| Villanterio comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Gianluigi Poma (Insieme per Villanterio) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°13′N 9°22′E |
| Altitudine | 75 m s.l.m. |
| Superficie | 14,77 km² |
| Abitanti | 3 483 (31-5-2026) |
| Densità | 235,82 ab./km² |
| Frazioni | Monte Bolognola |
| Comuni confinanti | Gerenzago, Inverno e Monteleone, Magherno, Marudo (LO), Sant'Angelo Lodigiano (LO), Torre d'Arese, Valera Fratta (LO) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 27019 |
| Prefisso | 0382 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 018180 |
| Cod. catastale | L994 |
| Targa | PV |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 628 GG |
| Nome abitanti | villanteresi |
| Patrono | san Giorgio |
| Giorno festivo | 23 aprile |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Villanterio (Vilantè in dialetto pavese) è un comune italiano di 3 483 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nel Pavese orientale, esteso sulle due rive del Lambro meridionale, ai confini con la provincia di Lodi.
Il toponimo "Villanterio" deriva probabilmente da Villa Lanterii, letteralmente “il villaggio di Lanterio”. Questa forma è attestata, per esempio, in un diploma dell'imperatore Federico I del 8 agosto 1164 (Bonetta Ms A III 26), nell’elenco dei luoghi su cui i pavesi hanno diritto alle “regalie”. Successivamente viene confermata la dipendenza di questa località da Pavia con il diploma emanato a Milano da Enrico VI il 29 novembre 1191 (ASCPv pergamene comunali n. 40) con la denominazione Villa Lanteri, con cui si concede la protezione imperiale a Robaldo Lanterio de Villa.
Il nome Lanterio ha con ogni probabilità un'origine germanica. Sia i Longobardi sia i Franchi introdussero nella penisola italiana una ricca tradizione onomastica. Il nome potrebbe derivare da forme come Lantherius o Lantharius, in cui il prefisso lan- potrebbe risalire a landa, con il significato di “terra” o “regione” — ma che, nel contesto germanico, poteva anche suggerire un’idea di protezione o possesso. Il suffisso -terio (o -tharius) è invece riconducibile a heri o hari, termini germanici per “esercito” o “guerriero”, frequentemente presenti in nomi propri legati al mondo militare e all’autorità.
Le prime fonti che menzionano Villanterio sono rappresentate dai diplomi di Federico I, datato 8 agosto 1164, e di Enrico VI, del 29 novembre 1191. Sebbene la fondazione dell’abitato sia presumibilmente molto più antica — come suggeriscono le radici longobarde del toponimo — non si dispone, per il periodo precedente a tali documenti, di attestazioni storiche nelle fonti d’archivio né di riscontri archeologici.
Della storia documentata di Villanterio è possibile parlare con certezza a partire dal 12 giugno 1207, quando la signoria sul paese passò sotto il controllo del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. L’evento è attestato da un atto rogato dal notaio Ottone Michele di Pavia. Una conferma di questo trasferimento si rinviene in un documento successivo, datato 28 dicembre 1212 e redatto dal notaio Pietro, nel quale si riconosce all’abate il possesso (dominium) del castello, della curia e della villa ceduti dalla famiglia de Villa, antica casata della nobiltà locale..
Il 25 febbraio 1260 il monastero di San Pietro in Ciel d’Oro subinfeudò Villanterio a Lanterio de Villa, forse discendente degli antichi signori locali. n seguito, la signoria passò con ogni probabilità per via ereditaria ai conti Schiaffinati.
Tra il 15 novembre 1382 e il 6 marzo 1383, un atto rogato dal notaio Stefano Panizzardi registra l’investitura, da parte dell’abate del monastero, di una famiglia locale che assunse il nome di Capitanei di Villanterio. Il termine 'capitanei' indicava, in origine, coloro che ricevevano un beneficio feudale diretto dal sovrano (feudatari in capite). I Capitanei di Villanterio esercitavano diritti sulle attività agricole e sulla pesca, nonché sul transito lungo il Lambro meridionale; a essi spettava inoltre il compito di garantire protezione alla popolazione in caso di conflitto
Nel 1414, con una lettera ducale datata 5 giugno, Filippo Maria Visconti concesse una serie di privilegi agli abitanti di Villanterio, confermando le esenzioni e i diritti della comunità e, soprattutto, stabilendo la forma di governo locale. In base a tali disposizioni, i nobili e il popolo di Villanterio dovevano eleggere sei probi viri, uno dei quali sarebbe stato nominato podestà.
Estinta la linea maschile dei Capitanei di Villanterio, sopravvisse la sola Argentina, che andò in sposa al nobile Paolo Lonati di Pavia. I monaci di San Pietro in Ciel d’Oro investirono quindi i Lonati del feudo di Villanterio con atto rogato dal notaio Agostino Baracchi il 9 novembre 1442.
Successivamente, il 6 novembre 1538, Giovanni Angelo Rizzi, segretario di camera del duca di Milano Francesco II Sforza e cancelliere del consiglio segreto di Milano, acquistò dalla Camera imperiale di Carlo V la giurisdizione feudale di Villanterio, con atto rogato dal notaio Giuliano Pessina.
