Rhizomyinae

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Rhizomyinae
Ratto dei bambù minore (Cannomys badius)
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
ClasseMammalia
InfraclasseEutheria
SuperordineEuarchontoglires
OrdineRodentia
SottordineMyomorpha
SuperfamigliaMuroidea
FamigliaSpalacidae
SottofamigliaRhizomyinae
Winge, 1887
Tribù

I Rhizomyinae Winge, 1887 sono una sottofamiglia di roditori della famiglia Spalacidae, comprendente i ratti dei bambù dell'Asia meridionale e sud-orientale e i ratti talpa del genere Tachyoryctes, diffusi nell'Africa orientale. Sono mammiferi prevalentemente fossori, caratterizzati da una corporatura robusta, arti brevi, occhi relativamente piccoli e una dentatura specializzata nella lavorazione di materiale vegetale. La maggior parte delle specie trascorre gran parte dell'esistenza nel sottosuolo, all'interno di sistemi di gallerie utilizzati per il riposo, la ricerca del cibo e la riproduzione.

La sottofamiglia comprende attualmente sei specie viventi, riunite in tre generi e due tribù. La tribù Rhizomyini comprende i ratti dei bambù asiatici, rappresentati dai generi Rhizomys e Cannomys, mentre i Tachyoryctini comprendono i ratti talpa africani del genere Tachyoryctes. Questa classificazione, adottata dal Mammal Diversity Database dell'American Society of Mammalogists, differisce da quella tradizionale, che riconosceva numerose specie africane successivamente riunite in Tachyoryctes splendens.

I Rhizomyinae appartengono a una delle principali linee evolutive degli Spalacidae, insieme ai Myospalacinae, rappresentati dagli zokor asiatici, e agli Spalacinae, che comprendono gli spalaci propriamente detti. Questi gruppi condividono numerosi adattamenti alla vita sotterranea, ma presentano differenze nell'anatomia, nella dentatura, nella distribuzione geografica e nella storia evolutiva.

La storia fossile della sottofamiglia risale all'Oligocene superiore, circa 24 milioni di anni fa, quando i suoi primi rappresentanti erano presenti nell'Asia meridionale. Durante il Miocene, il gruppo si diversificò notevolmente e raggiunse anche l'Africa attraverso diversi eventi di dispersione intercontinentale. La diversità attuale rappresenta soltanto una parte di quella documentata nel corso del Neogene.

Descrizione

I Rhizomyinae sono roditori di dimensioni medio-grandi, caratterizzati da un corpo robusto e cilindrico, una testa relativamente larga, arti brevi e potenti e una coda generalmente poco sviluppata rispetto alla lunghezza del corpo. Le dimensioni variano considerevolmente tra le specie: la lunghezza della testa e del corpo è compresa approssimativamente tra 15 e 48 cm, mentre il peso può variare da circa 150 g fino a 4 kg. La pelliccia è generalmente folta, relativamente morbida e caratterizzata da tonalità brune, grigiastre o rossastre. La colorazione varia secondo la specie, l'età e la regione geografica. Gli occhi sono relativamente piccoli, mentre i padiglioni auricolari esterni risultano ridotti, soprattutto nelle forme maggiormente specializzate per la vita sotterranea. Il muso è largo e provvisto di vibrisse sensibili, utilizzate per esplorare l'ambiente e percepire gli ostacoli all'interno delle gallerie. Gli arti sono brevi e robusti, mentre le zampe anteriori presentano artigli adatti a manipolare il terreno e a spostare il materiale scavato.

Dentatura e cranio

La dentatura dei Rhizomyinae è caratterizzata da incisivi robusti e a crescita continua, particolarmente importanti durante l'alimentazione e lo scavo. Gli incisivi sono separati dai denti posteriori da un ampio diastema, mentre i molari possiedono superfici occlusali adatte alla triturazione di materiale vegetale fibroso. Gli incisivi possono essere utilizzati per incidere radici e rizomi, ma anche per disgregare il terreno durante la costruzione delle gallerie. La muscolatura masticatoria è quindi particolarmente sviluppata e il cranio presenta robuste superfici di inserzione muscolare. La morfologia dei molari costituisce uno dei principali caratteri utilizzati per distinguere le differenti linee evolutive della sottofamiglia. Le variazioni riguardano soprattutto l'altezza delle corone, la disposizione delle pieghe dello smalto e lo sviluppo delle radici dentarie. Questi caratteri rivestono un'importanza particolare nelle ricerche paleontologiche, poiché i denti rappresentano una delle componenti scheletriche conservate più frequentemente nei depositi fossili. Le modificazioni della dentatura hanno quindi permesso di ricostruire le relazioni tra numerosi generi estinti dell'Asia e dell'Africa.

