| Governo Meloni | |
|---|---|
| Stato | |
| Presidente del Consiglio | Giorgia Meloni (FdI) |
| Coalizione | Centro-destra:
FdI, LSP, FI, NM |
| Legislatura | XIX legislatura |
| Giuramento | 22 ottobre 2022 |
Il governo Meloni è il sessantottesimo esecutivo della Repubblica Italiana e il primo e finora unico della XIX legislatura.
Entrato in carica il 22 ottobre 2022, è nato in seguito alle elezioni politiche di quell'anno, che avevano segnato la vittoria dei partiti che componevano la coalizione di centro-destra.
Si tratta del primo governo nella storia d'Italia a essere presieduto da una donna, nonché il più longevo della storia della Repubblica Italiana e il secondo, per longevità, dalla proclamazione dell'Unità d'Italia, dopo il governo Mussolini.
Dopo le dimissioni del governo Draghi il 21 luglio 2022, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le camere e indetto nuove elezioni per il successivo 25 settembre, a seguito delle quali la coalizione di centro-destra ha ottenuto la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento.

Il 21 ottobre, al termine delle consultazioni, il Capo dello Stato ha conferito a Giorgia Meloni l'incarico di formare il governo; Meloni ha accettato senza riserva, presentando contestualmente la lista dei ministri (come prima di lei fecero Giuseppe Pella al suo governo nel 1953, Silvio Berlusconi al suo quarto governo nel 2008 e Giuseppe Conte al suo primo governo nel 2018).

Il 22 ottobre, il Governo ha così prestato giuramento al Palazzo del Quirinale, entrando ufficialmente in carica.
La tradizionale cerimonia della campanella ed il passaggio di consegne a Palazzo Chigi si sono svolti il giorno successivo, domenica 23 ottobre; subito dopo quest’ultimi, il primo Consiglio dei ministri ha nominato il sottosegretario Alfredo Mantovano alla carica di segretario del consiglio medesimo ed i ministri Matteo Salvini e Antonio Tajani alla carica di vicepresidenti del Consiglio dei ministri, conferendo successivamente i rispettivi incarichi ai ministri senza portafoglio. Viene infine annunciato che l'uscente ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, sarebbe stato consulente per l'energia del Governo.
La mozione di fiducia al Governo è stata approvata alla Camera dei Deputati, in data 25 ottobre 2022, con 235 voti favorevoli, 154 contrari e 5 astenuti.
Il giorno seguente, in data 26 ottobre 2022, il Governo ha altresì ottenuto la fiducia anche al Senato della Repubblica, con 115 voti favorevoli, 79 contrari e 5 astenuti.
Il 31 ottobre il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina di 39 sottosegretari di Stato (di cui 8 hanno ricevuto il titolo di viceministro dal rispettivo ministro di riferimento), i quali sono entrati in carica il 2 novembre. Tale evento ha così portato il governo a 65 componenti.
Il 4 novembre sono state riordinate le competenze dei ministeri: il Ministero dello sviluppo economico è divenuto "Ministero delle imprese e del made in Italy" e ha acquisito la competenza in materia di promozione e valorizzazione del made in Italy in Italia e nel mondo; il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è divenuto "Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste" e ha acquisito la competenza in materia di tutela della sovranità alimentare; il Ministero della transizione ecologica è stato rinominato "Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica" ed è divenuto competente in materia di sicurezza energetica; il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili si è denominato "Ministero delle infrastrutture e dei trasporti"; infine, il Ministero dell'istruzione si è denominato "Ministero dell'istruzione e del merito" ed ha specificato le proprie funzioni spettantegli in materia di valorizzazione del merito.
Il Governo è composto da esponenti di Fratelli d'Italia (di cui è espressione la Presidente del Consiglio dei Ministri), Lega per Salvini Premier, Forza Italia e Noi moderati (originariamente Italia al Centro e Rinascimento in rappresentanza dell'intera alleanza), mentre gode dell'appoggio esterno del Movimento Associativo Italiani all'Estero e, prima della fusione in Noi moderati, dei restanti due partiti componenti la stessa alleanza (ovvero Coraggio Italia e Unione di Centro), nonché del Movimento Animalista (di cui fa parte la deputata Michela Vittoria Brambilla), entrato successivamente nella stessa.
Il Consiglio dei ministri era composto, alla sua formazione, complessivamente da 25 membri, di cui 6 donne, con un'età media di 60 anni, la quarta più alta della storia repubblicana.
L’esecutivo ha mantenuto una notevole stabilità nel corso della legislatura. Uno studio dedicato al governo nel 2024 ha individuato tra i fattori della sua tenuta la posizione dominante di Fratelli d'Italia nella coalizione, il controllo esercitato da Giorgia Meloni sul proprio partito, la rilevanza attribuita da ciascun partito di maggioranza a specifiche riforme e un approccio pragmatico alla politica estera e ad alcune domande provenienti dalla società.
L'appartenenza politica dei membri del governo alla sua formazione era la seguente:
| Partito | Presidente | Ministri | Viceministri | Sottosegretari | Totale | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Fratelli d'Italia | 1 | 9 | 4 | 14 | 28 | |
| Lega per Salvini Premier | - | 5 | 2 | 9 | 16 | |
| Forza Italia | - | 5 | 2 | 6 | 13 | |
| Indipendenti | - | 5 | - | 1 | 6 | |
| Italia al Centro (NM) | - | - | - | 1 | 1 | |
| Rinascimento (NM) | - | - | - | 1 | 1 | |
| Totale | 1 | 24 | 8 | 32 | 65 | |
L'appartenenza politica dei membri del governo attualmente è la seguente:
| Partito | Presidente | Ministri | Viceministri | Sottosegretari | Totale | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Fratelli d'Italia | 1 | 9 | 3 | 14 | 27 | |
| Lega per Salvini Premier | - | 5 | 2 | 9 | 16 | |
| Forza Italia | - | 5 | 2 | 7 | 14 | |
| Noi moderati | - | - | - | 1 | 1 | |
| Indipendenti | - | 5 | - | 2 | 7 | |
| Totale | 1 | 24 | 7 | 33 | 65 | |

La provenienza geografica dei membri del Governo alla sua formazione si può così riassumere:
| Regione | Presidente | Ministri | Viceministri | Sottosegretari | Totale |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 5 | 2 | 4 | 12 | |
| - | 5 | - | 4 | 9 | |
| - | 3 | - | 3 | 6 | |
| - | 2 | 2 | 2 | 6 | |
| - | 3 | - | 2 | 5 | |
| - | 1 | 1 | 2 | 4 | |
| - | 1 | 1 | 2 | 4 | |
| - | 1 | 1 | 1 | 3 | |
| - | 1 | 1 | 1 | 3 | |
| - | 1 | - | 2 | 3 | |
| - | - | - | 3 | 3 | |
| - | - | - | 2 | 2 | |
| - | - | - | 2 | 2 | |
| - | 1 | - | - | 1 | |
| - | - | - | 1 | 1 | |
| - | - | - | 1 | 1 |
Questa tabella espone in raffronto la situazione parlamentare del governo al momento del conferimento della fiducia parlamentare, in base alle dichiarazioni di voto espresse dai gruppi parlamentari, con la situazione attuale.
| Camera | Collocazione | Insediamento | Attuali | ||
|---|---|---|---|---|---|
| Gruppi parlamentari | Seggi | Gruppi parlamentari | Seggi | ||
| Camera dei Deputati | Maggioranza | Centro-destra (237): FdI (118), LSP (66), FI-BP-PPE (44), NM-MAIE (9) |
237 / 400 |
Centro-destra (235): FdI (117), Lega (57), FI-PPE (53), NM(N-C-U-I)M-CP (8) |
235 / 400 |
| Appoggio esterno | Centro-destra (1): Misto (1) |
1 / 400 |
Centro-destra (2): Misto (2) |
2 / 400 | |
| Opposizione | PD-IDP (69), M5S (52), A-IV-RE (22), AVS (12), Misto (9) | 162 / 400 |
PD-IDP (68), M5S (48), A-PER-RE (10), AVS (10), IV-CR-RE (7), Misto (20) | 163 / 400 | |
| Senato della Repubblica | Maggioranza | Centro-destra (116): FdI (63), LSP (29), FI-BP-PPE (18), Cd'I-NM-MAIE (6) |
116 / 206 |
Centro-destra (120): FdI (63), Lega (29), FI-PPE (20), Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP (8) |
120 / 205 |
| Opposizione | PD-IDP (38), M5S (28), A-IV-RE (11), Misto (7), Aut. (SVP-Patt, Cb, SCN) (6) | 90 / 206 |
PD-IDP (36), M5S (26), IV-CR-RE (8), Misto (8), Aut. (SVP-Patt, Cb) (7) | 85 / 205 | |
Il Governo gode dell'appoggio dei seguenti partiti politici (e rispettivi gruppi in Parlamento):
Non rappresentati in Consiglio dei ministri:
Il Governo, nato con il programma politico della coalizione di centro-destra risultata vincitrice alle elezioni politiche dello stesso anno, ha presentato e adottato provvedimenti riferibili agli indirizzi contenuti nell’Accordo quadro di programma per un Governo di centrodestra, sottoscritto da Fratelli d'Italia, Lega per Salvini Premier e Forza Italia, con la partecipazione di Noi moderati.
