| Vinchiaturo comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Luigi Valente (lista civica libertà è partecipazione) dal 27-5-2013 (3º mandato dal 14-5-2023) |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°30′N 14°35′E |
| Altitudine | 620 m s.l.m. |
| Superficie | 35,48 km² |
| Abitanti | 3 314 (31-5-2026) |
| Densità | 93,4 ab./km² |
| Comuni confinanti | Baranello, Busso, Campobasso, Campochiaro, Colle d'Anchise, Guardiaregia, Mirabello Sannitico, San Giuliano del Sannio |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 86019 |
| Prefisso | 0874 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 070084 |
| Cod. catastale | M057 |
| Targa | CB |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) |
| Cl. climatica | zona E, 2 159 GG |
| Nome abitanti | vinchiaturesi |
| Patrono | san Bernardino da Siena |
| Giorno festivo | 20 maggio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Vinchiaturo (AFI: /viŋkjaˈturo/; Vinchjature in molisano) è un comune italiano di 3 314 abitanti della provincia di Campobasso in Molise.
Il territorio comunale di Vinchiaturo si estende nella parte centro-occidentale del Molise, in provincia di Campobasso, in un’area prevalentemente collinare posta tra la valle del Biferno e i rilievi preappenninici dell’Appennino sannita-molisano. Il centro abitato sorge su un’altura che domina il fondovalle circostante, a un’altitudine di circa 600 metri sul livello del mare.
Dal punto di vista morfologico, il territorio presenta un andamento vario, caratterizzato da dolci pendii alternati a tratti più acclivi, con quote che degradano verso le aree vallive. L’assetto orografico favorisce un’ampia presenza di superfici agricole e pascoli, affiancate da aree boscate che si concentrano soprattutto nelle zone meno antropizzate.
Il territorio è interessato da una rete di piccoli corsi d’acqua e impluvi, in gran parte a carattere stagionale, che confluiscono nel bacino idrografico del fiume Biferno, principale corso d’acqua dell’area. Tale rete contribuisce alla modellazione del paesaggio e all’utilizzo agricolo del suolo.
Vinchiaturo confina con diversi comuni della provincia di Campobasso e occupa una posizione di collegamento tra l’area del capoluogo regionale e le zone interne dell’Appennino molisano. Il paesaggio comunale conserva un carattere prevalentemente rurale, con un equilibrio tra aree coltivate, insediamenti abitativi e spazi naturali.
Il clima di Vinchiaturo è di tipo temperato subcontinentale, con caratteristiche tipiche delle aree collinari dell’Appennino molisano. La posizione interna e l’altitudine del centro abitato influenzano in modo significativo l’andamento climatico nel corso dell’anno.
Gli inverni risultano generalmente freddi, con frequenti gelate e occasionali nevicate, mentre le estati sono calde ma mitigate dall’altitudine e dalla ventilazione, con escursioni termiche giornaliere spesso marcate. Le stagioni intermedie presentano condizioni variabili, con precipitazioni più frequenti in primavera e in autunno.
Le piogge sono distribuite prevalentemente nei mesi autunnali e primaverili, mentre il periodo estivo è caratterizzato da una maggiore stabilità atmosferica, sebbene non siano rari fenomeni temporaleschi, talvolta intensi, legati alla conformazione orografica del territorio.
L’origine del toponimo Vinchiaturo non è attestata con certezza univoca ed è oggetto di diverse interpretazioni di carattere storico e linguistico, collocabili nell’ambito della toponomastica medievale dell’area sannita-molisana.
Secondo una prima interpretazione, il toponimo potrebbe avere un’origine latina o tardo-latina. Alcuni studi di microtoponomastica ipotizzano una derivazione riconducibile alla forma Vinculatorium, termine attestato nella documentazione medievale e interpretato come riferimento a un luogo di vincolo o di controllo territoriale, in relazione alla posizione elevata del centro abitato e alla funzione strategica svolta da numerosi insediamenti appenninici nel Medioevo.
