| Siziano comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Matteo Pedrazzoli (lista civica di centro-sinistra) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°19′N 9°12′E |
| Altitudine | 93 m s.l.m. |
| Superficie | 11,79 km² |
| Abitanti | 6 971 (31-5-2026) |
| Densità | 591,26 ab./km² |
| Frazioni | Bonate, Campomorto, Casatico, Gnignano |
| Comuni confinanti | Bornasco, Carpiano (MI), Lacchiarella (MI), Landriano, Locate di Triulzi (MI), Pieve Emanuele (MI), Vidigulfo |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 27010 |
| Prefisso | 0382
02 (frazione di Gnignano) |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 018150 |
| Cod. catastale | E265 |
| Targa | PV |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 601 GG |
| Nome abitanti | sizianesi |
| Patrono | san Bartolomeo |
| Giorno festivo | Seconda domenica di settembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |

Siziano (Sisiän in dialetto pavese) è un comune italiano di 6 971 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nel Pavese nordorientale, al confine con la città metropolitana di Milano, nella pianura alla destra del Lambro meridionale; è uno dei comuni più importanti della provincia di Pavia, nonché il terzo per popolazione del pavese.
Il territorio comunale è totalmente pianeggiante, l'altitudine media è 93 m s.l.m. e varia da un minimo di 87 m ad un massimo di 95 m. Il territorio è lambito ad est dal fiume Lambro meridionale e dalla roggia Bolognina che ivi si dirama ed è attraversato da un'ampia rete di rogge a fini irrigui, tra cui il Ticinello, che taglia il paese in due parti, una settentrionale e una meridionale, e la roggia Colombana.
Il territorio di Siziano si trovava anticamente al confine tra i territori dei Levi e dei Marici, popolazioni preesistenti alla invasione celtica della pianura padana, le cui origini non sono ancora del tutto chiarite; questi popoli, in differenti modalità e tempi, si sottomisero al potere romano andando con i secoli a fondersi con i conquistatori. A questo periodo storico è fatta risalire la fondazione di Casaticum, Nonianum e Vicus Major, ovvero Casatico, Gnignano e Villamaggiore rispettivamente. Si può supporre che anche Siziano abbia un'origine romana, l'antico nome riportato in attestazioni medievali, Septezanum o il più tardo Seteciano, è indice che nella zona vi fossero delle abitazioni di campagna di famiglie romane: l'etimo *SEPTICIANUS, "proprietà fondiaria (-ANUS) di Septicio": quest'ultimo nome è un gentilizio romano testimoniato da un certo numero di iscrizioni funerarie rinvenute in area padana. Durante il periodo antico, grazie alle opere di centuriazione romana, il territorio venne privato delle grandi foreste che lo ricoprivano e venne dedicato all'agricoltura, il paesaggio appariva così molto simile a quello odierno. Con l'inizio del medioevo e lo spopolamento delle campagne, ai campi coltivati subentrarono i boschi e le paludi, che perdurarono fino al basso medioevo, quando i monaci della Certosa e di Chiaravalle iniziarono le lunghe opere di bonifica che portarono il paesaggio alle attuali condizioni. Con l'inizio del medioevo Siziano diviene sede di una serie di fatti d'arme.
Nel 568, nei pressi dell'attuale Campomorto, si scontrarono l'esercito di Flavio Longino, prefetto del pretorio d'Italia sotto l'imperatore bizantino Giustino II, con i Longobardi guidati da Perideo che erano diretti a Pavia, futura capitale del loro regno. Successivamente, con la nascita del regno longobardo si assistette alla fusione degli abitanti di origine romana con i popoli longobardi, in particolare quest'ultimi erano inizialmente suddivisi in clan che si spartirono il territorio in base alla propria origine, le fonti indicano che il territorio di Siziano fosse stato abitato da famiglie di origine bulgara.
Nel 773 Carlo Magno pose il suo campo, durante l'assedio di Pavia, nei territori di Gnignano (allora conosciuto come Noniano). L'anno successivo la città venne espugnata ponendo fine al dominio longobardo e dando vita a quello franco.
Nel basso medioevo Siziano, sottoposta al dominio milanese ma collocata sul confine tra le terre di Milano e quelle di Pavia, si trovò al centro di sanguinose contese politico-militari, è in questo contesto che il 23 maggio 1061 (o secondo altre fonti il 23 giugno) il territorio assistette alla sanguinosa battaglia di Campomorto, destinata a rimanere impressa nella memoria popolare e a creare leggende. A seguito di questo evento la stessa Campomorto e Casatico divennero parte del territorio di Pavia e a Siziano, divenuto così borgo di frontiera, a scopi difensivi, i milanesi vi eressero una fortezza della quale ancora sono visibili, in parte, le imponenti mura nel centro del paese.
