| Bitonto comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Francesco Paolo Ricci (Indipendente di centro-sinistra) dal 13-6-2022 |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°06′30″N 16°41′30″E |
| Altitudine | 118 m s.l.m. |
| Superficie | 174,34 km² |
| Abitanti | 52 760 (31-5-2026) |
| Densità | 302,63 ab./km² |
| Frazioni | Mariotto, Palombaio |
| Comuni confinanti | Altamura, Bari, Binetto, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Palo del Colle, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Toritto |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 70032 |
| Prefisso | 080 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 072011 |
| Cod. catastale | A893 |
| Targa | BA |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona C, 1 350 GG |
| Nome abitanti | bitontini |
| Patrono | Maria SS. Immacolata, san Gaetano Thiene, sant'Andrea Avellino (compatroni) |
| Giorno festivo | 26 maggio |
| Soprannome | La città degli ulivi |
| Motto | Ad Pacem Promptum Designat Oliva Botontum L'oliva designa Bitonto pronta alla pace |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Bitonto (IPA: [biˈtonto], Vetònde in dialetto bitontino) è un comune italiano di 52 760 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.
Bitonto è conosciuta per gli estesi oliveti che la circondano e la produzione olearia, rinomata già nel XIII secolo e perfezionata nel corso del XX secolo, che costituisce ancora oggi la più importante risorsa economica della città, e dà inoltre il nome al cultivar locale, cima di Bitonto.
Il 25 maggio 1734 la città fu teatro della storica battaglia, combattuta tra gli austriaci e i Borbone, che portò alla nascita del regno di Napoli come Stato indipendente.
Sede della prima galleria nazionale di Puglia, di una cattedrale riconosciuta tra i più importanti esempi di architettura romanica pugliese e del museo diocesano più grande della regione, è stata riconosciuta città d'arte nel 2004 ed è risultata tra le dieci finaliste per la corsa al titolo di capitale italiana della cultura del 2020.
Il territorio comunale di Bitonto si estende per oltre 170 km², dall'alta Murgia fino a 2 km dal mare Adriatico. Fino al 1928 il comune aveva anche uno sbocco sul mare Adriatico, in quanto amministrava la frazione di Santo Spirito, oggi quartiere di Bari, città che, anche essendo capoluogo di regione, ha un territorio più ristretto rispetto ad altri comuni della città metropolitana. Confina, da nord e in senso orario con i seguenti dieci comuni: Giovinazzo, Bari, Modugno, Bitetto, Palo del Colle, Binetto, Toritto, Altamura, Ruvo di Puglia e Terlizzi.
Il centro abitato si trova sul primo gradino dell'altopiano della Murgia a 118 m s.l.m. mentre a 102 m s.l.m. raggiunge il suo punto più basso. Il territorio comunale ha un'altezza minima pari a 39 m s.l.m. riscontrabili nella parte settentrionale, quella più vicina al mare, mentre nella parte meridionale è decisamente collinare e raggiunge un'altezza massima di 491 m s.l.m. che determina, così, una escursione altimetrica di 452 m.
Il territorio comunale include il parco nazionale dell'Alta Murgia e la Lama Balice, sito naturalistico e paesaggistico istituito nel 2007 come parco regionale, collocato ai margini del centro storico della città. Il terreno su cui insiste il territorio di Bitonto è caratterizzato dalla presenza del calcare di Bari e della dolomia bitontina, i cui estesi giacimenti ne hanno fatto il materiale utilizzato per la costruzione della stragrande maggioranza delle strutture e monumenti locali.
Il clima del territorio comunale è, come per il resto della regione, tipicamente mediterraneo, con inverni freschi, spesso sferzati da freddi venti balcanici, ed estati calde, a volte anche torride per l'azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano eccezionalmente valori negativi. Nel mese di dicembre del 2007 è stata registrata una temperatura minima di -2,7 °C, mentre nel mese di giugno dello stesso anno si è registrata una temperatura massima di 45,5 °C.
La tabella sottostante mostra i dati dei valori medi registrabili nel comune di Bitonto.
| Bitonto | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 10,5 | 11,4 | 13,6 | 17,4 | 22,2 | 26,5 | 29,1 | 29,3 | 25,4 | 20,2 | 15,7 | 12,1 | 11,3 | 17,7 | 28,3 | 20,4 | 19,5 |
| T. min. media (°C) | 4,2 | 4,3 | 6,0 | 8,5 | 12,3 | 16,2 | 18,8 | 19,0 | 16,2 | 12,4 | 8,6 | 5,8 | 4,8 | 8,9 | 18,0 | 12,4 | 11,0 |
| Precipitazioni (mm) | 52 | 58 | 46 | 43 | 39 | 30 | 22 | 26 | 49 | 61 | 62 | 60 | 170 | 128 | 78 | 172 | 548 |
| Umidità relativa media (%) | 78,4 | 77,1 | 75,1 | 72,0 | 69,1 | 65,2 | 61,6 | 63,6 | 70,7 | 77,3 | 79,3 | 79,4 | 78,3 | 72,1 | 63,5 | 75,8 | 72,4 |
La maggiore piovosità si registra durante l'autunno e l'inverno, mentre i mesi estivi sono più secchi, talvolta con piogge del tutto assenti.
Il nome della città è sicuramente di origine prelatina, basta confrontarlo con "Butua" presente in area balcanica e "Bohotros" in area illirica.
La probabile ma non certa origine del toponimo Botuntum, da "bonum totum", allude forse alla prosperità del luogo, in ambito agricolo. Altri studi affermano che il significato di Butuntum o Botuntum, sarebbe invece: città sotto la quale scorre acqua (dal greco "Bot" o "But": profondità dove scorre o stagna acqua e “ntum”, suffisso che indica città al pari di Tarentum, Metapontum e Sipontum).
Secondo la tradizione, Bitonto sarebbe stata fondata dal re illirico Botone, eroe leggendario dal quale deriverebbe il nome. La leggenda di Botone si inserisce nel contesto dei miti di esilio e fondazione di nuove città, simile alla storia di Enea e alla nascita di Roma. Botone, secondogenito del re Illirius, sovrano di un antico regno illirico, amato dal popolo, non ambiva al trono, ma suo fratello maggiore Encheleo, temendo che Botone potesse minacciare le sue aspirazioni, complottò per eliminarlo. Quando Botone scoprì la cospirazione, fuggì con suo figlio per salvarsi e abbandonò la sua terra natale. Nel momento di pericolo, Botone ricevette l’aiuto della dea Minerva, che gli indicò la Puglia come sua nuova dimora. Minerva gli donò una pianta di ulivo, simbolo di pace e prosperità, che sarebbe diventato il segno distintivo della sua nuova città. Sbarcato in Puglia, Botone fondò Bitonto, dove piantò l’ulivo donato dalla dea. La città crebbe sotto il suo governo, prosperando grazie alla protezione divina e divenendo simbolo di speranza e rinascita.
La presenza umana nel territorio risale in realtà già all'epoca neolitica, testimoniata da insediamenti in grotte e da menhir. Una necropoli dell'età del ferro era situata presso un'ansa del torrente Tiflis, nella lama. Ciò fa presumere che la città fosse sede di una grande comunità che attirava la popolazione sparsa nelle campagne.

