| Nilo Azzurro | |
|---|---|
| Stati | |
| Lunghezza | 1 610 km |
| Portata media | 1 525,3 m³/s |
| Bacino idrografico | 325 000 km² |
| Altitudine sorgente | 1 788 m s.l.m. |
| Nasce | Lago Tana |
| Affluenti | Beshilo, Jamma, Muger, Guder, Didessa, Dabus, Beles, Dinder, Rahad |
| Sfocia | Nilo, alla confluenza con il Nilo Bianco presso Khartum |
Il Nilo Azzurro (in amarico ዓባይ, Abay; in arabo النيل الأزرق?, an-Nīl al-Azraq), chiamato anche Abbai o Abai, è un importante fiume dell'Africa nord-orientale e uno dei due principali rami sorgentizi del Nilo, insieme al Nilo Bianco. Ha origine dal lago Tana, sull'Acrocoro Etiopico, e attraversa l'Etiopia nord-occidentale e il Sudan, fino alla confluenza con il Nilo Bianco presso Khartum, dove ha inizio il corso principale del Nilo. La sua lunghezza viene generalmente indicata in circa 1450-1610 km, a seconda dei criteri di misurazione adottati, mentre il suo bacino idrografico si estende complessivamente per circa 325.000 km². Una parte considerevole del bacino è situata sugli altopiani dell'Etiopia occidentale, dai quali proviene la maggior parte delle acque trasportate dal fiume.
Il Nilo Azzurro costituisce il maggiore contributore alla portata del Nilo su scala annuale e rappresenta la principale origine delle sue grandi piene stagionali. Le precipitazioni estive dell'altopiano etiopico, concentrate soprattutto tra giugno e settembre, determinano infatti un rapido incremento delle portate e un intenso trasporto di sedimenti, che hanno storicamente contribuito alla fertilità della valle e del delta del Nilo. A differenza del Nilo Bianco, caratterizzato da un regime relativamente regolare grazie alla presenza dei grandi laghi equatoriali e delle paludi del Sudd, il Nilo Azzurro presenta un regime fortemente stagionale, con portate molto ridotte durante la stagione secca e piene particolarmente intense durante i mesi estivi.
Il fiume riveste inoltre una notevole importanza economica e politica per l'Etiopia, il Sudan e l'Egitto, soprattutto in relazione all'irrigazione, alla produzione idroelettrica e alla gestione delle risorse idriche transfrontaliere. Sul suo corso sono stati costruiti numerosi sbarramenti, tra cui la diga di Sennar, la diga di Roseires e la Grande Diga della Rinascita Etiope, ufficialmente inaugurata nel settembre 2025.
Il bacino idrografico del Nilo Azzurro occupa una vasta porzione dell'Africa nord-orientale, comprendendo gli altopiani dell'Etiopia occidentale e le pianure del Sudan centrale. La sua superficie complessiva viene stimata in circa 325.000 km², mentre il bacino superiore, delimitato presso la stazione idrometrica di El Diem, al confine tra Etiopia e Sudan, si estende per circa 175.000 km². Le differenze tra i valori riportati nelle varie pubblicazioni derivano soprattutto dalla diversa localizzazione delle sezioni di chiusura dei bacini considerati.
Dal punto di vista geografico, il bacino può essere suddiviso in due grandi settori, caratterizzati da condizioni morfologiche e climatiche nettamente differenti. Il settore orientale e meridionale, situato prevalentemente in Etiopia, è dominato dagli altopiani dell'Acrocoro Etiopico, che raggiungono localmente altitudini superiori ai 4000 m. Questi rilievi sono profondamente incisi da una fitta rete di valli e gole fluviali, prodotte dall'erosione dei corsi d'acqua nel corso di lunghi periodi geologici. Il settore occidentale, situato principalmente in Sudan, comprende invece vaste pianure sedimentarie, caratterizzate da pendenze relativamente ridotte e da un clima progressivamente più arido procedendo verso nord.
Gran parte delle precipitazioni e del deflusso superficiale del bacino proviene dagli altopiani etiopici, mentre le pianure sudanesi contribuiscono in misura minore all'alimentazione diretta del corso principale. Il bacino è delimitato a nord da sistemi di spartiacque che lo separano dal bacino dell'Atbara, a sud dalle regioni drenate dai tributari del Sobat e a est dai rilievi dell'Etiopia centrale. La particolare configurazione del territorio determina un'elevata concentrazione delle precipitazioni nelle regioni montuose e un progressivo aumento dell'aridità nelle pianure attraversate dal fiume prima della sua confluenza con il Nilo Bianco.


