Adria

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Adria
comune
Adria – Stemma
Adria – Bandiera
Adria – Veduta
Adria – Veduta
Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Veneto
Provincia Rovigo
Amministrazione
SindacoMassimo Barbujani (centro-destra) dal 29-5-2023
Territorio
Coordinate45°03′N 12°03′E
Altitudine4 m s.l.m.
Superficie113,39 km²
Abitanti18 945 (31-5-2026)
Densità167,08 ab./km²
FrazioniBaricetta, Bellombra, Bottrighe, Ca' Emo, Cavanella Po, Fasana, Mazzorno, Valliera
Comuni confinantiCavarzere (VE), Ceregnano, Corbola, Gavello, Loreo, Papozze, Pettorazza Grimani, San Martino di Venezze, Taglio di Po, Villadose, Villanova Marchesana
Altre informazioni
Cod. postale45011
Prefisso0426
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT029001
Cod. catastaleA059
TargaRO
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 466 GG
Nome abitantiadriesi
PatronoSan Bellino
Giorno festivo26 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Adria
Adria
Adria – Mappa
Adria – Mappa
Posizione del comune di Adria nella provincia di Rovigo
Sito istituzionale

Adria (Àdria in veneto) è un comune italiano di 18 945 abitanti della provincia di Rovigo in Veneto.

Dalla preistoria all'antichità

Lo stesso argomento in dettaglio: Adria (città antica).

A nord-est dell'abitato, in località Amolaretta, uno scavo del 2010-2011 ha messo in luce un sito della media e recente età del bronzo, vissuto senza interruzioni attraverso tre cicli, dalla struttura su impalcato ligneo in ambiente stagnale alla capanna costruita al suolo; le datazioni radiometriche cadono fra il XVI e il XII secolo a.C. e i materiali si collocano fra l'orizzonte terramaricolo e quello subappenninico, senza che ne sia proposta un'attribuzione etnica. Sepolto da depositi alluvionali, il sito tornò in uso molto più tardi come piano delle necropoli di età ellenistica e romana.

L'abitato da cui la città prende nome sorse nella prima metà del VI secolo a.C. lungo il Tartaro, che dopo la rotta di Sermide era venuto a scorrere nell'alveo del Po di Adria; i livelli insediativi finora raggiunti dallo scavo sono di metà secolo. Nacque, insieme al vicino scalo costiero di San Basilio, in un Polesine allora ancora spopolato, quando l'apertura della rotta focea verso l'alto Adriatico riorganizzò gli approdi della costa. Studi più antichi le assegnavano un nucleo paleoveneto originario, nel quale si sarebbero poi inseriti Greci ed Etruschi. Fu comunque un centro etrusco per lingua, scrittura e organizzazione urbana, frequentato stabilmente anche da Greci, Veneti, Celti e Latini, e uno dei grandi scali dell'alto Adriatico: fu il suo nome a passare al mare, e non il contrario. Una tradizione diversa lega invece il nome dell'Adriatico alla città di Atri.

Il porto, che Plinio ricorda come il nobilis portus della città degli Etruschi, stava una dozzina di chilometri più a valle e comunicava con l'abitato per vie d'acqua interne, fra cui il canale detto fossa Philistina. Di qui passavano l'ambra dal Baltico, i metalli e il vasellame greco ed etrusco diretti all'entroterra padano e ai valichi alpini.

Le fonti antiche non concordano sull'ethnos degli Adriesi, detti di volta in volta etruschi, greci, veneti o galli, e ne attribuiscono la fondazione ora a un eroe eponimo, ora a Diomede, ora a Dionisio I di Siracusa. Le prime due tradizioni appartengono al mito; l'espansione siracusana nell'Adriatico del primo IV secolo a.C. è invece un fatto storico, ma che abbia raggiunto anche Adria lo affermano le sole fonti letterarie, che non lo datano, e in città non se ne riconoscono tracce archeologiche sicure. Il sostantivo latino atrium prese nome dall'etrusca Adria, e non viceversa.

