| Corso Corsu | |
|---|---|
| Parlato in | |
| Regioni | (Farino) |
| Parlanti | |
| Totale | ~130 000 in Corsica ~200 000 in Sardegna |
| Altre informazioni | |
| Scrittura | Alfabeto latino (grafia corsa) |
| Tipo | SVO sillabica |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Italiche Romanze Italo-romanze Corso (Cismontano - Oltramontano - Gallurese - Sassarese - Castellanese) |
| Statuto ufficiale | |
| Minoritaria riconosciuta in | |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-1 | co
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| ISO 639-2 | cos
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| ISO 639-3 | cos (EN)
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| Glottolog | cors1241 (EN) e cors1242 (EN)
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| Estratto in lingua | |
| Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1 Corso settentrionale: Nascenu tutti l'omi liberi è pari di dignità è di diritti. Anu a ragione è a cuscenza è li tocca à agisce trà elli di modu fraternu. Corso meridionale: Nascini tutti l'omi libari è pari di dignità è di diritti. Ani a raghjoni è a cuscenza è li tocca à agiscia trà iddi di modu fraternu. | |
La lingua corsa (nome nativo: corsu o lingua còrsa) è una lingua appartenente alla famiglia indoeuropea ed è costituita dall'insieme dei dialetti italo-romanzi parlati in Corsica e nella Sardegna settentrionale, nelle varianti galluresi, castellanesi e turritane.
Le sue varietà settentrionali (cismontane) sono il frutto di un'intensa toscanizzazione medievale, mentre quelle meridionali (oltramontane) conservano tratti di uno strato più antico, condiviso con il sardo e con echi nei dialetti italiani meridionali estremi. Sul piano dello statuto, a partire dagli anni settanta il corso è comunemente trattato come lingua autonoma per elaborazione, la «lingua polinomica» definita da Jean-Baptiste Marcellesi (1983), emersa «come lingua propria e non più come un dialetto dell'italiano» dopo la fine della diglossia con il toscano. Il corso era la parlata autoctona anche dell'isola di Capraia fino al XX secolo.

Dialetti toscani
Dialetti centrali
Dialetti meridionali
Dialetti meridionali estremi
Sul piano genealogico il corso appartiene al gruppo italo-romanzo. Nato dalla latinizzazione dell'isola, condivisa con la Sardegna fino alla separazione funzionale delle due parlate insulari attorno al III secolo d.C., conobbe in origine una fase di relativa unità con il sardo, prima di entrare dall'alto Medioevo nell'orbita della Toscana, la cui influenza segnò fortemente le varietà dell'isola, specie quelle settentrionali; la toscanizzazione si innestò tuttavia su una base romanza insulare preesistente, cosicché le parlate còrse non rappresentano una semplice diramazione del toscano. La tradizione romanistica lo ha perciò descritto come strettamente imparentato al toscano; gli studi, tuttavia, hanno rilevato la continuità col sardo nell'area meridionale, al punto da ricondurre corso, sardo e parlate del Mezzogiorno a una comune «area intertirrenica». Concordanze in tal senso erano già emerse nella storia degli studi: Diez (1874) e Meyer-Lübke (1941) collocavano il corso nel gruppo italiano centrale (centro-meridionale, in opposizione al settentrionale), e Clemente Merlo, nello studio «Concordanze corse-italiane-centromeridionali» (1925), vi rilevò tratti fonetici e morfosintattici comuni alle parlate «dalle Marche meridionali e dall'Umbria alle Puglie, alla Calabria, alla Sicilia». La dialettologia contemporanea, a partire dagli studi di Marie José Dalbera-Stefanaggi (1991, 2002), riconosce al suo interno cinque aree dialettali, oltre al sassarese. A partire dagli anni ottanta, infine, il baricentro degli studi corsi si è spostato dalla filiazione strutturale allo statuto del corso come lingua definita dal riconoscimento della sua comunità di parlanti.
Quanto al corso meridionale, l'idioma più vicino a questo non è affatto, a dispetto della prossimità geografica, il sardo, che si configura piuttosto come una lingua distinta e non reciprocamente comprensibile, bensì il complesso dei dialetti italiani meridionali estremi, appartenenti al ceppo linguistico siciliano e in particolar modo il calabrese centro-meridionale e il siciliano della Sicilia.. Jacques Fusina e Fernand Ettori riportano che «a sud, può sembrare sorprendente constatare che la parentela linguistica più vicina non sia col sardo, nonostante la vicinanza geografica, ma coi dialetti dell'Italia meridionale, specialmente il calabrese. Un corso del sud che parli il corso in Toscana sarà identificato come calabrese; un corso del nord che parli il corso nell'interno della Sardegna sarà identificato come italiano; un sardo che parla il sardo nella penisola [italiana] non sarà capito» Solo in origine si ritiene che in Corsica, prima della sua toscanizzazione, si parlassero varietà riferibili al dominio linguistico sardoromanzo o comunque affini a tale lingua romanza insulare.
La corrispondenza tra corso moderno e i vernacoli toscani antichi, infatti, concerne ogni aspetto della lingua, dalla fonologia alla morfologia, lessico e sintassi. L'affinità fra italiano e còrso è maggiore rispetto a quella presente fra l'italiano e quelle lingue d'Italia non riconosciute e tradizionalmente chiamate "dialetti"; l'italiano e il còrso sono infatti così simili che generalmente chi conosce l'uno dovrebbe riuscire a capire anche l'altro pur non avendolo mai studiato. Tale parentela linguistica ha origini storiche, stanti i profondi legami intessuti tra "l'Isola della Bellezza" e la penisola italiana dall'epoca medievale al XIX secolo.
Diversamente dalla Sardegna, in Corsica si osservò infatti per secoli una situazione di diglossia tra l'italiano (in posizione di ufficialità e prestigio) e la lingua locale tanto profonda da indurre gli isolani a considerare quest'ultima un "diverso livello sociolinguistico della medesima lingua". Il corso e l'italiano agivano sulla struttura sociolinguistica dell'isola come un gradiente, la cui linea di demarcazione era talmente sfumata che occorreva poco più di un mutamento di registro perché gli isolani si rivolgessero in contesti ufficiali alle élite italofone; "toscanizzare" il corso o, come si soleva dire in ambiente urbano, "parlà in crusca" dava luogo a pratiche non già di commutazione di codice, bensì di mistilinguismo tuttora piuttosto comuni nei vari "dialetti" italiani continentali. Particolarmente citato è uno scambio tra Pasquale Paoli, allora in esilio a Londra, e Samuel Johnson; alle domande di quest'ultimo su una "lingua rustica, particolarmente diversa dall'italiano", Paoli ribatté che questa si trovava solo in Sardegna, essendo piuttosto l'italiano la lingua ufficiale della Corsica e il corso un suo vernacolo.
