| Licata comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Angelo Balsamo (lista civica di centro-destra) dal 29-5-2023 |
| Data di istituzione | 282 a.C. |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°06′30″N 13°56′49″E |
| Altitudine | 8 m s.l.m. |
| Superficie | 179,68 km² |
| Abitanti | 34 215 (31-5-2026) |
| Densità | 190,42 ab./km² |
| Frazioni | Mollarella, Torre di Gaffe, Trippodi-Marianello, Nicolizia, Pisciotto Carrubella, Caduta, Monte Sole, Torre San Nicola, Poliscia, Monserrato, La Rocca, Montegrande, Sant'Oliva, Finocchiara |
| Comuni confinanti | Butera (CL), Camastra, Campobello di Licata, Naro, Palma di Montechiaro, Ravanusa |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 92027 |
| Prefisso | 0922 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 084021 |
| Cod. catastale | E573 |
| Targa | AG |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona B, 604 GG |
| Nome abitanti | (IT) licatesi (SCN) licatisi |
| Patrono | sant'Angelo da Gerusalemme |
| Giorno festivo | 5 maggio |
| Motto | (LA) Urbs Dilectissima (IT) Città dilettissima |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Licata è un comune italiano di 34 215 abitanti del libero consorzio comunale di Agrigento, in Sicilia.
Collocata nella vasta piana omonima, di cui è considerata capoluogo, è celebre per essere l'ultima colonia greca di Sicilia.
La stratigrafia del sottosuolo licatese è caratterizzata dalla presenza della Formazione Licata, unità litostratigrafica definita da Leo Ogniben nel 1954, costituita prevalentemente da successioni argilloso-marnose del Pliocene e con uno spessore che raggiunge circa 400 metri.

Il territorio comunale si estende per circa 24 km lungo la costa meridionale della Sicilia e presenta una morfologia prevalentemente pianeggiante, interrotta da modesti rilievi collinari. L'assetto geomorfologico è fortemente influenzato dal fiume Salso, che nel corso dei millenni ha originato la vasta pianura alluvionale nota come Piana di Licata, una delle principali aree agricole della Sicilia centro-meridionale.
Il centro abitato sorge sul margine occidentale del Golfo di Gela, ai piedi del monte Sant'Angelo, rilievo comunemente noto come la Montagna.
Il Salso sfocia nel mare attraverso un estuario che divide quasi in due il tessuto urbano. Il territorio comunale confina a est con Butera, in corrispondenza del torrente Cantigaglione, che raggiunge il mare presso Punta Due Rocche.
La costa si sviluppa per circa 20 km e presenta caratteristiche morfologiche differenti: nel settore orientale prevalgono ampi litorali sabbiosi, mentre verso ovest si susseguono promontori, baie, spiagge di ciottoli e falesie intervallate da arenili sabbiosi. L'ambiente costiero conserva ancora estesi tratti di elevato valore naturalistico, con diffuse praterie sommerse di Posidonia oceanica, sebbene parte del litorale sia stata interessata, soprattutto tra gli anni settanta e ottanta del XX secolo, da fenomeni di abusivismo edilizio.
Tra il 2016 e il 2017 l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Angelo Cambiano dispose l'abbattimento di 49 immobili abusivi, in esecuzione di oltre cento ordinanze emesse dalla Procura della Repubblica di Agrigento.
Tra le principali spiagge del territorio comunale si annoverano Mollarella, Pisciotto, San Nicola e Torre di Gaffe.
Nel corso dei secoli il nome della città ha conosciuto numerose varianti documentarie. Le fonti attestano infatti le forme Phintias, Alukatos, Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata e Alicata.
La denominazione attuale compare quasi nella forma moderna durante la dominazione normanna. Tra i secoli XI e XII ricorrono infatti le forme Leocata e Licata, accanto alla denominazione colta Olimpiada, di derivazione greca. La più antica attestazione del toponimo è contenuta in un atto di donazione con il quale Ruggero d'Altavilla concesse alcuni beni a san Gerlando, vescovo di Agrigento, dove la località è indicata come Limpiadum; un documento coevo conservato nell'archivio della Cattedrale di San Gerlando riporta invece la forma Lecatam. Reperti relativi alle più antiche fasi della storia cittadina sono conservati presso il Museo archeologico della Badia.