Fra la seconda metà del V e il IV secolo a.C. le testimonianze adriesi si diradano quasi del tutto. Dell'elemento gallico restano tracce che crescono nel tempo: ornamenti di tipo La Tène nei corredi funerari, come torques e anelli serpeggianti, dracme del tipo detto padano e, fra II e I secolo a.C., sette iscrizioni in alfabeto leponzio. Che ciò basti a dimostrare uno stanziamento è discusso: nella necropoli del Canal Bianco i gioielli celtici compaiono in tredici tombe su oltre quattrocento, e per Maurizia De Min si tratta di oggetti isolati in corredi di fisionomia non celtica. La vita della città non si interrompe.

Nel II secolo a.C. per Adria furono fatte passare la via Popilia e la via Annia; dopo la lex Roscia del 49 a.C. la città fu costituita in municipio nel 42 a.C. Della città imperiale si riconoscono il foro, il teatro e l'anfiteatro, ma gli edifici furono spogliati nel medioevo per alimentare le calcare. L'interramento del porto e il progressivo allontanamento dal mare segnarono poi la fine della funzione portuale, non quella della città: già nel I secolo d.C. era necessario percorrere un canale artificiale per raggiungerla. Dal V secolo Adria fu sede di giurisdizione ecclesiastica.

Medioevo e periodo veneziano

Al passaggio delle invasioni barbariche, il porto di Adria aveva già perso la gran parte della sua importanza, ma assunse il nuovo ruolo di importante bastione militare, difeso dalla laguna e dai fiumi Adige e Po, all'interno dei territori amministrati dalla Chiesa di Roma. Il definitivo declino del porto di Adria avvenne in seguito alla rotta della Cucca del 589, che sconvolse l'intera idrografia del territorio circostante, isolando Adria tra paludi malsane. Anche la trama delle strade romane si andò presto perdendo; l'unica a sopravvivere fu la via Popilia, presto ribattezzata Romea in quanto percorsa dai pellegrini diretti a Roma.

Tra il VII e l'VIII secolo Adria divenne un feudo vescovile indipendente da quello di Ravenna, ma l'autorità del vescovo fu lentamente soppiantata da quella del Comune, che mantenne l'autonomia locale fino a circa il 1250, quando la signoria degli Este pose ad Adria un proprio rappresentante ("giudice" e poi "visconte"). La visconteria di Adria rimase indipendente rispetto all'espansione dello stato da tera veneziano, fino ad entrare sotto il controllo di Venezia all'inizio del XVI secolo, quando Adria era ormai un piccolo villaggio in mezzo a una palude malarica. Nel 1482, in occasione della guerra di Ferrara, Adria fu attaccata dalla flotta schierata sul Po dai veneziani, che saccheggiarono la città.

Quando nel XVII secolo iniziò l'opera di bonifica della valle polesana da parte dei veneziani, incluso il taglio di Porto Viro, Adria cominciò ad assumere nuovamente importanza.

Periodo napoleonico

L'invasione di Napoleone Bonaparte del 1796 portò tra l'altro Adria a far parte del Distretto di Padova. Il 13 maggio 1797 il generale Giambattista Rusca, designato al comando del territorio polesano e adriese, si impadroniva con la forza del potere municipale; veniva istituita una guardia civica ed eletta una nuova municipalità, tra i cui membri spiccava anche la figura di Carlo Bocchi. Gli adriesi restarono comunque ostili alle idee rivoluzionarie, per timore delle principali famiglie cittadine di perder quei titoli nobiliari recentemente ottenuti da Venezia. Gli stessi accolsero invece con favore l'assegnazione di Adria all'Impero austriaco con il trattato di Campoformio del 1797. Con un decreto del 27 febbraio 1798 gli austriaci restituirono i diritti in precedenza avuti dalla Serenissima e istituirono la Provincia di Adria, indipendente da Padova.

