Movimento Sociale Italiano

Movimento Sociale Italiano
Movimento Sociale Italiano (1946-1972)
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (1972-1994)
Alleanza Nazionale - MSI (1994-1995)
Simbolo in uso dal 1946 al 1972
LeaderPino Romualdi
Giorgio Almirante
Augusto De Marsanich
Arturo Michelini
Pino Rauti
Gianfranco Fini
PresidenteJunio Valerio Borghese
(1951–1953)
Rodolfo Graziani
(1953–1954)
Augusto De Marsanich
(1954–1972)
Gino Birindelli
(1972–1974)
Alfredo Covelli
(1973–1977)
Pino Romualdi
(1977–1982)
Nino Tripodi
(1982–1988)
Giorgio Almirante
(1988)
Alfredo Pazzaglia
(1990–1994)
Cesco Giulio Baghino
(1994–1995)
SegretarioGiacinto Trevisonno
(1946–1947)
Giorgio Almirante
(1947–1950, 1969–1987)
Augusto De Marsanich
(1950–1954)
Arturo Michelini
(1954–1969)
Gianfranco Fini
(1987–1990, 1991-1995)
Pino Rauti
(1990–1991)
StatoItalia (bandiera) Italia
SedeVia Quattro Fontane 22, Roma (1946-1985)
Via della Scrofa 39, Roma
AbbreviazioneMSI (1946-1972)
MSI-DN (1972-1994)
AN-MSI (1994-1995)
Fondazione26 dicembre 1946
Dissoluzione27 gennaio 1995
Confluito in
IdeologiaNeofascismo
Nazionalismo italiano
Populismo di destra
Anticomunismo
1946-1972:
Conservatorismo
Tradizionalismo
Socialismo nazionale
1972-1993:
Destra sociale
Presidenzialismo
Conservatorismo nazionale
1993-1995:
Post-fascismo
CollocazioneEstrema destra
Coalizione
Partito europeoMovimento Sociale Europeo (1951–1962)
Partito Nazionale d'Europa (1962–1966)
Eurodestra
(1978–1984)
Gruppo parl. europeoNon iscritti
(1979–1984)
Gruppo delle Destre Europee (1984–1989)
Non iscritti
(1989–1995)
Seggi massimi Camera
56 / 630
(1972)
Seggi massimi Senato
26 / 315
(1972)
Seggi massimi Europarlamento
5 / 81
(1984)
Seggi massimi Consigli regionali
41 / 720
(1985)
Testata
  • L'Ordine sociale (1948-1949);
  • Lotta politica (1949-1955);
  • Il Popolo Italiano (1956-1957);
  • Secolo d'Italia (1963–1995)
Organizzazione giovanileScuole superiori
Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori (1947 - 1971)
Giovane Italia (1954-1971)
Fronte della Gioventù (1971–1995)
Università
FUAN (1950-1995)
Iscritti240 063 (1963)
202 715 (1993)
Colori     Nero
Bandiera del partito

Il Movimento Sociale Italiano (MSI), dopo il 1972 Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN), è stato un partito politico italiano d'ispirazione neofascista, che ha raccolto l'eredità del Partito Fascista Repubblicano.

Fondato il 26 dicembre 1946 da ex esponenti della Repubblica Sociale Italiana – come Giorgio Almirante e Pino Romualdi – e del regime fascista, dal 1947 ha come simbolo la fiamma tricolore, sovente identificata con quella che arde sulla tomba di Mussolini, quest'ultima riconducibile al trapezio sottostante. Cesco Giulio Baghino, uno dei fondatori del MSI, affermò che tale attribuzione apologetica, avvenuta in seguito alla diffusione del simbolo, non fosse nelle intenzioni iniziali degli ideatori dello stesso, poiché il trapezio sarebbe stato introdotto come un mero elemento grafico per fornire uno spazio alla scritta, evidenziando come l'idea originale fosse unicamente legata alla fiamma.

