| Palanzano comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Silvia Franzini (lista civica Palanzano in Comune) dal 25-5-2026 |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°26′09.4″N 10°11′35″E |
| Altitudine | 691 m s.l.m. |
| Superficie | 69,8 km² |
| Abitanti | 1 009 (31-5-2026) |
| Densità | 14,46 ab./km² |
| Frazioni | Caneto, Case Ferrarini, Celso, Isola, Lalatta del Cardinale, Nirone, Palazzo, Pignone, Pratopiano, Ranzano, Ruzzano, Selvanizza, Sommo Groppo, Trevignano, Vaestano, Vairo Inferiore, Vairo Superiore, Valcieca, Zibana |
| Comuni confinanti | Corniglio, Monchio delle Corti, Neviano degli Arduini, Ventasso (RE), Tizzano Val Parma, Vetto (RE) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43025 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 034026 |
| Cod. catastale | G255 |
| Targa | PR |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona F, 3 432 GG |
| Nome abitanti | palanzanesi |
| Patrono | san Martino |
| Giorno festivo | 11 novembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Palanzano (pronuncia: /palanˈʣano/, Palansàn in dialetto parmigiano) è un comune italiano di 1 009 abitanti della provincia di Parma, situato nell'Appennino parmense; il capoluogo è situato alle pendici del Monte Faggeto (detto anche Fageto o Fajà in dialetto palanzanese), in fronte al maestoso complesso del Monte Caio, tra la val d'Enza e la val Cedra. Rinomata località turistica conosciuta anche come valle dei Cavalieri.
Il Comune di Palanzano fa parte dell'Unione Montana Appennino Parma Est insieme ai comuni di Monchio delle Corti, Tizzano Val Parma, Corniglio, Neviano degli Arduini, Langhirano e Lesignano de' Bagni.
Il centro abitato si trova ad un'altitudine di 691 m sul livello del mare (misurato in corrispondenza del Municipio). La quota massima raggiunta nel territorio è pari a 1584 m s.l.m., mentre la quota minima è di 351 m s.l.m. L'intero territorio del comune di Palanzano ha una superficie di 69,80 km2.
Il Comune di Palanzano si trova nell’alto Appennino parmense, nella parte sud-orientale della provincia di Parma, tra le valli dell’Enza e del Cedra e comprende anche una parte della val Bardea sul versante sud-est del Monte Fuso. I suoi rilievi montani di maggior importanza sono sicuramente il Monte Caio, la cui vetta è ubicata proprio nel comune di Palanzano, e il Monte Faggeto. Un territorio quindi di montagna tra boschi di castagni e faggi, ma anche ricco di prati, foraggere e pascoli dal sapore antico e secolare e proprio questo ambiente incontaminato unito insieme all’attività umana ha fatto sì che questa porzione dell'Appennino tosco-emiliano sia stata riconosciuta dall’UNESCO come Riserva MAB, Patrimonio dell’umanità, grazie alla sua biodiversità.
Palanzano dista 54 km da Parma e può essere raggiunto percorrendo la strada statale 665 (Massese), che attraversa tutto il territorio comunale; passando invece per il versante reggiano della val d'enza dista circa 66 km da Reggio-Emilia; scendendo dal versante toscano, sempre percorrendo la Massese e attraverso il passo del Lagastrello, dista 48 km da Aulla (MS).
Il Comune di Palanzano risulta inserito nell'Unione Montana Appennino Parma Est e gravita soprattutto sulla vicina Langhirano (distante 31 km) e sulla stessa Parma per il commercio, i servizi e le strutture non presenti sul suo territorio.
Il territorio delle Valli dei Cavalieri è costituito dal sistema orografico appenninico dei torrenti Enza e Cedra. Di antica origine, probabilmente matildica, questo territorio era affidato al governo delle più nobili famiglie del luogo che, in cambio di sorveglianza dei confini e di fornitura al comune di Parma di milizie a cavallo, godevano, sulle Valli, di sovranità praticamente illimitata. Il Comune di Palanzano è sede sin dal Medioevo del Commissariato delle Valli dei Cavalieri.