Dopo la vittoria di Marengo del 14 giugno 1800 i francesi tornarono nel Polesine. La città fu inclusa nel governo provvisorio e poi nella Repubblica Cisalpina, quindi della Repubblica Italiana (1802-1805), trasformata nel 1805 in Regno d'Italia, amministrativamente incorporata come vice-prefettura nel Dipartimento dell'Adriatico con capoluogo Venezia.

Nel 1809 anche Adria partecipò agli atti di brigantaggio contro i francesi che scoppiarono in tutto il Veneto. La rivolta fu capeggiata dal sacerdote Carolo Giocoli, con base a Bellombra. Nella notte tra l'8 e il 9 luglio numerosi rivoltosi aprirono le carceri, si impadronirono delle armi della guardia nazionale e operarono incendi e saccheggi. La repressione francese non si fece attendere, coinvolgendo anche molti innocenti, vittime di odii privati. Giocoli, catturato presso Ferrara, venne condannato ai ferri a vita.

Il periodo napoleonico introdusse anche ad Adria importanti e positive novità: scuole popolari pubbliche e gratuite, soppressione di istituzioni confessionali pagate dal bilancio pubblico, emanazione di provvedimenti umanitari e igienici, introduzione del nuovo codice civile.

Periodo austriaco

Sconfitto Napoleone, in conseguenza della restaurazione operata dal Congresso di Vienna, Adria dal 1815 fu inclusa nel Regno Lombardo-Veneto, sotto la Prefettura di Rovigo. Gli austriaci, pur non essendo sempre benvoluti dagli adriesi, migliorarono notevolmente le infrastrutture, lo sviluppo e la qualità della città, ma spesso sostituirono nelle posizioni gestionali di importanza gli italiani con amministratori austriaci. Durante il periodo austriaco vengono eliminate pressoché completamente le abitazioni in canna (erano ancora 200 nel 1817), chiusi alcuni fossati urbani, consolidati i ponti interni, migliorate le comunicazioni stradali. Vengono inoltre aperti il teatro (1816), l'ospedale (1844), la casa di riposo (1852), e il ginnasio vescovile.

Un'identità polesana si sviluppò in questo estremo lembo sud-orientale dell'impero austriaco, manifestandosi nel desiderio di riunificazione al resto dei territori italiani. Nel gennaio 1819 venne scoperto a Fratta un covo di carbonari, cui partecipavano anche alcuni adriesi. Tutto rimase comunque tranquillo fino al 1848, quando alla rivolta anti-austriaca seguirono alcuni mesi di autonomia amministrativa, fino al 26 maggio, sotto la guida di un Comitato distrettuale composto da un presidente e da una giunta. Al termine della prima guerra d'indipendenza la repressione austriaca si fece sentire in tutto il Polesine con processi e condanne politiche. Anche ad Adria le tendenze politiche del periodo si distinguevano tra il movimento mazziniano, rivoluzionario e repubblicano, e quello cavouriano, che disapprovava i mezzi rivoluzionari facendo affidamento sulle arti della diplomazia. Vari cittadini adriesi attraversarono il Po per unirsi all'esercito piemontese e alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi (furono tre gli adriesi tra i Mille). All'indomani dell'annessione del Veneto all'Italia nel 1866 questi assumeranno importanti cariche cittadine.

Periodo italiano

A partire dal Risorgimento, la popolazione di Adria aumenta progressivamente fino agli oltre 34 000 abitanti del 1951, anche per via dell'annessione di comuni circonvicini già autonomi negli anni '20 (Bottrighe e Ca' Emo).

Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, Adria è uno dei comuni del Veneto adibiti dalle autorità fasciste a luogo di internamento civile. Vi sono confinati anche 17 profughi ebrei stranieri, giunti in Italia dalla Slovenia. A due di essi sarà concesso permesso di emigrazione dall'Italia nel marzo 1942. Gli altri resteranno a Adria fino all'estate del 1943 per disperdersi quindi dopo l'8 settembre per sfuggire alle deportazioni, trovando rifugio in Svizzera o nei territori già liberati dell'Italia meridionale o sopravvivendo in clandestinità.
Solo uno degli ex-internati ad Adria, risulta incluso negli elenchi dei deportati; arrestato a Fiume nel novembre 1943, muore ad Auschwitz.

Nel novembre 1951 Adria rimase sommersa dalla tracimazione del Po e molte famiglie persero tutto.
Successivamente parte della popolazione si spostò verso le zone più interne del Polesine non colpite dall'alluvione, oppure emigrò nei distretti industriali della Lombardia e del Piemonte. Numerosi adriesi si trasferirono all'estero, anche in Paesi lontani come il Canada e l'Australia.

Simboli

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 22 maggio 1931.

«D'azzurro, al castello torricellato di tre, al naturale, le torri merlate alla ghibellina, la centrale più alta e troncata sopra di rosso, aperto, finestrato e murato di nero, fondato su pianura erbosa di verde. Ornamenti esteriori da Città.»

Il gonfalone, concesso con regio decreto del 28 agosto 1930, è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Grande medaglia di bronzo di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908) - nastrino per uniforme ordinaria
Grande medaglia di bronzo di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908)
«Al Comune di Adria»
— Elenco delle ricompense conferite ai benemeriti in occasione del terremoto calabro-siculo 28 dicembre 1908 con RR. decreti 7 e 21 luglio, 9 agosto, 23 settembre 1910; 23 febbraio, 16 marzo, 27 maggio 1911, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 130 del 3 giugno 1911 .

Monumenti e luoghi d'interesse

Mappa del centro storico

Architetture religiose

La facciata e il campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta della Tomba.
Facciata della Cattedrale Nuova dei Santi Pietro e Paolo. Particolare dell'intervento in marmo, unico elemento di rivestimento della facciata.

