Missione 1: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo (21,04%)
Missione 2: rivoluzione verde e transizione ecologica (31,05%)
Missione 3: infrastrutture per una mobilità sostenibile (13,26%)
Missione 4: istruzione e ricerca (16,13%)
Missione 5: inclusione e coesione (10,37%)
Missione 6: salute (8,06%)
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, o PNRR, è il piano approvato nel 2021 dall'Italia per rilanciare l'economia dopo la pandemia di COVID-19, al fine di permettere lo sviluppo verde, tecnologico e di digitalizzazione del Paese.
Il PNRR fa parte del programma dell'Unione europea noto come Next Generation EU, un fondo da 750 miliardi di euro approvato dal Consiglio europeo nel luglio 2020. All'Italia sono stati assegnati 191,5 miliardi di cui 70 miliardi (il 36,5%) in sovvenzioni a fondo perduto e 121 miliardi (il 63,5%) in prestiti.
Il termine “ripresa” si riferisce al processo di recupero economico e sociale che l'attuazione di questo Piano intende favorire. Il Piano si propone di ricostruire un tessuto economico e sociale, valorizzando e incentivando le opportunità connesse alla transizione ecologica e digitale, così da creare occupazione, migliorando al contempo la qualità del lavoro e i servizi ai cittadini, in primo luogo quelli relativi alla salute e all'istruzione.
In questo contesto il termine resilienza, facendo riferimento all'omonima proprietà dei materiali, evidenzia le capacità di reazione a quanto accaduto insite in tutti gli attori (Stato, imprese, cittadini), ovvero la capacità di resistere agli eventi avversi subendo il minimo danno possibile.
L'idea di un fondo per risollevare le economie degli Stati membri dell'Unione europea appena colpiti dalla pandemia di COVID-19 fu dapprima avanzata nell'aprile 2020 e definitivamente approvata nel Consiglio europeo straordinario del luglio 2020.
Una prima versione del documento, che stabiliva la destinazione di utilizzo della porzione del fondo per la ripresa spettante all'Italia, che prese il nome di Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR), fu approvata nel gennaio 2021 dal governo Conte II. A seguito della crisi del governo Conte e della sua sostituzione da parte del governo Draghi, quest'ultimo riscrisse parzialmente il PNRR.
L'approvazione del PNRR ha subito un iter complesso: la versione deliberata dal Consiglio dei ministri è stata sottoposta al voto sia della Camera dei deputati sia del Senato della Repubblica; dopo un ulteriore passaggio in Consiglio dei ministri, il governo italiano ha presentato il proprio piano alla Commissione europea il 30 aprile 2021, contemporaneamente ai progetti analoghi sottoposti dai governi di Austria, Belgio e Slovenia. Il governo, inoltre, ha integrato il PNRR con un Piano nazionale per gli investimenti complementari, che ai 191,5 miliardi di fondi e prestiti europei aggiungeva risorse nazionali pari a 30,6 miliardi di euro per i progetti rimasti esclusi dal piano; il totale degli investimenti previsti era quindi pari a 222,1 miliardi di euro.
Il 22 giugno 2021 il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha incontrato a Roma la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la cui visita ha rappresentato l'approvazione definitiva del PNRR da parte della Commissione europea. Pochi giorni dopo, il 3 luglio 2021, il governo italiano ha pubblicato il sito Italia domani, finalizzato al monitoraggio degli investimenti e delle riforme del PNRR.
Dopo il pre-finanziamento da 24,9 miliardi (pari al 13% dell'importo totale: 8,957 su 68,9 miliardi a fondo perduto e 15,937 su 122,6 miliardi di prestiti) ricevuto ad agosto 2021, è prevista la consegna di altre rate semestrali di analogo importo fino alla completa erogazione della somma prevista (entro la fine del 2025), sempre previo raggiungimento degli obiettivi indicati dalla Commissione UE e concordati con il governo italiano. La prima rata (da 21 miliardi: 10 a fondo perduto e 11 in prestiti) è stata erogata ad aprile 2022. Il 27 settembre dello stesso anno è stata approvata l'erogazione della seconda rata, di identico importo, poi avvenuta il successivo 9 novembre.
