Tizzano Val Parma

Tizzano Val Parma
comune
Tizzano Val Parma – Stemma
Tizzano Val Parma – Bandiera
Tizzano Val Parma – Veduta
Tizzano Val Parma – Veduta
Piazza Roma
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Emilia-Romagna
Provincia Parma
Amministrazione
SindacoIsabella Rossi (lista civica Futuro in Comune) dal 10-6-2024
Territorio
Coordinate44°31′14.4″N 10°11′55″E
Altitudine814 m s.l.m.
Superficie78,39 km²
Abitanti2 244 (31-5-2026)
Densità28,63 ab./km²
FrazioniAlbazzano, Antognola, Anzolla, Boschetto, Capoponte, Capriglio, Carobbio, Carpaneto, Casagalvana, Casale di Vezzano, Casola, Costa, Fontanafredda, Groppizioso, Groppo, Isola, Lagrimone, Madurera, Moragnano, Musiara Inferiore, Musiara Superiore, Pianestolla, Pietta, Pratolungo, Reno, Rusino, Schia, Treviglio
Comuni confinantiCorniglio, Langhirano, Neviano degli Arduini, Palanzano
Altre informazioni
Cod. postale43028
Prefisso0521
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT034039
Cod. catastaleL183
TargaPR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona F, 3 499 GG
Nome abitantitizzanesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tizzano Val Parma
Tizzano Val Parma
Tizzano Val Parma – Mappa
Tizzano Val Parma – Mappa
Posizione del comune di Tizzano Val Parma nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Tizzano Val Parma (Tisàn in dialetto parmigiano) è un comune italiano di 2 244 abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna.

Geografia fisica

Il territorio comunale di Tizzano Val Parma si estende sulla sponda destra della medio-alta val Parma ed è attraversato dal torrente Parma, che segna il confine col comune di Langhirano, dal torrente Parmossa, affluente destro della Parma, e, nella porzione sud-est, dal torrente Bardea, affluente sinistro dell'Enza. Ricco di rilievi, è dominato a meridione dall'ampio massiccio del monte Caio, che, alto 1584 m s.l.m. in corrispondenza della Punta Bocchialini, segna il confine coi comuni di Corniglio a sud-ovest e Palanzano a sud-est; a est si erge il monte Fuso, sul confine col comune di Neviano degli Arduini.

Interessato da numerose frane, il territorio comunale presenta nelle zone montuose una predominanza di fitte boscaglie, alternate a contrafforti rocciosi e a pendii meno scoscesi, prevalentemente coltivati; in prossimità dei principali corsi d'acqua si trovano infine alcuni terrazzi fluviali.

Il capoluogo è collocato alla quota di 814 m s.l.m. sul versante nord del monte Rotondo, intorno a un'altura dominata dai ruderi del castello medievale. Il nucleo centrale antico si sviluppa a sud del maniero, attorno a una piazza allungata e a due strade parallele, affiancate da schiere di edifici.

Origini del nome

Il toponimo Tizzano ha origine prediale, dal cognomen latino Titius (o Titus), con l'aggiunta del suffisso -anus: in età romana le unità fondiarie prendevano infatti il nome dal loro proprietario e Tizzano indicava dunque il fondo di un certo Tizio o Tito. È stata notata anche l'assonanza del nome dialettale con il termine latino statio, che indicava una stazione di sosta lungo le strade romane.

Intorno al nome sono nate alcune leggende popolari, prive di fondamento documentato. Secondo lo storico Bonaventura Angeli, la rocca sarebbe stata costruita sulle rovine di un'antica torre eretta da un Tito «ne' tempi di Giulio Cesare e di Pompeo», come avrebbero testimoniato alcuni versi latini scritti a grandi lettere in una stanza del castello; quel Tito sarebbe stato il generale romano Tito Cornelio Balbo, che nel 71 a.C. avrebbe fondato nella zona tre villaggi fortificati, a ciascuno dei quali avrebbe dato una parte del proprio nome: Tizzano, Corniglio e Ballone. Una variante della tradizione locale fa invece di Tito un soldato romano che, al termine del servizio, avrebbe ricevuto alcuni iugeri di terra lungo la strada percorsa dalle legioni nella guerra contro i Liguri, e vi avrebbe costruito la propria fattoria.

Non ha alcun fondamento nemmeno l'ipotesi che il nome abbia un collegamento col presunto ritrovamento di un tizzone ardente nel terreno durante la costruzione del castello, leggenda alla quale si richiama lo stemma comunale.

Storia

Preistoria ed età romana

Il territorio era abitato già nell'età del bronzo, come attestano i reperti rinvenuti nel capoluogo, a Femminatiche presso Albazzano, a Monteremo e a Ca' Bottazzo presso Moragnano. All'età del ferro risalgono due frammenti di ceramica etrusca rinvenuti a Monteremo, che fanno ritenere la località un punto di passaggio verso Lupazzano attraverso un guado sul torrente Parmossa.

