
Jürgen Habermas (IPA: [ˈjʏrɡn̩ ˈhaːbɐmaːs]; Düsseldorf, 18 giugno 1929 – Starnberg, 14 marzo 2026) è stato un filosofo, sociologo, politologo ed epistemologo tedesco, tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte (culla della teoria critica).
Nei suoi scritti occupano una posizione centrale le tematiche epistemologiche inerenti alla fondazione delle scienze sociali reinterpretate alla luce della "svolta linguistica" della filosofia contemporanea; l'analisi delle società industriali nel capitalismo maturo; il ruolo delle istituzioni in una nuova prospettiva dialogico-emancipativa in relazione alla crisi di legittimità che mina alla base le democrazie contemporanee e i meccanismi di formazione del consenso.
La sua elaborazione filosofica lo ha visto sempre impegnato nella critica del metodo del conoscere oggettivante. Questo lo ha condotto sulla via della fondazione di una nuova ragione comunicativa, che egli ritiene possa liberare l'umanità dal principio di autorità; considera solo il paradigma conoscitivo intersoggettivo quale elemento fondativo di una nuova ragione comunicativa che possa andare al di là di un astratto paradigma della soggettività, di cui peraltro sollecita l'abbandono.
Nato con una palatoschisi, subì due interventi chirurgici correttivi durante l'infanzia. Egli afferma che le difficoltà incontrate nella comunicazione verbale dovute a questa condizione lo abbiano reso particolarmente sensibile al tema della comunicazione. Habermas ha vissuto fino al conseguimento del diploma di maturità a Gummersbach, dove suo padre Ernst dirigeva la sede locale della Camera di Commercio e dell'Industria di Colonia. Ha studiato a Gottinga (1949/50), Zurigo (1950/51) e Bonn (1951-54) dove nel 1954 consegue il dottorato in filosofia con una tesi dal titolo: "L'Assoluto e la storia. Sull'ambivalenza nel pensiero di Schelling" (Das Absolute und die Geschichte. Von der Zwiespältigkeit in Schellings Denken).
Ottiene l'abilitazione nel 1961 a Marburgo con lo scritto "Mutamenti di struttura dell'opinione pubblica. Ricerche su una categoria della società borghese" (Strukturwandel der Öffentlichkeit. Untersuchungen zu einer Kategorie der bürgerlichen Gesellschaft), pubblicato successivamente in Italia come "Storia e critica dell'opinione pubblica". Da quel momento inizia una straordinaria carriera come professore di filosofia all'Università di Heidelberg, dove insegna fino al 1964. Come suoi maestri Habermas indica Erich Rothacker, Oskar Becker, Nicolai Hartmann, Wilhelm Keller, Theodor Litt, Johannes Thyssen e Hermann Wein.
Dal 1964 al 1971 Habermas è stato professore di filosofia e sociologia all'Università Goethe di Francoforte. Nel 1971 si trasferisce a Starnberg nei pressi di Monaco, dove insieme a Carl Friedrich von Weizsäcker guida il "Max-Planck-Institut per la ricerca delle condizioni vitali del mondo tecnico scientifico". Nel 1981 pubblica il suo lavoro più importante, Teoria dell'agire comunicativo (Theorie des kommunikativen Handelns, vol. 1: Handlungsrationalität und gesellschaftliche Rationalisierung, vol. 2: Zur Kritik der funktionalistischen Vernunft), nel quale si confronta con George Herbert Mead, Max Weber, Émile Durkheim e Talcott Parsons.
Nel 1983 torna a Francoforte dove gli viene assegnata la cattedra di filosofia con specializzazione in filosofia sociale e filosofia della storia e nel 1994 viene nominato professore emerito. Dal 1983 Habermas è curatore della rivista mensile di scienze politiche "Blätter für deutsche und internationale Politik". Nel 2001 è stato insignito del premio per la pace delle "Librerie Tedesche", nel 2003 gli è stato consegnato il "Premio Principe delle Asturie", nel 2004 riceve il "Premio Kyōto" per la carriera, uno dei riconoscimenti attuali più significativi per la cultura e la scienza.
Habermas appartiene alla seconda generazione della "Scuola di Francoforte" (Teoria critica neomarxista e dialettica). La sua opera principale è la Teoria dell'agire comunicativo nella quale elabora il concetto di una comunicazione libera da rapporti di potere. I critici accusano Habermas di aver fatto della teoria critica, che aveva inizialmente come obiettivo la critica radicale dei rapporti di potere, una teoria apertamente a giustificazione dello Stato.

La teoria habermasiana contiene una logica dei livelli di sviluppo dell'umanità. Si possono distinguere tre livelli di sviluppo. Si può affermare che tanto più il "sistema" si forma differenziando se stesso e aumentando la propria complessità tanto maggiore sarà la colonizzazione della Lebenswelt ("mondo vitale") da parte del "sistema", e tanto più gli uomini interiorizzeranno le imposizioni eteronome e sociali come imposizioni autonome individuali – nel senso indicato da Norbert Elias.
Habermas è noto innanzitutto per aver elaborato insieme a Karl-Otto Apel l'"etica del discorso" (Diskursethik) nella quale appoggiandosi alla struttura etica di una situazione dialogica ideale fa riferimento alla teoria degli atti linguistici per definire le condizioni preliminari del "discorso" (Diskurs) libero da condizionamenti. Il titolo originale dell'opera è Moralbewußtsein und kommunikatives Handeln (1983), tradotto in italiano con Etica del discorso (1985).
La teoria pragmatica del linguaggio prende in considerazione il rapporto tra il linguaggio e il soggetto che ne fa uso, studia le condizioni universali e necessarie che stanno alla base di ogni possibile comunicazione linguistica volta all'intesa. Chi partecipa alla conversazione ha pretese universali di correttezza, verità, veridicità, comprensibilità: basta che una di queste pretese non sia soddisfatta perché l'intesa tra gli interlocutori non abbia luogo e venga meno la possibilità di una discussione razionale (Diskurs). Queste regole implicano che la comunicazione avvenga tra esseri uguali e liberi da condizionamenti esterni o interni (democrazia). Tali istanze hanno valore logico e portata etica.
L'etica del discorso (Diskursethik) si configura come:
Habermas, recependo la caratteristica di "partecipazione" nei movimenti del '68, ha proposto i lineamenti fondamentali di una "teoria discorsiva" della morale e della politica. Il discorso pubblico si pone come modello di un "agire comunicativo" che egli oppone all' "agire strumentale" sulla scia dei maestri francofortesi Horkheimer e Adorno. L'agire strumentale sembra organizzato dalle logiche della tecnica e del dominio; l'agire comunicativo indica la possibilità di un'unione sociale non coercitiva, basata sul criterio di riconoscimento intersoggettivo non violento, orientato all'intesa.
In campo giuridico Habermas studiò, nell'opera Fatti e norme, la democrazia deliberativa. Quanto al diritto dell'Unione europea, ha da ultimo sostenuto che "la sfida centrale sarà quindi quella di mantenere la sua identità normativa, che finora è sempre stata democratica e liberale", nel contesto del populismo di destra in crescita nel mondo del XXI secolo.
In un articolo dato alle stampe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung negli anni '50 fu il primo a denunciare il carattere nazionalsocialista della filosofia di Heidegger.
Nel 1986 criticò con successo nell'' 'Historikerstreit gli storici revisionisti Ernst Nolte o Joachim Fest, che tentavano di equiparare le colpe del nazismo a quelle dello stalinismo.
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