Il governo Meloni, frutto dell'esito delle elezioni politiche del 25 settembre 2022 e in carica dal successivo 22 ottobre, ha indicato in Raffaele Fitto un apposito ministro senza portafoglio per proseguire l'attuazione del PNRR. Il 30 dicembre 2022 il governo ha inoltrato alla Commissione UE la richiesta di pagamento della terza rata (21 miliardi). A fine 2022, pertanto, erano stati erogati 67 miliardi (il 33,5% del totale previsto) e ne erano stati spesi 23 (il 34% di quelli erogati).
A settembre 2023 gli organi UE hanno approvato l'erogazione della terza (18,5 miliardi) e della quarta (16,5 miliardi) rata; di queste, la prima è stata erogata nel seguente ottobre. Nel novembre 2023 la Commissione UE ha approvato la rimodulazione di parte del PNRR proposta dal governo Meloni, portandolo peraltro da 191,5 a 194,4 miliardi (2,9 miliardi in più, di cui 1,3 a fondo perduto e 1,6 in prestiti). Il 28 dicembre 2023 è stata erogata la quarta rata (16,5 miliardi) e due giorni dopo il governo ha inoltrato la richiesta per la quinta. A fine 2023, pertanto, erano stati erogati 102 miliardi (il 52,4% del totale previsto) e ne erano stati spesi 45,65 (il 44,75% di quelli erogati).
A fine giugno 2024 il governo Meloni ha inoltrato alla Commissione europea la richiesta per la sesta rata, (8,7 miliardi) e pochi giorni dopo la Commissione ha autorizzato il pagamento della quinta rata (11 miliardi), poi versata agli inizi di agosto. A fine novembre 2024 la Commissione europea ha approvato l'erogazione della sesta rata (8,7 miliardi); pochi giorni dopo, a seguito delle dimissioni di Raffaele Fitto (nominato vicepresidente esecutivo nella nuova Commissione von der Leyen II), il suo posto come ministro al PNRR nel governo Meloni è stato ricoperto dal deputato di FdI Tommaso Foti. A fine dicembre è stata erogata la sesta rata (8,7 miliardi) e inoltrata la richiesta per la settima (18,3 miliardi). A fine 2024, pertanto, erano stati erogati 121,6 miliardi (il 62,5% del totale previsto) e ne erano stati spesi circa 60 (ovvero la metà di quelli erogati).
A fine luglio 2025 la Commissione ha autorizzato il pagamento della settima rata, da 18,3 miliardi, poi versata agli inizi di agosto. Il 1º dicembre 2025 la Commissione ha autorizzato il pagamento dell'ottava rata da 12,8 miliardi, poi erogata a fine dicembre, contestualmente alla richiesta della nona da parte del governo italiano. A fine 2025, pertanto, erano stati erogati 152,7 miliardi (il 78% del totale previsto) e ne erano stati spesi 101,4 (ovvero il 66% di quelli erogati).
Nel luglio 2026, considerando l'erogazione della nona rata, l'Italia ha raggiunto oltre il 72% dei traguardi prefissati e incassato oltre l'85% delle risorse previste.


È previsto che la maggior parte dei fondi del Fondo europeo per la ripresa sia erogata entro la fine del 2025. Essi dovranno essere utilizzati entro il 31 dicembre 2026, considerata la data di completamento del PNRR. L'erogazione dei fondi europei è strettamente condizionata dall'attuazione di una serie di riforme da parte degli Stati membri che variano da Paese a Paese.
Il PNRR si struttura in quattro aree:
Il PNRR annovera tre priorità trasversali condivise a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale) e si sviluppa lungo 16 Componenti, raggruppate in sei missioni:
Per ogni Missione sono indicate le riforme necessarie per una più efficace gestione e realizzazione degli interventi. A sua volta, si distinguono 63 riforme all'interno del Piano, suddivise in riforme orizzontali, riforme abilitanti, riforme settoriali e riforme concorrenti.
