| Venaria Reale comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Fabio Giulivi (lista civica Venaria Riparte e coalizione di centro-destra) dal 21-9-2020 (2º mandato dal 4-6-2026) |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°07′N 7°38′E |
| Altitudine | 269 m s.l.m. |
| Superficie | 20,44 km² |
| Abitanti | 31 842 (31-5-2026) |
| Densità | 1 557,83 ab./km² |
| Frazioni | Altessano, Medico Inferiore, Madonnina |
| Comuni confinanti | Borgaro Torinese, Caselle Torinese, Collegno, Druento, Pianezza, Robassomero, San Gillio, Torino |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 10078 |
| Prefisso | 011 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 001292 |
| Cod. catastale | L727 |
| Targa | TO |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 555 GG |
| Nome abitanti | venariesi |
| Patrono | sant'Eusebio di Roma |
| Giorno festivo | 14 agosto |
| Motto | (LA) Pacem cum inimicis, bellum cum vitiis (IT) Pace con i nemici, guerra con i vizi |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Venaria Reale (AFI: /venaˈria reˈale/; La Venerìa Regia in piemontese) è un comune italiano di 31 842 abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte.
Situato nell'area metropolitana torinese, il centro è conurbato con il capoluogo regionale e dista circa 10 km a nord-ovest dal centro di Torino.
Venaria Reale è situata a nord-ovest di Torino, nell'omonima area metropolitana, in un territorio prevalentemente pianeggiante posto ai piedi delle Alpi Graie. Il centro urbano sorge a un'altitudine media di 269 m s.l.m., mentre il territorio comunale raggiunge una quota massima di 327 metri.
Il territorio è attraversato dal torrente Ceronda, che confluisce nella Stura di Lanzo in prossimità dell'abitato. L'espansione urbana ha determinato nel tempo la sostanziale continuità edilizia con Torino e con alcuni comuni della prima cintura, mentre la porzione occidentale del territorio conserva più estese aree naturali, in particolare in corrispondenza del Parco regionale La Mandria.
Una parte rilevante del territorio comunale è compresa nel Parco regionale La Mandria, istituito nel 1978 e appartenente al primo nucleo di aree protette regionali istituite in Piemonte. Il parco, esteso anche nei territori dei comuni limitrofi, costituisce una delle principali aree naturali della cintura torinese e conserva al suo interno lembi della foresta planiziale che anticamente caratterizzava gran parte della pianura piemontese.
L'area protetta presenta una notevole varietà di ambienti naturali e ospita numerose specie animali allo stato selvatico, oltre a costituire un'importante zona di sosta e nidificazione per l'avifauna. Nel parco vengono inoltre svolte attività finalizzate alla tutela della biodiversità e alla conservazione di alcune razze equine. All'interno dell'area si trova anche il complesso di Borgo Castello, residenza sabauda ottocentesca strettamente connessa alla storia della vicina Reggia di Venaria Reale.
Venaria Reale presenta un clima continentale, caratterizzato da inverni freddi ed estati calde. La posizione ai margini della pianura torinese e in prossimità delle valli di Susa, di Lanzo e della Ceronda favorisce durante l'anno l'afflusso di masse d'aria fredda dalle vallate alpine e, in determinate condizioni, la presenza del föhn.
Le temperature medie di gennaio si attestano intorno ai −4 °C per le minime e ai 5 °C per le massime, mentre nel mese di luglio sono mediamente comprese tra i 15 e i 27 °C. Le precipitazioni risultano maggiormente concentrate durante la primavera, in particolare nei mesi di aprile e maggio, mentre la stagione invernale è generalmente più asciutta.
Durante l'inverno possono verificarsi precipitazioni nevose, talvolta anche abbondanti: tra gli episodi più significativi sono ricordicate le nevicate del 1956, quando l'accumulo superò il mezzo metro, del 1985, con circa 50 cm, e del 7 gennaio 2009, quando furono registrati circa 30 cm di neve. Rispetto al passato, tuttavia, gli accumuli nevosi hanno mostrato una generale diminuzione: a fronte di valori annui superiori al metro documentati nel XIX secolo, in epoca più recente gli accumuli complessivi si sono generalmente attestati tra i 35 e i 75 cm, con variazioni a seconda delle annate.
Il toponimo Venaria è legato alla vocazione venatoria del luogo e alla costruzione della residenza sabauda voluta nel XVII secolo dal duca Carlo Emanuele II di Savoia come base per le battute di caccia della corte. Il territorio era precedentemente noto come Altessano, centro di origine antica che nel XVI secolo venne distinto in Altessano Superiore e Altessano Inferiore. Fu nella parte superiore che i Savoia decisero di edificare la nuova residenza di caccia, attorno alla quale si sviluppò il borgo destinato a costituire l'attuale città. Il nome deriverebbe quindi dall'espressione latina ars venatoria, ossia «arte della caccia», passando attraverso la forma Veneria fino all'odierno Venaria; l'aggettivo Reale richiama invece lo stretto legame storico dell'abitato con la dinastia sabauda e con la sua residenza. Altessano Inferiore ha conservato l'antica denominazione ed è oggi una frazione di Venaria Reale.
Il territorio dell'odierna Venaria Reale, posto alla confluenza del Ceronda con la Stura di Lanzo e lungo le direttrici che collegavano la pianura torinese alle Valli di Lanzo, fu frequentato fin dall'antichità. L'abitato storico si sviluppò tuttavia con il nome di Altessano, attestato nel corso del Medioevo e progressivamente organizzatosi come comunità rurale alle porte di Torino. Nel corso dei secoli il territorio fu sottoposto a diversi signori feudali, tra i quali sono ricordati i Guasco, i Borghesio, i de Cremieux e gli Scaravelli.
Nel XVI secolo il nucleo venne distinto in Altessano Superiore e Altessano Inferiore. Quest'ultimo conservò nel tempo l'antica denominazione, divenendo in seguito una frazione della moderna Venaria, mentre la storia di Altessano Superiore fu profondamente modificata nel secolo successivo dall'intervento della Casa Savoia. La posizione del territorio, caratterizzato dalla presenza di boschi e da vaste aree adatte alla caccia, ne favorì infatti l'inserimento nel sistema delle residenze e delle tenute che la dinastia sabauda stava progressivamente organizzando intorno alla capitale del ducato.
La trasformazione decisiva avvenne durante il governo del duca Carlo Emanuele II di Savoia, che scelse Altessano Superiore come sede di una nuova residenza destinata alla corte e soprattutto all'esercizio della caccia. Nel 1658 il duca affidò all'architetto Amedeo di Castellamonte la progettazione di un vasto complesso nel quale la residenza, i giardini, le strutture di servizio, il territorio di caccia e il nuovo borgo fossero concepiti secondo un disegno unitario. I lavori, avviati nel 1659, portarono alla realizzazione della cosiddetta Reggia di Diana, nucleo originario dell'attuale palazzo, e alla contemporanea riorganizzazione dell'abitato.
