Integrale multiplo

Integrale come regione sotto una curva
Integrale multiplo come volume sotto una superficie. Il volume del parallelepipedo P dai lati 4×5×6 si può ottenere in due modi: sia tramite l'integrale doppio ∬D5dxdy della funzione f(x,y)=5 calcolata nell'intervallo a 2 dimensioni D (regione appartenente al piano xy), sia tramite l'integrale triplo ∭P1dxdydz della funzione costante 1 calcolata rispetto all'intervallo a tre dimensioni coincidente con il parallelepipedo stesso P. In questo caso il volume è calcolato come "somma" di tutti gli elementi infinitesimi che compongono il dominio.

L'integrale multiplo è una forma di integrale definito esteso a funzioni di più variabili reali, per esempio funzioni della forma f(x,y) o della forma f(x,y,z).

Gli integrali definiti possiedono interpretazioni geometriche e fisiche significative: limitandosi – per semplicità – alle funzioni con valori positivi. Mentre l'integrale definito per una funzione di una variabile f(x) rappresenta l'area della regione chiamata trapezoide, compresa tra il suo grafico e l'asse delle ascisse, l'integrale definito per funzioni di due variabili (integrale doppio) fornisce la misura del volume del solido chiamato cilindroide compreso tra la superficie che ne dà il grafico e il piano contenente il suo dominio.

Gli integrali di due variabili in ℝ2 (nel piano dei numeri reali) sono chiamati integrali doppi, mentre gli integrali di una funzione con tre variabili in ℝ3 (numeri reali nello spazio tridimensionale) assumono il nome di integrali triplo (interpretabile fisicamente come misura della massa di un corpo che occupa lo spazio che corrisponde al dominio e che ha la densità variabile fornita dai valori della funzione stessa).

In generale gli integrali definiti con oltre tre variabili, sono interpretabili come misure di ipervolumi, ovvero di volumi di solidi di quattro o più dimensioni, non rappresentabili quindi graficamente.

Definizione

La definizione di integrale di Riemann nel caso di funzioni di più variabili è concettualmente simile a quella di integrale in una sola variabile, ma è complessivamente più laboriosa a causa della varietà di insiemi su cui è eseguita l'integrazione. Le funzioni semplici con cui approssimare le funzioni sono infatti definite su un'unione finita di rettangoli nella forma:

R=[a1,b1)×[a2,b2)×⋯×[an,bn),

dove R⊂ℝn. La misura di Peano-Jordan di ogni rettangolo è:

m(R)=(b1−a1)(b2−a2)⋯(bn−an),

e una funzione semplice ϕ:R→ℝ è definita da:

ϕ(x1,…,xn)=∑i=1kciχRi(x1,…,xn),

dove i coefficienti ci sono costanti reali, Ri è una successione di rettangoli in R e χRi è la funzione caratteristica di Ri. Se i rettangoli sono tutti disgiunti, e detta T la loro unione, si definisce l'integrale della funzione semplice ϕ su T nel seguente modo:

∫Tϕ(x1,…,xn)dx1…dxn=∑i=0kcim(Ri).

In questo contesto, una funzione f è detta integrabile se può essere approssimata con precisione arbitraria da funzioni semplici maggioranti e minoranti. In modo equivalente, se per ogni ε>0 esistono due funzioni semplici ϕ e ψ tali che ϕ≤f≤ψ e:

∫Tψ(x1,…,xn)dx1…dxn−∫Tϕ(x1,…,xn)dx1…dxn<ε.

Se f è integrabile, il suo integrale è il limite degli integrali di ϕ e ψ al crescere del numero di rettangoli, ossia al tendere a 0 del loro diametro. Equivalentemente: l'integrale è l'estremo superiore degli integrali delle funzioni semplici minoranti, che è uguale all'estremo inferiore degli integrali delle funzioni semplici maggioranti.

Esempio di estensione del dominio ad un rettangolo, nel caso di un dominio contenuto in ℝ2.