Il documento, articolato in quindici aree tematiche, includeva tra gli altri obiettivi la revisione dell'assetto istituzionale e della Pubblica amministrazione, interventi fiscali, misure a sostegno di famiglie e imprese, politiche per la sicurezza e il contrasto dell'immigrazione irregolare, nonché iniziative in materia di energia, infrastrutture, PNRR, lavoro e Made in Italy.
L'attività esecutiva si così è articolata in provvedimenti legislativi, atti di programmazione e misure amministrative in materia istituzionale, economica, sociale, di sicurezza, infrastrutture e politica estera. La letteratura sulla XIX legislatura (a cui appartiene il governo) ha rilevato, accanto a elementi di discontinuità politica e programmatica, una prevalenza di cambiamenti incrementali, condizionati dai vincoli istituzionali, dagli impegni internazionali dell'Italia e dall'appartenenza all'Unione europea.
Nel suo operato poi, secondo le ultime statistiche dell’aprile 2026, il governo ha posto 112 volte la questione di fiducia alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica o ad entrambe le camere, che corrispondono all’incirca a 2,67 voti di fiducia di media al mese (il valore più alto delle ultime 4 legislature) e un rapporto fiducie/leggi pari ad un valore del 47,1% circa (317 leggi approvate), operando principalmente con decreti-legge (D.L.) e leggi ordinarie (L.), sebbene quest’ultime in alcuni casi siano derivate da una precedente legge delega parlamentare, prendendo così la forma di decreti legislativi (d. lgs.).
Di seguito i principali interventi e provvedimenti, suddivisi per area tematica:
In materia di agricoltura, ambiente, pesca, foreste ed energia il Governo ha operato attraverso il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste — guidato da Francesco Lollobrigida e ridenominato all'insediamento, assumendo il concetto di sovranità alimentare come cornice programmatica — e il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin.
Le linee di intervento hanno riguardato la tutela dei prodotti a Denominazione di origine protetta (DOP) e Indicazione geografica protetta (IGP), i contratti di filiera, il ricambio generazionale, il contrasto della Xylella, della peste suina africana e dell’infestazione di granchio blu, la promozione dell'agrivoltaico e delle misure PNRR Parco Agrisolare e Fondo Rotativo Contratti di Filiera, la gestione della siccità, la semplificazione degli iter per gli impianti a fonti rinnovabili, la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e, per quanto cauta, una disciplina per il possibile ritorno dell'energia nucleare.
Nel gennaio-febbraio 2024 il settore è stato attraversato dalla cosiddetta «protesta dei trattori», diretta contro le politiche europee del Green Deal e il ripristino dell'imposta sui redditi agrari, parzialmente disinnescata con un emendamento al Decreto milleproroghe 2023 che ha reintrodotto l'esenzione dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) per i redditi dominicali e agrari fino a 10 000 euro e la riduzione al 50% tra 10 000 e 15 000 euro.
Per la pesca è proseguita l'attuazione del programma operativo del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMPA) del settennio 2021-2027 e nell'agosto 2024 è stato nominato il prefetto Enrico Caterino a Commissario straordinario per l'emergenza granchio blu nell'alto Adriatico;
Nel settore forestale è infine proseguita l'attuazione della Strategia Forestale Nazionale, adottata nel 2021 in attuazione del Testo unico in materia di foreste e filiere forestali.
Sul fronte della caccia, il governo porta avanti una riforma della legge 157/92 che riduce le aree protette, permette attività venatoria su spiagge, parchi e terreni demaniali, per un periodo più lungo dell'anno. La legge è stata definita "legge spara-tutto" e il ddl appare eccessivamente permissivo e a vantaggio della lobby dei cacciatori tanto da suscitare malcontento nelle file della stessa maggioranza.
Sul fronte dell’energia nucleare, invece, il 28 febbraio 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge delega sul cosiddetto nucleare sostenibile, volto a predisporre il quadro normativo per l'eventuale impiego di tecnologie nucleari di nuova generazione, inclusi reattori modulari piccoli e avanzati, in contrasto con i referendum del 1987 e del 2011.
Secondo un'analisi di Reuters del maggio 2026, la quota delle rinnovabili nella produzione elettrica italiana è cresciuta di appena due punti percentuali fra il 2020 e il 2024, passando dal 39% al 41%, a fronte di incrementi ben più marcati nello stesso periodo in Spagna (+17 punti), Germania (+10) e Francia (+6,5); il rallentamento della transizione energetica sotto il Governo Meloni, unito alla forte dipendenza dal gas — che copre quasi metà della generazione elettrica, la quota più alta dell'Unione europea — ha contribuito a mantenere i costi dell'energia elettrica fra i più elevati d'Europa, tanto che nel periodo 2019-2024 la quota di rinnovabili sui consumi finali è cresciuta in Italia del 7%, contro il 27% della media UE e picchi del 42% in Spagna e del 35% in Francia. Le revisioni del PNRR attuate dal Governo hanno inoltre ridotto dal 39,5% al 37,1% la quota di risorse destinate alla transizione verde, appena sopra la soglia minima del 37% imposta dall'Unione europea; l'agenzia ha ricondotto le difficoltà di accelerazione alla complessità degli iter autorizzativi, alle controversie sulla localizzazione degli impianti e alle scelte governative su gas, nucleare e fotovoltaico agricolo.
Dall'inizio della Guerra d'Iran il prezzo dell'energia è notevolmente aumentato a livello mondiale. Il governo è intervenuto con vari Decreti Legge per calmierare i prezzi di Benzina e Gasolio a livello nazionale tagliando le Accise, con una immediata riduzione dei prezzi alla pompa (per il tempo di decorrenza dei decreti). L’economista Carlo Cottarelli ha sostenuto che non fosse una misura equa poiché avrebbe avvantaggiato tutte le fasce di reddito allo stesso modo.
Sul piano nazionale, sono stati dichiarati stati di emergenza per l'alluvione di Ischia del novembre 2022, per l'alluvione dell'Emilia-Romagna del maggio 2023 (con nomina a commissario di Francesco Paolo Figliuolo), per il bradisismo dei Campi Flegrei, e per i danni del Ciclone Harry del gennaio 2026 in Calabria, Sardegna e Sicilia e per la frana di Niscemi.
La politica di cittadinanza e migratoria del governo ha combinato politiche di restrizione delle richieste di cittadinanza per ius sanguinis, il contrasto all'immigrazione irregolare e al traffico di migranti, modifiche alla disciplina della protezione internazionale, accordi con Paesi terzi (in particolare il protocollo d'intesa con l'Albania) e un ampliamento dei canali di ingresso regolari per lavoro. La letteratura accademica ha evidenziato, accanto a una più marcata retorica di controllo delle frontiere, elementi di continuità con la gestione migratoria dei governi precedenti. Sul piano operativo il governo ha inoltre approvato la costruzione di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) tramite il Genio militare in zone scarsamente popolate e ha esteso a 18 mesi il limite massimo di permanenza per gli stranieri non richiedenti asilo, ha rimodulato le regole di soccorso in mare per le ONG (obbligo di raggiungere senza ritardo il primo porto assegnato, divieto di salvataggi multipli, sanzioni da 10.000 a 50.000 euro con fermo amministrativo e confisca in caso di reiterazione) e ha spostato dalla sezione specializzata del Tribunale ordinario di Roma alla Corte d'appello in composizione monocratica le competenze sulla convalida del fermo amministrativo.
Il governo nel 2023 ha dichiarato lo stato di emergenza per l'eccezionale incremento degli sbarchi di migranti lungo le rotte del Mediterraneo (delibera CdM dell'11 aprile 2023, poi più volte prorogata).
In materia di cultura, il Governo ha operato attraverso il Ministero della cultura, guidato da Gennaro Sangiuliano fino alle dimissioni del 6 settembre 2024 per il "caso Boccia" e sostituito lo stesso giorno da Alessandro Giuli; il sottosegretario Vittorio Sgarbi aveva lasciato l'incarico il 13 febbraio 2024 dopo un rilievo dell'Antitrust per possibile conflitto di interessi. L'azione si è concentrata sulla tutela del patrimonio, con gli investimenti della Missione 1 Componente 3 del PNRR per digitalizzazione e accessibilità dei siti, sulla promozione di lettura e biblioteche nelle periferie tramite il "Piano Olivetti" e sulla designazione annuale della Capitale italiana della cultura (Pesaro 2024, Agrigento 2025, L'Aquila 2026).
Nel settore dello spettacolo e dell'audiovisivo, il Governo — con la sottosegretaria al cinema Lucia Borgonzoni — ha riformato il tax credit per la produzione cinematografica e audiovisiva previsto dalla Legge Cinema, riducendone progressivamente la portata a fronte delle critiche degli operatori per i tagli al Fondo unico per lo spettacolo, disposti dalle manovre di bilancio.
Sul fronte della comunicazione, l'azione — guidata dal sottosegretario con delega all'informazione e all'editoria Alberto Barachini — si è concentrata sul pluralismo e sulla riforma della governance del servizio pubblico radiotelevisivo disciplinato dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi, con l'insediamento nell'ottobre 2024 di un nuovo CdA della Rai (presidente Simona Agnes, ad Giampaolo Rossi) e con un disegno di legge di riforma Rai, all'esame del Parlamento a settembre 2026, che prevede riduzione ed eventuale abolizione del canone. Sulla riduzione del canone a 70 euro nella legge di bilancio 2024, si veda Economia, coesione e PNRR.
