Adelfia

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Adelfia
comune
Adelfia – Stemma
Adelfia – Bandiera
Adelfia – Veduta
Adelfia – Veduta
Panorama di Adelfia
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Puglia
Città metropolitana Bari
Amministrazione
SindacoGiuseppe Cosola (lista civica) dal 20-6-2016 (2º mandato dal 11-10-2021)
Data di istituzione8 novembre 1927
Territorio
Coordinate41°00′N 16°52′E
Altitudine154 m s.l.m.
Superficie33,81 km²
Abitanti16 324 (31-5-2026)
Densità482,82 ab./km²
Comuni confinantiAcquaviva delle Fonti, Bari, Bitritto, Casamassima, Sannicandro di Bari, Valenzano
Altre informazioni
Cod. postale70010
Prefisso080
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT072002
Cod. catastaleA055
TargaBA
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona D, 1 402 GG
Nome abitantiadelfiesi
Patrono
Giorno festivo
  • 10 novembre (san Trifone)
  • Ultima domenica di luglio (san Vittoriano)
  • Prima domenica di settembre (Madonna della Pietà)
  • Lunedì dell'Angelo (Madonna della Stella)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Adelfia
Adelfia
Adelfia – Mappa
Adelfia – Mappa
Posizione del comune di Adelfia nella città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Adelfia è un comune italiano di 16 324 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia. Fu istituito nel 1927 dalla fusione dei comuni di Canneto di Bari e Montrone. Per suggellarne l'unione, al nuovo comune fu posto il nome Adelfia, ossia "fratellanza" (dal greco adelphòs).

Geografia fisica

Montrone con le luminarie per la festa di San Trifone

Territorio

Adelfia è situata a ridosso dei primi pendii delle Murge centrali, a circa 13 km da Bari. Confina a ovest con Sannicandro, a nord con Bitritto, Bari e Valenzano, a est con Casamassima e a sud con Acquaviva delle Fonti. Il territorio comunale ha una superficie di 29 km², e raggiunge la sua altitudine massima di 231 m s.l.m. nei territori confinanti con Acquaviva, mentre raggiunge quella minima di 103 m s.l.m. nei territori confinanti con Bari. Il panorama dominante è composto da vigne, e anche da ulivi e mandorli, e roverelle verso l’interno.

Clima

Il clima di Adelfia è mediterraneo, con estati calde e secche e inverni moderatamente freddi, grazie alla lontananza dal mare e all’altitudine di bassa collina. Le precipitazioni sono abbondanti in inverno e primavera, con accumuli mensili di circa 60 - 65 mm; in autunno sono lievemente minori, e in estate sono molto scarse, con circa 30 mm mensili. La neve si verifica circa una volta l’anno. durante la calda estate si supera la temperatura di 40 gradi

Storia

Il territorio dell'attuale Adelfia fu sicuramente abitato in epoca preromana, come dimostrano gli antichi sepolcri rinvenuti, risalenti al VI-V secolo a.C. Il territorio fu inoltre attraversato da Goti, Bizantini, Longobardi, Franchi, Saraceni e Normanni, sebbene non siano rimaste testimonianze materiali che ne confermino il passaggio.

Storia di Montrone

Fondazione

Secondo quanto scritto nel Settecento da don Cataldo de Nicolai, religioso appartenente alla famiglia marchesale di Canneto, Montrone sorse nel 982. Il commerciante bizantino Roni Sensech, in fuga da Bari sotto l'incalzare delle truppe longobarde di Ottone II, si stabilì su un'altura poco distante, particolarmente adatta al pascolo e al commercio del bestiame. Nacque così il villaggio di Mons Roni (o Monteroni).

Il primo nucleo abitato contava 31 persone, tra cui un sacerdote bizantino che dipinse una Natività in una grotta locale. Per volere di Marco, figlio di Roni, in corrispondenza di quella grotta fu edificata, nel 1086, la cappella della Madonna del Principio, successivamente consacrata dall'arcivescovo di Bari, Ursone.

A quel tempo, la popolazione contava circa 250 abitanti, numero che aumentò ulteriormente nel 1156 in seguito alla distruzione di Bari da parte di Guglielmo I il Malo, re di Sicilia.