Adattamenti alla vita sotterranea

I Rhizomyinae presentano numerose caratteristiche anatomiche associate alla vita fossoria. La corporatura compatta e cilindrica facilita gli spostamenti all'interno dei passaggi sotterranei, mentre la robustezza del capo e degli arti permette di esercitare una notevole forza durante lo scavo. I ratti dei bambù e i ratti talpa africani utilizzano gli incisivi per incidere il terreno, aiutandosi con gli arti anteriori per disgregare e spostare il materiale. La testa e le zampe contribuiscono successivamente a spingere la terra verso l'esterno, dove può accumularsi in piccoli cumuli. Questa modalità di scavo differisce in parte da quella degli zokor della sottofamiglia Myospalacinae, nei quali il lavoro principale viene generalmente svolto dagli artigli delle zampe anteriori. La vita sotterranea riduce l'esposizione alle oscillazioni termiche, ai predatori e alle condizioni climatiche sfavorevoli. Le gallerie offrono inoltre un ambiente relativamente stabile, nel quale la temperatura e l'umidità possono variare meno rapidamente rispetto alla superficie. Gli occhi relativamente piccoli e la riduzione dei padiglioni auricolari esterni costituiscono ulteriori adattamenti agli spostamenti in ambienti stretti e scarsamente illuminati. L'olfatto, la sensibilità tattile e la percezione delle vibrazioni assumono un'importanza particolare durante l'esplorazione delle tane.

Distribuzione e habitat

I Rhizomyinae presentano una distribuzione discontinua, comprendente due grandi regioni geografiche: l'Asia meridionale e sud-orientale, occupata dai ratti dei bambù, e l'Africa orientale, dove vivono i ratti talpa del genere Tachyoryctes. La separazione geografica riflette la complessa storia evolutiva del gruppo, caratterizzata da antiche dispersioni dall'Asia verso l'Africa e dalla successiva differenziazione delle linee evolutive.

Asia

I ratti dei bambù dei generi Rhizomys e Cannomys occupano un vasto territorio compreso tra le regioni pedemontane dell'Himalaya, la Cina meridionale, la penisola indocinese e alcune regioni dell'Asia sud-orientale insulare. La distribuzione comprende paesi quali India, Nepal, Bhutan, Bangladesh, Myanmar, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Cina e Malaysia, con differenze significative tra gli areali delle singole specie. Gli habitat principali comprendono foreste tropicali e subtropicali, boschetti di bambù, ambienti arbustivi, praterie, piantagioni e terreni agricoli. Alcune specie frequentano soprattutto regioni collinari e montane, mentre altre occupano ambienti relativamente pianeggianti. La disponibilità di bambù e di altre piante caratterizzate da apparati radicali sviluppati costituisce un importante fattore ecologico. La presenza di suoli sufficientemente profondi e scavabili permette inoltre di costruire gallerie sotterranee relativamente estese. I ratti dei bambù possono frequentare anche ambienti modificati dall'uomo, compresi giardini, coltivazioni e piantagioni. La presenza in questi territori dipende dalla disponibilità di risorse alimentari e dalle condizioni del suolo.

Africa

I ratti talpa del genere Tachyoryctes sono diffuse nell'Africa orientale, soprattutto negli altopiani e nelle regioni montane. Tachyoryctes splendens presenta una distribuzione relativamente ampia e discontinua, comprendente Etiopia, Somalia, Uganda, Kenya, Ruanda, Burundi, Tanzania e la parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Tachyoryctes macrocephalus, invece, è endemico dell'Etiopia ed è associato soprattutto alle praterie afroalpine dell'altopiano meridionale, a quote generalmente comprese tra 3000 e 4150 m. Gli habitat africani comprendono praterie montane, savane relativamente umide, ambienti arbustivi e terreni agricoli. La distribuzione locale dipende soprattutto dalla disponibilità di vegetazione erbacea e di suoli adatti alla costruzione delle gallerie. Le regioni montane dell'Africa orientale sono caratterizzate da una topografia complessa, con altopiani, profonde vallate e rilievi isolati che possono limitare la dispersione delle popolazioni. Queste condizioni hanno favorito la differenziazione geografica dei ratti talpa, contribuendo alla comparsa di numerose forme locali storicamente descritte come specie autonome.