In materia di politica economica, il governo — guidato per l'Economia dal ministro Giancarlo Giorgetti e per il PNRR e la coesione dal ministro Raffaele Fitto fino al novembre 2024 e successivamente da Tommaso Foti — ha orientato l'azione al sostegno del reddito disponibile mediante la riduzione del cuneo fiscale, alla riforma dell'IRPEF e dell'amministrazione tributaria, al recupero dell’evasione fiscale, al graduale rientro dell'indebitamento netto e al riordino degli strumenti di sviluppo territoriale e di coesione, attribuendo un ruolo centrale all'attuazione e alla revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
La politica di bilancio si è svolta nel contesto del progressivo rientro dai disavanzi della pandemia di COVID-19 e delle misure straordinarie per la crisi energetica, oltre che del ripristino della disciplina europea di bilancio. Secondo l'ISTAT, il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dello 0,7% in termini reali nel 2024, mentre l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è sceso dal 7,2% del PIL nel 2023 al 3,4% nel 2024. Le leggi di bilancio per il 2023, 2024 e 2025 hanno progressivamente concentrato le risorse sulla riduzione del cuneo fiscale per il lavoro dipendente e sulla riduzione da quattro a tre delle aliquote IRPEF; la manovra 2025 ha reso strutturale quest'ultima modifica e ha sostituito la decontribuzione temporanea con un sistema di bonus per i redditi più bassi e detrazione aggiuntiva per una parte dei lavoratori dipendenti, mentre la manovra 2026 ha portato la seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33%. L'Ufficio parlamentare di bilancio ha rilevato che la stabilizzazione delle misure inizialmente temporanee ha comportato effetti permanenti sui saldi di finanza pubblica, con effetti sui consumi privati ma anche rilevanti implicazioni distributive e di soglia.
Interventi principali in materia economica effettuati con decreti omnibus sono stati:
Nel settembre 2026, con decreto legge, il governo ha sospeso il pagamento del bollo nel 2027 per automobili e motocicli con potenza uguale o inferiore a 80 KW. Il ministro Giorgetti ha riferito che la misura è volta a sostenere i redditi medio-bassi, ed è intenzione del governo renderla strutturale con la successiva legge di bilancio.
Sul piano territoriale, il governo ha riordinato le politiche di coesione attraverso gli Accordi per la coesione, la programmazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 e l'istituzione della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare il coordinamento tra finanziamenti europei e nazionali, PNRR e incentivi agli investimenti produttivi nelle regioni meridionali. Secondo la SVIMEZ, il medesimo decreto ha modificato in modo rilevante gli assetti della programmazione e della governance delle politiche di coesione.
L'attuazione del PNRR ha costituito uno degli assi della politica economica del governo. La revisione approvata nel novembre 2023 dalla Commissione europea, con l'inserimento del capitolo REPowerEU, ha portato il valore complessivo del Piano italiano a 194,4 miliardi di euro, con 66 riforme e 150 investimenti. Secondo i dati illustrati dal governo nel marzo 2025, al 31 dicembre 2024 il 92% delle misure risultava attivato, in attivazione o in chiusura e la spesa dichiarata era pari a 63,9 miliardi di euro; la Corte dei conti ha rilevato il conseguimento degli obiettivi previsti, segnalando criticità sul rinvio di parte della spesa originariamente programmata nel biennio 2023-2024 e sulla concentrazione della fase finanziaria negli anni conclusivi del Piano.
In materia di edilizia, politiche abitative e rigenerazione urbana, l'azione del Governo Meloni si è sviluppata lungo tre direttrici principali: la semplificazione delle procedure edilizie e urbanistiche, con particolare riferimento alla regolarizzazione delle difformità formali degli immobili esistenti; la definizione di un piano nazionale per l'edilizia residenziale pubblica e sociale denominato «Piano Casa Italia», affidato alla regia del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e alla struttura del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri; l'attivazione di programmi straordinari di riqualificazione di aree urbane degradate, come nel caso del quartiere Parco Verde di Caivano.
Sul piano finanziario, le leggi di bilancio per il 2023 e per il 2024 non avevano rifinanziato il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione né il Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli, scelta oggetto di critiche da parte di sindacati degli inquilini e associazioni del terzo settore, che l'hanno collegata all'aumento dei procedimenti di sfratto per morosità. La legge di bilancio per il 2026 ha successivamente ridefinito la disciplina del «Piano Casa Italia», istituendo una struttura di supporto al Commissario e disponendo il rifinanziamento di misure a favore degli inquilini in difficoltà.
Nella fase attuativa il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, attraverso il «Tavolo Casa» presieduto dal vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, ha attivato nel giugno 2025 una prima tranche di 660 milioni di euro contro il disagio abitativo, mentre il Consiglio dei ministri del 30 aprile 2026 ha stanziato risorse complessive fino a 10 miliardi di euro tra fondi dedicati e programmi di rigenerazione urbana rimodulati, con l'obiettivo dichiarato di rendere disponibili circa 100 000 nuovi alloggi in un decennio e di recuperare 60 000 unità di edilizia residenziale pubblica inagibili. Un ruolo rilevante nell'attuazione degli interventi di housing sociale è stato attribuito alla Cassa depositi e prestiti, che ha ampliato l'intervento nel comparto residenziale anche mediante il Fondo Nazionale dell'Abitare sostenuto da garanzia InvestEU.
Le politiche adottate hanno alimentato un dibattito pubblico articolato: associazioni degli inquilini e alcune testate hanno criticato la scelta di privilegiare la mobilitazione di capitali privati e la semplificazione delle esecuzioni degli sfratti in assenza di un rifinanziamento strutturale dei fondi sociali per l'affitto, mentre Federcasa ha segnalato che il fabbisogno per il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica inagibili risultava superiore alle risorse inizialmente stanziate; ANCE e Confindustria hanno invece sostenuto la necessità di un piano organico di rilancio del settore, e il CNEL e il Senato della Repubblica hanno esaminato nella XIX legislatura un disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo orientato all'obiettivo europeo del «saldo zero» al 2050.
Sul piano della giustizia penale e dell'ordine pubblico, il governo ha fatto frequente ricorso alla decretazione d'urgenza per introdurre nuove fattispecie di reato e inasprire le pene, generalmente in risposta a fatti di cronaca — raduni illegali, violenza di genere, criminalità minorile, aggressioni al personale sanitario — o a esigenze di ordine pubblico. La dottrina costituzionalistica ha descritto tale approccio come un uso repressivo delle politiche securitarie, mentre una lettura giornalistica ha parlato di una linea a doppio standard, più severa verso manifestanti e piccola criminalità che verso i reati dei cosiddetti "colletti bianchi"; altri commentatori hanno riconosciuto ad alcuni provvedimenti, come il Decreto Sicurezza del 2025, elementi di razionalizzazione non riducibili al solo inasprimento penale. Il 20 ottobre 2026, dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti a Milano durante alcune manifestazioni, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile, in vigore dal giorno successivo. L'articolo 1 del decreto, riprendendo un disegno di legge approvato dal governo il 23 luglio precedente, ha aggiunto all'articolo 98 del codice penale una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i minori che hanno compiuto i 14 anni ma non ancora i 18, mantenendo la diminuzione di pena prevista per i minori imputabili. Prima della modifica l'imputabilità del minore in questa fascia d'età non si presumeva e richiedeva un accertamento in concreto della sua maturità in relazione al fatto commesso; con la nuova disciplina la capacità si presume e l'eventuale incapacità deve emergere da prova contraria, per cui il decreto ha anche modificato l'articolo 9 del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, consentendo al pubblico ministero e al giudice di acquisire elementi utili al giudizio sull'imputabilità. L'Unione delle camere penali ha definito l'intervento «un ulteriore strappo alle garanzie e ai diritti della persona», mentre sulla rivista Questione Giustizia sono stati espressi dubbi sulla sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione per una norma già all'esame della Camera dei deputati come disegno di legge.
La legge 2 dicembre 2025, n. 181, approvata all'unanimità dalla Camera in via definitiva il 25 novembre 2025, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, introdusse nel codice penale il delitto di femminicidio (articolo 577-bis), che punisce con l'ergastolo chi cagiona la morte di una donna per odio, discriminazione, prevaricazione, controllo o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo. L'articolo 18 del decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (decreto sicurezza) vietò l'importazione, la lavorazione, il commercio e il consumo delle infiorescenze di canapa, anche in forma di estratti, resine e oli, estendendo a tali condotte le sanzioni della disciplina sugli stupefacenti; nel dicembre 2025 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brindisi sollevò questione di legittimità costituzionale sulla norma.
Con Decreti "Pacchetto" (Rave, Cutro, Caivano), il governo é intervenuto in materia di giustizia e ordine pubblico. Sebbene nati per rispondere a specifici fatti di cronaca, i relativi decreti-legge approvati tra il 2022 e il 2023 hanno finito per assumere una struttura omnibus in sede di conversione parlamentare, aggregando norme eterogenee su sicurezza pubblica, riforma della giustizia (come i rinvii della riforma Cartabia), gestione dei flussi migratori e interventi di edilizia scolastica locale.