Il Nilo Azzurro ha origine convenzionalmente dal lago Tana, il più grande lago naturale dell'Etiopia, situato nella regione degli Amara, sull'altopiano etiopico settentrionale. Il lago si trova a un'altitudine di circa 1788 m sul livello del mare e costituisce il principale serbatoio naturale del corso superiore del fiume. Riceve le acque di numerosi tributari, tra i quali il Gilgel Abay, il Gumara, il Ribb e il Megech.
Il Gilgel Abay, che sfocia nella parte sud-occidentale del lago, costituisce uno dei principali rami sorgentizi del sistema. Le sorgenti più remote del Nilo Azzurro vengono tuttavia identificate in modo differente a seconda dei criteri geografici e idrologici adottati. Nella tradizione etiopica, particolare importanza rivestono le sorgenti del Gish Abay, situate nella regione del Goggiam, considerate tradizionalmente uno dei luoghi d'origine del fiume.
Il lago Tana svolge una funzione essenziale nella regolazione naturale delle portate, immagazzinando parte delle precipitazioni provenienti dal bacino circostante e rilasciandole attraverso l'emissario situato presso la città di Bahir Dar. L'importanza ecologica e culturale del bacino lacustre è riconosciuta anche dall'UNESCO, che nel 2015 ha designato la riserva della biosfera del lago Tana nell'ambito del programma Man and the Biosphere.

Il Nilo Azzurro abbandona il lago Tana presso Bahir Dar, in corrispondenza del margine sud-orientale del bacino lacustre, e scorre inizialmente verso sud e sud-est. In questo primo tratto attraversa una regione relativamente pianeggiante, caratterizzata da terreni agricoli e da una vegetazione ripariale associata alle rive del fiume.
A circa 30 km dall'uscita del lago raggiunge le celebri cascate del Nilo Azzurro, conosciute localmente come Tis Issat o Tis Abay, espressioni che vengono generalmente tradotte come «acqua fumante» o «grande fumo». Le cascate sono formate da un salto di circa 37-45 m, attraverso il quale le acque precipitano in una profonda gola rocciosa. Durante la stagione delle piogge la larghezza complessiva del fronte delle cascate poteva storicamente superare i 400 m, mentre nella stagione secca il deflusso risultava notevolmente ridotto. La regolazione delle acque del lago Tana e le derivazioni idroelettriche hanno successivamente modificato il regime delle cascate, riducendone in alcuni periodi la portata.
A valle delle cascate il Nilo Azzurro entra in una regione profondamente incisa dall'erosione fluviale e comincia a descrivere un ampio arco attraverso l'altopiano etiopico. Il corso assume inizialmente una direzione meridionale e sud-orientale, quindi piega progressivamente verso sud-ovest e ovest, prima di dirigersi verso nord-ovest in direzione del Sudan. Lungo questo percorso il fiume attraversa una successione di gole e canyon profondi, che costituiscono una delle caratteristiche geomorfologiche più spettacolari dell'Africa orientale.


Le gole del Nilo Azzurro costituiscono un vasto sistema di incisioni fluviali che attraversa l'Acrocoro Etiopico per centinaia di chilometri. In alcuni settori le pareti delle valli raggiungono dislivelli superiori ai 1000 m rispetto agli altopiani circostanti, mentre il corso principale attraversa profonde incisioni caratterizzate da versanti ripidi e frequenti affioramenti rocciosi.
La formazione delle gole è strettamente legata alla storia geologica dell'altopiano etiopico, caratterizzato da estese successioni di rocce vulcaniche e sedimentarie, successivamente interessate da sollevamenti tettonici e processi erosivi. L'approfondimento delle valli è stato favorito dall'azione del fiume e dei suoi affluenti, che hanno progressivamente inciso i rilievi durante l'evoluzione del sistema idrografico nilotico. Le pareti delle gole espongono localmente successioni di rocce basaltiche, arenarie, calcari e altre unità geologiche, offrendo importanti testimonianze della storia geologica dell'Etiopia.