In età antica l'Appennino parmense faceva parte del territorio dei Liguri, sottomessi da Roma al termine di una lunga serie di guerre combattute tra il 238 e il 155 a.C.; nel 180 a.C. e nel 179 a.C. circa 47 000 Liguri furono deportati nel Sannio. Secondo la tradizione storica locale il territorio era attraversato dalla cosiddetta strada delle cento miglia, ricordata nell'Itinerarium Antonini, che da Parma risaliva la val Parma, superava il monte Caio e scendeva in val d'Enza per valicare l'Appennino al passo del Lagastrello; in mancanza di tracce di un ponte romano, si presume che il torrente Parma fosse attraversato a guado tra Antesica e Siola. A XXV miglia da Parma, presso l'odierna Piantalfumo, era collocata una statio o mansio. Tra l'età repubblicana e quella imperiale sorse un piccolo nucleo abitato presso Albazzano; non sono stati invece individuati altri reperti di epoca romana, anche per l'assenza di ricerche mirate.

Alto Medioevo

Tra l'VIII e il IX secolo la località di Ciola, poi Siola presso Capoponte, era organizzata in curtis e dipendeva dal monastero di San Tommaso di Reggio Emilia.

Il borgo di Tizzano sorse in epoca altomedievale. La prima attestazione del toponimo risale al marzo del 991, in un atto con cui Prangarda, figlia del marchese Adalberto Atto di Canossa e moglie del marchese Maginfredo, vendette al diacono Rambaldo della pieve di Borgo San Donnino le case e i beni che possedeva a Tizzano, per quaranta libbre d'argento. Il 22 agosto 1004 il longobardo Guido del fu Adamo de loco qui dicitur Antisica donò alla futura sposa Richilda tre masericias con dodici iugeri di terre vitate e arabili e sei di bosco a Cattabiano, Cisiliano e Tizzano. Negli stessi decenni apparvero in alcuni documenti anche le vicine località di Carobbio nel 912, Albazzano nel 989, Isola nel 999 e Casola nel 1000.

Il centro abitato di Tizzano sorgeva presso la pieve di San Pietro, costruita quasi sicuramente verso il X secolo ma citata per la prima volta l'11 giugno 1005 nell'Ordo Archipresbiterorum Plebium voluto dal vescovo di Parma Sigifredo II.

Il castello e i Terzi

Tra il X e l'XI secolo fu eretto a sud del borgo un castello, a presidio della val Parma e della via del Sale; la sua esistenza è documentata dall'XI secolo. Secondo notizie di incerta attendibilità, agli inizi del XIII secolo il feudo apparteneva a Giberto III da Correggio; nel 1247 l'imperatore Federico II di Svevia lo assegnò ai capostipiti da Cornazzano dei Terzi. Nel 1309 gli abitanti delle diverse località compilarono gli Statuti di Tizzano, non imposti dal feudatario.

Nel 1364 i fratelli Niccolò Terzi il Vecchio e Giberto giurarono fedeltà a Bernabò Visconti per i castelli di Tizzano e di Belvedere presso Rusino. Nel 1386 Gian Galeazzo Visconti riconfermò il feudo a Niccolò e ai suoi eredi, concedendo a Tizzano più ampie immunità; il 19 agosto 1387, con diploma sigillato a Norimberga, l'imperatore Venceslao di Lussemburgo elevò Tizzano a contea. Niccolò morì a Bergamo nel gennaio del 1398, lasciando i figli Ottobuono, Giacomo e Giovanni.

Il 27 maggio 1409, dopo l'uccisione di Ottobuono in un agguato a Valverde di Rubiera per mano di Muzio Attendolo Sforza, il castello fu occupato dai Fieschi, mentre Parma passò agli Este, che vi erano entrati il 25 maggio. Nell'estimo del sale del 1415 il feudo di Tizzano risultò esente dalla relativa imposta, a eccezione delle ville di Albazzano, Anzolla, Isola e Pietta, per l'appoggio dato agli Estensi. Il figlio di Ottobuono, Niccolò detto il Guerriero, riebbe in seguito il titolo di conte di Tizzano e lo mantenne fino alla fine del dominio visconteo nel 1449, quando, con il passaggio di Parma a Francesco Sforza, i Terzi si rifugiarono a Mantova presso i Gonzaga. Lo Sforza investì del feudo Pietro Ghirasio (o Girasio) da Contrano, detto Fiasco.

Dai Pallavicino ai Farnese

Nel 1478 Agolante da Contrano, figlio di Pietro Ghirasio, cedette il feudo al marchese Gianfrancesco I Pallavicino, approfittando dell'assenza del fratello Anfitrione, che si era recato a Milano per discolparsi di un'accusa del duca e che tentò poi invano di riaverlo. Il 7 aprile 1495 Ludovico il Moro riconfermò l'investitura al Pallavicino. Verso la fine del XV secolo il centro abitato fu ricostruito più a sud, sull'altura del castello, ove fu edificato l'oratorio della Madonna del Santo Rosario; il 1º agosto 1476 era stato inoltre istituito nella rocca l'oratorio dei Santi Bartolomeo e Giorgio..