Architetture civili

Teatri

Facciata del Teatro Comunale del Popolo di Adria
  • Teatro Politeama (inaugurato nel 1878 e distrutto da un incendio nel 1921). Tra i Direttori d'orchestra più celebri dell'800 che hanno diretto al Politeama di Adria, si annovera il M° Antonino Palminteri, presente sul podio nella stagione teatrale agosto-settembre del 1908, portando in scena Opere quali: I puritani di Vincenzo Bellini e Il trovatore, di Giuseppe Verdi. Gli esiti delle rappresentazioni furono eccellenti e apprezzatissimi. L'attuale Politeama, in ordine cronologico è il dodicesimo Teatro adriese, essendo stato preceduto dal Teatro Santo Stefano (1803 - 1808), dal Teatro Nuovo - poi Teatro della Società, poi Teatro Fidora, poi Teatro Orfeo – (1813 - 1919), dall'Arena Zen (1855 - 1889, usata solo nei mesi estivi), dal Politeama (1878 - 1921), dal Teatro San Nicola (1880 - 1889), dal Teatro Massimo (1913 - 1922 solo come cinematografo, dal 1922 al 1930 come teatro per sostituire il Politeama distrutto da un incendio nell'ottobre del 1921, poi dal 1931 al 1993 ancora come cinematografo), dal Teatro Ferrini (1920 – 1960, 1999 - in attività), dal Teatro Sociale (1922 – 1929), dal Teatro estivo "Francesco Zagato" (1924 – 1932), dal Salone Marchi (1925 – primi anni '30, proseguendo poi fino al 1988 come Cinema Roma) e dal Teatro San Francesco (1926 – 1963). Inaugurato il 25 dicembre 1930, il Politeama, ubicato al n. 211 del Corso Vittorio Emanuele II°, è stato utilizzato fino al 1984 per i più diversi generi di spettacolo: rappresentazioni di melodrammi, di operette, di prosa, concerti, spettacoli di varietà, incontri di pugilato e come cinematografo. L'originaria struttura interna era costituita dalla sala con platea e loggia su tre lati, con una capacità di 700 posti, ridimensionati a 260 dopo il restauro al quale fu sottoposto negli anni '90. Riaperto nel 1997, è attualmente chiuso.
  • L'impresario edile adriese Francesco Zagato acquistò allora l'area prospiciente Piazza Cavour, già occupata dall'Arena Zen, e commissionò all'Architetto adriese Gianbattista Scarpari il progetto per un teatro capace di soddisfare qualsiasi esigenza di repertorio. Scarpari progettò un teatro con sei ordini di palchi e due gallerie, con una capienza di più di 4 000 spettatori, e ai primi di marzo del 1923 ne veniva iniziata la costruzione, partendo dal blocco costituito dal palcoscenico e dal boccascena. Nell'ottobre seguente la copertura del palcoscenico era ultimata, e così pure i camerini. Con il nome di "Teatro estivo Zagato", la struttura, costituita dal palcoscenico in muratura con platea a cielo aperto su pianta rettangolare, con una capienza di 2 000 posti, venne inaugurata il 16 luglio 1924 dalla Compagnia di Prosa di Amedeo Chiantoni con Mister Wu di H. M. Vernon e Harold Howen. La crisi economica degli anni '26 e '27 aveva privato però Zagato dei mezzi necessari per terminare la costruzione del teatro. Si formò allora un comitato, presieduto da Ferrante Mecenati, che commissionò all'architetto Scarpari un nuovo progetto, più ridotto rispetto al precedente, e il preventivo di spesa per il completamento dell’edificio. Il nuovo progetto, con platea su pianta circolare con un ordine di palchi, due gallerie e un loggione su pianta ellittica, aveva inizialmente una capienza di 1 608 posti, ridotti poi a 802 (1 000 con il loggione dopo la ristrutturazione) dopo i lavori di restauro e di adeguamento alle nuove norme di sicurezza effettuati negli anni '90. Il 28 settembre del '32, l'imprenditore adriese Enrico Barbuiani, vincitore dell'asta per l'appalto dei lavori, dava subito inizio alla costruzione, utilizzando il palcoscenico e il boccascena già esistenti. Nel maggio del 1935 un Comitato Artistico, presieduto da Mecenati, contattava il Maestro Tullio Serafin, il quale accettava di dirigere le prime due rappresentazioni, il 24 e il 26 settembre, del Mefistofele inaugurale del Teatro Comunale del Popolo (già del "Littorio").
  • La piccola cittadina polesana ha ad oggi anche un altro teatro attivo il Teatro Beato Contardo Ferrini, piccola struttura di meno di 200 adiacente alla Cattedrale.

Altri monumenti

Altro

La pietra miliare conservata nel Museo archeologico nazionale di Adria.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Adria è il secondo comune più popolato della provincia. Come si può notare dal grafico, la città contava sino al 1951 oltre 34 000 abitanti, poi, dopo l'alluvione nel novembre di quell'anno, parte della popolazione si spostò verso le zone più interne del Polesine non colpite dall'alluvione, oppure emigrò prevalentemente nei distretti industriali della Lombardia e del Piemonte. Numerosi furono anche gli adriesi che scelsero Paesi stranieri, come il Canada e l'Australia.

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2022 la popolazione straniera era di 1 427 persone, pari al 7,75 % dei residenti.

Cultura

Istruzione

Scuole

  • Conservatorio Statale di Musica "Antonio Buzzolla": tra le istituzioni culturali ricopre un ruolo eminente. È stato diretto ed ha formato illustri musicisti, e promuove con buoni esiti numerose iniziative, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali, italiane ed estere. Originariamente era collocato presso un edificio donato al Comune dalla famiglia Goffrè, attualmente destinato a Biblioteca Comunale; poi, dal 1977 ad oggi, ha sede in Villa Mecenati, di proprietà dell'omonima Fondazione assieme ad altri beni lasciati alla città di Adria, per lo studio e la valorizzazione delle arti musicali.
  • I numerosi istituti scolastici presenti, inoltre, conferiscono alla città un ruolo di riferimento per gli studenti del medio e basso Polesine.

