| Libro dei Salmi | |
|---|---|
| Titolo originale | תהילים |
| Altri titoli | Ψαλμοί, Psalmi |
| Autore | ignoto |
| 1ª ed. originale | Fine III secolo a.C. |
| Genere | religioso |
| Lingua originale | ebraico |
Il Libro dei Salmi (in ebraico תהילים?, tehillìm o tehilim (plurale maschile ebraico); in greco Ψαλμοί?, psalmòi; in latino Psalmi) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e nell'Antico Testamento della Bibbia cristiana.
È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro avvenne in Giudea, forse alla fine del III secolo a.C., raccogliendo testi di varia origine, composti da autori ignoti lungo i secoli precedenti (il salmo considerato più antico è il 104, che riprende l'egiziano Inno ad Aton del XIV secolo a.C.).
È composto da 150 capitoli, ognuno dei quali rappresenta un autonomo salmo o inno di vario genere: lode, supplica, meditazione sapienziale. Il libro dei Salmi, che è compreso tra i libri sapienziali, è anche detto Lode o Salterio.
I singoli salmi erano in origine inni cantati, con l'accompagnamento di strumenti musicali, nei luoghi sacri. Più tardi, alcuni furono inseriti in varie raccolte, a provare un maggior livello della comprensione testuale. I singoli salmi possono essere contestualizzati nel Salterio nel suo insieme, essendovi la narrazione fattuale della vita di Davide, o una raccolta di istruzioni e norme come la Torah. Nella più tarda tradizione ebraica e cristiana, i Salmi iniziarono ad essere usati come preghiere da pronunciarsi anche non cantate e non musicate, individuali o collettive, come espressioni tradizionali di sentimento religioso.
In 1Cronache 13:8: «Davide e tutto Israele facevano festa davanti a Dio, a tutta forza, cantando e suonando cetre, saltèri, timpani, cembali e trombe». Simile culto di adorazione accompagnato da strumenti è citato presso il re babilonese Nabucodonosor II (Dn 3,5).
L'Antico Testamento menziona altri casi di solenne festa e preghiera, in cui tutto il popolo eletto si raduna davanti al Re per ringraziare Dio, adorato come Signore degli Eserciti e Re di Israele, dopo una vittoria in battaglia. I sacerdoti di Aronne avevano il compito di custodire l'Arca dell'Alleanza, e di portarla in processione insieme ai soldati armati fino al campo di battaglia, senza prendervi parte: l'ordine era di sei tribù davanti l'Arca, e di altre sei dietro. Alcuni spostamenti delle cose sacre erano affidati ad ebrei della tribù di Levi, che non erano sacerdoti. Senza la protezione di Dio e l'obbedienza a Mosè, Israele subisce la dura sconfitta di Kades (Numeri 13); comportandosi in modo contrario, vince l'assedio di Gerico (Giosuè 6).
I Salmi sono classificati per genere letterario come segue:
Il salterio contiene 150 salmi ognuno dei quali è anche considerato come un capitolo del libro.
La numerazione dei salmi varia a seconda se consideriamo il testo ebraico masoretico o i manoscritti greci della versione detta Septuaginta. Le traduzioni protestanti (anglicana, luterana, calvinista) adottano la numerazione ebraica, così come la adottano anche nella Chiesa Cattolica i testi liturgici ufficiali e le traduzioni moderne. Soltanto le traduzioni in uso nella Chiesa ortodossa hanno adottato la numerazione greca.