Riconoscimento come comune

Il 18 novembre 1167, il successore di Guglielmo I, re Guglielmo II il Buono, riconobbe Montrone come università (comune) e la concesse in feudo a un suo uomo fidato, Goffredo Tortomanni.

Il primo documento storico in cui vengono menzionati Canneto e Montrone è la bolla di papa Alessandro III del 28 giugno 1172, nella quale sono elencati i paesi sottoposti all'autorità di Rainaldo, arcivescovo di Bari: «…Monteronum, Lositum, Cannitum…».

Da questo momento è possibile ricostruire, con una certa approssimazione, la successione dei feudatari di Montrone. A Goffredo Tortomanni succedette il ravennate Pasquale (o Pascazio) de Palma, che ne aveva sposato la figlia Geronima.

Nel 1266, re Carlo I d'Angiò donò il feudo a un suo luogotenente, Rodolfo De Colant, giunto con lui dalla Francia per aiutarlo nella conquista del Regno di Sicilia. Nel 1276, il feudo fu assegnato a Sparano da Bari, come ricompensa per l'aiuto prestato contro Manfredi e Corradino di Svevia, pretendenti al trono siciliano.

Dopo la morte di Sparano, il 28 aprile 1294 re Carlo II d'Angiò investì suo figlio, già signore di Altamura, anche dei feudi di Montrone, Valenzano e Magliano. La famiglia di Sparano mantenne il possesso di Montrone fino al 1339, quando il feudo fu ceduto al nobile napoletano Gualtieri Galeoti.

Nel 1380, i successori di quest'ultimo vendettero il feudo al conte siciliano Gualtiero di Aspruch. Successivamente, re Carlo III ne revocò la concessione per assegnarlo al proprio aiutante di campo, Riezio Clignetti.

Nel 1390, Riezio vendette il possedimento al nobile barese Nicolò Dottula, che dotò il borgo di un castello con torre, nucleo dell'attuale palazzo marchesale. Nel 1417, il feudo fu venduto a Nicolò Fusco di Ravello, già signore di Valenzano, mentre nel 1423 Montrone divenne possedimento del nocerino Niccolò Offieri. Nel 1444, il Codice Diplomatico Barese documenta la vendita del feudo a un Guarino di Lecce.

Gli Acquaviva

Nel 1481, il feudo fu venduto a Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri e conte di Conversano, che pose Montrone sotto il controllo del figlio Andrea Matteo Acquaviva.

Secondo don Cataldo, gli Acquaviva erano sgraditi alla popolazione di Montrone, poiché intendevano «mettere in evidenza nuove consuetudini». Un guardiano del duca venne ucciso, presumibilmente dalla popolazione, tra Montrone e Rutigliano. In seguito a questi avvenimenti, nel 1519 gli Acquaviva decisero di vendere il feudo al napoletano Giambattista Galeoti, che ne assunse il controllo il 15 giugno dello stesso anno.

Una diversa ricostruzione è riportata dall'avvocato Pietro Natale, che, scrivendo nel 1801, indica come feudatario nel 1504 un certo Tommaso Paleologo il Greco. Secondo questa versione, il feudo gli sarebbe stato assegnato da Ferdinando II d'Aragona in seguito alla vittoria contro Luigi XII di Francia per il controllo del Regno di Napoli.

Gli Acquaviva, schieratisi a favore di Luigi di Francia, avrebbero quindi perso il feudo, per poi riacquistarlo e ottenere la conferma del possedimento da parte di Carlo V d'Asburgo. Successivamente, nel 1519, lo avrebbero rivenduto a Giambattista Galeoti, come riportato anche nella precedente ricostruzione.

Giambattista Galeoti

Pianta di Montrone alla metà del Seicento

Don Cataldo esprime un giudizio positivo sull'operato di Giambattista Galeoti, poiché fu il primo feudatario a stabilire la propria dimora a Montrone e realizzò, a proprie spese, una serie di opere pubbliche a beneficio dei cittadini, che all'epoca erano circa 500.

Secondo la medesima fonte, i suoi successori, altrettanto graditi alla popolazione, mantennero il feudo fino al 1629, anno in cui questo fu venduto ad Aurelio Furietti, principe di Valenzano.

Pietro Natale, invece, sostiene che Galeoti aumentò le tasse imposte ai cittadini, dando inizio a un periodo particolarmente difficile, conclusosi nel 1617 con la vendita del feudo ad Antonia Gentile, vedova di Aurelio Furietti e madre di Francesco Furietti, principe di Valenzano.