Sul piano dei rapporti con la magistratura, il ministro della giustizia Carlo Nordio ha promosso l'abolizione del reato di abuso d'ufficio e la revisione della disciplina delle intercettazioni con la Riforma Nordio del 2024, mentre il governo ha sostenuto la riforma costituzionale della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, approvata dal Parlamento ma respinta dagli elettori — con il 53,74% di voti contrari e un'affluenza del 58,93% — nel referendum confermativo del 22-23 marzo 2026, mantenendo lo status quo costituzionale sull'ordinamento giudiziario.
Sul versante organizzativo, un bilancio di metà legislatura ha rilevato che, a fronte di numerosi interventi sul codice penale, altre riforme processuali annunciate — tra cui l'avvio del GIP collegiale e del Tribunale per le persone, i minori e le famiglie previsti dalla riforma Cartabia — sono state più volte rinviate per difficoltà organizzative degli uffici giudiziari. Sulle misure attuative del Patto UE su migrazione e asilo confluite nel Decreto Giustizia del giugno 2026, si veda la sezione Cittadinanza ed immigrazione.
In materia di infrastrutture e trasporti il Governo Meloni ha orientato la propria azione all'accelerazione degli investimenti, alla manutenzione e al potenziamento delle reti ferroviarie, stradali, portuali e logistiche, alla realizzazione di grandi opere, alla sicurezza della circolazione e alla semplificazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, con la sostituzione integrale del codice del 2016. Una parte rilevante degli interventi si è collocata nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), con investimenti su alta velocità ferroviaria, linee regionali, intermodalità, porti, logistica, rinnovo del materiale rotabile e digitalizzazione delle infrastrutture.
L'indirizzo dell'esecutivo ha collegato gli interventi infrastrutturali agli obiettivi di crescita, riduzione dei divari territoriali e competitività del sistema produttivo, con particolare attenzione al Mezzogiorno e al ruolo dei porti italiani nelle catene logistiche euro-mediterranee, articolandosi tra il riavvio dell'iter per il Ponte sullo stretto di Messina, la riforma dei contratti pubblici, le opere connesse ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, la revisione delle concessioni autostradali e la modifica del Codice della strada. Secondo il Rapporto OTI Nord 2025 di Assolombarda, al 31 maggio 2025 la componente ferroviaria era la principale voce degli investimenti monitorati (oltre 43 miliardi di euro), seguita da sistemi urbani (9,7 miliardi), rete stradale e autostradale (9,6 miliardi) e porti e interporti (6,1 miliardi); il dato descrive la ripartizione degli investimenti monitorati e non misura l'effetto delle singole misure governative.
Sul fronte ferroviario, tra risorse finanziarie e attuazione del PNRR sono stati previsti stanziamenti per la manutenzione straordinaria della rete convenzionale, per l'alta velocità, per le linee regionali e per il completamento di opere quali il Terzo Valico dei Giovi; il decreto-legge di sostegno nel settore energetico e di finanza pubblica del novembre 2022 ha stanziato 800 milioni di euro per la rete ferroviaria nazionale, con ulteriori risorse dal PNRR, dal Piano nazionale per gli investimenti complementari e dai fondi strutturali europei. Nell'attuazione del PNRR sono proseguiti gli interventi su porti, intermodalità, ultimo miglio ferroviario, rinnovo del trasporto pubblico locale e transizione energetica del comparto marittimo, inclusa l'elettrificazione delle banchine portuali (cold ironing), con oltre 3,8 miliardi di euro destinati a porti, logistica e trasporto marittimo.
Nel corso della legislatura il governo ha inserito trasformazione digitale, cybersicurezza e regolazione dell'intelligenza artificiale tra le priorità dell'azione pubblica, in continuità con gli investimenti della Missione 1 del PNRR. Il coordinamento delle politiche per l'innovazione tecnologica è stato attribuito al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti, mentre l'attuazione è stata affidata al Dipartimento per la trasformazione digitale, all'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) e all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN).
Sul versante della digitalizzazione della pubblica amministrazione, la piattaforma PA digitale 2026 ha assegnato risorse PNRR per migrazione al cloud, servizi digitali, identità digitale e interoperabilità delle banche dati; la Strategia Cloud Italia ha fissato l'obiettivo di portare il 75% delle amministrazioni su servizi cloud entro il 2026. Tra gli interventi principali rientra il Polo Strategico Nazionale (PSN), infrastruttura destinata a ospitare dati e servizi critici delle amministrazioni pubbliche, per il quale nel 2024 è stato pubblicato un avviso PNRR da 280 milioni di euro rivolto a 155 amministrazioni centrali.
In materia di cybersicurezza è stata approvata la Legge cybersicurezza, che ha introdotto obblighi di segnalazione degli incidenti e misure organizzative per le pubbliche amministrazioni e per i soggetti del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, rafforzando il ruolo dell'ACN e inasprendo alcune fattispecie di reato informatico. Dal 16 ottobre 2024 è inoltre entrato in vigore il recepimento nazionale della direttiva europea NIS2, con l'ACN quale autorità competente e punto di contatto unico dell'Unione.
Sull'intelligenza artificiale il governo ha adottato la Strategia italiana per l'intelligenza artificiale 2024-2026 e ha promosso un intervento normativo nazionale complementare al regolamento europeo (AI Act), approvato come Legge sull'intelligenza artificiale, entrata in vigore il 10 ottobre 2025. Il testo fissa princìpi su ricerca, sviluppo, adozione e applicazione dei sistemi di IA, richiama un uso trasparente e antropocentrico in coerenza con il regolamento (UE) 2024/1689, prevede deleghe per l'adeguamento in ambiti quali lavoro, sanità, istruzione, giustizia e sicurezza, e attribuisce ad AgID e ACN un ruolo centrale nella governance e vigilanza.
Le misure sono state descritte come parte del più ampio utilizzo delle risorse PNRR per cloud, connettività e cybersicurezza, con circa 1,9 miliardi di euro mobilitati per la migrazione in cloud delle amministrazioni; alcuni commentatori hanno letto la legge sull'IA come uno dei primi tentativi nazionali di integrazione dell'AI Act, mentre altri hanno segnalato criticità sulla ripartizione delle competenze tra autorità, sulla dotazione finanziaria e sulle garanzie nell'uso dell'IA da parte di amministrazioni e forze di polizia.
In materia di istruzione, università e ricerca il governo, attraverso il Ministero dell'istruzione e del merito guidato da Giuseppe Valditara e il Ministero dell'università e della ricerca guidato da Anna Maria Bernini, è intervenuto sulla valutazione degli apprendimenti e del comportamento, sull'esame di maturità, sui programmi del primo ciclo, sul riordino degli istituti tecnici, sul dimensionamento della rete scolastica, sull'istituzione di una filiera formativa tecnologico-professionale, sull'uso degli smartphone in classe e sulla dispersione scolastica; sul versante dell'istruzione terziaria ha ridefinito l'accesso ai corsi di laurea magistrale in area medica con il semestre filtro, ha finanziato il diritto allo studio universitario, ha proseguito il reclutamento dei docenti e l'attuazione degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza su ricerca e innovazione, e ha modificato la disciplina delle attività extracurriculari in materia di affettività e sessualità.
Sul piano normativo, il decreto Caivano (d.l. 123/2023, convertito dalla l. 159/2023) ha rafforzato la vigilanza sull'obbligo di istruzione, la l. 121/2024 ha istituito la filiera tecnologico-professionale, la l. 150/2024 ha riformato il voto in condotta e reintrodotto i giudizi sintetici nella primaria e il d.l. 127/2025, convertito dalla l. 164/2025, ha ripristinato la denominazione di esame di maturità modificandone il colloquio dalla sessione 2026. Il ministero ha limitato dal 2022 l'uso degli smartphone in classe, con divieto esteso nel 2024 all'uso didattico nel primo ciclo e dal 2025-2026 alla secondaria di secondo grado, ha avviato il piano Agenda Sud per le scuole più fragili e il contrasto della dispersione scolastica, ha promosso il dimensionamento della rete scolastica con l'accorpamento delle autonomie sotto una soglia minima (oggetto di ricorsi regionali, respinti dalla Corte costituzionale nel caso della Toscana), ha adottato le nuove Indicazioni nazionali per l'infanzia e il primo ciclo (d.m. 221/2025, applicate dal 2026-2027) e ha riordinato gli istituti tecnici a partire dalle classi prime del 2026-2027 (d.m. 29/2026). Sul versante universitario, il d.lgs. 71/2025 ha sostituito dal 2025-2026 il test d'ingresso a medicina, odontoiatria e veterinaria con un semestre ad accesso libero, il d.l. 144/2026 ha stanziato 60 milioni di euro per il diritto allo studio ed è proseguita l'attuazione della Missione 4 del PNRR, con il finanziamento dei Partenariati estesi, dei Centri nazionali e degli Ecosistemi dell'innovazione a partecipazione di università, enti pubblici di ricerca e imprese.