Il rilievo accidentato e l'isolamento geografico hanno storicamente reso difficili i collegamenti tra le due rive del fiume, contribuendo a limitare lo sviluppo delle infrastrutture di attraversamento. Uno dei principali collegamenti stradali attraversa il Nilo Azzurro nella regione centrale dell'Etiopia, lungo la direttrice che collega Addis Abeba alle regioni nord-occidentali del paese. Le gole rivestono inoltre un'importanza ecologica e biogeografica, poiché ospitano ambienti caratterizzati da condizioni climatiche differenti rispetto a quelle degli altopiani circostanti.


Dopo aver attraversato gli altopiani dell'Etiopia occidentale, il Nilo Azzurro raggiunge il confine con il Sudan, dove il paesaggio cambia profondamente. Le profonde gole lasciano progressivamente il posto a valli più ampie e a pianure alluvionali, mentre le pendenze diminuiscono e il fiume assume un andamento generalmente più regolare. In territorio sudanese il corso principale si dirige verso nord-ovest, attraversando una vasta regione caratterizzata da savane, superfici agricole e pianure sedimentarie.
Poco dopo il confine il fiume raggiunge il grande bacino artificiale formato dalla diga di Roseires, uno dei principali impianti di regolazione idrica del Sudan. Più a valle il Nilo Azzurro attraversa la regione di Sennar, dove si trova l'omonima diga, inaugurata nel 1925, che costituisce una delle principali infrastrutture idrauliche storiche del paese. Il corso prosegue quindi attraverso le pianure agricole del Sudan centrale, costeggiando o attraversando importanti territori irrigui legati allo sviluppo del progetto della Gezira.
Nel tratto sudanese il Nilo Azzurro riceve due importanti affluenti provenienti dagli altopiani etiopici, il Dinder e il Rahad, caratterizzati da un regime fortemente stagionale. Procedendo verso nord, il fiume raggiunge l'area urbana di Khartum, dove confluisce con il Nilo Bianco. La confluenza dei due corsi d'acqua, situata presso il centro storico della capitale sudanese, segna convenzionalmente l'inizio del corso principale del Nilo, che prosegue verso nord attraverso il Sudan e l'Egitto, fino al mar Mediterraneo.
Il bacino del Nilo Azzurro comprende numerosi affluenti, distribuiti soprattutto sull'Acrocoro Etiopico e caratterizzati da portate fortemente influenzate dalle precipitazioni stagionali. Tra i principali tributari etiopici figurano il Beshilo, il Jamma, il Muger, il Guder, il Finchaa, il Didessa, il Dabus e il Beles.
Il Beshilo drena una parte degli altopiani dell'Etiopia centro-settentrionale e raggiunge il Nilo Azzurro dopo aver attraversato una regione fortemente incisa da profonde valli fluviali. Il Jamma raccoglie le acque di una vasta porzione degli altopiani dello Scioa settentrionale. Il suo corso è caratterizzato da gole profonde e da una notevole variabilità delle portate, legata soprattutto alle piogge estive. Il Muger e il Guder drenano settori degli altopiani dell'Etiopia centrale e occidentale, contribuendo all'alimentazione del corso principale durante la stagione delle piogge.
Il Finchaa costituisce un importante tributario occidentale, il cui bacino è stato interessato da interventi di regolazione idrica e produzione idroelettrica. Il Didessa è uno dei principali affluenti del Nilo Azzurro per estensione del bacino e quantità d'acqua trasportata. Ha origine nelle regioni sud-occidentali dell'Etiopia e scorre prevalentemente verso nord, raccogliendo le acque di numerosi tributari. Il Dabus drena una vasta regione dell'Etiopia occidentale, prossima al confine con il Sudan del Sud, e confluisce nel Nilo Azzurro nel settore inferiore del suo corso etiopico. Il Beles costituisce un altro importante affluente, il cui bacino è situato nella parte nord-occidentale dell'Etiopia. Le sue acque sono interessate da importanti opere di derivazione idroelettrica.
In Sudan il Nilo Azzurro riceve il Dinder e il Rahad, due fiumi che hanno origine sugli altopiani etiopici e attraversano le pianure sudanesi prima di raggiungere il corso principale. Il Dinder drena un bacino di circa 16.000 km², mentre quello del Rahad si estende per circa 8200 km². Entrambi presentano un regime fortemente stagionale e possono raggiungere condizioni di deflusso quasi nullo durante la stagione secca. Le zone umide associate ai due fiumi rivestono inoltre una notevole importanza ecologica, contribuendo al mantenimento degli ambienti del parco nazionale del Dinder e delle aree naturali circostanti.