Anche dopo l'acquisizione dell'isola da parte di Luigi XV di Francia, l'italiano avrebbe continuato a ricoprire per qualche tempo ancora il ruolo di lingua d'istruzione, letteratura, religione e locale amministrazione. La benestante gioventù corsa continuò a recarsi in Italia per i propri studi (si stima che la presenza corsa a Pisa, nel biennio 1829-1830, ammontasse a un quarto della popolazione studentesca nell'Università) e i registri civili continuarono a essere redatti in italiano fino al 1855; il 9 maggio 1859 è la data in cui quest'ultimo sarebbe stato infine rimpiazzato dalla lingua francese in via ufficiale, anche se questa cominciò a radicarsi saldamente presso la popolazione corsa a partire dal 1882, anno in cui furono promulgate le leggi di Jules Ferry per incentivare l'alfabetizzazione in tutte le province francesi. Una letteratura corsa autoctona piuttosto che italiana faticò a prendere piede e, inizialmente, non recava comunque istanze culturali autonome. I più rinomati scrittori corsi, quali il magistrato di Bastia Salvatore Viale, provavano orgoglio per la loro affiliazione alla sfera italiana, reputando anzi il loro idioma «uno dei meno impuri dialetti d'Italia».
La situazione cambiò radicalmente col fascismo italiano, le cui aggressive pretese territoriali sull'isola, seguite poi da un'invasione e un periodo di occupazione, provocarono una diffusa reazione di rigetto nei confronti della lingua e cultura italiana, rinsaldando al contrario i legami con la Francia continentale e accelerando ancor di più il passaggio degli isolani alla lingua nazionale francese. Al momento della Liberazione francese dall'occupante nazifascista, ogni legame preesistente tra le varianti linguistiche corse e l'italiano era ormai stato reciso; attività mirate alla promozione del corso, elemento precedentemente politicizzato dai collaboratori col regime fascista, incontravano l'indifferenza popolare, quando non diffidenza e finanche sospetto di simpatie irredentiste. Fu a partire da allora che il corso, smarcandosi definitivamente dall'italiano, cercò di elevarsi al rango di lingua autonoma; in tale direzione procedette, a partire dagli anni Settanta, il movimento politico nazionalista e soprattutto quello culturale del riacquistu, orientato alla progressiva riappropriazione della cultura regionale. Come riporta Fiorenzo Toso, «l'ipotesi di perseguire l'italianità culturale dell'isola appare oggi come oggi, all'assoluta maggioranza dei corsi, dotata di una limitata attrattiva».
Alla luce della storia linguistica corsa, la denominazione di "lingua romanza" nel senso di "autonomo gruppo linguistico" al pari di altri idiomi derivati direttamente dal latino volgare e non già da uno dei suoi discendenti potrebbe essere pertanto ritenuta controversa; nonostante tutto, il corso è tipologicamente un idioma italoromanzo. Giovan Battista Pellegrini, in merito, rilevò che «linguisticamente italiana è, senza ombra di dubbio, la Corsica, che appartiene politicamente alla Francia dal 1769. La lingua ufficiale è ivi il francese, mentre i dialetti locali sono prevalentemente di tipo toscano (e in parte vicini al sardo). Non si può invece affermare che la cultura sia in Corsica italiana. In questi ultimi anni, da parte di alcuni cultori locali di problemi linguistici e politici che fanno capo a movimenti autonomistici, si diffonde in Corsica la curiosa dizione di "lingua corsa"».
In effetti, nel momento in cui l'Assemblea Nazionale francese approvò la legge Deixonne del 1951 per la tutela delle lingue regionali e minoritarie, solo il bretone, il basco, il catalano e l'occitano furono riconosciuti, a differenza del corso, alsaziano e fiammingo che furono piuttosto considerati dialectes allogènes ("dialetti allogeni") di lingue straniere, rispettivamente dell'italiano, tedesco e olandese. Una sostenuta mobilitazione popolare portò l'Assemblea a riconoscere anch'essi come lingue regionali nel 1974, prevedendo a loro tutela l'insegnamento opzionale nelle scuole. Il còrso è allora stato eretto al rango di specifica lingua neolatina (codice ISO: co) come elemento di una "individualità corsa" in Francia, sorta da spinte sia centrali sia autonomistiche.

Il còrso è attualmente parlato in diverse varianti nell'isola di Corsica, con l'eccezione di Bonifacio, dove è parlata (da un numero sempre minore di locutori) una variante ligure bonifacina. Anche a Calvi, un tempo come Bonifacio quasi completamente abitata da una popolazione di origine genovese, si parlava una variante ligure che tuttavia è oggi estinta, mentre a Cargese (Καργκέζε), già colonia di esuli greci prima trapiantati in Paomia nella seconda metà del XVII secolo, si parla un còrso che ha assimilato alcuni termini greci e la lingua greca è ormai utilizzata ai soli fini liturgici.
Al di fuori dell'isola, a seguito di ingenti fenomeni di emigrazione e scambio iniziati fin dal Medioevo, nel nord della Sardegna si parlano varianti considerate da taluni come sarde, ma dalla dialettologia prevalente come còrse o come un gruppo linguistico di transizione:
Il dialetto ormai estinto della vicina isola di Capraia nell'arcipelago toscano presentava inoltre diversi punti di contatto col còrso, a causa della forte vicinanza geografica, storica e culturale fra le due isole. Caratteri solo parzialmente simili mostra invece la parlata dell'isola d'Elba occidentale, che si conserva soprattutto nel circondario di Chiessi e Pomonte.
Secondo l'indagine sociolinguistica condotta nel 2013 dalla Collettività di Corsica, il 58% della popolazione dell'isola comprende il còrso (circa 197 000 persone) e il 28% lo parla correntemente (circa 95 000). L'ultima stima della Collettività (2022) indica circa 105 000 locutori sull'isola, in aumento rispetto alla cifra comunemente citata di 95 000; a questi si aggiungono circa 30 000 parlanti nella Francia continentale e all'estero, per un totale di circa 125 000 locutori. Al 1º gennaio 2022 la popolazione della Corsica sfiorava i 350 000 abitanti, in crescita per effetto dell'immigrazione. Il gallurese, considerato affine al còrso, è parlato da circa 100 000 persone nel nord della Sardegna.
