Portoscuso

Portoscuso
comune
(IT) Portoscuso
(SC) Portescùsi
Portoscuso – Stemma
Portoscuso – Bandiera
Portoscuso – Veduta
Portoscuso – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sardegna
ProvinciaSulcis Iglesiente
Amministrazione
SindacoIgnazio Salvatore Atzori (lista civica) dal 13-6-2022
Territorio
Coordinate39°12′17.49″N 8°22′49.83″E
Altitudine6 m s.l.m.
Superficie38,09 km²
Abitanti4 639 (31-5-2026)
Densità121,79 ab./km²
FrazioniBruncu Teula, Paringianu-Carbonascia
Comuni confinantiCarbonia, Gonnesa, San Giovanni Suergiu
Altre informazioni
Cod. postale09010
Prefisso0781
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT119016
Cod. catastaleG922
TargaCI
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona B, 794 GG
Nome abitanti(IT) portoscusesi
(SC) portescusesus
PatronoSanta Maria d'Itria
Giorno festivo51 giorni dopo Pasqua (sempre di martedì)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Portoscuso
Portoscuso
Portoscuso – Mappa
Portoscuso – Mappa
Posizione del comune di Portoscuso
nella provincia del Sulcis Iglesiente
Sito istituzionale

Portoscuso (in sardo Portescùsi) è un comune italiano di 4 639 abitanti della provincia del Sulcis Iglesiente. Si trova nella Sardegna sud-occidentale, nella sub-regione del Sulcis-Iglesiente.

Geografia fisica

Tratto di costa a nord dell'abitato

Dal punto di vista morfologico il territorio è pianeggiante. I pochi modesti rilievi che si riscontrano nel territorio comunale si trovano a nord dell'abitato e sono Monte Cirfini (158 m s.l.m.) e Punta Maiorchina (163 m s.l.m.).

Il bacino idrografico principale è quello del Rio Paringianu.

La vegetazione autoctona è la tipica macchia mediterranea.

Origini del nome

Il nome attuale viene da Puerto Escús; escos o escus in catalano è il participio passato arcaico di escondir ossia "nascondere"; Portoscuso significa quindi letteralmente "porto nascosto".

Storia

Preistoria e storia antica

La presenza dell'uomo nel territorio di Portoscuso risale al Neolitico con l'insediamento all'aperto di Su Stangioni e i ripari sotto roccia in località Crobettana. All'Età del rame appartengono invece le grotte sepolcrali, scoperte nella medesima località, e i circoli megalitici in località Piccinu Mortu e Su Medadeddu nonché il villaggio in località Sa Grutta de Is Abis.

Ceramiche dalla tomba di Punta Niedda, Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Dell'Età del bronzo si conoscono i siti, di cultura di Bonnanaro, di Su Stangioni e Punta Niedda e alcuni nuraghi e villaggi di capanne mentre poco oltre il confine comunale con Gonnesa si trova l'importante complesso nuragico di Seruci. La zona fu poi frequentata dai Fenici, seguiti dai Punici e dai Romani del cui passaggio rimangono alcune testimonianze, in particolare per quanto riguarda l'aspetto funebre, con le necropoli in zona San Giorgio e Piccinu Mortu.

Storia medievale

In epoca medievale il territorio fece parte del Giudicato di Cagliari, inserito nella curatoria di Sulcis. Dopo la scomparsa di quest'ultimo nel 1258 divenne parte dei domini dei della Gherardesca, conti di Donoratico. Esisteva all'epoca un modesto scalo, poi abbandonato e in seguito riarmato nel XVIII secolo, denominato Canelles o Canneddas (toponimo che fa riferimento alla presenza di canneti), di cui rimangono i ruderi di una chiesa intitolata a san Giorgio.

Nell'ottobre del 1323 nelle acque di Canyelles (Portovesme) si svolse un evento bellico di un certo rilievo tra gli Aragonesi, che stavano assediando Villa di Chiesa, e la flotta pisana, capitanata dal viceammiraglio Francesco Zaccio, composta da 33 galee.

«Ricorderò poi che fu in questa spiaggia, come la più vicina a Iglesias, che l'infante D. Alfonso fece sbarcare le macchine per la oppugnazione di quella città, e in queste acque che la squadra pisana prese nella stessa epoca alcune navi aragonesi, bruciò gli altri bastimenti raccoltivi dal suddetto conquistatore, e tutta la munizione ammucchiatavi.»