Un’altra ipotesi riconduce il toponimo a un possibile nome personale di origine latina o longobarda, dal quale sarebbe derivata la denominazione del luogo secondo un uso diffuso in epoca medievale, quando gli insediamenti prendevano spesso il nome dal possessore del fondo o dal fondatore.
Le fonti storiche attestano inoltre, nel corso dei secoli, diverse varianti grafiche del toponimo, riflettendo un’evoluzione fonetica e ortografica tipica dei nomi di luogo dell’Italia centro-meridionale, influenzata dalla tradizione manoscritta e dall’uso amministrativo.
Il centro è attestato almeno dall’XI secolo, quando il territorio dipendeva dal monastero benedettino di Santa Maria di Monteverde (in agro di Vinchiaturo), complesso poi ridotto a chiesa rurale dopo ripetuti eventi sismici medievali.
Il territorio di Vinchiaturo, situato nell’area storicamente abitata dai Sanniti Pentri, fu popolato fin dall’età del ferro (IX–VIII secolo a.C.). Durante il periodo delle Guerre sannitiche (IV–III secolo a.C.), la zona rientrava nel territorio del Sannio, compreso tra i centri di Saepinum e Bovianum Vetus, importanti sedi dei Pentri. Ritrovamenti archeologici nelle aree limitrofe — in particolare nei territori di Baranello, Busso e Sepino — testimoniano la presenza di insediamenti rurali e necropoli di epoca preromana, confermando l’antica frequentazione del territorio vinchiaturese già in epoca sannita.
Nel territorio vinchiaturese sono stati rinvenuti in epoca moderna vari materiali di età romana (iscrizioni, monete e reperti sparsi). Una fonte ottocentesca segnala la presenza di «molte antiche iscrizioni, monete, corniole ed altre cose» e ricorda alcune torri «opera dei mezzitempi».
L’etimo tradizionale vinculatorium (poi Vinchiaturo) è attestato nella lessicografia erudita moderna, ma resta un’ipotesi etimologica; non sono note attestazioni certe in età romana.
Il territorio di Vinchiaturo è documentato in età medievale in relazione alla chiesa–badia di Santa Maria di Monteverde, posta sul crinale omonimo: il complesso, di probabile origine benedettina, ebbe fasi costruttive romaniche e subì ripetuti danneggiamenti sismici già in età bassomedievale, venendo in seguito ridotto a semplice chiesa rurale. Una tradizione epigrafica locale ricorda inoltre un intervento edilizio del 1163, attribuito all’abate «Matteo» con il magister Gualterius, indizio di attività costruttive nella seconda metà del XII secolo.
Nel 1349 la grande sequenza sismica dell’Appennino centro–meridionale colpì duramente il Sannio e il Molise; le fonti storiche e il catalogo CFTI5Med riportano effetti intensi nell’area matesina e lungo la valle del Biferno, che contribuirono, nei secoli seguenti, allo spostamento dell’abitato più a valle rispetto al crinale di Monteverde.
Le ricognizioni archeologiche nell’area di Monteverde hanno evidenziato una continuità insediativa tra età romana e medioevo (pavimentazioni in cocciopesto con tessere musive, ceramiche tardoantiche e medievali, blocchi con fregi reimpiegati), coerente con la persistenza del sito come fulcro religioso e territoriale prima del definitivo ridimensionamento post–medievale.
Dopo il Terremoto del 1456, che colpì duramente il Sannio e il Molise, l’abitato di Vinchiaturo si sviluppò stabilmente a valle rispetto al crinale di Monteverde.
Nel 1467 il centro è registrato tra i feudi concessi a Matteo Trossa; in seguito passò ai Senescallo di Capua. Nel 1550 Camillo Senescallo di Capua cedette il feudo per 5.200 ducati a Federico Longo. La famiglia Longo mantenne il feudo fino all'eversione della feudalità e nel 1626 ottenne il titolo marchionale. Ai Longo sono attribuiti il palazzo marchesale e il convento di Santa Lucia, dimora dei Frati Minori Osservanti.
Nel Seicento è attestato il privilegio di fiera (agosto 1633); dati fiscali e demografici d’antico regime sono riportati dalle fonti erudite (tasse «dei fuochi» del 1532, 1545, 1581, 1595, 1648, 1669).