Non è necessario che l'insieme T dove operare l'integrale sia un'unione finita di rettangoli: poiché l'unione è limitata, è sempre possibile estendere la funzione integranda su un rettangolo "ambiente" Ω contenente il dominio della funzione di partenza, considerando la funzione

g(x→)={f(x→),x→∈T,0,x→∈Ω∖T.

Si definisce l'integrale di f su T come l'integrale di g su Ω. Tale definizione è ben posta in quanto si verifica facilmente che l'integrabilità e il valore dell'integrale non dipendono dalla scelta di Ω, purché contenga T.

Nel caso dell'integrale di Lebesgue, invece, la definizione non varia in nessun modo all'aumentare da una a più dimensioni, in quanto si basa solamente sulla misura degli insiemi. Anche in questo caso, per definire una misura su ℝn, si parte dai rettangoli e dalle loro unioni finite: queste formano un'algebra, su cui la misura definita precedentemente è σ-additiva. Pertanto, per il teorema di Carathéodory, questa può essere estesa a una misura (detta misura di Lebesgue) sulla σ-algebra di Lebesgue.

Proprietà

L'integrale multiplo condivide le proprietà che caratterizzano l'integrale per funzioni ad una variabile: è lineare, additivo (ovvero è possibile spezzare il dominio d'integrazione), monotono; il valore assoluto dell'integrale verifica

|∫Ef(𝐱)d𝐱|≤∫E|f(𝐱)|d𝐱.

Valgono inoltre il teorema della media integrale e il teorema della media pesata.

Integrali doppio e triplo

Dalla definizione generale, nel caso in cui T sia un sottoinsieme del piano, a volte si pone

∫Tf(x,y)dxdy=∬Tf(x,y)dxdy

e si parla di integrale doppio su T; allo stesso modo, se S è un sottoinsieme di ℝ3, il suo integrale triplo è

∫Sf(x,y,z)dxdydz=∭Sf(x,y,z)dxdydz.

Nelle applicazioni più tecniche, come quelle nel campo dell'ingegneria, la tipologia dei problemi analizzata comporta quasi esclusivamente integrali doppi e tripli.

Integrale improprio

Esempio di dominio improprio

Come nel caso di una sola variabile, la definizione di integrale di Riemann richiede di integrare funzioni limitate su insiemi limitati. Per estendere la definizione agli altri casi, il primo passo è prendere in esame le funzioni positive, e considerare una successione crescente di compatti (ovvero di chiusi limitati in cui Ek⊂Ek+1) dove la funzione è limitata, il cui limite (che coincide con la loro unione) sia l'insieme di integrazione E. In tal caso, la successione degli integrali sugli Ek è una successione crescente, e quindi ha un limite; data inoltre un'altra successione di insiemi con le stesse caratteristiche, ogni elemento di quest'ultima è compreso tra due elementi (non necessariamente consecutivi) della prima, e quindi per il teorema dei carabinieri il limite è lo stesso.

Nel caso di funzioni a segno qualsiasi, è sufficiente dividerla nella sua parte positiva e nella sua parte negativa; l'integrale sarà quindi definito nel caso in cui possa essere definito separatamente per entrambe. Questo è equivalente a chiedere che l'integrale (improprio) del suo valore assoluto sia finito.

L'integrale di Lebesgue, invece, non ha bisogno di questa costruzione, in quanto la sua definizione comprende già i casi in cui la funzione o il dominio d'integrazione non sono limitati.

Metodi di integrazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Metodi di integrazione.

La risoluzione dei problemi con integrali multipli consiste nella maggior parte dei casi nel riuscire a ricondurre i calcoli a una serie di integrali a una variabile, gli unici direttamente risolvibili.

Esame diretto

In pochi casi particolari è possibile evitare calcoli diretti e ottenere subito il risultato dell'integrazione. Uno di questi è il caso di integrazioni di funzioni costanti su rettangoli: in tal caso, conoscendo la misura del dominio, basta moltiplicarla per il valore della costante n. Se n=1, in ℝ2 si avrà il volume di un parallelepipedo, mentre in ℝ3 il suo ipervolume.

