| Mater Maxima | |
|---|---|
| Autore | Donato Altomare |
| 1ª ed. originale | 2001 |
| Genere | romanzo |
| Sottogenere | fantascienza, distopico, cyberpunk |
| Lingua originale | italiano |
| Ambientazione | futuro, satellite artificiale |
| Protagonisti | Gabriel |
Mater Maxima è un romanzo di fantascienza di Donato Altomare, uscito nel 2001 nella collana Urania di Mondadori. Il romanzo vinse il Premio Urania.
L'opera vinse l'edizione 2000 del Premio Urania il 2 luglio 2001; al momento della pubblicazione venne indicata anche come "Premio Urania 2001". Uscì nel novembre 2001 come numero 1426 di Urania. La copertina è opera di Franco Brambilla. Fu il primo romanzo pubblicato da Altomare, fino ad allora autore soprattutto di narrativa breve.
Nel 2010 Jelena Vitezović tradusse il romanzo in serbo; Evro-Giunti lo pubblicò a Belgrado. Nel 2018 Edizioni Della Vigna pubblicò nella collana Gli espressi un'edizione integrale, presentata come la prima corrispondente alla versione scritta dall'autore.
In un futuro dominato dalle "AssiBanche", che hanno sostituito le forme tradizionali di governo, la popolazione è sottoposta a un controllo economico e informativo capillare; in questo sistema vivono i "Sognatori", individui difficili da controllare, capaci di proiettare all'esterno i propri sogni, trasformandoli in spettacoli e partecipando anche a gare seguite da un vasto pubblico. Gabriel, detto "il Primo", figura fra i migliori Sognatori, ma si trova in difficoltà economiche anche a causa del contratto con l'ex moglie.
Gabriel riceve l'offerta di gareggiare per una ricca comunità insediata su un satellite artificiale; dopo un primo rifiuto accetta l'ingaggio e raggiunge il satellite, dove comprende che la competizione costituisce soltanto un pretesto e che alcuni dei migliori Sognatori sono stati convocati con un altro fine.
Durante la permanenza Gabriel entra in una zona vietata e vi trova oltre duecento bambini in animazione sospesa; intanto il torneo si riduce a Gabriel e a un altro Sognatore, detto "il Barba", ma quando il primo sembra sul punto di vincere subisce un'aggressione alle spalle e perde i sensi, mentre Barba viene proclamato vincitore. Al risveglio Gabriel apprende di aver perso per abbandono e si prepara a tornare sulla Terra, anche perché l'accordo con i satellitari gli ha consentito di sciogliersi dal precedente contratto matrimoniale; prima della partenza, però, i dirigenti della comunità lo fermano e lo conducono con loro.
Davanti a Latino, uno dei principali rappresentanti delle famiglie del satellite, Gabriel apprende che anche Barba ha fallito il vero compito affidato ai Sognatori; il computer MM003, detto Mater Maxima, controlla quasi tutte le attività tecniche e vitali del satellite, mentre i bambini scoperti da Gabriel, figli degli abitanti, sono nati da gravidanze naturali anziché tramite uteri artificiali, circostanza che MM003 considera una minaccia.
Poiché MM003 può provocare ai bambini seri disturbi fisici e psichici, gli abitanti del satellite li pongono in animazione sospesa per sottrarli temporaneamente al suo controllo; la possibilità di salvarli è legata alla misteriosa "opzione Tre", connessa ai Sognatori; la gara serviva quindi alla comunità per trovare un modo di contrastare Mater Maxima.
Per struttura e ritmo, Vittorio Catani descrisse il romanzo come una successione di storie brevi e brevissime inserite in una cornice più ampia, osservando che il racconto procede rapidamente fra colpi di scena, capovolgimenti e rivelazioni successive; quanto alla scrittura, definì il linguaggio diretto e privo di ornamenti, mentre Giuseppe Iannozzi apprezzò l'umorismo, l'immaginazione, l'italiano e i passaggi poetici. Enrico Nicolucci richiamò l'originalità della scrittura, la vena poetica e la visione ottimistica del futuro.
Quanto ai temi, Catani individuò lo scontro fra natura e tecnologia e fra fantasia e "freddo raziocinio"; pur ricorrendo a temi e tecnologie fantascientifici, secondo il critico l'opera lascia ampio spazio a elementi fantastici e archetipici, riconoscibili anche nei sogni di Gabriel.
Nel complesso Iannozzi giudicò favorevolmente il romanzo, apprezzandone in particolare l'immaginazione e la poesia, ma ritenne il finale meno convincente del resto dell'opera.