Hararghe

Hararghe
Provincia storica
Harärge
Localizzazione
StatoEtiopia (bandiera) Etiopia
Amministrazione
CapoluogoHarar
Data di istituzione1943
Data di soppressione1987
Territorio
Coordinate
del capoluogo
8°N 43°E
Abitanti
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+3
Cartografia
Hararghe – Localizzazione
Hararghe – Localizzazione

L'Hararghe (in amarico ሐረርጌ, Harärge; in oromo Harargee; in somalo Xararge; in harari ሀረርጌ፞ይ, Harargêy), trascritto anche Hararge, Harerghé o Harerge, fu una provincia dell'Etiopia orientale, con capoluogo Harar. Comprendeva una vasta regione estesa dagli altopiani orientali dell'Acrocoro Etiopico alle pianure semiaride dell'Ogaden e alle regioni confinanti con Gibuti e la Somalia. La provincia derivava storicamente dai territori dell'Emirato di Harar, conquistato nel 1887 dalle truppe di Menelik II, ma durante il periodo imperiale arrivò a comprendere regioni molto più estese rispetto ai domini originari dell'emirato. I suoi confini furono modificati più volte, soprattutto in occasione della riorganizzazione amministrativa del 1942-1943 e della successiva istituzione della provincia di Bale nei primi anni sessanta. Il territorio era caratterizzato da una notevole diversità geografica, linguistica e culturale. Nelle regioni montuose erano particolarmente numerose le popolazioni oromo, mentre le pianure orientali e sud-orientali erano abitate prevalentemente da comunità somale. La città di Harar costituiva inoltre il principale centro storico e culturale degli harari, una popolazione di lingua semitica con una lunga tradizione urbana e islamica. Dopo la fine del sistema provinciale e la riorganizzazione federale dell'Etiopia, formalizzata dalla Costituzione del 1995, il territorio dell'antico Hararghe fu suddiviso principalmente tra le regioni di Oromia, Somala e Afar, mentre la città di Harar e il territorio circostante costituirono la Regione di Harari.

Etimologia

Il nome Hararghe deriva da quello della città di Harar, conosciuta nella lingua harari come Gey, termine che significa «città». La denominazione è legata alla regione storicamente gravitante intorno a questo centro urbano e commerciale.

Prima della conquista etiopica del 1887, il nome era riferito principalmente alla città di Harar e al territorio immediatamente circostante. Con l'espansione amministrativa dell'Impero etiopico, la denominazione fu progressivamente applicata a una regione molto più vasta, comprendente altopiani e pianure appartenenti a differenti contesti storici ed etnolinguistici. Le grafie Hararghe, Hararge e Harerghé riflettono differenti convenzioni di traslitterazione e trascrizione delle lingue dell'Etiopia orientale.

Geografia

L'Hararghe occupava un'ampia porzione dell'Etiopia orientale, estendendosi dalla valle dell'Auasc e dai rilievi orientali dell'Acrocoro Etiopico verso le pianure dell'Ogaden.

I confini variarono nel corso del tempo. Nella configurazione assunta durante il periodo imperiale, la provincia confinava a ovest con lo Scioa, a nord-ovest con il Uollo, a nord-est con la Somalia francese e a est con la Somalia. A sud comprendeva territori successivamente trasferiti alla provincia di Bale. Il paesaggio era caratterizzato da forti contrasti altitudinali e climatici. Nella parte occidentale e centrale si sviluppavano rilievi montuosi e altopiani relativamente umidi, mentre verso est e sud-est il territorio degradava progressivamente verso vaste pianure semiaride, attraversate da corsi d'acqua prevalentemente stagionali.

Rilievi e altopiani

La parte centrale e occidentale della provincia comprendeva i rilievi dell'Hararghe, appartenenti al margine orientale dell'Acrocoro Etiopico.