Voluto «in opposizione al sistema democratico per mantenere viva l'idea del fascismo» nell'Italia repubblicana, il MSI non condannò espressamente il regime ma al contempo – a differenza di altri movimenti neofascisti – sottolineò ripetutamente di non aver alcuna intenzione di riportarlo in vita, considerandolo ormai fuori dal tempo. Tale posizione trovò espressione nel motto «Non rinnegare, non restaurare» coniato da Augusto De Marsanich, segretario dal 1950 al 1954 e presidente dal 1954 al 1972. A livello interno, il MSI era diviso tra una "destra", prevalentemente meridionale, conservatrice, borghese, atlantista e su posizioni corporative in materia economica, e una "sinistra" che rivendicava l'eredità della Repubblica Sociale Italiana, attestata in materia economica su posizioni "socializzatrici" e promotrice di una terza via tra socialismo e capitalismo.

La dicitura "Destra Nazionale" si aggiunse nel 1972, contestualmente alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica.

A partire dalla fine degli anni settanta, sebbene al proprio interno permanessero componenti legate al fascismo e all'estrema destra extraparlamentare – come l'area radicale rautiana – il partito operò un cambio di strategia consistente in una sostanziale accettazione delle regole costituzionali e democratiche, che in seguito avrebbe condotto alla svolta di Fiuggi, a sua volta preceduta dai richiami all'ideologia post-fascista.

Il 27 gennaio 1995, dopo alcuni mesi con la sigla AN-MSI, il MSI si sciolse confluendo in maggioranza nella neonata Alleanza Nazionale e per il resto nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore fondato da Pino Rauti.

La sigla MSI nel tempo fu sovente letta come "mis" e, di conseguenza, in riferimento al partito e ai suoi membri ed elettori, si è diffuso nel linguaggio comune l'aggettivo missino.

Storia

Fondazione

Il 12 novembre 1946 venne fondato il Movimento Italiano di Unità Sociale da Giorgio Almirante, Cesco Giulio Baghino, Giorgio Bacchi, Giacinto Trevisonno, Biagio Pace e altri veterani della Repubblica Sociale Italiana. La costituzione ufficiale del partito aveva lo scopo di dare una veste ufficiale ai due rappresentanti, Baghino e Almirante, che avrebbero dovuto partecipare alla più ampia riunione successiva.

Il 3 dicembre 1946 avvenne la riunione con i rappresentanti di diversi gruppi neofascisti e nazionalisti quali il Fronte dell'Italiano, il Movimento Italiano di Unità Sociale, il Fronte del Lavoro e il Gruppo reduci indipendenti, per la stipula dell'atto costitutivo.

Il 26 dicembre, nello studio del padre di Arturo Michelini (presenti anche Pino Romualdi, Giorgio Almirante, Biagio Pace), avvenne la costituzione ufficiale del Movimento Sociale Italiano e la nomina della giunta esecutiva, formata da Giacinto Trevisonno, Raffaele Di Lauro, Alfonso Mario Cassiano, Giovanni Tonelli e Carlo Guidoboni. Su indicazione di Romualdi, Trevisonno fu scelto come segretario perché poco esposto nel regime fascista e decise di fondare un movimento invece che un partito. Tuttavia Trevisonno si dimise il 15 giugno 1947, in disaccordo con la decisione della giunta esecutiva di accettare nelle sue file anche deputati della Costituente dissidenti provenienti essenzialmente dall'Uomo Qualunque.

Ingresso in Parlamento e prima segreteria Almirante

Il partito, di cui Giorgio Almirante fu il successivo segretario eletto dal nuovo comitato centrale, ricevette inizialmente l'appoggio del generale fascista Rodolfo Graziani, ed ebbe il suo battesimo elettorale in un clima pesante nel settembre 1947 alle comunali di Roma, quando riuscì ad eleggere tre consiglieri comunali, che furono pure determinanti nell'elezione del sindaco democristiano Salvatore Rebecchini.

Intanto aderì anche il primo parlamentare nella Costituente: nel febbraio 1948 fu accettata l'adesione del palermitano Guido Russo Perez. Furono le elezioni politiche dell'aprile 1948 il primo test nazionale, quando il movimento ottenne il 2,01% dei voti alla Camera dei deputati e lo 0,89% al Senato della Repubblica. I deputati eletti furono sei: lo stesso Almirante, Roberto Mieville, Arturo Michelini, Giovanni Roberti, Guido Russo Perez e Luigi Filosa (che rimase deputato fino al giugno 1949 a causa di un ricorso portato avanti da Luigi Palmieri, primo dei non eletti nella circoscrizione di Catanzaro, che denunciò Filosa per attività clandestina fascista; Palmieri gli subentrò, tuttavia subì una brusca espulsione dal partito). Subito dopo il voto aderì al MSI il senatore Enea Franza, eletto nelle liste di una lista civica, "Democrazia del Lavoro".