Il nome si trova citato già nel 1039, e nei secoli seguenti fu la sede del commissario delle Valli dei Cavalieri, un territorio che comprendeva le alte valli dell'Enza e del Cedra, il cui governo era affidato dal Comune di Parma a nobili signori del luogo.
Non si conosce l'esatta origine del nome Palanzano, secondo alcune fonti questo toponimo appare come prediale indicando in latino un "fondo di Pallante", ma potrebbe anche essere riconducibile alla parola palatium (palazzo, edificio). Nessuna delle due ipotesi è accertata.
La storia dell’insediamento umano sul territorio è molto antica, anche se poco studiata. Dalle ricerche archeologiche emergono siti preistorici dell’Età del bronzo riconducibili alla presenza dei Liguri, un'antica popolazione che, in epoca preromana, occupavano l'attuale Liguria (il cui nome deriva proprio da questa antica popolazione), il Piemonte a sud del Po e parte della costa e degli Appennini nord-occidentali della Toscana.
Fu proprio in questo contesto geografico che tra il III e il II secolo a.C. ebbe inizio una lunga guerra tra Liguri e Romani per la conquista di questa importante area strategica che oltre al controllo delle coste tirreniche verso la Francia e la Penisola iberica, comprendeva anche le importantissime vie di comunicazione tra il mare e la pianura che passavano appunto tra gli Appennini, strade che percorrevano la val Cedra e la val d’Enza passando per il passo del Lagastrello (Malpasso) ovvero sulla “strada dei Linari”. La guerra si concluse solo nel 155 a.C. con l’annientamento, da parte dell’esercito romano, delle ultime tribù di Liguri che si erano trincerate sugli appennini.
Dopo la fine della guerra in queste valli si stabilirono coloni romani che fondarono diverse fattorie rurali, come indicato dai ritrovamenti archeologici di monete e ceramiche. Questa porzione di Appennino divenne molto importante per l’Impero romano che per sue mire espansionistiche teneva in grande considerazione il controllo e la sorveglianza sulle vie di comunicazione che attraversavano gli appennini; famosi i collegamenti, come ad esempio la “strada delle cento miglia”, tra Parma (principale accesso alla via Emilia e alla Pianura Padana) e la città di Lucca o il porto di Luni.
Alla fine dell’Impero romano giunsero prima i Goti poi i Longobardi: presenza che ha lasciato un’impronta importante e duratura su queste terre, che fino all’arrivo di Napoleone furono dominate dalle diatribe tra le famiglie cavalleresche, di stirpe longobarda, e i poteri cittadini.
Nel Medioevo, epoca per cui abbiamo più fonti a disposizione, nell’alta valle dell'Enza e in val Cedra coesistevano due realtà, da una parte i feudi chiamati Valli dei Cavalieri, dall’altra una serie di possessioni vescovili chiamate corti; prima dell’anno mille la zona era compresa nell'unità giurisdizionale che è menzionato nei documenti come districtum alpium formato dall'unione delle corti di Rigoso, Nirone e Vallisnera.
Il territorio dell’odierno Comune di Palanzano infatti faceva parte fin dai secoli medievali delle Valli dei Cavalieri, un’area che comprendeva i confini comunali dei distretti di Palanzano, Ramiseto e in parte Collagna e Ligonchioe dove alcune famiglie di feudatari locali a partire dal X secolo diventarono molto influenti e prestigiose, ottenendo il controllo di molti piccoli feudi, che costituirono la base di potenze economiche e militari tra cui spicca quella di Atto di Canossa e dei suoi discendenti, che con Matilde arriveranno all’apice della loro potenza; tra queste famiglie di probabile origine longobarda spicca su tutte quella dei nobili Vallisneri. Proprio nei secoli centrali dell'età di mezzo, dall'XI al XV, si formarono le terrae militum, nelle quali il casato Vallisneri ricopriva un ruolo centrale.