In ogni caso, il feudo passò ai principi di Valenzano, che lo mantennero fino al 1696, quando fu venduto ad Alessandro Bianchi, appartenente alla famiglia bolognese De' Bianchi.

I Bianchi e i Bianchi Dottula

Lo stesso argomento in dettaglio: De Bianchi Dottula.

Alessandro de Bianchi fu barone di Montrone dal 1696 al 1699, anno della sua morte. Gli succedette il fratello Giovanni de Bianchi.

Nel 1706, dal registro dei battesimi risulta affittuario di Montrone il nobile napoletano Giacomo Capece-Zurlo, probabilmente mentre Giovanni conservava la titolarità del feudo.

Giovanni rimase barone fino al 1753, quando morì all'età di settant'anni. La baronia fu ereditata dal figlio Donato de Bianchi, che nel 1742 aveva fatto costruire un frantoio per accattivarsi il favore della popolazione.

Donato morì nel 1773, all'età di sessantotto anni, e gli succedette il figlio Luigi. Quest'ultimo aveva sposato Francesca Dottula, appartenente alla nobile famiglia barese dei Dottula, che tuttavia si stava estinguendo.

Per tale motivo, nel 1790, per volontà di Giordano Dottula, padre di Francesca, il barone Luigi de Bianchi aggiunse al proprio cognome quello dei Dottula, dando origine alla famiglia Bianchi Dottula. In segno di riconoscenza, gli fu inoltre conferito il titolo di marchese di Montrone.

L'eccidio del 1799 e il periodo napoleonico

Nel 1799, Montrone fu teatro di un episodio di violenza legato all'avanzata delle truppe francesi. Le forze di Napoleone avevano messo in fuga Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, e stavano procedendo alla sottomissione dell'Italia meridionale.

I cittadini di Montrone, tuttavia, erano rimasti fedeli al sovrano borbonico e mantenevano un atteggiamento ostile nei confronti delle truppe francesi. Per questo motivo, il generale Broussier, appartenente all'Armata di Napoli, inviò sul posto un'ambasciata composta da cinquecento soldati, con l'incarico di invitare i montronesi a non opporsi al passaggio delle truppe francesi, dirette a Rutigliano.

L'ambasciata giunse a Montrone il 5 aprile. Il comandante inviò in avanscoperta un trombettiere per annunciare l'intenzione delle truppe di attraversare pacificamente il territorio. Tuttavia, un uomo di nome Giuseppe Macchia sparò al trombettiere, uccidendolo e provocando la reazione dei francesi.

Per rappresaglia, le truppe uccisero 83 montronesi, tra cui il parroco Giovanni Battista Cacciapaglia, e saccheggiarono il palazzo marchesale dei Bianchi Dottula. All'interno dell'edificio si era asserragliato il luogotenente borbonico Giambattista De Cesari, che fu costretto alla fuga.

La confusione generale provocò inoltre una rissa tra cannetani e montronesi nelle campagne circostanti. Alcuni abitanti approfittarono della situazione per partecipare al saccheggio del palazzo marchesale; secondo alcune ricostruzioni, vi avrebbero preso parte più montronesi che soldati francesi.

Con il ritorno dei Borbone, fu innalzata una croce in memoria delle vittime dell'eccidio.

In seguito alla conquista francese, a Montrone iniziò a diffondersi tra i cittadini il desiderio di liberarsi di alcune tasse imposte dalla famiglia feudataria. La questione si risolse a favore della popolazione grazie agli sviluppi politici dell'epoca, poiché nel 1806 Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, abolì la feudalità.

Da quel momento ebbe inizio lo sviluppo edilizio del paese al di fuori delle mura del borgo antico.

Tra il 1815 e il 1820, il territorio di Bari fu interessato dal brigantaggio, anche a opera di truppe logorate dalla guerra. In questa circostanza, il marchese Luigi de Bianchi Dottula figurò tra coloro che contribuirono maggiormente ad aiutare il comune di Bari, donando 1200 ducati.

Ottocento

Figlio dei marchesi Luigi e Francesca fu Giordano de Bianchi Dottula, che succedette al padre nel titolo marchesale dopo la sua morte, avvenuta nel 1821.