Il primo congresso del partito si svolse a Napoli tra il 27 e il 29 giugno 1948 e il comitato centrale approvò tre relazioni. Con la relazione Politica interna e costituzionale il MSI si opponeva all'istituzione delle Regioni come previsto dalla Costituzione; con la relazione Politica estera rifiutava il trattato di Parigi; e con la relazione Politica sociale ed economica venne proposta la sintesi tra il corporativismo e la socializzazione e la programmazione nazionale in contrapposizione al libero mercato. Nei confronti del fascismo la posizione venne sintetizzata dalla frase di Augusto De Marsanich «Non rinnegare e non restaurare». Le due correnti del partito, i socializzatori, rivoluzionari e reduci di Salò, e i corporativisti, moderati, raggiunsero una convergenza nel confermare alla segreteria un esponente dell'ala rivoluzionaria, Almirante.

Con la scomparsa della lista dell'Uomo Qualunque, il MSI aumentò discretamente i suoi consensi soprattutto nel Sud Italia, dove piccola borghesia e proprietari terrieri lo sostennero in risposta alle occupazioni e alle proteste contadine dei braccianti sostenuti dal PCI. La divisione fra le prime due correnti maggioritarie divenne così più marcata, poiché al sud i voti erano il doppio di quelli del nord, con punte del 15% a Napoli, Lecce, Catania e Reggio Calabria.

Dal 1948 al 1950 vi furono i primi arresti «eccellenti» per la sospetta ricostituzione del partito fascista: prima delle elezioni Romualdi, in seguito le incriminazioni di Julius Evola, Pino Rauti, Fausto Gianfranceschi, Clemente Graziani, Egidio Sterpa, Mario Gionfrida, Cesco Giulio Baghino, Franco Petronio e Cesare Pozzo.

Segreteria De Marsanich e primi successi

La rottura delle due componenti portò in minoranza il socializzatore Almirante e nel 1950 fu eletto nuovo segretario Augusto De Marsanich propugnatore di una linea atlantista, cattolica e favorevole all'accordo con i monarchici, diede il via all'inserimento del partito nel panorama politico italiano. Nonostante questo nel 1951 fu impedito al MSI di celebrare il suo terzo congresso (che poté svolgersi solo dopo un anno a L'Aquila).

Al 1950 risale la fondazione della CISNAL, sindacato vicino al MSI, il cui presidente Giovanni Roberti era deputato missino, con segretario l'ex deputato del PNF Giuseppe Landi.

Arturo Michelini, segretario missino dal 1954 al 1969

Alle elezioni amministrative del 1951 e del 1952 vi fu l'apparentamento del MSI col Partito Nazionale Monarchico e l'alleanza ottenne un buon successo, conquistando molte città del sud Italia come Napoli, Caserta, Lecce, Bari, Foggia, Reggio Calabria, Catania, Trapani, Latina, Pescara, Campobasso e Salerno. Grazie ai suoi appelli alla creazione di una coalizione anticomunista e alla sua svolta moderata, il partito ottenne anche la considerazione di papa Pio XII che, per scongiurare una vittoria alle amministrative di Roma del Fronte Democratico Popolare, spinse per un'alleanza elettorale tra DC e MSI, la cosiddetta «Operazione Sturzo», destinata però a non essere perseguita a causa del rifiuto di Alcide De Gasperi.

Al III congresso del partito, svoltosi a L'Aquila tra il 26 e il 28 luglio 1952, venne proclamato irrinunciabile l'ingresso di Trieste in Italia e De Marsanich venne inoltre confermato segretario nazionale. Qualche giorno dopo uscirono gli esponenti della corrente di sinistra repubblichina Gruppi Autonomi Repubblicani con Giorgio Pini, uno dei fondatori del MSI, che fondarono il Raggruppamento Sociale Repubblicano.

Il successo elettorale venne confermato alle elezioni politiche del 1953 in cui il MSI, schierato contro la cosiddetta legge truffa, conquistò il 5,84% alla Camera e il 6,07% al Senato, passando da 7 a 38 seggi in Parlamento. L'espansione era avvenuta grazie all'appoggio del ceto medio borghese e conservatore del sud Italia ai danni della DC.