Con il testamento del 29 novembre 1497 Gianfrancesco divise i beni tra i figli maschi, vincolandoli a favore della sola discendenza maschile legittima, e lasciò al primogenito Gaspare il feudo di Tizzano e Ballone «con ville, possessioni, mulini, prati, pascoli, pescagione, osterie, dazi, gabelle varie, fitti e rendite». Alla morte di Gaspare, nel 1518, senza eredi, si aprì una lunga contesa: da un lato le figlie di Rolando Pallavicino, Barbara e Teodora, con il marito di Barbara, Ludovico Rangoni; dall'altro i figli di Bernardino Pallavicino, che nel 1530 ne rivendicarono i castelli in forza del vincolo testamentario, e Livia, figlia di Polidoro, con il marito Gregorio Casali, i cui diritti passarono poi ai Gonzaga di Novellara. Il castello fu occupato dalle truppe parmigiane e da quelle di Pier Luigi Farnese e il feudo fu posto sotto sequestro; durante il sequestro il podestà fu sostituito da un commissario nominato dalla Camera ducale.

Nel 1551, durante la guerra di Parma, il castello fu occupato da una guarnigione francese; il 7 settembre le truppe imperiali di Ferrante I Gonzaga lo cannoneggiarono e i francesi lo abbandonarono durante la notte, mentre il borgo fu saccheggiato. Il duca Ottavio Farnese tolse il sequestro il 22 aprile 1569 e pose fine alla contesa acquistando le quote del feudo dai singoli eredi: da Michele Casali il 4 maggio 1571, dal conte Giulio Rangoni il 12 novembre 1571 e da Camillo e Alfonso Gonzaga il 12 giugno 1572. Nella riorganizzazione militare avviata da Ottavio nel 1581, Tizzano divenne sede di uno dei dieci "terzi" di fanteria del ducato.

Nel 1571 le rendite del feudo ammontavano a 3 458 lire. Le voci principali erano il censo pagato dalle ville (576 lire, il più alto da Ballone, il più basso da Isola), i dazi sul vino, sulla carne, sul passo e sulla stadera e quello della fiera di San Genesio, l'affitto di sette grandi possessioni e quello dei mulini feudali delle Masere, di Groppo e di Pietta, pagato in frumento; il podestà, che risiedeva nel castello, percepiva 120 lire annue.. I sudditi erano obbligati a servirsi dei mulini feudali e a prestare gratuitamente la manutenzione delle gore.

Il censimento del 1581 contò nel feudo 2628 abitanti (esclusi i bambini sotto i sette anni) in 549 famiglie, con 1845 bovini e 4394 tra pecore e capre. L'economia si basava sulla coltivazione dei cereali, del castagno, della vite e della canapa e sull'allevamento; un commissario del XVI secolo descriveva il territorio come «luogo ameno e fruttifero con molte vigne che fanno vini ottimi» e i suoi abitanti come «ricchi e mercantili e principalmente di bestiame e tele di canapa». Era diffusa l'emigrazione stagionale: gli uomini tra i sedici e i sessant'anni partivano dopo la semina verso la Maremma e la Corsica per tornare dopo Pasqua; nel 1545 partiva tra il 20% e il 30% della popolazione delle ville, a Carobbio la metà..

Doria, Liberati e Ventura

Nel 1650 il duca Ranuccio II Farnese vendette il feudo al marchese Domenico Doria di Genova. Il marchese Agostino Doria, con testamento del 1º novembre 1756, nominò erede la figlia Maria Maddalena, alla quale il feudo fu assegnato in dote il 2 marzo 1763; il conte Luigi Onofrio Liberati, suo marito, nel 1764 fu investito del marchesato di Tizzano.

Il 16 maggio 1775 Marsilio Ventura, già medico di camera del duca Francesco Farnese e primo medico alla corte di Spagna, e il figlio Troilo ottennero di scambiare con Tizzano il loro feudo di Neviano Arduini. Nell'atto di presa di possesso era descritto il castello con una torre a quattro piani, le prigioni, la campana del comune, l'oratorio, il pozzo, il forno, le stalle, i granai e il ponte levatoio; nessun feudatario vi aveva mai risieduto, mentre vi abitava il podestà. Troilo Ventura, primo ministro del duca Ferdinando di Borbone nel 1787-1788, fu l'ultimo feudatario: i decreti napoleonici del giugno 1805 abolirono i feudi a partire dal 1º gennaio 1806.

Età contemporanea

Abolito il feudo, Tizzano divenne sede di comune, al quale fu unito anche il territorio del soppresso feudo di Belvedere, a eccezione di Lalatta, Magretto, Pignone, Sansolla e Vezzano. Nel 1832 il comune comprendeva venti frazioni: Albazzano, Anzolla, Capriglio, Carobbio, Carpaneto, Casola, Cozzo, Costa, Groppizioso, Gubinaria, Isola, Madurera, Moragnano, Musiara Inferiore, Musiara Superiore, Pietta, Reno, Rusino, Sternoldo e Treviglio.

Con la fine del monopolio feudale, nel 1805, sorsero nuovi mulini, tanto che nella seconda metà del XIX secolo se ne contavano in attività oltre una dozzina. I beni dei Ventura passarono nel 1816 ad Angelo Pettorelli Lalatta, che li rivendette; il castello fu acquistato dai Castiglioni di Palanzano.

Nel 1901 lo scrittore Hilaire Belloc, diretto a piedi a Roma, descrisse il borgo «cinto per intero da mura e con una chiesa e un castello in mezzo» e la piazza affollata per il mercato del bestiame. Nel 1903 fu realizzato l'acquedotto, alimentato dalla sorgente Fontana Gelata. Il 7 settembre 1920 il terremoto della Lunigiana e della Garfagnana colpì pesantemente anche la zona di Tizzano, danneggiando in particolar modo le chiese di Capriglio e di Cerreto, successivamente abbattute.