Biologia

Alimentazione

I Rhizomyinae sono roditori prevalentemente erbivori, che si nutrono soprattutto di radici, rizomi, germogli, fusti e altre parti vegetali. La dieta varia secondo il genere, la specie e l'ambiente occupato. I ratti dei bambù asiatici consumano principalmente le parti sotterranee e i giovani germogli dei bambù, oltre a radici, tuberi e altre risorse vegetali. Possono utilizzare anche semi e frutti quando questi risultano disponibili. I ratti talpa africani si nutrono soprattutto di radici e altre parti sotterranee delle piante erbacee. Attraverso la costruzione delle gallerie, possono raggiungere direttamente gli apparati radicali, riducendo la necessità di emergere sulla superficie. La dieta può comprendere numerose specie vegetali, con variazioni legate alla stagionalità e alla distribuzione delle risorse alimentari.

Costruzione delle gallerie

I Rhizomyinae costruiscono sistemi sotterranei che comprendono passaggi di alimentazione, camere di riposo, nidi e, in alcune specie, depositi utilizzati per accumulare risorse vegetali. Le gallerie vengono realizzate mediante l'azione combinata degli incisivi e degli arti anteriori. Il terreno viene disgregato, spostato all'indietro e successivamente trasportato verso l'esterno, dove forma piccoli cumuli. La struttura delle tane varia secondo le caratteristiche del terreno e le esigenze ecologiche delle specie. Nei suoli relativamente morbidi, i passaggi possono svilupparsi in modo complesso, mentre i substrati molto compatti o rocciosi possono limitare l'estensione delle gallerie. I sistemi sotterranei offrono protezione contro numerosi predatori e permettono agli animali di mantenersi relativamente isolati dalle oscillazioni climatiche esterne. Gli animali possono trascorrere gran parte della giornata all'interno delle tane, emergendo soltanto occasionalmente durante le ore crepuscolari o notturne.

Attività e comportamento

La maggior parte delle specie conduce una vita prevalentemente solitaria e territoriale. Gli individui adulti occupano sistemi sotterranei separati, difesi contro altri membri della stessa specie. Le attività di alimentazione e manutenzione delle gallerie si svolgono principalmente nel sottosuolo, mentre le uscite sulla superficie avvengono generalmente durante le ore meno luminose. La comunicazione avviene mediante segnali olfattivi, vocalizzazioni e percezione delle vibrazioni. Nei ratti dei bambù sono documentati grugniti e rumori prodotti mediante lo sfregamento dei denti, che possono svolgere un ruolo nelle interazioni tra individui. La struttura sociale varia tuttavia tra le specie, e alcune femmine possono essere osservate insieme ai giovani durante il periodo di allevamento.

Riproduzione

La riproduzione presenta differenze significative tra i generi e le specie. Le femmine partoriscono all'interno di camere nido sotterranee, generalmente protette dai predatori e dalle oscillazioni climatiche. Le dimensioni delle figliate sono relativamente contenute rispetto a quelle di numerosi roditori di superficie, mentre la durata della gestazione e la frequenza riproduttiva variano secondo la specie. I ratti talpa africani del genere Tachyoryctes sono generalmente solitari e gli incontri tra maschi e femmine avvengono soprattutto durante il periodo riproduttivo. Le conoscenze sulla riproduzione dei Rhizomyinae rimangono tuttavia disomogenee, poiché alcune specie sono state studiate approfonditamente, mentre per altre sono disponibili soltanto osservazioni occasionali.

Ruolo ecologico

Attraverso la costruzione delle gallerie, i Rhizomyinae contribuiscono alla modificazione fisica dei suoli. L'attività fossoria provoca il rimescolamento degli strati del terreno, il trasporto di materiale verso la superficie e la formazione di piccoli cumuli che possono influenzare localmente la vegetazione. I passaggi sotterranei possono modificare la porosità del suolo e il movimento dell'acqua, mentre l'accumulo di materiale superficiale può creare nuove condizioni per la germinazione e la crescita delle piante. L'attività alimentare può inoltre influenzare la distribuzione e la produttività delle specie vegetali, soprattutto attraverso il consumo di radici e rizomi. Questi processi possono contribuire alla formazione di un mosaico di microhabitat, con effetti differenti secondo la densità degli animali, le caratteristiche del terreno e la composizione della vegetazione. I Rhizomyinae rappresentano inoltre una risorsa alimentare per diversi predatori, tra cui serpenti, rapaci diurni e notturni e mammiferi carnivori.