In altri casi si può sfruttare la disparità della funzione rispetto ad una variabile in congiunzione con la simmetria del dominio rispetto all'asse corrispondente, ottenendo un integrale nullo: ad esempio, la funzione y2sin⁡x è dispari in x, e quindi il suo integrale nel semicerchio superiore {x2+y2≤1,y≥0} è uguale a 0.

Formule di riduzione

Lo stesso argomento in dettaglio: Teorema di Fubini.

Un elemento essenziale nel calcolo degli integrali multipli è dato dalla possibilità di "spezzare" l'integrale in più dimensioni in diversi integrali su ℝ, dove può essere applicato, ad esempio, il teorema fondamentale del calcolo integrale. Si vorrebbe avere cioè una formula del tipo

∫ℝnf(x1,…,xn)dx1⋯dxn=∫ℝn−1dx1⋯dxn−1∫ℝf(x1,…,xn)dxn

dove, per semplicità di notazione, si considerano gli integrali sull'intero spazio (cui ci si può sempre ricondurre moltiplicando per la funzione caratteristica): in questo caso, si può risolvere prima l'integrale più a destra (trattando le prime n−1 variabili come costanti) e poi la parte restante, eventualmente portando fuori un'altra variabile (e così via). Questa formula tuttavia non è sempre valida. Nel caso più generale, i due teoremi fondamentali in questo caso sono il teorema di Tonelli e quello di Fubini: il primo garantisce la validità della formula nel caso di funzioni positive, mentre il secondo nel caso di funzioni il cui integrale del valore assoluto converge. Sono in un certo senso analoghi, rispettivamente, ai teoremi della convergenza monotona e della convergenza dominata per lo scambio delle operazioni di limite e integrale. Un altro caso in cui si può effettuare la riduzione, più particolare ma di considerevole interesse pratico, è nel caso che f sia continua e l'insieme di integrazione sia un rettangolo limitato.

Entrambi si riferiscono ad espressioni più generali di quella precedente: l'integrale può essere infatti diviso in due parti di qualunque dimensione (purché, ovviamente, la loro somma sia uguale alla dimensione di partenza). Sebbene la maggior parte degli integrali non abbia bisogno di questa generalizzazione, essa è utile, ad esempio, per il calcolo del volume delle ipersfere, cioè delle sfere n-dimensionali.

Integrale di una funzione di due variabili sul dominio normale a≤x≤b,α(x)≤y≤β(x).

L'estensione dell'integrale a tutto ℝn, sebbene utile nella dimostrazione dei teoremi di Tonelli e Fubini, non è tuttavia agevole per il calcolo effettivo degli integrali. In questo caso si sfrutta la nozione di dominio semplice (detto anche normale): questo è un insieme in cui una coordinata è costantemente compresa tra i valori di due funzioni (misurabili) delle altre variabili. Ad esempio, nel caso di due variabili, l'integrale di f su un dominio normale rispetto all'asse x, definito dalle funzioni α(x) e β(x), con x tra a e b, è

∫Tf(x,y)dxdy=∫abdx∫α(x)β(x)f(x,y)dy,

mentre, se il dominio fosse normale rispetto all'asse y, si avrebbe

∫Tf(x,y)dxdy=∫abdy∫α(y)β(y)f(x,y)dx.

Cambio di variabili

A volte il dominio su cui bisogna integrare non è facilmente rappresentabile in forma normale (ad esempio perché dato in forma implicita). In questo caso si può ricorrere ad un cambio di variabili per aggirare il problema e integrare funzioni note su regioni "comode", ovvero domini semplici o comunque descrivibili in maniera più semplice. Formalmente, dati due insiemi A e B, una funzione f:A→ℝ e un diffeomorfismo (cioè un'applicazione biunivoca, differenziabile e con inversa differenziabile) Φ da B ad A, allora:

∫Af(𝐱)d𝐱=∫Bf(Φ(𝐲))|det⁡(JΦ(𝐲))|d𝐲

dove JΦ indica la matrice jacobiana di Φ. In pratica, le variabili vengono trasformate secondo il cambio di variabile, ma compare un "elemento di volume" corrispondente al determinante della jacobiana.

