| Sicelioti | |
|---|---|
| Nomi alternativi | Greci di Sicilia |
| Luogo d'origine | Grecia |
| Lingua | greco antico (dialetto siceliota) |
| Religione | Ellenismo |
I Sicelioti (in greco antico Σικελιῶται?, Sikeliotai) erano gli abitanti delle poleis greche di Sicilia. Si diffusero inizialmente nelle coste orientali e meridionali dell'isola, per poi colonizzare quasi interamente la costa siciliana fino alla conquista romana dell'isola.
Il termine serviva anche per differenziare i greci di Sicilia da quelli della Magna Grecia, noti col nome di Italioti.
Il nome Sicelioti deriva dal greco antico Σικελιῶται, a sua volta mutuato dal termine Σικελία (Sikelia) con cui i Siculi chiamavano l'isola di Sicilia. A raccontarlo è lo storico Tucidide:
La prima attestazione del termine è attribuita al siracusano Ermocrate, che la pronunciò durante il congresso di Gela:

Nel VIII secolo a.C. i primi coloni greci arrivarono in Sicilia, abitando prima i territori lungo le coste e poi espandendosi verso l'entroterra, scontrandosi più volte con i popoli autoctoni dell'isola (Elimi, Siculi e Sicani) e arrivando talvolta a distruggere le loro città.
Nel corso della colonizzazione dell'isola vennero fondate numerose diverse città-stato (poleis), alcune delle quali oggi non identificabili. Tra le principali, da un punto di vista storiografico, si ricordano:
| Fondazione | Nome | Nome odierno | Popolo |
|---|---|---|---|
| 734 a.C. | Naxos | Giardini-Naxos | Nasso-calcidesi |
| 733 a.C. | Syrakousai | Siracusa | Corinzi |
| 729 a.C. | Leontinoi | Lentini | Calcidesi |
| 729 a.C. | Katane | Catania | Nasso-calcidesi |
| 728 a.C. | Megara Iblea | Augusta | Megaresi |
| 689 a.C. | Gela | Gela | Rodio-cretesi |
| 648 a.C. | Imera | Termini Imerese | Zancleo-siracusani |
| 630 a.C. | Selinunte | Castelvetrano | Megaresi di Sicilia |
| 598 a.C. | Kamarina | Scoglitti | Siracusani |
| 582 a.C. | Akragas | Agrigento | Geloi |
| 358 a.C. | Tauromenion | Taormina | Nasso-calcidesi |
| 282 a.C. | Finziade | Licata | Akragantini |
La principale lingua dei Sicelioti fu il greco antico nella sua variante siceliota (a sua volta variante del dorico), parlata soprattutto nella Sicilia orientale, a Gela e ad Agrigento.
Notevole fu il contributo in ambito letterario apportato dai greci sicelioti. Alcuni generi della letteratura greca, infatti, si svilupparono proprio in Sicilia: secondo Aristotele la tecnica di costruire trame (μῦθοι) nacque in Sicilia e la stessa commedia dorico-siceliota, i cui principali esponenti furono Epicarmo e Formide, servì da modello per la successiva commedia attica del V secolo a.C..
Il teatro in Sicilia non si limitò alla sola commedia: a Sofrone di Siracusa viene attribuita l'invenzione del mimo greco (μῖμος), che ebbe notevole fortuna in età ellenistica soprattutto con Teocrito, a sua volta inventore della poesia bucolica. Morirono in Sicilia Frinico ed Eschilo, con quest'ultimo che rappresentò nel teatro di Siracusa alcune sue tragedie, tra cui I Persiani, la più antica tragedia greca pervenutaci.
Tra la corte intellettuali di cui si circondò il tiranno Gerone I c'erano anche i lirici Pindaro, Bacchilide, Simonide e Senofane. Furono attivi in Sicilia anche i poeti lirici Teognide e Stesicoro; vi trascorse dieci anni di esilio Saffo, periodo nel quale potrebbe esserne nata la figlia. Secondo alcuni studiosi, la stessa lirica corale potrebbe essere nata in Sicilia. Nel campo della poesia è da citare Archestato, che con il suo Hedypatheia fu il primo a scrivere di gastronomia e a influenzare l'arte culinaria nel mondo greco-siceliota.
Altra grande innovazione siceliota fu la retorica: i primi manuali di tale τέχνη, infatti, sono attribuiti ai siracusani Corace e Tisia. Diogene Laerzio ritenne inventore della retorica l'akragantino Empedocle, uno dei più importanti filosofi presocratici: tra i suoi allievi vi fu Gorgia da Leontinoi, uno dei primi sofisti, che insieme con Polo di Agrigento (suo allievo) e Tisia introdusse ad Atene l'arte retorica.

Dell'architettura sacra in Sicilia rimangono notevoli vestigia, soprattutto nelle aree archeologiche di Agrigento e Selinunte. L'ordine architettonico prevalentemente adoperato era il dorico, con cui furono costruiti i principali templi dell'isola: i migliori esempi, per stato di conservazione, sono il Tempio della Concordia, il Tempio di Segesta e il Tempio E di Selinunte. Più scarsi gli esempi di ordine ionico, rintracciabili nei resti dell'Artemision di Siracusa o del cosiddetto Oratorio di Falaride di Agrigento.
Diffusi anche i santuari costruiti extra moenia: si ricordano il Thesmophorion di Bitalemi a Gela, di Demetra e Kore a Eloro, di Demetra Malophoros a Selinunte e il temenos del VI secolo a.C. di Naxos.

I sicelioti abbellirono le proprie città con numerosi teatri, utilizzati per mettere in scena rappresentazione tragiche e comode. Tra i più celebri si ricordano il teatro greco di Siracusa, il teatro di Segesta e di Morgantina.
Diffusi anche i bagni, antenati delle future terme romane, fioriti soprattutto in età ellenistica. I maggiori esempi sono i bagni greci di Gela e le terme di Morgantina.

Le più importanti città siceliote erano cinte da fortificazioni, essenziali per difendersi dagli attacchi dei popoli indigeni e anche stranieri, come i Cartaginesi. Importanti testimonianze in tal senso sono le mura dionigiane di Siracusa e le mura timoleontee di Gela, queste ultime rinvenute in eccezionale stato di conservazione.