Il 16 luglio 2026 l'Istituto INVALSI ha presentato il Rapporto nazionale sulle rilevazioni degli apprendimenti dell'anno scolastico 2025-2026, che ha registrato un miglioramento degli apprendimenti al termine del secondo ciclo di istruzione, una diminuzione della «dispersione implicita» dall'8,7% al 6,3% e un peggioramento nella scuola primaria, stimando inoltre una possibile discesa del tasso di abbandono scolastico precoce dall'8,2% del 2025 al 7,3% nel 2026; la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Giuseppe Valditara hanno ricondotto tali risultati alle misure dell'esecutivo, in particolare Agenda Sud, decreto Caivano, Piano Estate, docente Tutor e investimenti sulle discipline STEM, attribuzione ribadita da Fratelli d'Italia nella brochure Il governo + stabile, l'Italia + forte; il sito di fact-checking Pagella Politica ha giudicato l'attribuzione esagerata, osservando che il calo dell'abbandono era «iniziato molti anni prima dell'insediamento del governo Meloni» — tra il 2012 e il 2022 il tasso era già sceso dal 17,3% all'11,5% secondo l'Istituto nazionale di statistica — che il 7,3% è una stima e non un dato ufficiale, e che «i dati disponibili non permettono di stabilire se e quanto abbiano inciso le misure dell'attuale esecutivo».
In materia di lavoro, politiche sociali e industria il governo è intervenuto su mercato del lavoro, sicurezza nei luoghi di lavoro, disciplina dei contratti a termine e contrasto alla povertà, con il superamento del Reddito di cittadinanza e l'introduzione dell'Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro; le leggi di bilancio hanno previsto misure di riduzione del cuneo contributivo e fiscale e interventi sulla previdenza, tra cui Quota 103, mentre sul versante industriale è stata approvata una disciplina organica di valorizzazione del made in Italy. Nel 2023 il Governo, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, ha siglato un accordo per la cessione del 41% di ITA Airways a Lufthansa per 325 milioni di euro, operazione approvata in via definitiva dalla Commissione europea nel novembre 2024 dopo il superamento dei rilievi antitrust.
Secondo l'analisi dell'ISTAT sulla redistribuzione del reddito nel 2025, le modifiche al sistema di tasse e benefici hanno riguardato il passaggio dalla decontribuzione parziale per i lavoratori dipendenti al bonus fiscale e all'ulteriore detrazione, il passaggio dall'esonero contributivo per le lavoratrici madri al bonus mamme, l'adeguamento di Assegno unico, bonus asilo nido e Assegno di inclusione, e l'introduzione di un contributo straordinario di 200 euro per le spese energetiche; nel complesso il sistema di tassazione diretta e trasferimenti riduce la diseguaglianza di 16,1 punti percentuali (indice di Gini dal 47,3% al 31,2%), mentre gli interventi 2025 spostano l'indice di Gini sul reddito disponibile dal 31,41% al 31,17%.
Due dei tre maggiori partiti di governo, Lega e Fratelli d'Italia, avevano espresso in passato la volontà di lasciare l'eurozona e l'Unione europea, e anche nella campagna elettorale del 2022 erano state espresse posizioni euroscettiche e di vicinanza a Orbán e Le Pen. Per questo motivo l'insediamento del governo fu accompagnato da timori tra le cancellerie e i media europei. I membri del Governo, e in particolare Giorgia Meloni, si sono impegnati per rassicurare i partner internazionali sul rispetto degli impegni euro-atlantici fin dalla prima missione internazionale successiva all'insediamento, diretta nelle capitali europee.

L'atteggiamento dell'esecutivo nei confronti delle istituzioni dell'Unione europea si è assestato su una linea moderata di "pragmatismo scettico". Da un lato il Governo ha evitato l'uso di una retorica euroscettica, ha sostenuto le iniziative comuni sull'Ucraina, ha collaborato con la Commissione Von der Leyen sul nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo e ha mantenuto, sui conti pubblici, una linea prudente in continuità con l'esecutivo precedente. Secondo il politologo Giovanni Orsina, la premier é considerata dai partner europei un'interlocutrice «responsabile e affidabile». Dall'altro lato, il Governo si è opposto a una maggiore integrazione europea, sostenendo che l'Unione debba concentrarsi sulle materie di cui gli stati nazionali non possono occuparsi da soli, nel rispetto del principio di sussidiaretà, mentre il ruolo del governo italiano in questa visione è rimasto in primo luogo la difesa dell'interesse nazionale. È in questo contesto che si collocano anche iniziative eterogenee rispetto alle posizioni degli altri paesi europei, come il respingimento nel dicembre 2023, da parte della maggioranza, della ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità. L'Italia restò così l'unico paese a non aver ratificato la riforma.

Sul piano più strettamente politico, a seguito delle elezioni europee del 2024 Meloni è rimasta inizialmente esclusa dagli accordi sulle nomine alle cariche di vertice degli organi europei, e il governo ha votato contro le nomine di António Costa e Kaja Kallas, astenendosi solo su Ursula von Der Leyen a capo della Commissione, sostenuta peraltro nel Parlamento europeo da una maggioranza che escludeva sia la Lega che Fratelli d'Italia. Tuttavia Von Der Leyen ha successivamente nominato il commissario italiano Raffaele Fitto come vicepresidente esecutivo, con deleghe di peso come la coesione e le riforme, nonostante l'opposizione di Socialisti, Verdi e Liberali.
Sui dossier ambientali il governo ha assunto posizioni critiche verso alcune misure del Green Deal europeo, dal divieto delle auto a benzina e diesel dal 2035 alla Nature Restoration Law fino alla direttiva sulle "case green".
Sull'immigrazione il governo ha abbandonato le tradizionali richieste italiane di revisione dei principi cardine del Regolamento di Dublino e di introduzione di meccanismi obbligatori di ripartizione dei migranti tra paesi europei, concentrando invece i propri sforzi nella richiesta di misure gestione ex ante, vale a dire la limitazione degli arrivi e la gestione in paesi terzi. Il governo ha sostenuto l'approvazione del nuovo Patto migrazione e asilo, (distanziandosi in ciò dall'atteggiamento dei governi di Polonia ed Ungheria), rivendicando anzi l'ottenimento di una maggiore autonomia per gli stati nazionali nella definizione dei "paesi sicuri". Un ulteriore risultato rivendicato dal governo è stato il via libera da parte della Commissione (nonostante forti dubbi iniziali da parte di alcune forze della maggioranza dell'Europarlamento) all'apertura di hub per il rimpatrio in paesi terzi sul modello di quello italiano in Albania, poi sfociato nel nuovo regolamento sui rimpatri approvato nel giugno 2026.
Sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034 la maggioranza si è divisa: Forza Italia favorevole a un incremento di 200 miliardi, la Lega contraria e Fratelli d'Italia astenuta.
Sui conti pubblici, dopo l'apertura nel 2024 di una procedura per disavanzo eccessivo, la Commissione ha sospeso la procedura il 3 giugno 2026 concedendo flessibilità fino allo 0,3% del PIL annuo nel triennio 2026-2028 per resilienza energetica e difesa. Il 22 settembre 2026 la revisione dei conti economici nazionali dell'Istat ha confermato per il 2025 un rapporto deficit/PIL del 3,1% (contro il 3,4% del 2024), pari al 3,079%, già stimato ad aprile da Eurostat; ciò esclude un'uscita anticipata dalla procedura, prevista per il 2027; secondo le analisi, il dato non preclude la flessibilità per difesa ed energia.
Nelle relazioni con gli altri paesi europei, inizialmente vi fu un peggioramento delle relazioni con Germania e, soprattutto, Francia, in modo particolare sul tema immigrazione, anche a causa della retorica antifrancese usata da Lega e Fratelli d'Italia. Le relazioni tuttavia sono migliorate a partire dal 2025. Con la Germania il miglioramento è seguito alle elezioni tedesche del 2025 e all'arrivo al cancellierato del cristiano-democratico Friedrich Merz, col quale il governo italiano ha avuto convergenze sulle garanzie di sicurezza all'Ucraina, sul rallentamento degli obiettivi di decarbonizzazione in particolari settori industriali e sull'accelerazione dell'allargamento dell'UE ai Balcani occidentali. Con la Francia invece vi è stata una convergenza sul finanziamento del pacchetto di aiuti all'Ucraina tramite debito comune e sul rinvio dell'accordo di libero scambio col Mercosur.

Anche in politica estera il governo inizialmente ha dovuto rassicurare i partner internazionali, a causa delle posizioni storicamente contrarie alle sanzioni alla Russia tenute sia da FdI che dalla Lega dall'annessione russa della Crimea del 2014 in poi, anche se Fratelli d'Italia aveva cambiato la propria posizione già a partire dall'invasione russa del febbraio 2022. L'esecutivo ha assunto un chiaro orientamento atlantista, guadagnandosi un appoggio bipartisan negli Stati Uniti, che nel 2023 si è riflesso nella nomina di un generale italiano, Giuseppe Calvo Dragone, come presidente del comitato militare NATO. L'arrivo al governo di Washington dei Repubblicani e di Donald Trump nel 2025 doveva, nelle speranze del governo, certificare un ruolo centrale dell'Italia, come mediatore delle relazioni transatlantiche (nel frattempo divenute sensibilmente più burrascose), grazie anche alla vicinanza ideologica dei due governi. Nel 2025 questa strategia ha sembrato funzionare e l'Italia è riuscita a mantenere fede alla propria linea di "non dividere l'Occidente", ma nel 2026, a seguito della crisi groenlandese e della guerra in Iran, è invece avvenuta una crisi dei rapporti tra Italia e Stati Uniti, con anche pesanti attacchi a Giorgia Meloni da parte del presidente statunitense, e un riallineamento italiano alle posizioni dei partner europei.