Il regime idrologico del Nilo Azzurro dipende principalmente dalle precipitazioni che interessano l'Acrocoro Etiopico, concentrate soprattutto durante la stagione estiva. Il clima del bacino superiore è caratterizzato dall'influenza del monsone africano, che determina un marcato contrasto tra una stagione umida e una stagione secca. La principale stagione delle piogge, conosciuta in Etiopia come kiremt, si estende generalmente da giugno a settembre, mentre in alcune regioni si verifica una stagione piovosa secondaria, denominata belg, durante i mesi primaverili.
Le precipitazioni variano notevolmente in relazione all'altitudine, all'esposizione dei versanti e alla posizione geografica. Le regioni montuose e gli altopiani occidentali ricevono generalmente quantità d'acqua maggiori rispetto alle pianure sudanesi, mentre nelle zone più aride del bacino le precipitazioni possono risultare insufficienti a sostenere un deflusso permanente. Il forte contrasto pluviometrico determina una distribuzione spaziale molto irregolare delle risorse idriche, con una concentrazione della produzione di deflusso nelle regioni etiopiche più umide.
Il Nilo Azzurro presenta un regime fortemente stagionale, caratterizzato da una piena estiva molto pronunciata e da un lungo periodo di magra. Durante i mesi compresi tra gennaio e maggio le portate risultano generalmente ridotte, mentre l'arrivo delle piogge estive determina un rapido aumento del deflusso. Le portate raggiungono normalmente i valori massimi tra agosto e settembre, in seguito all'accumulo delle precipitazioni sugli altopiani etiopici.
Le osservazioni storiche effettuate presso Khartum tra il 1900 e il 1982 mostrano che la portata media mensile del fiume poteva diminuire fino a circa 145-150 m³/s durante i mesi di marzo e aprile, mentre in agosto raggiungeva in media circa 5757 m³/s. La concentrazione delle portate durante la stagione umida è estremamente pronunciata: le ricostruzioni idrologiche indicano che circa l'85% del deflusso annuale del Nilo Azzurro si concentra storicamente nei quattro mesi compresi tra luglio e ottobre.
La costruzione delle grandi dighe e degli invasi artificiali ha progressivamente modificato il regime naturale del fiume, soprattutto nei tratti situati a valle degli sbarramenti. Il Nilo Azzurro rimane tuttavia caratterizzato da una forte dipendenza dalle precipitazioni stagionali, che costituiscono il principale fattore di variabilità delle sue risorse idriche.
Il seguente grafico riporta le portate medie mensili registrate presso Khartum nel periodo 1900-1982. I dati descrivono il regime storico del Nilo Azzurro e non rappresentano le condizioni successive alla realizzazione delle principali opere di regolazione più recenti, in particolare della Grande Diga della Rinascita Etiope.
Il Nilo Azzurro costituisce una delle principali fonti di sedimenti del sistema nilotico. Le precipitazioni intense dell'altopiano etiopico favoriscono infatti l'erosione dei suoli e il trasporto di grandi quantità di materiale solido attraverso i corsi d'acqua. Il processo è particolarmente pronunciato durante la stagione delle piogge, quando l'aumento delle portate determina una maggiore capacità erosiva delle correnti. I sedimenti trasportati comprendono argille, limi, sabbie e materiali derivati dall'alterazione delle rocce vulcaniche e sedimentarie del bacino.
Storicamente questi materiali raggiungevano la valle del Nilo e contribuivano alla formazione dei depositi alluvionali che rendevano fertili i terreni agricoli dell'Egitto. La costruzione della diga di Assuan e, successivamente, degli sbarramenti lungo il Nilo Azzurro ha profondamente modificato il trasporto solido, trattenendo una parte dei sedimenti all'interno dei bacini artificiali. L'accumulo dei sedimenti negli invasi costituisce inoltre una delle principali problematiche tecniche legate alla gestione delle grandi infrastrutture idroelettriche.
Il Dinder e il Rahad contribuiscono in misura significativa al trasporto solido del sistema del Nilo orientale; secondo la Nile Basin Initiative, questi due tributari e il ramo principale dell'Abay rappresentano complessivamente una parte considerevole del carico sedimentario dell'intera regione.
