| Repubblica Napoletana | |
|---|---|
| Motto: Libertà e Uguaglianza | |
| Dati amministrativi | |
| Nome ufficiale | Repubblica Napolitana |
| Lingue ufficiali | italiano, francese |
| Lingue parlate | italiano, napoletano, dialetti meridionali estremi |
| Inno | La Nazionale (Inno alla Repubblica Partenopea) |
| Capitale | Napoli (420.000[senza fonte] ab.) |
| Dipendente da | |
| Politica | |
| Forma di Stato | repubblica sorella |
| Forma di governo | repubblica direttoriale |
| Dittatore della Repubblica Napoletana | |
| Presidente del Governo Provvisorio | |
| Nascita | 23 gennaio 1799 con Jean Étienne Championnet e Carlo Lauberg |
| Causa | proclamazione della Repubblica |
| Fine | 22 giugno 1799 con Étienne Jacques Macdonald e Giuseppe Abbamonti |
| Causa | capitolazione di Castel Sant'Elmo |
| Territorio e popolazione | |
| Bacino geografico | Italia meridionale |
| Territorio originale | territorio dell'ex Regno di Napoli |
| Popolazione | ~5.000.000[senza fonte] nel 1799 |
| Economia | |
| Valuta | grano |
| Religione e società | |
| Religioni preminenti | cattolicesimo |
| Religione di Stato | nessuna (Stato laico) |
| Religioni minoritarie | ebraismo, teofilantropia |
| Classi sociali | nobiltà baronale, artigiani, piccoli proprietari |
| Evoluzione storica | |
| Preceduto da | |
| Succeduto da | |
La Repubblica Napoletana, anche detta Repubblica Napolitana e, impropriamente, Repubblica Partenopea, fu un'entità statuale proclamata a Napoli nel 1799, ed esistita per alcuni mesi sull'onda della prima campagna d'Italia delle truppe francesi della Repubblica sorta dalla Rivoluzione.
Allo scoppiare della Rivoluzione francese nel 1789 non ci sono immediate ripercussioni a Napoli; è solo dopo la caduta della monarchia francese e la morte per ghigliottina dei reali di Francia (1793) che la politica del re di Napoli e Sicilia Ferdinando I e della sua consorte Maria Carolina d'Asburgo-Lorena (tra l'altro sorella di Maria Antonietta, e figlia dell'imperatrice d'Austria Maria Teresa) comincia ad avere un chiaro carattere antifrancese e antigiacobino. Il Regno di Napoli aderisce alla prima coalizione antifrancese e cominciano nel mentre le prime, seppur blande, repressioni sul fronte interno contro le personalità sospettate di "simpatie" giacobine.
Col diffondersi del giacobinismo, su ispirazione del farmacista Carlo Lauberg, nasce nel 1793 la Società Patriottica Napoletana, una società segreta rivoluzionaria ben presto divisa in due fazioni: una fautrice di una monarchia costituzionale (LOMO - Libertà o morte) e un'altra fautrice di una repubblica democratica (ROMO - Repubblica o morte). Seguono i primi arresti (52) e le prime condanne a morte (8).
Nel 1796 le truppe francesi, guidate dal generale Napoleone Bonaparte cominciano a riportare significativi successi in Italia; le armate napoletane, pur forti di circa 30.000 uomini, il 5 giugno sono costrette all'armistizio di Brescia, e a lasciare ai soli austriaci l'onere della resistenza ai francesi. Nei due anni successivi i francesi continuano a dilagare in Italia; l'una dopo l'altra vengono proclamate delle repubbliche "sorelle", filo-francesi e giacobine (la Repubblica Ligure e la Repubblica Cisalpina nel 1797, la Repubblica Romana nel 1798). Nel frattempo il generale Bonaparte ha lasciato l'Italia tentando la campagna d'Egitto.


Il 23 ottobre 1798, nonostante l'armistizio di Brescia (poi ratificato nel trattato di Parigi), con Napoleone Bonaparte in Egitto e i francesi a Roma, il Regno di Napoli entrava nuovamente in guerra con i francesi, con l'appoggio della flotta inglese comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson, vincitore della Battaglia navale di Abukir. L'Esercito napoletano, forte di 70.000 uomini reclutati in poche settimane e comandato dal generale austriaco Karl Mack von Leiberich entrò nella Repubblica Romana con l'intenzione dichiarata di ristabilire l'autorità papale. Dopo solo 6 giorni il re Ferdinando IV Borbone di Napoli arrivò a Roma, dove atteggiandosi a conquistatore fu oggetto delle ironie locali, ma una immediata e risoluta controffensiva della francese Armata di Napoli del generale Jean Étienne Championnet sbaragliò rapidamente l'Esercito napoletano alla battaglia di Civita Castellana ed i borbonici furono costretti alla ritirata che ben presto si trasformò in rotta.
