| Governo Monti | |
|---|---|
| Stato | |
| Presidente del Consiglio | Mario Monti (Ind./SC) |
| Coalizione | Governo tecnico:
Indipendenti, PD, UdC, Rep.Az., ApI |
| Legislatura | XVI legislatura |
| Giuramento | 16 novembre 2011 |
| Dimissioni | 21 dicembre 2012 |
| Governo successivo | Letta 28 aprile 2013 |
Il governo Monti è stato il sessantunesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo e ultimo della XVI legislatura.
Esso, nato in seguito alle dimissioni del governo precedente, rimase in carica dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 (sebbene già dimissionario dal precedente 21 dicembre), per un totale di 529 giorni, ovvero 1 anno, 5 mesi e 12 giorni.
Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 17 novembre 2011 con 281 voti favorevoli, 25 contrari e nessun astenuto. Il giorno dopo, il 18 novembre, la ottenne anche alla Camera dei deputati con 556 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto. Diede le dimissioni il 21 dicembre 2012.
Mario Monti fu incaricato di formare il governo quattro giorni dopo la sua nomina a senatore a vita. Il governo Monti nacque su iniziativa del presidente della repubblica: un governo "tecnico" che doveva evitare all'Italia l'insolvenza dei conti pubblici che stava rischiando con il governo precedente. Tuttavia in senso lato gli incarichi ricoperti da Monti per nomina politica prima nella Commissione Santer, come Commissario europeo per il mercato interno e i servizi (1995-1999), e poi nella commissione Prodi, come commissario europeo per la concorrenza (1999-2004), lo avevano già reso una personalità dedita alla politica, intesa come l'attività di chi prende parte alla vita pubblica, alla gestione dello stato, ai rapporti tra gli esponenti politici, ecc.
A ogni modo, essendo stato formato da personalità scelte al di fuori della politica attiva, il governo Monti è considerato il secondo governo tecnico nella storia repubblicana, dopo il governo Dini. L'esecutivo Monti fu giudicato un governo tecnico d'emergenza dalla stampa internazionale, nell'ambito della forte crisi economica che dal 2008 avvolgeva l'Italia e gli altri paesi dell'eurozona.
Il presidente del Consiglio, chiedendo la sua prima fiducia al Senato, definì il suo un «governo di impegno nazionale».
L'esecutivo viene per lo più ricordato per l'introduzione di misure di austerità, fonte spesso di forti critiche da parte dell'opposizione e dei sindacati, come nel caso della riforma delle pensioni Fornero.
Il governo Monti è stato un governo tecnico di emergenza composto dalle forze politiche presenti in Parlamento nella XVI legislatura per evitare il tracollo economico dell'Italia, ad esclusione della Lega Nord che votò contro.
La grave crisi in cui era precipitato il Paese era stata causata dall'innalzamento del tasso di interesse per il rinnovo del debito pubblico e da una crisi di fiducia dei mercati internazionali sulla capacità dell'Italia di ripagare il proprio debito pubblico.
Quando nel 2011 lo spread (la differenza di rendimento tra titoli italiani e titoli tedeschi) si stava alzando, nei corridoi della politica italiana si iniziò a parlare di un'alternativa al governo Berlusconi IV che, nel 2008 godeva di una solida maggioranza parlamentare ma, col tempo (compresa la scissione decisa da Fini) perse molti parlamentari, fino a non ottenere la maggioranza alla Camera dei deputati sul rendiconto generale dello Stato. Dunque il 12 novembre il presidente Silvio Berlusconi rassegnò le dimissioni del suo governo per consentire la formazione di un governo tecnico guidato dal nuovo senatore a vita Mario Monti, già commissario europeo.
La composizione del Consiglio dei ministri è stata comunicata da Mario Monti il 16 novembre 2011, contemporaneamente allo scioglimento della riserva dell'incarico affidatogli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 13 novembre 2011.