Rapporti con l'uomo

I ratti dei bambù asiatici sono tradizionalmente cacciati e consumati come alimento in alcune regioni dell'Asia sud-orientale. La loro carne è utilizzata localmente, mentre in alcuni territori gli animali vengono allevati per il consumo alimentare. La presenza dei Rhizomyinae nei terreni agricoli può provocare danni alle coltivazioni, soprattutto quando gli animali consumano radici e altre parti sotterranee delle piante. Tra le colture maggiormente interessate figurano la manioca, la canna da zucchero e differenti piante orticole. I ratti talpa africani possono inoltre danneggiare i prati e i terreni coltivati attraverso il consumo delle radici e la costruzione delle gallerie. In alcune regioni vengono pertanto considerati animali dannosi e sottoposti a interventi di controllo. In determinati contesti culturali, parti del corpo e pelli dei ratti talpa africani sono state utilizzate nella medicina tradizionale o come amuleti. Il ruolo dei Rhizomyinae nei sistemi agricoli è tuttavia complesso, poiché gli animali possono contribuire anche al rimescolamento del suolo e alla formazione di microhabitat.

Evoluzione e paleontologia

La storia evolutiva dei Rhizomyinae è documentata da un ricco patrimonio fossile, comprendente numerosi generi estinti distribuiti tra l'Asia e l'Africa. I reperti più antichi risalgono all'Oligocene superiore, mentre durante il Miocene il gruppo raggiunse una diversità notevolmente superiore a quella attuale. Le ricerche paleontologiche e filogenetiche suggeriscono un'origine asiatica della sottofamiglia, seguita da differenti episodi di dispersione verso l'Africa. Questi movimenti furono favoriti dalle trasformazioni paleogeografiche che interessarono l'Asia sud-occidentale e la regione afro-arabica durante il Neogene.

Origini nell'Oligocene superiore

Il più antico genere fossile generalmente attribuito ai Rhizomyinae è Prokanisamys, documentato nei depositi dell'Oligocene superiore del Pakistan, risalenti a circa 24 milioni di anni fa. Le caratteristiche anatomiche dei primi rappresentanti del genere suggeriscono che non fossero ancora specializzati per una vita sotterranea paragonabile a quella delle specie attuali. In particolare, lo scheletro postcraniale di Prokanisamys non mostra il grado di specializzazione fossoria caratteristico dei moderni ratti dei bambù e dei ratti talpa africani. Queste osservazioni suggeriscono che gli adattamenti alla vita sotterranea si siano sviluppati progressivamente durante l'evoluzione della sottofamiglia, anziché essere già pienamente presenti nei suoi primi rappresentanti.

Dispersione dall'Asia all'Africa

Durante il Miocene inferiore, alcuni rappresentanti dei Rhizomyinae raggiunsero l'Africa. Resti fossili attribuiti a Prokanisamys sono stati rinvenuti in depositi africani risalenti a circa 19-18 milioni di anni fa, successivi alle più antiche testimonianze asiatiche del genere. La distribuzione cronologica dei fossili suggerisce quindi un'origine asiatica del gruppo e una successiva dispersione verso il continente africano. Le analisi filogenetiche condotte da López-Antoñanzas e collaboratori nel 2013 hanno inoltre evidenziato una storia biogeografica complessa, caratterizzata da più eventi di dispersione intercontinentale tra Asia e Africa durante il Miocene. Questi movimenti si verificarono probabilmente in relazione alla formazione e alla persistenza di connessioni terrestri tra Eurasia e Africa, che permisero il passaggio di differenti gruppi di mammiferi.