Segreteria Michelini e Scissione di Ordine Nuovo

Dopo le politiche del '53, tra il 9 e l'11 gennaio 1954 si tenne a Viareggio il IV Congresso del partito, dove venne eletto Arturo Michelini come segretario; Michelini rappresentava la corrente moderata, legata maggiormente ai ricordi del Ventennio rispetto a quelli della Repubblica di Salò, desiderosa di inserirsi nell'alveo culturale e valoriale della destra per facilitare l'entrata nel gioco politico e parlamentare italiano di quegli anni, caratterizzati dalla guerra fredda e dal timore, dentro e fuori d'Italia, d'una presa del potere da parte del Partito Comunista Italiano. A seguito dell'elezione di Michelini, la componente spiritualista ed evoliana di Pino Rauti, Clemente Graziani e Sergio Baldassini, per segnare la propria lontananza dal neosegretario, si riunì nella corrente di Ordine Nuovo, che però rimase inizialmente all'interno del MSI.

Durante la segreteria di Michelini il MSI tenne una politica estera filo-atlantica, accettando l'Alleanza Atlantica; tuttavia si contrapponeva alla corrente micheliniana quella di coloro che avevano partecipato alla guerra dalla parte della Repubblica Sociale, radicale quanto ai modi e ai metodi di lotta politica, tendenzialmente antiborghese, socialisteggiante e anticapitalista sul piano sociale ed economico; a guidarla era Giorgio Almirante, direttore del Secolo d'Italia.

In occasione del V congresso, tenutosi nel 1956 a Milano, dove Michelini veniva confermato segretario, si verificò la scissione dal partito del gruppo Ordine Nuovo guidato tra gli altri da Rauti, con la trasformazione della propria corrente nel Centro Studi Ordine Nuovo. Nel 1957, inoltre, la componente di sinistra del partito capeggiata da Ernesto Massi, dopo le varie derive borghesi e conservatrici, uscì anch'essa dal partito dando vita, avvalendosi del contributo del Raggruppamento Sociale Repubblicano di Giorgio Pini, al Partito Nazionale del Lavoro, attivo fino agli anni '60.

Dal 1956 il MSI siciliano entrò nell'area di maggioranza e di governo, dapprima dall'esterno con la giunta del democristiano Giuseppe La Loggia e in un secondo momento, dal 1958, partecipando alla prima incisiva fase del milazzismo, stagione politica iniziatasi quando il democristiano Silvio Milazzo fu eletto presidente della Regione Siciliana dai partiti di destra e di sinistra. Nella prima giunta Milazzo entrarono infatti anche esponenti missini e il MSI governò insieme al PSI e al PCI, con l'assenso di Michelini e Togliatti, fino alle elezioni regionali del 1959. Nelle successive giunte Milazzo, conclusesi nel 1960, il MSI tornò all'opposizione.

In quel periodo l'Eni di Enrico Mattei finanziò il MSI tramite l'acquisto di spazi pubblicitari all'interno del Secolo d'Italia.

Sostegno al governo Tambroni

Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Tambroni.

Il MSI garantì il sostegno a un governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni (1960). Il partito aveva già votato la fiducia ai governi Zoli e Segni II, ma nel caso del governo Tambroni il MSI fu l'unico a sostenerlo oltre alla Democrazia Cristiana. Da parte delle opposizioni questa inedita alleanza fu interpretata come un avvio di svolta autoritaria e si creò un clima di grave imbarazzo per il quale la DC, in difficoltà nei confronti degli altri partiti che minacciavano di fare insorgere il Paese, costrinse Tambroni alle dimissioni; tuttavia, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi respinse queste dimissioni, principalmente perché nessun altro democristiano, vista la temperatura rovente del dibattito politico, accettava di sostituirlo e di comporre nuove alleanze.