Il bacino del Nilo Azzurro comprende una notevole varietà di ambienti vegetazionali, distribuiti lungo un marcato gradiente altitudinale e climatico. Nelle regioni più elevate dell'Acrocoro Etiopico sono presenti formazioni erbacee montane, boscaglie e vegetazione adattata alle condizioni climatiche degli altopiani. A quote inferiori si sviluppano savane alberate, boschi aperti e formazioni arbustive, la cui distribuzione è influenzata dalla quantità e dalla stagionalità delle precipitazioni.
Le profonde gole attraversate dal Nilo Azzurro presentano condizioni microclimatiche differenti rispetto agli altopiani circostanti e ospitano localmente vegetazione ripariale e comunità arboree associate ai versanti più umidi. Nel settore sudanese del bacino, la diminuzione delle precipitazioni favorisce la diffusione di savane secche e formazioni erbacee stagionali. Le pianure alluvionali e le zone umide associate ai tributari Dinder e Rahad ospitano inoltre comunità vegetali adattate alle inondazioni periodiche, comprendenti praterie, boschi ripariali e ambienti palustri.
La diversità degli ambienti attraversati dal Nilo Azzurro favorisce la presenza di numerose comunità animali, distribuite tra gli altopiani etiopici, le gole fluviali e le pianure sudanesi. Le acque del lago Tana e dei corsi d'acqua associati ospitano una fauna ittica di notevole interesse biogeografico, caratterizzata dalla presenza di diverse specie endemiche. Le cascate del Nilo Azzurro costituiscono un'importante barriera naturale per la dispersione dei pesci, contribuendo all'isolamento ecologico del lago Tana rispetto al sistema fluviale situato più a valle. Questo isolamento ha favorito l'evoluzione di comunità ittiche particolari, tra cui un importante gruppo di specie endemiche del genere Labeobarbus.
Le zone umide del bacino sudanese offrono habitat a numerose specie di uccelli acquatici, rettili e mammiferi associati agli ambienti fluviali. Il parco nazionale del Dinder, situato nella parte orientale del Sudan, protegge un mosaico di savane, boschi ripariali e zone umide stagionali che ospitano numerose specie di vertebrati. La conservazione di questi ambienti dipende strettamente dal mantenimento del regime stagionale delle inondazioni e dalla disponibilità di acqua durante la stagione secca.
Il bacino del Nilo Azzurro è interessato da numerose problematiche ambientali, legate soprattutto all'erosione dei suoli, alla deforestazione, al degrado dei territori agricoli e alle trasformazioni del regime idrologico. Sugli altopiani etiopici l'espansione delle coltivazioni e il sovrasfruttamento di alcune superfici hanno contribuito localmente all'aumento dell'erosione, soprattutto nelle aree caratterizzate da forti pendenze e precipitazioni intense. Il trasporto dei sedimenti costituisce una conseguenza diretta di questi processi e può determinare l'interrimento degli invasi artificiali e la modifica delle condizioni degli habitat fluviali.
Un'ulteriore questione riguarda la conservazione delle zone umide situate nel settore sudanese del bacino, particolarmente sensibili alle variazioni delle portate stagionali. I cambiamenti climatici possono inoltre influenzare la distribuzione delle precipitazioni e la frequenza degli eventi estremi, rendendo più complessa la gestione delle risorse idriche su scala regionale. La cooperazione tra i paesi attraversati dal sistema nilotico riveste pertanto un ruolo essenziale per conciliare la produzione energetica, l'agricoltura irrigua e la conservazione degli ecosistemi.

La diga di Sennar, situata sul corso sudanese del Nilo Azzurro, venne completata nel 1925 e costituisce una delle più importanti opere idrauliche storiche del bacino. La sua costruzione fu strettamente legata allo sviluppo del progetto agricolo della Gezira, concepito per sfruttare le acque del fiume nell'irrigazione di vaste superfici coltivate. Lo sbarramento consente di regolare e distribuire parte delle acque attraverso una rete di canali irrigui, contribuendo allo sviluppo agricolo del Sudan centrale. Nel corso del tempo l'impianto ha assunto anche funzioni legate alla produzione di energia idroelettrica e alla gestione delle portate.

