| Martinengo comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Pasquale Busetti (lista civica) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°34′13.33″N 9°46′02.55″E |
| Altitudine | 149 m s.l.m. |
| Superficie | 22,05 km² |
| Abitanti | 11 229 (31-5-2026) |
| Densità | 509,25 ab./km² |
| Frazioni | Cortenuova di Sopra |
| Comuni confinanti | Cividate al Piano, Cologno al Serio, Cortenuova, Ghisalba, Morengo, Mornico al Serio, Palosco, Romano di Lombardia |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 24057 |
| Prefisso | 0363 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 016133 |
| Cod. catastale | E987 |
| Targa | BG |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 251 GG |
| Nome abitanti | martinenghesi |
| Patrono | sant'Agata |
| Giorno festivo | 5 febbraio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Martinengo (AFI: [martiˈnɛŋɡo/martiˈneŋɡo]; Martinèngh in dialetto bergamasco, AFI: [maɾtiˈnɛŋk]) è un comune italiano di 11 229 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato nella pianura orientale bergamasca, dista circa 20 chilometri a sud dal capoluogo orobico. Il 13 dicembre 2011 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto che conferisce a Martinengo il titolo di città.
I primi insediamenti sul territorio comunale risalgono all'epoca romana. Già alla fine del Quattrocento fra Giovanni Giocondo indicava nel suo Codice la presenza dell'“Ara Sacra dove” poi fu edificata la chiesa di San Fermo. La stele conservata nel Civico museo archeologico di Bergamo è il più importante ritrovamento del territorio di Martinengo. Numerosi sono i reperti venuti alla luce tra il XIX e il XX secolo che richiamano chiaramente la presenza di insediamenti stabili. Alcune sepolture tardo romane, con annessi corredi funerari comprendenti monete, utensili e suppellettili, sono state rinvenute tra il 1875 e il 1883. Cinque di queste poste a distanza di 1,50 m. Una tomba conservava i resti del defunto con 16 monete di bronzo accanto al capo, e un vaso fittile ai piedi risalenti al IV secolo. Si evidenziano tuttavia la presenza di villae rusticae sparse, senza che si fosse sviluppato un vero e proprio borgo: queste infatti facevano riferimento al pagus del vicino borgo di Cortenuova.
La caduta dell'impero romano portò un periodo di instabilità politica, causato dalle invasioni barbariche, durante le quali giunsero in Italia i Longobardi.
Questa popolazione si stabilì sul territorio di Martinengo, come si evince dai ritrovamenti inerenti a quel periodo, e in particolar modo dal significato del toponimo: Martinengo, difatti sta a significare proprietà di Martino, con la caratteristica desinenza longobarda -engo (cf. inglese -ing, tedesco -ung). I nuovi colonizzatori, dopo la loro conversione al cristianesimo, vi fondarono alcuni edifici sacri dedicati al culto dei loro santi protettori, tra cui san Giorgio, sant'Agata

e San Michele, ma soprattutto edificarono una cinta muraria comprensiva di castello, attorno al quale cominciò a svilupparsi un nucleo abitativo.