Università

Adria è una delle sedi del corso di laurea in scienze infermieristiche dell'Università di Ferrara, attivato a partire dal A.A. 2021/2022 di concerto con l'Azienda ULSS 5 "Polesana".

Musei, biblioteche e archivi

Geografia antropica

Il Comune fa parte della zona climatica E.

Frazioni

Infrastrutture e trasporti

Strade

Adria è lambita dalla SS 309 Romea, è raggiunta dalla SR 443 per Rovigo, la SR 516 Piovese per Padova, la SP 45 per Rosolina, e la SR 495 per Ariano nel Polesine.

Mobilità urbana

Il sistema del trasporto pubblico della città è servito da una linea extraurbana gestita da Busitalia che la collega con il capoluogo Rovigo e con le principali località sulla direttiva ovest-est verso il delta del Po e nord-sud verso la provincia di Venezia e di Ferrara; inoltre vi sono dei collegamenti con Cavarzere gestiti dall'Actv.

Ferrovie

La stazione ferroviaria di Adria vista dalla banchina del binario 1.

Ad Adria è presente una stazione ferroviaria a 5 binari collegata alle linee ferroviarie non elettrificate Rovigo-Chioggia e Adria-Mestre.

L'automotrice FS ALn 663.905 SI, nella vecchia livrea della Sistemi Territoriali, in sosta sul binario 2 del piazzale della stazione di Adria.
L'automotrice ALn 663.908 SI della Sistemi Territoriali in sosta alla stazione di Adria

Trasporto fluviale

In città è presente un porto turistico, e ospita il "Cantiere Navale Vittoria S.p.A.", gestita dalla famiglia Duò, un'attività cantieristica di altissimo rilievo, specializzata dal 1927 nella costruzione di navi da carico, draghe, rimorchiatori, motopescherecci, imbarcazioni militari, pattugliatori veloci e imbarcazioni per interventi anti incendio e S.A.R..

Il comune di Adria confina a sud con il fiume Po, ed è attraversato da ovest ad est dal Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, entrambi navigabili. Il Canalbianco è un canale artificiale, tratto intermedio del Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, via navigabile lunga 135 km che collega Mantova con il mare, attraversando tutta la provincia di Rovigo. Il tratto iniziale, della lunghezza di 52 km, è naturale e prende il nome di "Tartaro"; il tratto intermedio, lungo 78 km, è il canale artificiale che prende il nome di "Canalbianco" e arriva fino alla conca di Volta Grimana; il tratto finale, di 17 km, arriva fino alla foce e prende il nome di "Po di Levante". La lunghezza totale del fiume dalle sorgenti al mare è di 147 km. Il Canalbianco, infine, si collega alla linea navigabile "Po-Brondolo", che dalla laguna di Chioggia permette di raggiungere Venezia. Attualmente si sta concludendo l'adeguamento dell'intera asta navigabile, permettendo così il passaggio di bettoline "Classe V Europea". A corredo di questi imponenti lavori è già attivo l'interporto di Rovigo, area di scambio per il trasporto fluviale-gomma-ferro, che si propone in virtù della sua equidistanza tra Padova e Ferrara, l'adiacenza alla S.S. Transpolesana e all'autostrada A13.