Ad esempio, volendo integrare la funzione f(x,y)=12x+y sull'insieme E={x<y<2x,1<x+y<3}={1<yx<2,1<x+y<3}, una possibile trasformazione è

u=yx,
v=x+y,

cioè

Φ(u,v)=(vu+1,uvu+1)

la cui jacobiana è

(−v(u+1)21u+1v(u+1)2uu+1)

e il cui determinante è −v(u+1)2, quindi

∫Ef(x,y)dxdy=∫Ff(vu+1,uvu+1)|det⁡(JΦ(u,v))|dudv=
=∫Fu+12v+uvv(u+1)2dudv=∫F1(u+1)(u+2)dudv,

che è possibile risolvere usando il teorema di Tonelli (o quello di Fubini).

Alcuni cambi di variabile sono molto comuni: il primo, in due dimensioni, è il passaggio a coordinate polari, mentre gli altri due, in ℝ3, sono il passaggio a coordinate cilindriche e a coordinate sferiche.

Coordinate polari e sferiche

Lo stesso argomento in dettaglio: Coordinate polari.
Passaggio da coordinate cartesiane a polari

In ℝ2, se il dominio sul quale si deve integrare presenta una simmetria radiale o delle caratteristiche circolari, un cambio di variabile molto usato è il passaggio in coordinate polari. La relazione fondamentale per effettuare la trasformazione della funzione è

Φ(ρ,ϕ)=(ρcos⁡ϕ,ρsin⁡ϕ)

L'elemento d'area della trasformazione è

∂(x,y)∂(ρ,ϕ)=|cos⁡ϕ−ρsin⁡ϕsin⁡ϕρcos⁡ϕ|=ρ.

La formula totale del passaggio in coordinate polari è quindi

∫Df(x,y) dxdy=∫Tf(ρcos⁡ϕ,ρsin⁡ϕ) ρ dρ dϕ.

L'intervallo massimo in cui può variare ϕ è [0,2π), mentre ρ, essendo la misura di una lunghezza, può avere esclusivamente valori positivi.

Coordinate sferiche

In più di due dimensioni, le coordinate polari sono generalizzate dalle coordinate sferiche e da quelle ipersferiche (per quattro o più dimensioni; sono dette anche "sferiche generalizzate" o semplicemente "sferiche"). In tre dimensioni una possibile trasformazione è

x=ρsin⁡ϕcos⁡θ
y=ρsin⁡ϕsin⁡θ
z=ρcos⁡ϕ,

dove θ varia tra 0 e 2π, mentre ϕ tra 0 e π; ρ, come nel caso precedente, può andare da 0 a infinito. Lo jacobiano della trasformazione è:

∂(x,y,z)∂(ρ,θ,ϕ)=|sin⁡ϕcos⁡θ−ρsin⁡ϕsin⁡θρcos⁡ϕcos⁡θsin⁡ϕsin⁡θρsin⁡ϕcos⁡θρcos⁡ϕsin⁡θcos⁡ϕ0−ρsin⁡ϕ|=ρ2sin⁡ϕ.

Il dominio di integrazione che meglio si adatta a questo passaggio è ovviamente la sfera.

In n dimensioni, il passaggio di coordinate impiega, oltre alla distanza ρ, anche n−1 angoli ϕ1,ϕ2,…,ϕn−1, l'ultimo dei quali assume valori che variano tra 0 e 2π, mentre gli altri tra 0 e π:

x1=ρsin⁡ϕ1⋯sin⁡ϕn−3sin⁡ϕn−2sin⁡ϕn−1
x2=ρsin⁡ϕ1⋯sin⁡ϕn−3sin⁡ϕn−2cos⁡ϕn−1
x3=ρsin⁡ϕ1⋯sin⁡ϕn−3cos⁡ϕn−2
⋮
xn−1=ρsin⁡ϕ1cos⁡ϕ2
xn=ρcos⁡ϕ1,

cui corrisponde un elemento di volume

|det⁡∂(xi)∂(r,ϕj)|=ρn−1sinn−2(ϕ1)sinn−3(ϕ2)⋯sin⁡(ϕn−2).