L'etimologia del toponimo è stata oggetto di numerose interpretazioni. Tra quelle maggiormente accreditate figurano la derivazione dal greco Leucada (Λευκάδα) e quella dall'arabo al-Qalʿa (o al-Kalat), termine che indica una fortezza o un luogo fortificato, ricorrente in numerosi toponimi della Sicilia medievale.
La storiografia locale ha inoltre proposto altre etimologie, oggi generalmente considerate ipotesi prive di un riscontro documentario definitivo. Tra queste figurano la derivazione da un presunto Alì, signore del castello della città; da alikis («salsedine»); dall'unione dei termini arabi alik («sale») e ata («presso»); da alica, intesa sia come cereale sia come alga marina; da Lica, madre di Dafne; da Halycon, presunto nome greco del Salso; da Alico, altra denominazione dello stesso fiume; da Aluca, città sorta sulle rovine di Finziade; oppure dall'unione dei termini leon («leone») e cata («presso»), con riferimento a un leone scolpito nella roccia della località Stretto, ricordato dallo storico Serrovira.
Secondo Benedetto Rocco, infine, Alicata deriverebbe dall'accusativo del nome greco Halykada, interpretabile come «città posta sul Salso».
Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Licata risalgono al Paleolitico superiore, come documentato da rinvenimenti archeologici effettuati nell'area costiera e nell'entroterra. La frequentazione del territorio proseguì durante il Neolitico, con insediamenti riconducibili alla cultura di Stentinello, e successivamente nell'Eneolitico, rappresentato dalla cultura di San Cono, e nell'Età del bronzo, con testimonianze riferibili alla cultura di Castelluccio.
Tra il XII e l'VIII secolo a.C. il tratto di costa licatese fu interessato da frequentazioni commerciali di navigatori Fenici, inserendosi nei circuiti degli scambi mediterranei. Alla fine del VII secolo a.C. i coloni di Gela impiantarono presso la foce dell'Imera Meridionale una postazione fortificata destinata al controllo del territorio e delle vie di comunicazione verso l'entroterra. Nella prima metà del VI secolo a.C. il tiranno agrigentino Falaride vi fece edificare un phrourion, rafforzando il sistema difensivo della costa meridionale della Sicilia.
Nel 282 a.C., in seguito alla distruzione di Gela da parte dei Mamertini, il tiranno di Siracusa Finzia fondò poco a occidente della foce dell'Imera la città di Finziade, destinata ad accogliere gli abitanti superstiti della colonia gelese. L'abitato, identificato con l'odierna Licata, divenne uno dei principali centri della costa meridionale siciliana durante l'età ellenistica.
Nel 310 a.C., nei pressi del Monte Ecnomo, si combatté la battaglia del monte Ecnomo, nella quale Agatocle di Siracusa fu sconfitto dalle forze cartaginesi. Durante la prima guerra punica il territorio fu nuovamente teatro di operazioni militari: nel 256 a.C., al largo di Capo Ecnomo, ebbe luogo la battaglia di Capo Ecnomo, una delle più grandi battaglie navali dell'antichità, conclusasi con la vittoria della flotta della Repubblica romana comandata da Marco Attilio Regolo e Lucio Manlio Vulsone Longo.
Con la conquista romana della Sicilia, Finziade mantenne la propria funzione di scalo commerciale e portuale, favorita dalla posizione strategica presso la foce dell'Imera Meridionale e lungo le rotte che collegavano la Sicilia con l'Africa e la penisola italiana.
Con la dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente il territorio seguì le vicende della Sicilia, passando prima sotto il dominio degli Ostrogoti e quindi dell'Impero bizantino. In età bizantina fu realizzato il castello a mare di Lympiados, destinato alla difesa dell'approdo e del tratto costiero.
Nell'827 la città fu conquistata dalle truppe musulmane guidate dal qāʾid Asad ibn al-Furat durante le prime fasi della conquista islamica della Sicilia. La dominazione araba, protrattasi per oltre due secoli, contribuì allo sviluppo agricolo e commerciale del territorio, lasciando tracce anche nella toponomastica locale.