Fino al XIX secolo il Comune di Palanzano era più esteso di quello attuale e comprendeva la val Cedra ed entrambi i versanti dell’alta val d’Enza avendo giurisdizione quindi anche sulle località di: Montedello, Camporella, Castagneto, Pieve San Vincenzo (sede della Pieve da cui dipendevano le altre chiese della zona), Miscoso e Succiso, nonché su Cozzanello (oggi in Comune di Monchio delle Corti). Nel 1844 i Ducati di Parma e di Modena stipularono un trattato (entrata in vigore nel 1848) che stabiliva il corso dell’Enza come confine tra i due stati e per tanto il versante orientale della valle andò a far parte del Comune di Ramiseto (oggi Comune di Ventasso) aggregato al Ducato Estense di Modena e Reggio. Solo il 14 febbraio 1855 papa Pio IX stabilì, con apposita bolla, che anche le parrocchie omonime fossero distaccate dalla diocesi di Parma per passare a quella di Reggio-Emilia.
Nei paesi, sulle pietre delle case fortificate che portano ancora gli stemmi di famiglia o nelle antiche chiese e nelle strade sterrate punteggiate dai pilastrini con le maestà di marmo bianco, si trovano ancora le tracce di questa storia, fatta di castelli, signori, cavalli e lotte per il potere.
Il Comune di Palanzano è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

Costruita intorno alla metà del XVII secolo in sostituzione dell'antica cappella ormai fatiscente, la chiesa fu sopraelevata e ampliata nel 1758 e nel 1880; modificata nelle coperture tra il 1928 e il 1940, fu internamente ristrutturata tra il 2014 e il 2016. L'edificio si presenta con forme molto semplici: la facciata in pietra è caratterizzata dal portale d'ingresso e da una finestra, mentre l'interno, intonacato e abbellito da paraste, è coperto da volte a crociera e a padiglione alternate.

Edificata forse tra il IX e il X secolo oppure tra il XII e il XIII, la cappella di Zibana fu menzionata per la prima volta nel 1230 tra le dipendenze della pieve di San Vincenzo di Pieve; risistemata agli inizi del XVI secolo, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; modificata e ampliata nei decenni seguenti, fu restaurata nella zona absidale nei primi anni del XX secolo e consolidata strutturalmente tra il 2000 e il 2007. La chiesa romanica, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata a capanna in pietra, al cui centro si apre il portale d'ingresso, sormontato da una formella in marmo di Carrara del 1681 e affiancato da due edicole; sulla destra si eleva il massiccio campanile, mentre sul retro aggetta l'abside in conci di pietra grigia, scandita da semicolonne e coronata da un motivo ad archetti pensili. All'interno l'aula è coperta da un soffitto a capriate lignee; l'abside, preceduta dall'arco trionfale, conserva il rivestimento originario in pietra squadrata. La chiesa ospita una croce astile cinquecentesca.

Menzionata per la prima volta nel 1230 tra le dipendenze della pieve di San Vincenzo di Pieve, la chiesa di Caneto fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; modificata nella facciata nel XVIII secolo, fu ristrutturata tra il 1950 e il 1960 dopo un sisma. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna in pietra, arricchita da un portale con cornice in arenaria scolpita nel 1771; all'interno l'aula intonacata, scandita da paraste doriche, accoglie un bassorilievo risalente al XII o XIII secolo e un fonte battesimale barocco del 1743.

Menzionata per la prima volta nel 1141, la cappella originaria di Trevignano fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ricostruita nel 1657, fu riedificata nel 1951 in stile neoromanico, conservando solo il campanile seicentesco. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna in pietra e mattoni, arricchita da un protiro centrale; sul retro si erge su un piccolo portico la torre campanaria, anticamente collocata sopra all'ingresso; all'interno l'aula intonacata è illuminata da una serie di alte monofore ad arco a tutto sesto.
