| Mnemosine | |
|---|---|
| Nome orig. | Μνημοσύνη (Mnēmosýnē) |
| Lingua orig. | greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | Titanide |
| Sesso | femmina |
| Professione | Titanide e personificazione della memoria |
Mnemosine (in greco antico Μνημοσύνη?, Mnēmosýnē) è un personaggio della mitologia greca. È una Titanide e rappresenta la personificazione della memoria e della capacità di ricordare. Nella mitologia romana corrisponde a Moneta.
Il nome in greco antico Μνημοσύνη? deriva dal verbo greco in greco antico μιμνήσκω? (mimnēskō, "ricordare", "richiamare alla mente").
La forma si struttura sul sostantivo in greco antico μνήμη? (mnēmē, "memoria", "ricordo") ed è riconducibile alla radice indoeuropea *men- ("pensare", "avere in mente"), presente anche nel perfetto greco in greco antico μέμονα? (mémona, "bramare", "avere in animo"), nonché nei termini latini mens ("mente") e memoria.
Figlia di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).
Da Zeus divenne madre delle Muse.
Il latino Igino scrive che sia nata da Climene ed aggiunge (chiamandola Moneta) che sia la madre delle Muse.
Mnemosine oltre ad essere la personificazione del ricordo individuale, rappresenta anche la conoscenza sacra e cosmica del passato. Nella cultura greca arcaica e prima dell'invenzione della scrittura, la memoria era lo strumento fondamentale per la conservazione e la trasmissione del sapere e dei miti ed è per questo motivo che Mnemosine fu considerata la protettrice degli aedi e dei poeti.

Zeus, ai piedi del Monte Olimpo, nella regione della Pieria (e nelle sembianze di un pastore), la sedusse e si unì con lui per nove notti consecutive. Da queste unioni nacquero le nove Muse che furono concepite affinché fossero portatrici dell'oblio dei mali e della cessazione delle sofferenze per i mortali.
Presso il santuario oracolare dell'eroe Trofonio a Lebadea, chi voleva consultare l'oracolo e scendere nella grotta sotterranea (oppure in un ipogeo), doveva compiere un rito idrico, ovvero bere prima dalla fonte del Lete (l'"oblio") per cancellare le preoccupazioni e i ricordi della vita terrena, e successivamente bere ancora dalla fonte consacrata a Mnemosine (la "memoria") per conservare nitido il ricordo delle visioni e dei segreti appresi durante l'esperienza oracolare.
Nelle correnti misteriche dell'Orfismo, Mnemosine era la custode del vero sapere dell'anima dopo la morte. Dalle lamine d'oro trovate nelle tombe degli iniziati si apprende che l'anima del defunto veniva istruita ad evitare la fonte dell'oblio (quella del Lete), per evitare di estinguere definitivamente la propria identità, e di dissetarsi soltanto alla sorgente di Mnemosine, pronunciando di fronte ai guardiani la formula rituale che ne attestava l'origine divina (del mortale defunto), per preservare la reminiscenza della propria natura celeste ed ottenere la salvezza eterna.
In altre parole, mentre nella religione greca tradizionale il destino post mortem riservava a tutti i defunti un'esistenza sotto forma di un'ombra priva di consapevolezza, l'Orfismo presupponeva l'esistenza di un'anima che possiedeva una natura divina ed immortale, e quest'anima era in grado di conservare la memoria della propria origine celeste.
Pur non essendo tra le divinità olimpiche principali, Mnemosine era oggetto di culto in diverse località dell'Antica Grecia. Statue ed immagini della Titanide sono menzionate nei santuari di varie divinità, dove era frequentemente raffigurata accanto alle sue figlie, le Muse.
Pausania testimonia la presenza di una sua statua nel santuario di Dioniso ad Atene, posta accanto a quelle delle Muse, di Zeus e di Apollo, oltre a raffigurazioni insieme alle figlie sul Monte Elicona. Oltre al celebre ruolo nel rito oracolare dell'eroe Trofonio a Lebadea, Mnemosine era venerata anche nell'ambito della medicina sacra.
A partire dal V secolo a.C., la Titanide venne infatti integrata nei riti del culto di Asclepio (il dio della medicina) ed i fedeli che si recavano nei santuari di Asclepio per ottenere la guarigione, compivano offerte e preghiere a diverse divinità. In questi santuari, prima di accedere alla parte più sacra dell'edificio (l'abaton) per praticare l'incubazione (il sonno rituale durante il quale il dio appariva in sogno), il supplicante rivolgeva un'ultima preghiera a Mnemosine. Si credeva infatti che l'intervento della dea della memoria fosse fondamentale per permettere al paziente di ricordare nitidamente le visioni e le istruzioni terapeutiche ricevute in sogno.
L'invocazione a Mnemosine divenne un vero e proprio modulo letterario per iniziare un racconto o un poema.
Nel dialogo Eutidemo di Platone, il personaggio di Socrate, prima di riferire una complessa discussione, dichiara di doversi rivolgere alle Muse ed a Memoria (Mnemosine) richiamandosi esplicitamente alla consuetudine dei poeti arcaici.
Anche il teatro comico testimonia la popolarità di questo motivo poiché nella comedia Lisistrata di Aristofane, un ambasciatore spartano invoca Mnemosine in dialetto laconico durante un canto celebrativo per rievocare le storiche battaglie dei Greci contro i Persiani.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 50038786 · CERL cnp00559177 · LCCN (EN) no2018175196 · GND (DE) 119555700 · BNF (FR) cb122872956 (data) · J9U (EN, HE) 987007541870905171 |
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