Le antiche traduzioni latine, come la Vulgata, solitamente seguono la numerazione greca. Le differenze sono le seguenti:
| numerazione ebraica | numerazione greca |
|---|---|
| 1-8 | 1-8 |
| 9-10 | 9 |
| 11-113 | 10-112 |
| 114-115 | 113 |
| 116 | 114-115 |
| 117-146 | 116-145 |
| 147 | 146-147 |
| 148-150 | 148-150 |
La differenza tra i testi masoretici e quelli della Septuaginta in questa numerazione è probabilmente dovuta a un graduale abbandono della forma poetica originale dei Salmi; tale abbandono è stato causato dagli usi liturgici e dalla negligenza dei copisti. È generalmente riconosciuto che i Salmi 9 e 10 (nella numerazione ebraica) fossero originariamente un unico poema acrostico, erroneamente separato dalla Masorah e correttamente riunito dalla Septuaginta e dalla Vulgata. Dai Salmi 42 e 43 (nella numerazione ebraica) risulta, per l'identità del soggetto (il desiderio della casa di Yahweh), della struttura metrica e del ritornello (confrontando Salmi 42:6, 12; 43:5, numerazione ebraica), che si tratta di tre strofe di un unico poema. Il testo ebraico ha ragione a considerare Salmo 146 e Salmo 147 come un unico salmo. Sembra che, in seguito, l'uso liturgico abbia suddiviso questi e diversi altri salmi. Zenner raggruppa in quelle che considera le odi corali originali: Salmi 1, 2, 3, 4; 6 + 13; 9 + 10; 19, 20, 21; 56 + 57; 69 + 70; 114 + 115; 148, 149, 150. Sembra che i Salmi 14 e 70 fossero originariamente odi corali. Le due strofe e l'epode costituiscono il Salmo 14; le due antistrofi costituiscono il Salmo 70. È interessante notare che, quando l'ode originale fu suddivisa, ciascuna parte finì per essere inserita due volte nel Salterio: Salmo 14 = 53, Salmo 70 = 40:14–18. Altre parti di salmi duplicate in questo modo sono: Salmo 108:2–6 = Salmo 57:8–12; Salmo 108:7–14 = Salmo 60:7–14; Salmo 71:1–3 = Salmo 31:2–4. Secondo la Pontificia commissione biblica della Chiesa cattolica (1° maggio 1910), la perdita della forma originale di alcuni salmi fu dovuta a pratiche liturgiche, a negligenza da parte dei copisti o ad altre cause.
I numeri dei versetti furono stampati per la prima volta nel 1509. Different traditions exist whether to include the original heading into the counting or not.
Molti manoscritti della versione Septuaginta includono un salmo in più, il salmo 151, incluso nella versione della Septuaginta che adottano le Chiese ortodosse. Una versione di questo testo è stata ritrovata fra i manoscritti del Mar Morto. Alcune versioni della Peshitta includono i Salmi 152-155. Esistono anche i Salmi di Salomone, ossia altri 18 salmi di origine ebraica, sopravvissuti solo in traduzione greca e siriaca. Queste e altre indicazioni suggeriscono che l'attuale raccolta di 150 salmi, utilizzata dai cristiani occidentali e dagli ebrei, sia stata selezionata all'interno di un corpus più ampio di testi.
La maggior parte dei salmi comincia con un versetto introduttivo che ne attribuisce l'autore o descrive le circostanze per le quali furono composti, da cui la tradizione che i salmi furono composti, in gran parte, da Davide.
Tuttavia, un filone della critica moderna ritiene che siano il prodotto di vari altri autori o gruppi di autori. Comunque si ritiene che i salmi non fossero trascritti prima del VI secolo a.C., e poiché il regno di Davide risale all'incirca all'anno 1000, il materiale risalente a Davide dovrebbe essere stato preservato dalla tradizione orale per secoli.
All'inizio dei salmi 39, 62 e 77 si fa riferimento a Idutun, in particolare per il modo di cantare o per il suo coro. I salmi 50 e dal 73 all'83 parlano di Asaf come maestro del coro. Le intestazioni dei salmi 42, dal 44 al 49, 84, 85, 87 e 88 riportano che «...i figli di Core furono incaricati di cantarli». Nel Secondo Libro delle Cronache (20,19) si trova un riferimento al fatto che i Leviti, i figli dei Keatiti e i figli dei Korachiti lodassero Dio a piena voce.