La diga di Roseires, situata nel Sudan sud-orientale, venne completata nel 1966. Lo sbarramento ha consentito la formazione di un grande bacino artificiale destinato alla regolazione delle acque, all'irrigazione e alla produzione di energia idroelettrica. Nel corso degli anni la diga è stata interessata da interventi di ampliamento e innalzamento, finalizzati ad aumentarne la capacità di accumulo e migliorare la gestione delle risorse idriche. L'impianto costituisce uno dei principali elementi del sistema di regolazione del Nilo Azzurro in territorio sudanese.

La Grande Diga della Rinascita Etiope (Grand Ethiopian Renaissance Dam, GERD) è un grande sbarramento idroelettrico costruito sul Nilo Azzurro nella regione etiopica di Benishangul-Gumuz, a circa 40 km dal confine con il Sudan. I lavori iniziarono nel 2011, nell'ambito di un programma destinato ad aumentare considerevolmente la produzione di energia elettrica dell'Etiopia e a favorire lo sviluppo economico nazionale. Il riempimento del bacino artificiale iniziò nel 2020, mentre la produzione di energia elettrica venne avviata progressivamente negli anni successivi.
La diga è stata ufficialmente inaugurata il 9 settembre 2025, con una potenza installata dichiarata di 5150 MW, che la colloca tra i maggiori impianti idroelettrici del continente africano. Il grande invaso permette di immagazzinare quantità considerevoli d'acqua e di regolare il deflusso del Nilo Azzurro, modificando la distribuzione stagionale delle portate a valle dello sbarramento.
La costruzione dell'impianto ha suscitato un intenso dibattito politico e diplomatico tra Etiopia, Sudan ed Egitto, in relazione ai possibili effetti della regolazione delle acque sulle disponibilità idriche dei paesi situati a valle. L'Etiopia considera la diga un'infrastruttura fondamentale per lo sviluppo energetico, mentre Sudan ed Egitto hanno sottolineato la necessità di definire accordi vincolanti sulla gestione delle portate e sulle procedure da adottare durante i periodi di siccità. La gestione coordinata dello sbarramento riveste particolare importanza anche per la sicurezza idraulica delle infrastrutture sudanesi e per il funzionamento complessivo del sistema nilotico.
Il Nilo Azzurro ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle civiltà della valle del Nilo, soprattutto attraverso il contributo alle piene annuali che interessavano il Sudan settentrionale e l'Egitto. Le precipitazioni estive dell'altopiano etiopico determinavano infatti un aumento delle portate che raggiungeva progressivamente la valle del Nilo, provocando l'inondazione dei terreni agricoli. Il fenomeno consentiva il deposito di sedimenti fertili sulle superfici coltivate, favorendo la produzione agricola e contribuendo alla stabilità economica delle società nilotiche.
Nell'antico Egitto il ciclo delle piene assunse un'importanza fondamentale nell'organizzazione del calendario agricolo, nella gestione dei terreni e nelle pratiche religiose. Sebbene gli Egizi conoscessero e osservassero attentamente il comportamento del Nilo, la localizzazione geografica precisa delle sorgenti e la comprensione completa dei meccanismi climatici responsabili delle piene rimasero a lungo oggetto di interrogativi.
Le sorgenti del Nilo Azzurro e il suo corso superiore erano conosciuti dalle popolazioni dell'Etiopia molto prima delle esplorazioni europee. Nel corso dell'età moderna diversi viaggiatori e missionari europei contribuirono a diffondere in Europa informazioni più precise sul sistema fluviale etiopico. Tra questi figurò il gesuita spagnolo Pedro Páez, che all'inizio del XVII secolo visitò le sorgenti tradizionalmente riconosciute del Nilo Azzurro e ne lasciò una descrizione. Nel XVIII secolo l'esploratore scozzese James Bruce raggiunse il lago Tana e le sorgenti del Gish Abay, contribuendo alla diffusione delle conoscenze geografiche sull'altopiano etiopico.
Le successive ricognizioni cartografiche permisero di definire progressivamente il corso del Nilo Azzurro, la distribuzione dei suoi affluenti e le caratteristiche delle grandi gole attraversate dal fiume. Nel corso del XX secolo la realizzazione di stazioni idrometriche, infrastrutture idrauliche e programmi di ricerca contribuì a migliorare la conoscenza del regime delle portate e del bilancio idrologico del bacino.
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