Il MSI restava dunque il sostegno essenziale di quel governo e l'occasione fu sfruttata per proporsi all'attenzione generale, organizzando un congresso a Genova, città Medaglia d'Oro della Resistenza; si disse allora che la scelta di questa città da parte del movimento fosse stata intenzionalmente provocatoria. La Camera del Lavoro di Genova, appoggiata dall'opposizione di sinistra, il 30 giugno 1960 indisse un corteo per protestare contro la convocazione a Genova del sesto congresso del Movimento Sociale Italiano che causò duri scontri tra manifestanti e forze di polizia. In conclusione il MSI rinunciò a tenere quel congresso; tuttavia questo non fu sufficiente e altri scontri tra polizia e manifestanti di sinistra, come a Roma e Palermo, non furono meno violenti e provocarono una decina di morti, culminando con la strage di Reggio Emilia il 7 luglio 1960.

Fuori dall'arco costituzionale e seconda segreteria Almirante

Dopo la caduta di questa legislatura in seguito ai fatti di Genova, il MSI fu isolato dalla scena politica. Fu creata, nel dibattito politico, la locuzione «arco costituzionale» per indicare in pratica tutti partiti che avevano preso parte ai lavori della Costituente, meno il MSI, nato nel 1948; tale locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta. Negli anni successivi il MSI sarebbe dunque stato palesemente tenuto fuori dai giochi di potere della politica nazionale, con la sola eccezione degli atti e delle prassi costituzionali e parlamentari. I suoi voti, però, furono determinanti nell'elezione a Presidente della Repubblica di Antonio Segni, nel maggio 1962, e di Giovanni Leone, nel dicembre 1971.

Nel 1963, in occasione del VII Congresso del Movimento Sociale Italiano, tenutosi a Roma, Michelini sconfisse nuovamente la minoranza di «sinistra» guidata da Giorgio Almirante ed organizzatasi nella nuova corrente Rinnovamento. Indetto l'VIII Congresso a Pescara nel 1965, Romualdi presentò una propria mozione, ma Michelini e Almirante votarono una mozione unitaria e Michelini, grazie all'appoggio degli almirantiani, fu riconfermato segretario.

Pino Rauti con Giorgio Almirante quando rientrò nel MSI nel 1969

Dopo la morte di Michelini si aprì il dibattito nel Comitato Centrale su chi dovesse succedergli. Si fece l'ipotesi di Giovanni Roberti, leader della CISNAL, ma prevalsero i sostenitori di Almirante, che tornò il 29 giugno 1969 al vertice del partito. A determinare la scelta su Almirante concorse la circostanza che, pur essendo convintamente all'interno della nuova corrente maggioritaria e moderata di Michelini, non aveva rinunciato a essere il punto di riferimento della base movimentista e antisistema. A seguito della sua elezione alla segreteria rientrarono nel partito parte dei dissidenti del Centro Studi Ordine Nuovo guidati da Pino Rauti. Almirante, dopo gli anni di Michelini, operò immediatamente un riassetto organizzativo e ideologico del partito che fu definito come la «politica del doppiopetto», che mirava ad accreditare il MSI come partito «ghibellino cattolico» e puramente di destra, che tuttavia rimase sempre in bilico tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema politico italiano.

Il "triennio di destra" (1970 - 1972)

I Moti di Reggio del 1970-'71, in cui l'MSI ebbe delle gravi responsabilità che avrebbero portato alla richiesta parlamentare di scioglimento del partito per "ricostituzione del PNF" poco dopo.

Almirante, grazie anche alle sue spiccate capacità oratorie, seppe sfruttare politicamente questo isolamento, costituendosi come unico partito al di fuori del presunto «regime», di cui avrebbe fatto parte una sotterranea alleanza consociativa fra la DC e le sinistre; con la crescente affermazione delle formule del centro-sinistra e l'avvicinarsi delle proposte di compromesso storico, questa solitudine di opposizione fece guadagnare consensi.

In particolare, con l'inizio del nuovo decennio l'MSI (e tutta l'area politica della destra in generale) entrò in un periodo di particolare fervore e movimentazione, che la portò ad essere protagonista di molti fatti sociali in rapida successione, tanto da far parlare di "triennio di destra" (il 1970-1972).

Nel luglio del 1970 il partito si rese protagonista dei fatti di Reggio, quando la città calabrese insorse contro la decisione di assegnare a Catanzaro il capoluogo della regione. La reazione era stata inizialmente sostenuta anche dalle sinistre, ma un esponente della CISNAL, Ciccio Franco, riprese lo slogan «Boia chi molla» e organizzò una sollevazione della destra che si produsse in una vera e propria rivolta con barricate stradali e scontri armati con la Polizia. La rivolta si sarebbe conclusa solo nel febbraio dell'anno successivo, con l'ingresso dei carri armati in città. Il partito ottenne clamorose affermazioni nelle comunali che si tennero nel giugno del 1971, in particolare a Reggio Calabria con il 21% (alle politiche dell'anno successivo Ciccio Franco, candidato al Senato nel collegio di Reggio di Calabria, raggiunse addirittura il 46,29% nel capoluogo).