Nel 1917 fu fondata la Cassa rurale di Moragnano e nel 1919 sorse il Piccolo Credito Agricolo Tizzanese, su impulso del senatore Giuseppe Micheli; i loro registri documentano i prestiti a chi emigrava d'autunno verso la Francia, il Nord Africa e la Corsica. Nel 1928 l'oratorio del Rosario fu elevato al rango di parrocchiale e l'anno seguente l'arciprete vi trasferì la residenza dalla pieve. Negli anni Trenta il municipio fu trasferito in un nuovo edificio. Tra il 1938 e il 1939 fu completata la strada per Schia, dove si svolsero le prime gare di sci di fondo..

Durante la seconda guerra mondiale Tizzano fu località di internamento libero per profughi ebrei stranieri e vi furono ospitati diciotto ebrei provenienti dai Balcani. All'inizio di dicembre del 1943 nove di loro furono arrestati e deportati ad Auschwitz, insieme a quattro ebrei italiani giunti nella frazione di Reno.

Nella seconda metà del XX secolo Tizzano divenne una località turistica montana, con la costruzione di villette per le vacanze estive e di strutture ricettive, mentre sul monte Caio si sviluppò la stazione sciistica di Schia. Gran parte dei mulini cessò l'attività tra il secondo dopoguerra e gli anni Settanta.

Simboli

«D'azzurro, alla mano destra isolata di carnagione, movente in fascia da sinistra ed impugnante un tizzone d'argento, acceso di rosso. Ornamenti esteriori da Comune.»

La figura del tizzone ha assonanza con il nome del comune e fa riferimento alla leggenda locale secondo cui, durante la costruzione del castello, fu ritrovato nelle fondamenta un tizzone ardente.

Il gonfalone municipale è un drappo di bianco.

Onorificenze

Il Comune di Tizzano Val Parma è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito il 5 ottobre 1994 della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Comune di una zona montana in cui si sviluppò e svolse accentuatamente la resistenza armata contro l'invasione e l'oppressione nazi-fascista, subì per 20 mesi i lutti, gli orrori, le distruzioni della guerriglia condotta aspramente in ogni metro del suo territorio. Pur sotto la continua minaccia di rappresaglie, operarono senza deflettere a fianco dei partigiani, con concreto supporto in tutti i settori d'attività organizzativa e di guerra, e il loro contributo rese possibile il realizzarsi della luminosa epopea. Tizzano Val Parma, 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945»
— 5 ottobre 1994

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Pieve di San Pietro

Lo stesso argomento in dettaglio: Pieve di San Pietro (Tizzano Val Parma).
Facciata della pieve di San Pietro
Navata centrale della pieve di San Pietro

Costruita sulla cima del monte Rotondo quasi sicuramente verso il X secolo, la pieve fu citata per la prima volta nel 1005; riedificata in forme romaniche tra l'XI e il XII secolo su un impianto basilicale a tre navate su committenza forse della contessa Matilde di Canossa, fu internamente decorata con affreschi nel 1485; modificata verso la fine del XV secolo con la demolizione delle absidi laterali e l'erezione dell'esonartece, fu ristrutturata nella seconda metà del XVIII secolo in stile neoclassico; completamente risistemata tra il 1957 e il 1964 con la rimozione di quasi tutte le aggiunte settecentesche e la traslazione dei lacerti di affreschi quattrocenteschi nell'oratorio della Madonna del Santo Rosario, fu restaurata e consolidata strutturalmente tra il 2010 e il 2012. La chiesa in pietra, sviluppata su una pianta a tre navate affiancate da tre cappelle per lato, presenta un'insolita facciata a clocher-porche, dominata da una massiccia torre campanaria centrale e preceduta da un alto esonartece a capanna; i fianchi conservano varie tracce della struttura originaria, tra cui alcune piccole monofore strombate, porzioni della decorazione ad archetti pensili di coronamento e l'archivolto scolpito del portale d'ingresso secondario; all'interno le navate, chiuse superiormente da soffitti a capriate lignee, sono scandite da una serie di arcate rette da massicce colonne coronate da capitelli sbozzati a cubo scantonato; sul fondo, il presbiterio intonacato conserva la volta a botte lunettata settecentesca di copertura; l'edificio accoglie alcune opere di pregio, tra cui la pala d'altare e un baldacchino processionale settecentesco.

Oratorio della Madonna del Santo Rosario

Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio della Madonna del Santo Rosario.
Oratorio della Madonna del Santo Rosario

Costruito nei primi anni del XVI secolo all'interno del nuovo borgo di Tizzano, l'oratorio fu riedificato nel 1791 dalla confraternita del Rosario e arricchito negli anni seguenti dal campanile; danneggiato da un terremoto nel 2008, fu completamente restaurato il 2010 e il 2012. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una semplice facciata rettangolare in pietra, affiancata da una massiccia torre campanaria elevata su quattro ordini; all'interno l'aula, scandita in tre campate coperte da volte, accoglie cinque affreschi tardo quattrocenteschi staccati provenienti dalla pieve di San Pietro; sul fondo del presbiterio si staglia una monumentale ancona neoclassica, contenente la statua coeva della Madonna del Rosario col Bambino.

