| Meti | |
|---|---|
| Nome orig. | Μῆτις (Mêtis) |
| Lingua orig. | Greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | divinità |
| Sesso | femmina |
| Professione | Oceanina della saggezza e dell'astuzia |
| Affiliazione | Dei olimpici |
Meti o Metide (in greco antico Μῆτις?, Mêtis) è un personaggio della mitologia greca. È una Oceanina che personifica la prudenza, l'astuzia e la saggezza pratica.
Il nome "Meti" significa letteralmente "senno", "saggezza" o "scaltrezza". Viene fatto risalire alla radice indoeuropea *mē- / *mə- che significa "misurare" (da cui derivano anche il sanscrito vedico māti, il latino mētior e il greco métron, "misura"). Come nomen agentis, il termine si traduce infatti come "intelligenza astuta".
Nei poemi di Omero, il termine mêtis appare ancora solo come sostantivo comune (con il significato di senno o stratagemma), oppure incorporato come epiteto di Zeus nella formula metíeta Zeus (μητιέτα Ζεύς), ovvero "colui che è dotato di Meti". Esiste inoltre il verbo denominativo metíomai (μητίομαι), che significa "meditare" o "escogitare espedienti".
Nella comprensione del mito greco, la figura di Meti si oppone concettualmente ad Ananke (la fatalità ineluttabile): l'intelligenza scaltra e la capacità di pianificazione rappresentano infatti l'unico strumento in grado di contrastare o aggirare il destino.
Dall'unione con Zeus generò Atena.
Nella tradizione filosofica del Simposio, è inoltre attestata come madre di Poros.
Fu la prima moglie di Zeus e la madre biologica di Atena.
Durante la Titanomachia, fu proprio Meti ad aiutare lo scettico Zeus nella sua ascesa al potere contro il padre Crono. La Titanide preparò infatti una pozione magica (un emetico) che costrinse Crono a vomitare i fratelli di Zeus (Poseidone, Ade, Era, Demetra ed Estia) precedentemente inghiottiti.
In seguito, Meti divenne la prima sposa di Zeus, ma i nonni divini Gea (la Terra) e Urano (il Cielo) profetizzarono che la Titanide avrebbe dato alla luce due figli: una femmina (Atena), dotata di una forza e di una saggezza pari a quella del padre, ed un maschio, destinato per volere del fato a spodestare Zeus ed a diventare il nuovo re degli dei e degli uomini.
Per scongiurare il pericolo, Zeus decise di usare l'astuzia contro la personificazione stessa dell'astuzia e con parole lusinghiere ingannò Metide e, non appena lei si trasformò in una piccola forma (o in una goccia d'acqua, secondo varianti successive), la inghiottì interamente prima che potesse partorire.
Meti, già incinta di Atena, rimase viva all'interno del corpo di Zeus, stabilendosi nella sua testa dove iniziò a tessere e forgiare un'armatura per la figlia. I colpi di martello causarono a Zeus un'emicrania intollerabile. Per liberarlo dal dolore, Efesto (o in altre versioni Prometeo) colpì la testa del re degli dei con un'ascia bipenne e dalla spaccatura balzò fuori Atena, già adulta ed armata. Da quel momento, Meti rimase per sempre dentro Zeus, diventando la sua consigliera interiore e permettendogli di possedere la conoscenza del bene e del male. Il lirico Pindaro descrive l'evento come un cataclisma cosmico, durante il quale il grido di guerra della dea appena nata fece tremare il Cielo e la Terra.
Nella tradizione filosofico-mitologica del Simposio di Platone, ambientata temporalmente proprio durante i festeggiamenti per la nascita di Atena, Meti compare invece come madre di Poros, la personificazione dell'ingegno e della risorsa, il quale viene descritto come già nato e presente al banchetto degli dei.
Non si ha alcuna testimonianza di attività cultuali o templi dedicati a Meti. Nella tradizione greca o romana, la sua figura esaurisce la sua funzione mitica unicamente come antefatto alla nascita di Atena e come assimilazione dell'intelligenza da parte di Zeus.
Nella tarda tradizione legata all'orfismo, la figura di Meti subisce una particolare evoluzione cosmogonica. Il nome compare infatti anche al maschile, identificato come una divinità primordiale a fianco di Eros. Al contempo, viene definita come Metis próte genétis (Μῆτις πρώτη γενέτις), ovvero "prima genitrice".
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