Il primo documento scritto in cui viene fatta menzione di Martinengo è un testamento risalente al 774, nell'epoca a cavallo tra la dominazione longobarda e quella dei Franchi.
Con questi nuovi occupanti, che diedero vita al Sacro Romano Impero, si verificò lo sviluppo del feudalesimo che segnò una nuova epoca per il borgo di Martinengo.
Inizialmente assegnata alla diocesi di Bergamo, Martinengo venne presto sottoposta alla giurisdizione della famiglia dei Gisalbertini. Questi posero la loro dimora nel castello longobardo, a cui apportarono sostanziali modifiche tra cui un fossato e un imponente terrapieno difensivo, a cui si poteva accedere tramite due ingressi: la Porta del Tombino (poi porta Garibaldi) e la Porta del Bonovo (poi porta Giovanni XXIII), rendendolo il centro della vita della popolazione.
L'importanza che questa famiglia ebbe per il paese è visibile nello stemma comunale in cui campeggia un'aquila rossa su sfondo oro, simbolo della famiglia, che ben presto sostituì il nome del casato con quello del paese stesso.
I conti Martinengo però, nel corso del XII secolo, decisero di trasferirsi nel vicino castello di Cortenuova, costruito in seguito alla concessione di quei territori da parte del vescovo di Bergamo Ambrogio Martinengo, loro parente. La loro partenza pose di fatto termine alla signoria nel paese, che acquisì l'autonomia comunale come testimoniato da documenti datati 1221.
Questa esperienza politica ebbe vita breve, dato che Martinengo venne coinvolto nelle lotte tra guelfi e ghibellini e cominciò a gravitare nell'orbita della città di Bergamo.
Il XIII secolo si caratterizzò anche per un grande incremento demografico, dovuto in gran parte all'immigrazione di numerose famiglie in fuga dal vicino territorio di Cortenuova, borgo raso al suolo da Federico II nella battaglia di Cortenuova il 27 novembre 1237.
Nel XIV secolo il potere passò nelle mani della famiglia milanese dei Visconti che concesse al paese numerosi privilegi, ma lo impegnò in ulteriori scontri con la Repubblica di Venezia, intenzionata ad impossessarsi di questi territori. Le dispute terminarono con la pace di Ferrara che, il 5 maggio 1428, sancì il passaggio di Martinengo alla Serenissima, la quale, nel 1454, diede in concessione i territori comunali al condottiero Bartolomeo Colleoni.
Quest'ultimo vi costruì numerosi edifici, tra cui la Casa del Capitano, sua residenza nel paese, il monastero di Santa Chiara e un convento francescano; compì anche nuovi interventi sulla cinta muraria del borgo, oltre a realizzare numerose opere di bonifica con le rogge che diedero maggiore impulso a un'agricoltura già piuttosto fiorente.

La dominazione veneta durò, salvo qualche piccola parentesi, fino al 1797, anno nel quale vi subentrò la Repubblica Cisalpina. In questo frangente particolare Martinengo si autodichiarò Repubblica del Libero Popolo di Martinengo con un'indipendenza che durò il tempo di un'estate. Anche la nuova Repubblica Cisalpina durò poco tempo, dal momento che già nel 1815 venne sostituita dal Regno Lombardo-Veneto, inserito come parte integrante dell'Impero austriaco.
L'ultimo avvicendamento avvenne nel 1859 quando Martinengo, unitamente al resto della provincia bergamasca, entrò a fare parte del Regno d'Italia.
Da quel momento il comune di Martinengo ha visto una progressiva trasformazione del proprio territorio da prevalentemente rurale a piccolo centro industriale.
Lo stemma con un'aquila rossa in campo d'oro era l'emblema della famiglia Martinengo e pur essendo da sempre il simbolo dell'intera comunità, è stato ufficialmente approvato dal Comune il 21 maggio 2012 e concesso con decreto del presidente della Repubblica del 30 luglio dello stesso anno.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.





Il centro storico del paese è un esempio di borgo medievale, nel quale si sono fuse le architetture dei secoli successivi, senza snaturarne l'anima originale. Compreso all'interno di una cinta muraria dotata di terrapieni visibili, presenta vie lastricate, edifici con portici molto caratteristici. In tale contesto si inseriscono:
Abitanti censiti

Al 1° gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 2043, pari al 18,53% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
A Martinengo e nei limitrofi comuni di Palosco, Mornico al Serio e Cividate al Piano sono state girate le scene del film di Ermanno Olmi L'albero degli zoccoli, Palma d'oro per il miglior film del festival di Cannes del 1978. Tali luoghi sono stati scelti per rappresentare la Treviglio di fine Ottocento. Tra le scene girate a Martinengo, quella nel vecchio opificio industriale del Filandone.
Fra il 1888 e il 1931 la località era servita da una fermata posta lungo la tranvia Bergamo-Soncino.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 141599935 · SBN BASL000558 · GND (DE) 4705575-3 · BNF (FR) cb146525239 (data) |
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