Chiesa di San Genesio ad Albazzano

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Genesio (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Genesio ad Albazzano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria fu distrutta da una frana nel 1500 insieme al borgo di Albazzano; ricostruita in seguito più a monte, la chiesa fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ampliata intorno alla metà del XVII secolo, verso la fine del XVIII fu affiancata dal campanile e dotata della nuova facciata neoclassica; modificata internamente e decorata nella seconda metà del XIX secolo, fu interamente restaurata nel 1950. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica con due cappelle laterali, presenta una facciata a capanna, tripartita da quattro lesene e dominata dal frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula, ornata con stucchi in stile Impero, è decorata su una parete con un affresco raffigurante la Pietà, eseguito da Walter Madoi nel 1970; il presbiterio absidato e le cappelle accolgono alcune opere di pregio.

Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Maurizio ad Anzolla

Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Maurizio ad Anzolla

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Anzolla fu unita nel 1367 a quella di Antognola; elevata nel 1564 a sede parrocchiale autonoma, tra il XVII e il XVIII secolo fu totalmente ristrutturata in forme barocche e nel 1829 fu internamente risistemata. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata intonacata, tripartita da massicce paraste e coronata da un piccolo frontone; all'interno la navata, coperta da una volta a botte lunettata, accoglie un'ancona lignea barocca policroma, contenente quindici piccoli dipinti del 1664.

Chiesa di San Michele a Capriglio

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Michele (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Michele a Carpiglio

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Capriglio nel 1564 fu elevata a sede di parrocchia autonoma, che tuttavia nel 1612 fu traslata nell'antico oratorio di Casagalvana; riedificata nel 1622, la chiesa di Casagalvana crollò a causa del terremoto del 1920; ricostruita in forme neoromaniche a Capriglio tra il 1930 e il 1935, fu affiancata dal campanile nel 2002. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata a capanna interamente rivestita in pietra, con un portale e tre monofore ad arco a tutto sesto profondamente strombati; all'interno l'aula, coperta da una volta a botte, accoglie un olio del 1520 raffigurante la Madonna in gloria con Bambino, angeli e i santi Michele Arcangelo, Rocco e Sebastiano, attribuito a Michelangelo Anselmi.

Chiesa di San Maurizio a Carobbio

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Maurizio (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Maurizio a Carobbio

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Carobbio, unita nel 1564 alla chiesa di Santa Giustina di Casola in un'unica parrocchia, ottenne la piena autonomia nel 1621; riedificata nei primi decenni del XIX secolo, fu distrutta da una frana nel 1855 e completamente ricostruita in stile neoclassico tra il 1861 e il 1866; affiancata dal campanile nel 1924, fu restaurata nel 1964. La struttura, sviluppata su una pianta a navata unica con tre cappelle sulla sinistra, presenta una facciata tripartita da quattro lesene doriche e coronata da un frontone; all'interno l'aula, decorata con lesene e arcate, accoglie alcune opere di pregio.

Chiesa di Sant'Andrea Apostolo a Carpaneto

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Andrea Apostolo (Tizzano Val Parma).
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo a Carpaneto

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria, situata in località Cerreto, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ricostruita agli inizi del XVIII secolo, fu distrutta da un devastante terremoto nel 1920; riedificata tra il 1926 e il 1928 a Carpaneto, fu affiancata dal campanile nel 1962. La chiesa, sviluppata su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna in pietra, elevata su due ordini e dominata dal frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula, decorata con una serie di lesene, si conclude nel presbiterio absidato e accoglie alcune opere di pregio provenienti dall'antico luogo di culto.

Chiesa di Santa Giustina a Casola

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Giustina (Tizzano Val Parma).
Chiesa di Santa Giustina a Casola

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Casola, unita nel 1564 alla chiesa di San Maurizio di Carobbio in un'unica parrocchia, ottenne la piena autonomia nel 1621; abbandonata dopo la metà del XVII secolo, fu sostituita da una nuova chiesa barocca eretta tra il 1660 e il 1661. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata a capanna intonacata dalle forme neogotiche; all'interno l'aula, coperta da volte a crociera, è decorata con lesene doriche e accoglie alcune opere di pregio.

Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine a Isola

Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine a Isola

Menzionata per la prima volta nel 1015, la cappella originaria di Isola cadde in rovina nel XV secolo; risistemata in seguito, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1583; ricostruita nel 1930, fu completamente ristrutturata tra il 2018 e il 2023. Il piccolo edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una semplice facciata a capanna, coronata da un campanile a vela centrale.

Chiesa di Santa Giuliana a Lagrimone

Chiesa di Santa Giuliana a Lagrimone

Adibita originariamente a stalla, la struttura di Lagrimone fu donata da Demetrio Scaccaglia nel 1964 e trasformata in chiesa tra il 1970 e il 1972; modificata internamente tra il 1984 e il 1986, fu interessata da lavori sulle coperture tra il 1996 e il 2001 e nel prospetto principale nel 2016. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una facciata a capanna rivestita in pietra, preceduta da un portico centrale con un tetto a due falde, retto da due pilastri; all'interno l'aula, coronata da un soffitto a capriate lignee, è illuminata da una serie di ampie finestre laterali; il presbiterio, lievemente sopraelevato, è parzialmente circondato da una parete semicircolare, a imitazione di un'abside coronata da un catino; nel mezzo è collocato l'altare maggiore in cotto, aggiunto nel 1986.