Giordano fu un letterato e politico italiano, noto per antonomasia come «Marchese di Montrone», e ricoprì anche l'incarico di intendente di Bari. Sebbene fosse apprezzato come autore di opere in prosa e per la sua attività amministrativa, è probabile che non godesse dello stesso favore presso la popolazione di Montrone in qualità di feudatario.

A testimonianza dei contrasti con la popolazione, nel 1848, appena due anni dopo la sua morte, ebbe luogo una controversia giudiziaria. Luigi Gaetani, suocero di Giordano, intentò una causa in qualità di tutore dei figli minorenni di quest'ultimo, Luigi e Francesco, che avevano ereditato i possedimenti marchesali.

La causa era rivolta contro nove cittadini, tra cui il parroco Beniamino Landriscina, ai quali veniva richiesto il risarcimento dei danni provocati dall'abbattimento, definito «clandestino e criminoso», del frantoio costruito da Donato Maria de Bianchi nel 1742.

Gli accusati, infatti, tra il 9 e l'11 aprile 1848 avevano distrutto il frantoio «per astio e per altre loro occulte ragioni». Essi sostenevano che l'edificio non appartenesse ai marchesi, bensì alla comunità, e che fosse stato ingiustamente usurpato dalla famiglia feudataria.

La conclusione della controversia non è nota, poiché Luigi Stangarone, che riporta la vicenda, non disponeva di documenti relativi al suo esito.

Dopo la morte di Giordano, la famiglia marchesale perse progressivamente importanza. Il figlio Luigi ereditò il titolo di marchese, ma non fu mai in grado di esercitare i propri poteri. Morì nel 1876.

Novecento

Diversi abitanti di Montrone parteciparono alla prima guerra mondiale, perdendo la vita nel corso del conflitto. I loro nomi sono ricordati nel Monumento ai Caduti, situato in corso Umberto I.

Nel 1915 furono inaugurati nel paese l'acquedotto e l'illuminazione elettrica.

Storia di Canneto

In epoca antica, il territorio di Canneto fu forse una frazione e una necropoli di Celia, corrispondente all'odierna Ceglie, importante città della Peucezia.

A sostegno di tale ipotesi vi sono i numerosi reperti ceramici rinvenuti nel territorio, oggi conservati nei musei di Bari e Taranto.

Fondazione

Roberto il Guiscardo, fondatore di Canneto

Secondo don Cataldo, Canneto nacque nell'XI secolo. Roberto il Guiscardo, duca di Puglia, condusse tra il 1067 e il 1071 una campagna militare finalizzata alla conquista di Bari, all'epoca sotto il controllo dell'Impero bizantino.

Poiché l'assedio si rivelò particolarmente difficile, il duca normanno dovette trovare un luogo in cui riparare il proprio esercito durante la stagione invernale. Ricordò allora un territorio attraversato durante l'avanzata verso Bari, caratterizzato dalla presenza di canne da zucchero.

I soldati normanni si accamparono quindi nelle campagne dell'odierna Canneto, dove costruirono 265 capanne per proteggersi dal freddo.

Due cavalieri, uno originario di Milano e l'altro di Messina, si interessarono al territorio, nel frattempo divenuto noto con il nome di Cannitum, per le sue caratteristiche favorevoli.

Completata la conquista di Bari, Roberto il Guiscardo concesse il luogo in feudo al cavaliere messinese Giosuè Galtieri, uno dei suoi uomini più fidati. Galtieri si stabilì nel territorio e sposò Beatrice Curcelli, originaria di Taranto.

Morì nel 1095, secondo il racconto «di dolore», poiché, a causa dell'età avanzata, non aveva potuto seguire Boemondo d'Altavilla, figlio del Guiscardo, nella prima crociata.

Lasciò due figli: il primogenito, Domenico, gli succedette come feudatario, mentre il secondogenito, Giovenale, intraprese la vita ecclesiastica e fece costruire a Canneto una chiesa dedicata a San Domenico.

Stella Beatrice e Alfonso Balbiano

Nel 1141, quando Canneto contava circa 100 abitanti, Stella Beatrice, figlia di Domenico Galtieri, sposò il nobile napoletano Alfonso Balbiano, che si trasferì nel borgo.