Il sisma del 26 luglio 1805 devastò l’area pedemontana del Matese; i dati storici raccolti dall’INGV indicano gravi danni anche nei centri del circondario (tra cui Vinchiaturo) e migliaia di vittime complessive.
Il nuovo assetto urbano del paese risale alla ricostruzione successiva al sisma, che determinò lo sviluppo dell’abitato lungo l’attuale corso principale e la costruzione della chiesa di Santa Croce in forme neoclassiche (1840).
Nel periodo successivo all’Unità d’Italia, Vinchiaturo fu interessata dal processo di riorganizzazione amministrativa ed elettorale del nuovo Stato unitario. Il comune è menzionato nel Regio decreto 1º ottobre 1865, n. 2552, relativo alla definizione delle circoscrizioni elettorali del Regno d’Italia.
Durante il ventennio fascista Vinchiaturo, come altri centri del Molise, fu soggetto a politiche di controllo e repressione da parte del regime.
Tra il 1940 e il 1943, nel territorio comunale fu attivato un campo di internamento femminile, istituito dal Ministero dell’Interno e ubicato in via della Libertà n. 13, nello stabile di proprietà del dott. Domenico Nonno, oggi noto come Stabile Nonno.
Il campo di Vinchiaturo rientrava nel sistema dei campi di internamento civile istituiti dal 1940 in applicazione delle misure di pubblica sicurezza previste dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) e dalle circolari del Ministero dell’Interno emanate all’inizio del conflitto.
La struttura era composta da un piano terra e due piani superiori, con quindici vani, due cucine e tre gabinetti, e disponeva di acqua corrente e luce elettrica. La capienza stimata era di circa 60 persone. La sorveglianza era affidata ai Carabinieri Reali e l’amministrazione al podestà locale, con l’assistenza di una direttrice definita di indiscussa moralità nelle relazioni ufficiali del Ministero dell’Interno.
L’internamento aveva carattere amministrativo e non penale: non era disposto a seguito di procedimento giudiziario, ma come misura di polizia adottata dall’autorità prefettizia, con limitazioni alla libertà personale e obbligo di residenza forzata.
Il campo accoglieva donne internate per motivi politici, razziali o di sicurezza: italiane, belghe, spagnole, polacche e tedesche di origine ebraica. Le presenze medie annue furono comprese tra 45 e 50 unità; nel 1941 si contarono 44 internate e nel 1942 circa 40.
Secondo le fonti ministeriali, le condizioni di vita erano definite 'regolari'; tuttavia un esposto anonimo del 1942 segnalò carenze igieniche e restrizioni nell’esercizio delle pratiche religiose, in particolare per le detenute di fede ebraica. Le successive ispezioni ministeriali raccomandarono una maggiore 'umanità nella gestione' del campo.
Le fonti indicano che i rapporti con la popolazione locale furono limitati e regolamentati, sebbene siano documentati episodi di assistenza occasionale, soprattutto nella fase finale dell’operatività del campo.
Un fascicolo dedicato al campo di Vinchiaturo è conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato nel fondo Ministero dell’Interno – Direzione Generale Pubblica Sicurezza – Divisione AGR, serie Massime 1880-1954, busta 117 (Campi di concentramento. Campobasso, Vinchiaturo, elenco nominativi internate).
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, le internate lasciarono il campo e trovarono rifugio nelle campagne circostanti, in particolare nella contrada Sterparelle. Lo stabile fu successivamente requisito da truppe tedesche e utilizzato fino all’arrivo delle truppe alleate nell’ottobre 1943, evento che sancì la chiusura definitiva del campo.
Il campo di Vinchiaturo fu uno dei quattro attivi nell’allora provincia di Campobasso, insieme a quelli di Agnone, Casacalenda e Isernia, e costituisce oggi un caso di studio nei lavori accademici sull’internamento femminile in Italia.
Nel contesto della campagna d’Italia della seconda guerra mondiale, il territorio di Vinchiaturo fu interessato dalle operazioni militari delle forze alleate durante l’avanzata verso nord successiva allo sbarco nell’Italia meridionale.