La città fu un importante centro peuceta, e dal VI secolo subì l'influenza delle città magnogreche, in particolar modo di Taranto. Dal III secolo a.C., quando la lega peuceta si sciolse, si dotò di una propria zecca, come dimostrano le stesse monete, rinvenute nel centro storico, che riportano l'immagine di una civetta con un ramo di olivo, altre una conchiglia, altre un granchio, altre ancora la testa di Atena. Il retro di queste monete riporta la legenda in caratteri greci "BYTON TINΩN" accompagnata in alcune dall'effigie dell'eroe tarantino Falanto, in altre da una spiga di grano, in altre ancora da un fulmine. Un'altra necropoli, risalente al IV-III secolo a.C., è stata inoltre rinvenuta nell'attuale centro urbano.
In epoca romana fu municipio, mantenendo comunque il culto riservato alla dea Minerva, che veniva considerata dea protettrice non solo di Bitonto, ma di molte altre città apule e italiche. A lei veniva attribuito il dono dell'ulivo alla città. Un tempio a lei dedicato doveva collocarsi su uno sperone che domina il Tiflis, tra le attuali chiese di san Pietro in Vincoli e san Francesco la Scarpa. La presenza del tempio in quel periodo è confermata da una lastra di pietra cubica di epoca romana, riusata nelle mura della sacrestia dell'attuale chiesa.
La città era attraversata dalla via Traiana nel punto in cui il tracciato di quest'ultima si ramificava in due: la via Minucia citata da Strabone, che passava per Celiae, Azetium e Norba e la via Gellia, che si dirigeva a Barium. Le due vie, poi, si ricongiungevano a Egnazia. Fu stazione di sosta menzionata nell'Itinerarium burdigalense, nell'Itinerario antonino, nella cosmografia ravennate, nella tavola teodosiana, e nella Tavola Peutingeriana. Fu inoltre citata da Marco Valerio Marziale, da Sesto Giulio Frontino e da Plinio il Vecchio. Quest'ultimo fa riferimento solo al nome degli abitanti.