Il re Ferdinando IV Borbone di Napoli tornò precipitosamente a Napoli, e il 21 dicembre 1798 s'imbarcò di nascosto sulla HMS "Vanguard" dell'ammiraglio Horatio Nelson con tutta la Famiglia Reale e John Acton, in fuga verso Palermo (portandosi dietro, tra l'altro, il denaro dei Banchi). Venne affidato al marchese di Laino Francesco Pignatelli l'incarico di vicario generale e da questi fu dato ordine di distruggere la Flotta, che venne incendiata. Seguirono alcuni giorni di confusione e di caos. Mentre gli eletti del popolo rivendicarono il diritto di rappresentare il re Ferdinando IV Borbone di Napoli, l'11 gennaio 1799 il marchese Pignatelli concluse, a Sparanise, un gravoso Armistizio col generale Championnet.
Alla notizia della capitolazione il popolo di Napoli e di parte delle Province insorse violentemente in funzione antifrancese: è la rivolta dei cosiddetti lazzari, che oppose una forte resistenza all'avanzata francese. Il vicario generale abbandonò la città, ormai in preda al caos, il 17 gennaio 1799. Nel frattempo nella città scesero però in campo anche i repubblicani, i giacobini e i filo-francesi e si giunse alla guerra civile: il 20 gennaio 1799 i filofrancesi riuscirono con uno stratagemma a entrare nella fortezza di Castel Sant'Elmo, da cui aprirono il fuoco sui lazzari che ancora contendevano l'ingresso della città ai francesi. Cannoneggiati alle spalle, furono costretti a disperdersi e il generale Championnet riuscì a schiacciare la resistenza: circa 3.000 popolani antifrancesi furono uccisi negli scontri.
Al patrimonio artistico napoletano i francesi imposero un durissimo colpo. Nel 1799 con l'arrivo a Napoli dei francesi e la breve istituzione della Repubblica Napoletana il danno fu enorme.
Temendo il peggio, l'anno precedente il re Ferdinando IV Borbone di Napoli aveva già trasferito a Palermo 14 capolavori. I soldati francesi depredarono, infatti, numerose opere: dei 1.783 dipinti che facevano parte della Collezione Borbonica, di cui 329 della Collezione Farnese e il restante composto da acquisizioni borboniche, 30 furono destinati alla Repubblica Napoletana, mentre altri 300 vennero venduti, in particolar modo a Roma.
Diverse opere d'arte presero la via della Francia a causa delle spoliazioni napoleoniche al "Musée Napoléon", ovvero l'attuale "Museo del Louvre", e poi in altri musei francesi.
Il 23 gennaio, con l'approvazione e l'appoggio del comandante dell'esercito francese, viene proclamata la Repubblica Napoletana. Nasce un governo provvisorio di venti membri, poi portato a venticinque, tra cui Carlo Lauberg (il primo presidente), Ignazio Ciaia (suo successore dalla fine di febbraio), Ercole D'Agnese (terzo presidente) il giurista lucano Mario Pagano, Melchiorre Delfico, Domenico Cirillo e Pasquale Baffi, Cesare Paribelli. Il governo si articola in sei Comitati (Centrale, Militare, Legislazione, Polizia Generale, Finanza, Amministrazione Interna), che poi formano l'Assemblea Legislativa ed esercitano il potere esecutivo in attesa dell'organizzazione definitiva del governo. Nei giorni successivi, tra gli altri provvedimenti, viene ordinato che tutti i tribunali, gli organi civili, amministrativi e militari sino ad allora regi si dichiarino repubblicani. Il 2 febbraio si pubblica il primo numero del Monitore Napoletano, il giornale ufficiale del governo provvisorio, diretto da Eleonora Pimentel Fonseca, una letterata in passato vicina all'ambiente di corte. Vedono la luce molti altri fogli, ma la loro fortuna sarà limitata anche a causa del diffuso analfabetismo. Il 12 febbraio viene pubblicato il Catechismo ufficiale della Repubblica Napoletana, con il compito di educare i sudditi a divenire cittadini. Il "Catechismo nazionale pe'l cittadino" fu redatto dal canonico Onofrio Tataranni, dopo aver vinto il primo premio indetto dal governo provvisorio. Sempre a Napoli verrà pubblicato il Catechismo repubblicano per l'istruzione del popolo, e la rovina de'tiranni, alla cui diffusione si adoperò il vescovo Michele Natale.