In particolare, quattordici sono uomini e tre sono donne (queste ultime alla guida di dicasteri chiave: Interno, Giustizia e Lavoro e politiche sociali). Nove ministri provengono dal Nord Italia (sei dalla Lombardia, uno dalla Liguria, uno dal Piemonte e uno dall'Emilia-Romagna), cinque dal Centro (di cui quattro da Roma) e tre dal Sud Italia. L'età media dei membri del governo è di poco superiore ai 63 anni.
Nella compagine governativa sono presenti sette professori universitari, cinque dottori generici, un avvocato, un magistrato, un professore-avvocato, un banchiere (Corrado Passera), due giuristi, un prefetto (Anna Maria Cancellieri), un ambasciatore e un ammiraglio (Giampaolo Di Paola), ma nessun politico di professione.
Al momento della nomina, Di Paola era presidente del Comitato militare della NATO, carica dalla quale si è dimesso il 18 novembre 2011. In precedenza Di Paola era stato Capo di stato maggiore della difesa (2004-2008). Di Paola è l'unico caso nella storia della Repubblica di un militare ancora in servizio a diventare ministro ed è il secondo militare ad aver ricevuto l'incarico di guidare il ministero della difesa (la prima volta fu nel 1995, quando il generale Domenico Corcione entrò a far parte del Governo Dini). La pratica di avere militari al governo è comunque stata frequente nella storia dell'Italia unita: fino al 1948 era prassi che a loro fossero affidati i ministeri della Guerra e della Marina militare.
Paola Severino è stata la prima donna a presiedere il ministero della giustizia, mentre prima di allora gli incarichi di Ministro dell'Interno e di Ministro del Lavoro erano già stati ricoperti da donne (rispettivamente Rosa Russo Iervolino nel 1998-1999 e Tina Anselmi nel 1976-1978).
L'appartenenza politica dei membri del governo, al momento dell’insediamento, era la seguente:
| Partito | Presidente | Ministri | Viceministri | Sottosegretari | Totale | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Indipendenti | 1 | 19 | 3 | 19 | 42 | |
| Italia Futura | - | 1 | - | - | 1 | |
| Partito Democratico | - | - | - | 3 | 3 | |
| Unione di Centro | - | - | - | 1 | 1 | |
| Alleanza per l'Italia | - | - | - | 1 | 1 | |
| Partito Repubblicano Italiano | - | - | - | 1 | 1 | |
| Totale | 1 | 19 | 3 | 25 | 48 | |
L'appartenenza politica dei membri del governo, alla fine del suo mandato, era la seguente:
| Partito | Presidente | Ministri | Viceministri | Sottosegretari | Totale | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Scelta Civica | 1 | 5 | - | - | 6 | |
| Indipendenti | - | 12 | 4 | 19 | 35 | |
| Partito Democratico | - | 1 | - | 2 | 3 | |
| Unione di Centro | - | 1 | - | 1 | 2 | |
| Alleanza per l'Italia | - | - | - | 1 | 1 | |
| Partito Repubblicano Italiano | - | - | - | 1 | 1 | |
| Totale | 1 | 19 | 4 | 24 | 48 | |
La provenienza geografica dei membri del governo, al momento del suo insediamento, si può così riassumere:
| Regione | Presidente | Ministri | Viceministri | Sottosegretari | Totale |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 5 | 1 | 1 | 8 | |
| - | 5 | 1 | 9 | 15 | |
| - | 3 | - | 4 | 7 | |
| - | 1 | - | 3 | 4 | |
| - | - | - | 3 | 3 | |
| - | 2 | - | - | 2 | |
| - | 1 | - | 1 | 2 | |
| - | - | - | 2 | 2 | |
| - | - | - | 1 | 1 | |
| - | - | - | 1 | 1 | |
| - | - | - | 1 | 1 |
Al momento del conferimento della fiducia parlamentare (17 novembre al Senato, 18 novembre alla Camera dei Deputati):
NOTA: A differenza degli altri governi, poiché in questo caso l’esecutivo era costituito interamente da personalità indipendenti, da membri di partiti politici privi completamente o di una chiara rappresentanza parlamentare, nonché di personalità tecniche (o apposte) lontane dal mondo politico o solo meramente affini a questo, ricostruire un’effettiva base politica stabile era pressoché complesso e, nei fatti, la maggior parte dei partiti politici che hanno supportato l’esecutivo lo hanno fatto, sempre in forma concordata, tramite appoggio esterno o astensione. Per queste ragioni, ed anche per via della disomogeneità delle posizioni e dell’assetto provvisorio del governo, il seguente prospetto divide le formazioni sulla base della tipologia di voto espressa (sì, astensione, no) in occasione del conferimento della fiducia parlamentare.