Dopo la dissoluzione dell'Impero Romano d'Occidente, del dominio di Odoacre e del regno gotico, gran parte della Puglia, inclusa Bitonto, fu riconquistata dall'impero Romano d'Oriente nell'ambito delle guerre greco-gotiche e si trovò coinvolta in una fase di lotte. Al V-VI secolo risalgono i resti di una chiesa rinvenuti negli scavi sotto l'attuale concattedrale.La Puglia, come le altre regioni costiere italiane, inoltre, era minacciata dalle scorrerie dei pirati saraceni.
La città fu poi presa dai Longobardi durante la graduale invasione della Penisola da nord e divenne nodo strategico nel sistema viario pugliese e centro gastaldale. Successivamente tornò bizantina e divenne roccaforte del thema di Longobardia. Nel 975 il catapano bizantino Zaccaria saccheggiò la città dopo aver sconfitto i Saraceni e ucciso il loro capo, Ismaele; nel 1010 Bitonto, Bari, Bitetto e Trani si ribellarono al governo bizantino dando inizio alla rivolta guidata da Melo. Mesardonite fu mandato in Puglia per arginare la rivoluzione ma in uno scontro presso Bitonto avvenuto nel 1017 rimase ucciso. La rivolta si concluse con l'arrivo dei Normanni che posero fine in Puglia al dominio bizantino e agli attacchi dei Saraceni. Al 1089 risale la prima notizia certa dell'esistenza del vescovado bitontino. Nel 1098 invece la città è sotto il controllo normanno.
Tra XI e XII secolo sotto il dominio dei Normanni di Ruggero II, Guglielmo il Malo e Guglielmo II, la città si rivestì di nuove mura. Il giudice bitontino Maggiore, a seguito della distruzione di Bari da parte di Guglielmo il Malo, assunse la suprema carica di regio giustiziere: grazie a lui e con l'aiuto dei Benedettini, prese il via la costruzione della nuova cattedrale. I Benedettini erano giunti in città in questo periodo, fondando fuori le mura l'abbazia dedicata a San Leone e dando un forte impulso all'economia cittadina, grazie anche alle nuove tecniche agricole e alla bonifica di nuove terre. La tradizionale "fiera di San Leone", che si svolge il 6 aprile per commemorare il Santo, si originò probabilmente proprio nell'XI secolo. Già celebre nel XIV secolo come fiera di animali, venne citata nel Decamerone di Giovanni Boccaccio:
Con Federico II fu civitas specialis e rimase sempre nell'ambito del regio demanio, ossia alle dirette dipendenze della corona, escludendo il periodo feudale che va dal 1412 al 1551.

Già nel Duecento iniziarono le dispute di confine con Bari per il possesso del porto di Santo Spirito, attraverso il quale si svolgevano i traffici marittimi. Nel 1265 il confine tra le due città venne fissato all'Arenarum, tra gli abitati di Palese e Santo Spirito, ma il conflitto continuò ancora nei secoli successivi.
Agli Svevi subentrarono gli Angioini: Carlo I d'Angiò contribuì a formare in città una nuova nobiltà, composta soprattutto dai Rogadeo, Bove, Planelli e Labini, dedita ai traffici e al commercio. Tra i principali esponenti di quel tempo ci furono Sergio Bove e Giacomo Rogadeo, entrambi originari di Ravello, sulla costiera amalfitana. È questo un periodo di fioritura per la città, anche grazie a un'economia basata sull'esportazione di olio che continuerà a crescere fino al XVII secolo, quando si instaurò la dominazione spagnola. In Puglia, infatti, l'olio bitontino era apprezzato e richiesto soprattutto da Venezia.

Nel 1412 fu possesso feudale di Jacopo Caldora, duca di Bari e gran capitano dei soldati di ventura, che prese possesso della città nel 1434. Nel 1441 ebbe in feudo la città Giovanni da Ventimiglia, comandante generale delle armi regie di Alfonso I d'Aragona. Passò successivamente a Giovanni Antonio Orsini nel 1460, agli Acquaviva d'Aragona nel 1463 e, con l'ascesa al potere degli Spagnoli nel Mezzogiorno, il Re Carlo V di Spagna donò in feudo Bitonto nel 1507 al Gran Capitano spagnolo Consalvo di Cordova, conquistatore del Regno di Napoli e duca di Sessa.
Il 27 maggio 1551 la città riacquistò la propria autonomia e la regia demanialità, versando al duca di Sessa e alla corona spagnola una somma di 86 000 ducati (66 000 per la città di Bitonto e 20 000 per il porto di Santo Spirito). Gli statuti cittadini furono redatti nel 1565. La disputa di confine con Bari per il possesso di Santo Spirito, iniziata nel XIII secolo, riprese vigore in quegli anni fino al 1584, quando il consiglio di Napoli fissò nuovamente i medesimi confini del 1265.

Nel Seicento visse una fioritura culturale, con la bottega di pittura di Carlo Rosa, l'Accademia degli Infiammati, il matematico Vitale Giordano e Nicola Bonifacio Logroscino, attore dell'opera buffa. Nel 1647 vi furono moti insurrezionali del popolo contro la nobiltà frenati solo dal conte di Conversano.

Il 25 maggio 1734, durante la guerra di successione polacca, nel campo di San Leone l'esercito spagnolo di Carlo di Borbone vi sconfisse gli Austriaci nella battaglia di Bitonto, assicurando ai Borbone il possesso del Regno di Napoli e la sua indipendenza dopo secoli di dominazione straniera. Per celebrare l'avvenimento fu innalzato l'obelisco Carolino.
Nel 1828 l'agronomo e imprenditore Pierre Ravanas sperimentò in città dei macchinari innovativi per la produzione di olio di oliva che si diffusero ben presto in città e in provincia, procurando grandi vantaggi anche nella commercializzazione: il successo del Ravanas invogliò molti imprenditori, francesi e non, a investire in città: Felice Garibaldi, fratello del condottiero Giuseppe, seguì la stessa strada del marsigliese. Durante il Risorgimento il bitontino Giovanni Vincenzo Rogadeo fu nominato da Giuseppe Garibaldi primo governatore della Puglia e in seguito divenne senatore del Regno. Come sindaco della città, tra il 1870 e il 1875, promosse un "consorzio per oli tipici", un "gabinetto di lettura" e una "scuola serale di disegno", oltre a occuparsi della viabilità e degli accessi ferroviari. Nel 1893 avvenne l'uccisione di un delegato della finanza; nella vita politica cittadina si sviluppò il movimento socialista. In seguito ebbero rilevanza le figure del cattolico Giovanni Ancona Martucci e del vescovo Pasquale Berardi e ancora di Giovanni Modugno, aderente alla corrente politica di Gaetano Salvemini, tra il 1911 e il 1919.
Il 6 settembre 1928 con r.d. la frazione di Santo Spirito, unico accesso alla costa e oggetto di dispute di confine tra le due città sin dal XIII secolo, passò al comune di Bari per opera del podestà fascista di Bari, Araldo di Crollalanza. Il territorio sottratto aveva una superficie di circa 16 km².
Il 26 febbraio 1984 la città fu visitata da papa Giovanni Paolo II.