Diversificazione nel Miocene

Durante il Miocene, i Rhizomyinae raggiunsero una notevole diversità, soprattutto nell'Asia meridionale e sud-orientale. Tra i generi fossili asiatici figurano Kanisamys, Rhizomyides, Protachyoryctes, Eicooryctes e Miorhizomys, mentre in Africa erano presenti forme quali Pronakalimys, Nakalimys e i primi rappresentanti del genere Tachyoryctes. La diversificazione fu accompagnata da importanti modificazioni della dentatura e dell'apparato locomotore, associate probabilmente alla progressiva specializzazione per la vita sotterranea. Le analisi paleontologiche suggeriscono che gli adattamenti fossori più pronunciati si siano sviluppati soprattutto dopo circa 10 milioni di anni fa, durante il Miocene superiore.

Evoluzione dei Tachyoryctini

La tribù Tachyoryctini comprende attualmente soltanto il genere africano Tachyoryctes, ma il suo passato evolutivo è documentato da differenti forme fossili asiatiche e africane. Uno studio pubblicato nel 2013 da Raquel López-Antoñanzas ha analizzato la morfologia e la posizione filogenetica di Tachyoryctes makooka, una specie fossile dell'Africa orientale. Le analisi hanno evidenziato rapporti evolutivi tra i Tachyoryctini africani e differenti forme asiatiche del Miocene superiore, tra cui Protachyoryctes ed Eicooryctes. La presenza di questi generi fossili suggerisce che le radici evolutive dei Tachyoryctini debbano essere ricercate in Asia, nonostante la loro distribuzione attuale sia esclusivamente africana. Tra le specie fossili africane attribuite al genere Tachyoryctes figurano T. makooka, T. pliocaenicus e T. konjiti, note soprattutto attraverso resti dentari e cranici.

Contrazione della distribuzione

Dopo la notevole diversificazione del Miocene, la distribuzione geografica e la ricchezza tassonomica dei Rhizomyinae diminuirono progressivamente. Durante il Pliocene erano ancora presenti numerosi generi asiatici, tra cui Rhizomyides, Brachyrhizomys, Anepsirhizomys e Cannomys, mentre in Africa il genere Tachyoryctes rappresentava una delle principali linee sopravvissute. Nel corso del Pleistocene, la distribuzione del gruppo si ridusse ulteriormente, fino a raggiungere la configurazione attuale, caratterizzata da due generi asiatici e uno africano. La diversità odierna rappresenta quindi soltanto una frazione di quella documentata nel Neogene, quando la sottofamiglia comprendeva numerosi generi e specie distribuiti in un territorio considerevolmente più ampio.

Tassonomia

La sottofamiglia Rhizomyinae venne istituita nel 1887 dallo zoologo danese Adolf Herluf Winge. La sua posizione sistematica è stata oggetto di differenti interpretazioni, soprattutto riguardo alle relazioni tra i ratti dei bambù asiatici e i ratti talpa africani. Le classificazioni tradizionali riconoscevano talvolta i Tachyoryctini come una sottofamiglia autonoma, denominata Tachyoryctinae, sulla base delle differenze craniche e dentarie rispetto ai ratti dei bambù asiatici. Le ricerche morfologiche e filogenetiche successive hanno tuttavia sostenuto il riconoscimento di un gruppo comprendente entrambe le linee evolutive, oggi generalmente riunite nella sottofamiglia Rhizomyinae.

Classificazione attuale

Secondo il Mammal Diversity Database, la sottofamiglia comprende sei specie viventi, suddivise in tre generi e due tribù:

Classificazioni precedenti

La terza edizione di Mammal Species of the World, pubblicata nel 2005, riconosceva un numero considerevolmente maggiore di specie del genere Tachyoryctes, molte delle quali venivano distinte sulla base delle caratteristiche morfologiche e della distribuzione geografica. Tra le forme precedentemente considerate specie autonome figuravano:

  • Tachyoryctes ankoliae
  • Tachyoryctes annectens
  • Tachyoryctes audax
  • Tachyoryctes daemon
  • Tachyoryctes ibeanus
  • Tachyoryctes naivashae
  • Tachyoryctes rex
  • Tachyoryctes ruandae
  • Tachyoryctes ruddi
  • Tachyoryctes spalacinus
  • Tachyoryctes storeyi

Queste forme sono attualmente comprese dal Mammal Diversity Database nella sinonimia di Tachyoryctes splendens, sebbene la delimitazione del gruppo rimanga relativamente provvisoria. La grande variabilità geografica di Tachyoryctes splendens suggerisce infatti che la specie possa rappresentare un complesso di linee evolutive distinte, la cui delimitazione richiede ulteriori ricerche genetiche e morfologiche.