| Camera | Collocazione | Partiti | Seggi |
|---|---|---|---|
| Camera dei Deputati | Favorevoli | Governo tecnico (550):
PdL (212), PD (216), UdC (38), FLI (26), PeT (23), ApI (6), PLI (5), Misto (34) |
550 / 630 |
| Contrari | 80 / 630 | ||
| Senato della Repubblica | Favorevoli | Governo tecnico (285):
PdL (128), PD (106), UdC-Min. Ling. (15), ApI-FLI-CD (13), CN-IS-FdS (12), Misto (18) |
285 / 322 |
| Contrari | LN (25), IdV (12) | 37 / 322 | |

Il governo, composto da ministri tecnici e sostenuto dai principali partiti presenti in Parlamento, si insediò il 16 novembre 2011 nel pieno della crisi del debito sovrano europeo e adottò misure, in parte emergenziali e in parte strutturali, volte a garantire la sostenibilità del debito pubblico e la permanenza dell'Italia nell'eurozona. L'azione dell'esecutivo si concentrò sul consolidamento dei conti pubblici, sulla riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, sulle liberalizzazioni, sul contrasto alla corruzione e sul negoziato europeo per la stabilizzazione dell'area dell'euro, e si concluse con le dimissioni del presidente del Consiglio nel dicembre 2012, per contrasti con Il Popolo della Libertà.
Le valutazioni dell'azione di governo furono articolate. Nel maggio 2012 la missione del Fondo Monetario Internazionale riconobbe che le autorità avevano avviato un'agenda «ambiziosa e ad ampio raggio» che aveva allontanato l'Italia «dall'orlo del baratro», con un pacchetto di bilancio giudicato «impressionante» e riforme importanti per la deregolamentazione dei servizi e un mercato del lavoro più inclusivo, avvertendo però che il lavoro era «appena iniziato». Anche l'OCSE, nel rapporto economico sull'Italia del 2013, rilevò che il Paese aveva intrapreso un'ampia strategia per ripristinare la sostenibilità di bilancio e migliorare la crescita di lungo periodo. Nel bilancio pubblicato da lavoce.info al termine del mandato, l'economista Tito Boeri scrisse che il governo aveva «allontanato dal baratro» il Paese e gli aveva «ridato credibilità internazionale», indicando come misure più importanti la riforma delle pensioni e il ripristino dell'imposizione sulla casa, ma osservò che le riforme del lavoro e delle liberalizzazioni erano rimaste «in mezzo al guado» e che, secondo le rilevazioni de Il Sole 24 Ore, l'83% degli adempimenti attuativi dei sette principali provvedimenti era ancora da completare. Il consolidamento si svolse in una fase di recessione: secondo l'Istat, nel 2012 il PIL diminuì del 2,4% in termini reali, soprattutto per la caduta della domanda interna, e il tasso di disoccupazione passò dal 9,6% del gennaio 2012 all'11,5% del marzo 2013.
Sul piano della produzione normativa, secondo l'Ufficio statistica della Presidenza del Consiglio dei ministri, tra il 16 novembre 2011 e il 27 aprile 2013 il Consiglio dei ministri approvò 198 provvedimenti legislativi, tra cui 41 decreti-legge, 86 disegni di legge e 71 decreti legislativi. Dei 41 decreti-legge emanati, 35 furono convertiti in legge e 6 decaddero. Il governo pose la questione di fiducia su 35 disegni di legge, 30 dei quali di conversione di decreti-legge.
