| Novum Comum | |
|---|---|
| Nome originale | (LA) Novum Comum, Comum |
| Cronologia | |
| Fondazione | 59 a.C. |
| Amministrazione | |
| Dipendente da | Repubblica romana, Impero romano |
| Territorio e popolazione | |
| Nome abitanti | Comenses |
| Lingua | latino |
| Localizzazione | |
| Stato attuale | |
| Località | Como |
| Coordinate | 45°48′39.6″N 9°05′06″E |
| Cartografia | |
Novum Comum, più tardi detta semplicemente Comum, è stata una città romana dell'Italia settentrionale, sul sito dell'odierna Como, all'estremità meridionale del lago di Como. Fu fondata come colonia nel 59 a.C. da Gaio Giulio Cesare, che vi insediò 5 000 coloni nella piana affacciata sul lago, sotto le colline dove sorgeva il centro preromano di Comum oppidum. Divenuta municipio di cittadini romani, fece parte della Regio XI Transpadana e fu iscritta alla tribù Oufentina. Fu patria di Plinio il Vecchio e di Plinio il Giovane e nel tardo impero fu sede del prefetto della flotta del Lario.
Il nome Comum è di origine preromana: secondo un'ipotesi deriverebbe da una radice celtica con il significato di "abitato". Secondo Strabone i coloni insediati da Cesare furono chiamati Neocomitae (Νεοκωμῖται), in latino Novum Comum; la forma Novum Comum compare anche in Catullo, mentre in età imperiale la città è di norma chiamata semplicemente Comum, come nelle lettere di Plinio il Giovane.
Gli autori antichi, a partire da Catone il Censore citato da Plinio il Vecchio, attribuivano la fondazione di Comum agli Orobi. Nel I millennio a.C., nell'ambito della cultura di Golasecca, il centro protourbano di Como non sorgeva nella piana dell'attuale città, ma sulle colline a sud, intorno a Prestino e alle pendici del monte della Croce; soprattutto dalla metà del VII secolo a.C. fu un importante centro di scambi tra il mondo etrusco e quello transalpino. Dal IV secolo a.C., con le invasioni galliche, l'abitato si spopolò e perse importanza; non è stato identificato con certezza il luogo dell'oppidum conquistato dai Romani, che forse occupava, ridotto di dimensioni, le colline intorno a Prestino.
Nel 196 a.C. il console Marco Claudio Marcello sconfisse gli Insubri e i Comenses loro alleati; secondo Valerio Anziate, citato da Tito Livio, i nemici uccisi furono oltre 40 000. Pochi giorni dopo fu presa Comum e ventotto castella del suo territorio passarono dalla parte del console. I Comenses furono legati a Roma da un foedus, che lasciava loro un'ampia autonomia interna. Per circa un secolo la presenza romana nel territorio lariano rimase limitata.
Nell'89 a.C., dopo le devastazioni subite a opera dei Reti, la città fu ricostituita da Gneo Pompeo Strabone e ottenne il diritto latino, come il resto della Transpadana con la Lex Pompeia de Transpadanis. Strabone ricorda poi che un Gaio Scipione vi aggiunse 3 000 coloni; parte della storiografia lo identifica con Lucio Cornelio Scipione Asiatico Emiliano, figlio di Marco Emilio Lepido, e data la deduzione al 77 a.C. I coloni si stanziarono sulle pendici intorno alla convalle e al loro insediamento viene ricondotto il nome della Coloniola, il quartiere che fino al 1127 fu un borgo fortificato a sé stante.
Nel 59 a.C. Cesare, che con la lex Vatinia aveva ottenuto il governo della Gallia Cisalpina e il potere di fondare colonie, rifondò la città nella piana sulla riva del lago, la cinse di mura e vi insediò 5 000 coloni. La nuova fondazione doveva rafforzare il controllo della via del Lario verso i valichi alpini e l'Europa centrale. Per renderla abitabile la piana fu bonificata deviando i torrenti Cosia, Valduce e Fiume Aperto. Secondo Strabone tra i coloni vi erano cinquecento Greci illustri, ai quali Cesare concesse la cittadinanza, ma che non si stabilirono effettivamente nella colonia. Gli eruditi locali, come Maurizio Monti, vollero ricondurre a questi coloni greci l'origine di toponimi lariani come Lecco (Leucos), Corenno (Corinto), Lenno e Lemna (Lemnos), Nesso (Nasso) e Dervio (Delfo), ma l'ipotesi è respinta dalla ricerca storica e toponomastica moderna.
