Caridea

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Gamberetti

Palaemon elegans e Lysmata amboinensis
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
RamoBilateria
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
ClasseMalacostraca
SottoclasseEumalacostraca
SuperordineEucarida
OrdineDecapoda
SottordinePleocyemata
InfraordineCaridea
Dana, 1852
Superfamiglie
vedi testo

I gamberetti (Caridea Dana, 1852) sono un infraordine di crostacei decapodi.

Distribuzione

I gamberetti sono diffusi sia in acqua dolce che in acqua salata. Si possono trovare in un'ampia gamma di habitat, ma la maggior parte delle specie è tipica delle acque marine. Solo un quarto delle specie scoperte vive in acqua dolce, e di quel quarto quasi tutte appartengono alla famiglia Atyidae e alla sottofamiglia Palaemoninae della famiglia Palaemonidae. Tra esse ci sono anche specie di importanza commerciale, come Macrobrachium rosenbergii, diffuso in tutti i continenti eccetto l'Antartide.

Le specie marine sono diffuse in tutti gli oceani, dalle zone tropicali a quelle artiche, fino a 5 000 m di profondità.

Descrizione

Oltre alla varia gamma di habitat, i gamberetti variano molto anche come aspetto; spesso però hanno un carapace che protegge il cefalotorace e circonda le branchie. Anche le dimensioni sono variabili.

Biologia

Laomenes cornutus, tipico gamberetto pulitore, sulle braccia di un crinoide.

Alimentazione

La maggior parte dei gamberetti è onnivora, ma alcune specie sono specializzate per una particolare dieta: alcune si nutrono filtrando l'acqua, altre raschiano via le alghe dagli scogli. Molti dei "gamberetti pulitori", che si nutrono dei parassiti esterni di altri animali, appartengono all'infraordine Caridea. Alcune specie del genere Alpheus utilizzano il suono prodotto dalle loro chele per stordire le prede.

Parassiti

Presentano crostacei parassiti come gli isopodi appartenenti alla famiglia Bopyridae.

Tassonomia

In questo infraordine sono riconosciute 14 superfamiglie:

Fossili

I fossili di Caridea sono rari: sono note solo 57 specie esclusivamente fossili. I più antichi non possono essere assegnati a nessuna famiglia, ma sono datati al basso Giurassico e al Cretaceo. Un certo numero di generi estinti non può essere classificato in nessuna superfamiglia:

Pesca

Cattura dei gamberetti, 1950-2010

Le specie di maggior importanza commerciale sono probabilmente Pandalus borealis e Crangon crangon. Oggi la quantità di P. borealis catturati è circa dieci volte quella di C. crangon; nel 1950 la situazione era opposta.

Note

  1. 1 2 (EN) Fransen, C. (2014), Caridea, in WoRMS (World Register of Marine Species).
  2. 1 2 (EN) S. De Grave, Y. Cai e A. Anker, Freshwater Animal Diversity Assessment, in Hydrobiologia, vol. 595, n. 1, Springer, 2008, p. 287, DOI:10.1007/s10750-007-9024-2, ISBN 978-1-4020-8258-0.
  3. 1 2 3 4 (EN) Fenner A. Chace, Jr e Donald P. Abbott, Caridea: the shrimps, in Intertidal Invertebrates of California, Stanford University Press, 1980, p. 567, ISBN 978-0-8047-1045-9.
  4. ↑ (EN) Gary C. B. Poore e Shane T. Ahyong, Caridea – shrimps, in Marine Decapod Crustacea of Southern Australia: a Guide to Identification, CSIRO Publishing, 2004, 53–57, ISBN 978-0-643-06906-0.
  5. 1 2 (EN) Sammy De Grave; N. Dean Pentcheff; Shane T. Ahyong; et al. (2009). "A classification of living and fossil genera of decapod crustaceans" (PDF). Raffles Bulletin of Zoology. Suppl. 21: 1–109. Archiviato dall'originale (PDF) il 06-06-2011.
  6. ↑ (EN) Fenner A. Chace, Jr. e Raymond B. Manning, Two new caridean shrimps, one representing a new family, from marine pools on Ascension Island (Crustacea: Decapoda: Natantia) (PDF), in Smithsonian Contributions to Zoology, vol. 131, 1972, DOI:10.5479/si.00810282.131 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2011).
  7. ↑ (EN) Pandalus borealis (Krøyer, 1838), su FAO, Species Fact Sheet. URL consultato il 2 aprile 2014.
  8. ↑ (EN) Crangon crangon (Linnaeus, 1758), su FAO, Species Fact Sheet. URL consultato il 2 aprile 2014.
  9. ↑ (EN) FishStat database, su faostat.fao.org. URL consultato il 2 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2012).

Bibliografia

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