Alle elezioni regionali in Sicilia dello stesso anno, cavalcando la protesta contro i patti agrari, ottenne un clamoroso 16 per cento e l'elezione di 15 deputati all'Assemblea regionale siciliana su 90, con il 23% a Catania e il 21% a Trapani. Il risultato fu reso possibile dal fatto che le attese di un periodo riformista proposto dal centro-sinistra erano state frustrate nelle regioni del sud e da un periodo di crisi della Democrazia Cristiana.

Almirante, Rauti e Gastone Nencioni nell'aprile 1972

Nel febbraio 1972 Almirante riuscì a formare un'alleanza con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, da cui derivò anche un mutamento di denominazione del partito, da quel momento chiamato Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale.

Giovani missini negli anni 1970 pronti a un confronto con giovani di estrema sinistra in cui il terzo da destra solleva il simbolo della fiamma tricolore

Come risultato del particolare fervore dei due anni precedenti, alle elezioni politiche del maggio 1972 il MSI-DN (nel quale si erano anche candidati i monarchici e molti ufficiali dell'esercito e funzionari delle Forze dell'ordine tra cui l'ex partigiano Giovanni de Lorenzo) fece registrare un considerevole successo, raccogliendo l'8,7% dei voti alla Camera e il 9,2% al Senato, addirittura raddoppiando i voti in termini assoluti. Contemporaneamente, in quell'anno la procura di Milano richiamandosi alla XII disposizione transitoria mise sotto inchiesta Almirante, accusandolo di tentata ricostituzione del Partito Fascista. Un anno più tardi la Camera votò l'autorizzazione a procedere con 484 voti a favore e 60 contrari. L'inchiesta andò avanti per qualche tempo coinvolgendo vari dirigenti missini, per essere abbandonata una volta constatato il riflusso elettorale del partito.

Il 10 luglio 1972 il Consiglio Nazionale del PDIUM deliberò lo scioglimento del partito e la confluenza nel Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, ma una modesta porzione del partito, legata all'ispirazione liberale e risorgimentale, rifiutò di entrare nel MSI-DN e dette vita ad Alleanza Monarchica.

Il congresso del gennaio 1973 introdusse ufficialmente la nuova denominazione nello statuto, eleggendo segretario Giorgio Almirante, presidenti l'ex monarchico Alfredo Covelli e l'ammiraglio Gino Birindelli, presidente del Consiglio nazionale l'ex monarchico Achille Lauro.

Anni '70

Manifestazione in piazza del Duomo a Milano della sinistra extraparlamentare contro il Movimento Sociale Italiano, di cui viene chiesta la messa fuori legge nel 1974

In quegli anni il MSI-DN si spese in appassionate campagne (per esempio in occasione del referendum sul divorzio) che sposavano le posizioni della Chiesa cattolica e in generale istanze reazionarie e clericali, con l'evidente intento di sottrarre elettorato alla DC, e sviluppavano un fronte dialettico sulla via del moralismo, sia in opposizione alle posizioni ritenute «scandalose» del Partito Radicale e del PSI, sia costantemente segnalando scandali di malversazione e corruttela di governanti e pubblici amministratori; ciò tuttavia non risparmiò il MSI dal ricevere accuse di simile gravità.

Negli anni '70 il consenso giovanile al MSI-DN crebbe verticalmente e andò ad alimentare lo scontro di piazza fra i cosiddetti opposti estremismi. Il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del partito (che aveva preso il posto della Giovane Italia degli anni 1950–1960), si trovò opposto alla FGCI, organizzazione giovanile del PCI, e ai movimenti extraparlamentari di sinistra; inoltre, le frange estreme di entrambi gli schieramenti si trovarono in qualche modo rispettivamente a contatto con gruppi armati o organizzazioni terroristiche.