Il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare fu guidato da Corrado Clini, quello delle politiche agricole alimentari e forestali da Mario Catania. Il decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, dettò disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, con riferimento all'impianto siderurgico dell'Ilva di Taranto.
Il ministero per i beni e le attività culturali fu guidato da Lorenzo Ornaghi. Il 26 novembre 2011 il ministero e il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica trasmisero alla Commissione europea la candidatura del Grande Progetto Pompei, avviato dal decreto-legge n. 34/2011 per la tutela e la valorizzazione degli scavi archeologici di Pompei: il progetto, del valore di 105 milioni di euro, fu finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale 2007–2013 nell'ambito del programma operativo interregionale «Attrattori culturali, naturali e turismo».
Il Ministero dell'economia e delle finanze fu retto ad interim dal presidente del Consiglio fino all'11 luglio 2012 e successivamente da Vittorio Grilli. Il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 («Salva Italia»), convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dettò disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici: tra l'altro anticipò l'introduzione dell'IMU, estesa all'abitazione principale, e introdusse un'imposta di bollo sui patrimoni finanziari, mentre in seguito furono aumentate IVA e accise e fu istituita l'agevolazione per la crescita economica (ACE) sui redditi d'impresa. Secondo gli economisti Maria Flavia Ambrosanio e Massimo Bordignon, il riequilibrio dei conti avvenne soprattutto tramite l'aumento della pressione fiscale, mentre gli interventi sulla spesa e la riforma fiscale rimasero incompleti. Il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, avviò la revisione della spesa pubblica («spending review») con invarianza dei servizi ai cittadini.
Il decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, riordinò il sistema della protezione civile. Dopo il terremoto dell'Emilia del 20 e 29 maggio 2012, il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito dalla legge 1º agosto 2012, n. 122, previde interventi urgenti a favore delle popolazioni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo.
Il ministero della giustizia fu guidato da Paola Severino, quello dell'interno da Annamaria Cancellieri. Il decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, convertito dalla legge 17 febbraio 2012, n. 9, introdusse interventi urgenti contro la tensione detentiva dovuta al sovraffollamento delle carceri. La legge 6 novembre 2012, n. 190 («legge Severino») dettò disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione; in attuazione della delega in essa contenuta, il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 approvò il testo unico sull'incandidabilità e sul divieto di ricoprire cariche elettive e di governo in conseguenza di condanne definitive per delitti non colposi.
Il ministero dello sviluppo economico e quello delle infrastrutture e dei trasporti furono entrambi guidati da Corrado Passera. Il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 («Cresci Italia»), convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dettò disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività; il testo, passato da 98 a 119 articoli durante l'esame al Senato, conteneva norme generali sulle liberalizzazioni e interventi su tutela dei consumatori, servizi professionali, energia, servizi pubblici locali, servizi bancari e assicurativi e trasporti. Seguì il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 in materia di semplificazione e sviluppo, convertito dalla legge 4 aprile 2012, n. 35. Il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 («decreto crescita»), convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 («crescita 2.0»), convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, completarono il pacchetto di misure per lo sviluppo; quest'ultimo diede attuazione all'Agenda digitale italiana, con il supporto dell'Agenzia per l'Italia digitale, e introdusse una disciplina organica per la nascita e lo sviluppo delle start-up innovative. Nel giudizio dell'economista Carlo Scarpa, nel settore dei servizi pubblici locali non furono compiuti passi avanti significativi e la privatizzazione rimase ferma; Tito Boeri rilevò inoltre che la nuova Autorità di regolazione dei trasporti era rimasta senza vertice dopo il ritiro della terna di nomine respinta dal Parlamento.
Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca fu guidato da Francesco Profumo. Il 24 settembre 2012 fu bandito un concorso a posti e cattedre, per titoli ed esami, per 11.542 posti di personale docente, compresi i posti di sostegno, nelle scuole di ogni ordine e grado. Sul fronte universitario il ministro gestì la fase attuativa della riforma Gelmini, sollecitando l'avvio delle nuove abilitazioni per l'accesso al ruolo di professore. Secondo gli economisti Daniele Checchi e Tullio Jappelli, il ministro si mosse «agilmente attraverso la legislazione universitaria», mentre per la scuola «altrettanto non può dirsi del suo operato»: al giudizio positivo su valutazione scolastica e reclutamento degli insegnanti si affiancarono critiche sulle immissioni in ruolo, sull'offerta formativa e sul dottorato, e un giudizio fortemente negativo sul rapporto con il personale docente e sulla gestione di risorse e condizioni di lavoro.
Il ministero del lavoro e delle politiche sociali fu guidato da Elsa Fornero. L'articolo 24 del decreto «Salva Italia» introdusse la riforma delle pensioni Fornero, che dal 1º gennaio 2012 estese a tutti il calcolo contributivo pro rata, portò a 66 anni l'età di vecchiaia per gli uomini e per le lavoratrici del settore pubblico, con un percorso di allineamento per le lavoratrici del settore privato, abolì il sistema delle quote per le pensioni di anzianità, sostituite dalla pensione anticipata con 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne, e limitò per il 2012 e il 2013 l'indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo. Secondo le economiste Agar Brugiavini e Roberta Rainato, la riforma contribuì al riequilibrio dei conti nel breve periodo e alla sostenibilità della spesa pensionistica nel lungo periodo, ma lasciò aperto il «nodo dei lavoratori esodati», per la cui salvaguardia furono individuati 130.000 lavoratori con una spesa stimata di circa 9,2 miliardi di euro. Le salvaguardie furono tre: la prima, per 65.000 lavoratori, prevista dallo stesso decreto «Salva Italia»; la seconda, per altri 55.000, dal decreto-legge n. 95/2012; la terza, per 10.130 lavoratori, dalla legge di stabilità per il 2013. La legge 28 giugno 2012, n. 92 riformò il mercato del lavoro intervenendo sui contratti in ingresso, sulla disciplina dei licenziamenti e sugli ammortizzatori sociali; Tito Boeri e Pietro Garibaldi la definirono «la grande incompiuta del governo Monti», ampia ma poco profonda, osservando che aumentava l'incertezza sui costi dei licenziamenti e che continuava «a non esserci canale di ingresso verso la stabilità». Entrambe le riforme furono avversate dai sindacati.
Gli affari europei furono affidati al ministro Enzo Moavero Milanesi; il ministero degli affari esteri fu guidato da Giulio Terzi di Sant'Agata fino al 26 marzo 2013 e successivamente ad interim dal presidente del Consiglio, quello della difesa da Giampaolo Di Paola. La legge 23 luglio 2012, n. 114 ratificò il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria. Al vertice europeo di Bruxelles del 28-29 giugno 2012 il governo ottenne il varo del cosiddetto «scudo antispread»; secondo l'economista Angelo Baglioni, l'azione europea dell'esecutivo registrò «qualche successo, seppure parziale», il principale dei quali fu l'accordo per trasferire la vigilanza bancaria alla Banca centrale europea, mentre la riforma della governance dell'eurozona rimase in sospeso e la proposta degli eurobond fu accantonata per l'opposizione della Germania. Nella vicenda dei due fucilieri di marina trattenuti in India (caso dell'Enrica Lexie), il ministro Terzi si dimise il 26 marzo 2013 dichiarandosi contrario alla decisione di farli rientrare in India.
Il ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione fu guidato da Filippo Patroni Griffi, quello per gli affari regionali, il turismo e lo sport da Piero Gnudi. La legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 introdusse il principio del pareggio di bilancio nella Costituzione, regola che il Fondo Monetario Internazionale giudicò uno strumento importante per rafforzare la disciplina di bilancio. La legge 6 luglio 2012, n. 96 ridusse i contributi pubblici a partiti e movimenti politici e rafforzò trasparenza e controlli sui loro rendiconti. Il decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188 sul riordino delle province e l'istituzione delle città metropolitane decadde invece per mancata conversione. Secondo Tito Boeri, la riforma della pubblica amministrazione non entrò nell'agenda del governo.