Tra le principali regioni montuose figuravano gli altopiani del Chercher, caratterizzati da dorsali, vallate e versanti profondamente incisi, con altitudini che superano localmente i 2.500 m. L'area intorno a Harar era costituita da altopiani relativamente elevati, favorevoli alla coltivazione di cereali, caffè e altre piante agricole. La presenza di rilievi e versanti esposti a differenti regimi pluviometrici determinava una notevole varietà di condizioni ambientali. Verso sud e verso est, le superfici montuose lasciavano progressivamente spazio a territori più bassi e aridi, appartenenti alle regioni dell'Ogaden e ai bacini fluviali dell'Etiopia orientale.

Idrografia

L'idrografia dell'Hararghe era caratterizzata dalla presenza di diversi sistemi fluviali, con regimi e bacini di drenaggio differenti.

Nel settore occidentale il principale corso d'acqua era l'Auasc, che scorre attraverso la regione della Grande Rift Valley e termina nella depressione dell'Afar, in un sistema di bacini endoreici. Le regioni meridionali e sud-orientali appartenevano invece prevalentemente ai bacini dell'Uebi Scebeli e dei suoi affluenti, che drenano vaste porzioni degli altopiani etiopici verso la Somalia. Numerosi corsi d'acqua minori attraversavano gli altopiani del Chercher e le regioni circostanti. La loro portata era generalmente soggetta a una marcata stagionalità, con piene concentrate nei periodi piovosi e deflussi notevolmente ridotti durante la stagione secca. La disponibilità di acqua contribuiva a determinare la distribuzione degli insediamenti e delle attività agricole, soprattutto nelle regioni più aride.

Clima

Il clima della provincia variava considerevolmente in relazione all'altitudine e alla distanza dalle regioni montuose.

Gli altopiani occidentali e centrali presentavano condizioni relativamente temperate, con precipitazioni sufficienti a sostenere coltivazioni permanenti e stagionali. Le pianure orientali e sud-orientali erano invece caratterizzate da temperature più elevate e da una maggiore aridità. In numerose località le precipitazioni presentavano due periodi di maggiore intensità, generalmente collegati al passaggio stagionale della zona di convergenza intertropicale. Negli altopiani la stagione delle piogge principale si concentrava soprattutto tra giugno e settembre, mentre precipitazioni secondarie potevano verificarsi in primavera. Nelle pianure orientali la distribuzione stagionale delle piogge era differente e più irregolare. Le differenze climatiche influenzavano la vegetazione e i sistemi produttivi, favorendo l'agricoltura stanziale nelle regioni più umide e l'allevamento pastorale o agro-pastorale in quelle più aride.

Storia

Il periodo precedente alla conquista etiopica

La regione dell'Hararghe fu abitata fin dall'antichità da popolazioni appartenenti a differenti gruppi linguistici e culturali del Corno d'Africa.

Le testimonianze archeologiche documentano una presenza umana molto antica. Nei rilievi del Chercher sono stati individuati monumenti megalitici, tra cui dolmen, studiati a partire dalla prima metà del XX secolo. Nel 1931 l'archeologo e missionario francese François Azaïs documentò alcuni monumenti megalitici nella regione del Chercher, contribuendo a far conoscere il patrimonio archeologico degli altopiani orientali etiopici. Le ricerche successive hanno individuato numerose strutture funerarie e monumentali, testimonianza della complessità delle società che abitarono la regione in epoca preistorica e protostorica. Le origini etnolinguistiche delle popolazioni dell'Hararghe sono state oggetto di diverse interpretazioni storiche. Secondo alcune ricostruzioni, gruppi parlanti lingue semitiche etiopiche si diffusero verso gli altopiani di Harar durante il I millennio a.C., entrando in contatto con comunità di lingua cuscitica già presenti nella regione. Queste ricostruzioni, fondate principalmente su dati linguistici e interpretazioni storiche, non permettono tuttavia di identificare con certezza le popolazioni archeologiche con i gruppi etnici attuali. Un ruolo importante nella storia regionale è tradizionalmente attribuito agli Harla, una popolazione ricordata nelle fonti storiche e nelle tradizioni dell'Etiopia orientale. La loro distribuzione e i rapporti con gli attuali abitanti della regione sono tuttora oggetto di studio.