Studi filogenetici

Uno studio pubblicato nel 2013 da Raquel López-Antoñanzas, Lawrence J. Flynn e Fabien Knoll ha ricostruito le relazioni evolutive tra i Rhizomyinae viventi e fossili, utilizzando una matrice di caratteri morfologici. Le analisi hanno evidenziato la complessità della storia evolutiva della sottofamiglia, mettendo in discussione la monofilia di alcuni generi tradizionalmente riconosciuti e sostenendo l'importanza di diversi eventi di dispersione intercontinentale. Le ricerche hanno inoltre contribuito a definire con maggiore precisione le tribù Rhizomyini e Tachyoryctini, distinguendo le linee evolutive associate ai ratti dei bambù asiatici da quelle dei ratti talpa africani. Uno studio pubblicato nel 2018 da Radim Šumbera e collaboratori ha analizzato la diversità genetica del genere Tachyoryctes, evidenziando l'importanza degli altopiani etiopici nella sua storia evolutiva. Le analisi hanno sostenuto il ruolo delle regioni montane dell'Africa orientale nella diversificazione dei ratti talpa, evidenziando l'influenza dell'isolamento geografico e delle trasformazioni climatiche sulla differenziazione delle popolazioni.

Conservazione

Lo stato di conservazione dei Rhizomyinae varia considerevolmente tra le specie. I ratti dei bambù asiatici sono generalmente classificati come specie a minor preoccupazione (Least Concern, LC) dalla Lista rossa IUCN, sebbene alcune popolazioni possano essere soggette a pressioni locali dovute alla caccia, alla trasformazione degli habitat e all'intensificazione agricola. Anche Tachyoryctes splendens è classificato come specie a minor preoccupazione, grazie alla distribuzione relativamente ampia e alla presenza in differenti ambienti dell'Africa orientale. La situazione è invece più delicata per Tachyoryctes macrocephalus, classificato come specie in pericolo (Endangered, EN). Questo roditore è endemico degli altopiani etiopici meridionali e presenta una distribuzione relativamente limitata, associata soprattutto agli ambienti afroalpini. Le principali minacce comprendono la trasformazione delle praterie, l'espansione delle attività agricole, la degradazione dei suoli e, in alcune regioni, la caccia e gli interventi di controllo delle popolazioni considerate dannose. Per le specie montane caratterizzate da areali relativamente limitati, la frammentazione degli habitat può inoltre ridurre la connettività tra popolazioni, rendendole maggiormente vulnerabili alle trasformazioni ambientali. La conservazione dei Rhizomyinae richiede pertanto approcci differenti secondo le specie e gli ambienti occupati, con particolare attenzione alla tutela degli ecosistemi montani e alla gestione sostenibile dei territori agricoli.

Note

  1. 1 2 (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Rhizomyinae, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Rhizomyinae (bamboo rats and mole rats), su Animal Diversity Web, University of Michigan Museum of Zoology.
  3. 1 2 3 4 (EN) Spalacidae, su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists.
  4. 1 2 3 4 5 6 (EN) Evolutionary history of Spalacidae inferred from fossil occurrences and molecular phylogeny, in Mammal Review, 2020, DOI:10.1111/mam.12170.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) López-Antoñanzas R., Flynn L. J., Knoll F., A comprehensive phylogeny of extinct and extant Rhizomyinae (Rodentia): evidence for multiple intercontinental dispersals, in Cladistics, vol. 29, n. 3, 2013, pp. 247-273, DOI:10.1111/j.1096-0031.2012.00426.x.
  6. 1 2 (EN) Tachyoryctes macrocephalus, su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists.
  7. ↑ (EN) López-Antoñanzas R., Tachyoryctes makooka (Tachyoryctini, Spalacidae, Rodentia) and its bearing on the phylogeny of the Tachyoryctini, in Palaeontology, 2013, DOI:10.1111/j.1475-4983.2012.01179.x.
  8. 1 2 (EN) Tachyoryctes splendens, su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists.
  9. ↑ (EN) Šumbera R., Krásová J., Lavrenchenko L. A., Mengistu S., Bekele A., Mikula O., Bryja J., Ethiopian highlands as a cradle of the African fossorial root-rats (genus Tachyoryctes), the genetic evidence, in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 126, 2018, pp. 105-115, DOI:10.1016/j.ympev.2018.04.003.

Bibliografia

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