Chiesa di Santa Giuliana a Moragnano

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Giuliana (Tizzano Val Parma).
Chiesa di Santa Giuliana a Moragnano

Edificata probabilmente nel IX o X secolo ma menzionata per la prima volta nel 1230, la piccola cappella con abside semicircolare di Moragnano fu ampliata in stile romanico nel 1340; elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu modificata con l'aggiunta di un esonartece nel XVI secolo e fu decorata internamente in stile barocco nel XVII secolo; danneggiata nel corso della seconda guerra mondiale, fu in seguito ristrutturata; risistemata nell'aula tra il 1970 e il 1980, fu interamente restaurata tra il 2007 e il 2009. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da due cappelle sulla destra e una sulla sinistra, è esternamente rivestito in conci irregolari di arenaria; i due antichi portali d'ingresso principale e secondario sono coronati da lunette scolpite con bassorilievi; l'abside del XII secolo è ornata con una fascia di coronamento ad archetti pensili retti da mensoline e presenta, su entrambi i lati, circa 2000 graffiti realizzati tra il XII e il XVII secolo; gli interni, intonacati e decorati con stucchi, accolgono alcune opere di pregio, tra cui un olio seicentesco dipinto da Pietro Melchiorre Ferrari.

Chiesa di San Giorgio a Musiara Inferiore

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giorgio (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Giorgio a Musiara Inferiore

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Fontanafredda fu elevata a sede parrocchiale nel 1564 e separata dalla cappella di San Rocco di Musiara Superiore nel 1613; abbandonata verso la fine del XVII secolo in quanto in rovina, fu successivamente ricostruita a Musiara Inferiore in forme barocche. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice facciata rettangolare interamente rivestita in pietra; all'interno l'aula intonacata, coperta da una volta a botte lunettata, è scandita in tre campate da una serie di lesene a sostegno del cornicione perimetrale.

Chiesa di San Rocco a Musiara Superiore

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Rocco (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Rocco a Musiara Superiore

Menzionato per la prima volta nel 1491, l'oratorio di Musiara Superiore, a lungo unito alla chiesa di San Giorgio di Musiara Inferiore, nel 1613 fu elevato a sede parrocchiale autonoma su richiesta degli abitanti del borgo. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da una cappella sulla sinistra, presenta una facciata a capanna interamente rivestita in pietra, con un piccolo portico centrale, mentre sulla destra si erge il campanile neogotico; all'interno l'aula intonacata si apre sul presbiterio, ove è conservata una pala d'altare ottocentesca eseguita da Giovanni Tebaldi.

Chiesa di San Lorenzo a Pratolungo

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Lorenzo (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Lorenzo a Pratolungo

Menzionata per la prima volta nel 1230, la piccola cappella originaria di Madurera fu unita entro il 1354 alla cappella di Santa Giuliana di Moragnano; ricostruita nella prima metà del XVI secolo, divenne sede parrocchiale autonoma nel 1646; profondamente degradata, nel 1925 fu abbandonata e sostituita con una nuova chiesa neoromanica eretta nell'adiacente località di Pratolungo; danneggiata da un cedimento del terreno nella zona del presbiterio, fu ristrutturata intorno al 1950 e nuovamente nel 1985, in seguito al crollo del tetto a causa di un'intensa nevicata. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una facciata a salienti intonacata, ornata con un frontone sul portale d'ingresso e con un'ampia trifora cieca in sommità.

Chiesa di San Nicolò a Reno

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Nicolò (Tizzano Val Parma).
Chiesa di San Nicolò a Reno

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Reno, elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu distrutta da una frana verso il 1765; ricostruita in località Reno di Sopra tra il 1768 e il 1773, la chiesa neoclassica fu restaurata nella facciata nel 1909 e nuovamente intorno al 1960. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una facciata a salienti intonacata, scandita da quattro lesene a sostegno del frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula, scandita da lesene, accoglie alcuni dipinti di pregio.

Chiesa della Beata Vergine della Neve a Rusino

Chiesa della Beata Vergine della Neve a Rusino

Edificata come oratorio nel XVI secolo, la chiesa barocca di Rusino fu elevata a sede parrocchiale nel 1692; danneggiata dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale, fu ricostruita nelle forme originarie al termine del conflitto; rivestita esternamente in pietra, è decorata con affreschi sulla volta a botte lunettata del presbiterio.

Oratorio di San Maurizio ad Antognola

Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di San Maurizio (Tizzano Val Parma).
Oratorio di San Maurizio ad Antognola

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Antognola fu unita nel 1367 a quella di Anzolla; divenuta nel 1564 sussidiaria di quest'ultima, nel 1680 fu ricostruita in stile barocco. Il piccolo edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una facciata rivestita in pietra, delimitata da due lesene alle estremità e coronata da un frontone mistilineo spezzato; all'interno la navata, coperta da un soffitto piano, si conclude nel presbiterio voltato a botte.