Il progetto castellamontiano non riguardò infatti il solo palazzo, ma interessò un asse territoriale lungo circa due chilometri, comprendente il borgo, la reggia, i giardini e le aree destinate alla caccia. L'organizzazione urbanistica dell'abitato venne subordinata alla prospettiva monumentale della residenza: la strada principale del nuovo borgo fu disposta in asse con il palazzo e proseguiva idealmente attraverso i giardini verso la fontana d'Ercole e il tempio di Diana. Il complesso venne così concepito non soltanto come luogo di svago, ma come rappresentazione architettonica del prestigio e del potere della dinastia sabauda.
La nuova funzione del territorio determinò anche il mutamento della sua denominazione. Il nome Venaria, derivato dalla destinazione venatoria della residenza e del territorio circostante, cominciò nella seconda metà del Seicento a sostituire nell'uso quello di Altessano Superiore. Non è noto un atto formale che abbia disposto il cambiamento del toponimo: secondo la documentazione comunale, la denominazione Venaria Reale, inizialmente riferita alla tenuta di caccia dei duchi di Savoia, venne progressivamente estesa per consuetudine all'intero abitato.
La costruzione della residenza determinò una radicale trasformazione dell'antico insediamento rurale. Attorno alla reggia sorsero abitazioni, botteghe e strutture destinate alle esigenze della corte e dei suoi servitori, mentre il borgo assunse una configurazione urbanistica strettamente legata alla dimora ducale. Venaria entrò così a far parte della cosiddetta Corona di Delizie, il sistema di residenze che circondava Torino e attraverso il quale i Savoia organizzarono il territorio circostante la capitale secondo funzioni di rappresentanza, svago e controllo.
Alla morte di Carlo Emanuele II nel 1675, la residenza non aveva ancora raggiunto la configurazione definitiva. Le vicende militari della fine del XVII secolo investirono direttamente Venaria: nel 1693, durante la guerra della Grande Alleanza, le truppe francesi comandate dal maresciallo Nicolas de Catinat danneggiarono gravemente il complesso, del quale sopravvissero alcune parti del nucleo castellamontiano.
Vittorio Amedeo II di Savoia decise quindi di ricostruire e ampliare la residenza, trasformandone progressivamente la funzione da palazzo destinato prevalentemente alla caccia in una delle principali dimore della corte. Tra il 1699 e il 1713 i lavori furono affidati a Michelangelo Garove, che elaborò un progetto più vasto rispetto all'impianto precedente. Le guerre dei primi anni del Settecento rallentarono nuovamente il cantiere; dopo l'ascesa dei Savoia alla dignità regia, il programma edilizio riprese con maggiore ambizione.
A partire dal secondo decennio del XVIII secolo intervenne Filippo Juvarra, al quale si devono alcuni degli ambienti più monumentali dell'intero complesso, tra cui la Galleria Grande, la cappella di Sant'Uberto, la Citroniera e le grandi Scuderie. La residenza raggiunse così una dimensione propriamente regale, adeguata al nuovo rango assunto dalla dinastia dopo la pace di Utrecht del 1713. Successivamente Benedetto Alfieri proseguì gli interventi, realizzando nuovi collegamenti tra gli edifici della reggia, la cappella e le scuderie.
Parallelamente alla reggia si sviluppò la tenuta della Mandria, destinata inizialmente soprattutto all'allevamento dei cavalli e alle attività venatorie della corte. La presenza sabauda contribuì anche allo sviluppo delle attività economiche locali: furono favorite la coltivazione dei gelsi, l'allevamento dei bachi da seta e le lavorazioni seriche, ponendo le basi di una vocazione manifatturiera che avrebbe acquistato crescente importanza nei secoli successivi.
La fine dell'Ancien Régime segnò una profonda cesura nella storia della città e della sua reggia. Con l'occupazione francese del Piemonte alla fine del XVIII secolo e la successiva annessione alla Francia, la residenza perse progressivamente la propria funzione di dimora dinastica. Durante il periodo francese l'appellativo Reale scomparve temporaneamente e il centro fu indicato anche come Venaria Torinese.
La reggia venne trasformata per usi militari e iniziò una lunga fase di progressivo impoverimento del patrimonio artistico e decorativo. I giardini furono profondamente alterati e il complesso fu adattato alle esigenze delle truppe. La funzione militare, avviata durante l'occupazione napoleonica, sarebbe proseguita anche dopo la Restaurazione, quando nel 1814 il Piemonte tornò sotto il governo dei Savoia.
Nel corso dell'Ottocento gli interessi della corte sabauda si spostarono verso altre residenze, mentre la Venaria assunse sempre più stabilmente una funzione militare. Gli ambienti della reggia furono utilizzati come caserme, depositi, scuderie e ospedale militare; numerose strutture vennero adattate alle nuove necessità, con la chiusura di aperture, la modifica degli spazi interni e il trasferimento di arredi e opere d'arte.
La Mandria, al contrario, continuò a essere utilizzata dalla famiglia reale e conobbe una nuova fase di sviluppo sotto Vittorio Emanuele II, che fece ampliare il complesso di Borgo Castello e utilizzò frequentemente la tenuta.
Dopo l'Unità d'Italia del 1861 Venaria rimase strettamente connessa alla presenza militare e alla vicina Torino, divenuta capitale del nuovo Regno d'Italia. Parallelamente cominciarono a svilupparsi attività produttive che avrebbero progressivamente modificato il carattere economico e sociale del comune.
Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento Venaria attraversò una profonda trasformazione, passando gradualmente da centro prevalentemente agricolo, militare e legato alla presenza delle antiche residenze sabaude a uno dei principali poli industriali dell'area torinese. Accanto alle tradizionali attività agricole e seriche si svilupparono filande, concerie, mulini, stabilimenti metallurgici e tipografie.
Particolare importanza assunse il settore tessile. Le origini della manifattura di Altessano risalivano già alla seconda metà del Settecento, quando vi operava il filatoio del marchese Gerolamo Falletti di Barolo. Nel Novecento il processo di industrializzazione accelerò rapidamente. La SNIA, fondata a Torino nel 1917 da Riccardo Gualino, acquisì gli impianti locali per la produzione della viscosa e nel 1925 entrò in possesso anche della manifattura di Altessano.
L'avvio del grande stabilimento per la produzione e la filatura della fibra artificiale modificò profondamente la struttura urbana e demografica della città. Accanto agli stabilimenti vennero costruiti quartieri operai e strutture assistenziali e ricreative. Nel 1924 la giunta municipale approvò la costruzione, a spese della società, di un villaggio operaio formato da trenta edifici intorno all'odierna piazza Montelungo; sorsero inoltre alloggi per dipendenti e impiegati, un dormitorio, un asilo, bagni pubblici, lavatoi, spacci aziendali e orti.
La disponibilità di acqua garantita dal Ceronda e dalla Stura, la vicinanza a Torino e la presenza della ferrovia Torino-Ceres favorirono ulteriormente l'insediamento industriale. La crescita delle fabbriche determinò consistenti movimenti migratori: tra gli anni venti e trenta giunsero numerosi lavoratori soprattutto dal Triveneto, mentre nel secondo dopoguerra l'immigrazione interessò in misura crescente le regioni dell'Italia meridionale. La popolazione comunale passò dai 5 405 abitanti censiti nel 1901 ai 12 824 del 1931, evidenziando la rapidità della trasformazione demografica.
