| smart | |
|---|---|
| Stato | |
| Altri stati | |
| Forma societaria | Gesellschaft mit beschränkter Haftung |
| Fondazione | Febbraio 1994 a Bienne |
| Fondata da | |
| Sede principale | Stoccarda |
| Gruppo | Daimler AG e Geely Holding Group |
| Settore | Automobilistico |
| Prodotti | Automobili |
| Slogan | «Open your mind.» |
| Sito web | it.smart.com/ |
La smart Europe GmbH (precedentemente Micro Compact Car AG, Micro Compact Car smart GmbH e smart GmbH) è una casa automobilistica tedesca, originariamente attiva nella produzione di auto di piccole dimensioni, come la Fortwo e la Forfour.
Fondata nel 1994 a Bienne (Svizzera) come joint venture tra Daimler-Benz e Swatch, il nome "smart" è acronimo di "Swatch Mercedes Art".
Nel 1998 viene interamente rilevata da Daimler-Benz e nel 1999 trasferita a Stoccarda (Germania).
Nel 2019 viene costituita a Ningbo (Cina) come joint venture tra Daimler e Geely, la smart Automobile. Da questo momento smart si focalizza su auto elettriche di varie dimensioni, come la #1, la #2, la #3 e la #5, disegnate da Mercedes-Benz e progettate da Geely.
Il progetto per un'automobile da città di soli due posti risale al 1972, dall'idea di Johann Tomforde, dipendente della Mercedes-Benz. Il suo progetto venne abbandonato, anche a causa del problema della sicurezza su un'auto che non possiede alcuna zona di deformazione.
Nel 1989 il progetto viene ripreso, iniziando lo studio di quella che diverrà poi la cellula Tridion (all'inizio chiamata Crash Box) in acciaio ad altissima resistenza. Il progetto verrà confermato, e tre anni dopo Johann Tomforde mostrerà il primo prototipo ad Irvine (California), in occasione della festa del 4 luglio. Nel dicembre dello stesso anno Nicolas Hayek, inventore e proprietario della Swatch, convoca l'allora amministratore della Mercedes-Benz, Werner Niefer, per lo studio della Swatchmobile.
Nel 1994 Daimler-Benz e Swatch costituiscono a Bienne (Svizzera) la Micro Compact Car, una joint venture controllata rispettivamente al 51% e al 49%.
Nel 1996 nascono i prototipi ufficiali e ad agosto il marchio smart (acronimo di Swatch Mercedes Art, ma anche parola inglese che significa "furbo", "intelligente") viene registrato.
A causa del mancato superamento del test dell'alce da parte della Mercedes-Benz Classe A, la smart (che condivide con questa un baricentro alto) è soggetta a una modifica della sua struttura per aumentarne la stabilità in curva e nelle manovre brusche. La produzione viene allora interrotta e il lancio, previsto per il marzo 1998, viene posticipato ad ottobre.
L'automobile, semplicemente denominata smart, è una macchina di appena due metri e mezzo, senza cofano anteriore, con pannelli di policarbonato facilmente removibili e sostituibili, in modo da personalizzare facilmente la propria auto, e la cellula Tridion a vista.
All'interno, due grandi sedili, molti elementi di forma rotonda (come le bocchette dell'aria condizionata, orologio e contagiri), plancia di ottima qualità, e un bagagliaio discreto, ricavato nello spazio tra i sedili e il portellone. Il motore (al lancio, un benzina da 599 cm³ tricilindrico turbo) è alloggiato sotto il bagagliaio, la trazione è affidata alle ruote posteriori.
La dotazione di base è molto completa, con ABS, climatizzatore, cambio automatico e alzacristalli elettrico. Optional il servosterzo elettrico e la vernice metallizzata. Il prezzo di lancio, in Italia, è superiore ai 18 000 000 di lire.
Nel 1998 Daimler-Benz rileva l'intera quota della Micro Compact Car, e l'anno successivo viene spostata a Stoccarda (Germania) con il nome Micro Compact Car smart.