In particolare, l'elemento che inizialmente più ha contribuito ha rafforzare la posizione internazionale di Meloni è stata la linea di netto appoggio alla difesa ucraina, in continuità con la posizione assunta dal Governo Draghi. Il governo italiano ha garantito al paese invaso un continuo appoggio diplomatico e annuali invii di materiale bellico di diversa natura (dai giubbotti antiproiettili al sistema di difesa aerea Samp/T e ai missili Aster-30) pari a 1,7 miliardi di euro, anche se in misura più ridotta rispetto ad altri paesi europei. L'Italia ha inoltre fornito a Kiev sostegno finanziario ed economico e aiuti umanitari, pari complessivamente a 1 miliardo di euro. Col tempo tuttavia, il sostegno all'Ucraina è divenuto più impopolare nell'opinione pubblica e in parte anche all'interno del governo, soprattutto da parte della Lega. La posizione italiana ha assunto così alcuni distinguo rispetto a quella europea, come il divieto imposto all'Ucraina di utilizzare le armi italiane verso il territorio russo. A partire dal 2025 poi il governo è rimasto in posizione defilata rispetto alla "coalizione dei volenterosi" di Londra, Parigi e Berlino, ponendo come condizione il non invio di militari italiani in Ucraina, rifiutandosi al tempo stesso di aderire al programma PURL di acquisto di armi americane da inviare a Kiev.
Sulla guerra Israele-Hamas il governo, al pari di tutti gli altri leader occidentali, ha subito condannato l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Per tutto il 2024 il governo ha mantenuto un equilibrismo tra il rispetto del diritto internazionale e il mantenimento dell'alleanza con Israele. L'esecutivo ha infatti evitato di prendere posizioni di condanna dei crimini di guerra israeliani nella Striscia di Gaza, accettando, dopo una breve fase iniziale di attivismo diplomatico dalla presidenza del G7 volto a una de-escalation, un ruolo diplomatico subordinato a quello statuntense. L'Italia si è quindi limitata a sottoscrivere appelli per la soluzione dei due Stati e a partecipare, in collaborazione con l'ONU e organizzazioni non governative, alle operazioni umanitarie di evacuazioni sanitarie (con anche l'invio della nave ospedale Vulcano della Marina Militare) e al piano di aviolanci di generi alimentari denominato Food for Gaza. Il governo ha però anche accolto alcune richieste diplomatiche israeliane come il taglio dei finanziamenti all'UNRWA (poi ripristinati solo parzialmente), mentre in sede ONU si è astenuto sulle mozioni riguardanti il cessate il fuoco nella Striscia. Infine l'Italia, pur bloccando i nuovi contratti di forniture militari a Israele, è però rimasta uno dei principali esportatori in Israele di prodotti a duplice uso civile e militare.
Tale atteggiamento si è parzialmente modificato solo nel 2025, anche a seguito dell'importante mobilitazione a favore della Palestina avvenuta in Italia: nel giugno Meloni definì "inaccettabili" le azioni israeliane, mentre a settembre dichiarò all'Assemblea generale dell'ONU che Israele non aveva "il diritto di impedire la nascita di uno Stato palestinese". A differenza di Francia, Regno Unito e Spagna, ha però subordinato il riconoscimento dello Stato di Palestina all'estromissione di Hamas da posizioni di potere. In sede europea poi il governo italiano, assieme a quello tedesco, ha continuato ad opporsi alla sospensione dell'accordo commerciale UE-Israele. Dopo il cessate il fuoco mediato da Trump nell'ottobre 2025, l'Italia ha evitato di entrare nel Board of Peace a pieno titolo perché incompatibile con la Costituzione, ma Tajani ha partecipato alle sedute come osservatore. Allo stesso tempo l'Italia ha lanciato alcune iniziative diplomatiche verso i paesi arabi e l'Autorità Nazionale Palestinese.

Dal marzo 2026, sulla Guerra d'Iran, il governo ha escluso ogni partecipazione italiana a operazioni belliche nello Stretto di Hormuz e ha negato, il 31 marzo 2026, l'uso della Base aerea di Sigonella agli Stati Uniti.
Il governo si è occupato anche della costa meridionale del Mediterraneo e l'Africa sahariana e sub-sahariana, riprendendo una tradizionale attenzione alla regione da parte della politica estera italiana. Roma ha coltivato buoni rapporti in particolare con Egitto, Libia e Algeria, paesi da cui ha aumentato le importazioni di gas naturale, in sostituzione di quelle russe, proponendosi come centro di raccolta anche per gli altri paesi europei. Sul piano multilaterale, nel 2023 venne avviato il "processo di Roma", una piattaforma tra paesi africani, mediorentali ed europei su cooperazione e contrasto all'immigrazione clandestina, che tuttavia non ha dato risultati significativi. Nel gennaio 2024 è stato invece presentato al vertice Italia-Africa il Piano Mattei, divenuto un'iniziativa-bandiera del governo e progressivamente esteso sino a coinvolgere 18 paesi, con decine di progetti di cooperazione in diversi ambiti (istruzione, salute, agricoltura, acqua ed energia, infrastrutture). Se inizialmente erano inclusi solo progetti di aziende italiane, successivamente è stato esteso includendo anche progetti europei, in collaborazione anche con organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale e la Banca africana di sviluppo. Di particolare importanza geopolitica è lo sviluppo del "corridoio di Lobito", una rete di infrastrutture tra Angola e Zambia. Il principale nodo critico secondo gli analisti rimangono le risorse stanziate - 5,5 miliardi di euro - totalmente insufficienti rispetto alle necessità del continente africano.
La linea politica atlantista ha segnato anche i rapporti verso la Cina, con la quale non è stato rinnovato l'accordo della Nuova via della seta, sottoscritto nel 2019 dal Governo Conte I e scaduto nel 2024, che era stato fortemente criticato da americani ed europei. Al suo posto il governo ha rilanciato il "Partenariato strategico globale", un forum commerciale italo-cinese avviato dal Governo Berlusconi nel 2004. Dall'altro lato, anche qui in linea col rinnovato interesse statunitense nell'area, l'Italia ha cercato di intessere relazioni con diversi paesi dell'indo-pacifico. Oltre a investimenti in semiconduttori a Taiwan e una cooperazione militare con le Filippine, il governo ha firmato un "partenariato strategico" con l'India, con investimenti in energia, siderurgia e cooperazione militare. Diversi analisti hanno però segnalato l'assenza di una chiara strategia complessiva nella regione.

Il governo ha inoltre prorogato la partecipazione italiana alle missioni militari internazionali nell'ambito di NATO, Unione europea e Organizzazione delle Nazioni Unite. Tra le missioni ricorrenti, l'Italia si conferma primo contributore dell'UNIFIL in Libano (operazione Leonte), con oltre 1.200 militari e il comando del Settore Ovest. Dal marzo 2024 partecipa inoltre all'Operazione Aspides, missione navale a guida europea nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden per la protezione del traffico mercantile dagli attacchi dei ribelli Huthi yemeniti, con successive proroghe del mandato UE fino al 2026. Il governo ha poi esteso l'area di operazioni della missione "Mare sicuro" (rinominata "Mediterraneo sicuro") e ha mantenuto una missione militare italiana a Niamey, unico paese occidentale a farlo dopo il cambio di regime.
Il ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha impostato l'azione di governo sulle parole chiave competenza, merito, responsabilità, individuando come criticità di partenza il blocco del turnover 2010-2020, con la perdita di circa 300.000 dipendenti pubblici e l'innalzamento dell'età media del personale. Il governo ha fissato l'obiettivo di circa 641.000 nuove assunzioni nel triennio 2023-2025, metà riservate a personale under 35.
Il reclutamento è stato riformato affidando la pubblicazione dei bandi al portale unico inPA in luogo della Gazzetta Ufficiale; attivo da luglio 2022, il portale ha superato le 730.000 posizioni bandite e conta oltre 3,2 milioni di utenti, il 55% under 40. Sono state adottate direttive sul Lavoro agile (29 dicembre 2023) e sulla formazione: l'atto di indirizzo del 23 marzo 2023 ha fissato l'obiettivo di triplicare le ore di aggiornamento professionale dei dipendenti pubblici, elevato a non meno di 40 ore annue pro capite dalla direttiva del 16 gennaio 2025. Sul fronte contrattuale, l'ARAN ha sottoscritto i rinnovi dei CCNL per i trienni 2019-2021 e 2022-2024, con nuove ipotesi per il 2025-2027 definite nel 2026. Per digitalizzazione, cloud e IA nella PA, si veda la sezione Innovazione, digitale e cybersicurezza.