Non si hanno molte notizie su quale fosse stato il sostrato linguistico prelatino degli antichi abitanti della Corsica (le civiltà preistoriche e i torreani) antecedentemente alla conquista romana e alla sua latinizzazione. Quello che è noto sono alcune radici rimaste nei toponimi e nel lessico (KAL/KAR: Calanca, Calacuccia; KOR: Corsica, Corte; KUK: Calacuccia; TAL/TAR: Taravo, Tallano; TEP: teppa; TAV: Tavignano, Tavera) e che in periodo romano tribù còrse occupavano anche l'odierna Gallura nel nord della Sardegna (che presenta similitudini anche nei resti archeologici).
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la formazione dei primi volgari, la Corsica presentava caratteristiche linguistiche di tipo conservativo simili al sardo, di cui è rimasto un retaggio nelle parlate della zona meridionale dell'isola.
Dall'XI secolo la situazione mutò fortemente, specie nella parte settentrionale dell'isola, per via del contatto diretto coi dialetti toscani, stabilito in seguito a ingenti tentativi di ripopolamento dei dominatori pisani, favoriti dalla notevole vicinanza geografica. Dal XIII al XVIII secolo i pisani vengono sostituiti dai genovesi, i quali insediano interi borghi di lingua ligure (Bonifacio e Calvi) ma, pur introducendo un notevole influsso genovese nei dialetti locali, di fatto proseguono nell'utilizzo del toscano illustre come lingua scritta e di cultura in Corsica. Questo spiega il motivo per cui, fino a quel momento, in Corsica l'unica lingua utilizzata nelle comunicazioni scritte è stata l'italiano, e prima di esso il latino.
Nel XIV e XV secolo comunque diversi atti e testi redatti apparentemente in volgare toscano da personalità e scrittori còrsi rivelano in realtà la situazione linguistica dell'isola nel periodo: si vedano i Cartolari della diocesi del Nebbio della metà del XIV secolo in dialetto toscano "corsizzato":
Anche la Deposizione del rettore della chiesa di San Nicolò di Spano di Iohanni Provintiale del 1400, uno dei più antichi testi in volgare còrso, la Lettera ai protettori delle compere del Banco di San Giorgio del vescovo di Ajaccio Jacopo Mancoso del 1480, la Lettera di prete Polino da Mela ai protettori del Banco di San Giorgio del 1489 e Lettera dall'esilio di Giovanpaolo Leca, conte di Cinarca, ai figli del 1506. A seguito dell'annessione alla Francia (cessione genovese del 1768, conquista completata l'anno successivo), sarebbe stato il francese a essere adottato come lingua ufficiale, sostituendo l'italiano nel 1859.
Il còrso ha sempre avuto fondamentalmente trasmissione orale; la codificazione come lingua scritta avviene pertanto solo in epoca recente e risente di forti influssi, provenienti dall'italiano standard e poi dal francese. Il primo testo pubblicato in còrso sono le strofe di U sirinatu di Scappinu nel testo Dionomachia (1817) di Salvatore Viale (1787-1861). Nella seconda metà dell'Ottocento si susseguono le opere del vescovo di Ajaccio Paul-Matthieu de La Foata (Poesie giocose, in lingua vernacola della Pieve d'Ornano), le Cummediôle di Petru Lucciana (1832-1909) tra cui In campagna, cummediôla in 2 atti, Francesco Domenico Falcucci con il Vocabolario dei dialetti della Corsica (pubblicato postumo nel 1915), che introduce i digrammi ghj e chj per rendere le sonorità caratteristiche delle parlate còrse, e Santu Casanova (1850-1936) con la rivista A Tramuntana (1896-1914). Sorge evidente in questa fase il problema della normalizzazione dell'ortografia della lingua scritta, che occuperà i linguisti còrsi per tutto il XX secolo. All'inizio del secolo le pubblicazioni periodiche A muvra (1920-39) e L'annu corsu (1923-36), poi rinominata L'Année Corse (1937-39), e dopo la metà del Novecento U Muntese (1955-72).
Tra gli scrittori del XX secolo che hanno maggiormente contribuito alla normalizzazione del còrso scritto si cita Pascal Marchetti (1925-2018), autore di Intricciate e cambiarine, del manuale di lingua corsa Le corse sans peine/U corsu senza straziu e del dizionario còrso-francese-italiano L'usu corsu.
Fra le testate che mantengono vivo l'uso scritto del còrso c'è il settimanale Journal de la Corse, fondato nel 1817, che pubblica articoli nella lingua isolana.
Estratto da Serenata di Scappino (U sirinatu di Scappinu) (1817) di Salvatore Viale:
(IV-XL) O Specchiu d'e zitelle di la pieve,
O la miò chiara stella matuttina,
Più bianca di lu brocciu e di la neve,
Più rossa d'una rosa damaschina,
Più aspra d'a cipolla, e d'u stuppone,
Più dura d'una teppa, e d'un pentone.
(IV-L) Bulentier lascierie d'esse Scapinu,
Per esse u casacchin, ch'eo ti dunai,
E stringhje lu tò senu alabastrinu;
E or chi durmendu in lettu ti ne stai,
Oh fussi u cavizzale, o u cuscinettu,
O u lenzolu supranu d'u tò lettu!
Ninna Nanna di Sartene:
Quandu saréti majori
currareti par li piani
l'arbi turnarani fiori
l'oliu currarà à funtani
Turnarà bàlzamu fini
tutta l'acqua di u mari
Tutti li vostri antinati
erani omi famosi
erani lesti è gagliardi
sanguinarii è curaghjosi
M'aviani sempri all'appostu
cutràchini è beddi così.
Il còrso propriamente detto presenta una certa omogeneità morfologica, ma si suddivide essenzialmente in due macrovarianti, seguendo la catena centrale dei monti e in funzione della conformazione geografica dell'isola (con una dividente che passa, grosso modo, lungo la linea che unisce Ajaccio e Calcatoggio, a nord di Bocognano, il Col de Vizzavona, a sud di Ghisoni sul Col de Verde e a sud di Ghisonaccia). Solitamente, gli studiosi collocano le varianti settentrionali vicino al toscano e quelle meridionali vicino ai dialetti siculo-calabresi.
La discriminante è rappresentata fondamentalmente dal differente esito e/i intermedio (pelu/pilu, seccu/siccu, questu/quistu), dall'esito e/i finale (duttore/duttori, oghje/oghji, pane/pani, cuntinentale/cuntinentali), dalla variazione cacuminale almeno a fine parola di -ll- in -dd- (fratellu/frateddu, bellu/beddu, ellu/eddu, elli/eddi, stalla/stadda), dal plurale femminile (case/casi, pere/peri), dal comportamento verbale (esse/essa, cunnosce/cunnoscia, vene/vena, corre/corra, parlate/parleti), dalla mutazione fonetica nella pronuncia (gabu/capu, gane/cane, gorsu/corsu, cidà/cità, vragigu/fracicu) con la sonorizzazione o tensione delle consonanti (face-fage/facce-face), dalla nettezza della pronuncia dei gruppi -ghj- e -chj- (gattu/ghjattu, giurnale/ghjurnale, cullegiu/culleghju) e dalla pronuncia della -v- (binu/vinu, bacca/vacca).
