Irsina

Irsina
comune
Irsina – Stemma
Irsina – Bandiera
Irsina – Veduta
Irsina – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Basilicata
Provincia Matera
Amministrazione
SindacoGiuseppe Candela (Sindaco - lista civica) dal 26-5-2025
Territorio
Coordinate40°45′N 16°14′E
Altitudine548 m s.l.m.
Superficie263,47 km²
Abitanti4 199 (31-5-2026)
Densità15,94 ab./km²
FrazioniBorgo Taccone, Santa Maria d'Irsi
Comuni confinantiGenzano di Lucania (PZ), Grassano, Gravina in Puglia (BA), Grottole, Oppido Lucano (PZ), Tolve (PZ), Tricarico
Altre informazioni
Cod. postale75022
Prefisso0835
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT077013
Cod. catastaleE326
TargaMT
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 885 GG
Nome abitantiirsinesi
Patronosant'Eufemia di Calcedonia
Giorno festivo16 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Irsina
Irsina
Irsina – Mappa
Irsina – Mappa
Posizione del comune di Irsina nella provincia di Matera
Sito istituzionale

Irsina (fino al 1895 chiamata Montepeloso) è un comune italiano di 4 199 abitanti della provincia di Matera in Basilicata.

Geografia fisica

Con 262 km² di superficie territoriale, Irsina è il 59º comune più grande d'Italia per estensione, secondo in Basilicata solo a Matera (388 km²). È situata ad un'altitudine di 548 m s.l.m. in posizione dominante la valle del Bradano, nell'estrema parte settentrionale della provincia di Matera, al confine con la parte nord-orientale della provincia di Potenza e la parte occidentale della città metropolitana di Bari.

Confina a nord con il comune di Genzano di Lucania (PZ) (32 km), ad est con Gravina in Puglia (BA) (25 km), a sud con Grassano (22 km) e Grottole (32 km), e ad ovest con Tricarico (32 km), Oppido Lucano (PZ) (33 km) e Tolve (PZ) (35 km).

Nel suo territorio, a circa 10 km dal centro abitato, si trova il bosco di Verrutoli, area boschiva di circa 650 ettari situata ad un'altitudine di 600 m s.l.m., dotata di un'area attrezzata e riserva naturale di un gruppo di daini che vivono liberamente nel bosco. Irsina ha come frazione: Santa Maria d'Irsi ed il Borgo Taccone, quest'ultimo situato a circa 14 km a nord-ovest del comune. Entrambe le frazioni hanno avuto origine con la riforma agraria del 1950.

Origini del nome

Identificata come l'antica Vertina da Michele Ianora utilizzando fondati argomenti storici e bibliografici; con elevata vicinanza al vero si può ritenere che il suo nome originario Montepeloso derivi dal latino Mons Lapillosus: «Molto vicino al vero è, a parer mio, ritenerlo forma aferetica di Mons Lapillosus, data la natura essenzialmente lapillosa del monte, ... ma anche questa non può darsi come la più sicura etimologia».

Il nome attuale deriva dalla deliberazione consigliare del 6 febbraio 1895: «Dopo di che, l'onorevole Tamburrini, sfoggiando una non comune erudizione, ricorda i vari cambiamenti di nome, subiti da altre città, che avevano il nome fratello a quello di Monte Peloso, come: Pelusio, cambiato in Isneh, Pylos in Navarrino. Cita, poi, Lutetia che divenne Parigi, ed esorta i Consiglieri, suoi colleghi, a voler imporre a Monte Peloso un altro nome più garbato e più armonico, che soprattutto non evocasse montagne (!), né peli. Ed, infine, egli propone il nome, che fu dalla maggioranza accettato, di Irsina, evocando i Popoli Irtini, antichi abitatori del monte Irso e delle terre vicine (?), noti a noi per una iscrizione, posta al dio Giove, e commemorando nello stesso tempo la città di Vertina, citata da Strabone.».

Storia

Storia antica

Irsina è uno dei paesi più antichi della Basilicata, come testimoniano numerosi reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano. Dal Medioevo fino al 6 febbraio 1895 il nome del paese era Montepeloso.

Fu assediata ed invasa nell'895 dai Saraceni, che nel 988 la distrussero; fu ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno e fu contesa tra i Bizantini ed i Normanni.