I sultanati musulmani e l'Adal

Durante il Medioevo gli altopiani orientali dell'Etiopia furono coinvolti nello sviluppo di diversi Stati musulmani, sorti lungo le principali direttrici commerciali che collegavano l'interno del Corno d'Africa ai porti del Golfo di Aden.

Tra questi ebbero particolare importanza il Sultanato di Ifat e il successivo Sultanato di Adal, la cui influenza si estese a vaste regioni dell'Etiopia orientale e delle aree circostanti. Il Sultanato di Adal sviluppò stretti rapporti commerciali e culturali con i centri costieri di Zeila e con altre località del Mar Rosso e del Golfo di Aden, contribuendo alla diffusione dell'islam e alla formazione di una complessa rete di insediamenti e attività mercantili. La regione di Harar divenne progressivamente uno dei principali centri politici e religiosi dell'Etiopia orientale, anche grazie alla sua posizione strategica tra le regioni montuose e le pianure somale. Nel XVI secolo il Sultanato di Adal fu protagonista di un lungo conflitto contro l'Impero d'Etiopia, culminato nelle campagne militari guidate da Ahmad ibn Ibrahim al-Ghazi, conosciuto nelle fonti etiopiche come Ahmad Gragn.

A partire dal 1529 le forze di Ahmad conquistarono vaste regioni dell'Etiopia, mettendo in grave difficoltà il potere imperiale cristiano. Il conflitto terminò nel 1543 con la sconfitta e la morte del comandante musulmano nella battaglia di Wayna Daga. Le guerre del XVI secolo e le successive migrazioni delle popolazioni oromo contribuirono a modificare profondamente l'organizzazione politica e demografica dell'Hararghe.

L'emirato di Harar

Le mura di Harar Jugol, centro storico della città di Harar e nucleo dell'antico emirato.

Dopo il declino del Sultanato di Adal, Harar mantenne un ruolo importante come centro urbano, religioso e commerciale. Nel XVII secolo si consolidò una dinastia locale di emiri che governò la città e i territori circostanti, mantenendo rapporti politici ed economici con le popolazioni oromo degli altopiani e con le comunità somale delle pianure orientali. L'Emirato di Harar costituiva un'entità politica relativamente piccola, ma esercitava una notevole influenza culturale e commerciale grazie alla propria posizione lungo le rotte che collegavano l'interno dell'Etiopia ai porti della costa. Harar era conosciuta per le sue istituzioni religiose islamiche, le attività artigianali, i mercati e le tradizioni letterarie e linguistiche. La città era protetta da una cinta muraria, al cui interno si sviluppò un tessuto urbano caratterizzato da moschee, abitazioni tradizionali e vie strette.

Nel XIX secolo l'emirato attraversò una fase di trasformazioni politiche, anche a causa della crescente influenza dei commercianti europei e delle potenze che cercavano di estendere il proprio controllo sulle coste del Corno d'Africa. Tra il 1875 e il 1885 Harar fu occupata dall'Egitto, nell'ambito dell'espansione egiziana verso il Mar Rosso e l'Africa nord-orientale. Dopo il ritiro delle guarnigioni egiziane, il potere tornò temporaneamente nelle mani di una dinastia emirale locale. Nel 1885 salì al potere l'emiro Abd Allah II ibn Ali Abd ash-Shakur, ultimo sovrano indipendente di Harar.

La conquista di Menelik II

L'espansione dell'Impero etiopico verso est, promossa dal sovrano dello Scioa Menelik II, portò alla conquista dell'emirato nel 1887.