Il piano è suddiviso in milestone (traguardi) qualitativi e target (obiettivi) quantitativi. I primi sono leggi, regolamenti, atti amministrativi e bandi di gara; i secondi, più dettagliati, si riferiscono all'esecuzione di opere e sono per tre quarti calendarizzati fra l'ultimo trimestre del 2024 e il 2026.
Prevede un ammontare di risorse pari a 46,3 miliardi di euro. Si articola in tre distinte linee d'azione, ognuna interessata a sua volta da diverse aree di investimento:
Un progetto particolare - condotto dal Ministero della cultura - è il "PNRR Borghi", per la riqualificazione e la valorizzazione di borghi italiani; sono stati presentati progetti che seguiranno due linee di azione, con 420 milioni di euro a 21 borghi individuati da Regioni e Province autonome, e 580 milioni di euro ad almeno 229 borghi selezionati tramite avviso pubblico rivolto ai Comuni. I primi 21 Comuni o borghi individuati sono i seguenti: Rocca Calascio (Abruzzo), Monticchio Bagni (Basilicata), Gerace (Calabria), Sanza (Campania), Campolo di Grizzana Morandi (Emilia-Romagna), Borgo Castello di Gorizia (Friuli-Venezia Giulia), Trevinano (Lazio), Borgo Castello di Andora (Liguria), Livemmo (Lombardia), Montalto delle Marche (Marche), Castel del Giudice (Molise), Elva (Piemonte), Stelvio (Provincia autonoma di Bolzano), Palù del Fersina (Provincia autonoma di Trento), Accadia (Puglia), Ulassai (Sardegna), Borgo della Cunziria a Vizzini (Sicilia), Borgo di Castelnuovo in Avane di Cavriglia (Toscana), Cesi (Umbria), Fontainemore (Valle d'Aosta), Recoaro Terme (Veneto).
La Missione 2 riguarda la mitigazione dei cambiamenti climatici e la transizione ecologica verso la neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile. Alla Missione 2 sono destinati 59,47 miliardi di euro.
Su questa misura vengono investiti 5,27 miliardi di euro.
Su questa misura vengono investiti 23,78 miliardi di euro.
Su questa misura vengono investiti 15,36 miliardi di euro.
La misura M2C4 prevede investimenti di 15,06 miliardi di euro e riguarda principalmente il recupero delle acque, evitare le perdite e fermare gli scarichi a mare e nelle acque interne andando a valorizzare in maniera da combattere l'emergenza della siccità.
Efficientare le infrastrutture idriche primarie per usi civili, agricoli, industriali e ambientali, così da garantire sicurezza nell'approvvigionamento idrico in tutti i settori superando di fatto la "politica di emergenza". Le risorse a disposizione sono di 2,00 miliardi di euro, destinati al Sud per il 45-50%. Gli interventi sono 75 progetti di manutenzione straordinaria con il potenziamento e completamento delle infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura primaria di acqua. Gli interventi riguardano gli invasi e gli acquedotti, soprattutto al Sud dove si punterà sul completamento di grandi impianti rimasti incompiuti.
L'obiettivo è ridurre del 15% le perdite di acqua potabile anche attraverso la digitalizzazione. Le risorse a disposizione sono 900 milioni di euro, di cui 430 destinati al Sud. Ulteriori 313 milioni di investimenti destinati allo stesso scopo sono inclusi nel React-EU, arrivando alla somma destinata al Mezzogiorno di 743 milioni di euro.
Gli interventi riguardano la modernizzazione e incremento dell'efficienza delle reti di distribuzione, con l'utilizzo di nuove tecnologie con sistemi di controllo del monitoraggio dei principali snodi, e dei punti più sensibili delle reti, con la misurazione e l'acquisizione di parametri quali la pressione, la portata e la qualità dell'acqua.