Lo stemma di Bitonto, riconosciuto assieme al gonfalone con DCG 20 febbraio 1935 e concesso con DPR del 25 giugno 1965 e descritto nello statuto comunale, raffigura in campo bianco un ulivo terrazzato di verde, simbolo di pace ed elemento distintivo del territorio bitontino.
L'ulivo è sostenuto da due leoni affrontati, che vogliono richiamare la forza del potere esecutivo della città, tenuta dai nobili e popolari. Sui rami dell'albero, cinque storni appollaiati, rappresentanti i cinque casati che ebbero in feudo la città, beccano un'oliva ciascuno.
Lo scudo è sormontato da una corona marchesale e presenta alla base un ramo di ulivo e uno di leccio, annodati con un nastro rosso. Il nastro bianco sottostante riporta, in caratteri argentei, il motto in latino "Ad pacem promptum designat oliva Botontum ", che in italiano si può tradurre con: "L'oliva designa Bitonto pronta alla pace".
Lo stemma va contestualizzato all'evento che ne ha portato la realizzazione: lo storico riscatto dal giogo feudale, avvenuto nel 1551. In questo senso il motto e i due leoni stanno a indicare che le sorti della città saranno da quel momento in poi legate all'olivo, e alle decisioni della popolazione, non più ai feudatari. Prima di allora il simbolo principale della città era costituito dal solo ulivo. Esso infatti rappresenta il motivo ornamentale di molti edifici sparsi nel centro storico.
Per ricordare questo evento è stata istituita la "Giornata del Gonfalone" in cui si premiano le personalità che più mantengono alto il nome della città.
Il gonfalone in uso è un drappo di bianco anche se quello previsto dal decreto di riconoscimento era un drappo d'azzurro.
Il comune ha adottato una bandiera costituita da un drappo di bianco.
















La fortificazione della città visibile nel XXI secolo risale al periodo normanno. Tra l'XI e il XII secolo infatti, si ha la costruzione di gran parte del tratto murario che costeggia il centro storico, per una lunghezza di circa 2000 m, nonché delle torri a base quadrata e di cinque porte: Nova, Pendile, Robustina, La Maja e Baresana. Lo storico bitontino della prima metà del XX secolo Luigi Sylos, sulla base di suoi accurati studi e ricerche affermò che le ultime quattro delle porte appena elencate furono edificate già in epoca romana.



Durante il periodo angioino la difesa della città non fu trascurata; furono, infatti, innalzate le torri cilindriche, tra cui il torrione, la torre più imponente e più resistente, e restaurate porta Pendile e porta Robustina. Tra il XV e XVII secolo, furono attuati dei restauri e reintegrazioni che interessarono soprattutto il tratto tra Porta La Maja, piazza Castello e Vico Goldoni, cosa che comportò un avanzamento di tale tratto rispetto al vecchio allineamento normanno. Fu realizzato il Trione, cioè un torrione, posto sull'estremo orientale della città antica, laddove probabilmente sorgeva una torre più vecchia. Oggi delle mura, rimangono lunghi tratti che delimitano la parte meridionale del centro storico mentre della parte settentrionale rimane ben poco. Delle cinque porte originarie rimangono solo porta La Maja e porta Baresana, mentre molte torri, sia angioine che normanne, sono ancora esistenti.
Oltre alle torri che costellano la cinta muraria della città, sono presenti, nell'agro bitontino, diverse torri di campagna, realizzate soprattutto per scopi difensivi:



Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2026 risiedevano nel comune, secondo le stime ISTAT, 1 075 cittadini stranieri, pari al 2,0% della popolazione residente.
Le cittadinanze maggiormente rappresentate al 1º gennaio 2025 erano:
Il dialetto bitontino appartiene ai dialetti pugliesi centrali. È stato oggetto di numerosi studi, e reca traccia della lunga presenza di dominazioni diverse (greca, francese, austriaca e spagnola).
Nella pronuncia dialettale tutte le vocali protoniche e postoniche, esclusa la "a" protonica, hanno ceduto il posto a una "e" muta simile a quella francese. Le vocali accentate sono rimaste tali in sillabe chiuse (ad esempio l'italiano "mosca" diventa "mòsche"), mentre si sono trasformate in dittonghi diversi in sillabe aperte:
La "a" muta nel dittongo "èu" (ad esempio "mano" in italiano, diventa "mèune").
La "e" si trasforma nel dittongo "ài" o "èi" (ad esempio, l'italiano "treno" diventa "tràine" o "trèine").
La "i", muta nel dittongo "ói" (ad esempio, l'italiano "partita" diventa "partóite").
La "o", diviene invece "àu" (ad esempio l'italiano "scopa" diventa "scàupe").
La "u" si trasforma nel dittongo "ìu" o "éu" (ad esempio, l'italiano "tu" diventa téue o "tìue").
L'articolo singolare femminile è "la", quello singolare maschile "u", mentre il plurale di entrambi i generi è "re".
Bitonto, con Bari, è sede dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto. La diocesi di Bitonto ha un'origine che può essere fatta risalire al tempo della piena conversione della Puglia. La cronotassi episcopale parte infatti dal 515. Sebbene vi siano notizie confuse circa la presenza di un certo Andreano, vescovo di Bitonto intorno al 734, il primo vescovo di Bitonto di cui si hanno notizie dettagliate fu Arnolfo nel 1087. Nel 1818 la diocesi di Bitonto venne unita aeque principaliter a quella di Ruvo ma nel 1978, con le dimissioni del vescovo Marena, la diocesi fu affidata in amministrazione apostolica a vescovi delle diocesi vicine e il 30 settembre 1982 fu nuovamente separata.
Il 26 febbraio 1984 è da ricordare la visita di Papa Giovanni Paolo II a Bitonto nel cui discorso rende omaggio ai cittadini bitontini: «il mio viaggio a Bari sarebbe stato incompleto senza questo incontro con voi, uomini e donne di Bitonto che con la vostra quotidiana fatica rendete feconda questa terra, traendone prodotti abbondanti e universalmente apprezzati».
Bitonto fu dapprima unita in persona episcopi all'arcidiocesi di Bari-Canosa e poi, con la riforma del 1986 che riordinò le sedi diocesane in Italia, fu aggregata a questa, assumendo il suo nome attuale. In occasione del Congresso eucaristico nazionale del maggio 2005, l'arcidiocesi di Bari-Bitonto fu meta del primo viaggio apostolico di Benedetto XVI dopo l'elezione a papa.
Numerose nella città le associazioni e confraternite laicali:





Diverse personalità bitontine sono state più volte presenti sul "grande schermo": Michele Mirabella, Mimmo Mancini, Bianca Guaccero e Pippo Mezzapesa.
Il film di Lucio Fulci Non si sevizia un paperino, è ispirato a una storia vera avvenuta a Bitonto nel 1971 quando la città fu teatro di una serie di delitti dove le vittime erano bambini, da cui appunto il regista trasse spunto per il soggetto.
Il Comune di Bitonto si è trasformato in un set cinematografico in diverse occasioni: la prima fu nel 2001 con la miniserie Ama il tuo nemico 2, fiction che aveva per protagonisti Andrea Di Stefano, l'allora giovanissima Bianca Guaccero, l'attore barese Michele Venitucci e Imma Piro. Nell'anno 2004 scorci di Bitonto furono ripresi nel film L'amore ritorna del regista pugliese Sergio Rubini, con Margherita Buy e Mariangela Melato.
Nel 2008 è interamente girato a Bitonto il cortometraggio Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate, dal già citato Pippo Mezzapesa; Viene ripreso il centro storico di Bitonto e il cimitero della frazione di Mariotto. Tra il 2010 e il 2011 esce, in alcune sale pugliesi, il film Piripicchio - L'ultima mossa, con molte scene girate in Bitonto. Nel 2012 sono girate alcune scene nel centro storico di Bitonto della fiction Volare - La grande storia di Domenico Modugno del regista Riccardo Milani con Beppe Fiorello. Nel 2018 viene girato quasi interamente a Bitonto il film Bar Giuseppe del regista Giulio Base, tra le cui musiche sono inserite anche le note del compositore bitontino Tommaso Traetta. Da ricordare anche il film "Tommaso Blu", del 1988, produzione italo-tedesca, con Alessandro Haber. Alcune scene sono state filmate nei pressi della cattedrale di Bitonto.

Ricca è la cucina bitontina, che annovera diversi piatti tipici. Tra questi è la ciallédde, preparato con pane bagnato, pomodorini, olio e sale. Piatti simili sono diffusi in tutta la Puglia. Diffusi sul territorio murgiano sono i lampascioni, una pianta che genera dei bulbi dalla forma di piccole cipolle, che sono raccolti e lasciati a mollo almeno due giorni, dopo i quali sono pronti per essere serviti, solitamente conditi con sale e olio d'oliva.
Tipica è anche la focaccia di patate, un piatto occasionale che per tradizione si mangia la domenica. L'impasto consiste in farina, olio d'oliva, pomodori e patate macinate. Il tutto viene poi cotto in forno per circa 15-20 minuti.
Rinomati i dolci legati alle tradizioni festive. Legata al periodo di Ognissanti è ad esempio la colva, preparata con grano ammorbidito nell'acqua, chicchi di melograno e di uva, scaglie di cioccolato fondente, il tutto legato insieme dal vin cotto di uva.
Tipiche del periodo natalizio sono, invece, le cartellate, e i cuscinetti. Le prime sono dei nastrini di una sottile sfoglia di pasta preparata con farina, olio e vino bianco, avvolti su sé stessi sino a formare una sorta di "rosa" che sono poi fritte in abbondante olio e passate nel vin cotto di uva, di fichi, o di fichi d'India. Talvolta il vino bianco è sostituito con del succo di arancia.