Nei secoli successivi Siziano divenne terreno di scontro della celebre lotta tra impero e comuni: Pavia, fedele all'imperatore Barbarossa da un lato, Milano, mossa dall'impeto indipendentista, dall'altro. Nella notte del 19 giugno 1155 i pavesi invasero il territorio milanese proprio presso Siziano, occupando il paese e saccheggiando il castello, tuttavia in poche ore vennero respinti dai rinforzi milanesi provenienti da nord e guidati dal console Malagaglia di Aliate. Il 15 luglio 1159 si assistette ad una battaglia di proporzioni ben maggiori, Milano venne posta sotto assedio dalla forze imperiali, guidate dal Barbarossa in persona, e dagli alleati pavesi; presso Siziano venne posta la fanteria di questi ultimi, che espugnarono il castello; l'impresa ebbe successo con la penetrazione degli eserciti fin alle porte di Milano, tuttavia a seguito di contrattacchi da una e l'altra fazione, si ristabilirono i confini precedenti. La guerra sarà infine destinata a concludersi in altre terre, con la formazione della Lega Lombarda e la celeberrima battaglia di Legnano.
I confini vennero ufficializzati infine dall'Imperatore Enrico VI nel 1191.
Citato in documenti duecenteschi con l'appellativo di burgus (centro abitato di modeste dimensioni ma dotato di fortificazione), fino al XIV secolo Siziano visse il suo periodo di maggior splendore fino al secondo dopoguerra.
Il 10 maggio 1217, a Campomorto, alla presenza del Vescovo di Pavia San Fulco Scotti, vennero firmate le paci tra pavesi, piacentini e milanesi. Il futuro santo si adoperò in prima persona affinché si potesse finalmente cessare con gli atti bellici tra città confinanti.
Nel 1267 gli abitanti di Casatico, Campomorto e altri piccoli borghi posti all'estremità settentrionale della dominazione pavese, fanno richiesta la Consiglio Comunale di Milano di passare unilateralmente sotto la dominazione della città meneghina a patto di essere esonerati dal pagamento di tributi. La richiesta viene assecondata. Per via di questo particolare status, gli abitanti infatti continuavano a pagare le tasse a Pavia, questi territori presero il nome di "terre comuni". In questo periodo, al contrario, la stessa Siziano viene trasferita sotto la giurisdizione di Pavia. La collocazione originaria venne ristabilita come in precedenza solamente nel 1417, per opera di Filippo Maria Visconti, che concluse così un iter già iniziato dal padre.
Siziano e il suo castello persero d'importanza nel momento in cui, con la conquista di Pavia da parte dei Visconti, venne meno la necessità di presidiare il confine tra Pavia e Milano che divenne solo amministrativo. Al contempo si assiste ad una modifica dei flussi di merci e pellegrini, che iniziarono a passare per Binasco, tagliando fuori Siziano da quel ruolo di borgo in cui trovare ristoro per chi è in viaggio tra le due città. Questo portò ad un crollo demografico nel paese, che divenne in breve tempo meno popolato delle sue future frazioni: Campomorto e Gnignano. Donato in beneficio feudale da Galeazzo Maria Sforza a Francesco Birago nel 1484, il borgo di Siziano andò incontro a una progressiva decadenza: alla fine del XVII secolo il castello era stato totalmente abbandonato e l'area al proprio interno iniziò ad essere coltivata dai locali contadini. Nel 1725 il marchese Daniele Birago muore senza eredi, la concessione del feudo passa per breve tempo nelle mani spagnole di Giuseppe Folch de Cardona e, successivamente, al marchese Francesco Molinari e discendenti, che manterranno il feudo di Siziano fino al 1794, anno in cui questo sistema venne abilito. Anche a causa dei mutamenti di popolazione avvenuti nei secoli precedenti, nel 1757, per editto dell'impero austriaco, vennero ridefiniti i confini amministrativi: il comune di Campomorto composto dal capoluogo e dalle frazioni di Casatico, San Vitale e Bettola; il comune di Gnignano composto dal capoluogo e dalle frazioni di Siziano, Granzetta e Cantalupo. La popolazione totale ammontava a circa 1500 abitanti. Nonostante i decreti emessi nei decenni successivi, il territorio non subì modifiche territoriali, fino al 1863, quando Siziano divenne capoluogo di comune. Successivamente, nel 1871 venne aggregato a Siziano il comune di Campomorto. Nei decenni successivi, anche Siziano venne investita dalla rivoluzione industriale e, con lo sviluppo dei commerci che essa portò, riacquistò parte della sua importanza strategica dovuta alla sua posizione geografica.
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 12 settembre 1953.
Vi sono rappresentati il castello eretto dai Birago, la ruota del mulino dei feudatari Molinari presa dal loro stemma, il color rosso del sangue della battaglia del XII secolo tra Milanesi e Pavesi.
Il gonfalone è un drappo troncato di bianco e di rosso.

La chiesa di San Bartolomeo risulta elencata tra le dipendenze della pieve di Decimo fin dal XIII secolo nel Liber notitiae, altre fonti fanno risalire la sua edificazione al XII secolo. La "capella" di Siziano è ancora citata nel 1398 tra quelle del plebato di Decimo (Notitia cleri 1398). Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia di San Bartolomeo di Siziano, che estendeva la propria giurisdizione anche su Cantalupo, possedeva fondi per 44.1 pertiche; inoltre la vice cura di Gnignano possedeva fondi per 0.19 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 1014. Tra XIX e XX secolo la parrocchia di Siziano è sempre stata compresa nella pieve di Lacchiarella e nel vicariato foraneo di Lacchiarella, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 quando è stata attribuita al decanato di Melegnano, nella zona pastorale VI di Melegnano. L'edificio originale è stato demolito nel 1906 a causa delle cattive condizioni in cui versava, esso sorgeva direttamente dinanzi alla strada ed era dotato di una sola navata. La nuova chiesa venne costruita arretrata in modo da essere dotata di un ampio sagrato, posto esattamente dove sorgeva il vecchio edificio.
