Usodimare

Usodimare
D'argento, a tre fasce ondate di rosso.
Statobandiera Sacro Romano Impero
bandiera Repubblica di Genova
Casata di derivazionevisconti di Carmandino
Titoli
FondatoreOberto I Usodimare
Data di fondazione1108
Data di estinzione1670 circa
Etniaitaliana
Rami cadettiCybo-Usodimare
Stemma degli Usodimare nel Stemmario Genovese del Duca di Baviera (1550), Bayerische Staatsbibliothek.
Carta dell'Impero Romano (XVI secolo) da Abramo Ortelio, dedicata al "Ornatis Viro D. Francisco Usodimare, Patricio Genuensi, Antiquitatis summo admiratori"
Portale di Giovanni Gagini (1500) con l'armi dei Rovereto (sinistra) e coniugi Spinola-Usodimare (destra), oggi al Metropolitan Museum of Art (New York)
Piazza Banchi e Loggia di Banchi (o della Mercanzia), antico insediamento della famiglia Usodimare.
Il cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare (1927)

Gli Usodimare (anche Uso di Mare, Usodemar; latino: Ususmaris) furono una delle più antiche, cospicue e potenti famiglie nobili dei primi secoli della Repubblica di Genova.

La stirpe venne fondata all'inizio del XII secolo da Oberto I Usodimare, appartenente alla discendenza dei visconti di Carmandino. Furono tra i più attive casate genovesi nelle crociate, e capi della fazione cittadina De Curia che nel XII secolo contendeva ai De Volta la egemonia politica della Superba. Tra 1131 e 1209 ebbero quattordici consoli della Compagna Communis e nel 1206 erano tra i consoli fondatori del Consolato del Mare.

Formarono l'antica compagna di San Lorenzo, poi albergo degli Usodimare, il 5º degli alberghi nobiliari che guidarono la riforma aristocratica della Repubblica nel 1528.

Ebbero come più noti esponenti il navigatore Antoniotto Usodimare, esploratore del fiume di Gambia (1456), e Peretta Usodimare, moglie di Andrea Doria (1527).

La famiglia s'estinse al XVI secolo a Genova e nel XVII secolo in Spagna.

Storia

Origine

Alcuni autori, a partire da Odoardo Ganduccio, li hanno ritenuti d'origine greche, in particolare da Atene. Altri li fanno risalire ad un "Baldissone Usodimare" attivo nell'anno 800, tradizione conosciuta e scartata dal erudito senatore Federico Federici il quale attesta la discendenza solo a partire da Oberto, documentato dal 1108. Tomaso Belgrano identificò questo Oberto col figlio del visconte Bonifacio Ususmaris o Usodimare, fratello del visconte Ogerio (capostipite dei De' Mari), entrambi figli del visconte Otto di Carmandino (console di Genova nel 1122). Secondo Luca Filangieri, questa filiazione non potrebbe essere in realtà affermata sulla base della documentazione finora conosciuta.

Oberto I Usodimare

Dal Federici abbiamo il rapporto più affidabile a partire da Oberto, recettore dei privilegi ottenuti nel 1109 dal conte di Tripoli, Bertrando II di Tolosa, per i genovesi in Oltremare, tra cui la giurisdizione ecclesiastica di Tripoli e Gibelletto a favore del vescovo della Superba. Lo stesso Oberto è stato console di Genova nel 1131 e console de' placiti nel 1138. Secondo Paola Guglielmotti, è stato anche uno dei genovesi che giurarono l’alleanza con il conte Raimondo Berengario IV di Barcellona nel 1146.