Secondo la documentazione ufficiale canadese, il centro abitato fu liberato il 15 ottobre 1943 da unità del Canadian Army, nell’ambito dell’offensiva alleata condotta attraverso la valle del Biferno.
L’operazione rientrava nella cosiddetta pursuit from Reggio, ovvero l’inseguimento delle forze tedesche in ritirata dopo la risalita dalla Calabria, che portò le truppe alleate a occupare progressivamente i centri del Molise.
La liberazione di Vinchiaturo precedette di un giorno l’ingresso delle forze canadesi a Campobasso, avvenuto il 16 ottobre 1943, evento che segnò la definitiva liberazione della provincia dal controllo tedesco.
La presenza del campo di internamento femminile di Vinchiaturo è stata oggetto, a partire dagli anni 2000, di ricerche storiche, tesi universitarie e iniziative di divulgazione volte al recupero della memoria dell’internamento civile nel Molise durante la seconda guerra mondiale. Il caso di Vinchiaturo è frequentemente citato negli studi dedicati ai campi di internamento femminili dell’Italia centro-meridionale, in particolare in relazione alla specificità dei campi di piccole dimensioni situati in contesti rurali.
Nel secondo dopoguerra il territorio di Vinchiaturo fu interessato, come gran parte dei comuni dell’entroterra molisano, da un progressivo fenomeno di spopolamento legato all’emigrazione. Tra gli anni cinquanta e settanta del XX secolo una quota significativa della popolazione lasciò il comune in direzione delle aree industriali del Nord Italia e, in misura rilevante, verso paesi dell’Europa centro-settentrionale e le Americhe.
Il calo demografico si inseriva in un quadro più ampio che interessò l’intera regione Molise, caratterizzato dalla crisi dell’economia agricola tradizionale, dalla limitata industrializzazione locale e dalla forte attrattività occupazionale esercitata dai poli urbani e industriali nazionali ed esteri.
Secondo i dati censuari dell’ISTAT, tra la metà del Novecento e gli anni settanta Vinchiaturo registrò una contrazione significativa della popolazione residente, in linea con l’andamento dei piccoli comuni rurali dell’Appennino centro-meridionale.
Il fenomeno migratorio contribuì a una trasformazione del tessuto sociale locale, con l’invecchiamento della popolazione residente e la progressiva riduzione della forza lavoro agricola, effetti che hanno inciso a lungo termine sulla struttura demografica ed economica del comune.
Lo stemma del Comune di Vinchiaturo è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 18 marzo 1936.
La blasonatura ufficiale è la seguente:
La torre, di forma rotonda e fondata in punta, è raffigurata merlata di sei alla ghibellina.
Il cosiddetto capo del Littorio riflette il contesto storico dell’epoca di concessione dello stemma, risalente al periodo fascista; tale elemento non è più utilizzato nella simbologia istituzionale attuale.
Il gonfalone comunale, concesso con regio decreto del 7 agosto 1938, è costituito da un drappo di rosso al palo di azzurro.

Il municipio di Vinchiaturo si affaccia su Piazza Municipio, nel centro storico del paese.
Il patrimonio religioso di Vinchiaturo comprende edifici di culto di origine medievale e moderna, tra cui il monastero di Santa Maria di Monteverde, la chiesa di Santa Croce, la chiesa di San Bernardino da Siena e il santuario di Santa Maria delle Macchie.
Il più antico elemento del centro, che si trova sopra il monte omonimo.
Ha pianta basilicale medioevale con tre navate. La facciata è del XV secolo, ricostruita dopo il terremoto del 1349 quando il paese fu edificato più a valle. Dopo il sisma del 1805 la facciata fu costruita in forme neoclassiche nel 1840.[senza fonte]
Imponenti sono i quattro piani della torre campanaria ottagonale, che ricorda lo stile romanico pugliese. L'interno ha un crocifisso del XIII secolo e un organo del 1775.


La chiesa di San Bernardino da Siena è un edificio religioso situato nel comune di Vinchiaturo, ai piedi del colle su cui sorgono la chiesa madre e il palazzo marchesale.