Con lo stesso impasto si preparano i cuscinetti: piccoli rettangoli di pasta farciti con pasta reale chiusi per formare piccoli cuscinetti e cosparsi di zucchero a velo se cotti al forno oppure rigirati nello zucchero semolato se fritti.
A Pasqua, invece, si prepara la scarcella, una ciambella o colomba di cioccolato di pane addolcito con della glassa. La ricetta tipica prevede anche un uovo sodo al centro. Carnevale è l'occasione per la preparazione delle chiacchiere, mentre il dolce simbolo della città è il bocconotto. La ricetta era un segreto delle suore del monastero di Santa Maria delle Vergini.


Il nucleo storico della città, di forma trapezoidale, è delimitato a tratti dai resti delle mura di periodo normanno. Si è sviluppato a partire dal quartiere chiamato "cicciovizzo", situato tra il torrente Tiflis a sud e la via Traiana (che vi giungeva da Ruvo di Puglia) che lambiva l'abitato a nord, attraversando probabilmente la zona di porta Robustina fino ad arrivare a porta La Maja. Lo sviluppo urbano si è, nei secoli, spinto a nord di tale quartiere, attratto dalla presenza della detta via Traiana, fino a raggiungere l'estensione e l'aspetto attuale.
Le strade del centro storico hanno andamento tortuoso, solo raramente seguono uno schema definito. Sparsi per tutto il borgo antico sono gli archi e le corti. Le strutture rilevanti più antiche presenti nel centro storico risalgono al basso Medioevo, le più recenti al primo Ottocento.
Lo sviluppo urbano ottocentesco si diparte a raggiera verso nord-est, in direzione di Santo Spirito e Giovinazzo, e, in parte, verso ovest in direzione di Terlizzi e Ruvo. La caratteristica che contraddistingue la zona ottocentesca è l'aspetto ordinato dei quartieri, divisi da alcuni assi viari che nella maggior parte dei casi si diramano dalla zona di porta Baresana.
È questo il punto di incontro di ben tre piazze: piazza Cavour, interna alle mura del centro storico, piazza Moro, che si forma dall'incontro tra via Repubblica e il corso, e piazza Marconi, che unisce via Crocifisso e via Traetta. Il corso ospita palazzo Gentile, l'attuale sede del Comune.
Lo sviluppo di primo Novecento non è separato in modo deciso dalla zona ottocentesca: conserva, anzi, una soluzione di continuità con essa. La ferrovia, a nord, rappresenta il limite naturale del centro abitato, oltre il quale si sviluppa la zona artigianale. A est si ha invece la zona 167, mentre a ridosso della S.P. 231, si estende la zona industriale, che si presenta come propaggine della zona industriale di Bari.
Degna di nota è la rete fognante di Bitonto, tra le più antiche d'Europa, realizzata secoli prima di quelle di Napoli e Parigi. La sua costruzione risale al 1512 e fu completata nei primi anni del Seicento.
L'intero centro abitato è inscritto in un anello stradale, noto come Strada Poligonale di Bitonto, che forma un cerchio quasi perfetto di 3 km circa di raggio. Venne ideata e realizzata tra il 1946 e il 1948 dal presidente del consorzio delle strade vicinali Giuseppe Cazzolla con lo scopo di facilitare l'arrivo in città dalla campagna ma, nel tempo, è diventata un anello di congiunzione dei vari assi stradali che raggiungono la città.
L'economia cittadina è da sempre legata all'agricoltura, principalmente all'ulivo. Ad essa si affianca un'organizzazione industriale basata sull'olio. Sul territorio, insistono migliaia di piccole e medie aziende agricole a conduzione prettamente familiare molte di esse associate nelle due Cooperative esistenti "Produttori Olivicoli Bitonto" e Cima di Bitonto. La città è stata definita come città degli ulivi. Sul territorio comunale insiste, benché in crisi, la manifattura tessile, con una quarantina di siti produttivi e oltre trecento aziende del settore abbigliamento.
In crescita il turismo, soprattutto culturale, ma anche naturalistico. Il commercio è basato soprattutto sulle tradizionali fiere ("fiera di San Leone" e "fiera dei Santi Medici").