Menzionato per la prima volta nel 1015 tra le dipendenze dell'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma, nel 1411 il monastero sul monte Caio fu concesso in patronato alla nobile famiglia Lalatta, che ne mantenne i diritti fino al XVI secolo; assegnato successivamente alla chiesa di Santa Giustina di Trevignano, fu ricostruito nel 1901; appartenente fino al 2018 all'Opera pia Domenico Biggi, passò in seguito allo scioglimento dell'istituto al Comune di Parma. Il modesto edificio in pietra, sviluppato su una pianta a navata unica, è affiancato da una casa colonica e sorge alla quota di 1344 m s.l.m. in una piccola radura a poca distanza dalla cima del monte Caio; ogni anno il 21 settembre è sede di una partecipata festa in onore di san Matteo.

Costruita originariamente in forme romaniche nel 1070, la chiesa di Ranzano fu profondamente modificata tra il 1662 e il 1669; completamente ristrutturata in stile neoromanico tra il 1908 e il 1921, nel 1936 fu dotata di un nuovo campanile; danneggiata dal terremoto del 2012, fu in seguito messa in sicurezza. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una facciata a salienti in pietra, affiancata da un'alta torre campanaria; il luogo di culto conserva alcuni elementi romanici di pregio, in parte provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Maria Maddalena di Roncarola, tra cui tre bassorilievi murati nel prospetto principale, le mensoline di sostegno degli archetti intrecciati della zona absidale e due capitelli dell'XI e XII secolo nel presbiterio.

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Ruzzano fu ricostruita nel 1514 ed elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; arricchita di una nuova facciata neoclassica tra il 1780 e il 1800, fu restaurata tra il 1900 e il 1920 e nuovamente intorno alla metà del XX secolo. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata a capanna in pietra, suddivisa orizzontalmente da una trabeazione e tripartita verticalmente da un doppio ordine di lesene doriche; all'interno la navata intonacata, coperta da una volta a botte lunettata, è scandita lateralmente da lesene, mentre il presbiterio è rivestito in pietra sulle pareti.

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria, situata in località "ai Monti", fu devastata nel 1521 durante il sacco di Vairo; elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu travolta negli anni seguenti da una frana, costringendo gli abitanti a spostare la parrocchia in un oratorio quattrocentesco di Vairo Superiore, che fu demolito agli inizi del XVIII secolo; riedificata in stile barocco nel 1712, ruotando ortogonalmente l'orientamento originario e conservando solo l'antica abside romanica trasformata nella cappella laterale sinistra, la chiesa fu completata nel 1794 con l'aggiunta del portale d'ingresso barocco. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata intonacata, in cui si apre un portale d'accesso con cornice e frontone in arenaria riccamente scolpiti; sulla destra si eleva isolato il massiccio campanile in pietra. All'interno l'aula, coperta da una volta a botte, è scandita da paraste; il presbiterio, chiuso superiormente da una volta a botte lunettata, accoglie due portali settecenteschi in arenaria riccamente scolpiti; la chiesa conserva alcune opere di pregio, tra cui un paliotto settecentesco in cuoio dipinto e la pala d'altare ottocentesca eseguita da Francesco Scaramuzza e Cecrope Barilli.

Costruito tra il 1790 e il 1816 circa per volere di Gian Lorenzo Basetti, l'oratorio privato fu restaurato nella facciata tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX e donato nel 1972 dagli eredi dei Basetti alla vicina chiesa di San Michele Arcangelo. Il piccolo edificio, situato in adiacenza al cimitero di Vairo e sviluppato su un impianto a navata unica di forma trapezoidale, presenta una simmetrica facciata a capanna rivestita in pietra, al cui centro, sopra al portale d'ingresso, è incastonata una formella in marmo di Carrara scolpita nel 1708 per volere di Giuseppe Basetti con la raffigurazione ad altorilievo della Fuga in Egitto. All'interno l'aula è coperta da una serie di volte a crociera; l'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui l'altare maggiore in pietra tardo settecentesco e una statua lignea raffigurante la Madonna col Bambino, scolpita verso la metà del XVIII secolo.