Le origini della chiesa risalgono almeno al XVI secolo, come testimoniato da un’epigrafe muraria datata 1516; l’edificio attuale fu tuttavia realizzato nel 1728 e successivamente più volte ricostruito a causa dei danni provocati dai terremoti.
In particolare, il terremoto del 1805 causò gravi distruzioni, rendendo necessaria una ricostruzione nel 1849; ulteriori interventi edilizi furono effettuati nel corso del XIX e XX secolo, fino alla riapertura al culto nel 1923.
L’edificio presenta una pianta a navata unica con facciata a capanna e campanile laterale. L’interno conserva elementi decorativi e cicli pittorici, tra cui opere del pittore molisano Leo Paglione, realizzate tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento.
La chiesa è dedicata a San Bernardino da Siena, patrono del paese, ed è legata alla tradizione secondo cui il santo transitò per Vinchiaturo durante il suo viaggio verso L’Aquila.
Dopo la ricostruzione ottocentesca, l’edificio divenne sede di diverse confraternite locali, tra cui quella dei Santi Bernardino e Gaetano e quella del Santo Rosario.
La festa patronale in onore di San Bernardino si svolge annualmente nel mese di maggio ed è uno dei principali momenti religiosi e identitari della comunità locale.
All’ingresso del cimitero comunale di Vinchiaturo sorge il Santuario di Santa Maria delle Macchie (noto anche come Santa Maria delle Fratte), complesso religioso costituito da una chiesa a navata unica con abside e da un’antica cappella-ossario adiacente.
Le strutture presentano muratura in pietrame intonacata e tetto a falde con copertura in coppi. Accanto alla chiesa si trova un campanile in pietra, mentre all’ingresso del complesso è collocata una fontana in pietra ottocentesca.
L’attuale edificio fu completato nel 1887 grazie all’eremita Pasquale Di Ioia e a Pasquale Pistilli, ma alcune fonti locali ne fanno risalire l’origine a un più antico luogo di culto, sorto sui resti di un cenobio benedettino o di un convento carmelitano.
Il santuario è tuttora meta di devozione popolare, con pellegrinaggi e celebrazioni durante la festa della Madonna delle Macchie, che si tiene la prima domenica di settembre.
Il Monumento ai Caduti, situato in piazza Municipio, è un monumento ai caduti dedicato ai cittadini di Vinchiaturo caduti durante la prima guerra mondiale. Realizzato nel 1926, fu inaugurato nel 1927; la lapide centrale reca la data del 23 marzo 1926.
L'opera, classificata dal Ministero della cultura come monumento ai caduti a cippo, è attribuita a una bottega dell'Italia centro-meridionale. È costituita da una base a più gradini in pietra locale bianca, sulla quale è collocata la lapide commemorativa affiancata da due figure in bronzo. La composizione è sormontata da uno sperone roccioso sul quale è posta un'aquila bronzea ad ali spiegate.
Le due figure laterali rappresentano l'allegoria della Patria, raffigurata con un fascio di spighe di grano, e un soldato coronato d'alloro. Quest'ultimo tiene nella mano sinistra un'aquila bifronte, interpretata nella scheda ministeriale come riferimento all'Austria, e poggia il braccio sinistro su un ramo di quercia, simbolo di forza, solidità ed elevazione spirituale; sulla spalla destra è raffigurata la personificazione della Vittoria.
Nel secondo dopoguerra furono aggiunte al monumento lapidi dedicate ai caduti della seconda guerra mondiale. Secondo il Comune di Vinchiaturo, inizialmente fu collocata una lapide, successivamente sostituita da due lapidi orizzontali.
La Fontana dei quattro leoni è una fontana monumentale situata nella piazza principale di Vinchiaturo ed è considerata uno dei principali elementi storici e urbanistici del centro abitato.