Guerra civile del XII secolo

Nei suoi Annales Ianuenses, il cronista Caffaro registra la "mortale guerra avuta tra i Piccamigli e i figli di Oberto Usodimare" (mortali Guerra que erat inter Picamilios et Oberti quondam Ususmaris filos) nel 1162. Questi due famiglie erano in quegli anni i principali esponenti delle due fazioni rivali dei De Volta e i De Curia che si contendevano la egemonia politica della Superba dopo il ritorno dei genovesi dalla seconda crociata. I figli di Oberto erano Baldizzone, Guglielmo, Ottone ed un altro Oberto, sicuramente quello che nel 1164 partecipa in un prestito collettivo a favore del re Barisone I di Sardegna. Nella "grande battaglia" (durissimum prelium) tra i fazioni guidate da Fulcone di Castello (De Volta) e Rolando Avvocato (De Curia) nel 1164, Baldovino Guercio e Gandolfo Usodimare erano uccisi da colpiti di frecce e di pietre (percussus lapide).

Attività navale e Consolato del Mare

Secondo l'Annali di Oberto Cancelliere, nel 1165 gli armatori Guglielmo Pevere e Bonvasallo Usodimare catturarono due galee pisani con un bottino valutato in 1200 lire. Nel 1197 Oberto III, anch'egli armatore, era impegnato nel commercio sulla lunga distanza accanto altri membri della famiglia.

Nel 1206 vene creato il Consolato del Mare di Genova, con l'intenzione di supervisionare la costruzione navale e l'armamento di navi della Repubblica in nome del podestà. Per questa funzione furono procurati alcuni dei più capaci armatori e costruttori navali della Repubblica, da sempre ricordati come i primi quattro consoli del Mare: cioè Idone di Carmandino, Giacomo Piccamiglio, Ogerio Scotto ed Oberto II Usodimare.

Secondo J.S. Pattinson, gli Usodimare erano tra i genovesi più attivi nel nord'Africa al XIII secolo. Fra 1236 e 1254 ebbero almeno quindici contratti redatti con mercanti del Maghreb relativi all'esportazione di tessili, pepe e lacca nonché l'importazione di pelle e grano. Nel 1233, dopo l'assedio alla maona genovese di Ceuta, Baldovino ricostruì una casa accanto la porta del molo (iuxta portam darsene de setpa). Nel 1251 Marino inviava tre cantari di pepe a Ceuta, e nel 1253 Lanfranco rilasciava una quietanza riguardante la scribania che aveva da prima acquistato nel fondaco genovese a Tunisia. Nel decennio di 1280 la galea di Pasquale vene assalita dai pisani nel porto di Tunisi, e i danni furono tanti che il risarcimento vene compresso nel trattato di 1287 tra Genova e Tunisia.

Nel 1256 furono tra i membri del consilium comunale precedente al primo capitanato popolare di Guglielmo Boccanegra. Dal 1264-1269 Marino e Bonvasallo furono i cronisti ufficiali della Superba.

Antoniotto Usodimare

Lo stesso argomento in dettaglio: Antoniotto Usodimare.

Tra i membri più noti, Antoniotto Usodimare fu un mercante e navigatore al servizio del principe Enrico il Navigatore. Nel 1456 guida accanto Alvise Ca' da Mosto la esplorazione del litorale atlantico africano fino al fiume Gambia.

Peretta Usodimare

Lo stesso argomento in dettaglio: Peretta Usodimare.

Gherardo Usodimare, patrizio genovese attivo a Roma, dove era tesoriere generale della Santa Romana Chiesa, sposò Teodorina Cybo, figlia illegittima riconosciuta di Innocenzo VIII. Dal loro matrimonio nacquero Battistina Usodimare, moglie di Luigi d'Aragona; Peretta Usodimare (1478, Roma); ed Aranino Cybo-Usodimare, unico che ottenne dal nonno il cognome Cybo (padre del famoso botanico Gherardo Cybo-Usodimare).