Il còrso del Nord o cismontano (cismontincu o supranu o supranacciu), che ne costituisce la variante più diffusa,[senza fonte] è parlato nella zona nordoccidentale, nei distretti di Bastia (Bastia) e Corte (Corti). Il dialetto di Bastia e quello del Capo Corso, per le loro caratteristiche, potrebbero rientrare tra i dialetti toscani, rappresentando (tra l'altro) la parlata più vicina all'italiano standard rispetto a qualunque dialetto italiano, a parte, naturalmente, i vernacoli toscani. Sono indiscutibilmente cismontani i dialetti che, oltre a tutte le caratteristiche citate, presentano ad esempio esito in chjamerebbe/i, e quindi situati a nord di una linea che unisce Piana, Vico, Vizzavona, Ghisoni, Ghisonaccia (escludendole); comprendono i sottogruppi del Capo Corso (Capicursinu) e di Bastia (Bastiacciu, i>e: destinu, ghjennaghju, secondu, bellezza; a>e: ferru, apertu, persona, numeru, mercuri, canteraghju), il dialetto di Cervioni (oltre a i>e ed a>e, u>o: ottanta, momentu, toccà, continentale; a>o: oliva, orechja, ocellu), nonché gli altri, tra cui quello della Balagna (Balaninu) e di Corte (che mantengono le caratteristiche generali del còrso: distinu, ghjinnaghju, sicondu, billezza, apartu, farru, marcuri, cantaraghju, uttanta, mumentu, tuccà, cuntinentale, aliva, arechja, acellu) e il Niulincu.
Ai margini (a nord e a sud) di questa dividente vi è una zona intermedia di transizione, in cui si trovano caratteristiche assimilabili a ciascuno dei due gruppi, insieme ad altre particolarità locali. Sono di transizione, tra quelli cismontani, i dialetti della zona tra Piana e Calcatoggio e della Cinarca con Vizzavona (che presentano ad esempio esito verbale in chjamarìa come al sud), nonché quelli del Fiumorbo tra Ghisonaccia e Ghisoni (fiumorbacciu, che presenta la cacuminale); tra quelli pomontinchi, l'aiaccino (aiaccinu, vero crogiuolo di mescolanze, ma con una base pomontinca e il -ll→-dd- cacuminale in fine di parola, pronuncia netta di -ghj-, plurale femminile in -i, cane e accattà e non ghjacaru e cumprà, ellu/ella e non eddu/edda; piccole variazioni: sabbatu>sabbitu, u li dà>ghi lu dà; sillaba finale spesso troncata e accentata: marinari>marinà, panatteri>panattè, castellu>castè, cuchjari>cuchjà), i dialetti della Gravona (che però almeno nella parte meridionale hanno carattere più spiccatamente pomontinco), il bastelicaccio (che sarebbe pomontinco ma presenta alcune particolarità con il suo tipico rotacismo: Basterga) e il dialetto di Solenzara (che non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu).
Il còrso del Sud o oltramontano (pumontincu o suttanu o suttanacciu) è la variante più arcaica e conservativa, parlata nei distretti di Sartene (Sartè) e Porto-Vecchio (Portivechju). In analogia con il sardo e a differenza del còrso cismontano, conserva la distinzione delle vocali brevi latine ĭ e ŭ (es. pilu, bucca). È caratterizzato inoltre dalla presenza di suoni cacuminali in -ll→-dd- (es. aceddu 'uccello', beddu 'bello', quiddu 'quello', ziteddu 'ragazzo'). La lingua parlata ad Ajaccio (Aiacciu) presenta caratteristiche di transizione. Sono totalmente pomontinchi i dialetti del Taravese (Taravesu, -dd- cacuminale solo per -ll-: frateddu, suredda, beddu; ma conservazione di -gl-: piglià, famiglia, figliolu, vogliu; non conserva però le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu), del Sartenese (Sartinesu, conservativo, vocali -i- e -u- corte latine: siccu, piru, russu, cruci, puzzu; modificazione -rn→-rr-: forru, carri, corru; cacuminale anche per gl: piddà, famidda, fiddolu, voddu; forme verbali in cantàvami, cantàvani; plurale maschile in -i>-a: l'ochja, i poma; ma con esito in eddu/edda/eddi), dell'Alta Rocca (Rucchisgianu, tra i più conservativi e puri, con esito in iddu/idda/iddi, la cacuminale -dd- anche per -gl-: piddà, famidda, fiddolu, voddu, -i- e -u- corte latine e con altre particolarità che lo accostano notevolmente al gallurese) e della regione meridionale tra Porto Vecchio (Portivechjacciu) e l'entroterra di Bonifacio (cacuminale in -dd- anche per -gl- come nell'Alta Rocca ma con -u>-i: fiumu, paesu, patronu; evoluzione del plurale maschile -i>-a: i letta, i solda, i ponta, i foca, i mura, i loca, i balcona; forme verbali in cantàiami, cantàiani; -i- e -u- corte latine, esito eddu/edda/eddi a Porto Vecchio ma iddu/idda/iddi a Figari). I dialetti pomontinchi sono quindi delimitati da una linea che passa a sud di Porticcio, Bastelica, del Col di Verde e di Solenzara (escludendoli).
Il gallurese (gadduresu), parlato nella regione storico-geografica della Gallura (Sardegna), è molto simile ai dialetti dell'Alta Rocca per le seguenti caratteristiche:
Il dialetto castellanese è parlato nel comune di Castelsardo, in Sardegna, e come variante a Tergu e Sedini. L'origine dell'idioma risale all'incirca al XIII secolo, in seguito all'arrivo di un gran numero di genti corse che finirono per rappresentare la maggioranza della popolazione, cui si aggiungevano liguri, toscani e sardi, che insieme costituivano la variegata popolazione della città neofondata dai Doria.