Per problemi di stabilità del veicolo, e a seguito del caso della Mercedes-Benz Classe A, nel 1998 la smart viene fornita di un controllo della stabilità simile all'ESP, ma meno sofisticato (Trust e modificato dopo pochi mesi in Trust Plus; a partire dal 2003 la Fortwo monta il sistema ESP) e nel 1999 la citycar viene fornita di un motore diesel da 799 cm³ tricilindrico turbo common rail. Viene presentata la versione cabriolet e i prezzi vengono ridotti per far fronte a un sensibile calo di vendite.
Nel 2000 vengono annunciate delle novità della piccola casa: una smart con quattro posti e cinque porte e una roadster. Nel corso dello stesso anno la smart supera il crash test EuroNCAP: tre stelle su cinque.
Nel 2002 la Micro Compact Car smart cambia nome semplicemente in smart.

Nel 2002 entra in gamma, per la piccola due posti, un nuovo motore 698 cm³ tricilindrico turbo a benzina, più affidabile del precedente motore da 600 cm³, il quale tendeva a durare poche decine di migliaia di chilometri.[senza fonte]
Nel 2003 la piccola smart, in previsione del lancio di nuovi modelli, viene rinominata smart Fortwo ("per due"). Lo stesso anno infatti arriva la smart Roadster, una city car con vocazione sportiva, che condivide con la Fortwo buona parte della meccanica. È declinata in due versioni, roadster e coupé. Vengono presentati, nel frattempo, i primi studi della smart a quattro posti.
La smart Forfour ("per quattro"), sviluppata sul pianale della Mitsubishi Colt, con schema motore e trazione anteriore, viene presentata nel 2004. Lunga 3,75 m, offre motori benzina tre cilindri da 1124 cm³ e 1332 cm³, benzina quattro cilindri da 1499 cm³ e diesel tre cilindri da 1493 cm³.
Inizialmente essa doveva nascere su base Fiat: le due case stavano iniziando un accordo di collaborazione, che non andò mai in porto. Fu realizzato, dal designer Paolo Spada, un prototipo su pianale Fiat Punto, mai mostrato al pubblico e profondamente diverso dal modello di serie.
Nei progetti di espansione della gamma era previsto un modello SUV a trazione integrale, denominato Formore, con un design ispirato alla Forfour, ma basato sul pianale della Mercedes-Benz Classe C, con motori benzina e diesel da 1800 cm³ fino a 3000 cm³; tuttavia non è mai entrato in produzione, a causa delle scarse vendite della Forfour.
Il biennio 2005-2006 fu segnato dai conti in rosso e dall'ammontare di debiti per Mercedes-Benz (a fine 2006 venne resa nota la cifra, 3,35 miliardi di euro, pari a 4.470€ di passivo per esemplare). Causa di tutto ciò fu l'insuccesso commerciale della Roadster e della neonata Forfour, insediatasi in un segmento dominato da Fiat, Renault e Citroën, oltre al calo delle vendite della Fortwo, che iniziava ad accusare il peso degli anni. La gamma, invece di ampliarsi come promesso appena l'anno prima, vedrà una ristrutturazione totale.
Alla fine del 2005 la smart Roadster uscì di scena (la sua prevista erede, denominata AC, non vide mai la luce), così come la Forfour pochi mesi dopo. Il progetto della smart Formore venne definitivamente abbandonato.
Pur di fronte ai pesanti debiti accumulati, la capogruppo decise comunque di non chiudere la smart ma di mettere in produzione la seconda generazione della Fortwo nel 2007: nuovo stile, sicurezza attiva e passiva migliorata (4 stelle nel crash test Euro NCAP, anche grazie a 20 centimetri in più di lunghezza), nuovo motore benzina da 999 cm³ tricilindrico di origine Mitsubishi, in versione aspirata e turbo. Invariato il motore diesel. Nel 2012 esce la variante elettrica.
Con la nuova arrivata, smart "sbarca" negli Stati Uniti attraverso i concessionari Mercedes-Benz. Di fronte a un iniziale numero di 24 000 esemplari venduti nel 2008, tuttavia, nel 2009 le vendite calano del 60% (14 600 esemplari). Ciò a causa, pare, di frequenti guasti meccanici. Secondo CNW Marketing Research, solo l'8,1% dei clienti smart di New York l'acquisterebbe di nuovo, mentre la percentuale sale al 19,8% per i clienti di San Francisco.