L'obiettivo è dare maggiore capacità per affrontare le situazioni di emergenza siccità, quantificando il volume di acqua utilizzato a scopo irriguo, con l'incremento dell'efficienza nell'irrigazione e inserire nuovi metodi di approvvigionamento idrico non convenzionale. Le risorse a disposizione sono di 880 milioni di euro (circa il 30% al Sud).
Gli investimenti riguardano il miglioramento nell'efficienza nei sistemi di irrigazione, riducendo le perdite, installando tecnologie digitali, implementazione di sistemi di monitoraggio delle acque reflue riutilizzabili, monitorare e registrare i volumi di acqua utilizzati in auto-approvvigionamento per prevenire illeciti.
L'obiettivo è consentire alla rete fognaria di raggiungere i livelli di riferimento delle direttive europee, soprattutto al Sud. Le risorse a disposizione sono 600 milioni di euro, destinati totalmente al Mezzogiorno, con ulteriori investimenti ricompresi nell'ambito delle politiche di coesione 2021-2027.
Gli interventi saranno quelli di rendere più efficace la depurazione delle condotte fognarie scaricate nelle acque interne e marine, anche con l'innovazione tecnologica; gli impianti saranno delle "fabbriche verdi", consentendo il recupero di fanghi ed energia con il riutilizzo delle acque pulite a scopo irriguo.
Gli obiettivi sono quelli di semplificare rendendo più efficace l'attuazione del Piano Nazionale di interventi nel settore idrico, con misure di accompagnamento e sostegno per gli esecutivi per accelerare i tempi dei bandi.
Si dovrà rendere il Piano Nazionale lo strumento centrale per il finanziamento pubblico nel settore idrico, con la semplificazione delle procedure per l'aggiornamento del Piano, oltre che per la rendicontazione degli investimenti.
Gli obiettivi sono rafforzare, soprattutto al Mezzogiorno, il processo di industrializzazione del settore idrico, con la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, consentendo le economie di scala garantendo la gestione degli investimenti. Inoltre si dovrà ridurre il servizio idrico che divide Centro-Nord e Sud.
Si dovranno realizzare ovunque un sistema idrico integrato e dunque l'obiettivo è la costituzione ovunque dei relativi ATO entro la metà del 2022.
L'obiettivo della Missione 3 è investire nella mobilità di nuova generazione, nella digitalizzazione della rete di trasporti, nella realizzazione di reti di trasporto ferroviario regionale, con particolare attenzione al Mezzogiorno. Alla missione sono destinati 25,4 miliardi di euro.
Alla componente M3C1 sono destinati 24,77 miliardi di euro.
Alla componente M3C2 sono destinati 0,77 miliardi di euro.
Alla Missione 4 sono destinati 30,08 miliardi di euro.
La Missione "Istruzione e ricerca" si basa su una strategia che poggia sui seguenti assi portanti:
Alla componente M4C1 sono destinati 19,08 miliardi di euro.
Alla componente M4C2 sono destinati 11 miliardi di euro.
Alla missione 5 sono destinati 16,91 miliardi di euro.
Obiettivi della Missione Salute, 15,63 miliardi di euro, ovvero l'8,16% del PNRR (più 2,89 miliardi di euro del Piano Complementare): prevedono maggiore digitalizzazione, inclusione, equità di accesso alle cure, prevenzione, servizi territoriali e di ricerca.
Riforme di tale Missione Salute sono:
Nella Missione Salute sono state incluse due riforme:
La seconda al fine di integrare ricerca, innovazione e terapia sanitaria attraverso la creazione di reti tra gli istituti e le altre strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
È necessaria per cercare di trovare una risposta assistenziale al virus SARS-CoV-2 e alle sue varianti, provando a trasformare un'emergenza in una opportunità.