Per rispondere alle esigenze del paese che si era notevolmente sviluppato, per volere del parroco e dei fedeli, la chiesa di San Francesco fu eretta negli anni sessanta: corredata di ampi spazi per le attività pastorali, è facilmente individuabile da lontano per il suo originale campanile.

La chiesa si trova nella frazione di Campomorto e risale al XIV secolo ed era sede di un'antica abbazia. Era feudo e patronato della famiglia Mantegazza di Milano. Venne fondata a seguito della battaglia del 1061, quando, secondo la leggenda, Boschino Mantegazza, a capo delle forze di Milano, uccise il figlio, al comando dell'esercito pavese; per espiare le proprie colpe decise di costruire l'abbazia. Tuttavia diversi storici indicano il 1178 come vero anno della fondazione della chiesa, che divenne dimora dei Padri Rocchettini. L'abbazia divenne nei decenni successivi importante punto di sosta per viandanti e pellegrini, anche grazie alla sua posizione equidistante da Milano e Pavia. Nei secoli successivi, a causa dell'utilizzo di altre di altre vie di comunicazione, questa usanza venne meno, e l'ospizio trasformato in canonica, andando ad ospitare gli agostiniani. All'abbazia furono assegnati vari terreni della zona, che in precedenza appartenevano ai Mantegazza. Le varie rendite date dai terreni furono per secoli tra le principali entrate della famiglia, tanto che dal XIV secolo fino al 1880 si susseguirono cause, indette da altre famiglie, per il possesso dei luoghi. Queste si basavano sul fatto che il titolo di priore venne trasformato da religioso a secolare dal momento che non vi furono più membri della famiglia Mantegazza disposti a prendere i voti. A partire dal 1881 tutti i beni passarono alla istituenda parrocchia di Campomorto.
L'attuale conformazione a rocca dell'abbazia, oggi abitazione privata, è dovuta alle scelte di Leone Mantegazza, il quale fece anche costruire un fossato con tanto di ponte levatoio per il suo accesso.
Edificata nel XVI secolo, al posto di una precedente chiesa, anch'essa dedicata alla Vergine, e risalente al XI o al XII secolo. Questa venne, secondo alcune supposizioni, costruita all'indomani della battaglia di Campomorto del 1061, in attesa di procedere con la più ambiziosa costruzione dell'abbazia, che avrebbe richiesto più tempo e denaro. A supporto di questa ipotesi vi sarebbe il rinvenimento nel XIX secolo di armature medievali nei terreni circostanti l'odierno fabbricato, forse delle fosse comuni contenenti i combattenti della storica battaglia. L'odierno edificio è in stile rinascimentale, si erge in aperta campagna e questo esalta il suo fascino. Composto di una sola navata, ha la copertura in legno di recente fattura e si ritiene che anticamente fosse a volta. Il presbiterio, più antico, fu dovuto al priore Gerolamo Mantegazza a metà del XVI secolo. Il corpo centrale della chiesa, è del Settecento e si innesta con un arcone nell'antico presbiterio allargandosi poi a forma ellittica con due larghe cappelle laterali che si fronteggiano al centro. La facciata, anch'essa settecentesca, ha un portale in pietra che ornava la precedente costruzione, sormontato da una lunetta che ospita un pregevole bassorilievo di marmo di Carrara, raffigurante una Pietà. La facciata presenta traccia di affreschi del Settecento ed a lato del portale si notano San Cristoforo a destra e San Giobbe a sinistra. L'interno è spazioso e ben illuminato e di linee armoniose. I pilastri e le lesene che sorreggono il soffitto sono dipinte a fregi di volute e di fogliami, mentre la facciata interna i fregi si sviluppano in scene paesistiche di buon effetto. L'altare di destra, dedicato alla Vergine del latte, ha un affresco con la Madonna che allatta il bambino, il quale tiene nella manina una ciliegia. Questo affresco deve essere di origine antica; forse trasportato nell'altare nei rifacimenti del 1712. Il presbiterio reca una serie di pregevoli affreschi del XV secolo, di autore ignoto, ma riconducibile alla Scuola Lombarda del Luini. L'ultimo importante restauro risale al 1932, anno in cui la famiglia Castelli acquista la chiesa ed i terreni circostanti e provvide al risanamento generale del manufatto e delle adiacenze. Oggi il suo utilizzo è limitato alla celebrazione del rosario durante il mese mariano.