Tra il 1540 e il 1547 Rizzi acquisì l’intero castello di Villanterio, fino ad allora suddiviso tra diverse famiglie nobiliari pavesi, avviandone un ampio intervento di restauro e ampliamento. Fece realizzare un grande salone al piano nobile e altre cinque sale consecutive, tutte caratterizzate da volte monumentali e pareti interamente affrescate, giunte fino ai nostri giorni.
Nel quadro di questa vicenda feudale e nobiliare si inserisce anche l’organizzazione delle comunità rurali delle campagne pavesi. Tali comunità, di dimensioni demografiche contenute, si reggevano prevalentemente su consuetudini locali. Il consiglio generale dei capifamiglia si riuniva annualmente e delegava l’amministrazione a un numero ristretto di deputati, incaricati di nominare i funzionari locali: il console e il cancelliere. Il primo esercitava funzioni di giustizia locale, il secondo curava la contabilità. Nei centri di maggiori dimensioni era presente anche un podestà, spesso nominato dalla signoria o dallo Stato.
Nel 1667 l’ultimo discendente diretto dei Rizzi lasciò il castello in eredità al conte Galeazzo Attendolo Bolognini. Da quel momento il complesso conobbe una progressiva decadenza, fino a essere destinato a usi diversi, tra cui l’abitazione di fittavoli.
I diritti feudali su Villanterio detenuti dai Rizzi passarono per via ereditaria al nobile Maurizio Vitali, dando origine alla famiglia Vitali-Rizzi, come attestato dal giuramento di fedeltà prestato il 15 luglio 1739.
Dalle Risposte ai 45 quesiti della giunta del censimento ricevute il 21 gennaio 1751 (cart. 3022) risulta che Villanterio era infeudato a Giuseppe Rizzi, il quale percepiva un’entrata annua di 61 lire, e che l’amministrazione della giustizia era affidata a un podestà. Accanto al consiglio generale operava un consiglio particolare composto da venti membri: tre deputati (inclusi i civilisti), quattro estimati, dodici consiglieri e un cancelliere salariato. Il console, eletto a maggioranza da una lista di otto candidati, prestava giuramento nel pretorio di Pavia. La popolazione ammontava allora a 1.790 abitanti, e la comunità disponeva di un rappresentante stabile a Milano, Pietro Francesco Bassano.
La struttura amministrativa di Villanterio, come quella di molte comunità pavesi, rimase sostanzialmente invariata nei secoli, consolidandosi con l’ingresso dello Stato di Milano nei domini di Carlo V e proseguendo fino all’età teresiana. Le comunità si fondavano su statuti propri e su un equilibrio tra consuetudini locali e legislazione sovrana, mantenendo una relativa autonomia fino alle riforme del XVIII secolo.
L’ultimo discendente diretto della famiglia, Giuseppe Vitali-Rizzi, sposò Amalia Carena, figlia di Alessandro Carena e di Isabella Manfredi Pardo Della Casta. Rimasta vedova, Amalia contrasse un secondo matrimonio con Lino Meriggi.
Lino, figlio di Aureliano Meriggi, alla morte del padre nel 1858 fu affidato a un parente, Carlo Bonetta, figlio di Alessandro, dal quale ereditò in seguito le carte di famiglia. Alla morte della prima moglie, Lino ereditò inoltre la documentazione delle famiglie Carena, Vitali e Rizzi, pervenuta ad Amalia attraverso il primo matrimonio. In tal modo la famiglia Meriggi si trovò a raccogliere un vasto patrimonio documentario proveniente da numerose famiglie legate da vincoli di parentela o da passaggi ereditari.
Silvio Meriggi, figlio di Lino e di Sibilla Longhi, trasmise ai figli un imponente archivio che copre un arco cronologico compreso tra il 1191 e il 1966. Tale archivio costituisce la fonte principale per la ricostruzione della storia di Villanterio..
Nel 1872 fu unito a Villanterio il comune di Monte Bolognola. Nel 1876, il Comune di Villanterio acquistò ciò che restava del castello per adibirlo a scuola elementare, uffici municipali e alloggio del segretario comunale.
Lo stemma del comune è stato riconosciuto con DCG dell'8 marzo 1928.
Il gonfalone, concesso con DPR del 2 aprile 1990, è un drappo di giallo.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 765, pari al 22,75% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Fra il 1884 e il 1934 la località ospitò una fermata della tranvia Pavia-Sant'Angelo Lodigiano.
Ha sede nel comune la società di calcio A.S.D. Union Calcio Basso Pavese nata dalla fusione delle società di Villanterio, Magherno e Atletica del Po, che ha disputato campionati dilettantistici regionali.[senza fonte]
Dal 2016 ogni anno durante la prima domenica di novembre viene organizzata dal gruppo podistico A.S.D. Tripè di Villanterio la "Marcia del Cigno" che si snoda tra le campagne del paese e la Tenuta Relais Il Cigno. La corsa richiama ogni anno centinaia di podisti da tutte le province.[senza fonte]
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 142345688 · LCCN (EN) nr96038681 · GND (DE) 4552005-7 · J9U (EN, HE) 987007540417005171 |
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