Storia moderna e contemporanea

La tonnara

L'odierno abitato di Portoscuso nasce nella seconda metà del XVI secolo, in periodo spagnolo, a seguito della costruzione delle tonnare; il piccolo borgo originario, composto da baracche abitate durante le stagioni di pesca, iniziò a evolvere in paese. Sul finire del secolo venne edificata la torre costiera, oggi nota come Torre Spagnola, posta sotto il comando di un alcalde; la torre, data l'esiguità della guarnigione formata da soli due soldati, aveva principalmente una funzione di avvistamento piuttosto che di difesa.

«Lo stabilimento della Tonnara in questo sito fece che vi soggiornasse in principio un certo numero d’uomini, i quali difendessero gli edificii dello stabilimento e il corredo costoso della pesca dalle aggressioni degli africani [barbareschi]. Per questo vi fu edificata e armata una torre. […] Alcuni fidati nella difesa della torre vi si stabilirono con la famiglia, e vi si formò così una piccola popolazione.»

Portoscuso era inoltre un importante scalo commerciale per lo sbarco di merci destinate a Iglesias.

La croce commemorativa dell'eccidio di Monte Dolorosu

Nel XVII secolo vi operavano tonnarotti, corallai e mercanti di varia provenienza, sia sardi che siciliani (i primi Rais provenivano da Trapani e probabilmente importarono il culto della Madonna d'Itria), liguri, marsigliesi e maiorchini.

Il paese venne ripetutamente assalito dai pirati barbareschi, in una di queste incursioni la torre fu semidistrutta e alcuni dei suoi abitanti, che avevano trovato rifugio presso la zona dove oggi sorge il campo sportivo comunale, furono ivi trucidati o schiavizzati. Tale località oggi è nota col nome di Monte Dolorosu cioè "il monte del dolore". A ricordo di tale storico evento sono poste sul luogo, da anni, una croce e una lapide in memoria di quegli sventurati.

«Nel 1660 in maggio sei galere moresche essendo approdate in questo seno invasero la tonnara, bruciarono tutte le barche del servigio della pesca, e le capanne degli scabeccieri e salatori, presero i pesci della mattanza, e del salato che era in terra non lasciandovi più che 400 barili. La peschiera non fu risparmiata perché si tolsero la massima parte delle ancore, che ritengono le gomene dalle quali sono sostenute le reti. Fortunatamente la gente di servigio poté sottrarsi con la fuga, e pochissimi furono sorpresi e condotti in servitù.»

Nel 1630 la tonnara di Portoscuso fu acquistata all'asta da Blasco Ilarione de Alagón. Nel 1677 venne acquistata dai Genovès che ottennero anche il titolo baronale.

Nel 1738, ormai in epoca sabauda, nella tonnara di Su Pranu (il "pianoro"), furono ospitate le numerose famiglie di profughi liguri provenienti da Tabarka, appena giunte in terra sarda in attesa che venisse completata la nuova cittadina di Carloforte, sull'isola di San Pietro, dove si sarebbero potute trasferire.

Costumi di Portoscuso (xilografia, 1901)
La mattanza – Pesca di tonni (xilografia, 1901)

Portoscuso nel 1821 entrò a far parte della provincia di Iglesias, che rimase operativa fino al 1848. Successivamente il paese fu inserito nella divisione amministrativa di Cagliari e dal 1859 nell'omonima provincia. Furono i Genovès gli ultimi baroni del feudo e nel 1853 divenne comune autonomo; anche se nel 1863, fu proposto che il comune fosse annesso a quello di Gonnesa. Nell'Itinerario dell'Isola di Sardegna, del generale piemontese Alberto Della Marmora, si trova una piccola descrizione della Portoscuso di metà '800.

«A parte le case dello stabilimento e quelle che ne dipendono, a Portoscuso non ci sono altre abitazioni che siano occupate durante tutto l’anno, se si eccettuano quelle di alcune famiglie povere e una torre che, dopo la soppressione del servizio nel 1850, probabilmente sarà passata alla dogana. Portoscuso è costruita su un suolo pietroso trachitico, simile a quello dell’isola di San Pietro, ma circondato da dune di sabbia finissima che rendono piuttosto faticoso arrivarci dall’interno dell’Isola»

Il 29 dicembre 1922 un gruppo di fascisti uccise i fratelli Fois, battellieri socialisti di Portoscuso. Fatto ricordato da Emilio Lussu in Marcia su Roma e dintorni.

