| Maggiorana | |
|---|---|
| Classificazione APG IV | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| (clade) | Angiosperme |
| (clade) | Mesangiosperme |
| (clade) | Eudicotiledoni |
| (clade) | Eudicotiledoni centrali |
| (clade) | Superasteridi |
| (clade) | Asteridi |
| (clade) | Euasteridi |
| (clade) | Lamiidi |
| Ordine | Lamiales |
| Famiglia | Labiate (Lamiaceae) |
| Sottofamiglia | Nepetoideae |
| Tribù | Mentheae |
| Sottotribù | Menthinae |
| Genere | Origanum |
| Specie | O. majorana |
| Classificazione Cronquist | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Sottoregno | Tracheobionta |
| Superdivisione | Spermatophyta |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Sottoclasse | Asteridae |
| Ordine | Lamiales |
| Famiglia | Lamiaceae |
| Genere | Origanum |
| Specie | O. majorana |
| Nomenclatura binomiale | |
| Origanum majorana L., 1753 | |
| Sinonimi | |
| Nomi comuni | |
|
maggiorana, persia | |
La maggiorana (Origanum majorana L., 1753) è una erbacea perenne aromatica appartenente alla famiglia delle Labiate. È conosciuta in alcune regioni italiane anche con il nome di persa o persia.
Nell'Età moderna, prima ancora di Linneo, è stato il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (1656 – 1708) a denominare questa specie. L'etimologia del nome del genere si può far risalire a 2 000 anni prima, a Teofrasto (371 a.C. – 287 a.C.), un filosofo e botanico greco antico, discepolo di Aristotele, autore di due ampi trattati botanici che per primo ha usato questo nome per un'erba aromatica).
Origanum è formato da due termini greci: òros (= monte) e ganào (= io mi compiaccio), che insieme potrebbero alludere ad un concetto di "delizia della montagna" o anche "bellezza, luminosità, ornamento, gioia della montagna". L'epiteto specifico (majorana) è più incerto e potrebbe risalire alla parola latina "amaracus" o anche alla parola greca "amàracos" i cui significati potrebbero essere "odorosa; oppure dal latino medievale "maiorane" con il quale si indicava la maggiorana (detta anche Majorana hortensis).
Il nome scientifico della specie è stato accolto da Linneo (1707 – 1778) nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.



La maggiorana arriva ad una altezza di 20-60 cm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), che indica le piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Nei climi freddi hanno un ciclo biologico annuale (forma biologica terofita scaposa - T scap).
La parte aerea del fusto è eretta, legnosa alla base e ramoso-corimbosa presso l'infiorescenza. Il fusto è pubescente con peli tutti uguali, ed ha una sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici, mentre le quattro facce sono concave.
Le foglie lungo il fusto sono opposte (in genere a due a due). Sono picciolate e con una lamina intera a forma da ovata a ovato-lanceolata, ristrette alla base, ottusa o arrotondata. Il colore è verde su entrambe le facce. Le stipole sono assenti. La larghezza è di 5 – 10 mm; lunghezza 8 – 20 mm.
Le infiorescenze sono formate da dense spighe peduncolate con forme più o meno ovate e fiori (non molti - massimo 8) subsessili. Nell'infiorescenza sono presenti delle brattee con forme ovali-rombiche cigliate sui bordi e con la superficie pelosa. L'infiorescenza ha una larghezza di 5 – 6 mm; e una lunghezza di 7 – 9 mm. Le brattee hanno una larghezza 3 mm; e una lunghezza 4,5 mm.
I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri, ossia con i due componenti del perianzio, la corolla e il calice, composti ciascuno da cinque parti.
Il frutto è uno schizocarpo composto da 4 nucule. La forma è ovoide con superficie glabra e liscia.
Questa specie si riproduce per impollinazione tramite insetti tipo ditteri e imenotteri, raramente lepidotteri (impollinazione entomogama).
La dispersione dei semi avviene inizialmente a causa del vento (dispersione anemocora); una volta caduti a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (mirmecoria).I semi hanno una appendice oleosa ricca di grassi, proteine e zuccheri (elaiosoma) che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo.

La maggiorana appartiene alla famiglia delle Labiate, che comprende circa 220 generi e quasi 7000 specie.
La famiglia è suddivisa in 12 sottofamiglie e il genere Origanum fa parte della sottofamiglia Nepetoideae (tribù Mentheae, sottotribù Menthinae).
Le specie del genere Origanum nella flora spontanee italiana sono suddivise in due sezioni con i seguenti caratteri:
La specie di questa voce appartiene alla seconda sezione.
Il numero cromosomico di Origanum majorana è: 2n = 30.
L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più comuni:

Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti proprietà medicamentose:
È anche un'erba molto ricca di vitamina C, di oli essenziali, tannini e acido rosmarinico pertanto è molto usata in erboristeria, in aromaterapia ed anche nell'industria cosmetica. È indicata nella cura dell'emicrania.
La maggiorana è un'importante spezia nella tradizione culinaria italiana e greca. Le foglie sono la parte commestibile della pianta. Si distingue dall'Origanum vulgare per l'odore ed il gusto più floreali.
La prima descrizione certa di questa pianta (con il nome di Majorana) ci arriva dal XIII secolo per mano di Albertus Magnus, vescovo cattolico, scrittore e filosofo tedesco appartenente all'ordine domenicano. Ma forse era conosciuta già ai tempi di Gaio Plinio Secondo (Como, 23 – Stabiae, 25 agosto 79), scrittore, ammiraglio e naturalista romano, che descrive un vegetale sconosciuto con il nome di amaracus. Questa pianta è nota ovunque in Europa (Francia, Germania e Spagna) e dalla Tunisia e fino all'India; è coltivata per uso alimentare come spezia e per ricavarne l'olio essenziale di maggiorana, utilizzato nella produzione dei saponi, per profumare carni insaccate e, naturalmente, in erboristeria e in cucina.