Edificata nel XIX secolo sulla base di una precedente piccola chiesa, probabilmente sempre dedicata alla madre di Maria, possiede una facciata in stile neoclassico, l'interno è costituito da un vano quadrato al quale si aggiunge la piccola sagrestia e la torre campanaria di modeste dimensioni, ancora ammirabile da via Cantalupo. Al tempo costruita come edificio isolato, già nel 1940 risultava circondata da abitazioni come ancora appare. Fino al 1935 venne gestita da un cappellano, successivamente direttamente dal parroco di Campomorto che ne officiava la messa festiva. Attualmente sconsacrata, divenuta poi un negozio, è ora sede di un museo.
Fonti medievali, risalenti al periodo tra XII e XIV secolo, riportano il nome delle chiese di San Nicolao e San Paolo, non è possibile risalire tuttavia alla loro ubicazione, ma si può supporre che con alte probabilità si trovassero all'interno del centro abitato.
Alcune fonti fanno risalire al XIII secolo la presenza di un convento di monache in Siziano, non è chiaro se tale convento possa essere esistito realmente a causa della discordanza delle stesse. Non è nemmeno chiara la posizione che avesse questo luogo; le ipotesi più antiche lo vedevano collocato a Campomorto, annesso all'abbazia, oppure da essa distinto, ma si è più recentemente pensato che potesse erigersi in una antica frazione di Campomorto chiamata Cantalupo, oggi completamente inglobata all'agglomerato di Siziano. Secondo alcuni storici il convento, dedicato a S. Maria, avrebbe ospitato monache dell'ordine di Sant'Agostino (come anche i monaci presenti presso l'abbazia) e sarebbe stato fondato da una sorella di Papa Urbano III. Si ipotizza che l'edificio possa essere ancora oggi, in parte, esistente e sarebbe collocato nelle immediate adiacenze dell'antica chiesa precedente a quella odierna e una volta dedicata a S. Anna.
Il Palazzo del Comune venne ideato nel 1902 dal giovane Guglielmo Castelli, assessore comunale e futuro sindaco, nonché erede dei costruttori delle vecchie scuole nel 1885. Guglielmo, a 27 anni, entra nel consiglio comunale e nel 1902 viene nominato assessore. Voleva edificare un nuovo palazzo affacciato alla piazza centrale, ma la sua piccola impresa non aveva i requisiti e gli strumenti adatti all'opera ed allora si rivolse ad un'impresa più grande di Locate Triulzi: la ditta Romanoni. Così, con nulla osta del 6 aprile 1907 l'architetto Pestalozzi consegnò il progetto ed iniziano i lavori. L'anno successivo Guglielmo Castelli venne nominato Sindaco e nel 1910 l'edificio fu ultimato. Questa struttura venne pensata per ospitare al primo piano gli impiegati comunali ed al piano terra l'ambulatorio e la farmacia che fino ad allora non esisteva con tutti i disagi che si può immaginare ne derivavano per la popolazione.
Nel frattempo, a fianco della farmacia, due locali ospitarono le scuole e nel 1918 venne istituita la IV seguita dalla V elementare nel 1926. Alla fine degli anni trenta parte dell'amministrazione era ancora nel vecchio palazzo (ora Acero-Croce Rossa) che ospitava le prime tre classi elementari e gli uffici comunali, senza acqua potabile e con i servizi igienici fuori dal palazzo. Il comm. Castelli decise di riorganizzare i due edifici: trasformò la vecchia sede municipale in scuola con cinque classi elementari, servizi igienici ed un ufficio per la direttrice didattica. La nuova sede ospitava invece gli uffici comunali, la sala consigliare, il laboratorio medico ristrutturato e la farmacia che si era allargata negli spazi prima occupati dalle classi IV e V elementare. La facciata del palazzo viene dotata di illuminazione e la piazza assume un aspetto cittadino. L'inaugurazione avviene nel 1936.
Nel 1953 la nuova amministrazione propone un allargamento del palazzo ampliando l'ala di settentrione sopra la sala consiliare, creando così nuovi spazi, dove oggi insiste l'ufficio tecnico. Bisognerà aspettare ancora 31 anni per vedere tutti gli uffici unificati sotto un unico tetto e questa operazione si conclude grazie agli sforzi dell'amministrazione Pasi nel 1985, anno in cui si inaugura il nuovo palazzo municipale
Tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo, dai milanesi, venne edificato a Siziano un castello per scopi difensivi. Tale rocca, aveva lo scopo di presidiare il confine meridionale del territorio milanese e faceva parte di una fitta rete di castelli posizionati lungo tale frontiera, simili per tipo di architettura. Ad oggi l'edificio è riconoscibile solo esteriormente in quanto è stato con il tempo riempito di terra e alla sua sommità creato il campo da calcio cittadino. La pianta, ancora riconoscibile, era, per l'edificio principale, di forma quadrata, con una superficie di 13 000 metri quadri, all'interno ospitava le abitazioni dei militari e delle loro famiglie, stalle, magazzini e anche una prigione. Vi sono elevate probabilità che al suo interno ospitasse anche dei sotterranei, che la tradizione popolare fa collegare mediante gallerie con l'abbazia di Campomorto e addirittura con i castelli dei paesi adiacenti e posti sulla medesima linea difensiva. Si ipotizza che la struttura avesse un ingresso posto sul lato settentrionale (attuale Via Tobagi) dotato di ponte levatoio per sorpassare il fossato proveniente da Villamaggiore. A sud era, probabilmente, presente una fortificazione avanzata, la Casa Matta, che ha dato il nome alla via che conduce fuori dall'abitato, verso Pavia. Nel quattordicesimo secolo il castello venne ricostruito, le mura ancora visibili risalgono a questo periodo.