La drammaticità della situazione, insanguinata da decine di omicidi, quasi sempre di giovanissimi, in ambedue i versanti e non meno luttuosa per le forze dell'ordine, rese il MSI-DN un partito del quale in qualche modo pubblicamente si discuteva ogni giorno, circostanza che gli assicurò quell'accesso all'informazione che pure molti quotidiani e talvolta la stessa televisione di Stato cercavano di negargli[senza fonte]. Il partito neofascista era diviso fra la corrente maggioritaria almirantiana, di carattere conservatore e reazionario, e una consistente corrente nazionalista e rivoluzionaria riconducibile a Pino Rauti, da questi definita «nazional popolare», mentre presidente restava l'autorevole Pino Romualdi.

Il MSI alla fine avrà oltre una ventina di vittime tra dirigenti e giovani militanti.

Costituente di destra e scissione

Nel gennaio 1975, quale evoluzione della Destra Nazionale, fu creata da Almirante la "Costituente di destra per la libertà", a cui aderirono in funzione anticomunista persino personalità antifasciste: l'ex deputato DC Enzo Giacchero, che era stato comandante partigiano, ne fu il presidente, l'ex parlamentare DC Agostino Greggi, che ne fu il segretario, e il generale Giulio Cesare Graziani. Ripetendo la strategia delle elezioni politiche del 1972, dove fu eletto l'ammiraglio Gino Birindelli (medaglia d'oro al V.M.), il MSI-DN fece ripetute e franche aperture all'elettorato militare, col quale effettivamente si stabilì una vicinanza: alcuni esponenti delle forze armate furono candidati nelle sue file, come Vito Miceli (eletto successivamente).

Le elezioni politiche del 1976 registrarono un calo rispetto al successo del 1972 e precedette una scissione nei gruppi parlamentari: gli esponenti della corrente nazional conservatrice Democrazia Nazionale uscirono dai gruppi MSI-DN e ne formarono dei propri, intendendo collocarsi definitivamente dentro l'arco costituzionale; a questi gruppi aderì la maggioranza dei parlamentari.

Il MSI si avviava all'XI congresso del gennaio 1977 diviso in quattro correnti: quella maggioritaria detta Unità nella chiarezza di Almirante e Romualdi, quella detta Destra popolare di Massimo Anderson e del mondo giovanile, quella detta Democrazia Nazionale di Ernesto De Marzio e Gastone Nencioni e infine quella detta Linea Futura di Pino Rauti.

Democrazia Nazionale tuttavia uscì dal MSI prima dell'assise per trasformarsi il 20 gennaio 1977 in un nuovo partito. Almirante riuscì a far cambiare lo statuto del partito: da questo momento il segretario nazionale sarebbe stato eletto direttamente dal congresso, e non come precedentemente avveniva da parte dal Comitato centrale o dalla Direzione nazionale. Unità nella chiarezza fu la più votata, seguita da Linea Futura e Destra Popolare: Almirante fu confermato segretario. Pochi mesi dopo Massimo Anderson e alcuni esponenti di Destra popolare uscirono dal partito per aderire a DN.

Verso l'Eurodestra

Lo stesso argomento in dettaglio: Eurodestra e Campi Hobbit.

Sul finire degli anni '70 l'MSI cominciò a riflettere su una nuova identità europea della destra italiana e degli altri, in vista dell'inaugurazione del Parlamento europeo e anche per diventare ulteriormente il polo di riferimento dei giovani.[senza fonte]

Nel maggio 1977 furono costituiti i Campi Hobbit, delle feste giovanili annuali promosse inizialmente da Pino Rauti sulla scia del successo delle feste di partito di altri gruppi politici, come le Feste de l'Unità (sulla scia di tale successo pochi mesi dopo fu inaugurata anche la Festa dell'Amicizia da parte della DC).[senza fonte]

Nel 1978 il partito diede origine al progetto dell'Eurodestra, un accordo con altri movimenti di estrema destra europei come il francese Parti des Forces Nouvelles di Jean-Louis Tixier-Vignancour, lo spagnolo Fuerza Nueva di Blas Piñar e il greco Unione Politica Nazionale. Alle elezioni europee del 1979, tuttavia, solo il MSI-DN riuscì a ottenere degli eletti, quattro, che finirono nel Gruppo dei non iscritti.