Il Ministero della salute fu guidato da Renato Balduzzi. Il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 («decreto Balduzzi»), convertito dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, dettò disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute: il decreto riorganizzò le cure primarie tramite aggregazioni di medici di medicina generale, pediatri e specialisti, per garantire l'assistenza sull'intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana, disciplinò la libera professione intra moenia con la tracciabilità dei pagamenti e una trattenuta del 5% dei compensi destinata alla riduzione delle liste d'attesa, e stabilì che nella valutazione della responsabilità professionale dei sanitari si tenesse conto dell'osservanza delle linee guida e delle buone pratiche accreditate.
Le competenze in materia di integrazione furono attribuite al ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione Andrea Riccardi, quelle sulle pari opportunità alla ministra del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero, mentre il ministero della salute fu affidato a Renato Balduzzi.
Nel febbraio 2012 il Consiglio dei ministri approvò la Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti 2012-2020, redatta dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) in attuazione della comunicazione n. 173/2011 della Commissione europea sulle strategie nazionali di integrazione dei rom. Presentata il 24 febbraio 2012, la strategia, articolata negli assi casa, salute, istruzione e lavoro, si proponeva di superare l'approccio emergenziale adottato negli anni precedenti nei confronti di rom, sinti e camminanti, soprattutto nelle grandi aree urbane.
In tema di cittadinanza italiana, il governo non presentò proposte di modifica della normativa. Nel febbraio 2012 Riccardi dichiarò che la cittadinanza ai figli degli immigrati non faceva parte del programma del governo, pur dicendosi favorevole a un percorso di acquisizione legato al completamento di un ciclo scolastico, da lui definito ius culturae, in alternativa allo ius soli automatico. Nel giugno successivo Monti motivò la scelta con il mandato del governo, «essenzialmente, assicurare un risanamento all'economia italiana», e con il rischio di «determinare conflitti tra le diversissime parti politiche che sostengono il governo».
Il 27 settembre 2012 Fornero firmò a Strasburgo, per conto del governo italiano, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). L'11 dicembre 2012 il Consiglio dei ministri approvò, su proposta di Fornero e del ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant'Agata, il disegno di legge di ratifica della convenzione, definita dai due ministri «il livello più avanzato dello standard internazionale» nella prevenzione e nel contrasto della violenza contro le donne.
Con il decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 2012, n. 251, deliberato dal Consiglio dei ministri il 26 ottobre 2012 su proposta dei ministri dell'economia e del lavoro, in attuazione della legge 12 luglio 2011, n. 120, il governo adottò il regolamento sulla parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società non quotate controllate da pubbliche amministrazioni, entrato in vigore il 12 febbraio 2013. Il regolamento riservava al genere meno rappresentato almeno un terzo dei componenti di ciascun organo (un quinto per il primo mandato) e affidava la vigilanza al presidente del Consiglio o al ministro delegato per le pari opportunità, prevedendo, in caso di mancato ripristino dell'equilibrio tra i generi entro i termini assegnati con diffida, la decadenza dei componenti dell'organo.
Il 21 marzo 2013, su proposta di Balduzzi, il Consiglio dei ministri approvò il decreto-legge 25 marzo 2013, n. 24, che disciplinava l'impiego dei medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva e consentiva, in via eccezionale e con monitoraggio clinico, la prosecuzione dei trattamenti non conformi alla normativa vigente già avviati, tra cui quelli con cellule staminali preparate con il metodo Stamina.
Con decreto ministeriale del 19 aprile 2013 fu adottata la prima Strategia nazionale LGBT 2013-2015, in attuazione della raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla lotta alla discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. Approvata dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio ed elaborata con il coinvolgimento di istituzioni, società civile, parti sociali e associazioni, la strategia prevedeva quattro assi d'intervento: educazione e istruzione, con il contrasto del bullismo omofobico e transfobico; lavoro; sicurezza e carceri, con la prevenzione dei crimini d'odio; media e comunicazione.