Licata fu conquistata dai Normanni il 25 luglio 1086 nel corso della campagna guidata dal gran conte Ruggero I di Sicilia.
Sotto Federico II di Svevia la città fu compresa tra le quarantadue città demaniali del Regno di Sicilia. Nel 1234 l'imperatore le conferì il titolo di Dilectissima, al quale Alfonso V d'Aragona aggiunse nel 1447 quello di Fidelissima, in riconoscimento della fedeltà dimostrata alla Corona.
L'11 luglio 1553 Licata fu assalita dalla flotta ottomana comandata da Dragut. La città venne saccheggiata per diversi giorni e subì gravi devastazioni, con pesanti conseguenze sul patrimonio edilizio e sulla popolazione.
Tra il XVII e il XVIII secolo Licata conobbe una fase di espansione urbanistica all'interno della nuova cinta muraria. In questo periodo sorsero numerosi edifici religiosi e civili lungo gli assi del Cassaro antico e del Cassaro nuovo, mentre il porto consolidò il proprio ruolo commerciale come Regio Caricatore del grano, divenendo uno dei principali punti di esportazione cerealicola della Sicilia meridionale.

Il 10 luglio 1806 Ferdinando III di Sicilia concesse alla città il titolo di Senato e l'onore della toga ai giurati senatori.
Nel 1820 Licata partecipò ai moti antiborbonici. La rivolta fu guidata dal patriota Matteo Vecchio Verderame, promotore anche di una delle prime logge massoniche dell'isola. Durante la Spedizione dei Mille, il 20 luglio 1860, la città accolse Nino Bixio nel palazzo del marchese Cannarella e mise a disposizione un contingente di volontari che si unì alle forze garibaldine.
Con l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, Licata attraversò un periodo di significativa crescita economica e urbanistica, favorita soprattutto dallo sviluppo del porto e dall'industria dello zolfo. Negli anni successivi all'Unità soggiornò in città Edmondo De Amicis, comandante della 9ª compagnia del 57º Reggimento fanteria, esperienza che avrebbe successivamente ricordato nei suoi scritti.
Nel 1870 fu costruito il ponte sul fiume Salso, mentre nel 1872 venne completato il porto commerciale, successivamente collegato alle principali miniere di zolfo dell'entroterra mediante una rete stradale che contribuì allo sviluppo economico della città.
Nel corso della seconda metà dell'Ottocento Licata conobbe una notevole espansione edilizia. Vi si stabilirono numerose famiglie dell'alta borghesia imprenditoriale e furono aperte diverse rappresentanze consolari straniere, a testimonianza dell'importanza commerciale raggiunta dal porto. In questi anni sorsero numerosi edifici in stile Liberty, alcuni dei quali progettati da Ernesto Basile e decorati da Salvatore Gregorietti.
Lo sviluppo infrastrutturale interessò anche la rete ferroviaria. Il 24 novembre 1881 la città fu raggiunta dalla ferrovia proveniente da Canicattì, che costituì un fondamentale collegamento per il trasporto dello zolfo e dei prodotti agricoli.
L'industria zolfifera alimentava numerosi impianti di raffinazione; tra questi figurava anche lo stabilimento della ditta Alonso & Consoli, inaugurato nel 1912 e considerato tra i più importanti del settore in Italia. Parallelamente si svilupparono mulini, oleifici, pastifici, fabbriche del ghiaccio e lo stabilimento chimico della Montecatini, mentre la fertilità della Piana di Licata favorì una fiorente produzione ortofrutticola destinata anche all'esportazione.
Tra il 1911 e il 1915 fu completata la Ferrovia Agrigento-Naro-Licata, a scartamento metrico, aperta progressivamente all'esercizio tra Canicattì, Naro, Camastra e Licata.
Durante la seconda guerra mondiale la città rivestì un ruolo strategico nelle operazioni dello sbarco in Sicilia. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 le spiagge comprese tra Mollarella e Poliscia furono interessate dagli sbarchi della JOSS Force, costituita principalmente dalla 3ª Divisione di fanteria statunitense al comando del generale Lucian Truscott, inquadrata nella 7ª Armata del generale George S. Patton.