Il castello divenne tristemente noto per la presenza delle gabbie, strumenti di tortura che consistevano in vere e proprie gabbie di metallo appese mediante travi sporgenti dai torrioni dell'edificio, nelle quali venivano rinchiusi i prigionieri, spesso importanti personalità di Milano colte a tramare contro il signore al potere, che erano lasciate morire di stenti. Tra i vari prigionieri illustri si nomina Pietro Visconti, cugino di Matteo, che lo aveva fatto rinchiudere.
Il Parco del Lambro Meridionale e del Ticinello è stato riconosciuto dalla provincia di Pavia nel 2009. D'interesse sovracomunale, l'area naturale si estende per circa 616 ettari tra i comuni di Siziano, Vidigulfo e Torrevecchia Pia, lungo le rive del Lambro Meridionale e del Ticinello. Nel 2017, la Fondazione CARIPLO ha finanziato il progetto “C.A.L.Me. 2 - Realizzazione delle opere per la connettività Ambientale del Lambro Meridionale”, con l'obiettivo di rinaturalizzare e riqualificare le sponde del Lambro Meridionale e valorizzarne il valore naturalistico.
Abitanti censiti


Dopo che Siziano divenne Comune con Regio Decreto del 25 maggio 1863, il paese acquisì credibilità verso le banche per ottenere i finanziamenti necessari a realizzare opere pubbliche. Nel 1870, ottenuti i finanziamenti, si decise di edificare la nuova scuola su quel lotto di terreno che costeggia la piazza principale e la strada che conduce alla stazione, dove oggi ha sede il centro diurno per anziani. A quel tempo quel terreno di 605 metri quadrati faceva parte di Villamaggiore ed era proprietà del Barone Sabino Leonino e fu acquistato per 2 lire al metro quadrato. La gara d'appalto se la aggiudicò la piccola impresa di Francesco Castelli, che iniziò i lavori il 1º marzo 1882 terminando gli stessi nel maggio 1885. Al piano terra alloggiavano le tre classi elementari ed il primo piano fu occupato dagli uffici Municipali. I servizi igienici erano all'aperto sotto il suchè: un pergolato per le zucche in uso ancora oggi. Ma gli scolari residenti fuori dall'abitato che dovevano raggiungere la scuola a piedi erano meno fortunati ed il disagio lo vivevano maggiormente in inverno e fu così che l'Amministrazione Comunale dovette provvedere anche a loro, soprattutto dopo la costruzione di Cascina Adelina nel 1898. Il Comune di Lacchiarella, dal quale dipendevano questi abitati, incentivò il Municipio di Siziano a fronteggiare la situazione e furono edificate delle aule a Villamaggiore che in quegli anni contava circa 350 abitanti mentre la cura delle anime dipendeva dalla parrocchia di San Bartolomeo. Così si conclude il secolo con l'allestimento di aule anche a Gnignano e Campomorto.
Il nuovo secolo inizia con l'ingresso nell'Amministrazione Comunale di Guglielmo Castelli, personaggio di spicco che, prima da assessore, poi da sindaco, si distinse per l'apporto di benessere e cultura al paese. Nel 1918 viene istituita la IV classe elementare a cui segue la V nel 1926. Tra il 1931 ed il 1934 l'originario edificio scolastico venne ristrutturato, dotandolo di servizi igienici con acqua corrente; si riunirono in un sol luogo tutte le classi.
Nel 1960 si costruirono nel giardino parrocchiale nuove aule per alloggiare le scuole medie.
Una svolta decisiva fu data dall'Amministrazione Pasi che negli anni ottanta diede inizio all'edificazione delle nuove scuole in via Pavia, poi completate ed ampliate con la scuola secondaria dal suo successore Angelo Zucchi.
La biblioteca di Siziano, dedicata ad Alda Merini, si trova in un palazzo parzialmente di proprietà del comune, situato in Via della Stazione, a pochi passi dal municipio.
Gli insediamenti agricoli sul territorio iniziarono con la centuriazione romana; più tardi, a seguito delle invasioni barbariche, le terre furono abbandonate e le coltivazioni lasciarono spazio a boschi e paludi. Più tardi con l'operosità dei monaci della Certosa di Chiaravalle e di Pavia iniziò la grande bonifica che ridiede vita all'agricoltura locale. Fu allora che si insediarono le prime cascine, intorno alle quali si svilupparono i primi piccoli agglomerati abitativi. Oggi restano alcune testimonianze di questi importanti fabbricati, mentre molti sono andati distrutti in parte dal tempo ed in parte per fare posto ai nuovi agglomerati urbani.