L'azione di governo ha ricevuto valutazioni contrastanti. Sulla formazione, il rapporto FPA Annual Report 2024 ha rilevato un incremento della media annua da meno di una giornata pro capite nel 2021-2022 a circa tre giornate nel 2024, in linea con l'obiettivo di triplicazione; contribuisce al risultato la piattaforma Syllabus del Dipartimento della funzione pubblica, attiva da marzo 2023, con circa 7.800 amministrazioni registrate e oltre 380.000 dipendenti che vi hanno avviato attività formative, mentre a un anno dal lancio meno di 50.000 avevano conseguito una competenza certificata, a fronte dell'obiettivo del PNRR di 750.000 dipendenti formati. Il Bollettino ADAPT ha osservato che il solo incremento delle ore rischia di risultare inefficace senza un collegamento a standard professionali, carriere e premialità. Sul costo del lavoro, la Corte dei conti nella Relazione sul costo del lavoro pubblico 2025 ha stimato la spesa per redditi da lavoro dipendente della PA a 201 miliardi di euro nel 2025 (+2,3% sul 2024), rilevando un invecchiamento del personale conseguente al mancato ricambio generazionale. Sul fronte contrattuale, FP CGIL non ha firmato i CCNL 2022-2024 di Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione, denunciando aumenti inferiori al 6% a fronte di un'inflazione stimata attorno al 15-17% nel triennio. Il presidente dell'ANAC Giuseppe Busia, nella relazione annuale 2024 presentata al Parlamento il 20 maggio 2025, ha stigmatizzato «i troppi casi di conflitto d'interessi in Italia», i vuoti di tutela lasciati dall'abrogazione del reato di abuso d'ufficio e la carenza di una disciplina organica delle lobby.
Durante il mandato del Governo, la produzione normativa si è caratterizzata per un ricorso particolarmente frequente alla decretazione d'urgenza tramite decreto-legge e per la proliferazione dei cosiddetti "decreti omnibus", ovvero provvedimenti contenitori caratterizzati dall'eterogeneità delle materie trattate. Secondo i monitoraggi indipendenti effettuati dall'osservatorio Openpolis, dall'inizio della XIX legislatura all'aprile 2026 sono stati approvati 54 decreti omnibus su un totale di 124 decreti-legge emanati, spesso convertiti in legge dal Parlamento con il ricorso alla questione di fiducia; nello stesso periodo 11 decreti-legge sono decaduti per la mancata conversione entro il termine di sessanta giorni, il secondo valore più alto delle ultime quattro legislature dopo quello del governo Draghi. Openpolis ha inoltre segnalato che l'inserimento, in sede di conversione, di disposizioni estranee all'oggetto originario del decreto contrasta con il requisito di omogeneità previsto dall'articolo 15, comma 3, della legge 400/1988 ed è una prassi più volte censurata dal presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale.
Anche il ricorso alla questione di fiducia ha contraddistinto i rapporti tra esecutivo e camere: secondo Openpolis, fino a giugno 2025 il governo aveva approvato con doppio voto di fiducia 38 decreti-legge, con la fiducia posta in entrambi i rami del Parlamento, contro i 22 del governo Renzi e i 20 del governo Draghi. Secondo le verifiche di Pagella Politica, dal 22 ottobre 2022 al 7 ottobre 2026 il governo ha posto 130 questioni di fiducia, escludendo dal conteggio i due voti di fiducia iniziali, con una frequenza media di una ogni 11 giorni: in base ai dati pubblicati dalla Camera dei deputati si tratta del terzo governo per frequenza di ricorso dal 2008, dopo i governi Monti (una fiducia ogni 8 giorni) e Draghi (una ogni 10 giorni), e del primo tra gli esecutivi sostenuti da una maggioranza politica. Tre di queste sono state poste il 6 e il 7 ottobre 2026 sull'approvazione definitiva della riforma della legge elettorale (si veda la sezione Riforme istituzionali ed elettorali).
Il Governo Meloni ha legato a un accordo tra i partiti di maggioranza tre progetti di riforma: la separazione delle carriere in magistratura, sostenuta da Forza Italia e dal ministro Carlo Nordio; l'elezione diretta del Presidente del Consiglio (il premierato), promossa da Fratelli d'Italia e dalla ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati; e l'autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario, voluta dalla Lega e dal ministro Roberto Calderoli. A settembre 2026 solo la riforma della magistratura ha concluso l'iter, respinta però dal referendum confermativo del 22-23 marzo 2026 (trattata in Giustizia e ordine pubblico), mentre l'autonomia differenziata prosegue tra ostacoli giudiziari e il premierato resta fermo in Parlamento dal luglio 2024.
In materia di autonomia differenziata, la legge Calderoli ha definito la procedura di trasferimento alle regioni ordinarie di ulteriori competenze ex art. 116, terzo comma, della Costituzione. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 192 del 2024, ne ha dichiarato illegittime numerose disposizioni, stabilendo che il trasferimento può riguardare solo singole funzioni nel rispetto della sussidiarietà e con finanziamento basato sul costo standard. La richiesta di referendum abrogativo, sostenuta da oltre 1,3 milioni di firme, è stata dichiarata inammissibile con la sentenza n. 10 del 2025. Nel 2026 il percorso è proseguito con le prime pre-intese regionali. Dopo l'approvazione degli schemi di intesa da parte dei Consigli regionali coinvolti il governo, nell'ottobre 2026, ha approvato i disegni di legge sulle intese definitive che dovranno essere sottoposti all'approvazione delle Camere.
Sul fronte della forma di governo, il disegno di legge costituzionale sul premierato (ddl Casellati) è stato approvato in prima lettura dal Senato il 18 giugno 2024, con l'obiettivo di modificare gli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per introdurre l'elezione diretta del Presidente del consiglio dei ministri e abolire la nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica. Il testo è fermo in Commissione affari costituzionali della Camera; dopo l'esito negativo del referendum sulla giustizia del marzo 2026 la priorità del governo si è spostata sulla riforma della legge elettorale. Quest'ultima, come legge ordinaria, introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza per coalizione o lista che superi il 42% dei voti, un tetto di 220 deputati e 113 senatori e l'indicazione del candidato premier sulla scheda; nel testo approvato in prima lettura dalla Camera erano previste liste bloccate. Un appello di 120 costituzionalisti del maggio 2026 l'ha definita un «premierato di fatto», criticando la sproporzione del premio, l'incompatibilità con il bicameralismo paritario e l'indicazione anticipata del candidato premier.
La riforma, nota come Stabilicum, è nata come proposta di legge di iniziativa parlamentare (A.C. 2822), presentata il 26 febbraio 2026 da Galeazzo Bignami (Fratelli d'Italia) e da altri deputati della maggioranza di centrodestra. Dopo l'approvazione in prima lettura alla Camera il 16 luglio 2026, il testo è stato modificato dal Senato, che lo ha approvato il 15 settembre con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Tornato alla Camera in terza lettura (A.C. 2822-B), il testo è stato oggetto di tre questioni di fiducia poste dal governo sui primi tre articoli, approvate il 6 e il 7 ottobre. L'8 ottobre 2026 la Camera ha approvato la legge in via definitiva a scrutinio segreto, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Rispetto al Rosatellum, la nuova legge abbandona i collegi uninominali a favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, reintroduce il voto di preferenza accanto ai capilista bloccati e rende obbligatoria l'indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Durante il voto finale le opposizioni hanno esposto in aula cartelli contro la «legge truffa», espressione già usata per la legge elettorale del 1953; la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invece dichiarato che «ora gli italiani potranno scegliere tutto». Il 9 ottobre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge senza accompagnarla con osservazioni scritte, e la legge 9 ottobre 2026, n. 180, «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», è stata pubblicata lo stesso giorno nella Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore il 24 ottobre 2026. Le opposizioni hanno annunciato ricorsi alla Corte costituzionale.
Il governo è intervenuto sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale, sull'organizzazione dell'assistenza e sulle liste di attesa, integrando queste politiche con la riforma dell'assistenza socio-sanitaria alle persone anziane non autosufficienti e con il riconoscimento giuridico ed economico dei caregiver familiari. La Legge di bilancio 2026 ha portato il Fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi di euro per il 2026 — livello più alto dalla sua istituzione — con un incremento di 2,63 miliardi annui dal 2027. Analisi indipendenti hanno rilevato che l'aumento delle risorse non è stato accompagnato da una strategia organica di rilancio e che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL resterebbe stabile al 6,4% fino al 2029, con un divario stimato di 30,6 miliardi tra spesa prevista e Fondo sanitario nazionale nel triennio 2027-2029 secondo la Fondazione GIMBE. Il 27 febbraio 2026 è stato sottoscritto presso l'ARAN il CCNL 2022-2024 della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria, che ha interessato oltre 137.000 dirigenti con un +5,78% del monte salari; i sindacati hanno segnalato circa 158.000 carenze di personale e oltre 11.000 dimissioni volontarie nel 2025, mentre il Ministero della salute ha rilevato quasi 18.000 aggressioni al personale sanitario nel 2025, dato stabile rispetto al 2024 (per gli aspetti penali si veda Giustizia e ordine pubblico).
Sul fronte delle liste di attesa e della sanità territoriale, il Decreto Liste d'Attesa ha istituito presso l'AGENAS una Piattaforma nazionale di monitoraggio. Il "cruscotto 2.0" attivato il 29 maggio 2026, basato su 65 milioni di prenotazioni, ha rilevato nel primo quadrimestre 2026 un rispetto dei tempi massimi pari al 78,7% per le visite e all'83,7% per gli esami diagnostici; un rapporto AGENAS del 21 luglio 2026 ha confermato oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più nei tempi di garanzia, con quasi 2,8 milioni di prestazioni ancora fuori soglia. Sull'assistenza domiciliare integrata, il ministro della salute Orazio Schillaci ha dichiarato il 22 ottobre 2025 il raggiungimento anticipato dell'obiettivo PNRR di presa in carico di almeno il 10% degli over 65. Sulle Case della Comunità, la Corte dei conti ha rilevato il 21 maggio 2026 che a fine 2025 risultavano attive 781 strutture su 1.038 previste entro giugno 2026 (45,4%), con solo il 3,8% delle 1.722 censite in grado di garantire tutti i servizi obbligatori e maggiori ritardi al Sud; il 29 luglio 2026 Schillaci ha dichiarato il pieno conseguimento dell'obiettivo europeo, annunciando oltre 262 milioni annui per garantire almeno un medico di medicina generale in ogni struttura.