Questa variante rappresenta un esempio di koinè: in un contesto linguistico prettamente toscano-corso (presenta analogie con il corso parlato nella conca di Ajaccio, e in particolare con la variante detta taravesu) si aggiungono elementi galloromanzi (liguri-genovesi) e molti termini sardi e di derivazione catalana/aragonese. Il castellanese presenta notevoli concordanze con la variante còrsa detta taravesu, con la quale condivide moltissimi tratti: pronomi personali eddu/edda/eddi, cacuminale solo per -ll-, conservazione del gruppo -gl-, passaggio del gruppo -rn- a -rr-, mantenimento della v intervocalica, sviluppo in -e/-o delle vocali brevi latine. Le caratteristiche più importanti del castellanese possono essere individuate in:
Il sassarese (sassaresu) è parlato a Sassari, Porto Torres e nei centri vicini. Pur condividendo la struttura e la grammatica con il gallurese e il còrso oltramontano, presenta numerosi caratteri autonomi, in gran parte dovuti all'influenza del sardo logudorese nel lessico e nella pronuncia.
Articoli determinativi (sing./plur.): u/i, a/i (ant. lu/li, la/li)
Articoli indeterminativi: unu, una
Pronomi personali: eiu/eo, tu, ellu/ella/eddu/edda/iddu/idda, noi, voi, elli/eddi/iddi
Pronomi e aggettivi possessivi: meiu/meo/mo/me, toiu/to, soiu/so, nostru, vostru, soiu/so
Pronomi e aggettivi dimostrativi: questu/quistu-questi/quisti (questo-questi), quessu/quissu-quessi/quissi (codesto-codesti), quellu/quiddu-quelli/quiddi (quello-quelli)
I verbi hanno fondamentalmente quattro coniugazioni (-à, -é, -e/-a, -e/-ì) delle quali la seconda e la terza presentano alcune caratteristiche comuni.
Verbo esse/essa (essere):
Verbo avè (avere):
Coniugazione in -à – Verbo amà (amare):
Coniugazione in -è – Verbo vulè (volere): I rari verbi di questa coniugazione (aé, duvè, parè, pudè, sapé, valè, vulé) sono tutti irregolari.
Coniugazione in -e/-a – Verbo teme/tema (temere): Comprende ad esempio i verbi crede/creda (credere), corre/corra (correre), rivede/riveda (rivedere);
Coniugazione in -e/-ì – Verbo finisce/finì (finire): Comprende ad esempio i verbi dorme/durmì (dormire), copre/cuprì (coprire), dì (dire), scopre/scoprì (scoprire), more/morì (morire), vene/venì (venire), apparisce/apparì (apparire), costruisce/costruì (costruire), finisce/finì (finire);
Tabella di comparazione delle lingue neolatine:
| Latino | Francese | Còrso | Italiano | Spagnolo | Occitano | Catalano | Siciliano | Napoletano | Portoghese | Gallego | Romeno | Sardo | Genovese | Lombardo | Veneto | Toscano |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| clave | clé/clef | chjave/chjavi | chiave | llave | clau | clau | chiavi | chiava | chave | chave | cheie | crae/crai | ciave | ciav | ciàve | chiàve |
| nox (gen. noctis) | nuit | notte/notti | notte | noche | nuèt/nuèch/nuòch | nit | notti | notta | noite | noite | noapte | notte/notti | nötte | nocc/not | nòte | notte |
| cantare | chanter | cantà | cantare | cantar | cantar | cantar | cantari | cantà | cantar | cantar | cânta | cantare/cantai | cantà | cantâ | cantàr | cantà/cantare |
| capra | chèvre | capra | capra | cabra | cabra | cabra | crapa | crapa | cabra | cabra | capră | craba | crava | cavra | cavra | capra |
| lingua | langue | lingua | lingua | lengua | lenga | llengua | lingua | lengua | língua | lingua | limbă | limba/lìngua | lengua | lengua | léngua | lìngua |
| platea | place | piazza | piazza | plaza | plaça | plaça | chiazza | chiazza | praça | praza | piață | pratha/pratza | ciassa | piazza | piàsa | piazza |
| pons | pont | ponte/ponti | ponte | puente | pont | pont | ponti | ponte | ponte | ponte | pod | ponte/ponti | punte/punti | pont | pónte | ponte |
| ecclesia | église | ghjesgia | chiesa | iglesia | glèisa | església | cresia | chiesia | igreja | igrexa | biserică | cheja/cresia | geixa | giesa | céxa | chièsa |
| hospitalis | hôpital | ospidale/spedale spidali/uspidali | ospedale | hospital | hospital | hospital | spitali | spitale | hospital | hospital | spital | ispidale/spidali | uspiâ | ospedal | ospedàl | ospitàle |
| caseus lat.volg.formaticum |
fromage | casgiu/furmagliu / furmaghju | formaggio o cacio | queso | formage | formatge | caciu | caso | queijo | queixo | brânză/caș | casu | caciu | formai/gg | formàjo | cacio |
Diversi francesismi sono diffusamente presenti nel còrso (con l'ovvia esclusione di gallurese e sassarese, i quali invece hanno subìto vari sardismi e iberismi): usina (fabbrica, da usine), caminu di farru (ferrovia, da chemin de fer), mèria/mèru (sindaco, da mairie/maire), nivellu (livello, da niveau). Sempre nel còrso di Corsica sono impiegati - per lo più da giornalisti - termini creati artificialmente da alcuni professori dell'Università della Corsica. A volte tali termini tentano di sostituire parole esistenti e per questo non hanno successo presso i locutori comuni; uno degli esempi è costituito dalla parola scheleru che vorrebbe sostituire attentatu, partendo dal latino scelus, sceleris (crimine). Va osservato che, oltretutto, la modifica di scelus, sceleris in scheleru non sembra rispettare la fonetica còrsa, che in perfetto accordo con quella italo-romanza ha generato tempu a partire da tempus, temporis.
Il còrso viene per quanto possibile scritto in maniera sovradialettale tralasciando le variazioni dialettali minori. Le regole generali di ortografia scritta non differiscono molto da quelle in uso nella lingua italiana (che del resto vi è stata per secoli l'unica lingua scritta), fatte salve alcune particolarità:
Poiché il còrso presenta diverse varianti, in alcuni casi le parole possono cambiare da zona a zona.