La vita della neonata Repubblica è difficile fin dagli inizi: manca l'adesione popolare e quella delle province non occupate dall'esercito francese; sebbene i repubblicani siano spesso personalità di grande rilievo e cultura, appaiono anche eccessivamente dottrinari e lontani dalla conoscenza dei reali bisogni del popolo napoletano. Inoltre la Repubblica ha un'autonomia estremamente limitata, sottoposta di fatto alla dittatura di Championnet e alle difficoltà finanziarie causate principalmente dalle richieste dell'esercito francese costantemente in armi sul suo territorio. Non si riuscirà mai a costituire un vero e proprio esercito ottenendo solo limitati successi nella democratizzazione delle province.
A questo si aggiunge una repressione spietata e sanguinaria contro gli oppositori del regime che certo non aiuta a conquistare le simpatie popolari; difatti durante i pochi mesi della repubblica moltissime persone vengono condannate a morte e fucilate dopo sommari processi politici.
Il primo governo provvisorio emana una sola legge importante, di cui fu promotore uno dei componenti dell'esecutivo, Giuseppe Leonardo Albanese, ed è quella per l'abolizione dei fedecommessi e le primogeniture (29 gennaio 1799). Il 1º aprile viene presentata una bozza di Costituzione, realizzata da Mario Pagano. Ricalcata sul modello della Costituzione francese del 1795, come tutte le altre costituzioni delle cosiddette "repubbliche giacobine" sorte in Italia tra il 1796 ed il 1799, la Costituzione partenopea presenta tuttavia alcuni caratteri di originalità. Il più lampante è l'istituto dell'Eforato, una sorta di organo di legittimità costituzionale (una corte costituzionale ante litteram). La carta elaborata da Pagano non troverà applicazione a causa della breve vita della Repubblica.
Durante l'occupazione francese e nell'ambito delle spoliazioni napoleoniche, vennero individuate diverse opere dagli scavi di Pompei ed Ercolano dal generale Jean Étienne Championnet per essere inviate in Francia al Louvre, come risulta da una missiva inviata al direttorio il 7 ventoso anno VII (25 febbraio 1799):
Il 25 aprile viene approvata la legge di eversione della feudalità, sulla base di criteri relativamente radicali, ma anch'essa non potrà avere un principio di attuazione in conseguenza del repentino crollo della Repubblica.
Nel frattempo, nel resto delle province, la situazione cominciò a precipitare. Il cardinale Fabrizio Ruffo sbarcò il 7 febbraio in Calabria con l'assenso regio e pochi compagni, riuscendo a costituire in breve tempo un'armata popolare, l'Esercito della Santa Fede, e a impadronirsi rapidamente della regione. A Cotrone, dove nel febbraio 1799 era stato instaurato un governo municipale repubblicano nell'ambito della Repubblica Napoletana, la resistenza si concluse il 21 marzo con la presa del castello da parte delle forze sanfediste e la fine della breve esperienza della Repubblica di Cotrone. L'avanzata sanfedista proseguì quindi nella Basilicata e nelle Puglie.

In quei frangenti, una squadra navale inglese tenta la conquista dal mare, ma dopo una breve occupazione dell'isola di Procida è costretta alla ritirata dalle navi comandate dall'ammiraglio Francesco Caracciolo, un ex ufficiale della marina borbonica.