Il 20 dicembre 1891 era stato intanto ufficialmente riconosciuto lo stemma civico, mentre con regio decreto del 28 aprile 1937 Vittorio Emanuele III concesse a Venaria Reale il titolo di città.
Durante la seconda guerra mondiale la presenza di importanti stabilimenti industriali impegnati anche nella produzione bellica rese Venaria un obiettivo degli attacchi aerei alleati. I bombardamenti provocarono vittime tra la popolazione civile e danni alle infrastrutture e agli impianti produttivi.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il territorio fu coinvolto nella Resistenza contro l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana. Numerosi cittadini parteciparono alle formazioni partigiane o sostennero la popolazione e i combattenti attraverso reti di assistenza e solidarietà. Durante questa fase l'appellativo Reale fu temporaneamente abbandonato nell'uso, analogamente a quanto era già avvenuto durante la dominazione francese; la modifica non risulta tuttavia essere stata formalizzata da un provvedimento definitivo e la denominazione tradizionale rimase quella ufficialmente consolidata.
Per il comportamento della popolazione tra il 1943 e il 1945 e per i sacrifici subiti durante il conflitto, il 12 gennaio 2007 il comune è stato insignito della medaglia di bronzo al merito civile.
Nel secondo dopoguerra Venaria partecipò alla forte crescita economica e demografica dell'area metropolitana di Torino. Lo sviluppo industriale torinese e degli stabilimenti locali richiamò nuova manodopera, soprattutto dalle regioni meridionali, determinando una rapida espansione edilizia e trasformando definitivamente il comune in un centro urbano integrato nella conurbazione del capoluogo piemontese.
La grande industria, e in particolare la SNIA, continuò per diversi decenni a rappresentare uno dei principali elementi dell'economia e dell'identità sociale cittadina. La progressiva crisi e ristrutturazione del settore industriale nella seconda metà del Novecento determinò tuttavia il ridimensionamento e la successiva dismissione di numerosi impianti, lasciando sul territorio un consistente patrimonio di archeologia industriale.
Parallelamente maturò una nuova attenzione verso il patrimonio storico e ambientale. Nel 1978 venne istituito il Parco regionale La Mandria, comprendente la vasta tenuta già appartenuta ai Savoia e una delle maggiori aree verdi protette della cintura torinese. La Reggia, che per circa due secoli aveva conosciuto utilizzi militari, alterazioni e progressivo degrado, divenne invece oggetto di un vastissimo programma di recupero promosso dallo Stato e dalla Regione Piemonte.
Nel 1997 la Reggia di Venaria Reale e il Borgo Castello nel parco de La Mandria furono inclusi, insieme alle altre residenze sabaude, nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Il Comitato del patrimonio mondiale riconobbe nel sistema delle residenze sabaude un'eccezionale testimonianza dell'architettura monumentale europea dei secoli XVII e XVIII e della rappresentazione spaziale della monarchia assoluta.
Il lungo intervento di restauro della Reggia e dei giardini, tra i maggiori programmi europei di recupero di un bene culturale, consentì la riapertura al pubblico del complesso nel 2007. Il recupero della residenza ha profondamente modificato il ruolo della città, affiancando alla tradizionale integrazione industriale e residenziale con l'area metropolitana torinese una crescente vocazione culturale e turistica. La Reggia è divenuta sede di esposizioni, manifestazioni e attività culturali, mentre nel complesso opera anche il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.
Nel 2014 Venaria si collocò al primo posto in Italia in una rilevazione sul gradimento dei turisti stranieri e la Reggia si consolidò tra i principali poli culturali nazionali; tra il 2007 e il 2014 il complesso aveva ospitato 29 grandi mostre, circa 2 450 concerti, 350 eventi e 25 000 itinerari didattici rivolti agli studenti. La valorizzazione della Reggia, del borgo storico e del parco della Mandria ha così restituito centralità al rapporto tra la città e il patrimonio sabaudo che ne aveva determinato la nascita nella seconda metà del Seicento.
Lo stemma e il gonfalone costituiscono i simboli ufficiali della città. Lo statuto comunale riconosce inoltre come colori cittadini l'arancio e il verde.
Lo stemma civico fu riconosciuto con decreto ministeriale del 20 dicembre 1891. La blasonatura ufficiale è la seguente:
Lo stemma presenta una particolare connessione con la tradizione sabauda: lo scudo è infatti sormontato dalla corona reale sabauda e circondato dal collare dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata, massima onorificenza dinastica di Casa Savoia. Il motto latino Pacem cum inimicis, bellum cum vitiis significa «Pace con i nemici, guerra con i vizi».
Il gonfalone comunale è costituito da un drappo di rosso, riccamente ornato di ricami d'argento, caricato dello stemma civico e della scritta in oro città di venaria reale, disposta su tre righe.
| Reggia di Venaria Reale | |
|---|---|
| Tipo | architettonico |
| Criterio | C (i) (ii) (iv) (v) |
| Pericolo | Nessuna indicazione |
| Riconosciuto dal | 1997 |
| Scheda UNESCO | (EN) Residences of the Royal House of Savoy (FR) Scheda |
Il patrimonio storico e artistico di Venaria Reale è strettamente legato alla presenza della Casa Savoia e al vasto progetto urbanistico avviato nella seconda metà del Seicento con la costruzione della Reggia di Venaria Reale. Il palazzo, il borgo storico, i giardini e il vicino Parco regionale La Mandria furono concepiti come parti di un sistema territoriale unitario, successivamente ampliato e modificato tra il XVII e il XIX secolo. La Reggia e il Borgo Castello nel parco de La Mandria costituiscono due delle componenti delle Residenze sabaude in Piemonte, iscritte nel 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO secondo i criteri culturali (i), (ii), (iv) e (v).
La cappella palatina della Reggia, dedicata a sant'Uberto, patrono dei cacciatori, fu commissionata da Vittorio Amedeo II di Savoia e progettata da Filippo Juvarra. I lavori, avviati nel 1716, furono sostanzialmente ultimati nel 1729. L'edificio presenta una pianta centrale riconducibile a una croce greca smussata, con due grandi altari ai lati del transetto e quattro cappelle disposte diagonalmente, circolari all'interno e poligonali all'esterno.
L'interno è caratterizzato dall'impiego della luce come elemento scenografico e dalla ricca decorazione plastica. L'altare maggiore, realizzato da Giovanni Baratta, è collocato nella conca absidale tra due colonne e presenta il tabernacolo sorretto da angeli marmorei. La chiesa costituisce, insieme alla Galleria Grande, una delle principali testimonianze dell'attività di Juvarra nel complesso venariese.
Situata nel borgo storico, in piazza dell'Annunziata, costituisce uno dei principali edifici religiosi cittadini. La sua presenza è strettamente collegata alla trasformazione seicentesca di Altessano Superiore nella nuova Venaria voluta da Carlo Emanuele II di Savoia. La chiesa si inserisce nel disegno urbano del borgo realizzato nell'ambito del progetto di Amedeo di Castellamonte, nel quale gli spazi civili, religiosi e residenziali furono organizzati in funzione dell'asse monumentale diretto verso la Reggia.