Antica frazione di Siziano posta a sud del centro abitato, verso Vidigulfo. Costituì un comune autonomo fino al 1871.Campo Morto era un piccolo centro abitato del milanese di antica origine, sede di una parrocchia dell'Arcidiocesi di Milano. Al censimento del 1751 la località fece registrare 112 residenti, saliti a 491 nel 1805. L'attuale collocazione in Provincia di Pavia è il frutto delle riforme illuministe del governo austriaco. Il primo decreto in tal senso fu emanato dall'imperatore Giuseppe II nel 1786, ma venne revocato cinque anni dopo. La misura divenne invece definitiva dal 1815, in concomitanza con la proclamazione del Regno Lombardo-Veneto. L'abitato conobbe una discreta crescita per un villaggio agricolo, tanto da far registrare 740 anime nel 1853, e 798 nel 1859. Il municipio, la cui denominazione era stata nel frattempo rettificata in Campomorto, fu definitivamente soppresso il 5 marzo 1871 su decreto di Vittorio Emanuele II, venendo annesso a Siziano.
Antica località già esistente prima dell'VIII secolo, durante il dominio dei "Franchi" le campagne di "Noniano" (l'attuale Gnignano), ospitarono Carlo Magno, che pose proprio qui il suo campo. I primi abitanti di questo sito si insediarono attorno al Lambro, più tardi si formarono altri nuclei: sulla sponda a est, sotto Locate Triulzi e Quarpiano (oggi Carpiano) e a ovest nelle terre di Septezano. I primi proprietari furono i frati di Sant'Ambrogio di Milano. Con l'ingrandirsi della comunità, nelle vicinanze di quella che oggi è considerata la casa padronale, fu edificata una chiesa dedicata ai santi Nazaro e Celso, ed un cimitero ad essa attiguo. Nel XV secolo il possesso passa ai monaci cistercensi di Chiaravalle; si ha menzione di una visita pastorale del cardinale Carlo Borromeo nel 1573. Nel 1757 il governo austro-ungarico fece Gnignano capoluogo di Comune e Siziano risultò essenne una frazione. Nel 1806 il cimitero andò in disuso e da allora le sepolture vengono effettuate nel cimitero di Siziano con grande disagio della popolazione che doveva portare il caro estinto per quattro chilometri, spesso a spalle. Dopo l'unità d'Italia, nel 1863 fu Siziano a divenire Comune e Gnignano diventò una sua frazione. Nel XIX secolo la proprietà viene ceduta a privati: la famiglia Pavesi che annovera tra i suoi discendenti Gerolamo Pavesi, sindaco si Siziano dal 1867 al 1875. Suo figlio Emilio fu assessore e benefattore nell'edificazione del 1908 della nuova chiesa di San Bartolomeo. Nel 1946 la chiesa andò distrutta a causa di una grande esondazione e fu ricostruita negli anni cinquanta a debita distanza dal corso d'acqua. Nel 1990 il suo territorio consisteva di circa 3300 pertiche coltivate prevalentemente a cereali.
Sede di una antica cascina, ora in disuso. Nella frazione si svolgono attività di pesca sportiva, presso il laghetto di cava detto "Gesiolo". Sono presenti inoltre un agriturismo, un'azienda edile e un centro sportivo privato con ristorante.
Attuale frazione del comune, il più antico documento che ne testimonia l'esistenza è del XVI secolo, esso è l'atto di compravendita con il quale i milanesi Bonati (o Bonatti) rilevano la proprietà della cascina dalla famiglia Mantegazza, feudatari di Campomorto. Da allora la località ha mantenuto invariato il proprio nome, pur essendo stata indicata come Cascina Bonatti in alcune mappe.
Dall'XI secolo questo fondo faceva parte dei possedimenti della chiesa di Santa Maria Assunta a Campomorto. Nel 1722, il Governo austriaco fece la mappatura del luogo e nel 1759 lo separo dal territorio di Campomorto per unirlo a quello di Siziano. A quell'epoca la proprietà era della nobile famiglia milanese dei De Vecchi. A seguito di un matrimonio la famiglia si imparentò con i Medici da Marignano. La casa padronale fu edificata in quegli anni. Il nome deriva dalle leggende tramandate per tradizione orale narranti che in quell'epoca, nelle fredde notti d'inverno, si udisse l'ululare del lupo che si avvicinava all'abitato in cerca di cibo. La vetustà della costruzione e la mancanza della necessità di continuare l'attività agricola portarono alla sua demolizione lasciando spazio ad un complesso residenziale.
La cascina è situata a sud del paese, lungo la strada per Pavia, in parte nascosta da un ristorante di più recente costruzione. Possiede una torre quadrata, probabilmente un vecchio granaio fortificato, risale al XV secolo. Al tempo alle dipendenze della proprietà dell'abbazia di Campomorto, i fabbricati circostanti, di più recente fattura rispetto alla costruzione centrale, ospitavano quattro famiglie. Nonostante il nome che porta, non esistono fonti che qui vi sia mai stata una fornace.
La cascina, sorta nei primi anni del XVIII secolo, si trova tra la strada Vigentina e la frazione Mandrino di Vidigulfo. Venne edificata da Giovanni Soldato, da qui il nome, un nobile milanese, che aveva acquistato i terreni dalla famiglia Mantegazza, la quale era intenta ad alienare parte dei propri beni per sfuggire alla pesante tassazione austriaca.