La fontana fu realizzata nel 1899 su iniziativa dell’amministrazione comunale dell’epoca ed è attribuita al progetto dell’ingegnere Pasquale Pistilli, attivo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
L’opera è composta da una vasca circolare in pietra locale, sopra la quale sono collocate quattro sculture di leoni in bronzo, disposte simmetricamente lungo il perimetro. Al centro della fontana è presente una colonna con vasca superiore e zampillo d’acqua, secondo un impianto decorativo di gusto tardo-ottocentesco.
I leoni originali, realizzati in bronzo e attribuiti alla scuola napoletana, furono trafugati nel 1997 e successivamente sostituiti da nuove sculture negli anni immediatamente successivi.
Sulla struttura sono presenti iscrizioni commemorative che riflettono il clima di rinnovamento e progresso di fine Ottocento, legato allo sviluppo urbano e ai servizi pubblici del paese.
Il Palazzo Jacampo (anche noto come Palazzo Iacampo) è un edificio storico situato nel centro di Vinchiaturo, nella parte alta dell’abitato, adiacente alla Chiesa di Santa Croce. L’edificio è censito nel Catalogo generale dei Beni Culturali come bene architettonico di interesse storico per le maestranze cinquecentesche e la sua struttura muraria testimonia tecniche costruttive tradizionali con pietrame intonacato, solai lignei e in ferro e copertura in legno con coppi.
L’edificio, di forma quadrata con corte interna e tre livelli fuori terra, rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura nobiliare del comune. Storicamente è associato alla famiglia Jacampo, che vi ha avuto residenza e ha contribuito alla vita culturale locale.
In passato esisteva a Vinchiaturo una biblioteca privata della famiglia Jacampo, documentata come una collezione di testi e pubblicazioni storiche locali ora dispersa. Parte di questa collezione è stata descritta in repertori di libri antichi e materiale cartaceo molisano associato alla famiglia; tuttavia non è disponibile un inventario ufficiale o un catalogo istituzionale completo della collezione stessa.


Il Monumento all’emigrante è una scultura commemorativa dedicata alla memoria dell’emigrazione vinchiaturese, fenomeno che ha inciso profondamente sulla storia sociale ed economica del paese nel corso del XX secolo.
L’opera raffigura una figura maschile in piedi con una valigia nella mano destra, simbolo della partenza e del distacco dalla terra d’origine. La statua è collocata su un basamento in pietra naturale ed è inserita in un’area verde pubblica del centro abitato.
Il monumento rappresenta un omaggio agli emigranti di Vinchiaturo e alle comunità vinchiaturesi all’estero, ed è riconducibile al filone della scultura pubblica dedicata alla memoria dell’emigrazione italiana, diffuso in numerosi centri dell’Italia centro-meridionale nel secondo Novecento.
Secondo pubblicazioni dedicate all’arte del territorio pentro, il monumento rientra nel contesto della produzione artistica locale del XX secolo ed è citato tra le opere presenti nel comune di Vinchiaturo.
Sulla parte frontale del basamento è collocata una targa commemorativa in metallo con l’iscrizione:
La targa testimonia il legame tra il paese e la comunità di emigrati vinchiaturesi residenti in Canada, in particolare a Montréal, dove è attiva un’associazione culturale che riunisce emigrati e discendenti originari di Vinchiaturo.
Il rapporto tra il comune di Vinchiaturo e la comunità vinchiaturese di Montréal è documentato anche da iniziative e visite istituzionali promosse dall’amministrazione comunale nel corso degli anni.
Il territorio di Vinchiaturo conserva importanti testimonianze archeologiche di epoca sannitica e romana, oltre a resti di età medievale legati alla chiesa di Santa Maria di Monteverde.
In località Monteverde, al confine con il comune di Mirabello Sannitico, si trovano i resti della chiesa di Santa Maria di Monteverde (nota anche come Santa Maria di Guglieto) e di un’antica badia, probabilmente di origine benedettina con fasi costruttive risalenti all’età romanica.