Il 6 gennaio di quell'anno le forze di Menelik sconfissero l'esercito dell'emiro Abd Allah nella battaglia di Chelenqo, combattuta nelle vicinanze di Harar. La vittoria permise a Menelik di occupare la città e di incorporare il territorio dell'emirato nei propri domini. L'annessione costituì una tappa fondamentale dell'espansione etiopica verso le regioni orientali e contribuì a rafforzare il controllo sulle vie commerciali dirette al Golfo di Aden. Dopo la conquista, Harar fu governata da amministratori nominati dal potere etiopico e progressivamente integrata nell'organizzazione politica e fiscale dell'impero. Nel 1888 Menelik affidò il governo della città e della regione a suo cugino Maconnèn Uoldemicaèl, padre del futuro imperatore Hailé Selassié.

Durante il governo di ras Maconnèn, Harar mantenne la propria importanza economica e commerciale, beneficiando anche dell'espansione delle comunicazioni e degli scambi con le regioni costiere. L'amministrazione etiopica estese progressivamente la propria influenza sugli altopiani circostanti e sulle pianure orientali, sebbene il controllo effettivo delle regioni più remote rimanesse spesso limitato.

L'Hararghe durante il periodo imperiale

Nel corso dei primi decenni del XX secolo l'Hararghe costituì una delle principali regioni amministrative dell'Impero etiopico.

Harar rimase il centro politico e commerciale più importante, mentre nuovi insediamenti e infrastrutture favorirono l'integrazione delle regioni orientali nell'economia nazionale. Un ruolo particolarmente rilevante fu assunto da Dire Daua, sviluppatasi come centro ferroviario e commerciale lungo la linea che collegava Gibuti ad Addis Abeba. L'apertura della ferrovia Addis Abeba-Gibuti contribuì a modificare profondamente i rapporti economici tra l'Hararghe e le altre regioni dell'Etiopia. Dire Daua divenne progressivamente un importante nodo per il commercio dei prodotti agricoli, del bestiame e delle merci importate attraverso il porto di Gibuti. La provincia comprendeva territori assai differenti dal punto di vista etnico e ambientale. Negli altopiani erano diffuse comunità agricole oromo, mentre nelle pianure orientali prevalevano popolazioni somale dedite soprattutto alla pastorizia. Le autorità etiopiche cercarono di rafforzare il controllo amministrativo e fiscale su queste regioni, incontrando tuttavia difficoltà legate all'estensione del territorio, alla mobilità delle popolazioni pastorali e alla complessità dei sistemi politici locali.

L'occupazione italiana

Durante la guerra d'Etiopia del 1935-1936, l'Hararghe fu interessato dall'avanzata delle forze italiane provenienti dalla Somalia italiana.

Dopo la conquista dell'Etiopia e la proclamazione dell'Africa Orientale Italiana nel maggio 1936, Harar e gran parte dell'Etiopia orientale furono inserite nel governatorato di Harar. La nuova circoscrizione comprendeva ampi territori delle regioni orientali etiopiche, con confini differenti rispetto a quelli della precedente provincia imperiale. L'amministrazione italiana promosse interventi infrastrutturali e cercò di rafforzare il controllo sui principali centri urbani e sulle vie di comunicazione, mantenendo tuttavia un'effettiva autorità limitata in alcune zone periferiche. L'occupazione terminò nel 1941, durante la campagna dell'Africa Orientale Italiana, quando l'avanzata delle truppe britanniche e delle forze etiopiche alleate determinò il crollo dell'amministrazione coloniale.

La riorganizzazione del 1942-1943

Dopo il ritorno al potere di Hailé Selassié nel 1941, l'Etiopia fu sottoposta a una profonda riorganizzazione amministrativa.