Situata sulla provinciale Melegnano-Binasco, è stata costruita dopo la bonifica del XII-XII secolo per opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle. Nel corso dei secoli ha subito diversi passaggi di proprietà: viene ceduta ai monaci della Certosa di Pavia, i quali erano soliti chiamare queste cascina "grange", da qui "grangetta" dalla quale si pensa possa provenire l'attuale nome. Poi la proprietà passò all'Ospedale Maggiore di Milano. Durante la sua storia secolare, ospitò anche una piccola chiesa, edificata per volere degli abitanti della cascina, fu demolita nel 1886 a causa del pericoloso stato in cui versava per via della scarsa manutenzione. All'inizio del novecento contava circa 120 occupanti, in questo periodo vennero effettuati i lavori che portarono all'attuale conformazione. Nel 1990 aveva ancora terreni per 1 300 pertiche coltivati a cereali, oltre a possedere un allevamento di vacche da latte. Nel decennio successivo, soffocata dall'area industriale, la cui edificazione ha sottratto terreni alla coltivazione, è stata riconvertita a centro di recupero di persone svantaggiate, pur conservando le sue caratteristiche estetiche ed, in parte, funzionali essendo ancora presente un caseificio e l'allevamento sopracitato.
Originariamente era una fortificazione avanzata posta a sud del castello di Siziano: si può presumere che il nome derivi dalla casa matta, il luogo in cui era conservata la polvere da sparo, esso veniva edificato lontano da altri edifici al fine di non comprometterne la sicurezza in caso di esplosione. Con la perdita delle funzioni difensive di Siziano, la costruzione venne convertita in cascina e divenne parte dei possedimenti dell'abbazia di Campomorto; alla fine del XVIII secolo smise di essere un edificio isolato in quanto di fronte venne eretto un fabbricato ospitante un'osteria ed una piccola filanda, a quest'ultima era connesso un allevamento di bachi da seta. Nel 1860, il proprietario, concedette al comune di Campomorto un locale al fine di utilizzarlo come seggio elettorale, nel 1871 il comune sarà assorbito da quello di Siziano e non si renderà più necessario questo utilizzo. Nel 1880 l'osteria è dotata anche di una stalla per ricoverare i cavalli delle carrozze transitanti. Agli inizi del XX secolo vennero edificati altri edifici. L'originaria Cà Matta, diede i natali a Defendente Sacchi. Fu anche affrescata un'effigie della Madonna, ma alla fine del secolo scorso, fu abbattuta assieme al resto del fabbricato. Dell'edificio originario, rimangono tracce del muro di cinta che oggi ospita un parcheggio.
Sita nell'omonima via, parallela alla binasca, fu costruita nel 1921 dalla famiglia Castelli, che possedeva i terreni. F Originariamente ospitava quattro famiglie. Il nome deriva da un usanza della famiglia Castelli che consisteva nell'attribuire nomi di famiglia alle loro proprietà.
Il nome deriva da un'antica Cascina, oggi non più esistente, ma risalente almeno al XIV secolo, nella mappa catastale del censimento del Governo Austriaco del 1772 è descritto che essa consisteva di “cinque fuochi e 27 anime“. Dopo l'abbandono nel XIX secolo, se ne sono perse le tracce. L'attuale edificio che ne porta il nome, in realtà non è una vera cascina, bensì il luogo in cui abitava il regolatore delle acque destinate all'irrigazione, ancora oggi nel suo intorno si incrociano le acque del Canale Ticinello con quelle della Speziana e vi sono le porte per regolarne il flusso. Si trova lungo l'omonima via che collega la Cascina Giuditta con Gnignano.
Nota in passato anche come Cascina Cassinetta, è situata nell'odierno quartiere di San Vitale. Era di modeste dimensioni, poteva ospitare un massimo di tre famiglie, oltre all'affittuario. Ora, soffocata da altre costruzioni di recente edificazione, ha perso la sua caratteristica rurale, è stata ristrutturata in chiave residenziale e vi si svolgono attività ricettive.
Situata in Via Carducci, è stata costruita nel 1940 dalla famiglia Castelli proprietaria dei terreni e dell'antistante villino, il nome, come da tradizione di famiglia, deriva da un membro della stessa. Nel 1941 fu affrescata una meridiana dal pittore Villa di Pavia che sarà poi restaurata da Rino Cecchetto nel 1995.
Situata nell'omonima via, a nord dell'abitato, ancora oggi è una costruzione in mattoni che spicca per la differenza architettonica con gli edifici circostanti più recenti. Edificata dai Birago poco dopo aver preso possesso del feudo nel 1484 fungeva da stazione di dazio per le merci in transito per Milano e Pavia. Nel XVIII secolo vi iniziano le attività agresti, quando, acquistata dai De Vecchi, è dotata di stalla per le vacche ed il cavallo e di un piccolo appezzamento di terreno che forniva foraggio. Nel 1930 inizia la costruzione di alcuni edifici, ancora oggi presenti, che tolgono dall'isolamento la piccola cascina.