Storia normanna

Il territorio di Irsina fu al centro della battaglia di Montepeloso, combattuta il 3 settembre 1041, a breve distanza dalle rive del fiume Bradano. L'esercito bizantino è guidato da Augusto Bugiano (Boioannes); le forze normanne sono comandate da Atenolfo, fratello del principe di Benevento Landolfo VI, che coordina anche i militari longobardi. I cavalieri sono guidati da Guglielmo d'Altavilla e da Argiro. I Normanni lanciano la prima carica, mentre i Greci accusano il colpo e cadono a centinaia.

Guglielmo I d'Altavilla è infermo, ma lascia la sua tenda, posta sopra una altura, e si lancia nella mischia. Secondo il cronista Guglielmo di Puglia, i cavalieri normanni sbaragliano le forze bizantine e le truppe che provengono dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Macedonia ed un gruppo di mercenari Pauliciani. Secondo lo storico De Blosiis, l'eroe della battaglia è Gualtiero, figlio del conte Amico. I bizantini vengono ricacciati dalle truppe normanne, che risultano vincenti e, pertanto, la città passò sotto il dominio normanno. I Normanni catturano Augusto Bugiano, lo trasferiscono a Melfi insieme con le insegne bizantine e poi a Benevento lo consegnano ad Atenolfo.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Tristano, cavaliere al seguito della casata Altavilla nel territorio del Vulture, è il primo conte normanno di Montepeloso, una delle dodici baronie di cui si compone la Contea di Puglia.

Nel 1059 al Concilio di Melfi I, il pontefice Niccolò II, eleva la Contea di Puglia a Ducato di Puglia e la affida alla casata Altavilla. Il secondo signore della città, nel 1068, è Goffredo, conte di Conversano, un nipote di Roberto il Guiscardo.

Nel 1123 il papa Callisto II con una bolla elegge Montepeloso a sede vescovile, anche per contrastare la presenza bizantina ancora forte nel paese. Nel 1132 i cittadini aderiscono alla rivolta contro Ruggero II e Montepeloso diviene feudo di Tancredi di Conversano, conte di Brindisi, ma l'anno successivo Ruggero II la punisce per essersi schierata con i ribelli e la fa radere al suolo.

Storia sveva, gli aragonesi e l'Ottocento

Nel periodo svevo fu annessa alla contea di Andria e dopo la morte di Federico II divenne un marchesato sotto la signoria di Manfredi. Nel 1266, dopo la battaglia di Benevento, passò sotto il dominio degli Angioini che la donarono a Pietro di Beaumont conte di Montescaglioso e successivamente a Giovanni di Monfort. Il 5-1-1309 il Re Carlo II d'Angiò dona a suo genero Bertrando del Balzo, signore di Berre in Provenza, la contea di Montescaglioso di cui Montepeloso faceva parte. Si deve ai conti di Montescaglioso e duchi di Andria, a Francesco II del Balzo la trasformazione in epoca umanistica della Cattedrale di Irsina, e in particolare sotto il suo feudo venne concessa alla chiesa da parte del De Mabilibus la donazione di alcuni corredi ecclesiastici, tra i quali la scultura da poco attribuita ad Andrea Mantegna. Questo feudo resterà nella famiglia del Balzo fino alla sua confisca da parte degli Aragonesi, a seguito della congiura dei baroni, per entrare nel possesso del re Federico d'Aragona marito di Isabella del Balzo duchessa di Andria. Nel 1586 venne acquistata dalla ricca famiglia genovese dei Grimaldi ed infine passò nel 1664, ai Riario Sforza, che furono gli ultimi signori feudali di Montepeloso.

Nel 1799 aderì ai moti repubblicani innalzando l'albero della libertà e diventando cantone del dipartimento del Bradano, amministrato dal commissario governativo Nicola Palomba. Ben presto questi moti furono soffocati dalle truppe del cardinale Fabrizio Ruffo. Dopo l'unità d'Italia fu interessata dal fenomeno del brigantaggio.

Durante il ventennio fascista fu sede di confino per esponenti antifascisti .

Simboli

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto ministeriale del 14 marzo 1896 e successivamente concesso, assieme al gonfalone, con D.P.R. n. 2127 del 25 febbraio 1983.