Bitonto, con un patrimonio di oltre 1 700 000 alberi di ulivo si impone tra i maggiori produttori in Italia di olio d'oliva. Il territorio comunale, infatti, produce un olio extravergine d'oliva ricavato dalla varietà di olive "Cima di Bitonto", diffusa in molti dei comuni circostanti.
L'olio di Bitonto, la cui produzione si è particolarmente sviluppata nel corso del XX secolo, è caratterizzato da una bassissima acidità (0,21%), e viene esportato in tutta Europa e in America. Bitonto è anche membro dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio. È commercializzato come Terra di Bari a denominazione di origine protetta con la menzione geografica aggiuntiva Bitonto.
Accanto alla produzione olearia, la campagna di Bitonto è adibita ad altre colture arboree, quali il mandorlo, il pero, il fico e il percoco (che produce frutti simili alle pesche): vengono inoltre coltivati i cereali e, oltre la frazione di Mariotto, la vite, dalla quale si ricava l'uva destinata alla produzione di vino (tra cui i vini Zagarello e San Barbato).
Il settore agroalimentare si caratterizza per alcuni tipici prodotti da forno come il pane locale, la focaccia casereccia, e anche i taralli, conosciuti nella zona come i taràlle de màsse. Minoritario è l'allevamento (bovino) dal quale deriva però una piccola produzione di latte.
L'industria è sviluppata con insediamenti siderurgici, di lavorazione di pelli, per la produzione di ceramica, lavorazione di conglomerati bituminosi, lavorazione di pneumatici, lavorazione di vinacce e frantoi, calce viva, scatolifici, gomma soffice, prefabbricati, falegnameria industriale.
L'attività artigianale e della piccola industria mette sul mercato nazionale e internazionale soprattutto i prodotti della confezione, dell'abbigliamento e della meccanica leggera: l'indotto conta oltre 1200 aziende con circa 13 000 addetti. È anche prevista la costruzione, sulla direttrice Bitonto-Giovinazzo, di insediamenti industriali dotati delle più moderne infrastrutture e reti, ecologicamente attrezzate, in grado di attrarre insediamenti di aziende che producono beni e servizi ad alto contenuto tecnologico, su un'area di circa 800 ettari.
Il settore turistico a Bitonto sta vivendo un periodo di forte crescita. Già nel 2007 le presenze turistiche in città sono aumentate del 350% rispetto al 2006, risultando così il comune più virtuoso della provincia.
Il turismo è legato soprattutto all'itinerario romanico, in cui Bitonto è una delle tappe principali con la sua cattedrale. Gli scavi archeologici che hanno riportato alla luce la chiesa paleocristiana l'hanno inoltre trasformato in un museo, attraverso l'esposizione degli oggetti ivi rinvenuti. Il polo museale cittadino comprende inoltre la Galleria nazionale, il Museo diocesano e il Museo archeologico.
Ma il turismo cittadino si appoggia anche gli eventi storici come la festa patronale, col corteo storico, i riti della settimana santa, la festa esterna dei santi Medici, che muovono in città numeri consistenti di visitatori e pellegrini; e agli eventi culturali come il Beat-Onto Jazz Festival e il Bitalk che portano in piazza il primo artisti della scena jazz nazionale e internazionale, il secondo volti noti dello spettacolo, della politica e della scena artistica italiana.
Un ruolo nel settore è dato anche dal patrimonio naturalistico come lama Balice e l'alta Murgia, parchi naturali che accolgono appassionati di mountain bike ed escursionisti.
Il casello autostradale di Bitonto dell'autostrada A14 Bologna-Taranto è situato in territorio comunale, tre chilometri a nord dal centro. La città è servita inoltre dalla SP 231 (già SS 98 andriese-coratina), che costeggia il centro cittadino nella parte meridionale fungendo quasi da tangenziale: questa arteria collega Bitonto a est con Modugno, ove si innesta sulla strada statale 96 per Bari e Altamura, e a ovest con i centri interni del nord-barese.


Bitonto è servita dalla ferrovia Bari-Barletta gestita dalla Ferrotramviaria, che ricalca il percorso della precedente tranvia a vapore. Le città collegate ai due capilinea sono quelle interne del nord barese.
Fino al 1963, la città era servita da una breve linea ferroviaria, la Bitonto-Santo Spirito, che collegava la città alla sua frazione costiera. Oggi parte di quel tracciato fa parte delle ferrovie del Nord Barese.
Da luglio 2013 è inoltre in funzione la variante, inquadrata come servizio FM2 delle Ferrovie del Nord Barese, che collega Bitonto con l'aeroporto di Bari-Palese e si riallaccia alla linea Bari-Barletta nei pressi della stazione di Fesca-San Girolamo toccando nell'ordine la stazione di Aeroporto e quella di Europa.
La città dispone di due impianti:
L'A.S.V. gestisce i servizi di trasporto urbano. In particolare sono disponibili due linee che collegano la città anche alle sue frazioni. La Ferrotramviaria gestisce, oltre alle linee ferroviarie citate, anche autolinee che collegano la città a Bari passando per Modugno e, nei festivi, autolinee che sostituiscono i treni nella tratta Bari-Barletta.
La STP Bari gestisce le autolinee che collegano Bitonto ad Adelfia, passando per Palo del Colle, Bitetto, Binetto, Grumo Appula, Sannicandro di Bari e Bitritto; a Toritto, seguendo il percorso per Adelfia fino a Grumo; a Molfetta, passando per Giovinazzo. La Cotrap collega Bitonto a Santo Spirito.
Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 25 settembre 1987 | 31 maggio 1993 | Michele Coletti | PSI | Sindaco | |
| 4 giugno 1993 | 20 giugno 1994 | Francesco Dimundo | PSI | Sindaco | |
| 20 giugno 1994 | 6 dicembre 1994 | Mario Tafaro | - | Comm. pref. | |
| 6 dicembre 1994 | 30 novembre 1998 | Umberto Kühtz | PDS | Sindaco | |
| 30 novembre 1998 | 29 aprile 2008 | Nicola Pice | L'Ulivo | Sindaco | |
| 29 aprile 2008 | 20 febbraio 2012 | Raffaele Valla | PdL | Sindaco | |
| 20 febbraio 2012 | 21 maggio 2012 | Pasquale Minunni | - | Comm. pref. | |
| 21 maggio 2012 | 11 giugno 2017 | Michele Abbaticchio | SEL / SI | Sindaco | |
| 11 giugno 2017 | 21 giugno 2022 | Michele Abbaticchio | Indipendente e dal 2018 IiC | Sindaco | |
| 21 giugno 2022 | in carica | Francesco Paolo Ricci | Centro-sinistra | Sindaco | |