Le forze statunitensi conquistarono Licata dopo aspri combattimenti con i reparti italiani incaricati della difesa costiera, assicurandosi uno dei principali punti d'approdo previsti dall'operazione Husky. La rapida occupazione del porto consentì agli Alleati di sbarcare uomini, mezzi e rifornimenti destinati all'avanzata verso Agrigento e l'interno dell'isola.
Nel secondo dopoguerra Licata condivise le principali trasformazioni economiche e sociali che interessarono la Sicilia. Il progressivo declino dell'industria dello zolfo e la crisi di numerose attività manifatturiere determinarono una profonda riconversione dell'economia locale, sempre più orientata verso il settore terziario, l'agricoltura specializzata, la pesca e le attività portuali.
Tra gli anni 1950 e 1970 il centro abitato conobbe una significativa espansione edilizia, accompagnata dalla crescita demografica e dallo sviluppo dei nuovi quartieri periferici. Nello stesso periodo numerosi cittadini furono interessati dai flussi migratori diretti verso l'Italia settentrionale e diversi Paesi europei, fenomeno comune a gran parte dei centri della Sicilia meridionale.
A partire dagli anni 1970 una parte del litorale fu interessata da un'intensa edificazione abusiva, contrastata solo decenni più tardi attraverso una serie di provvedimenti amministrativi e giudiziari. Tra il 2016 e il 2017 l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Angelo Cambiano dispose l'abbattimento di 49 immobili abusivi in esecuzione delle ordinanze emesse dalla Procura della Repubblica di Agrigento, iniziativa che ebbe ampia risonanza nazionale.



Lo stemma di Licata è stato riconosciuto con decreto del Capo del governo primo ministro segretario di Stato Benito Mussolini del 7 dicembre 1939.
Titolo: Diletta; motto: Alicata.
Lo stemma raffigura l'aquila sveva (da alcuni erroneamente confusa con l'aquila aragonese). Essa rappresentava l'emblema della potenza imperiale e veniva riconosciuta come distintivo d'onore delle città demaniali fedeli a Federico II di Svevia.
La rocca merlata, circondata dal mare, dalla quale si alzano quattro torri dorate di diversa fattura e altezza (il regio castello a mare di San Giacomo, il Castel Nuovo, il bastione armato di Mangiacasale e la torre Gioietta), rappresenta la città stessa delimitata da due distinti rami del fiume Salso che le conferivano la forma di un'isola.
II gonfalone è costituito da uno stendardo di colore rosso di forma rettangolare, nel cui centro campeggia l'aquila sveva di Federico II accollata allo scudo.
La bandiera è un drappo troncato di giallo e di azzurro, caricato al centro dello stemma cittadino.


Vari sono i ritrovamenti archeologici; tra questi
•il parco archeologico di Finziade
• l'ipogeo Stagnone Pontillo,
•necropoli a grotte artificiali di monte Petrulla,
• la Grangela (opera idraulica di epoca preellenistica),

Abitanti censiti

Licata figura tra i comuni italiani con il più elevato numero di cittadini iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE). Al 1º gennaio 2017 gli iscritti risultavano 16 236.
La processione dell'Addolorata di Sant'Agostino si svolge il venerdì precedente la Domenica delle Palme e costituisce tradizionalmente l'inizio delle celebrazioni della Settimana Santa licatese. Il culto della Madonna Addolorata presso la chiesa di Sant'Agostino è documentato a partire dal 1755.
Le celebrazioni della Settimana Santa raggiungono il loro momento culminante nella processione del Venerdì Santo, articolata in diversi momenti nel corso della giornata e caratterizzata dalla presenza di numerosi gruppi scultorei raffiguranti episodi della Passione di Cristo, tra i quali il Cristo Morto.
Le celebrazioni in onore del patrono Sant'Angelo si svolgono nei primi giorni di maggio e culminano il 5 maggio, giorno della festa patronale.
Secondo la tradizione, l'origine della ricorrenza risale all'8 maggio 1457, quando durante il Capitolo provinciale dei Carmelitani di Sicilia, svoltosi a Licata, venne confermato il culto del santo.