«D'azzurro, a tre monti di verde, cuciti, con cinque piante di frumento, d'oro, nodrite una sul monte e due per ciascuno dei laterali. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo di giallo.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Irsina, chiesa di San Francesco (affreschi anno 1370)
Concattedrale di Santa Maria Assunta (Irsina)
Facciata della Cattedrale di Irsina

Architetture civili

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Lingue e dialetti

Il dialetto irsinese costituisce una particolarità rispetto ai dialetti circostanti, quali gravinese e materano che ne hanno costituito un punto cardine, ma esso appartiene ad un triplo gruppo di dialetti (IIIc, Vb e Vc), con influenze apulo-baresi, lucane centrali e materano-tarantine, anche con un proprio strato base. Ciò porta a distaccarlo dai dialetti citati, ma non nettamente, richiamando fonemi da un gruppo, adesso da un altro, o anche assumendo la propria parlata.

Cultura

Istruzione

Musei

Cinema

Eventi

Statua di Sant'Eufemia in processione all'uscita dalla cattedrale
Pizzicantò in onore della Madonna della Pietà

Economia

L'economia irsinese si basa in gran parte sull'agricoltura: in particolare sulle coltivazioni cerealicole e viticole. Vi sono inoltre numerose attività artigianali e diverse aziende zootecniche: celebre è la mozzarella di bufala campana.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Ferrovie

Il comune è servito dalla stazione di Irsina, sulla ferrovia Altamura-Avigliano-Potenza, gestita da Ferrovie Appulo Lucane (FAL).

Sulla stessa linea si trova la stazione di Taccone, a servizio della frazione di Borgo Taccone.

Amministrazione

Gemellaggi

Sport

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ↑ Michele Ianora, XXXV.
  5. ↑ Michele Ianora, XXIX.
  6. ↑ Michele Ianora, XVIII.
  7. ↑ F. Canali e V. C. Galati, Architetture e ornamentazioni dalla Toscana agli 'Umanesimi baronali' del Regno di Napoli alla fine del Quattrocento. Fulcri architgettonici e artistici nella committenza di Francesco II Del Balzo di Andria (1431-1482). Un'architettura umanisitca nell'orizzonte di Leon Battista Alberti e di Andrea Mantegna. Interventi a Napoli, Andria, Irsina/Montepeloso (Monte Filoso) e Bisceglie. Parte quinta: Francesco II Del Balzo, in Monumentalia. Monumenti tra identità e celebrazione, in Bollettino della Società di Studi Fiorentini, vol. I, 28, 2019.
  8. ↑ F. Canali, L’‘altera Andria’: Irsina (Montepeloso-Monte Filoso), la «città del Rinascimento lucano», e la committenza di Francesco II Del Balzo e di Roberto De Amabilis tra Mantegna e Donatello, in "ARCHITETTURE E ORNAMENTAZIONI DALLA TOSCANA AGLI 'UMANESIMI BARONALI' DEL REGNO DI NAPOLI ALLA FINE DEL QUATTROCENTO", in Bollettino della Società di Studi Fiorentini, vol. 28-29, 2019-2020, pp.62-66.
  9. ↑ Antonello del Balzo di Presenzano, A l'asar Bautezar! I del Balzo ed il loro tempo, Arte tipografica, Napoli 2003.
  10. ↑ Franco Martina, Il Principe Alberto di Monaco in visita a Irsina, feudo della famiglia Grimaldi dal 1586 al 1664., su Giornalemio.it, 8 maggio 2025. URL consultato il 9 maggio 2025.
  11. ↑ Giovanni Rinaldi, C'ero anch'io su quel treno, Solferino, 2021.
  12. ↑ Irsina, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 4 settembre 2022.
  13. ↑ Mostra del Mantegna: riscoperte e restauri ma quante novità, su patrimoniosos.it. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  14. ↑ Mantegna a Mantova 1460-1506, su ilmantegna.it. URL consultato il 24 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2009).
  15. ↑ Dalla Basilicata al Louvre, il viaggio insolito di Sant'Eufemia, su ilsole24ore.com. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  16. ↑ Andrea Mantegna o Pietro Lombardo?, su ianora.it. URL consultato il 24 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).
  17. ↑ N. Masini, A. Tataranno, Chiesa di S. Maria della Pietà. Irsina (MT) in “Trattato sul consolidamento”, Ed. Mancosu, pp. C526-C535, Roma 2003
  18. ↑ Dati tratti da:
  19. ↑ Festival internazionale delle torri umane, su torriumane.it. URL consultato il 29 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 24 giugno 2009).
  20. ↑ articolo, su basilicatanet.com.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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