Appartenente a una famiglia facoltosa, Balbiano promosse fin da subito la costruzione di strade e di uno spiazzale. Nel 1146, secondo una consuetudine diffusa nei borghi della zona, fece edificare un'alta torre in stile normanno, destinata a segnalare agli altri centri abitati eventuali incursioni di ladri.

Fece inoltre scavare un corridoio sotterraneo che, partendo dalla torre, si estendeva in direzione di Acquaviva, allo scopo di consentire un'eventuale fuga senza essere visti.

La costruzione della torre fu ultimata nel 1153, lo stesso anno in cui Canneto venne riconosciuto come comune da Ruggero II, re di Sicilia.

Il 21 aprile 1169 morì Domenico Galtieri, lasciando come eredi Stella Beatrice e Alfonso Balbiano. Quest'ultimo fu riconosciuto come legittimo signore di Canneto da Guglielmo II il Buono nel 1176.

Nel 1185, Stella Beatrice si ammalò gravemente e Balbiano rivolse una preghiera alla Madonna affinché guarisse. Secondo il racconto, il giorno successivo alla Pasqua, Stella Beatrice «da morta si vide nuovamente in vita».

L'anno seguente, Alfonso Balbiano fece costruire, in segno di riconoscenza, la cappella della Madonna della Stella, nello stesso luogo in cui era stato sepolto Giosuè Galtieri.

I Gerundi

Stemma dei Gerundi

La famiglia Balbiano mantenne il feudo di Canneto fino al 1431, quando Nicolò Balbiano lo vendette al napoletano Nicolò Antonio de Ofieri. L'anno successivo, Bernardo de Ofieri lo cedette a Giacomo Passarelli, anch'egli originario di Napoli.

Nel 1463, non avendo figli, Passarelli nominò proprio erede il nipote Giovanni Gerundi, che, al suo arrivo a Canneto, portò da Napoli un quadro raffigurante la Vergine Maria.

Nel 1473, Canneto contava 496 abitanti. Giovanni Gerundi ampliò il palazzo baronale, provvide alla pulizia della chiesa e fece fondere una nuova campana.

Nel 1478, il territorio di Canneto fu colpito dalla peste. Gerundi, devoto alla Vergine, fece costruire al di fuori delle mura del borgo la cappella di Maria Vergine di Costantinopoli.

Nel 1507, a Giovanni succedette Pietro Gerundi. Nel 1604 risulta barone di Canneto Alfonso Gerundi, seguito nel 1635 da Francesco Gerundi e, nel 1659, da un altro Alfonso Gerundi, che sposò Camilla Capece-Zurlo.

I Nicolai

I Gerundi, detti anche Girondi, mantennero il feudo fino all'8 maggio 1719, quando Giangiuseppe Girondi lo vendette, per 7506 ducati, a Carlo De Nicolai, appartenente alla famiglia dei baroni di Basville.

Carlo De Nicolai divenne il primo marchese di Canneto. Al suo arrivo nel borgo trovò una popolazione demoralizzata, poiché da trent'anni i Girondi risiedevano a Napoli.

Carlo morì nel 1730 e gli succedette il figlio Domenico De Nicolai, fratello di don Cataldo, autore delle pergamene dalle quali provengono queste informazioni.

Alla morte di Domenico, nel 1758, gli succedette Francesco Paolo, che mantenne il feudo fino alla propria morte nel 1775. Gli subentrò Giambattista, che assunse il titolo di marchese l'anno successivo, nel 1776.

Nel 1799, Canneto non fu teatro di un eccidio paragonabile a quello verificatosi a Montrone. Si registrarono soltanto tre vittime, uccise mentre tentavano di fuggire impaurite.

Nel 1840 risulta marchese di Canneto Carlo de Nicolai.

Novecento

Nel 1936, il carabiniere Vittoriano Cimmarrusti, originario di Canneto, prese parte alla guerra d'Etiopia, durante la quale perse la vita. Per le sue azioni gli fu conferita la medaglia d'oro al valor militare.

Nascita di Adelfia

I comuni di Montrone e Canneto, situati a breve distanza l'uno dall'altro, mantennero la propria autonomia amministrativa fino al 29 settembre 1927, quando il decreto n. 1903, firmato da Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini, ne sancì l'unione sotto il nome di «Adelfia», derivato dal greco Adelphos (Άδελφος), ossia «fratellanza».