Tra i momenti più caratteristici della festa vi è la sfilata dei muli bardati a festa, che trasportano offerte votive fino alla seicentesca chiesa di Sant'Angelo. L'evento principale è costituito dalla tradizionale corsa dell'urna argentea seicentesca contenente le reliquie del santo, accompagnata da quattro ceri, grandi macchine processionali lignee anch'esse risalenti al XVII secolo. L'urna è trasportata dai marinai, mentre i ceri sono portati da rappresentanti delle principali categorie tradizionali di lavoratori, tra cui contadini, massari, marinai e pastori.
Durante il percorso numerosi fedeli accompagnano il corteo, mentre dai balconi vengono lanciati petali di fiori sull'urna. È tradizionale lo scambio tra i portatori e la folla dell'invocazione dialettale «E chi semu surdi e muti?» (in italiano: «Siamo per caso sordi e muti?»), alla quale i presenti rispondono «Viva Sant'Angelo!». Secondo la tradizione, la corsa rievoca il trasferimento delle reliquie del santo per sottrarle alle incursioni ottomane.
Portatori e corridori indossano tradizionalmente una divisa bianca ispirata all'uniforme da marinaio, con colletto blu ornato da due stelle bianche, e partecipano alla processione a piedi scalzi in adempimento di un voto. Le celebrazioni proseguono il giorno successivo con il palio a mare (u paliu) e con l'albero della cuccagna (a 'ntinna).
La festa patronale viene nuovamente celebrata la domenica successiva al Ferragosto, in ricordo della liberazione della città dalla peste del 16 agosto 1625.
L'offerta scolastica cittadina comprende istituti di istruzione secondaria di secondo grado articolati nei licei, negli istituti tecnici e negli istituti professionali.
Nel comune è inoltre presente una sede dell'università telematica eCampus.
Tra i principali istituti museali della città figurano:
La gastronomia licatese riflette la tradizione culinaria della Sicilia meridionale e conserva numerose preparazioni legate alle festività religiose e al calendario liturgico.
Tra le specialità tradizionali si ricordano:

L'economia si fonda tradizionalmente sull'agricoltura e sulla pesca, cui negli ultimi decenni si è affiancato il settore turistico. Lo sviluppo dell'offerta ricettiva, costituita da alberghi, villaggi turistici, resort, bed & breakfast e altre strutture extralberghiere distribuite lungo le riviere di Ponente e di Levante, ha infatti contribuito alla crescita del comparto turistico.
Nel corso della sua storia il porto di Licata ha rappresentato una delle principali infrastrutture economiche della città. Già in età antica costituiva un importante scalo commerciale per il traffico marittimo nel Mediterraneo, in particolare per l'esportazione dei cereali prodotti nell'entroterra. Tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo il porto assunse inoltre un ruolo centrale nella commercializzazione dello zolfo estratto nelle miniere della Sicilia centro-meridionale.
Lo sviluppo dell'attività portuale fu favorito anche dal collegamento ferroviario con la rete nazionale. Attraverso un raccordo merci, la stazione ferroviaria di Licata era collegata direttamente con lo scalo portuale e con la stazione marittima, consentendo il trasporto intermodale delle merci, in particolare dello zolfo e dei prodotti agricoli. Il raccordo rimase in esercizio fino agli anni ottanta del XX secolo, quando fu dismesso in seguito al progressivo trasferimento del traffico merci su gomma.
Con il ridimensionamento del traffico commerciale, il porto ha progressivamente assunto una prevalente vocazione peschereccia. Lo scalo ospita una delle principali flotte da pesca della costa meridionale della Sicilia, composta prevalentemente da motopescherecci e imbarcazioni di piccole e medie dimensioni.
L'attività mercantile permane comunque grazie alla presenza di imprese locali che utilizzano il porto per l'importazione e l'esportazione delle proprie merci.
Accanto al porto commerciale è presente il porto turistico privato Marina di Cala del Sole, dotato di circa 400 posti barca.
Un comparto di particolare rilievo è inoltre quello della cantieristica navale, sviluppatosi in stretta connessione con le attività della pesca. La presenza di maestri d'ascia e di imprese specializzate nella costruzione, manutenzione e riparazione delle imbarcazioni rappresenta una tradizione storica dell'economia marittima licatese.
Licata è collegata ai principali centri della Sicilia meridionale attraverso una rete di strade statali gestite da ANAS.