Coordinate cilindriche

Coordinate cilindriche

Un'altra possibile generalizzazione delle coordinate polari ad ℝ3 sono le coordinate cilindriche. In esse, un piano (tipicamente quello xy) è parametrizzato attraverso le coordinate polari, mentre l'altezza rimane invariata: questo cambio di variabili è quindi adatto per domini con una base circolare o, comunque, in cui la difficoltà d'integrazione è slegata da una delle variabili (ad esempio se l'insieme di integrazione è un cilindro o un cono).

La relazione è

x=ρcos⁡θ
y=ρsin⁡θ
z=z

e, poiché l'ultima variabile rimane fissa ed è totalmente indipendente dalla variazione delle altre, l'elemento d'area coincide con quello del passaggio in coordinate polari, cioè è esattamente ρ.

Per completezza lo si dimostra:

∂(x,y,z)∂(ρ,θ,z)=|cos⁡θ−ρsin⁡θ0sin⁡θρcos⁡θ0001|=ρ(cos⁡θ)2+ρ(sin⁡θ)2=ρ.

Esempio di applicazioni matematiche

Calcoli di volume

Grazie ai metodi precedentemente descritti è possibile dimostrare il valore del volume di alcuni solidi.

  • Cilindro
Considerando come dominio la base circolare di raggio R e come funzione la costante dell'altezza h, si applica direttamente il passaggio in coordinate polari.
Volume=∫02πdϕ∫0Rhρdρ=h2π[ρ22]0R=πR2h
Verifica: Volume = area di base x altezza = πR2⋅h
  • Sfera
È di rapida dimostrazione la formula applicando il passaggio in coordinate sferiche della funzione costante 1 integrato sulla sfera di raggio R stessa.
Volume=∫02πdϕ∫0πsin⁡θdθ∫0Rρ2dρ=2π∫0πsin⁡θR33dθ=23πR3[−cos⁡θ]0π=43πR3
Il volume del tetraedro con vertice nell'origine e spigoli di lunghezza l adagiati sui tre assi cartesiani può essere calcolato tramite le formule di riduzione considerando, ad esempio, la normalità rispetto al piano xy e all'asse x e come funzione la costante 1.
Volume=∫0ldx∫0l−xdy∫0l−x−ydz=∫0ldx∫0l−x(l−x−y)dy=∫0l(l2−2lx+x2−(l−x)22)dx=l3−ll2+l33−[l22−lx+x22]0l=l33−l36=l36
Verifica: Volume = area di base x altezza / 3 = l22⋅l3=l36

Integrali in una dimensione

A volte un integrale multiplo può semplificare il calcolo di un integrale in una sola variabile. Un esempio classico è il calcolo della funzione gaussiana, fondamentale nella teoria della probabilità, esteso a tutto l'intervallo reale. L'integrale da calcolare è

I=∫−∞+∞e−x22dx.

Il suo quadrato si può scrivere come

I2=(∫−∞+∞e−x22dx)(∫−∞+∞e−y22dy)=∫ℝ2e−x22e−y22dxdy=∫ℝ2e−x2+y22dxdy,

ove si è usato il teorema di Tonelli. Passando in coordinate polari si ottiene

I2=∫02πdθ∫0+∞ρe−ρ22dρ

che può essere integrato facilmente ottenendo

I2=−∫02πdθ[e−ρ22]ρ=0ρ=+∞=∫02πdθ=2π

e quindi

∫−∞+∞e−x22dx=2π.

Attraverso questa tecnica è possibile calcolare (riconducendo l'integrale a quello appena calcolato) il valore della funzione gamma in 1/2: esso è

∫0+∞t−12e−tdt

che, attraverso la trasformazione x22=t, risulta essere uguale a

∫0+∞2xe−x22xdx=2∫0+∞e−x22dx.