Nonostante la vicinanza geografica, i due centri presentavano marcate differenze culturali e sociali, soprattutto per quanto riguardava le tradizioni e il dialetto. Per questo motivo, nei decenni successivi all'unificazione, la formazione di un'identità cittadina unitaria risultò difficoltosa.

Ancora oggi, le peculiarità storiche dei due antichi comuni si riflettono nella presenza di due feste patronali, una per Montrone e una per Canneto, di due chiese matrici, due centri storici, due scuole elementari, due scuole medie, due uffici postali e due cimiteri.

Una stele, situata nei pressi dell'attuale municipio di Adelfia, segnala gli antichi confini tra Canneto e Montrone.

Simboli

Bandiera comunale

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto di re Vittorio Emanuele III del 31 gennaio 1929. Lo stemma è dato dall'unione di quello delle due entità precedenti, con una croce su tre colline sormontata da due lune e due stelle per Montrone, e delle canne su una collina per Canneto.

«Stemma partito: nel primo d'azzurro, al monte di tre cime di verde, movente dalla punta, cimato da una croce latina di nero, accompagnata in capo da due crescenti di argento, quello di destra volto, ed accostata da due stelle dello stesso; nel secondo, pure d'azzurro, a tre leoni seduti, il centrale più in alto e più grande e due posti in basso affrontati, sopra un monte movente dalla punta e dal quale nasce un canneto, il tutto al naturale. Ornamenti esteriori da Comune.»
Gonfalone

Il gonfalone è un drappo troncato di giallo e di azzurro.

Bandiera

La bandiera è un drappo rettangolare troncato di giallo e di azzurro, caricato al centro dello stemma comunale, sormontato dalla denominazione istituzionale centrata in caratteri neri.

Monumenti e luoghi d'interesse

Casina Don Cataldo

Il patrimonio architettonico di Adelfia vanta l’esistenza di due centri storici, per via dello sviluppo autonomo dei rioni Montrone e Canneto.

Architetture religiose

Montrone

  • Chiesa di Santa Maria del Principio, edificata nel 1086 su volere di Marco Sensech.
  • Chiesa Madre di Montrone, edificata attorno al 1711 e intitolata a San Nicola di Bari. Essa contiene la statua di San Trifone, patrono di Montrone, scolpita dall’andriese Riccardo Brudaglio nel 1783. La Chiesa Madre fu consacrata nel 1726; fra il 1744 e il 1747 fu innalzato anche un campanile. Nel 1833 il pittore molfettese Saverio Calò ne affrescò gli interni, e nel 1926 il barese Bernardo Caprioli eseguì la decorazione in oro nella parte superiore. Un dipinto pregiato, attribuito a Tiziano e raffigurante Francesco da Paola, è custodito nella chiesa.

Canneto

  • Cappella della Madonna della Stella, edificata nel 1186 su volere del feudatario Alfonso Balbiano.
  • Chiesa Madre di Canneto, costruita fra il 1761 e il 1763, e dedicata alla Madonna immacolata. All’interno di essa sono custodite le reliquie di San Vittoriano, patrono di Canneto.

Architetture civili

Montrone

  • Palazzo Marchesale di Montrone, costruito nel 1396 dal feudatario Niccolò Dottula. Fu ampliato nel 1519 dal feudatario Giambattista Galeoti, e decorato con affreschi di scuola napoletana. Infine, fu rifinito nel 1790 dal marchese di Montrone Luigi de Bianchi Dottula.
  • Palazzo Angiuli (in via Valenzano, Montrone), costruito alla fine XIX secolo. Nella cappella interna, dedicata alla Madonna Immacolata, si celebra annualmente un concerto ed una messa pro Terra Santa con il patrocinio dell'Ordine del Santo Sepolcro.
  • Palazzo Angiuli (in corso Umberto, Montrone), costruito all’inizio del XX secolo e affrescato.
  • Palazzo Stangarone (in corso Umberto, Montrone), costruito all’inizio del XX secolo e affrescato.

Canneto

  • Casina don Cataldo (o anche Castello dei Fascina), costruita nel XVII secolo dal marchesi de Nicolai lungo la strada per Bitritto.
  • Villa Gigia (o anche Villa Monteleone), costruita nel XIX secolo a Canneto.