Menzionata per la prima volta nel 1141, la cappella originaria di Vaestano fu riedificata nel 1529 ed elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ricostruita tra il 1666 e il 1674, fu distrutta dal terremoto del 1920; riedificata in stile neorinascimentale tra il 1925 e il 1926, fu restaurata nel 1965 e tra il 2005 e il 2006. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna, rivestita con strisce orizzontali alternate di pietre e mattoni e tripartita da quattro lesene doriche in laterizio a sostegno del frontone triangolare di coronamento; la lunetta sul portale d'ingresso accoglie una formella del 1666 in marmo di Carrara. All'interno l'aula, coperta da una serie di capriate lignee, è scandita lateralmente da una serie di lesene coronate da capitelli dorici settecenteschi in pietra; l'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui tre altari e un fonte battesimale del XVIII secolo, due dipinti seicenteschi e una pala d'altare realizzata da Giovanni Gaibazzi dopo il 1867.
Edificato entro il XIV secolo, il castello di Castione fu conteso fino al XV secolo tra i rami parmense e reggiano dei Vallisneri; modificato con la costruzione di tre torri nel XVI secolo, fu successivamente abbandonato; ricostruito verso il 1890 per volere di Domenico Castiglioni, fu nuovamente dismesso e sprofondò nel degrado, col crollo di alcune porzioni dei fabbricati. Del complesso di tre torri, unite alla base da un corpo di fabbrica a un solo piano, si conservano alcune pareti e cornici in pietra, tra cui il portale d'ingresso ad arco, scolpito in chiave di volta con lo stemma dei Castiglioni del 1894.

Edificata originariamente quale casatorre tra il XVI e il XV secolo nei pressi della bastia di Vairo appartenente ai Vallisneri, la struttura, unitamente alle terre circostanti, fu acquistata intorno alla metà del XV secolo dalla famiglia Fattori; alienata nel 1671 alla famiglia Basetti, fu affiancata negli anni seguenti da un edificio di rappresentanza, cui fu unita verso la fine del XVII secolo con un'ala su tre livelli; modificata dopo il 1852 per volere di Atanasio Basetti, fu ristrutturata e ampliata in stile neorinascimentale a partire dal 1878 su progetto di Filippo Basetti; risistemata negli spazi esterni nel corso del XX secolo, nel 1962 passò per via femminile alla famiglia Sala. La villa, sviluppata su una pianta irregolare a L, è costituita da vari corpi di fabbrica rivestiti in pietra ed elevati su tre livelli principali fuori terra; l'ala sud-est conserva vari caratteri della casatorre medievale originaria, mentre il corpo angolare di rappresentanza e la lunga ala nord-ovest sono rivestiti in conci regolari di pietra e sono illuminati da finestre ad arco e bifore neogotiche. Il portale d'ingresso principale, ornato in chiave di volta con lo stemma dei Basetti e la data 1671, conduce all'androne, indi allo scalone monumentale, che dà accesso all'alto e ampio salone di rappresentanza, dominato da un camino seicentesco scolpito; in adiacenza si trovano altre sale, mentre al piano terreno dell'ala sud-est è collocata la cucina, scandita in due campate da due colonne doriche in arenaria; gli ambienti accolgono vari arredi antichi e alcuni ritratti di membri della casata, mentre all'ultimo piano è ospitata una raccolta di cimeli garibaldini. Sul retro della villa si trova la corte, su cui si affacciano le stalle e la torre colombaia ottocentesca; a monte, nel giardino superiore si ergono alcuni edifici rustici, sorti in adiacenza della bastia, e in posizione più elevata un alto fabbricato, superstite del casino seicentesco crollato nel 1972 durante un nubifragio.
Abitanti censiti

Palanzano dista 54 km da Parma e può essere raggiunto percorrendo la strada statale 665 (Massese), che attraversa tutto il territorio comunale; per il collegamento con le grandi arterie autostradali Palanzano dista 63 km dal casello di Parma sull'Autostrada del Sole A1 e 55 km dal casello di Fornovo Taro sulla A15; scendendo invece dal versante toscano, attraverso il passo del Lagastrello, dista 48 km dal casello autostradale di Aulla, che immette sempre sull’autostrada Parma-La Spezia A15.