Il centro storico di Venaria costituisce parte integrante dell'originario progetto seicentesco elaborato da Amedeo di Castellamonte. Il borgo fu infatti riorganizzato contemporaneamente alla costruzione della Reggia secondo un disegno unitario nel quale l'abitato, il palazzo e i giardini erano collegati da un lungo asse prospettico. L'attuale via Andrea Mensa, principale strada del centro storico, conduce direttamente all'ingresso della residenza e, attraversando idealmente la Sala di Diana, prosegue lungo l'asse centrale dei giardini.
Elemento centrale dell'impianto è piazza dell'Annunziata, concepita come spazio monumentale del nuovo borgo. L'organizzazione urbanistica seicentesca testimonia il carattere pianificato della nascita di Venaria, sviluppatasi dall'antico abitato di Altessano Superiore in stretta relazione con la nuova residenza ducale.

La Reggia di Venaria Reale costituisce il principale complesso monumentale della città e una delle maggiori residenze sabaude del Piemonte. La sua realizzazione ebbe inizio nel 1659 per volontà del duca Carlo Emanuele II di Savoia, che affidò ad Amedeo di Castellamonte la progettazione di una residenza destinata principalmente alle attività venatorie della corte. Il progetto comprendeva il palazzo, il borgo, i giardini e il territorio circostante, organizzati secondo un articolato sistema di assi prospettici.
Il primo nucleo della residenza, noto come Reggia di Diana, fu successivamente ampliato e profondamente trasformato. Dopo i danneggiamenti subiti alla fine del XVII secolo, Vittorio Amedeo II di Savoia affidò nuovi interventi a Michelangelo Garove, il cui progetto ampliò considerevolmente la precedente struttura. Nel XVIII secolo intervenne Filippo Juvarra, autore della Galleria Grande, della cappella di Sant'Uberto, della Citroniera e della Scuderia Grande. Dalla metà del Settecento i lavori furono proseguiti da Benedetto Alfieri, che realizzò, tra le altre opere, le maniche di collegamento tra i corpi juvarriani e nuove strutture destinate alle scuderie e alle attività della corte.
Tra gli ambienti più rappresentativi si trova la Galleria Grande, realizzata da Juvarra e caratterizzata dall'ampio spazio luminoso, dalle grandi finestre e dalla ricca decorazione architettonica. Insieme alla cappella di Sant'Uberto e agli edifici di servizio progettati dallo stesso architetto, costituisce una delle maggiori testimonianze dell'architettura barocca piemontese.
Dopo l'occupazione francese del Piemonte alla fine del Settecento la Reggia perse la funzione di residenza di corte e fu progressivamente destinata a usi militari. Le trasformazioni proseguirono per gran parte dell'Ottocento e del Novecento, determinando la perdita di numerosi apparati decorativi e l'alterazione di diversi ambienti. A partire dalla fine del XX secolo il complesso fu interessato da un vasto programma di recupero architettonico e paesaggistico, conclusosi con la riapertura al pubblico nel 2007.
La Reggia è una delle componenti del sito seriale delle Residenze sabaude in Piemonte, riconosciuto dall'UNESCO nel 1997. Il complesso delle residenze sabaude è considerato un'importante testimonianza dell'architettura monumentale europea dei secoli XVII e XVIII e dell'organizzazione territoriale attraverso cui la monarchia sabauda rappresentò il proprio potere.
I giardini costituiscono parte integrante del progetto monumentale della Reggia. Nell'impianto seicentesco di Castellamonte erano organizzati secondo un asse centrale che, partendo dal borgo e attraversando il palazzo, proseguiva nel giardino fino alla monumentale fontana d'Ercole e al tempio di Diana. Quest'ultimo costituiva l'estremità occidentale dell'Allea di Ercole, principale passeggiata dei giardini.
All'inizio del Settecento il progetto di Michelangelo Garove, sviluppato anche con l'apporto di progettisti francesi, trasformò progressivamente il precedente giardino all'italiana in un vasto parco di gusto francese, caratterizzato da parterres, viali, specchi d'acqua, boschetti, pergolati e da un grande labirinto. L'intervento comportò anche la demolizione del tempio di Diana e successivamente della fontana d'Ercole, allo scopo di ottenere prospettive più ampie e aperte verso il paesaggio.
Dopo le profonde alterazioni subite a partire dall'occupazione francese, i giardini sono stati ricostruiti e reinterpretati nell'ambito del recupero generale del complesso e inaugurati nel 2007. L'assetto contemporaneo integra testimonianze archeologiche delle sistemazioni storiche, ricostruzioni paesaggistiche e opere d'arte contemporanea. Si articolano principalmente nel Parco Alto, nel Parco Basso, nell'asse centrale e nel Potager Royal, un'area di circa dieci ettari destinata a orti e frutteti.
Tra gli elementi monumentali recuperati figura la fontana d'Ercole, originariamente realizzata tra il 1669 e il 1672 su progetto di Amedeo di Castellamonte. La struttura raccordava il giardino superiore con l'Allea di Ercole attraverso vasche, grotte, nicchie, scale curvilinee, giochi d'acqua e un articolato programma scultoreo ispirato alle fatiche di Ercole.
Il Borgo Castello nel parco de La Mandria rappresenta, insieme alla Reggia, l'altra grande testimonianza della presenza sabauda nel territorio di Venaria. Situato all'interno del Parco regionale La Mandria, il complesso si sviluppò a partire dalle strutture della tenuta utilizzata dalla corte per l'allevamento dei cavalli e per le attività venatorie. Nel corso dell'Ottocento divenne una delle residenze predilette di Vittorio Emanuele II, che fece trasformare e ampliare gli edifici esistenti.
All'interno del complesso si trovano gli Appartamenti Reali, legati in particolare alla permanenza di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana, nota come la Bela Rosin. Gli ambienti conservano testimonianze della vita privata del sovrano e costituiscono un esempio della dimensione più intima e quotidiana delle residenze sabaude ottocentesche.
Borgo Castello è una componente autonoma del sito UNESCO delle Residenze della Casa Reale di Savoia: l'area iscritta misura 4,62 ettari ed è circondata da una zona di rispetto di oltre 2 900 ettari, comprendente gran parte del paesaggio storico della Mandria.
Istituito nel 1978, il Parco regionale La Mandria costituisce una delle principali aree protette della città metropolitana di Torino. La sua storia è strettamente connessa alla Reggia e alla dinastia sabauda: l'area fu utilizzata dalla corte come tenuta di caccia e per l'allevamento dei cavalli, mantenendo per secoli una forte continuità tra paesaggio naturale e funzioni delle residenze reali.
Il parco conserva una delle più significative porzioni superstiti della foresta planiziale che un tempo ricopriva ampie parti della pianura piemontese e comprende boschi, prati, corsi d'acqua e ambienti umidi che ospitano numerose specie animali. La vasta area verde costituisce inoltre il principale elemento di continuità paesaggistica tra Venaria e le prime propaggini delle Alpi Graie.