Nel 1488 Peretta, ancora bambina, sposò Alfonso I del Carreto, marchese sovrano del Finale, divenendo madre a partire dal 1502 di Giovanni II del Carretto, marchese del Finale, da Benedetta del Carretto (moglie di Francesco Spinola) e da Marcantonio del Carretto. Già vedova, nel 1527 risposò l'ammiraglio Andrea Doria di 66 anni (per lui le prime nozze), dal quale non ebbe figli, motivo per cui il principe adottò Marcantonio suo figliastro, che gli succede come 2º principe di Melfi. Peretta Usodimare muore il 3 dicembre 1550 a Genova.

L'albergo degli Uso di Mare

Esistente all'inizio del XV secolo, l'albergo fu riformato alla fondazione della Repubblica nel 1528 quando erano già presenti le famiglie Belmosto, Finamore (1370), Delfini (1407), Borlasca (1423), Zurli (1459) e Chiecchieri (1488) Tutti questi utilizzarono il cognome Usodimare insieme al proprio, eccezione trovata nel caso dei Zurli e Finamore, che furono chiamati solo Usodimare. Tra 1528 e 1561 furono anche ascritti i Ferrari e i Giudice.

Armoriale dell'albergo degli Usodimare nell'opera Nobiltà di Genova (1636) di Agostino Franzone

Arma

Lo stemma della famiglia era "d'argento, a tre fasce ondate di rosso".

Personalità

Note

  1. ↑ Visite all'area archeologica della Loggia di Banchi | Musei di Genova, su www.museidigenova.it. URL consultato il 27 ottobre 2023.
  2. ↑ Leandri, Gaia. "Le logge medievali di Genova". Genova University Press. 2023. (PDF), su gup.unige.it.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 Cybo Recco, Giovanni. "Relazione dell'Unione delle 28 Famiglie Nobili Genovesi". Archivio Storico del Comune di Genova. Società Ligure di Storia Patria. Pg. 11, su storiapatriagenova.it.
  4. ↑ Ganduccio, Odoardo. "Famiglie nobili genovesi". Archivio Storico del Comune di Genova. Società Ligure di Storia Patria. Biblioteca Digitale. pagina 265., su storiapatriagenova.it.
  5. 1 2 3 Federici, Federico. "Scrutinio della Nobiltà Ligustica". Archivio Storico del Comune di Genova. Società Ligure di Storia Patria. Biblioteca Digitale. pagina 150, su storiapatriagenova.it.
  6. 1 2 Filangieri, Luca. "Famiglie e gruppi dirigenti a Genova (secoli XII-metà XIII)." Università degli Studi di Firenze. Firenze. 2010. (PDF), su flore.unifi.it.
  7. ↑ La famiglia De Mari sull'Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  8. 1 2 3 4 Paola Guglielmotti, USODIMARE in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 3 giugno 2023.
  9. 1 2 3 4 5 Agostino Inguscio, Reassessing Civil Conflicts in Genoa, 1160-1220 (PDF), su files.core.ac.uk, University of Oxford, 2011.
  10. 1 2 3 4 5 6 7 Joel S. Pattinson, Trade and Religious Boundaries in the Medieval Maghrib: Genoese Merchants, their Products, and Islamic Law (PDF), su escholarship.org, UC Berkeley, 2019.
  11. ↑ Antoniotto Usodimare, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  12. ↑ INNOCENZO VIII Papa in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 27 ottobre 2023.
  13. ↑ Gherardo Cybo, Gherardo Cibo sul Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, su treccani.it. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  14. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Giovanni Andrea Ascheri, Notizie storiche delle famiglie in alberghi in Genova, Genova, 2003 [1846], pp. XVII.
  15. 1 2 3 4 5 6 Collegio araldico, Rivista, Presso il Collegio araldico., 1933. URL consultato il 27 ottobre 2023.
  16. 1 2 3 "Liber Primus Nobilitatis". Archivio Storico del Comune di Genova. Società Ligure di Storia Patria. Sec. XVI. Pg. 42 (Ususmaris Familia), su storiapatriagenova.it.
  17. ↑ Angelo M.G. Scorza, Le famiglie nobili genovesi, Genova, 1924, p. 249.

Bibliografia

Voci correlate

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