Hanno sede nel Comune diverse società di calcio. L'U.S. Bitonto Calcio, fondata nel 1921, è stata promossa per la prima volta nella sua storia in Serie C dopo la vittoria del campionato di Serie D 2019-2020. Tuttavia, a causa di presunte combine avvenute nella partita contro il Picerno del 5 maggio 2019 secondo l'autorità calcistica competente, ha visto sfumare questa possibilità quindi attualmente, nella stagione 2025-26, milita nel campionato di Eccellenza Pugliese.
L'associazione U.S.D. Olimpia Bitonto, fondata nel 1981, è affiliata al Genoa e, nella stagione 2025-26, disputa il campionato di Prima Categoria Puglia.
Dal 2008 al 2018 è stata attiva la società A.S.D. Omnia Bitonto, che ha raggiunto la Serie D nella stagione 2017-2018 dopo aver sconfitto ai play-off nazionali i campani dell'Afragolese. In seguito la società ha cambiato denominazione in US Bitonto (nel frattempo l'Unione Sportiva Bitonto aveva ceduto il proprio titolo sportivo ad un'associazione calcistica della città di Molfetta) per poter continuare la tradizione storica e sportiva neroverde.
Nel 2024 è stata formata la A.S.D. Pugliese che gareggia nel campionato di terza categoria. Un'altra realtà del calcio bitontino, a livello giovanile, è il Bitonto Calcio Bellavista, fondata dall'omonimo calciatore, Antonio Bellavista.
La città vanta una squadra di calcio a 5 femminile, il Bitonto Calcio a 5, che nel 2021 ha raggiunto la prima storica promozione in serie A e nella stagione 2022-2023 ha vinto la Coppa Italia e lo scudetto, la prima volta per un club bitontino. L’anno successivo, le ragazze si sono ripetute vincendo coppa Italia, scudetto e supercoppa e ottenendo il titolo di vice-campionesse d’Europa.
La squadra maschile, l'ASD Bitonto Futsal Club 2018, nella stagione 2022-2023 è stata promossa in serie A2 dopo aver disputato i play-off.
La squadra maschile di pallavolo Comix Volleyball Bitonto in passato ha raggiunto la serie B1. Dopo la cessione del titolo, è nata una nuova società, l'ASD Volley Ball Bitonto, che nella stagione 2021-22 milita nel gruppo A di Serie D.
La squadra femminile di pallavolo, la Volley Ball Bitonto ha disputato nuovamente nella stagione 2018/2019, dopo alcuni anni di assenza, il campionato di serie C. La GS Robur A.S.D. Bitonto ha militato anch'essa in serie C.
Le squadre maschili cittadine di pallacanestro sono lo Sporting Club Bitonto e l'A.S.D.Virtus Bitonto: ambedue sono attive sia a livello dilettantistico sia a livello giovanile e, in particolare, la prima nella stagione 2021-22 milita nel girone A del campionato di Serie D.
In città è presente anche una compagine tennistica, la Tennis Club Bitonto, fondata nel 1969.
L'A.S.D. Velosprint è la società ciclistica bitontina fondata nel 1999 su impulso del ciclista Luigi de Gennaro. Sempre in ambito ciclistico, va menzionato che il 18 maggio 2010 la città è stata sede di arrivo della decima tappa del Giro d'Italia, Avellino - Bitonto, vinta dallo statunitense Tyler Farrar.
Dal 2012 è presente anche la squadra di rugby della città, creatasi come "Omnia Rugby Bitonto", dal 2018 ha cambiato denominazione in Amatori Rugby Bitonto. Partecipa al campionato interregionale di Serie C e ha avuto al suo attivo anche due campionati under 16 e la sezione femminile con il campionato di "coppa Italia" seven.
Dal 2012 è presente anche una squadra di golf, l'Omnia Golf Bitonto, che partecipa alle competizioni organizzate dalla FIG, sia individuali che a squadre.
Dal 2017 è attiva anche l'A.S.D. Tennis Tavolo Seven Bitonto, che disputa il campionato di tennistavolo nelle serie D1 e D2.
Sono operative pure Motris associazione sportiva dilettantistica di karate e La Perla associazione sportiva dilettantistica di pattinaggio artistico a rotelle nonché C.I. Torre d'Agera scuola di equitazione.
Nel 2024, Redrum conquista la Finalissima Nazionale del Tecniche Perfette di freestyle rap.
Diversi sono gli impianti sportivi cittadini. I principali sono:
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