Sommatorie

Un interessante esempio di utilizzo dell'integrale multiplo è nel calcolo dei valori della funzione zeta di Riemann. Infatti ζ(2) può essere riscritto come

ζ(2)=∑n=1+∞1n2=∑n=0+∞1n+11n+1=∑n=0+∞(∫01xndx)(∫01yndy)=
=∑n=0+∞(∫[0,1]2xnyndxdy)=∫[0,1]2∑n=0+∞xnyndxdy=∫[0,1]211−xydxdy,

sfruttando il teorema della convergenza monotona per scambiare la serie e l'integrale. Effettuando la sostituzione

x=u−v
y=u+v,

si ha

∫[0,1]211−xydxdy=∫A21−u2+v2dudv,

dove 2 è il determinante jacobiano e il dominio A è il quadrato che ha per diagonale il segmento di estremi (0,0) e (1,0); questo è simmetrico rispetto all'asse u, così come la funzione e quindi l'integrale può essere calcolato solo su metà del dominio, e poi spezzato come

ζ(2)=4(∫01/2du∫0u11−u2+v2dv+∫1/21du∫01−u11−u2+v2dv)=
=4(∫01/211−u2arctan⁡(u1−u2)du+∫1/2111−u2arctan⁡(1−u1−u2)du)

e notando che in entrambi i casi la derivata dell'arcotangente è l'altro fattore (a parte per una costante −1/2 nel secondo caso), si ottiene

ζ(2)2=(arctan⁡(u1−u2))2|01/2−2(arctan⁡(1−u1−u2)2)|1/21=
=arctan2(13)−arctan2(0)−2arctan2(0)+2arctan2(13)=12π26.

In maniera simile, usando un integrale 2k-dimensionale, si possono calcolare i valori di ζ(2k).

Volume di un solido di rotazione

Nel caso del calcolo del volume di un solido di rotazione è possibile sfruttare una formulazione alternativa semplificata che deriva da un cambiamento di coordinate sferico. Nel caso di un solido che ruota attorno all'asse z e poggia sul piano yz abbiamo:

V=π∫abf(z)2dz,

dove a e b sono gli estremi in cui z è compreso e f(z) è una funzione che descrive il comportamento del raggio del solido di rotazione sul piano yz. La formulazione, alternativa al teorema di Pappo-Guldino, si può estendere anche al caso di una rotazione sugli altri assi.

Alcune applicazioni pratiche

Calcolo diretto di E-grafico

Questi integrali sono utilizzati in numerosi ambiti della fisica.

In meccanica il momento d'inerzia viene calcolato come un integrale di volume (ovvero un integrale triplo) della densità pesata col quadrato della distanza dall'asse:

Iz=∫Vρr2dV.

Nell'ambito dell'elettromagnetismo le equazioni di Maxwell possono essere scritte sotto forma di integrali multipli per calcolare i campi elettrici e magnetici totali. Per esempio il campo elettrico generato da una distribuzione di carica si ottiene tramite un integrale triplo di una funzione vettoriale:

E→=14πϵ0∫r→−r→′‖r→−r→′‖3ρ(r→′)d3r′.

Note

Note al testo
  1. ↑ Per evitare sovrapposizioni tra due rettangoli, per convenzione gli intervalli sono considerati chiusi a sinistra e aperti a destra. Si potrebbe procedere – allo medesimo modo – con intervalli aperti a sinistra e chiusi a destra.
Fonti
  1. ↑ James Stewart, Calculus: Early Transcendentals, 6th, Brooks Cole Cengage Learning, 2008, ISBN 978-0-495-01166-8.
  2. ↑ Giusti, pp. 64-66.
  3. ↑ Giusti, pp. 46-48.
  4. ↑ W. Rudin, p. 256.
  5. ↑ Martin Aigner, Günter M. Ziegler, Proofs from THE BOOK, Milano, Springer, 2006, ISBN 88-470-0435-7.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

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