Scusarsi / Ringraziare:
| Còrso cismontano | Còrso oltramontano | Italiano |
|---|---|---|
| a giuventù | a ghjuventù | la gioventù |
| ghjunghje | ghjungna | giungere |
| manghjà | magnà | mangiare |
| zitellu | ziteddu | bambino |
| cavallu | cavaddu | cavallo |
| collu | coddu | collo |
| stella | stedda / stidda | stella |
| pelle | peddi | pelle |
| ellu / ella | iddu / idda | lui / lei |
| piglià | piddà | prendere |
| famiglia | famidda | famiglia |
| paglia | padda | paglia |
| fornu | furru | forno |
| carne | carri | carne |
| parlate | parleti | voi parlate |
| pàrlanu | pàrlani | essi parlano |
| simu | semu | noi siamo |
| cane | ghjàcaru | cane |
| sì / sè | sì | sì |
| esse | essa | essere |
| accende | accenda | accendere |
| corre | corra | correre |
| cunnosce | cunnoscia | conoscere |
| induve | induva | dove |
| u mare | u mari | il mare |
| u pane | u pani | il pane |
| a volpe | a volpi | la volpe |
| Italiano | Genovese | Còrso | Gallurese | Sassarese | Castellanese | Toscano Occidentale (costiero) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| la terra | a tæra | a terra/a tarra | la tarra | la terra | la terra | la terra |
| il cielo | u çê | u celu/i | lu celi | lu zeru | lu celu | 'l cèlo |
| l'acqua | l'ægua | l'acqua | l'ea | l'eba | l'eva | l'acqua |
| il fuoco | u fögu | u focu | lu focu | lu foggu | lu foggu | 'l fòo |
| l'uomo | l'ommu | l'omu | l'omu | l'ommu | l'ommu | l'òmo |
| la donna | a donna | a donna | la fèmina | la fémmina | la fémmina | la donna |
| mangiare | mangiâ | manghjà / magnà | manghjà/magnà | magnà | magnà | mangià/desinà |
| bere | beive | beie/bìa | bì | bì | bì | bé/bève |
| grande | grande | grande/ maiò / maiori | mannu/grendi/grandi | mannu | mannu | grande |
| piccolo | piccin | chjùcu/pìcculu/mischinu/minori / minutu | minori/picculu | minori | minori | pìccolo |
| il burro | u bitiru | u butiru/a grètula | lu buttirru | lu buttirru | lu buttiru | 'l burro |
| il mare | u mâ | u mare/u mari | lu mari | lu mari | lu mari | 'l mare |
| il giorno | u giurnu | u ghjornu | la dí/la ciurrata | la dì | la dì/ giulnadda | 'l giorno |
| il fiore | a sciû | u fiore/fiori | lu fiori | lu fiori | lu fìori | 'l fiore |
| la scimmia | a scimia | a scimia | la municca/la scimmia | la muninca | la scimmia | la scimmia |
| la macchia | a maccia | a tacca/a macula | la tacca | la mancia | la mancia | la macchia |
| la testa | a testa | u capu | lu capu | lu cabbu | lu cabbu | 'l capo/ceppióne |
| la finestra | u barcun | u purtellu/u purteddu | lu balconi/lu pulteddu | lu/la balchoni/vintana | lu balchoni | la finestra |
| il tavolo | a toua | a tàvula / a tola | la banca | la banca/la mesa | la banca | 'l tàolo |
| il piatto | u tundu | u piattu | lu piattu | lu piattu | lu piattu | 'l piatto |
| lo stagno | u stagnu | u stagnu | lu stagnu | lu isthagnu | l' isthagnu/ pogghju | 'l bózzo |
| il lago | u lagu | u lagu/lavu | lu lagu | lu lagu | lu lagu | il lago |
| un arancio | u çetrùn | un aranciu / un citrò | un aranciu | un aranzu | un aranciu | un arancio |
| la scarpa | u scarpun | u scarpu | lu calzari/lu scalpu | la botta | la botta | la scarpa |
| la zanzara | a sinsâa | a zinzala | la zínzula | la zinzura | la zinzula | la zanzara |
| la luce | a lüxe | a luce/a luci | la luci | la luzi | la lugi | la luce |
| un'unghia | un'ungia | un'unghja | un'unghja/un'ugna | un'ugna | un'ugna | un'unghia |
| la lepre | a lèvre | a lèvura/a levra/u lèparu | lu lèparu | lu lèpparu | lu lèpparu | la lepre |
| la volpe | a vurpe | a volpe/a volpi | lu maccioni | lu mazzoni | lu maccioni | la górpe |
| il ghiaccio | u giassu | u ghjacciu | lu ghjacciu | lu ghiacciu | lu ghjacciu | 'l diaccio |
| il cioccolato | a ciculata | a cicculata | lu cioccolatu | lu ciccurati | lu ciocculatu | 'l cioccolato |
| l'aereo | l'aériu | l'aviò | l'aereu /l'apparecchju | l'apparecciu | l'aereu | l'aèrio |
| la valle | a valle | a valle/a vaddi | la vaddi | la baddi | la vaddi | la valle |
| il monte | u munte | u monte/u monti | lu monti | lu monti | lu monti | 'l monte |
| il fiume | u sciümme | u fiume/u riu | lu riu | lu riu | lu riu | 'l fiume |
| la strada | u carrugiu | a strada/u carrughju | La stritta/la strada/la carrera | la carrera/l' isthrinta | la carrera//la strinta | la strada |
| il bambino | u figgeu | u zitellu/u ziteddu | lu steddu | lu pizzinnu | lu piccinnu | 'l bimbo/'l bamboro |
| il neonato | u ninnin | u ciruculu/pargulettu/piuppiunellu | la criatura/lu stidducciu | la criaddura/lu pizzinneddu | la criaddura/lu minoreddu | 'l bimbino |
| la ferrovia | a ferruvia | u caminu di farru/a ferruvia | la ferruvia | ferrandera | la ferruvia | la ferrovia |
| il sindaco | u scindegu | u merru/u meru/u merre | lu sìndacu | lu sindaggu | lu sindagu | 'l sìndao |
| il Comune | a Cà Cumunà | a merria/a Casa Cumuna | la Cumuna/la Casa Cumunali | la Cumuna/lu Cumuni | lu Comuni | 'l comune |
| la stazione | a staçiun | la gara/a stazioni | la stazioni | l'isthazioni | la stazioni | la stazione |
| l'auto | a vetüa/ a macchina | a vittura | la vittura/la macchina | la macchina/la vettura/l'automobiri | la macchina | l'atomòbile |
| la pecora | a pëgua | a pècura | la pècura | la péggura | la pégura | la péora |
| 1 | unu |
| 2 | dui |
| 3 | tre |
| 4 | quattru |
| 5 | cinque/cincu/zincu |
| 6 | sei |