Per i collegamenti ferroviari il riferimento principale è la stazione di Parma (distante 57 km) verso tutte le direzioni, mentre per l'alta velocità (AV) la stazione più vicina è quella di Reggio Emilia AV Mediopadana (80 km); scendendo invece dal versante toscano la stazione ferroviaria più vicina risulta essere quella Aulla-Lunigiana (50 km) lungo le linee Parma-La Spezia e Aulla-Lucca.
Per i voli nazionali e internazionali l'aeroporto più vicino è sicuramente l'Aeroporto di Parma oppure l'Aeroporto di Bologna (BO) distante 124 km o ancora quello di Milano-Linate (MI) distante 180 km; per le linee intercontinentali dirette si utilizza il terminale di Milano-Malpensa, che si trova a 225 km.
Per il trasporto marittimo invece il porto mercantile e turistico più vicino è quello ubicato a La Spezia (SP) distante circa 72 km.
All'interno del territorio comunale la strada principale è sicuramente la strada statale 665 Massese che attraversa tutto il territorio comunale dal confine con il comune di Tizzano Val Parma fino al confine con il comune di Monchio Delle Corti nella Val Cedra; tra le altre strade principali troviamo la strada provinciale SP68 da Selvanizza a Valcieca e la strada provinciale SP80 che porta da Antria a Ruzzano lungo la via che porta a Scurano nel comune di Neviano Degli Arduini.
Un'altra strada molto importante è la strada provinciale SP103 (Reggio Emilia) che si imbocca appena attraversato il torrente Enza in località Selvanizza e che consente di raggiungere il versante reggiano della Val d'Enza e le sue località principali della zona come Ramiseto, Vetto e Castelnovo ne' Monti.
Scendendo dalle pendici del Monte Caio l'antica via romana entrava nella valle del torrente Cedra nei pressi dell'abitato di Zibana, per risalire nuovamente verso il Passo del Lagastrello, anticamente conosciuto come Malpasso, toponimo ancora presente nella montagna che sovrasta il passo. La Strada delle cento miglia era così definita nell'Itinerarium Antonini, col nome di Parme-Laca un'errata trascrizione di Parma-Lucca, in quanto era possibile collegare le città di Parma e Lucca con un percorso di cento miglia esatte.
Di seguito sono presentate due tabelle relative alle amministrazioni che si sono succedute a Palanzano dal 1900 ad oggi.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1900 | 1906 | Filippo Basetti | Sindaco | ||
| 1907 | 1908 | Paolo Basetti | Sindaco | ||
| 1909 | 1910 | Giambattista Moretti | Sindaco | ||
| 1911 | 1911 | Antonio Castiglioni | Sindaco | ||
| 1912 | 1914 | Paolo Basetti | Sindaco | ||
| 1915 | 1919 | Antonio Castiglioni | Sindaco | ||
| 1920 | 1920 | Ermenegildo Reverberi | Regio Commissario | ||
| 1921 | 1922 | Luigi Berini | Sindaco | ||
| 1923 | 1923 | Adolfo Dassise | Commissario Prefettizio | ||
| 1924 | 1924 | Aldo Pellegri | Commissario Prefettizio | ||
| 1925 | 1925 | Giuseppe Maggiali | Sindaco | ||
| 1926 | 1930 | Paolo Bresciani | Podestà | ||
| 01/01/1931 | 31/5/1931 | Paolo Bresciani | Podestà | ||
| 01/06/1931 | 31/12/1931 | Antonio Grillo | Commissario Prefettizio | ||
| 1932 | 1933 | Luigi Quaretti | Podestà | ||
| 1934 | 1938 | Pier Paolo Moretti | Podestà | ||
| 1939 | 1943 | Luigi Castiglioni | Podestà | ||
| 1944 | 1945 | Luigi Maggiali | Commissario Prefettizio | ||
| 1946 | 1946 | Francesco Perfetti | Sindaco | ||
| 1947 | 1950 | Luigi Maggiali | Sindaco | ||
| 1951 | 1955 | Pietro Basetti | Sindaco | ||
| 1956 | 1960 | Luigi Maggiali | Sindaco | ||
| 1960 | 1964 | Franco Capitani | Sindaco | ||
| 1964 | 1969 | Ernesto Malmassari | Sindaco | ||
| 1970 | 1975 | Ernesto Malmassari | Sindaco | ||
| 1976 | 1981 | Ernesto Malmassari | Sindaco | ||
| 1982 | 1984 | Giampietro Dazzi | Sindaco | ||
