Ascoli.
Ha sede ad Ascoli Piceno in piazza del Popolo nel palazzo dei Capitani del Popolo.
Tra le attività, la promozione di eventi culturali, attività di formazione ed editoriale. Ogni anno, tra la fine di novembre e i primi di dicembre si svolge il Premio Internazionale Città di Ascoli Piceno, organizzato dall'Istituto. Si tratta di un premio letterario che viene assegnato ad una personalità nel campo della medievistica internazionale contraddistintasi nella realizzazione di opere intellettuali che contribuiscono all'indagine storica e al valore della ricerca storiografica. Tra i vincitori del premio si ricordano Elémire Zolla (1987), Ovidio Capitani (1989) e Liliana Cavani (1989) per il film Francesco), Pupi Avati (2008 per il film Magnificat del 1993). Nel 1987 la Giuria del Premio assegnò una menzione speciale allo storico francese Jacques Le Goff che nella manifestazione 2008 è intervenuto con un video (intervista esclusiva).
Il monumento a Cecco d'Ascoli fu realizzato a New York da ascolani emigrati nella Grande Mela e giunse in Ascoli nel 1921. Composto da un basamento di marmo sormontato da una statua in bronzo raffigurante Cecco d'Ascoli, è opera dello scultore Edoardo Camilli. Si trova in piazza Giacomo Matteotti nelle immediate vicinanze del ponte Maggiore.
Il Liceo Francesco Stabili è un istituto d'istruzione superiore pubblico comprendente vari licei: il Liceo Classico, il Liceo delle Scienze Umane, il Liceo Made in Italy e il Liceo Linguistico. Si trova ad Ascoli Piceno.
Nonostante il discredito che gli fu gettato addosso, Cecco venne progressivamente riscoperto, ad esempio da Goethe che nel Faust (atto VI) lo chiama il «negromante di Norcia».
A Cecco d'Ascoli è dedicato il lungometraggio L'eretico - Un gesto di coraggio (Italia, 2004), diretto da Piero Maria Benfatti, con Remo Girone e Tobias Moretti.
L'erudito gesuita Paolo Antonio Appiani redasse una Vita Francisci Stabilis (vulgo) Cecco d'Ascoli, che avrebbe dovuto essere inserita nell'inedito Athenaeum Asculanum. La vita fu pubblicata per la prima volta nel terzo volume dell'Historia di tutte l'heresie di Domenico Bernini, pubblicato a Roma nel 1709. Con la vita Appiani mirava a riabilitare Cecco d Ascoli dalle accuse di astrologia ed eresia che gli erano state mosse dall'Inquisizione. Giammaria Mazzuchelli, pienamente convinto dalle argomentazioni del gesuita, nella voce dedicata a Cecco d'Ascoli negli Scrittori d'Italia si limita a riassumerne le conclusioni.
Pietro Fanfani scrisse il romanzo Cecco d'Ascoli: racconto storico del sec. XIV attorno alla figura del filosofo piceno, pubblicandolo nel 1870 a Firenze.
Per la bibliografia specifica su L'Acerba si rimanda a tale voce.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 76413615 · ISNI (EN) 0000 0000 8344 8046 · SBN MILV049406 · BAV 495/7989 · CERL cnp01447217 · LCCN (EN) n81089867 · GND (DE) 118638270 · BNE (ES) XX941477 (data) · BNF (FR) cb12459869h (data) · J9U (EN, HE) 987007278471405171 · CONOR.SI (SL) 197891427 |
|---|