Nel 1935 il governo fascista, in previsione di futuri attacchi nemici alle attività minerarie del Sulcis, su Portovesme e la vicina centrale termoelettrica, fece erigere a Portoscuso un sistema di fortificazioni, ancora visibili a Capo Altano e in altre località del territorio comunale. Nel 1940 venne accorpato a Carbonia, per poi riconquistare l'autonomia nel 1945. Gerardo Sergi, carabiniere nativo di Portoscuso, fu una delle vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma nel 1944.

Dopo la seconda guerra mondiale, tra gli anni sessanta e settanta si sviluppò il polo industriale di Portovesme. Tra il 1951 e il 1961 la popolazione crebbe del +42,6%, mentre tra il 1961 e il 1971 del +32,8%, incremento demografico proseguito sino agli anni 1990.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone del comune di Portoscuso sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 4 giugno 1979. Lo stemma è semipartito troncato: nel primo, d'argento, è raffigurata una fabbrica di rosso, con ciminiera fumante; nel secondo, di rosso, la torre di Portoscuso d'argento; nel terzo d'azzurro, un tonno al naturale. Simbolo di Portoscuso è la torre spagnola che si trova all'interno del paese, nei pressi della chiesa della Madonna d'Itria e della Tonnara, e domina il golfo circostante.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

La Torre Spagnola

Architetture militari

Architetture civili

Siti archeologici

Cale, coste e spiagge del Comune

Il faro dello scoglio della Ghinghetta
Portopaglietto
Spiaggia di Punta S'Aliga, località dove è praticato il kitesurfing
Sullo sfondo a destra, il tratto di costa di Guroneddu

Nel litorale del Comune di Portoscuso, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute:

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2019 era di 72 persone, pari all'1,5% della popolazione totale. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:

  1. Romania: 17
  2. Marocco: 14
  3. Cina: 6

Lingue e dialetti

La variante del sardo parlata a Portoscuso è il campidanese comune.

Tradizioni e folclore

Chiesa di Santa Maria d'Itria durante le celebrazioni della festa patronale

Cultura

Biblioteche

È presente una biblioteca comunale.

Scuole

Nel territorio comunale sono presenti:

Geografia antropica

Frazioni

Oltre al centro cittadino, il comune di Portoscuso comprende varie località distribuite al di fuori del perimetro urbano. Tra di esse, le più popolose sono: Bruncuteula, Paringianu e Portovesme.

Porto turistico

Economia

L'economia di Portoscuso si basa principalmente sul settore secondario (dove spicca il polo industriale di Portovesme) e terziario. Il tonno pescato dalla tonnara di Su Pranu viene esportato in massima parte in Giappone.

Al 2023 Portoscuso era il comune con il reddito pro capite più alto dell'ex provincia del Sud Sardegna, pari a 19.600 €. A livello regionale primeggia Cagliari con un reddito pro capite di 25.315 €.

Municipio

Amministrazione

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1997 2002 Maria Francesca Cherchi PDS Sindaco
2002 2003 Adriano Puddu Lista Civica Sindaco
2004 2007 Ignazio Salvatore Atzori Lista Civica Sindaco
2007 2012 Adriano Puddu Lista Civica Sindaco
2012 2017 Giorgio Alimonda Lista Civica - Portoscuso Insieme Sindaco
2017 2022 Giorgio Alimonda Lista civica - Portoscuso Insieme Sindaco
2022 in carica Ignazio Salvatore Atzori Lista civica - Portoscuso Insieme Sindaco

Sport

Calcio

La principale squadra di calcio del paese è l'A.S.D. Portoscuso Calcio che milita in Terza Categoria. È nata nel 1964 e i colori sociali sono il giallo e il rosso.

Calcio a 5

Attualmente il paese ha una squadra di calcio a 5, denominata anch'essa A.S.D. Portoscuso Calcio, che milita nel campionato regionale di serie C2. I colori sociali sono il giallo e il rosso.