Nel 2010 è partito in Italia il Progetto E-mobility Italy, una sperimentazione basata su una flotta di 100 smart ED. Le auto sono state distribuite nelle città di Roma (35 auto), Pisa (30 auto) e Milano (35 auto). La sperimentazione, in collaborazione con Enel, intende verificare la possibilità di utilizzare le smart ED per gli spostamenti in ambito urbano con veicoli elettrici. Per la ricarica dei veicoli si utilizzeranno le colonnine installate da Enel, che funzioneranno secondo lo schema di funzionamento dei contatori elettronici domestici che Enel ha installato nelle case italiane. Le richieste di adesione al progetto sono state oltre 2000, ben superiori alle 100 minime richieste per l'avvio dal progetto. L'energia elettrica utilizzata per la ricarica delle auto deriva da fonti rinnovabili, ed è certificata secondo il sistema RECS. Il progetto è attivo anche in diverse città estere.
Per la terza generazione viene siglato un accordo di produzione con Renault per lo sviluppo congiunto della nuova Fortwo e della Renault Twingo. Sulla stessa base, a motore e trazione posteriore, nascono tre modelli: le nuove Fortwo e Forfour, e la nuova Renault Twingo. I motori al lancio sono due, esclusivamente benzina, uno da 999 cm³ aspirato e uno da 898 cm³ turbo, entrambi di origine Renault. Inoltre, per la prima volta, viene proposta con cambio manuale oltre a un nuovo automatico a doppia frizione.
Nel 2019 viene costituita a Ningbo (Cina) come joint venture paritetica tra Daimler e Geely, la smart Automobile. Con questa operazione smart cambia nome in smart Europe e passa sotto il controllo diretto della nuova società. Da questo momento smart si focalizza su auto elettriche di varie dimensioni, come la #1, la #2, la #3, la #5, disegnate da Mercedes-Benz e progettate da Geely.
Dal 2020 la Casa commercializza solo auto completamente elettriche. Il motore montato posteriormente ha una capacità di 17,6 kWh, portando la smart EQ Fortwo Coupé a una autonomia massima di 159 km in ciclo NEDC.
Nel 2006 un piccolo produttore statunitense di automobili elettriche, ZAP (acronimo di Zero Air Pollution, "inquinamento zero"), ha commercializzato negli Stati Uniti la piccola Fortwo attraverso un importatore tedesco, riscuotendo un buon successo commerciale nonostante il prezzo di 25 000 $ (alla stessa cifra, per fare un paragone, un americano poteva acquistare una Ford Mustang). Ciò non è piaciuto ai vertici DaimlerChrysler, che hanno sporto denuncia nei confronti del venditore. La controversia non è ancora conclusa.
La cessata produzione della Forfour, in anticipo di molti anni rispetto agli accordi, ha creato non pochi problemi con la consociata Mitsubishi, poiché la quattro posti tedesca e l'utilitaria giapponese Mitsubishi Colt condividono buona parte dei componenti, con conseguente crescita delle spese da parte dell'azienda nipponica, ora unica produttrice del pianale e dei motori. Mitsubishi ha chiesto un cospicuo risarcimento monetario, accolto dalla DaimlerChrysler.
| Serie | Modello | Produzione | Immagine |
|---|---|---|---|
| smart Fortwo | smart Fortwo (W450) | 1998–2002 | |
| smart Fortwo (W450) (restyling 2002) | 2002–2007 | ||
| smart Fortwo (W451) | 2007–2010 | ||
| smart Fortwo (W451) (restyling 2010) | 2010–2012 | ||
| smart Fortwo (W451) (restyling 2012) | 2012–2015 | ||
| smart Fortwo (W453) | 2014–2019 | ||
| smart Fortwo (W453) (restyling 2019) | 2019–2024 | ||
| smart Roadster | smart Roadster (W452) | 2003–2005 | |
| smart Forfour | smart Forfour (W454) | 2004–2006 | |
| smart Forfour (W453) | 2014–2019 | ||
| smart Forfour (W453) (restyling 2019) | 2019–2021 | ||
| smart #1 | smart #1 | 2022–presente | |
| smart #3 | smart #3 | 2023–presente | |
| smart #5 | smart #5 | 2024–presente | |
| smart #2 | smart #2 | 2026–presente |