Il sistema formato dalla Reggia, dai giardini e dalla Mandria conserva pertanto ancora oggi la relazione tra architettura, territorio e paesaggio che caratterizzò il progetto sabaudo. Tale rapporto costituisce uno degli elementi considerati dall'UNESCO nella tutela delle residenze reali e delle rispettive zone di rispetto.
Abitanti censiti

La popolazione di Venaria Reale conobbe una forte crescita soprattutto nel secondo dopoguerra, parallelamente allo sviluppo industriale dell'area metropolitana di Torino e all'espansione degli stabilimenti locali. I consistenti flussi migratori, dapprima provenienti da altre aree del Piemonte e dall'Italia nord-orientale e successivamente soprattutto dalle regioni dell'Italia meridionale, determinarono un rapido incremento della popolazione e l'espansione dell'abitato. Nel corso della seconda metà del Novecento il comune assunse così le caratteristiche di un centro industriale e residenziale pienamente integrato nella conurbazione torinese.
Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Venaria Reale erano 1 393, pari al 4,3% della popolazione residente. La comunità straniera più numerosa era quella proveniente dalla Romania, con 671 residenti e il 48,2% del totale degli stranieri, seguita da quelle del Marocco (128 residenti), della Cina (73), del Perù (57), dell'Albania (38), del Brasile (36), dell'Egitto (35), della Moldavia (34) e dell'Ucraina (34).
Le principali tradizioni popolari di Venaria Reale sono legate alle ricorrenze religiose dei diversi nuclei storici della città e alle manifestazioni sorte intorno all'identità dei suoi borghi.
La festa patronale cittadina ricorre il 14 agosto ed è dedicata a sant'Eusebio. In occasione della ricorrenza vengono sospese le ordinarie attività degli uffici comunali e dei servizi cittadini.
Particolarmente radicati sono anche i festeggiamenti della Natività di Maria, conosciuti localmente come festa di Maria Bambina, organizzati dalla parrocchia della Natività di Maria Vergine. La manifestazione si svolge tradizionalmente nel mese di settembre e comprende celebrazioni religiose, iniziative culturali, momenti conviviali e manifestazioni popolari; nel 2024 si è tenuta la 42ª edizione.
Nell'ambito dei festeggiamenti di Maria Bambina si svolge tradizionalmente il Palio dei Borghi, competizione e manifestazione popolare alla quale prendono parte le diverse contrade e i quartieri cittadini. Il palio, documentato almeno dagli anni ottanta del Novecento, costituisce uno degli appuntamenti più caratteristici della vita associativa venariese; nel 2022 si è svolta la 36ª edizione.
La frazione di Altessano conserva proprie tradizioni religiose. Nel mese di maggio si svolge la festa patronale dei santi Marchese e Lorenzo, accompagnata da celebrazioni liturgiche e manifestazioni popolari. Alla figura di san Marchese sono inoltre legati ulteriori festeggiamenti locali che si svolgono tradizionalmente tra la fine dell'estate e l'inizio di settembre.
Tra le manifestazioni popolari cittadine figura inoltre il Real Carnevale Venariese, tradizione carnevalesca che nel 2026 ha raggiunto la 48ª edizione. Maschera ufficiale della città è il Lucio d'la Venaria, personaggio ispirato all'omonimo protagonista del romanzo pubblicato nel 1877 dallo scrittore piemontese Luigi Pietracqua e rappresentato come un brigante generoso e difensore dei più deboli. Il carnevale comprende sfilate, spettacoli, distribuzione di dolci tradizionali e iniziative organizzate dalle associazioni cittadine, richiamando simbolicamente il legame storico della città con la Casa Savoia e con la Reggia di Venaria Reale.
La vita culturale di Venaria Reale è strettamente legata alla presenza della Reggia di Venaria Reale, divenuta dopo la riapertura al pubblico del 2007 uno dei principali poli espositivi e culturali del territorio piemontese. Il complesso ospita durante l'anno mostre temporanee, concerti, spettacoli, attività didattiche e manifestazioni dedicate alle arti visive, alla musica e allo spettacolo dal vivo. La programmazione contemporanea comprende anche rassegne musicali e aperture serali dei giardini e degli ambienti monumentali, tra cui Jazzarìa e Sere d'Estate alla Reggia.
All'interno del complesso della Reggia opera inoltre la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale", centro universitario e laboratorio ad alta specializzazione dedicato alla conservazione, al restauro, alla ricerca scientifica e alla formazione nel campo dei beni culturali.
Nel territorio comunale sono inoltre presenti il Teatro della Concordia, attivo dal 2004 come principale spazio cittadino per la prosa, la musica e lo spettacolo, e varie associazioni impegnate nella promozione culturale e musicale.
Il patrimonio industriale cittadino è stato utilizzato anche come ambientazione audiovisiva. Presso il deposito-officina tranviario della GTT nel quartiere Rigola sono stati girati, tra gli altri, i videoclip A ferro e fuoco di Mario Venuti e 50mila di Nina Zilli con Giuliano Palma.
La Biblioteca civica "Tancredi Milone", inaugurata nel marzo 2013, ha sede nell'area dell'ex caserma Beleno. La struttura è articolata in una sezione dedicata ai ragazzi e in una sala per adulti; quest'ultima comprende un'emeroteca, un'aula didattica multimediale e una mediateca per la consultazione e la fruizione di materiale audiovisivo. La biblioteca dispone inoltre di spazi destinati allo studio, di una sala polifunzionale per incontri e conferenze e ospita gruppi di lettura e attività rivolte alle scuole.
La città conserva inoltre un archivio storico comunale, oggetto di attività di riordino e valorizzazione. Nel 2026 il Comune ha avviato un progetto per la realizzazione di un nuovo Hub della Cultura, concepito anche come luogo di integrazione tra biblioteca, archivio e attività culturali.
La principale istituzione bandistica cittadina è il Corpo Musicale Giuseppe Verdi, fondato nel 1875 con il nome di Società Filarmonica Popolare di Venaria Reale da un gruppo di ex militari del Regio Esercito.
Alla fine del XIX secolo l'aumento della diffusione dell'istruzione musicale favorì la nascita di due distinti complessi bandistici, uno a Venaria e uno ad Altessano, successivamente riuniti. Durante il periodo fascista l'attività si divise nuovamente tra una formazione destinata agli adulti e la banda dei Giovani Balilla, mentre con lo scoppio della seconda guerra mondiale entrambe cessarono temporaneamente l'attività.
Nel 1946 la banda fu ricostituita sotto la direzione del maestro Lana; un incendio che distrusse strumenti e locali portò temporaneamente alla formazione della cosiddetta Banda d'le tole, che utilizzava strumenti artigianali realizzati anche con materiali di recupero. Tra il 1948 e il 1949 nacque l'associazione COCCA, dalla quale derivò nel 1955 la Musica Cittadina di Venaria Reale.
Nel 1969 venne costituita ufficialmente la Banda Musicale Giuseppe Verdi di Venaria Reale, che nel 1972 assunse l'attuale denominazione di Corpo Musicale Giuseppe Verdi. Dal 1979 il complesso è gemellato con l'Harmonie La Vizilloise di Vizille, in Francia, e nel tempo ha sviluppato rapporti con numerose altre formazioni bandistiche italiane.