Architetture militari

  • Torre normanna di Canneto, costruita dal feudatario Alfonso Balbiano fra il 1147 e il 1153. È alta 19 metri ed è composta da 4 piani. Termina con un coronamento di archetti pensili su mensole. È stata dichiarata monumento nazionale nel 1920, insieme all'adiacente palazzo marchesale di Canneto.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

A lungo l'emigrazione – prima oltreoceano, e poi verso il Nord Italia e altri paesi europei – ha determinato il saldo demografico di Adelfia. Ancora oggi il fenomeno dell’emigrazione è visibile nei più giovani; tuttavia recentemente Adelfia, grazie alla vicinanza con Bari, rispetto alla quale presenta un costo di vita più economico e una tranquillità maggiore, ha visto crescere la sua popolazione significativamente.

Etnie e minoranze straniere

Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 537, pari al 3,27% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:

Cultura

Eventi

Festa patronale di San Trifone

Statua di San Trifone nella Chiesa Madre di Montrone
Statua di San Trifone nella Chiesa Madre di Montrone

La festa più importante di Adelfia è la venerazione di san Trifone martire, patrono di Montrone, che secondo la tradizione protesse il paese durante l'epidemia di peste del 1691, e scacciò un'invasione di cavallette (come mostra l’iconografia del santo, rappresentato con una cavalletta sulla lancia). Le reliquie di san Trifone vennero donate a Montrone dal vescovo di Cattaro, per mezzo del vescovo di Gallipoli.

La festa si celebra ogni anno, con i giorni principali che vanno dal 9 all'11 novembre. Fa convergere nella città molti turisti, provenienti da tutta Italia, anche per la gara di giochi pirotecnici che si verifica durante la festa. Sin dal primo giorno la “Bassa Musica di Adelfia”, localmente nota semplicemente come “Il Tamburo” (u Tammore in dialetto) percorre giorno e notte il centro abitato, suonando dei pezzi popolari, fra cui la "Marcia dell'asino" (Marcie du ciuccie).

La sera del 9 novembre, il quadro del santo viene portato in processione fino alla piazza di Montrone, e si procede al lancio di una mongolfiera. Dopodiché la serata si anima con concerti, che proseguono fino a notte inoltrata. Il 10 novembre, alle 4 di notte, un colpo secco sparato da un mortaio di 12 cm sancisce l’inizio della giornata più importante della festa. Molti fedeli raggiungono la chiesa madre di Montrone per assistere alla prima messa delle 4:30. Dalle 10:00 i concerti bandistici e la “riffa”, cioè l’insieme di offerte dei fedeli che vogliono portare la statua del santo in spalla, precedono un'altra processione. Questa viene percorsa per le vie della città, ed è accompagnata fra gli altri da molti bambini, alcuni dei quali a cavallo, che per devozione familiare indossano gli abiti del santo. La processione è chiusa dalla consegna delle chiavi della città da parte del sindaco, che avviene nelle vicinanze dell’arco con orologio di Montrone. Nel pomeriggio ha luogo la suddetta gara pirotecnica, che dura circa tre ore.

L’11 novembre, a conclusione dei festeggiamenti, la processione percorre nuovamente il paese, e la statua del santo è portata in spalla degli emigranti che sono tornato ad Adelfia per l’occasione. La domenica successiva alla festa, detta di “San Trifone nella nicchia” (San Trefon ‘iinde a ua’ ‘nnicchie) la statua del santo viene posta nella nicchia della Chiesa Madre, dove resterà fino alla prossima festa patronale.

Dal punto di vista gastronomico, durante la festa di San Trifone ha luogo una “sagra dell’agnello”, durante la quale si possono mangiare – presso le rosticcerie allestite appositamente fra le strade – delle costatine di agnello e delle frattaglie alla brace (dette nghimmiredde), accompagnate da costine di sedano e fette di provolone, oltre che del vino locale.

Altre manifestazioni

  • Festa della Madonna della Stella
  • Festa patronale di San Vittoriano
  • Festa della Madonna della Pietà
  • San Vittorianicchio
  • Giornata dell'Emigrante, che ricorda l’emigrazione che ha caratterizzato Adelfia

Economia

La principale attività economica adelfiese, grazie alle caratteristiche del terreno, è la coltivazione di uva (in particolare dell’uva Regina, presente in due varianti locali dette Mennavacca e Pizzutella, e dell’uva baresana, e in minor numero anche delle uve Primus e Moscato nero). Negli ultimi anni la produzione di vino primitivo ha valorizzato il territorio. In misura minore rispetto all’uva e al vino sono prodotti anche olive e olio. Le attività non legate all’agricoltura sono poche, e limitate a poche imprese nel settore manifatturiero.