Oratorio di San Bartolomeo a Groppizioso

Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di San Bartolomeo (Tizzano Val Parma).
Oratorio di San Bartolomeo a Groppizioso

Costruito intorno al 1660 per volere del parroco della chiesa di Anzolla Bartolomeo Danni, l'oratorio barocco di Groppizioso fu distrutto da una frana verso la fine del XIX secolo e successivamente ricostruito; divenuto nel 1947 sussidiario della chiesa di Capriglio, fu interamente restaurato agli inizi del XXI secolo. Il piccolo edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una facciata a capanna in pietra, coronata nel mezzo da un campanile a vela.

Oratorio di San Michele a Pietta

Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di San Michele (Tizzano Val Parma).
Oratorio di San Michele a Pietta

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella originaria di Pietta fu unita a quella di Vezzano dal 1299 al 1564, quando il luogo di culto di Pietta divenne sussidiario della chiesa parrocchiale di Vezzano; completamente distrutto da un terremoto nel 1898, l'oratorio fu ricostruito in forme neoromaniche nel 1904; danneggiato da un sisma nel 1983, fu successivamente ristrutturato; dichiarato inagibile nel 2014 a causa di una frana, fu restaurato e riaperto al culto nel 2018. Il piccolo edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una semplice facciata a capanna in pietra; all'interno l'aula è coperta da una volta a botte intonacata.

Architetture militari

Castello

Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Tizzano Val Parma.
Lato nord-ovest del castello
Torre del castello

Costruito presumibilmente tra il X e l'XI secolo, il castello appartenne forse agli inizi del XIII secolo a Giberto III da Correggio; assegnato nel 1364, unitamente alla rocca di Belvedere, ai fratelli Niccolò Terzi il Vecchio e Giberto, fu occupato dai Fieschi dopo l'assassinio di Ottobuono de' Terzi nel 1409; concesso successivamente a Niccolò de' Terzi, il Guerriero da Filippo Maria Visconti, nel 1449 fu confiscato da Francesco Sforza, che ne investì Pietro Ghirasio da Contrano; alienato verso la fine del XV secolo a Gianfrancesco I Pallavicino, fu acquistato dal duca Ottavio Farnese nella prima metà del XVI; profondamente danneggiato dalle cannonate di Ferrante I Gonzaga durante la guerra di Parma del 1551, fu assegnato nel 1650 a Domenico Doria e, dopo la morte dell'ultima discendente Maria Maddalena alla fine del XVIII secolo, a Troilo Venturi, fino all'abolizione dei diritti feudali del 1806; comprato successivamente dai Castiglione, crollò in gran parte a causa di un terremoto nel 1834; acquistato da Ettore Ximenes nel 1913 allo scopo di ristrutturarlo su progetto dell'architetto Lamberto Cusani, non fu risistemato a causa dello scoppio della prima guerra mondiale; completamente abbandonato nel 1930 e ormai ridotto a un rudere, fu acquistato dal Comune di Tizzano Val Parma nel 1961; parzialmente restaurato nel 2002, nel 2014 fu destinato ad area per spettacoli e manifestazioni culturali. Del maniero, interamente realizzato in pietra, si conservano le mura perimetrali, una torre mutila e una stanza voltata a botte al piano terreno, mentre il livello superiore privo di coperture è accessibile attraverso alcune passerelle.

Rocca di Belvedere

Lo stesso argomento in dettaglio: Rocca di Belvedere.

Edificato agli inizi del XV secolo da Ottobuono de' Terzi, il castello di Rusino, noto anche come rocca di Belvedere, fu conquistato nel 1409 dal marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, cui seguì nel 1420 il duca di Milano Filippo Maria Visconti; riassegnato nel 1441 ai Terzi, fu espugnato nel 1551 da Camillo Rossi; perso il suo ruolo strategico, cadde in seguito in abbandono e si ridusse a poche rovine; se ne conserva soltanto una torre mozza, rinforzata strutturalmente e svuotata dai detriti agli inizi del XX secolo.

Torre dei Cadonici a Lagrimone

Torre dei Cadonici a Lagrimone

Costruita in epoca medievale, nel 1509 la torre di Lagrimone, appartenente a Morello Da Belvedere, fu data alle fiamme da Jacopo di Maso; successivamente riedificata, fu modificata a più riprese; acquistata dalla famiglia Basetti, verso il 1903 fu profondamente ristrutturata anche nella facciata, ove furono realizzate alcune aperture, tra cui al piano terreno la vetrata per un negozio, in seguito adibito a deposito. La struttura fortificata, rivestita in pietra, si erge su un alto basamento a scarpa; al centro del prospetto principale, sopra all'ampia apertura del magazzino, è posta un'ampia portafinestra con balconcino, delimitata da un antico portale d'ingresso ad arco a tutto sesto in arenaria scolpita proveniente dalla bastia di Moragnano; al livello superiore si trova una bifora scandita da tre colonnine, coronata da un arco in bugnato, realizzata su modello di una finestra del palazzo dei Basetti a Vairo.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Tradizioni e folclore

Fiera di San Genesio ad Albazzano

Attestata già nel 1309, la fiera annuale di Albazzano del 24 e 25 agosto, intitolata a san Genesio e dedicata al bestiame, fu regolamentata alla fine del XV secolo dal conte di Tizzano Gianfrancesco I Pallavicino; benché proibita dagli atti del sinodo presieduto dal vescovo Alessandro Sforza di Santa Fiora nel 1564, continuò comunque a svolgersi, attirando persone anche degli Stati vicini; trasferita agli inizi del XX secolo dalla località Madone alla località Chiastrella, fu successivamente riportata nel luogo originario; dopo alcuni anni di interruzione, fu ripristinata a partire dal 1989, accompagnata da spettacoli musicali, giochi e degustazione di prodotti locali.