Prenderanno, laddove già realizzate il posto delle Case della Salute e saranno un riferimento nelle 24 ore per la popolazione per la presa in carico sociosanitaria per le prestazioni di assistenza primaria. La riforma prevede la realizzazione di una casa di comunità hub ogni 40-50.000 abitanti, dove saranno erogate le seguenti prestazioni:
Gli studi medici di medicina generale e le AFT saranno integrati nella rete delle Case della Comunità (CdC) come articolazioni territoriali spoke.
Previsto il raccordo tra servizi e professionisti nei diversi ambienti assistenziali:
A regime vi sarà il numero telefonico 118 per la rete della urgenza emergenza e il numero 116117 per le prestazioni non urgenti per i servizi territoriali di continuità assistenziale e la guardia medica turistica per tutti i cittadini ed i prestatori di cure.
La Centrale Operativa Territoriale H24 365 giorni/anno sarà utilizzata dai professionisti della salute (operatori ospedalieri e territoriali delle ASL, MMG, PLS, etc.) e del sociale, quale raccordo tra tutti i servizi socio sanitari. Ha l'obiettivo di garantire continuità, accessibilità e integrazione socio-sanitaria.
La casa come primo luogo di cura porta l'assistenza domiciliare entro il 2026 fino al 10%, nel 2020 eravamo al 4%, mentre la media OCSE è al 6% e Germania e Svezia al 9%.
Nella assistenza domiciliare avrà progressivamente un effetto fondamentale la telemedicina, dove viene investito un miliardo di euro.
L’infermiere di famiglia e di comunità è quella figura di riferimento che assicura l'assistenza infermieristica nei diversi livelli di complessità in collaborazione con tutti i professionisti. È prevista l'attivazione di un infermiere di comunità ogni 2-3 mila abitanti da impiegare nei diversi setting assistenziali.
L'assistenza territoriale (DM 34 2020) ne prevedeva 9.600 e con le nuove risorse della legge di bilancio vengono triplicati.
L'unità di continuità assistenziale afferente al distretto è un'équipe mobile distrettuale composta almeno da un medico ed un infermiere ogni 100.000 abitanti che opera nel territorio di riferimento, anche attraverso utilizzo di telemedicina, con medici di medicina generale e con tutti gli attori del sistema e ha l'obiettivo di supportare per un tempo definito i professionisti responsabili della presa in carico del paziente della comunità e può essere attivato in presenza di condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità e di difficoltà operativa di presa in carico la presa e la sede operativa è così dura sempre dai poli di case di comunità.
Il DM 77/2022 indica inoltre la modalità d'azione delle cure palliative, i servizi dei minori, delle donne, delle coppie e delle famiglie.
Alcune regioni come la Puglia hanno finanziato con i fondi PNRR il rinnovo del parco macchinari e attrezzature dei reparti di radiologia ospedalieri, con l'introduzione di nuovi macchinari versatili e polifunzionali che adottano l'intelligenza artificiale, un'acquisizione delle immagini completamente digitalizzata e sofisticati software di elaborazione che permettono di ricostruire immagini tridimensionali degli organi interni, dei tessuti e delle articolazioni.
Il PNRR prevede entro giugno 2026 la sostituzione di 3.000 grandi macchinari installati da più di 5 anni con altrettanti di ultima generazione (come Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, angiografi, ecotomografi, sistemi radiologici fissi e mammografi), per un investimento di 1.2 miliardi di euro. All'ottobre 2025 sono state collaudate e in uso circa 2.800 unità. Ciò corrisponde alla sostituzione di circa un terzo dei 9.000 macchinari in uso nelle strutture sanitarie pubbliche italiane, di cui la metà è ritenuto obsoleto. Il finanziamento non comprende i costi per l'assunzione e formazione del personale necessario per l'operatività delle attrezzature.
Ad ottobre 2025 Moody's ha dichiarato che l'Italia aveva conseguito il 54% degli obiettivi del Piano (rispetto a una media Europea del 38%), ricevuto il 72% dei fondi totali e speso solo il 44% di tali risorse.