Infrastrutture e trasporti

Lo stesso argomento in dettaglio: Strade provinciali della città metropolitana di Bari.

La strada principale che collega Adelfia a Bari è la strada statale 100, che corre a est del centro abitato. I rioni di Canneto e Montrone sono fisicamente separati dalla linea ferroviaria Mungivacca-Putignano di FS Sud Est. Nel 2010 è stato completato l'interramento del tratto ferroviario urbano finalizzato all'eliminazione del passaggio a livello tra i due rioni ed è stata aperta al pubblico la nuova stazione.

Amministrazione

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 luglio 1988 7 giugno 1993 Antonio Mastrogiacomo Partito Socialista Italiano Sindaco
14 giugno 1993 8 novembre 1995 Francesco Pirolo centro, Democrazia Cristiana Sindaco
10 novembre 1995 10 giugno 1996 Giuseppe Guetta Comm. straordinario
10 giugno 1996 10 gennaio 1997 Emanuela Clotilde Angiuli centro-sinistra Sindaco
10 gennaio 1997 28 aprile 1997 Erminia Cicoria Comm. pref.
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Ermanno Maria Nino Macchia sinistra Sindaco
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Francesco Nicassio centro-destra Sindaco
13 giugno 2006 12 maggio 2010 Francesco Nicassio centro-destra Sindaco
12 maggio 2010 10 giugno 2011 Vittorio Lapolla Comm. straordinario
19 maggio 2011 20 giugno 2016 Vito Antonio Antonacci lista civica
”Antonacci, il sindaco che vogliamo”
Sindaco
20 giugno 2016 in carica Giuseppe Cosola lista civica Sindaco

Sport

Calcio

La principale squadra di calcio della città è l' U.S.D. Footballite Adelfia che milita in Terza Categoria.

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ↑ Comune di Adelfia : Amministrazione comunale e sindaco - Comune di Adelfia e città, Bari, Puglia, su www.comune-italia.it. URL consultato il 4 agosto 2026.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 Storia di Adelfia, su adelfiacomitatosantrifone.it. URL consultato il 16 novembre 2024.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 Luigi Stangarone, Adelfia, Cenni Storici.
  7. ↑ Luigi Stangarone, Adelfia, stemmi e feudatari.
  8. 1 2 Consultazione Archivio Comuni e Stati Esteri[collegamento interrotto], su sister.agenziaentrate.gov.it. URL consultato l'8 aprile 2019.
  9. 1 2 3 Luigi Stangarone, il 1848 a Montrone.
  10. ↑ Consultazione Archivio Comuni e Stati Esteri[collegamento interrotto], su sister.agenziaentrate.gov.it. URL consultato l'8 aprile 2019.
  11. ↑ Associazione Pro Loco - Adelfia (BA), su prolocoadelfia.it. URL consultato il 16 novembre 2024 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2007).
  12. ↑ Adelfia, decreto 1929-01-31 RD, concessione di stemma e gonfalone, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 31 maggio 2022.
  13. ↑ La statua di San Nicola per dieci giorni nella Basilica di Adelfia, su la Repubblica, 15 settembre 2026. URL consultato il 15 settembre 2026.
  14. ↑ Adelfia com'era..., su www.cartamaxima.it. URL consultato il 16 novembre 2024.
  15. ↑ Palazzo marchesale dei Bianchi - Dottula, su I Luoghi del Cuore - FAI. URL consultato il 10 agosto 2021.
  16. ↑ Dati tratti da:
  17. ↑ Popolazione residente per cittadinanza o paese di nascita, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  18. ↑ Cittadini stranieri residenti ad Adelfia nel 2025, su SapereComune.it. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  19. 1 2 Redazione online, Adelfia, si ripete la magia di San Trifone: la processione, le bande e i botti diurni, su www.lagazzettadelmezzogiorno.it, 10 novembre 2024. URL consultato il 16 novembre 2024.
  20. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 https://amministratori.interno.it/

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