Impianti sportivi

Galleria d'immagini

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Comune di Portoscuso, su sardegnaautonomie.it.
  3. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. 1 2 Piano Urbanistico Comunale di Portoscuso, 2016
  6. ↑ Classificazione sismica dal sito della Protezione Civile (XLS), su protezionecivile.it. URL consultato il 27 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2009).
  7. ↑ Tavola dei Gradi giorno dal sito dell'ENEA (TXT), su clisun.casaccia.enea.it. URL consultato il 27 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2009).
  8. ↑ Gianluca Pisanu, Osservazioni sull'elemento catalano nella toponomastica della Sardegna, su researchgate.net.
  9. 1 2 SIUSA - Comune di Portoscuso, su siusa-archivi.cultura.gov.it. URL consultato il 18 aprile 2025.
  10. ↑ Touring Club Italiano 1984. p. 209.
  11. ↑ Addendum al Repertorio del Mosaico 2016 - Sardegna Territorio, su sardegnaterritorio.it.
  12. ↑ Francesco Cesare Casùla, Il Regno di Sardegna, vol. 1.
  13. 1 2 3 4 Relazione Illustrativa - Comune di Portoscuso (PDF), su comune.portoscuso.ci.it. URL consultato il 27 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2017)..
  14. ↑ CULTURA E TRADIZIONI POPOLARI, su portoscuso.com. URL consultato il 1º febbraio 2023.
  15. ↑ Giuseppe Mele, Innumerables pleitos y molestias. Per una storia della tonnara Saline nel XVII secolo (Parte Prima)*, su ojs.unica.it. URL consultato il 18 aprile 2025.
  16. 1 2 3 Storia e tradizioni, su comune.portoscuso.ci.it.
  17. ↑ Francesco Cesare Casula, Dizionario storico sardo pp. 1234-1235, anno 2003
  18. ↑ Archivio storico della camera dei deputati, Petizioni (1848-1938), su archivio.camera.it. URL consultato il 28 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2017).
  19. ↑ Francesco Masala, Marcia su Portoscuso Archiviato il 10 novembre 2022 in Internet Archive., 1990.
  20. ↑ Censimenti popolazione Portoscuso 1861-2011, su tuttitalia.it. URL consultato il 10 novembre 2022.
  21. ↑ Portoscuso, decreto 1979-06-04 DPR, concessione di stemma e gonfalone, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 29 luglio 2022.
  22. ↑ Francesco Cesare Casula, Dizionario storico sardo p.880, anno 2003
  23. ↑ Sardegna Cultura - Argomenti - Architettura - Sardo-ispanica, su www.sardegnacultura.it. URL consultato il 18 aprile 2025 (archiviato dall'url originale il 25 aprile 2023).
  24. ↑ Antonella Pani, Portoscuso, ritrovato un antico cannone vicino alla Torre spagnola, su L'Unione Sarda.it, 11 febbraio 2017. URL consultato il 18 aprile 2025.
  25. ↑ La Fontana de is Piccas – Monumenti Aperti, su monumentiaperti.com. URL consultato il 18 aprile 2025.
  26. ↑ Sardegna Mappe, su sardegnageoportale.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato l'8 luglio 2015.
  27. ↑ Salvatore Colomo, Sardegna - Guida alle Coste, Cagliari, Società Editrice L'Unione Sarda, 2010.
  28. ↑ Dati tratti da:
  29. ↑ Comune di Portoscuso, Biblioteca comunale, su comune.portoscuso.ci.it.
  30. ↑ Istituto Compresivo Angius - Sedi, su comprensivoangius.vargiuscuola.it. URL consultato il 18 aprile 2025.
  31. ↑ Redazione, Il tonno è solo per i giapponesi, ma in Sardegna rappresenta l’ultima attività economica, su Informati Sardegna, 26 maggio 2015. URL consultato il 18 aprile 2025.
  32. 1 2 I redditi degli italiani nel 2023, Portofino è la città più ricca: la mappa dei comuni, su Corriere della Sera, 24 aprile 2024. URL consultato il 18 aprile 2025.
  33. 1 2 Scheda squadra Portoscuso Calcio - Tuttocampo.it, su www.tuttocampo.it. URL consultato il 18 aprile 2025.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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