L'espressione Psalterium Davidicum è stata anche impiegata dal Concilio di Trento: esiste una tradizione sull'origine davidica del Salterio. Si basa su menzioni di vari libri della Bibbia e nei titoli degli stessi Salmi: 73 Salmi della versione ebraica dicono "di Davide" e alcuni aggiungono anche l'occasione in cui sono stati scritti. Anche nel nuovo Testamento, si presume la paternità davidica di alcuni Salmi. Inoltre, nei titoli di 73 Salmi nella versione ebraica si dice "di Davide", mentre 12 Salmi sono "di Asaph", 11 "dei figli di core", 2 "di Solomon", altro "di Mosè", Heman e Ethan e 35 sono senza nessuna attribuzione. La versione greca attribuisce 82 Salmi a Davide.
La critica testuale ha cercato di scoprire le influenze all'interno dei Salmi per poter offrire alcuni dati, anche se è minima, circa i suoi autori possibili e molto di più del periodo all'interno dello sviluppo religioso in Israele. Solo leggendo le intestazioni di ogni Salmo, si possono trovare diversi autori a parte David: Mosè, Asaph, Herman, i figli di Core, Salomone, Etan e Jedutum, mentre per alcuni di loro l'autore non è noto e perciò sono detti Salmi orfani. Secondo la tradizione giudaica, vi contribuirono anche Adamo, Melchisedec e Abramo. Secondo Abraham ibn ‛Ezra (v. ipotesi documentale), la redazione finale tardiva sarebbe stata opera dell'Uomo della Grande Assemblea.
Il Salmo 79 (secondo la numerazione della versione ebraica) è un lamento per la distruzione di Gerusalemme, scritto quindi almeno quattro secoli dopo David. La critica filologica muove dal presupposto per il quale stili diversi debbano corrispondere a re e periodi storici differenti, approcciando i Salmi o la Bibbia come qualsiasi altro testo storico. Tuttavia, sempre nell'ambito di una trascrizione da fonte spirituale (altrove accettata anche nel 1800 per l'arte non religiosa; in questo caso da Dio stesso), a diverse stili potrebbero corrispondere diverse persone quali fonti sovrannaturali di ispirazione al medesimo poeta ebraico.
Scritti per Ruach haQodesh e Profezia, non apocrifa, da re David, ve ne sono "ascritti" a "Mosheh Rabbenu" (cfr Rabbini del Talmud) e persino ad Adamo, per Shabbat, essi riguardano soprattutto il canto dei Leviti del Tempio di Gerusalemme (cfr re Salomone).
San Gregorio di Nissa scrisse il trattato Sui titoli dei Salmi nel quale affermò che ogni verso della Sacra Scrittura, inclusi i titoli di questi componimenti, deve essere ritenuto utile per l'esegesi biblica.I titoli appartengono al testo originale ebraico e non sono un'aggiunta dei traduttori. Un'incomprensione dell'utilità di una parte del testo equivale a non aver colto completamente il senso della Sacra Scrittura. Titoli e testo contribuiscono a far cogliere il senso allegorico e mistico più profondo del Libro dei Salmi.
Il trattato spiega il metodo esegetico di Gregorio: se il significato letterale storico risulta incoerente oppure moralmente criticabile, occorre trovare l'utilità del testo biblico nel significato allegorico e mistico.
I monaci dell'epoca leggevano tutto il Salterio ogni settimana.
Molti salmi (116 su 150) hanno una didascalia (titolo) propria, che può variare da un commento lungo a una singola parola. Più di un terzo sembra contenere indicazioni musicali, rivolte al «direttore» o al «maestro del coro», tra cui espressioni come «con strumenti a corda». Altri sembrano essere riferimenti a tipi di composizione musicale, come «Un salmo» e «Canto», oppure all'occasione in cui il salmo è stato composto («per la dedicazione del tempio», «per l'offerta commemorativa», ecc.). Molti salmi portano il nome di persone; il più comune (73 salmi) è «di Davide», e tredici di questi fanno esplicito riferimento a episodi della vita del re. Tra gli altri autori citati figurano Asaf (12), i figli di Core (11), Salomone (2), Mosè (1), Etan l'Ezrachita (1) e Eman l'Ezrachita (1). La Septuaginta, la Peshitta e la Vulgata latina attribuiscono ciascuna diversi salmi (come il 111 e il 145) ad Aggeo e a Zaccaria. Anche la Septuaginta attribuisce diversi salmi (come il 112 e il 135) a Ezechiele e Geremia.