Nel 1575 la parrocchia di San Bartolomeo viene in possesso di un appezzamento di circa 10 pertiche (circa 6140 metri quadrati). Vent'anni dopo il parroco decise di edificarvi una piccola abitazione ed un mulino per macinare il grano. La ruota che azionava la macina era azionata da un corso d'acqua proveniente da una sorgiva posta a nord del paese e che andava ad immettersi nel Ticinello. Vi era inoltre un torchio, da qui il nome, per produrre olio di semi che veniva impiegato per alimentare le candele della chiesa. Nel 1865 vi fu un cambio di proprietà e venne edificato, a ridosso del fabbricato esistente, un edificio per ospitare due famiglie ed una stalla per vacche da latte dando così vita alla cascina. Nel 1998 fu demolita.
Oltre a quella di via Roma, in paese erano presenti altre piccole cascinette costituite dalla casa dell'agricoltore, una piccola stalla per le vacche da latte ed il cavallo.
In vicolo Torretta, tuttora esistente, era dotata di una piccola stalla per due vacche ed un cavallo ed il terreno per il foraggio. Ora è stata trasformata e inglobata in un nuovo contesto residenziale.
Il Curton, dove esiste tuttora la torretta: anche questa accessoriata di stalla e fienile, oggi ristrutturata e trasformata.
La corte del Ceroni: gruppo di cascinette che davano sulla stessa corte, tutte dotate di stalla ed annessi fienile e ricovero per carri ed attrezzi
Corte del bar castello: anch'essa ristrutturata, non presenta più traccia della vita di un tempo.
Cascina Bosco: posta ad ovest di Bonate, a poche decine di metri dal confine di Bornasco, era ancora presente negli anni 50, ora non ve ne è più traccia.
L'economia del comune è sempre stata tradizionalmente legata al settore primario, ancora oggi c'è una forte presenza di aziende agricole, le principali specie coltivate sono i cereali, il riso, il granturco e gli ortaggi. Dal secondo dopoguerra si è vista una forte crescita di aziende manifatturiere ed industriali, che sono state organizzate in due distinte aree, rispettivamente a est e nord-est del paese. A partire dal secondo millennio si è assistito al proliferare delle logistiche, seppur contenuto rispetto a comuni limitrofi; dagli anni 2010, grazie alla sua posizione centrale rispetto alle città di Milano e Pavia e alle principali vie di comunicazione, e per via della bassa sismicità del territorio e della mancanza di corsi d'acqua importanti, è stato scelto come sede di importanti data center, tra i più grandi d'Europa.
A Siziano, per le stesse ragioni elencate sopra, dal 1932 era presente un grande trasmettitore radio in onde medie, che trasmetteva il segnale di Rai Radio 1 sui 900 kHz con una potenza di 50 kW. Parte del terreno in cui erano presenti i due tralicci di trasmissione si trova nel comune di Lacchiarella. Era uno dei trasmettitori più potenti in Italia e poteva essere ricevuto di notte in gran parte dell'Europa. In data 11 settembre 2022 sono terminate le trasmissioni in onde medie da parte di Rai, con conseguente disattivazione dell'impianto, che è stato demolito il 25 maggio 2023. Gli edifici tecnici, sono riconvertiti in data center da Rai Way.
Questo impianto, per pochi anni e a partire dal 7 aprile 2006, ha trasmesso anche il segnale di Rai Radio 2 nel formato digitale DRM sulla frequenza 693 kHz in forma sperimentale.. Questo trasmettitore è la principale e storica frequenza di emissione del giornale radio della Lombardia Il gazzettino padano.
Il comune è importante nodo della rete viaria regionale, in quanto nel suo territorio si incrociano la strada Vigentina, che collega Milano e Pavia, e la SP 40, che collega le autostrade A1 e A7.
Siziano si avvale della vicinanza alla stazione di Villamaggiore, posta sulla Ferrovia Milano-Genova, nell'omonima frazione del comune di Lacchiarella.
Sono presenti fermate del servizio di trasporto extraurbano della provincia di Pavia gestite da Autoguidovie.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 13 giugno 1985 | 24 aprile 1995 | Carlo Pasi | PCI | Sindaco | |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 2004 | Angelo Zucchi | Lista civica (centro-sinistra) | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 26 maggio 2014 | Massimiliano Brambilla | Lista civica | Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 8 giugno 2024 | Donatella Pumo | Lista civica-Continuare per Siziano | Sindaco | |
| 9 giugno 2024 | in carica | Matteo Pedrazzoli | Lista civica-Siziano unita | Sindaco | |
Fonte: Ministero dell'interno

La principale squadra del paese, militante in Promozione, è l'ASD Siziano Lanterna.
Tra il 2013 e il 2019 è stata presente sul territorio una seconda società, l'ASD Sizianese Calcio, che nei pochi anni di attività ha militato tra la Prima e la Terza Categoria.
Dal 2016 è attiva inoltre l'ASD OSF Siziano, realtà militante nel campionato Amatori CSI Open a 7 di Pavia, che dal 2025 disputa le sue gare a Vidigulfo.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 243741320 · GND (DE) 7731872-9 |
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