| 7 | sette/setti |
| 8 | ottu |
| 9 | nove/novi/nobi |
| 10 | dece/deci/dezi |
| 11 | ondeci/ondici/ondizi |
| 12 | dodeci/dodici/dodizi |
| 13 | tredeci/tredici/tredizi |
| 14 | quattordeci/quattordici/quatthordizi |
| 15 | quindeci/quindici/quindizi |
| 16 | sedeci/sedici/sedizi |
| 17 | dicessette/dicissette/dizassetti |
| 18 | diciottu/dizottu |
| 19 | dicennove/dicinnovi/dizanobi |
| 20 | vinti/venti/vinti |
| 21 | vintunu |
| 22 | vintidui |
| 23 | vintitrè |
| 24 | vintiquattru |
| 25 | vinticinque/vinticincu/vintizincu |
| 26 | vintisei |
| 27 | vintisette/vintisetti |
| 28 | vintottu |
| 29 | vintinove/vintinovi/vintinobi |
| 30 | trenta |
| 40 | quaranta |
| 50 | cinquanta/zinquanta |
| 60 | sessanta/sissanta |
| 70 | settanta/sittanta |
| 80 | ottanta |
| 90 | nuvanta/novanta/nubanta |
| 100 | centu/centu/zentu |
| 200 | duiecentu / duie centu / duizentu |
| 300 | trecentu / trè centu / trizentu |
| 400 | quattrucentu / quattru centu / quattruzentu |
| 500 | cinquecentu / cinque centu / zincuzentu |
| 1000 | mille/milli |
| 2000 | duiemila / duimila / duimiria |
| 1 000 000 | un milione/un millione |
| 1 000 000 000 | un miliardo/un miliardu |
| Italiano | Còrso | Gallurese | Sassarese | Castellanese |
|---|---|---|---|---|
| Lunedì | Luni | Luni | Luni | Luni |
| Martedì | Marti | Malti | Marthi | Malti |
| Mercoledì | Mercuri/Marcuri | Màlcuri | Marchuri | Malcuri |
| Giovedì | Ghjovi/Ghiovi | Ghjoi | Giobi | Ghjoi |
| Venerdì | Venneri/Vènnari/Veneri/Venari/Vendari/Venderi | Vènnari | Vènnari | Vènnari |
| Sabato | Sàbbatu | Sàbbatu | Sàbbadu | Sàbbadu |
| Domenica | Dumènica/Duminica | Dumínica | Duméniga | Dumeniga |
| Italiano | Còrso | Gallurese | Sassarese | Castellanese |
|---|---|---|---|---|
| Gennaio | Ghjennaghju / Ghjinnaghju | Ghjnnagghju | Ginnaggiu | Ghjnnagghju |
| Febbraio | Ferraghju/Farraghju/ Friaghju | Friagghju | Fribaggiu | Friagghju |
| Marzo | Marzu | Malzu | Mazzu | Malzu |
| Aprile | Aprile/Aprili | Abriri | Abriri | Abrili |
| Maggio | Maghju | Magghju | Maggiu/Maiu | Magghju |
| Giugno | Ghjugnu | Làmpata | Làmpada | Làmpada |
| Luglio | Lugliu/Luddu | Agliola | Triura | Triula |
| Agosto | Aostu/Austu | Austu | Aosthu | Aosthu |
| Settembre | Settembre/Sittembri | Capidannu | Cabidànnu | Cabidannu |
| Ottobre | Ottobre/Uttovri/Uttrovi | Santigaini | Santuaìni | Santuaini |
| Novembre | Novembre/Nuvembri | Santandria | Santandria | Santandria |
| Dicembre | Decembre/Dicembri | Natali | Naddari | Naddali |
In gallurese come anche in sassarese e castellanese, nel linguaggio comune, spesso le forme tradizionali làmpata/làmpada, agliola/triura/triula, capidannu/cabidanni, santigaini/santuaini, santandria e natali/naddari/naddali tendono a essere sostituite rispettivamente da ghjugnu/giugnu/ghjugnu, luddu/lugliu/lugliu, sittembri/settembre/settembri, uttobri/ottobre/uttobri, nuembri/nubembri/nuvembri e dicembri/dizembri/dicembri.
| Italiano | Genovese | Còrso | Gallurese | Sassarese | Castellanese | Toscano |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Primavera | primaveia | primavera/veranu/branu | branu/primmaera | primabèra/branu | primmaera/branu | Primaèra |
| Estate | stae/estae | estate/istate/istati/istatina | statiali/istiu | isthiu/isthadiari | isthiu/staddiali | Estahe |
| Autunno | autunnu | autunnu/vaghjimu | vagghjimu/ottugnu | attugnu | attugnu/vagghjimu | Atunno |
| Inverno | invernu | invernu/invarru | varru | inverru | inverru | 'Nverno |
| Italiano | Còrso | Gallurese | Sassarese | Castellanese |
|---|---|---|---|---|
| Colazione | Cullaziò/Cullazione | Smulzu | Immuzà/Immùzu | Smulzu |
| Pranzo | Pranzu | Gustari | Gusthari | Pranzu/Gustali |
| Merenda | Merenda/Mirenda | Mirenda | Merenda | Mirenda |
| Cena | Cena | Cena | Zena | Cena |
| Italiano | Còrso | Gallurese | Sassarese | Castellanese |
|---|---|---|---|---|
| Acqua | Acqua | Ea | Eba | Eva |
| Vino | Vinu | Vinu | Binu | Vinu |
| Birra | Biera | Birra | Birra | Birra |
| Aceto | Acetu | Acetu | Azeddu | Ageddu |
| Olio | Oliu | Ociu | Ozu | Occiu |
| Latte | Latte/i | Latti | Latti | Latti |
| Miele | Mele/i | Méli | Meri | Meli |
| Uovo | Ovu/a | Oa | Obu | Ou |
| Pane | Pane/i | Pani | Pani | Pani |
| Riso | Risu | Risu | Risu | Risu |
| Prosciutto | Prisuttu | Prusciuttu | Prosciuttu | Prusciuttu |
| Salsiccia | Salciccia | Salticcia | Salthiza | Salticcia |
| Zucchero | Zùccaru | Zùccaru | Zùccaru | Zùccaru |
| Sale | Sale/i | Sali | Sari | Sali |
| Patata | Pomu | Pomu | Patatu | Patatu |
| Polenta | Pulenda | Pulenta | Purenta | Pulenta |
| Formaggio | Casgiu/Furmaghju | Casgiu | Casgiu | Casgiu |
| Caffè | Caffè | Caffè | Caffè | Caffè |
| Pesce | Pesce/Pesciu/Pisciu/Pisce | Pesciu | Pesciu | Pesciu |
| Carne | Carne/Carri | Carri | Carri | Carri |
| Verdura/Ortaggi | Ortaglia/Urtaglia/Ortame | Ultalizia | Virdhura/Urtharizia | Ultalizia/vildura |
| Pasta | Pasta | Pasta | Pasta/maccarroni | Pasta/maccaroni |
| Pizza | Pizza | Pizza | Pizza | Pizza |
| Focaccia | Fucaccia | Coccu/Fucaccia | Cocca | cuaccia |
| Biscotto | Biscottu | Biscottu | Bischottu | Bischottu |
| Torta | Torta | Tulta | Turtha | Tulta |
| Tonno | Tonnu | Tonnu | Tonnu | Tunnu |
| Zuppa | Suppa/Minestra | Minestra/Suppa | Zuppa | suppa |
| Sogliola | Sogliula | Sogliula | Sogliura | Sogliula |
| Nome italiano | Nome corso | Nome francese |