Le indagini archeologiche hanno evidenziato un’occupazione pluristratificata dell’area, con tracce risalenti al periodo repubblicano e imperiale romano fino al pieno Medioevo. Tra i reperti rinvenuti figurano una pavimentazione in signino con tessere di mosaico geometriche, frammenti di ceramica a vernice nera, sigillata italica e africana (forme Hayes 8A, 27, 9B, 14A), oltre a blocchi calcarei con fregi dorici e un’iscrizione funeraria appartenente alla gens Popillia, reimpiegata come architrave d’accesso alla cripta del cenobio benedettino. Questi elementi confermano la continuità insediativa di Monteverde dall’età romana al periodo medievale.
Con decreto ministeriale del 18 luglio 1994, il Ministero per i beni culturali e ambientali ha dichiarato l’agro di Vinchiaturo di notevole interesse pubblico, sottoponendo l’intero territorio comunale a vincolo paesaggistico ai sensi della normativa statale in materia di tutela ambientale e storico-paesaggistica.
Nel territorio comunale di Vinchiaturo sono presenti anche testimonianze archeologiche di epoca sannitica e tracciati stradali di epoca romana, tutelati come beni paesaggistici.
In particolare, in località Santa Maria di Monteverde è stato individuato un recinto di avvistamento sannitico databile al IV–III secolo a.C., vincolato con decreto del 17 febbraio 1996 dalla Soprintendenza Archeologica del Molise. Altri vincoli archeologici interessano le aree di Castagna, Ponticello, Serre, Monticello, Toppo Cardeto, Acqua Salsa e Crocelle, corrispondenti a tratti di antiche vie romane che collegavano Vinchiaturo con San Giuliano del Sannio, Cercepiccola e Colle d’Anchise. Tali percorsi, riconosciuti dalla Regione Molise con decreti dirigenziali del 2010, rappresentano un sistema viario storico di grande valore paesaggistico, che si sviluppava lungo la valle del Biferno e collegava l’area vinchiaturese con il centro archeologico di Sepino.
Abitanti censiti

Il capoluogo sorge a 620 m s.l.m. (coordinate 41°29′38″N 14°35′30″E) in posizione di crinale tra la valle del Biferno e l’alta pianura matesina.
Il territorio comunale è servito dalla strada statale 87 Sannitica (SS 87), asse principale che collega Benevento a Termoli e costituisce l’itinerario ordinario da e per Campobasso. Il comune è inoltre attraversato dalla strada statale 17 e dalle strade provinciali 52, 53 e 135.
Il comune è servito dalla stazione di Vinchiaturo, posta sul tronco comune alle linee Termoli–Venafro e Campobasso–Benevento.
Vinchiaturo è servito da collegamenti automobilistici gestiti da ATM Molise e Ferrovie del Molise, che garantiscono corse giornaliere con Campobasso, Bojano, Isernia, Benevento e altri centri della regione. Dalla stazione e dal centro del paese partono inoltre servizi di trasporto locale verso le contrade di Santa Maria delle Macchie e Monteverde, con coincidenze per i principali collegamenti ferroviari e autostradali regionali.
La fornitura idrica nel territorio comunale è gestita da Molise Acque, ente regionale responsabile del sistema acquedottistico molisano, che garantisce l’approvvigionamento da sorgenti dell’area matesina.
L'energia elettrica è fornita da e-distribuzione, mentre il servizio gas è gestito da operatori privati accreditati a livello regionale. L’impiantistica di illuminazione pubblica è di competenza del Comune, con interventi di efficientamento energetico realizzati nel 2022 nell’ambito del programma “Comuni Smart” finanziato dal PNRR.
Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani è curato dalla società Sea S.p.A., che opera in convenzione con l’Ambito Territoriale Ottimale Molise per la raccolta differenziata porta a porta e la gestione dell’isola ecologica comunale.
Vinchiaturo rientra nel distretto sanitario di Campobasso dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (ASReM), con ambulatori medici di base, servizio infermieristico territoriale e farmacia comunale. I servizi sociali di base sono coordinati dall’Ambito Territoriale Sociale di Campobasso (ATS CB1), che gestisce assistenza domiciliare, sostegno alle famiglie e progetti per la disabilità.

Nel territorio comunale sono presenti istituti scolastici dell’Istituto comprensivo “D’Ovidio – Petrone” di Campobasso, comprendenti scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. L’offerta formativa è integrata da progetti PON e attività laboratoriali in collaborazione con associazioni locali e la parrocchia di San Bernardino da Siena.