Festa di San Matteo sul Monte Caio

Eremo di San Matteo

Dedicata a san Matteo, la festa tradizionale di fine estate si svolge annualmente il 21 settembre presso l'eremo di San Matteo, situato tra i boschi del monte Caio alla quota di 1344 m s.l.m. e raggiungibile da Schia attraverso alcuni sentieri; l'edificio, situato nel territorio comunale di Palanzano e identificato nel medievale Monastero de Caliis, fu menzionato per la prima volta in un documento del 1015 e nuovamente nel Capitulum seu Rotulus Decimarum del 1230 della diocesi di Parma tra le dipendenze dell'abbazia di San Giovanni Evangelista, pur trovandosi all'interno del territorio amministrato dalla pieve di Tizzano. La festa, accompagnata da una cerimonia religiosa e da un pranzo con prodotti tipici locali, richiama persone dai comuni vicini.

Economia

L'economia della zona è diversificata. Il settore agricolo è rappresentato prevalentemente dall'allevamento di bovini, suini e pollame e dalla coltivazione di frumento e foraggio. Per quanto riguarda il settore secondario, le principali attività industriali sono di carattere alimentare ed edilizio. Infine, il settore terziario si basa prevalentemente sui servizi e sulle attività legate al turismo estivo e invernale, sviluppatosi nella seconda metà del XX secolo soprattutto nel capoluogo e nella località sciistica di Schia sul monte Caio.

Amministrazione

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
3 luglio 1985 7 giugno 1990 Luigi Depietri Partito Socialista Democratico Italiano Sindaco
12 giugno 1990 24 aprile 1995 Ugo Danni PDS, PCI Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Ugo Danni centro-sinistra Sindaco
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Gualtiero Ghirardi lista civica di centro-sinistra Sindaco
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Gualtiero Ghirardi lista civica di centro-sinistra, sostenuta da PD Sindaco
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Amilcare Bodria lista civica di centro-destra, sostenuta da PdL Sindaco
10 giugno 2014 27 maggio 2019 Amilcare Bodria lista civica Per Tizzano noi ci siamo, sostenuta da Forza Italia Sindaco
27 maggio 2019 10 giugno 2024 Amilcare Bodria lista civica Per Tizzano noi ci siamo, sostenuta da Forza Italia Sindaco
10 giugno 2024 in carica Isabella Rossi lista civica Futuro in comune Sindaco

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
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  6. ↑ Dizionario di toponomastica, 1996, p. 654.
  7. 1 2 Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 5.
  8. 1 2 3 Molossi, 1832, p. 546.
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  12. ↑ Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 11.
  13. 1 2 3 4 5 Bragazzi, p. 7.
  14. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Bragazzi, p. 8.
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  19. ↑ Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, pp. 6, 55.
  20. ↑ Storia di Parma, 2009, p. 140.
  21. ↑ Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 7.
  22. ↑ Bragazzi, pp. 10, 64.
  23. ↑ La data è indicata come 8 marzo da Ireneo Affò e come 3 marzo da Ugo Bragazzi
  24. 1 2 3 Dall'Aglio II, p. 1019.
  25. ↑ Affò, 1792, p. 369.
  26. ↑ Bragazzi, pp. 31, 39, 46, 64.
  27. ↑ Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 13.
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  30. 1 2 Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 12.
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  41. ↑ Pezzana, 1842, p. 132.
  42. ↑ Bragazzi, p. 21.
  43. ↑ o 1448, secondo Ugo Bragazzi.
  44. ↑ Pezzana, 1859, p. 269.
  45. 1 2 Dall'Aglio II, p. 1021.
  46. ↑ Bragazzi, p. 117.
  47. ↑ Bragazzi, pp. 8-9.
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  49. 1 2 Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 13.
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  60. ↑ Bragazzi, pp. 89-105.
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  62. ↑ Belloc
  63. ↑ Bragazzi, pp. 123-178.
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  70. 1 2 Dall'Aglio II, pp. 1018-1019.
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  74. ↑ Ricompense al valor militare per attività partigiana, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 29 dicembre 1994. URL consultato il 27 ottobre 2026.
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  81. ↑ Cirillo, Godi, p. 235.
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  128. ↑ Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, pp. 12-13.
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  134. ↑ Torre dei Cadonici (Tizzano Val Parma, loc. Lagrimone), su scn.caiparma.it. URL consultato il 12 ottobre 2024.
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  138. ↑ Molossi, 1832, p. 545.
  139. ↑ Molossi, 1832, p. 5.
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  145. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 https://amministratori.interno.it/

Bibliografia

Voci correlate

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