Il salterio è diviso in 5 parti, in analogia con il Pentateuco, e ciascuna parte termina con una benedizione o dossologia (vedi in Salmi 41:13; 72:18-19; 89:52; 106:48; 150:6) I Salmi 1 e 2 sono probabilmente delle aggiunte successive nelle fasi tardive di redazione come una introduzione generale all'intero Salterio. Abbiamo, quindi:

Una suddivisione dei salmi può essere operata a partire dal genere letterario. Secondo la classificazione elaborata da Hermann Gunkel nell'ambito della critica delle forme, da un punto di vista stilistico si possono dividere in tre grandi generi: inni, suppliche e ringraziamenti.
Sovente i generi letterari sono mescolati per cui un salmo che inizia come supplica può continuare come salmo di ringraziamento, o altre mescolanze varie.
Più nello specifico, egli distinse: inni, lamentazioni comuni, salmi reali, lamentazioni individuali, salmi individuali di ringraziamento.
I salmi reali riguardano l'incoronazione, il matrimonio e le battaglie del re. In nessuno di questi testi viene menzionato un re specifico per nome, e la loro origine e il loro uso rimangono poco chiari. Diversi salmi, in particolare i salmi 93–99, trattano della regalità di Dio e potrebbero essere collegati a una cerimonia annuale in cui Yahweh veniva ritualmente reinvestito come re.
Oltre a questi cinque generi principali, Gunkel riconosceva anche una serie di tipi di salmi minori, tra cui:
La cultura cananea influenzò i Salmi e probabilmente anche il resto della letteratura ebraica. Il re Davide, che secondo la Bibbia era un poeta (di cui oltre ai salmi non ci sono note altre opere letterarie), perfezionò l'organizzazione liturgica ed applicò un potente impulso alla poesia salmódica fino a raggiungere la grande varietà e qualità delle poesie raccolte in questo libro.
Durante il periodo della dominazione persiana, i Salmi erano in pieno svolgimento e diversificati in molti stili e generi diversi: inni, profezie messianiche, Lamentazioni individuali o di gruppo, escatologia (Genealogia di Gesù dal ramo di Giuseppe, e forse anche materno, quale ultimo discendente in linea diretta di Re Davide, di cui i Salmi sono l'unica opera letteraria di lui nota), suppliche a Dio per una grazia, testi didattici che richiamano importanti episodi storici, cantici di ringraziamento di singoli popoli o di tutta la nazione, eccetera.
Una delle principali difficoltà nel cercare di interpretare i Salmi è dovuta alle qualità della poesia ebraica, espressione dello stato d'animo peculiare del popolo israelita, più intuitivo e sensibile del greco.
La poesia ebraica è caratterizzata da una metrica speciale basata sul parallelismo semantico, di tipo sinonimico oppure antitetico. In generale, il parallelismo è una forma di simmetria in cui la riformulazione, il sinonimo, l'amplificazione, la ripetizione grammaticale o l'opposizione sviluppano un'idea. Nel primo caso, la stessa idea viene ripetuta almeno due volte con parole diverse: I malvagi credono che Dio dimentica, che copre il suo volto e non vede mai nulla (Salm. X, 11); oppure anche: Il SIGNORE è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? Il SIGNORE è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura? (Salmo 27,1).
Un esempio di parallelismo antitetico è dato dal Salmo 78,14: Di giorno li guidò con una nuvola e tutta la notte con un fuoco fiammeggiante.
Quando due proposizioni esprimono l'idea di amplificare la prima affermazione, si parla di parallelismo espansivo. Ecco un esempio di parallelismo espansivo (in inglese: expansive parallelism). Ad esempio, Salmi 71:8 presenta un parallelismo di quest'ultimo tipo: Sia la mia bocca piena della tua lode, ed esalti ogni giorno la tua gloria!.