Nel territorio comunale di Vinchiaturo è presente una biblioteca di pubblica lettura, inserita nel contesto delle strutture culturali e sociali del paese.
La Biblioteca del Centro Sociale di Educazione Permanente opera come punto di accesso ai servizi bibliotecari e alla promozione della lettura a livello locale. La struttura è censita nell’Anagrafe delle biblioteche italiane dell’ICCU e aderisce al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN).
La biblioteca svolge attività di consultazione, prestito librario e iniziative culturali rivolte alla cittadinanza, ed è ospitata all’interno di una struttura comunale dedicata alla formazione permanente e alla socialità.
Ulteriori informazioni sulla sede e sui servizi sono disponibili nei portali di promozione territoriale dedicati ai luoghi culturali del comune.
Vinchiaturo ospita ogni anno eventi culturali e manifestazioni di carattere religioso e folkloristico. Tra queste spiccano:
Il Comune aderisce al progetto regionale “Molise Cultura” e al circuito “Borghi d’Identità Molisana”, promuovendo attività di valorizzazione del patrimonio storico e naturalistico attraverso il coinvolgimento di associazioni culturali e gruppi di volontariato locali.
Nel territorio comunale sono presenti diverse strutture dedicate alla pratica sportiva, tra cui il campo sportivo comunale “Luigi Di Pardo”, utilizzato per competizioni di calcio dilettantistico e tornei giovanili, e il pattinodromo coperto comunale, sede di attività scolastiche e ricreative. Sono inoltre attivi un palazzetto polivalente per basket, volley e ginnastica, e un campo da tennis situato nell’area comunale di via dei Laghi.
A Vinchiaturo operano varie associazioni dilettantistiche affiliate al CONI, tra cui la Polisportiva Vinchiaturo, la ASD Vinchiaturo Calcio, la Vinchiaturo Volley e gruppi escursionistici locali legati al CAI sezione di Campobasso.
Il comune è inserito nell’area pedemontana del Matese molisano e offre itinerari per trekking e mountain bike che collegano il centro abitato con le contrade di Monteverde e Santa Maria delle Macchie. Tra i percorsi più noti vi sono il sentiero di Monteverde, che attraversa boschi di querce e castagni, e il cammino delle Macchie, che conduce fino al santuario omonimo, luogo di devozione popolare e punto panoramico sulla valle del Biferno.
Ogni anno, in occasione della festa patronale di San Bernardino da Siena, si svolgono gare podistiche e tornei amatoriali. Vinchiaturo ospita inoltre tappe del circuito ciclistico regionale “Giro del Molise” e manifestazioni di sport inclusivo in collaborazione con il Comitato Paralimpico Molise.
Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 24 giugno 1988 | 6 maggio 1993 | Antonello Tucci | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 5 luglio 1993 | 28 aprile 1997 | Antonello Tucci | lista civica | Sindaco | |
| 28 aprile 1997 | 14 giugno 2000 | Antonello Tucci | Partito Popolare Italiano | Sindaco | |
| 14 giugno 2000 | 14 maggio 2001 | Giuseppe Canale | Comm. straordinario | ||
| 14 maggio 2001 | 30 maggio 2006 | Giacomo D'aquila | lista civica | Sindaco | |
| 30 maggio 2006 | 17 maggio 2011 | Giacomo D'aquila | lista civica | Sindaco | |
| 17 maggio 2011 | 28 giugno 2012 | Antonello Tucci | lista civica: realtà vinchiaturese | Sindaco | |
| 28 giugno 2012 | 27 maggio 2013 | Scipione Lombardi | Comm. straordinario | ||
| 27 maggio 2013 | 10 giugno 2018 | Luigi Valente | lista civica: libertà è partecipazione | Sindaco | |
| 10 giugno 2018 | 14 maggio 2023 | Luigi Valente | lista civica: libertà è partecipazione | Sindaco | |
| 14 maggio 2023 | in carica | Luigi Valente | lista civica: libertà è partecipazione | Sindaco | |
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