L’attuale sindaco di Palanzano è Silvia Franzini, eletta nelle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026 con la lista civica “Palanzano in Comune”, espressione di un’area di centro e centrosinistra. Franzini ha ottenuto il 45,71% dei voti, diventando la prima donna sindaco nella storia del comune appenninico parmense. La tornata elettorale ha visto la presenza di tre candidature femminili. Emanuela Mariotti, sostenuta dal Partito Democratico attraverso la lista “Noi per Palanzano”, ha ottenuto il 38,89% dei consensi, mentre Marinella Vicini, appoggiata dall’area di centrodestra vicina a Lega e Fratelli d’Italia con la lista “Ricominciamo insieme”, si è fermata al 15,40%.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 25 giugno 1985 | 4 giugno 1990 | Daniele Galvani | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 18 giugno 1990 | 24 aprile 1995 | Daniele Galvani | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Antonio Grassi | centro-sinistra | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Carlo Montali | centro-destra (FI, LN, AN) | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 8 giugno 2009 | Carlo Montali | centro-destra (FI, poi PdL, LN) | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Giorgio Maggiali | lista civica di centro-destra | Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 27 maggio 2019 | Lino Franzini | lista civica di centro-destra "I Cavalieri di Palanzano", sostenuta da FI, Lega Nord e La Destra | Sindaco | |
| 27 maggio 2019 | 08 novembre 2019 | Carlo Montali | lista civica di centro-destra "Per le nostre valli" | Sindaco (decaduto) | |
| 08 novembre 2019 | 21 settembre 2020 | Saverio Cicchella | lista civica di centro-destra "Per le nostre valli" | Vicesindaco reggente | |
| 21 settembre 2020 | 24 maggio 2026 | Ermes Boraschi | lista civica di centro "Palanzano e le sue valli" | Sindaco | |
| 25 maggio 2026 | in carica | Silvia Franzini | lista civica di centro/centro-sinistra "Palanzano in Comune" | Sindaco | |
Nel comune di Palanzano sono presenti due squadre di calcio.
L’ASD Palanzano 1946, società dilettantistica che nella stagione 2025/26 ha militato nel campionato di Prima Categoria FIGC. Partecipa a campionati di categoria FIGC dal 1983 e nella sua storia ha vinto 2 campionati di Terza categoria e 2 campionati di Seconda Categoria. L'ASD Palanzano 1946 è la storica squadra locale del paese che trova le sue radici fin dal lontano 1946, partecipando a numerosi tornei estivi tra cui la famosa Coppa Cassa di Risparmio negli anni '70 che coinvolgeva numerose squadre dell'appennino parmense. Come detto la prima partecipazione ad un campionato FIGC arriva nel 1983 con l'iscrizione alla Terza categoria. Nel 2008 si fonde con I'AC Valcedra (altra squadra locale nata nel 2004) prendendo il nome di ASD Palanzano Valcedra. A partire dalla stagione 2016/17 la società cambia denominazione acquisendo quella attuale di ASD Palanzano 1946.
L’USD Palanzanese 2008, società amatoriale di calcio a 11 fondata nella stagione 2007-2008. Durante la propria storia ha militato nelle Federazioni amatoriali della provincia di Parma AICS ed UISP. Nella stagione 2025/2026 ha militato nel campionato amatoriale UISP di Parma, nella Categoria 2 Infrasettimanale. Nella sua storia amatoriale ha vinto 1 campionato e ottenuto 4 promozioni.
Disputano entrambe le partite casalinghe al campo comunale situato nel capoluogo del comune.
Nel comune di Palanzano è presente il MotoClub Fuori Giri, un'associazione sportiva affiliata alla FMI (Federazione Motociclistica Italiana) che ogni anno organizza eventi e manifestazioni di motociclismo off-road di motocross, enduro e trial.