La riforma attuata nel 1942-1943 sostituì le numerose circoscrizioni preesistenti con dodici grandi province, denominate taklai ghizat, allo scopo di rafforzare il controllo del governo centrale sul territorio. L'Hararghe fu mantenuto come provincia, ma i suoi confini vennero modificati attraverso l'accorpamento di diverse regioni amministrative. Secondo la ricostruzione di Margery Perham, la nuova provincia riuniva territori precedentemente appartenenti alle circoscrizioni di Harar e Chercher, insieme a vaste regioni orientali abitate da popolazioni somale e afar. Tra queste figuravano territori associati ai gruppi Ogaden, Issa, Isaaq, Gadabursi e Karanle, oltre ad aree storicamente legate al Sultanato di Aussa.

La provincia si estendeva così su una superficie molto ampia e comprendeva ambienti e popolazioni estremamente differenti. Harar conservò il ruolo di capoluogo provinciale, mentre Dire Daua rimase un importante centro commerciale e infrastrutturale.

La separazione del Bale

Nel 1960 una parte consistente dei territori meridionali dell'Hararghe fu separata per costituire la nuova provincia di Bale.

La riorganizzazione interessò soprattutto le regioni situate a sud del corso dell'Uebi Scebeli, comprendenti vasti altopiani e pianure dell'Etiopia sud-orientale. La creazione del Bale ridusse l'estensione dell'Hararghe e modificò significativamente la sua struttura amministrativa. L'istituzione della nuova provincia rispondeva alla necessità di rendere più gestibile un territorio precedentemente molto esteso e caratterizzato da condizioni geografiche e infrastrutturali assai diverse. L'Hararghe continuò comunque a comprendere vaste regioni orientali, mantenendo un ruolo importante nell'organizzazione amministrativa dell'Etiopia imperiale.

Il periodo del Derg

La rivoluzione etiopica del 1974 pose fine al governo imperiale e portò al potere la giunta militare del Derg.

Anche l'Hararghe fu interessato dalle riforme politiche, economiche e amministrative del nuovo regime, tra cui la nazionalizzazione della terra e la riorganizzazione delle istituzioni locali. Le regioni orientali dell'Etiopia divennero inoltre uno dei principali teatri dei conflitti legati alle rivendicazioni territoriali e nazionali delle popolazioni somale. Tra il 1977 e il 1978 la guerra dell'Ogaden oppose l'Etiopia alla Somalia per il controllo di vaste regioni dell'Etiopia orientale. Il conflitto interessò direttamente l'Hararghe e le regioni confinanti, provocando distruzioni, spostamenti di popolazione e una crescente militarizzazione del territorio.

Le forze somale occuparono inizialmente ampie porzioni dell'Etiopia orientale, ma furono successivamente respinte dall'esercito etiopico, sostenuto militarmente dall'Unione Sovietica e da Cuba. Anche dopo la fine della guerra, il territorio rimase interessato da tensioni politiche e da attività di gruppi armati contrari al governo centrale.

La fine della provincia e il federalismo etiopico

Negli ultimi anni del governo del Derg furono introdotte modifiche alla struttura amministrativa dell'Etiopia, che anticiparono la successiva soppressione del sistema provinciale.

Dopo la caduta del regime nel 1991, il governo transitorio avviò una nuova organizzazione territoriale basata prevalentemente su criteri etnolinguistici. Con l'adozione della Costituzione federale del 1995, i territori dell'antico Hararghe furono suddivisi tra differenti Stati regionali. La parte occidentale e centrale, abitata prevalentemente da popolazioni oromo, fu incorporata nella Regione di Oromia, dove vennero istituite le zone dell'Hararghe Occidentale e dell'Hararghe Orientale. Le regioni orientali e sud-orientali, caratterizzate da una prevalenza di popolazioni somale, confluirono nella Regione dei Somali, mentre alcuni territori settentrionali entrarono a far parte della Regione degli Afar.