La condizione giuridica della colonia è discussa: la si considera per lo più una colonia di diritto latino, ma Degrassi la definisce colonia di diritto romano. Nel 51 a.C. il console Marco Claudio Marcello, avversario di Cesare, propose di revocare la cittadinanza ai coloni di Novum Comum, sostenendo che fosse stata concessa oltre i limiti della legge, e fece fustigare a Roma un membro del consiglio cittadino della colonia, per dimostrare che non era cittadino romano. Cicerone giudicò l'episodio vergognoso, pur osservando che quell'uomo, che non aveva ricoperto magistrature, era comunque un transpadano.
Nel 49 a.C., con la lex Roscia che concesse la piena cittadinanza ai Transpadani, Novum Comum divenne un municipium civium Romanorum. Fu iscritta alla tribù Oufentina e, come gli altri municipi, ebbe una propria curia e un collegio di quattro magistrati, i quattuorviri.

In età augustea Como fu compresa nella Regio XI Transpadana. Il territorio del municipio confinava con quelli di Mediolanum e di Bergomum; si estendeva dalle Alpi alla Brianza e dai laghi varesini all'Adda, fino alla Valchiavenna e a parte della Valtellina. La città era il punto d'arrivo della via Novaria-Comum, che la collegava a Novaria (Novara) passando per Sibrium (Castelseprio), e della via Bergomum-Comum proveniente da Bergamo, ed era attraversata dalla via Regina, che univa Cremona a Clavenna (Chiavenna) passando per Mediolanum.
Nel I secolo la città ebbe un notevole sviluppo, al quale contribuirono le donazioni dei Plinii. Plinio il Giovane, console nel 100, finanziò la costruzione di una biblioteca, inaugurata con un suo discorso, istituì un fondo per il mantenimento dei fanciulli e delle fanciulle della plebe cittadina e offrì un terzo della spesa per assumere maestri, perché i giovani comaschi non dovessero studiare a Milano; per testamento lasciò alla città un edificio termale e i fondi per la sua decorazione e manutenzione. Destinò inoltre al tempio di Giove una statua in bronzo corinzio raffigurante un vecchio. Possedeva sul lago diverse ville, tra cui quelle da lui chiamate Tragedia e Commedia, mentre il nonno della moglie, Lucio Calpurnio Fabato, fece erigere un portico.
Nel tardo impero, quando Milano divenne residenza imperiale, il ruolo di Como era legato soprattutto al controllo della navigazione sul lago, via privilegiata per i commerci e per i movimenti di truppe verso il mondo transalpino. La Notitia dignitatum ricorda a Como il praefectus classis Comensis cum curis eiusdem civitatis, comandante della flotta del Lario e insieme responsabile della città. Nel 355 il futuro imperatore Giuliano fu condotto e trattenuto per qualche tempo a Comum, «città vicina a Milano», prima di ottenere il permesso di recarsi in Grecia.
La diocesi di Como fu istituita nel 386; il primo vescovo, Felice, fu consacrato da Ambrogio.
Dal 489 Como passò sotto il dominio dei Goti, durante il quale le mura furono potenziate. Durante la guerra gotica la città subì danni e fu restaurata da Narsete, che ne fece un caposaldo fortificato della linea difensiva pedemontana. Nel 569 passò ai Longobardi.

Il centro storico dell'attuale Como conserva nel reticolo ortogonale delle strade l'impianto della città romana: il tracciato del decumano corrisponde quasi interamente all'attuale via Indipendenza, mentre l'area di piazza San Fedele, dove doveva trovarsi il foro, appare alterata. Tratti delle mura, di epoca tarda ma probabilmente costruiti sul tracciato di quelle della colonia, delimitano un rettangolo regolare, simile a quello degli accampamenti militari. Tra via Cesare Cantù e viale Cesare Battisti sono stati rinvenuti i resti della porta Pretoria, a due fornici tra due torri ottagonali, databile forse al III secolo. Altri tratti delle mura romane sono visibili nel cortile della scuola media Parini, in via Cantù, nei sotterranei dell'ex setificio di via Carducci e in via Cinque Giornate.
Le fonti letterarie, soprattutto Plinio il Giovane, e le iscrizioni ricordano templi dedicati a Giove, a Roma e ad Augusto e a Mitra, diverse terme, la biblioteca e il portico di Calpurnio Fabato, ma nessuno dei principali monumenti della città è stato identificato con certezza. Sono stati rinvenuti tratti di lastricato stradale, resti di un edificio termale nel cortile del Museo civico e un ricco edificio tardoantico in via Vittorio Emanuele, da cui proviene un grande mosaico. Tra viale Lecco e via Dante si conservano i resti di un altro complesso termale, le terme romane. In via Zezio sono stati individuati i resti di una villa romana. La principale necropoli si trovava nella zona di Camerlata.
I reperti della città romana, tra cui un ritratto di Augusto velato, un rilievo con una processione di cavalieri e un mosaico policromo forse del IV secolo, sono conservati nel Museo archeologico Paolo Giovio.