La concisione e carattere ellittico sono i tratti principali del parallelismo. Le idee sono impostate con poche parole (Gunkel 1933:17), e molte relazioni sono lasciate implicite. Si rinuncia a completare i nessi tra le idee (Gunkel 1933:17), in modo che le parole sciolte trovino nell'ascoltatore ciò che il poeta non ha fatto consegnare nel testo. Se a questo si aggiunge che, in generale, la poesia ebraica è breve (Gunkel 1933:18), il lavoro esegetico è molto difficile (G. 193e:178), non c'è quindi la possibilità di affrontare il testo in studio con gli altri e di elaborare con questo significa una spiegazione comune che illumina il dettaglio.
Se le poesie fossero più estese... le diverse parti si sarebbero illuminate... e avrebbero aiutato a capire tutta la poesia. (Gunkel 1933:18)
La brevità e le ellissi dei poemi ebraici furono risolte all'epoca grazie ad un contesto storico e sociale condiviso dal poeta e dai suoi contemporanei. L'ignoranza di questo contesto nasconde attualmente il vero significato della poesia e fa strada a tutti i tipi di speculazioni.
Il metodo di classificazione di Gunkel dominò a inizio novecento, nel tentativo di ricondurre i salmi a forme testuali e a generi letterari tipizzati, collettivi e individuali: lamentazioni, preghiere, atti di fede o devozione in Dio, ringraziamento, liberazione, per citare i più importanti. Secondo Willem S. Prinsloo i Gattungen di Gunkel sono uno schema teorico e una pura forzatura antistorica non rispettosa dei testi (in parte funzionale anche alla cultura tedesca del primo Novecento), portando ad esempio S.Movinckel (1884-1965), ex allievo di Gunkel, secondo il quale i Salmi hanno il loro comune contesto nella preghiera rivolta a Dio, Re del popolo Israele.
Non avendo di fatto oltre al titolo altri elementi per una loro datazione attendibile, la critica non può fare altro che concentrarsi sul collegamento e l'analisi comparativa dei testi, verso il fine di formare un Libro unico, cosa che dal punto di vista dei credenti è la forma dell'Unità del Verbo rivelatoSi nella Sacra Scrittura.
Rispetto alla critica di Gunker la brevità e i molti sottintesi della poesia ebraica rappresenterebbero la principale difficoltà di questa opera di navigazione dei nessi ideali, mentre ne sarebbero il punto di forza il parallelismo semantico e l'attento uso (mai casuale) delle poche parole presenti nei testi, e dei loro legami metrici.
I Salmi sono una delle parti della Bibbia più popolari nel movimento noto come Rastafarianesimo. (ad esempio del cantante raggae Prince Far I). Esso ha avuto luogo in Etiopia, dove sopravvive la Chiesa Copta, che era in Egitto la comunità cristiana più antica e numerosa del mondo arabo.
Alcuni salmi hanno delle caratteristiche particolari, che li distinguono all'interno del salterio. Si possono allora distinguere i salmi regali, quelli alfabetici, quelli delle ascensioni e quelli del piccolo e del grande Hallel.
I salmi possiedono allo stesso tempo un grande valore spirituale e un grande valore poetico. Una forma tipica della poesia dei salmi è la ripetizione del pensiero, per cui se una riga esprime un pensiero, la riga successiva generalmente, ripete, modifica, amplia, corregge il pensiero appena espresso.
I Salmi non furono scritti solo come poesie, ma come canti da intonare. Secondo l'esegeta biblico Saadia Gaon (882–942), che prestò servizio nel geonato degli ebrei di Babilonia, originariamente i Salmi venivano cantati nei recinti del Tempio dai Leviti, secondo le prescrizioni previste per ciascun salmo (discendenza dei cantori, ora e luogo designati, strumenti utilizzati, modalità di esecuzione, ecc.), ma potevano anche essere letti in modo casuale da chiunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Più di un terzo dei salmi era indirizzato al direttore musicale. Alcuni salmi esortano il fedele a cantare (ad es. Salmi 33:1–3; 92:1–3; 96:1–3; 98:1; 101:1; 150). In alcuni titoli vengono indicati gli strumenti musicali con cui il salmo deve essere suonato (Salmi 4, 5, 6, 8, 67). Alcuni si riferiscono ai Leviti, che cantavano una delle otto melodie, una delle quali era conosciuta semplicemente come «l'ottava» (in ebraico: sheminit) (Salmi 6, 12). Altri ancora conservano il nome di antiche modalità orientali, come ayelet ha-shachar (cerva dell'alba; Sal 22); shoshanim / shushan (gigli / giglio; Sal 45; 60), che si dice descrivano una certa melodia; oppure 'almuth /'alamoth (muta; Sal 9, 46), che, secondo Saadia Gaon, era «una melodia silenziosa, quasi impercettibile».