Successivamente, nell'aprile, in seguito alle sconfitte subite dalle truppe francesi in Italia settentrionale a opera degli Austro-Russi (mentre Napoleone è bloccato in Egitto dalla distruzione della sua flotta per mano di Horatio Nelson nella baia di Abukir), i francesi sono costretti a ritirarsi prima dalle province e in seguito (il 7 maggio) da Napoli. I repubblicani tentano di difendersi da soli contro l'armata sanfedista che giunge da Sud, ma il 13 giugno la città è raggiunta e viene riconquistata dalle armate del cardinale Ruffo dopo l'ultima battaglia del ponte della Maddalena e nonostante la strenua resistenza del Forte di Vigliena. Nei giorni seguenti, tra il 23 giugno e l'11 luglio, si arrendono gli ultimi forti cittadini in mano ai repubblicani: Castel dell'Ovo, Castel Nuovo e Castel Sant'Elmo. Pescara, dove già da gennaio era stato proclamato un Consiglio supremo temporaneo presieduto da Melchiorre Delfico, fu l'ultima città giacobina ad arrendersi all'armata borbonica il 30 giugno.
Nel 1801 le truppe borboniche del conte Ruggero di Damas che tentano di raggiungere la Repubblica Cisalpina sono sconfitte nel combattimento di Siena il 14 gennaio (secondo altre fonti il 13 o il 16) dai gen. Miollis e Pino segue quindi l'armistizio di Foligno il 18 febbraio 1801 firmato da Gioacchino Murat per le truppe francesi e da Damas per i napoletani, cui fece poi seguito la pace di Firenze che conferma ufficialmente il Regno di Napoli alla dinastia borbonica. Tale rimarrà fino al 1806, quando le truppe Napoleoniche apriranno a Napoli una nuova "parentesi francese", monarchica, di circa dieci anni e perciò detta Decennio francese.

Ottenuta la resa dei repubblicani, restava da decidere come trattare le centinaia di persone che avevano partecipato al governo di Napoli durante l'occupazione francese. Erano state diverse centinaia le persone che avevano prestato servizio alla Repubblica napoletana. Dal punto di vista giuridico la loro posizione era molto difficile. Siccome la Repubblica napoletana non era stata riconosciuta ufficialmente (lo stesso governo francese aveva rimandato indietro, senza riceverla, una delegazione inviata allo scopo di ottenerne il riconoscimento), essi non erano considerati prigionieri di guerra (con tutte le garanzie connesse). Rischiavano pertanto di essere giudicati da un tribunale penale come traditori. Il reato di tradimento era punito con la condanna a morte. Ai repubblicani trincerati in Castel Sant'Elmo, il comandante generale del re, Fabrizio Ruffo, offrì una "onorevole capitolazione", concedendo loro di optare per la fuga, imbarcandosi o seguendo le guarnigioni francesi, che avevano già abbandonato la città. Ma appena questo accordo fu sottoscritto ed accettato anche dai comandanti delle truppe regolari presenti all'assedio (comandanti delle navi inglesi e di alcuni contingenti russi e turchi), Ferdinando IV e la regina Carolina, sentendosi forti dell'appoggio inglese, esautorarono Ruffo dal comando. I reali e il capo del gabinetto, Giovanni Acton, sapevano di poter contare sulla assoluta obbedienza dell'ammiraglio inglese Lord Orazio Nelson, notoriamente succube di Emma Hamilton e quindi della regina Maria Carolina. La repubblica fu poi dichiarata decaduta l'8 luglio dal re Ferdinando IV di Borbone.
Nei mesi seguenti, con una giunta nominata da Ferdinando, cominciarono dunque i processi contro i repubblicani: su circa 8 000 prigionieri, 124 vennero mandati a morte (si veda l'elenco dei repubblicani napoletani giustiziati nel 1799), 6 furono graziati, 222 condannati all'ergastolo, 322 a pene minori, 288 alla deportazione e 67 all'esilio. Tra i condannati vi erano alcuni tra i nomi più importanti della classe nobiliare, borghese e intellettuale di Napoli, provenienti da diverse province meridionali, che avevano dato il loro appoggio alla Repubblica; tra questi il giurista Ercole D'Agnese, Nicola Pacifico, Pasquale Baffi, Mario Pagano, Cristoforo Grossi, Eleonora Pimentel Fonseca, Luisa Sanfelice, Ignazio Ciaia, Nicola Palomba, Domenico Cirillo, Giuseppe Leonardo Albanese, Vincenzio Russo, Francesco Caracciolo, Ettore Carafa, Michele Granata, Gennaro Serra di Cassano, Niccolò Carlomagno, il vescovo Michele Natale giustiziati, Giustino Fortunato senior, evaso dal carcere, e Vincenzo Cuoco, condannato all'esilio, pena in cui incorse anche il vescovo Bernardo della Torre, vicario generale dell'arcidiocesi di Napoli.