|---|---|---|
| Aiaccio | Aiacciu / Aghjacciu | Ajaccio |
| Aleria | Aleria | Aléria |
| Bastia | Bastia | Bastia |
| Bonifacio | Bunifaziu | Bonifacio |
| Calvi | Calvi | Calvi |
| Cervione | Cervioni | Cervione |
| Corte | Corti | Corte |
| Isola Rossa | Lisula | L'Île-Rousse |
| Porto Vecchio | Portivechju | Porto-Vecchio |
| Propriano | Prupià | Propriano |
| Rogliano | Ruglianu | Rogliano |
| San Fiorenzo | San Fiurenzu | Saint-Florent |
| Sartene | Sartè | Sartène |
| Vico | Vicu | Vico |
I nomi delle città corse sono praticamente tutti di origine italiana, poiché la lingua colta impiegata in Corsica era quella italiana sino all'imposizione per legge del francese nel 1859. Gran parte dei maggiori centri, inoltre, sono stati fondati o promossi al rango di città per iniziativa dei governi pisano e genovese. Anche dopo il passaggio sotto la sovranità francese solo pochi centri in Corsica hanno subito l'assimilazione nella lingua statale, la cosiddetta gallicizzazione, ovvero Isola Rossa diventata L'Île-Rousse e San Fiorenzo diventato Saint-Florent. Altre modifiche minori hanno riguardato Aiaccio, per la quale è stata utilizzata la forma italiana arcaica Ajaccio e Sartene, diventato Sartène, oltre all'aggiunta di un trattino tra tutti i nomi doppi, ad esempio Porto-Vecchio per Porto Vecchio. La denominazione di Tox è invece antecedente all'annessione francese in quanto era già utilizzata come variante alternativa a Tocchisu, identico ancora oggi come forma corsa. La versione corsa dei nomi delle città è comunque assai prossima a quella italiana.
Dall'annessione alla Francia nel 1768 la lingua corsa è stata influenzata dal francese nella terminologia, ecco alcuni esempi:
| Italiano | Corso | Francese |
|---|---|---|
| autista | sciuffore | chauffeur |
| aeroplano | aviò | avion |
| automobile, vettura | vittura, automobile | voiture |
| calcio | ghjocu à ballò/ballò | football |
| benzina | gasu, essenza | essence, carburant |
| cinema | cinemà, sinemà, cinema | cinéma |
| computer | urdinatori, ordinadore | ordinateur |
| fabbrica | usina | usine |
| ferrovia | caminu di farru, strada ferrata | chemin de fer |
| galleria | tunellu | tunnel |
| livello | livellu, nivellu | niveau |
| lavoratore | travagliadore | travailleur |
| municipio | merria, casa cumuna | mairie |
| pallone | sfera, pallò, ballò | sphère |
| panettiere | panatteru | boulanger |
| patata | pomu, patata | pomme de terre, patate |
| sciopero | greva, disoperu | grève |
| sindaco | merru, meru, merre | maire |
| stazione | gara | gare |
| verdura | ligume | légume |
| zuppa | suppa, minestra | soupe |
Secondo un censimento dell'aprile del 2013 la lingua còrsa in Corsica ha un numero di locutori tra 86.800 e 130.200 su 309 693 abitanti, la fascia di popolazione che ha un livello buono di conoscenza della lingua oscilla tra un minimo del 25% nella fascia d'età tra i 25 e i 34 e il massimo del 65% nella fascia d'età oltre i 65 anni; quasi un quarto della popolazione tra i 25 e i 34 non capisce il corso mentre solo una ristrettissima minoranza di anziani non capisce il còrso, il 32% della popolazione della Corsica settentrionale lo parla abbastanza bene, come anche il 22% della popolazione della Corsica del Sud, mentre il 10% della popolazione della Corsica parla solo francese.
Il 62% parla sia francese che còrso, invece solo l'8% dei còrsi sa scrivere correttamente in lingua corsa mentre circa il 60% della popolazione non sa scrivere in còrso, il 90% della popolazione còrsa è favorevole a un bilinguismo còrso-francese, il 3% vorrebbe che il còrso fosse l'unica lingua ufficiale in Còrsica e il 7% solo il francese. Il 17 maggio 2013 l'Assemblea della Corsica ha votato la co-ufficialità di còrso e francese con 36 voti a favore e 11 astenuti, mentre 4 erano assenti. Contro la co-ufficialità si è espresso il ministro degli interni Manuel Valls che ha affermato "il francese è la sola lingua ufficiale" e "nessuna co-ufficialità tra còrso e francese nell'isola", sostenendo che la norma verrà dichiarata anticostituzionale dal Consiglio costituzionale. Il presidente francese François Hollande durante la visita in occasione del 70º anniversario della liberazione dell'isola dai nazisti ha affermato "modificare la costituzione [per la co-ufficialità] è una cosa lunga", anche se non ha nascosto aperture future per cambiare la costituzione e rendere possibile il bilinguismo nelle varie regioni francesi.
| % | Ripartizione linguistica (gruppi principali) |
|---|---|
| 4% | madrelingua araba |
| 86% | madrelingua corsa |
| 10% | madrelingua francese |
Questo è l'elenco dei film e serie televisive recitate in parte o completamente in lingua corsa:
La prima edizione si è tenuta a Santa Teresa di Gallura il 12 agosto 2012 organizzata dalla Collettività territoriale della Corsica, dalla Provincia di Olbia-Tempio (oggi soppressa), dal Consiglio generale della Corsica del Sud, dal comune corso di Peri, dalle Edizioni Cismonte & Pumonti/Matina Latina e dall'associazione Filu d'Amparera – Casa Pumuntinca di a Lingua. I giurati sono stati i corsi Marceddu Jureczek, Lisandru Bassani, Lisandru Marcellesi, Lisandro Muzy e Patrick Salvatorini, i galluresi Piero Bardanzellu, Andrea Muzzeddu e Giancarlo Tusceri, mentre il presidente della Giuria era Renato Codi.
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