Il termine maranza è un vocabolo gergale italiano con cui si intende indicare un individuo appartenente a una schiera, comitiva, o compagnia di giovani rumorosi, caratterizzati dall'ostentazione di atteggiamenti sguaiati, dall'uso di un gergo triviale, da un codice di abbigliamento vistoso e specifici gusti musicali.
Il termine, attestato a partire dagli anni settanta, ha subito nel tempo profondi slittamenti semantici. A partire dagli anni duemilaventi, nei media nazionali e talvolta anche nel dibattito politico, il termine ha assunto una connotazione peggiorativa, suggerendo collegamenti con la microcriminalità e con la delinquenza giovanile. L'opinione pubblica si è divisa sulla questione.
Per antonomasia e metonimia, la parola viene anche associata e usata per definire la sottocultura che essi esprimono e il relativo fenomeno di costume sociale.
L'etimologia della parola, incerta, deriverebbe dall'argot con cui alcune comunità settentrionali si sono relazionate col fenomeno migratorio: si tratterebbe di una sovrapposizione tra maranza (lett. "melanzana"), un appellativo già usato nei dialetti meridionali per indicare, con connotazioni dispregiative e razziste, una persona di origine nordafricana, e i termini “marrakesch” o “marocco”, usati negli anni ottanta e novanta in riferimento proprio agli italiani meridionali. Un'altra tesi sostiene che il termine sia una crasi tra zanza (equivalente a tamarro) e marocchino.
Vi è una possibile retrodatazione fin verso gli anni settanta, secondo cui il termine sarebbe da ricondurre agli ambienti giovanili di quegli anni e all'azienda audiofila Marantz, dal quale l'appellativo gergale sarebbe nato e con cui venivano denominati all'epoca i giovani chiassosi e rumorosi.
In ogni caso, il termine maranza era già usato negli anni ottanta e novanta, specie nell'Italia settentrionale, come sinonimo generico di "tamarro" e in riferimento a un abitante delle periferie urbane, non necessariamente giovane, dai modi coatti o rozzi e solito indossare abiti vistosi. Una prima attestazione della parola appartiene a un brano di Jovanotti, Il capo della banda (1ª parte), scritto nel 1988 e pubblicato nell'album La mia moto nel 1989:
La parola conobbe uno slittamento semantico tra il 2019 e il 2021, quando essa tornò in auge e diventò di uso comune nel linguaggio gergale giovanile: da allora ha assunto un significato tendenzialmente peggiorativo, grazie alla diffusione e mediazione dei social media. Il termine si è riaffermato a partire dall'estate del 2022, grazie a diversi raduni di giovani che hanno catturato l'attenzione dei media nazionali e di reti sociali come TikTok.
Nello stesso periodo, il termine ha iniziato a circolare anche nella comunicazione pubblica di esponenti politici di diversi schieramenti, sia a livello locale sia nazionale. Tra gli esponenti della maggioranza che sostiene il governo Meloni, lo hanno usato tra gli altri il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Galeazzo Bignami. Il termine è stato impiegato anche da esponenti del centro-sinistra; nell'aprile 2025 il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha definito «i cosiddetti maranza» i destinatari di cinquanta misure cautelari per rapine, furti e ricettazione.
Secondo Nss Magazine, fino ad allora la parola era stata raramente usata da rappresentanti delle istituzioni. Nel periodo indicato, il termine era passato dalla presa in giro bonaria a prendere, nel linguaggio politico, caratteristiche razziste e discriminatorie, sottintendendo che tutta la fascia di popolazione a cui si riferisce, ovvero i cittadini con origini nord africane, spesso di seconda generazione, sia propensa ad attività delinquenziali e quindi da contrastare.
Nel 2026 alcune misure dei provvedimenti in materia di sicurezza adottati dal governo, tra cui il decreto-legge approvato a febbraio e il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri a luglio, sono state indicate dagli organi di informazione come norme "anti-maranza". Nell'ottobre 2026 la deputata del Partito Democratico Ouidad Bakkali si è definita «l'unica maranza nella stanza», riferendosi al Parlamento, per contestare l'uso del termine nei confronti delle seconde generazioni. Il responsabile sicurezza del PD Matteo Mauri ha invece giudicato «assolutamente inappropriato» l'uso istituzionale della parola da parte del governo.
Il maranza viene indicato di solito e in modo generico come un giovane italiano o più spesso di immigrati di seconda generazione, quasi sempre maschio, in molti casi nato in Italia con origini nordafricane oppure nordafricano immigrato in Italia, rumoroso, il quale è solito esprimersi con gergo triviale e atteggiamenti da strada. È identificabile anche per il vestiario, composto da abiti e accessori griffati e vistosi, spesso di marchi contraffatti, dagli anni 2010 riconducibili all'ascolto di musica del genere trap o drill; negli anni 2020 tra gli artisti più ascoltati figurano Baby Gang, Rondodasosa, Simba La Rue e altri cantanti della scena trap milanese. In particolare si autodefiniscono "maranza" numerosi artisti della scena trap italiana.
Questa definizione ha coinciso con una diffusione e circolazione del termine anche nei mass media, con accezione negativa, intollerante e preconcetta. Ad esempio, in un articolo del Corriere della Sera, i maranza venivano definiti «bulletti 2.0 in cerca di risse» e «giovani che si muovono in gruppo con lo scopo di importunare turisti, passanti e coetanei per le strade». Emma Avezzù, procuratrice della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Torino, afferma che «la rapina sembra quasi finalizzata a fare il video, come se quello fosse l'obiettivo principale. [...] Si riprendono con la droga in mano, con le pistole, con le banconote rubate. E adesso, anche mentre compiono rapine a mano armata».
Per contro, altri considerano il fenomeno non necessariamente pericoloso, attribuendogli una connotazione parodica e autoconsapevole, talvolta sottolineandone le contraddizioni. Secondo la sociologa Anna Curcio, quello dei maranza «è l'atteggiamento nichilista di una generazione cresciuta nella crisi, nelle disuguaglianze. È una reazione».