Amministrazione

Sindaco

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
Aurelio Ballotta (PSI) Sindaco
26 aprile 1945 29 maggio 1946 Cesare Zen (CLN-PRI) Sindaco
Sante Tugnolo (PSI) Sindaco
Guido Cester Democrazia Cristiana Sindaco
Commissario Straordinario
1960 1973 Leo Mario Badio Democrazia Cristiana Sindaco
1973 1976 Renzo Rossi Democrazia Cristiana Sindaco
1976 1985 Valerio Cavallari PSI Sindaco
1985 1991 Franco Grotto PSI Sindaco
1991 1995 Sandro Gino Spinello PDS Sindaco
1995 1999 Sandro Gino Spinello PDS Sindaco
1999 2004 Sandro Gino Spinello Liste Civiche (Centro-sinistra) Sindaco
2004 2009 Antonio Lodo Liste Civiche (Centro-sinistra) Sindaco
2009 2010 Massimo Barbujani Liste Civiche (Centro-destra) Sindaco
2010 2011 Carmine Fruncillo Commissario prefettizio
Sindaco
2011 2016 Massimo Barbujani PdL; Lega Nord Sindaco
2016 2018 Massimo Barbujani Lega Nord; FdI; FI; Lista civica "Bobo Sindaco";
Lista civica "Adria Frazioni"
Sindaco
2018 2018 Carmine Fruncillo Commissario prefettizio
2018 2023 Omar Barbierato Lista civica "Siamo Adria"; Lista civica "Impegno per
il Bene Comune"; Lista civica "Adria Civica";
Sindaco
2023 in carica Massimo Barbujani LSP; FdI; FI; Lista civica "Bobo Sindaco";
Lista civica "Il Cantiere Adria"
Sindaco

Gemellaggi


Sport

Le società di calcio con sede nel comune sono: U.S.D. Adriese 1906, A.C. San Vigilio Adria, A.S.D. Baricetta Calcio e A.S.D. Ca' Emo Calcio, che militano in campionati di livello regionale.

Ad Adria si svolge la manifestazione automobilistica storica "Rally città di Adria" e nella frazione di Cavanella Po si trova il complesso multifunzionale Adria International Raceway.