La città di Harar e il territorio circostante costituirono una piccola entità federata distinta, denominata Regione di Harari, destinata a tutelare l'identità storica e culturale della popolazione harari. L'antica provincia cessò quindi di esistere come unità amministrativa, ma il nome Hararghe continuò a essere utilizzato per indicare la regione storica e geografica dell'Etiopia orientale.

Popolazione

L'Hararghe era caratterizzato da una notevole diversità etnica, linguistica e culturale.

Tra i principali gruppi presenti figuravano gli oromo, i somali, gli harari e gli afar, oltre a numerose altre comunità. Gli oromo erano particolarmente numerosi negli altopiani occidentali e centrali, dove praticavano prevalentemente l'agricoltura e l'allevamento. Le popolazioni somale occupavano soprattutto le pianure orientali e sud-orientali, caratterizzate da condizioni climatiche più aride e da sistemi produttivi prevalentemente pastorali. Gli harari costituivano invece una popolazione urbana storicamente concentrata nella città di Harar, caratterizzata da una lingua semitica propria e da una lunga tradizione culturale islamica.

Le comunità afar erano presenti soprattutto nelle regioni settentrionali e nord-orientali, in continuità con i territori della depressione dell'Afar e con le aree confinanti con Gibuti. La distribuzione delle popolazioni fu influenzata nel corso del tempo dalle trasformazioni politiche, dai movimenti migratori, dall'espansione agricola e dai rapporti commerciali tra gli altopiani e le pianure.

Lingue e religioni

Le principali lingue parlate nell'Hararghe appartenevano alla famiglia afroasiatica.

L'oromo, il somalo e l'afar appartengono al ramo cuscitico, mentre l'harari è una lingua del gruppo semitico etiopico. L'amarico svolse un ruolo importante come lingua dell'amministrazione statale durante il periodo imperiale e nei successivi decenni. L'islam era ed è una delle principali tradizioni religiose della regione, particolarmente radicata nella città di Harar e tra numerose comunità oromo, somale e afar. Harar costituisce da secoli un importante centro islamico dell'Africa orientale, noto per le sue moschee, le scuole religiose e le tradizioni letterarie. Sono presenti anche comunità cristiane, soprattutto appartenenti alla Chiesa ortodossa etiope, oltre ad altre confessioni religiose.

Economia

L'economia dell'Hararghe era storicamente caratterizzata da una forte complementarità tra l'agricoltura degli altopiani e l'allevamento pastorale delle pianure orientali.

Nelle regioni montuose venivano coltivati cereali, legumi, caffè e altre piante alimentari, mentre nelle zone più aride prevalevano sistemi agro-pastorali e pastorali. Una particolare importanza economica e culturale era rivestita dal khat (Catha edulis), una pianta le cui foglie vengono tradizionalmente masticate per i loro effetti stimolanti. La coltivazione del khat si sviluppò notevolmente nel corso del XX secolo, soprattutto negli altopiani orientali, trasformando l'organizzazione agricola e i rapporti commerciali della regione. L'espansione della coltivazione fu favorita dalla crescente domanda dei mercati urbani etiopici e dei paesi vicini, in particolare Gibuti e Somalia.

Tra le altre colture di rilievo figuravano il caffè, il sorgo, il mais, il frumento e differenti specie di legumi. Nelle pianure orientali, l'allevamento di cammelli, bovini, ovini e caprini costituiva una delle principali attività economiche, con sistemi di mobilità pastorale adattati alla distribuzione stagionale delle risorse idriche e dei pascoli. Harar e Dire Daua svolgevano un ruolo fondamentale negli scambi commerciali, collegando le regioni agricole dell'interno ai mercati e alle vie di trasporto dirette verso Gibuti e la costa somala.

Patrimonio culturale e archeologico

Il territorio dell'antico Hararghe comprende importanti testimonianze storiche e archeologiche.