In attuazione della delega parlamentare sulle politiche in favore degli anziani, il governo ha avviato un nuovo sistema nazionale di assistenza ai non autosufficienti, nuovi standard di qualità per le strutture residenziali e semiresidenziali e una prestazione economica sostitutiva dell'indennità di accompagnamento. Dal 2 gennaio 2025 è operativa, in via sperimentale per il biennio 2025-2026, la Prestazione Universale per gli anziani non autosufficienti, che integra l'indennità di accompagnamento con 850 euro mensili aggiuntivi (totale 1.381 euro), riservata a chi ha almeno 80 anni, bisogno "gravissimo" e ISEE socio-sanitario non superiore a 6.000 euro annui; a fronte di una platea stimata in 25.000-30.000 beneficiari, le concessioni nel 2025 sono state circa 5.000, con requisiti d'accesso ritenuti troppo restrittivi. Il Decreto Milleproroghe di fine 2025 ha rinviato la piena attuazione della riforma della non autosufficienza al 1º gennaio 2027 per la sperimentazione e al 1º gennaio 2028 per l'entrata a regime. Sul riconoscimento dei caregiver familiari, il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio 2026, su proposta della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, un disegno di legge quadro (DDL S. 134) con quattro profili di tutele differenziate e, per il profilo più gravoso, un contributo esentasse fino a 400 euro mensili dall'INPS: a fronte di circa 7 milioni di caregiver in Italia, i beneficiari stimati sono circa 52.000. La Conferenza Unificata Stato-Regioni ha espresso ad aprile 2026 parere favorevole ma condizionato (contrarie Puglia, Campania e Sardegna), segnalando l'assenza di livelli essenziali e il rischio di esclusione dei non conviventi; le associazioni hanno criticato lo stanziamento iniziale di appena un milione nella prima versione della manovra 2026 e lo stallo del disegno di legge, tornato di attualità il 1º settembre 2026 dopo il caso di omicidio-suicidio del quartiere Pietralata di Roma.
Sui temi etici il governo è intervenuto con atti amministrativi sullo stato civile, con l'impugnazione di leggi regionali su fine vita e aborto e con disegni di legge in materia sanitaria e scolastica.
Secondo la giurista Nausica Palazzo, le misure del governo sui genitori dello stesso sesso rientrano in una strategia di difesa della famiglia «tradizionale» che limita l'accesso delle coppie LGBT alla genitorialità. Nel rapporto mondiale 2026 Human Rights Watch ha segnalato la proposta di limitare le cure di affermazione di genere per i minori e l'impugnazione della legge siciliana sul personale non obiettore.
Con la circolare n. 3 del 19 gennaio 2023 il ministro dell'interno Matteo Piantedosi chiese ai prefetti di limitare il riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso all'adozione in casi particolari, impedendo di fatto le trascrizioni comunali; nel marzo 2023, a seguito di una circolare del prefetto, il comune di Milano sospese le trascrizioni dei certificati di nascita esteri.
Nel decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, sul PNRR, un emendamento del deputato di Fratelli d'Italia Lorenzo Malagola consentì alle regioni di avvalersi nei consultori di associazioni del terzo settore impegnate nel sostegno alla maternità; il governo pose la questione di fiducia sulla conversione del decreto. Secondo il magistrato Aniello Nappi, la collaborazione non sarebbe ammissibile con associazioni impegnate nella dissuasione dall'aborto.
Nel maggio 2025 il governo decise di impugnare la legge toscana sul suicidio assistito; con la sentenza n. 204 del 2025 la Corte costituzionale la ritenne nel complesso legittima, dichiarando però illegittime alcune disposizioni, tra cui quella sui requisiti di accesso. Nell'agosto 2025 il Consiglio dei ministri impugnò, su proposta dei ministri Orazio Schillaci ed Eugenia Maria Roccella, la legge siciliana che riservava ai medici non obiettori concorsi negli ospedali pubblici.
Il 5 agosto 2025 il Consiglio dei ministri approvò, su proposta degli stessi ministri, un disegno di legge che subordina l'uso nei minori di farmaci per la disforia di genere come la triptorelina a una diagnosi multidisciplinare, criticato da otto società scientifiche; il testo, A.C. 2575, è all'esame della commissione Affari sociali della Camera. Il disegno di legge del ministro Giuseppe Valditara sul consenso informato in ambito scolastico, presentato nel maggio 2025, fu approvato in via definitiva il 4 giugno 2026: subordina al consenso delle famiglie le attività su sessualità e affettività nelle scuole secondarie e le esclude nell'infanzia e nella primaria. Secondo la politologa Alessia Donà la legge rischia di ridimensionare la funzione democratica della scuola pubblica. Di opinione diversa l'ingegnere Carlo Stacchiola presidente dell'associazione Articolo 26 secondo il quale la legge è giusta e necessaria nonché il coronamento di un lavoro di anni volto alla salvaguardia della libertà educativa delle famiglie.
In materia di turismo, il governo ha operato attraverso il Ministero del turismo, guidato da Daniela Santanchè fino al 26 marzo 2026 e successivamente da Gianmarco Mazzi, adottando il Piano strategico del turismo 2023-2027 — approvato nel luglio 2023 e incentrato su digitalizzazione e destagionalizzazione dei flussi — affiancato dalle misure del PNRR per la riqualificazione delle strutture ricettive, con credito d'imposta e fondo rotativo per oltre 600 milioni di euro complessivi. Il governo rivendica 466 milioni di presenze turistiche nel 2025 e un valore aggiunto di 228,5 miliardi, pari a circa il 13% del PIL, dati non coincidenti con quelli dell'ISTAT, che per il 2025 registra un calo degli arrivi dello 0,9% a fronte di un aumento delle presenze del 2,3%. Le associazioni di categoria hanno chiesto il riconoscimento del turismo come "industria strategica del Paese", segnalando un'eccessiva concentrazione territoriale dei flussi.
Un capitolo distinto e controverso ha riguardato le concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo (le cosiddette "concessioni balneari"), oggetto di contenzioso pluriennale con l'Unione europea in relazione alla direttiva Bolkestein: nell'aprile 2023 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che tali concessioni non possono essere rinnovate automaticamente e devono essere assegnate con procedure trasparenti. Il governo ha più volte differito i termini di efficacia e ha condotto una mappatura delle coste per sostenere che la risorsa non fosse "scarsa", tesi contestata da verifiche indipendenti; nel promulgare la legge annuale sulla concorrenza 2022, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva segnalato «profili di possibile contrasto» con il diritto dell'Unione. Il Consiglio di Stato è tornato più volte sulla questione tra 2024 e 2026, ribadendo l'illegittimità delle proroghe automatiche e chiarendo che il termine del 30 settembre 2027 costituisce un limite massimo e non una proroga garantita.
In materia di sport, il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi ha guidato per l'intera legislatura una politica incentrata sul riconoscimento costituzionale del valore sociale dell'attività sportiva, sui correttivi alla riforma dell'ordinamento sportivo e sulla preparazione dei grandi eventi internazionali. Nel settembre 2023 è stato per la prima volta attribuito un valore costituzionale allo sport, con l'inserimento nell'articolo 33 della Costituzione del riconoscimento del suo «valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico». Il governo rivendica, nei primi tre anni di legislatura, investimenti per 2,6 miliardi di euro nello sport tra impiantistica, politiche giovanili e grandi eventi, mentre opposizioni e associazioni hanno criticato scelte come il mancato rifinanziamento, a fine 2024, del fondo per lo sport professionistico femminile. Una parte rilevante dell'azione di governo si è concentrata sui grandi eventi sportivi internazionali ospitati dall'Italia: la Ryder Cup 2023 al Marco Simone Golf and Country Club (indotto stimato in 262 milioni di euro ma almeno 65 milioni di fondi pubblici e un ulteriore intervento di circa 13 milioni a sostegno della Federazione Italiana Golf a inizio 2024); gli Special Olympics World Winter Games di Torino (8-15 marzo 2025), con circa 1500 atleti con disabilità intellettiva di 98 delegazioni; i XXV Giochi olimpici invernali e i XIV Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 (per gli aspetti organizzativi si veda Infrastrutture e trasporti), conclusi con l'Italia al quarto posto nel medagliere olimpico (30 medaglie: 10 ori, 6 argenti, 14 bronzi) e un record di 14 medaglie paralimpiche (6 ori). Sul piano finanziario, la gestione ha evidenziato un deficit patrimoniale della Fondazione Milano Cortina 2026 di 176,4 milioni di euro, con debiti superiori al miliardo secondo la sezione veneta della Corte dei conti e un disavanzo di copertura pubblica stimato in circa 310 milioni. L'attenzione è ora sulla preparazione delle infrastrutture per UEFA Euro 2032, che l'Italia ospiterà con la Turchia.