Malgrado vari autori sostengano che la musica originale sia andata perduta, esistono ancora i mezzi per ricostruirla. Frammenti della salmodia del tempio si conservano negli antichi canti sinagogali ed ecclesiastici, in particolare nella melodia in tonus peregrinus del Salmo 114. I segni di cantillazione, utilizzati per annotare la melodia cantata, erano in uso fin dall'antichità; ne troviamo traccia nei manoscritti delle più antiche copie superstiti dei Salmi, i Rotoli del Mar Morto, e in misura ancora maggiore nel Testo masoretico, che risale all'Alto Medioevo: gli scribi tiberiani che lo trascrissero affermavano di basare il loro lavoro sui segni del periodo del tempio. Si veda in merito il colofone di Moshe ben Asher (Canto della Vite) nel Codex Cairensis.
Sono stati compiuti diversi tentativi per decodificare la cantillazione masoretica, ma il più “riuscito” è quello di Suzanne Haïk-Vantoura (1928–2000), realizzato nell'ultimo quarto del XX secolo.[56] La sua ricostruzione partì dal presupposto che i segni rappresentassero i gradi di varie scale musicali, ossia singole note, il che la pone in contrasto con tutte le altre tradizioni esistenti, secondo cui i segni rappresenterebbero invariabilmente motivi melodici; inoltre, non tiene conto dell'esistenza di sistemi di notazione più antichi, come quello babilonese e quello palestinese. Pertanto, i musicologi hanno respinto le teorie di Haïk-Vantoura, ritenendo i suoi risultati dubbi e la sua metodologia imperfetta. Ciononostante, Mitchell ha difeso ripetutamente questa teoria, dimostrando che, se applicata alla cantillazione masoretica del Salmo 114, produce una melodia riconducibile al tonus peregrinus della chiesa e della sinagoga. Nel suo commento ai Canti delle salite, Mitchell include trascrizioni musicali della salmodia del tempio dei Salmi 120–134.

La "dialettica di peccato e pentimento" (Neher) mette impietosamente a nudo la condizione dell'uomo e rivela tutta la fragilità umana.
I Salmi sono per il giudaismo il testo della fede pura per eccellenza e il fondamento e la ragione del concetto di pietismo ebraico perché, a differenza di altri sistemi teologici, il giudaismo non predica la negazione dell'umanità - sinonimo di imperfezione intrinseca a cui nessun uomo può sfuggire. Non nega la colpa, riconosce invece che essa implica paradossalmente la redenzione, la redenzione non solo dell'anima dove il concetto di dualismo verrà tra breve cancellato, ma la redenzione del Corpo del singolo individuo come del Sistema imperfetto che noi viviamo o che per meglio dire che sia imprigionati a vivere così come i Giorni di Noè sarà la presenza del Figlio dell'Uomo negli Ultimi giorni cioè i nostri la profezia è agli sgoccioli nella sua applicazione e nella sua grande tribolazione così la morte verrà distrutta subentrando la via per la vita eterna e la vera giustizia di Dio il ritorno a Lui sotto la guida del Regno i veri 144.000 con il Re dei Re la cui discendenza parte da Seth 3° Figlio di Adamo per la venuta negli Ultimi giorni con il nome di Gioele o Giaele RE Eterno confronto profetico. Giunti dove si trovava il corpo di Adamo, lo presero. Quando entrarono nel paradiso, tutti gli alberi del paradiso si agitarono al punto che tutti i nati da Adamo si addormentarono in un sonno profondo per il profumo (che essi sprigionavano), con l'eccezione di Seth, perché era nato per ordine di Dio.