La città fortificata di Harar Jugol, iscritta nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 2006, costituisce uno dei principali esempi di architettura urbana tradizionale dell'Africa orientale. Il centro storico conserva una struttura urbana caratterizzata da mura, porte monumentali, moschee, abitazioni tradizionali e spazi commerciali. Il patrimonio culturale della città riflette la lunga storia dei rapporti tra le popolazioni musulmane del Corno d'Africa, le comunità degli altopiani etiopici e i centri mercantili del Mar Rosso e del Golfo di Aden. Negli altopiani del Chercher si trovano inoltre numerosi siti archeologici, tra cui monumenti megalitici e sepolture preistoriche, studiati a partire dalle ricerche di François Azaïs e successivamente approfonditi da archeologi come Roger Joussaume. Queste testimonianze costituiscono importanti fonti per lo studio delle società antiche dell'Etiopia orientale, pur lasciando ancora aperte numerose questioni relative alla cronologia, alle pratiche funerarie e all'identità culturale delle popolazioni che le realizzarono.

Ambiente naturale

L'antica provincia comprendeva ambienti naturali molto differenti, dalle foreste montane e dalle boscaglie degli altopiani alle savane e alle formazioni semidesertiche delle pianure orientali.

La varietà altitudinale e climatica favoriva la presenza di comunità vegetali e animali caratteristiche di differenti regioni ecologiche del Corno d'Africa. Negli altopiani relativamente umidi erano presenti formazioni boschive e arbustive, spesso trasformate dall'espansione dell'agricoltura e dall'utilizzo del legname. Le pianure orientali erano invece caratterizzate prevalentemente da boscaglie aride, praterie e vegetazione adattata alla scarsità delle precipitazioni. Tra i principali problemi ambientali figuravano l'erosione dei suoli nelle regioni montuose, il degrado dei pascoli e la vulnerabilità delle comunità rurali ai periodi di siccità. La crescente pressione demografica, l'espansione agricola e la variabilità climatica contribuirono nel corso del XX secolo a modificare profondamente gli ecosistemi della regione.

Personalità legate alla provincia

Tra le personalità nate o attive nell'Hararghe figurano:

Note

  1. 1 2 (EN) Margery Perham, The Government of Ethiopia, 2ª ed., Londra, Faber and Faber, 1969.
  2. 1 2 (EN) Paul B. Henze, Layers of Time: A History of Ethiopia, Palgrave Macmillan, 2000, ISBN 9780312227197.
  3. ↑ (EN) Asymmetries and Emerging Trends of Conflicts in Federal Ethiopia.
  4. ↑ (EN) Seifu Metaferia, The Eastern Oromo (K'ottus) of Ethiopia and Their Time-Reckoning «System», in Africa: Rivista Trimestrale di Studi e Documentazione dell'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente, vol. 33, n. 4, 1978, p. 476.
  5. ↑ (EN) Aläqa Gäbrä Maryam, History of the People of Ethiopia, Centre for Multiethnic Research, Uppsala University, 1987, p. 95, ISBN 9789186624125.
  6. 1 2 (FR) Roger Joussaume, Mégalithisme dans le Chercher en Éthiopie, Éditions de Boccard, 2014, ISBN 9782701803548.
  7. ↑ (EN) Mohamed Nuuh Ali, History in the Horn of Africa, 1000 B.C.-1500 A.D.: Aspects of Social and Economic Change Between the Rift Valley and the Indian Ocean, University of California, Los Angeles, 1985.
  8. ↑ (EN) Roland Oliver, The Cambridge History of Africa, a cura di Roland Oliver, Cambridge University Press.
  9. 1 2 (EN) Ezekiel Gebissa, Leaf of Allah: Khat & Agricultural Transformation in Harerge, Ethiopia, 1875-1991, Ohio University Press, 2004, ISBN 9780852554807.
  10. ↑ (EN) Bereket Habte Selassie, Constitutional Development in Ethiopia, in Journal of African Law, vol. 10, n. 2, 1966, p. 79, DOI:10.1017/S002185530000454X.

Bibliografia