Galleria d'immagini

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Comune di Adria - Statuto (PDF), su dait.interno.gov.it. URL consultato il 25 febbraio 2025.
  3. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ↑ Comune di Adria : Amministrazione comunale e sindaco - Comune di Adria e città, Rovigo, Veneto, su www.comune-italia.it. URL consultato il 4 agosto 2026.
  6. ↑ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996.
  7. ↑ Claudio Balista, Fiorenza Bortolami, Fiorenzo Fuolega, Giovanna Gambacurta, Marco Marchesini e Erika Valli, Il sito dell'Età del bronzo medio-recente corrispondente all'antica Adria (Rovigo) in località Amolaretta, in Preistoria e Protostoria del Veneto, Studi di Preistoria e Protostoria, vol. 2, Firenze, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 2015, pp. 721-727.
  8. ↑ Alberta Facchi, Maria Cristina Vallicelli e Federica Wiel-Marin, Adria etrusca e il suo spazio urbano: un aggiornamento, in Giuseppe Sassatelli (a cura di), Gli Etruschi nella Valle del Po. Atti del XXX Convegno di studi etruschi e italici (Bologna, 23-25 giugno 2022), Roma, Bretschneider, 2024, pp. 295-323, ISBN 9788876893452.
  9. 1 2 Andrea Gaucci, Iscrizioni della città etrusca di Adria. Testi e contesti tra Arcaismo ed Ellenismo, Bologna, Bononia University Press, 2021, p. 2, ISBN 978-88-6923-713-3.
  10. 1 2 3 4 Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi. Storia e civiltà, Torino, UTET Università, 2015, pp. 457-460, ISBN 978-88-7750-615-3.
  11. ↑ Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica, edito da L'Erma di Bretschneider, 2001 (la citazione è consultabile su Google ricerca libri a pagina 12)
  12. ↑ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro secondo, cap. 19, "Post Flamminiam duodecima Picenus occurrit, habens ab austro Appenninos montes, ex altera vero parte Adriaticum mare. Haec usque ad fluvium Piscariam pertendit. In qua sunt civitates Firmus, Asculus et Pinnis et iam vetustate consumpta Adria, quae Adriatico pelago nomen dedit." (la citazione è consultabile su Intratext a Historia Langobardorum: text - IntraText CT)
  13. ↑ Virginie Defente, Les Celtes en Italie du Nord. Piémont oriental, Lombardie, Vénétie, du VIe au IIIe siècle av. J.-C., Roma, École française de Rome, 2003, pp. 51-53, ISBN 978-2-7283-0607-7.
  14. ↑ Giovanna Gambacurta (a cura di), Adria. Museo Archeologico Nazionale di Adria, in Guide tematiche dei musei archeologici del Veneto, vol. 1, Venezia, Regione del Veneto, 2013, pp. 63-64, ISBN 88-7541-346-0.
  15. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Storia della città di Adria, su comune.adria.ro.it. URL consultato il 31 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2017).
  16. ↑ Fabio Romanoni, La guerra d’acqua dolce. Navi e conflitti medievali nell'Italia settentrionale, Bologna, CLUEB, 2023, p. 65, ISBN 978-88-31365-53-6.
  17. ↑ I campi fascisti: Adria.
  18. ↑ Ebrei stranieri internati in Veneto.
  19. ↑ CDEC.
  20. ↑ Alluvione del Po del 1951, su comune.adria.ro.it.
  21. 1 2 Adria, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 15 novembre 2022.
  22. ↑ Elenco delle ricompense conferite ai benemeriti in occasione del terremoto calabro-siculo del 28 dicembre 1908, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 130 del 3 giugno 1911.
  23. ↑ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy, su gcatholic.org.
  24. ↑ Antonello Nave,Virgilio Milani e la scultura del Novecento nel Polesine, Rovigo, Minelliana, 2004, pp. 133.
  25. ↑ scheda del rilievo architettonico (PDF), su comune.adria.ro.it.
  26. ↑ [Angela Balistreri,"Antonino Palminteri un artista gentiluomo nel panorama operistico dell'800", Partanna, Produzioni Edivideo, 2010, p. 174]
  27. ↑ Antonello Nave, Monumenti garibaldini nel Polesine di fine '800, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Garibaldi e il Polesine, tra Alberto Mario Jessie White e Giosue Carducci, Atti del XXX convegno di studi storici, Lendinara e Rovigo, 26-27 ottobre 2007, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. 23-74. Cfr. ARS Storia dell'Arte e Ricerca Storica
  28. ↑ Antonello Nave, Monumenti garibaldini nel Polesine di fine ‘800, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Garibaldi e il Polesine, tra Alberto Mario Jessie White e Giosue Carducci, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. 23-74.
  29. ↑ Antonello Nave, Virgilio Milani e la scultura del Novecento nel Polesine, Rovigo, Minelliana, 2004, pp. 13, 106; Id., A Felice Cavallotti. L'omaggio del Polesine al "bardo della democrazia", in «Camicia Rossa», XXXVIII, 1, gennaio-aprile 2018, pp. 11-12.
  30. ↑ Antonello Nave, Virgilio Milani e la scultura del Novecento nel Polesine, Rovigo, Minelliana, 2004, p. 123
  31. ↑ Dati tratti da:
  32. ↑ Bilancio demografico popolazione straniera, su demo.istat.it.
  33. ↑ Sede formativa di Adria, su unife.it. URL consultato il 14 ottobre 2019.
  34. ↑ BIBLIOTECA|Cattedrale di Adria, su cattedraleadria.it. URL consultato il 4 ottobre 2018.
  35. ↑ Regionale Veneto, Trenitalia: presentato oggi “Chioggia Line”, il treno del mare che collega Verona alle spiagge venete, su trenitalia.com. URL consultato il 13 luglio 2025.
  36. ↑ AVVISO AL PUBBLICO, su web.archive.org. URL consultato il 10 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 1º settembre 2024).
  37. ↑ Adria. La Città, le sue vie, la sua storia, su books.google.it, p. 315.

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