Le principali direttrici viarie sono:
Licata è servita dalla Stazione di Licata, situata lungo la ferrovia Siracusa-Canicattì, gestita da Rete Ferroviaria Italiana. In passato dallo scalo si diramava anche la Ferrovia Agrigento-Naro-Licata, a scartamento metrico, definitivamente dismessa nella seconda metà del XX secolo.
Il servizio di trasporto pubblico urbano è svolto mediante autobus ed è affidato alla società Ibla Tour. La rete è articolata in sette linee ordinarie che collegano il centro cittadino con i principali quartieri periferici, cui si aggiungono due linee stagionali attive nel periodo estivo verso le località costiere.
Il terminal degli autobus extraurbani è situato in piazzale Martiri delle Foibe. Dallo scalo partono collegamenti di linea con Palermo, Catania, Caltanissetta, Agrigento, Gela, Canicattì, Palma di Montechiaro, Naro, Camastra, Ravanusa, Campobello di Licata, Sommatino, San Cataldo, Serradifalco, Riesi, Mazzarino, Barrafranca e Pietraperzia.
Il porto di Licata è uno dei principali scali della costa meridionale della Sicilia. Storicamente impiegato per il commercio dei cereali e, tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, per l'esportazione dello zolfo proveniente dalle miniere della Sicilia centro-meridionale, oggi svolge prevalentemente funzioni pescherecce, commerciali e turistiche.
Il porto è articolato in un bacino commerciale, uno destinato alla flotta peschereccia e un approdo turistico. Accanto allo scalo storico è presente il porto turistico privato Marina di Cala del Sole, dotato di circa 400 posti barca.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 2 maggio 1988 | 25 maggio 1989 | G. Battista Platamone | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 22 giugno 1989 | 29 ottobre 1991 | Antonino Amato | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 29 ottobre 1991 | 31 luglio 1992 | Vincenzo Marrali | Commissario straordinario | ||
| 31 luglio 1992 | 29 giugno 1994 | Giuseppe Di Cesare Salvatore Petralito Nicola Diomede |
Commissari straordinari | ||
| 29 giugno 1994 | 8 giugno 1998 | Ernesto Licata | Progressisti | Sindaco | |
| 8 giugno 1998 | 10 giugno 2003 | Giovanni Saito | Casa delle Libertà | Sindaco | |
| 10 giugno 2003 | 1º luglio 2008 | Angelo Biondi | Casa delle Libertà | Sindaco | |
| 1º luglio 2008 | 11 giugno 2013 | Angelo Graci | lista civica | Sindaco | |
| 11 giugno 2013 | 12 agosto 2014 | Angelo Balsamo | lista civica | Sindaco | |
| 12 agosto 2014 | 2 dicembre 2014 | Dario Cartabellotta | Commissario straordinario | ||
| 3 dicembre 2014 | 20 giugno 2015 | Maria Grazia Brandara | Commissario straordinario | ||
| 20 giugno 2015 | 11 agosto 2017 | Angelo Cambiano | lista civica | Sindaco | |
| 22 agosto 2017 | 18 maggio 2018 | Maria Grazia Brandara | Commissario straordinario | ||
| 19 maggio 2018 | 17 giugno 2018 | Maria Elena Volpes | Commissario straordinario | ||
| 17 giugno 2018 | 29 maggio 2023 | Giuseppe Galanti | lista civica | Sindaco | |
| 29 maggio 2023 | in carica | Angelo Balsamo | lista civica | Sindaco | |
Il comune di Licata fa parte della regione agraria n. 6 - Colline litoranee.
La principale società calcistica cittadina è il Licata, che nella stagione 2025 milita in Serie D. Nel corso della sua storia ha disputato due campionati di Serie B e diciassette stagioni nei campionati professionistici italiani.
Nel comune hanno inoltre sede l'Halikada, società di pallamano femminile militante in Serie A2, la Limpiados, società di pallavolo partecipante al campionato di Serie D, e la Studentesca Licata, società di pallacanestro.
Tra i principali impianti sportivi cittadini figurano:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 124365998 · LCCN (EN) n82234258 · GND (DE) 4286820-8 · J9U (EN, HE) 987007557431005171 |
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