Il rituale mosaico descritto nel Pentateuco non fa riferimento all'uso di canti nel servizio divino, che vengono utilizzati per la prima volta da Davide. Alcune intestazioni dei salmi suggeriscono un loro utilizzo nel culto
I salmi hanno avuto un ruolo preminente nel culto ebraico fino ai giorni nostri. Anche nel Nuovo Testamento troviamo menzionato il loro uso da parte della comunità ebraica del I secolo.

Nel cristianesimo il valore spirituale dei salmi è tenuto in grande considerazione:
Nel Nuovo Testamento troviamo riferimenti al fatto che i primi cristiani utilizzassero i salmi nel culto divino, e tuttora vengono largamente impiegati nella liturgia cristiana. In particolare nella liturgia ortodossa, cattolica e anglicana il salterio è utilizzato in modo ciclico e queste chiese hanno sviluppato anche delle salmodie particolari. Nei primi secoli della Chiesa i candidati all'episcopato erano tenuti alla conoscenza dell'intero libro dei salmi a memoria, spesso imparato praticando la vita monastica.
Nella Chiesa cattolica i salmi vengono regolarmente utilizzati nella liturgia eucaristica e nella liturgia delle ore. I salmi sono anche il fondamento della preghiera monastica delle ore canoniche. Ci sono tre forme in uso:
I cristiani ortodossi utilizzano spesso i salmi nella preghiera privata e pubblica. Per facilitare la lettura, i 150 salmi sono divisi in 20 kathismata, e ciascun kathisma è ulteriormente suddiviso in tre antifone come segue (la numerazione è quella greca):
A seconda dei periodi liturgici e dei giorni della settimana vengono letti diversi kathismata durante i vespri, seguendo il calendario ecclesiastico ortodosso. Nel XX secolo si è diffuso fra i laici la lettura continua dei salmi tutti i giorni, in modo tale che l'intero libro sia letto completamente in quattro settimane, con letture tre volte al giorno terminando un kathisma al giorno.
Le chiese evangeliche riformate mettono in evidenza come il canto dei Salmi sia sempre stato importante componente del culto, prima nella sinagoga e poi nella chiesa. Il Nuovo Testamento stesso ne prescrive il canto con la dizione "Salmi, inni e cantici spirituali", definizione storica che descrive le caratteristiche dei 150 Salmi. L'uso dei Salmi cantati è stato portato avanti dal Monachesimo e così rivalutato dalla Riforma che ne prescriveva l'uso esclusivo durante il culto.
Durante la Riforma protestante divennero comuni traduzioni e parafrasi metriche, e molti salmi subirono adattamenti come inni. Ciò fu particolarmente diffuso in ambito calvinista. Il primo libro stampato nel Nord America è stato una raccolta di adattamenti di salmi, il Bay Psalm Book (1640).
Nel corso del XIX-XX secolo, nel culto delle chiese evangeliche i salmi sono stati progressivamente sostituiti dagli inni. Nei libri di canto ne rimangono alcuni, spesso parafrasati o ridotti a qualche espressione. Oggi il canto dei Salmi è in corso di rivalutazione.
Sant'Agostino scrisse le Enarrationes in Psalmos (Esposizione sui Salmi), mentre san Tommaso d'Aquino redasse, intorno al 1272 a Napoli, la Postilla super Psalmos di cui sono riconosciuti autentici i primi 55 commenti ai salmi.
Altri autori includono: sant'Ilario di Poitiers, Sa'Adyah ben Yōsēf al-Fayyūmī, Salmon ben Jeroham, Yefet ben Ali, Rashbam, Abraham ibn ‛Ezra, David Kimchi, Obadja Sforno, Joseph Kara, Benjamin ben Judah, Rashi, Menachem HaMeiri, Isaiah di Trani, Giovanni Calvino, e Isaac Satanow.
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