Nel 2025 il Corpo Musicale ha celebrato il 150º anniversario della fondazione. In tale occasione l'associazione contava circa 180 soci, 85 allievi iscritti ai corsi interni di orientamento musicale e 54 componenti dell'organico bandistico.
Oltre alla tradizione bandistica, la città ospita concerti e rassegne di diversi generi musicali. La Reggia e i suoi giardini sono utilizzati per concerti di musica classica, barocca, jazz e contemporanea; tra le manifestazioni più recenti figura Jazzarìa, organizzata in collaborazione con il Blue Note Milano.

Il centro storico di Venaria Reale fu progettato tra il 1667 e il 1690 da Amedeo di Castellamonte nell'ambito del più ampio piano di trasformazione di Altessano Superiore connesso alla costruzione della Reggia di Venaria Reale. L'impianto urbano fu concepito secondo criteri scenografici e prospettici, con la cosiddetta via Maestra o Contrada Granda, corrispondente all'attuale via Andrea Mensa, quale asse principale di collegamento tra il borgo e la residenza sabauda.
Lungo la strada si sviluppavano botteghe e abitazioni porticate, destinate alle attività artigianali e commerciali legate alla presenza della corte. La disposizione del borgo venne concepita in modo da richiamare simbolicamente il collare dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, massima onorificenza della Casa Savoia, con piazza dell'Annunziata posta in corrispondenza del medaglione centrale.
La piazza costituisce uno dei principali esempi di urbanistica barocca della città. È caratterizzata da edifici porticati disposti secondo due esedre contrapposte e da due alte colonne sormontate rispettivamente dalle statue dell'Annunziata e dell'Angelo Annunziante. Sul lato settentrionale si affaccia la chiesa della Natività di Maria Vergine, costruita tra il 1664 e il 1671 e successivamente rimaneggiata tra il 1753 e il 1755 su progetto di Benedetto Alfieri.
Il progetto originario prevedeva una seconda chiesa simmetrica sul lato opposto della piazza. Tale soluzione non venne realizzata, ma l'effetto di simmetria architettonica fu successivamente mantenuto attraverso la costruzione dell'ospedale civile, la cui facciata riprende l'impostazione di quella della parrocchiale. Il complesso urbano del centro storico è stato progressivamente restaurato e valorizzato in relazione al recupero della Reggia e dell'asse monumentale che collega il borgo alla residenza sabauda.
Il centro storico si estende inoltre verso il Ceronda, che costituisce uno degli elementi naturali di margine dell'antico abitato.

Il territorio urbano di Venaria Reale è tradizionalmente suddiviso in numerosi borghi e quartieri, alcuni dei quali di origine storica e altri sviluppatisi nel corso dell'espansione edilizia del XX secolo. La memoria delle diverse realtà territoriali cittadine è mantenuta anche attraverso il Palio dei Borghi, manifestazione collegata ai festeggiamenti di Maria Bambina.
Tra i borghi storicamente riconosciuti nella tradizione cittadina figurano:
A questi si affiancano quartieri di formazione più recente, tra cui Praile, Salvo D'Acquisto, Ponte Stura, Fiordaliso, Casermette e Pre Parco, quest'ultimo comprendente le aree della Madonnina Prima e della Madonnina Seconda.
Nel territorio comunale rientrano inoltre le aree di Borgo Castello e della Regia Mandria, storicamente collegate alla tenuta sabauda e oggi comprese nel Parco regionale La Mandria.
L'economia di Venaria Reale, storicamente legata alle attività agricole, artigianali e manifatturiere sviluppatesi anche in relazione alla presenza della corte sabauda, conobbe nel corso del XX secolo una profonda trasformazione industriale. La vicinanza a Torino, la presenza della ferrovia Torino-Ceres, della strada per le Valli di Lanzo e dei corsi d'acqua del Ceronda e della Stura di Lanzo favorirono l'insediamento di attività produttive e la progressiva integrazione della città nel sistema industriale dell'area metropolitana torinese.
Durante il Novecento assunsero particolare importanza i settori tessile, chimico e metalmeccanico. La maggiore realtà produttiva cittadina fu la Snia Viscosa, la cui presenza modificò profondamente la struttura economica, demografica e urbanistica di Venaria e di Altessano. Al progressivo declino della grande industria, particolarmente evidente dagli anni settanta e ottanta, è seguito lo sviluppo del settore terziario, favorito anche dal recupero della Reggia di Venaria Reale e dalla conseguente crescita delle attività culturali e turistiche.
L'industrializzazione di Venaria Reale si sviluppò in modo significativo nei primi decenni del Novecento, innestandosi tuttavia su una tradizione manifatturiera più antica. Nel territorio erano già presenti attività tessili e seriche, favorite nei secoli precedenti anche dalla politica economica sabauda; agli inizi del XX secolo il sistema produttivo cittadino comprendeva inoltre concerie, filande, mulini, stabilimenti metallurgici e tipografie.
Un ruolo determinante fu assunto dalla Snia Viscosa. La società incorporò un precedente stabilimento per la produzione della viscosa situato a Venaria, che costituì il primo nucleo del grande complesso industriale posto oltre il Ceronda. Nel 1925 acquisì inoltre la S.A. Manifattura di Altessano, le cui origini risalivano a un filatoio fondato nella seconda metà del XVIII secolo dal marchese Gerolamo Falletti di Barolo. Vennero così a costituirsi due distinti poli produttivi: lo stabilimento di Venaria, legato anche alla produzione del solfuro di carbonio necessario alla lavorazione della viscosa, e quello di Altessano, specializzato nella produzione del filo continuo e caratterizzato da una forte presenza di manodopera femminile.
L'espansione della SNIA determinò una rapida crescita della popolazione e un consistente afflusso di lavoratori provenienti dapprima dalle campagne piemontesi e soprattutto dal Triveneto e, nel secondo dopoguerra, anche dalle regioni dell'Italia meridionale. Tra il 1927 e il 1928, in coincidenza con lo sviluppo degli stabilimenti, la popolazione comunale passò da 8 101 a 14 703 abitanti. Il fenomeno contribuì alla trasformazione di Venaria da centro ancora in parte rurale a città industriale e operaia.
La presenza dell'impresa ebbe conseguenze rilevanti anche sull'espansione urbanistica. Il 6 gennaio 1924 la giunta municipale approvò il progetto per la costruzione, a spese della società, di un villaggio operaio nella zona terminale di viale Buridani e intorno all'attuale piazza Montelungo. Il complesso, noto come Case SNIA, arrivò a comprendere trenta edifici destinati ai lavoratori e alle loro famiglie e venne dotato di servizi collettivi, tra cui scuola materna, bagni e lavatoi pubblici. Nel 1936 il villaggio disponeva di 918 stanze occupate da 460 nuclei familiari.