Il meridionalista Giustino Fortunato ricorda così i giustiziati della Repubblica napoletana:
La feroce repressione della Repubblica napoletana e lo sterminio dei patrioti che in essa avevano svolto funzioni di governo, partecipato alla attività legislativa educativa ed economica e prestato la loro opera per difenderla, furono una delle maggiori tragedie della storia italiana, talvolta dimenticata. Il primo studioso italiano a dare di essa un inappellabile giudizio storico e morale fu lo storico e filosofo Benedetto Croce, secondo il quale la perfidia dei sovrani e di Nelson destarono una forte impressione non solo in Italia e in Francia, ma anche in Inghilterra, dove Charles Fox pronunciò un acceso discorso alla Camera contro il comportamento dell'ammiraglio.
Così scriveva Benedetto Croce, che continuava identificando i responsabili della sanguinosa repressione:
Il giudizio sui primi due è senza appello:
La regina Maria Carolina è giudicata
Per l'ammiraglio inglese c'è l'attenuante (se tale si può considerare) che
Il generale in capo dell'Armata di Napoli, Jean Antoine Étienne Vachier detto Championnet, con proprio decreto del 4 Piovoso Anno 7 (ossia del 23 gennaio 1799) della Repubblica Francese (Direttorio) ordina la creazione dell'Assemblea de' Rappresentanti Nazionali Provvisoria, divisa in 6 Comitati:
nominando i seguenti 25 "Rappresentanti":
I 25 "Rappresentanti" erano così distribuiti nei "Comitati":
Comitato Centrale:
Comitato della Legislazione (di Legislazione):
Comitato di Giustizia e di Polizia (di Polizia Generale):
Comitato della Guerra (Militare):
Comitato delle Finanze (di Finanze):
Comitato dell'Interno (d'Amministrazione Interiore):
La divisione amministrativa della Repubblica Napolitana fu effettuata con la Legge del 21 Piovoso Anno 7 (ossia del 9 febbraio 1799) "concernente la divisione del Territorio continentale della Repubblica Napolitana" e seguenti per le divisioni dei:
| Dipartimenti (Capoluogo) | Cantoni (Capoluogo) | Sotto-Cantoni (Capoluogo) | Comuni |
|---|---|---|---|
| nº 1 "della Pescara" (L'Aquila) |
16 Cantoni:
|
4 Sotto-Cantoni:
|
??? Comuni:
|
| nº 2 "del Garigliano" (San Germano) | 15 Cantoni | - | |
| nº 3 "del Volturno" (Capua) | 18 Cantoni | - | |
| nº 4 "del Monte Vesuvio" (Napoli) | 8 Cantoni:
|
7 Sotto-Cantoni:
|
35 Comuni:
|
| nº 5 "del Sangro" (Lanciano) | 16 Cantoni | - | |
| nº 6 "dell'Ofanto" (Foggia) | 14 Cantoni | - | |
| nº 7 "del Sele" (Salerno) | 13 Cantoni | - | |
| nº 8 "dell'Idro" (Lecce) | 14 Cantoni | - | |
| nº 9 "del Bradano" (Matera) | 12 Cantoni:
|
- | |
| nº 10 "del Crati" (Cosenza) | 10 Cantoni:
|
- | 223 Comuni:
|
| nº 11 "della Sagra" (Catanzaro) | 10 Cantoni | - |
L'Esercito della Repubblica Napolitana fu costituito con Disposizione del 25 fiorile Anno 7º (14 maggio 1799) ed era formato da:
Nello specifico l'ordine di battaglia era il seguente, l'anzianità per i pari grado era data dalla posizione nella prima Unità dei primi Reparti:
La Guardia Nazionale Repubblicana della Comune di Napoli della Repubblica Napolitana fu costituita con Disposizione del 24 piovoso Anno 7º (12 febbraio 1799) ed era formata, da Cittadini dai 16 ai 50 anni, da:
Sarà costituita una ulteriore settima Legione "Speranza della Patria" della Guardia Nazionale, formata da giovinetti dagli 8 ai 16 anni.
Fu creata anche una Cavalleria della Guardia Nazionale.
La Guardia Nazionale fu poi divisa in Guardia Nazionale Sedentanea e Guardia Nazionale Attiva, quest'ultima considerata come Truppa di Linea.
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