L'impresa realizzò o utilizzò nel territorio anche abitazioni per dipendenti e impiegati ad Altessano, in corso Matteotti e in altre zone della città, orti aziendali, un dormitorio, strutture assistenziali e ricreative e impianti sportivi. Il dopolavoro aziendale, successivamente organizzato nel CRAL SNIA, disponeva di campi da calcio, tennis e bocce e promuoveva attività sportive e ricreative. La presenza degli stabilimenti e delle abitazioni operaie contribuì così alla formazione di una vera e propria città della SNIA, ancora in parte riconoscibile nel tessuto urbano lungo viale Buridani e verso Altessano.
Lo stabilimento di Altessano raggiunse nel 1960 una delle fasi di maggiore attività, con circa 1 130 lavoratori. La successiva crisi del comparto portò progressivamente alla riduzione della produzione fino alla chiusura degli stabilimenti nel 1977. Il complesso industriale venne successivamente frazionato e destinato in parte a imprese di minori dimensioni. Lo stabilimento di Altessano fu invece demolito e sostituito negli anni ottanta da un insediamento residenziale, mentre di quello di Venaria rimangono alcune strutture riconducibili al passato industriale, tra cui la torre dell'acqua.
La progressiva deindustrializzazione, avviata nella seconda metà del Novecento, comportò una crescente diversificazione dell'economia cittadina verso le attività artigianali, commerciali e di servizio. Dagli anni ottanta l'espansione residenziale e terziaria interessò soprattutto le aree meridionali e sudorientali del territorio comunale, progressivamente integrate nella conurbazione torinese.
Il progressivo ridimensionamento della grande industria ha accresciuto il peso del settore terziario nell'economia locale. La vicinanza con Torino e l'integrazione di Venaria nella relativa area metropolitana, insieme alla presenza della rete stradale e ferroviaria, hanno favorito lo sviluppo delle attività commerciali, artigianali e dei servizi.
Il centro storico, in particolare lungo l'asse di via Andrea Mensa che collega piazza dell'Annunziata alla Reggia, concentra attività commerciali e di ristorazione strettamente connesse anche ai flussi turistici. Altre aree commerciali e produttive si sono sviluppate nei quartieri di più recente formazione e lungo le principali direttrici di collegamento con Torino e i comuni della cintura.
A partire dagli anni novanta il recupero della Reggia di Venaria Reale e del suo sistema di giardini ha rappresentato uno dei principali fattori di riconversione e diversificazione dell'economia cittadina. Il vasto intervento di restauro, inserito nel programma di recupero delle residenze sabaude del Piemonte, ha consentito la riapertura al pubblico del complesso nel 2007 e ha favorito la crescita delle attività legate al turismo culturale, alla ristorazione, al commercio e all'organizzazione di eventi.
L'affermazione della Reggia come uno dei principali poli culturali del Piemonte ha progressivamente aumentato il peso del turismo nell'economia locale. Nel 2014 il complesso registrò 573 337 visitatori, collocandosi al settimo posto tra i musei e le aree archeologiche statali italiane per numero di ingressi, con introiti lordi pari a 3 451 321,40 euro. Nel 2015 furono registrati 555 307 visitatori.
Negli anni successivi il sistema turistico si è esteso al complesso formato dalla Reggia, dai Giardini e dal Castello della Mandria. Nel 2024 la Venaria Reale ha registrato 526 798 ingressi complessivi, con un incremento di circa il 17% rispetto all'anno precedente. Nel 2025 il complesso Reggia, Giardini e Castello della Mandria ha raggiunto 565 378 presenze paganti, superando per il secondo anno consecutivo il mezzo milione di ingressi.
Il turismo cittadino è legato inoltre al Parco regionale La Mandria, agli Appartamenti Reali di Borgo Castello, al centro storico barocco e al sistema delle residenze sabaude, dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1997.
Venaria Reale è inserita nella rete viaria dell'area metropolitana di Torino ed è collegata al capoluogo piemontese attraverso diverse direttrici urbane e suburbane. Il territorio comunale è servito dalla tangenziale Nord di Torino, attraverso lo svincolo di Venaria, che consente il collegamento con il sistema autostradale torinese.
La viabilità di attraversamento è integrata dalla strada provinciale 501, che costituisce la circonvallazione di Venaria e permette di deviare parte del traffico esternamente al centro abitato. Le principali direttrici collegano inoltre la città con Torino, Druento, Borgaro Torinese, Caselle Torinese, Pianezza e gli altri comuni della cintura settentrionale del capoluogo.
Il territorio comunale è attraversato dalla ferrovia Torino-Ceres, storica linea di collegamento tra Torino e le Valli di Lanzo. Nel comune sono presenti la stazione di Venaria Reale e la stazione di Rigola Stadio.
A seguito della realizzazione del collegamento della ferrovia Torino-Ceres con il passante ferroviario di Torino, le due stazioni sono servite dai treni regionali delle linee SFM 4 e SFM 7 del Servizio ferroviario metropolitano di Torino, eserciti da Trenitalia. Il collegamento consente l'accesso diretto al nodo ferroviario torinese e alle altre località servite dal sistema ferroviario metropolitano.
Tra il 1888 e il 1951 Venaria Reale fu inoltre collegata a Torino dalla tranvia Torino-Venaria Reale, che aveva il proprio capolinea nella città. La linea costituì per oltre sessant'anni uno dei principali collegamenti di trasporto pubblico tra Venaria e il capoluogo.
Il trasporto pubblico urbano e suburbano è integrato nella rete della GTT. La città è servita dalle linee automobilistiche 11, 72, 72/, 77 e VE1, che assicurano i collegamenti con diversi quartieri di Torino e con la rete del trasporto pubblico dell'area metropolitana.
La linea VE2 svolge un servizio interno al territorio di Venaria, collegando il nuovo ospedale con diverse aree della città.
Un servizio specificamente rivolto anche ai flussi turistici è il Venaria Express, autobus che collega Torino con il Borgo Antico, la Reggia di Venaria Reale e il Parco regionale La Mandria. A Torino il percorso interessa, tra gli altri, l'autostazione di via Fiochetto, piazza Vittorio Veneto e piazza Castello, mentre il capolinea venariese è situato presso Borgo Castello, all'interno del parco della Mandria; dopo la chiusura del parco le corse sono limitate a viale Carlo Emanuele II.
Nel rione Rigola è presente uno stabilimento della GTT destinato al ricovero e alla manutenzione dei mezzi del trasporto pubblico.
Nel territorio comunale è situato l'aeroporto di Venaria Reale, infrastruttura militare le cui origini risalgono agli albori dell'aviazione italiana. È considerato il più antico aeroporto militare italiano tuttora in attività.
L'aeroporto è sede del 34º Gruppo Squadroni AVES "Toro" dell'Aviazione dell'Esercito, reparto dell'Esercito Italiano dotato di mezzi ad ala rotante e impiegato in attività operative e addestrative.

| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1946 | 1953 | Alvaro Chelli | Partito Comunista Italiano | sindaco | |
| 1953 | 1956 | Giacomo Montaldo | Partito Comunista Italiano | sindaco | |
| 1956 | 1959 | Ermes Bazzanini | Partito Comunista Italiano | sindaco | |
| 1959 | 1960 | Silvio Milone | Partito Socialista Italiano | sindaco | |
| 1960 | 1966 | Bruno Garbagnati | Partito Comunista Italiano | sindaco | |
| 1966 | 1970 | Carlo Migliano | Partito Socialista Democratico Italiano | sindaco | |
| 1970 | 1972 | Desiderio Lenzi | Democrazia Cristiana | sindaco | |
| 1972 | 1979 | Carlo Caramassi | Partito Comunista Italiano | sindaco | |
| 1979 | 1982 | Gabriella Mortarotto | Partito Comunista Italiano | sindaco | |
| 1982 | 1990 | Mario Stricagnolo | Partito Socialista Italiano | sindaco | |
| 1990 | 19 novembre 1995 | Lino Alessi | Democrazia Cristiana | sindaco | |
| 19 novembre 1995 | 16 aprile 2000 | Giuseppe Catania | La Rete | sindaco | |
| 16 aprile 2000 | 4 aprile 2005 | Giuseppe Catania | centro-sinistra | sindaco | |
| 4 aprile 2005 | 29 marzo 2010 | Nicola Pollari | Democratici di Sinistra Partito Democratico |
sindaco | |
| 29 marzo 2010 | 17 novembre 2014 | Giuseppe Catania | Italia dei Valori | sindaco | |
| 17 novembre 2014 | 31 maggio 2015 | Maurizio Gatto | commissario straordinario | ||
| 31 maggio 2015 | 16 luglio 2019 | Roberto Falcone | Movimento 5 Stelle | sindaco | |
| 16 luglio 2019 | 8 agosto 2019 | Laura Ferraris | commissario prefettizio | ||
| 8 agosto 2019 | 6 ottobre 2020 | Laura Ferraris | commissario straordinario | ||
| 6 ottobre 2020 | 4 giugno 2026 | Fabio Giulivi | Venaria Riparte Forza Italia Fratelli d'Italia Lega Unione di Centro |
sindaco | |
| 4 giugno 2026 | in carica | Fabio Giulivi | Venaria Riparte Lega Fratelli d'Italia Forza Italia-UdC Noi Moderati liste civiche |
sindaco | |
Venaria Reale è gemellata con:
La principale società cittadina di atletica leggera è l'Atletica Venaria, il cui progetto sportivo, avviato nel 2005, è rivolto alla preparazione tecnica e agonistica e all'avviamento allo sport dei giovani dai 5 ai 18 anni; successivamente l'attività è stata estesa anche al settore degli adulti.
Il 3 marzo 2019 Venaria Reale ha ospitato il 65º campionato nazionale UISP di corsa campestre, organizzato in collaborazione con l'Atletica Venaria. Tra i vincitori delle diverse categorie figurano Samuele Pognant Gros negli allievi, Gabriele Beltrami nei master maschili, Karin Angotti nei master femminili, Gianluca Allasia nei cadetti maschili ed Elisa Sala nei cadetti femminili.
L'11 dicembre 2022 il Parco regionale La Mandria e il Borgo Castello hanno ospitato i Campionati europei di corsa campestre 2022, organizzati dalla European Athletic Association. Nel corso della manifestazione l'Italia conquistò il suo primo titolo europeo nella staffetta mista 4×1,5 km con Pietro Arese, Federica Del Buono, Yassin Bouih e Gaia Sabbatini, mentre Nadia Battocletti vinse la gara femminile under 23 sui 6 km con il tempo di 19'55". Nella gara senior maschile si impose Jakob Ingebrigtsen; Yemaneberhan Crippa, Yohanes Chiappinelli e Osama Zoghlami, rispettivamente quarto, ottavo e tredicesimo, contribuirono alla conquista della medaglia d'argento italiana nella classifica a squadre.
La principale società calcistica cittadina è l'A.S.D. Venaria Reale, fondata nel 1947 e attiva nei campionati regionali piemontesi.
La principale società ciclistica cittadina è la Free Bike Venaria Reale ASD, attiva nella promozione del ciclismo su strada e della mountain bike e nell'organizzazione di iniziative ciclistiche aperte alla cittadinanza.
Venaria Reale è stata sede della Grande Partenza del Giro d'Italia in due occasioni. Il 7 maggio 2011 dalla Reggia di Venaria Reale prese il via il Giro d'Italia 2011, con una cronometro a squadre conclusasi a Torino e vinta dalla formazione statunitense HTC-Highroad. Il 4 maggio 2024 la Reggia ospitò nuovamente la partenza della prima tappa del Giro d'Italia 2024, conclusasi a Torino con la vittoria dell'ecuadoriano Jhonatan Narváez.
La città fu inoltre sede di partenza della diciannovesima tappa del Giro d'Italia 2018, da Venaria Reale a Bardonecchia, vinta da Chris Froome. Complessivamente Venaria Reale è stata quindi sede di tappa del Giro d'Italia in tre occasioni, sempre come località di partenza.
Venaria Reale è legata storicamente al Palio di Asti, nel quale conseguì due vittorie consecutive all'inizio del XIX secolo. In entrambe le occasioni il cavallo fu presentato da Felice Balbo, detto «Sicoria», di Venaria, sotto gli auspici di Sant'Eusebio: il 2 aprile 1817 vinse con il fantino Antonio Olmo, mentre il 7 maggio 1818 si impose con Domenico Moscati.
| Data | Proprietario | Rappresentanza | Fantino |
|---|---|---|---|
| 2 aprile 1817 | Felice Balbo detto «Sicoria» | Sant'Eusebio di Venaria | Antonio Olmo |
| 7 maggio 1818 | Felice Balbo detto «Sicoria» | Sant'Eusebio di Venaria | Domenico Moscati |
La pratica del nuoto è ospitata, tra gli altri impianti, presso lo Sport Club Venaria, dotato di una piscina con vasca principale di 25 metri suddivisa in sei corsie e profondità variabile tra 1,50 e 5 metri. Sono inoltre presenti una vasca di minori dimensioni, profonda 60 centimetri, e una vasca riscaldata con profondità di un metro.
La principale società di pallacanestro cittadina è il Basket Venaria, fondato nel 1993 e attivo sia nei campionati femminili sia nel settore giovanile, con formazioni nelle diverse categorie fino all'under 19.
Nella pallavolo opera la Venaria Real Volley, società attiva nei campionati regionali e nel settore giovanile. La collaborazione sportiva con la società Labor di Borgaro Torinese ha portato alla costituzione della denominazione Ve.La Volley.
Nel tiro con l'arco opera l'A.S.D. Arcieri Sentiero Selvaggio, associazione fondata nel 1991 sulla collina torinese e trasferitasi a Venaria Reale nel 1994.
La società ha ottenuto diversi riconoscimenti per l'attività sportiva: nel 2003 le fu conferita la Stella d'argento al merito sportivo, nel 2007 la Stella d'oro e nel 2011 la Stella di platino, quest'ultima in seguito al raggiungimento dei cinquanta titoli italiani. I suoi atleti hanno inoltre stabilito diversi primati nazionali nelle varie discipline del tiro con l'arco. Il settore giovanile si è aggiudicato per tre volte il Campionato italiano dei centri giovanili e alcuni suoi atleti hanno conquistato titoli mondiali ed europei.
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