Da un punto di vista tematico, il partito insisté sulla «crisi del sistema», ovvero sull'inadeguatezza della struttura istituzionale del paese alle sue reali necessità, testimoniata d'altra parte dall'enorme instabilità politica di cui continuava a soffrire. Fu proposta anche una forma di governo alternativo basata sul modello della repubblica presidenziale. Malgrado ciò, i risultati non andarono oltre un certo limite e anzi negli anni '80 il movimento guadagnò una crescita elettorale alle elezioni politiche del 1983, ridimensionata alle elezioni del 1987 in cui ottenne meno del 6% dei consensi.

Il segretario Almirante a un corso del Fronte della Gioventù nel 1981 con un giovane Gianfranco Fini alla sinistra, Maurizio Gasparri a destra e Almerigo Grilz seduto

In seguito alle elezioni europee del 1984 il MSI-DN ottiene il 6,47% e 5 europarlamentari che, unitamente agli eurodeputati del Front National, formano il Gruppo delle Destre Europee al Parlamento europeo.

In questo periodo si affievolì gradualmente l'emarginazione del partito e nel 1985 il MSI votò a favore della conversione in legge del decreto di liberalizzazione del mercato televisivo e ottenne, per la prima volta nella storia repubblicana, la presidenza di una Giunta, quella delle elezioni alla Camera, con Enzo Trantino, con il consenso del Presidente del Consiglio Bettino Craxi; quest'ultimo, primo Presidente del Consiglio socialista della storia repubblicana, fu il primo ad abbandonare ufficialmente la delimitazione dei rapporti politici all'arco costituzionale, ricevendo anche Almirante nelle consultazioni di governo.

Prima segreteria Fini

Nel 1987 le condizioni di salute obbligarono Almirante ad abbandonare la segreteria del partito, indicando come proprio delfino Gianfranco Fini, segretario del Fronte della Gioventù. Al XV congresso, tenutosi a Sorrento tra l'11 e il 14 dicembre, la carica di segretario viene contesa da quattro candidati:

Fini e Rauti furono i più votati e andarono al ballottaggio, dove anche Impegno unitario sostenne Fini e quest'ultimo, all'età di 35 anni, venne eletto come nuovo segretario del MSI-DN. Almirante, al momento della nomina di Fini a segretario del MSI, esclamò: «Nessuno potrà dare del fascista a chi è nato nel dopoguerra».

Il 24 gennaio 1988 Almirante venne eletto presidente del partito dalla maggioranza del Comitato centrale, ma la sua presidenza durò pochi mesi; il 21 maggio seguente scomparve Pino Romualdi e il giorno seguente Almirante stesso. Per loro si svolsero esequie comuni a Roma, in Piazza Navona, mentre alla camera ardente resero omaggio anche i comunisti Nilde Iotti (allora Presidente della Camera) e Gian Carlo Pajetta.

Segreteria Rauti e il ritorno di Fini

Fini e Rauti al XVI congresso di Rimini del gennaio 1990

Al XVI congresso, tenutosi a Rimini tra l'11 e il 14 gennaio 1990, Pino Rauti, alleatosi con Domenico Mennitti, Guido Lo Porto, Alfredo Pazzaglia e Giorgio Pisanò, riuscì a farsi eleggere come segretario del partito al posto di Fini.

Rauti mirava ad accreditare il MSI come forza politica capace di approfittare della crisi dell'ideologia comunista per ottenere voti da sinistra, rifiutando la pregiudiziale anticomunista e riaffermando il carattere antisistema e trasversale del movimento.

Tuttavia, il MSI subì una pesante sconfitta alle elezioni amministrative e regionali in Sicilia del 1991, dove il partito uscì praticamente dimezzato. Rauti si dimise da segretario, dopo un anno e mezzo dall'elezione. Il Comitato centrale rielesse Gianfranco Fini con 137 voti, prevalendo sul rautiano Mennitti che ottenne 95 voti; tuttavia, subito dopo l'elezione, venne presentato un documento di critica nei confronti della nuova segreteria, firmato da Tommaso Staiti di Cuddia e da altri 14 esponenti del partito. Pochi giorni dopo, i firmatari del documento lasciarono il movimento, così come fecero qualche giorno dopo Giorgio Pisanò e i membri della sua corrente, Fascismo e Libertà, i quali fondarono, il successivo 25 luglio, il Movimento Fascismo e Libertà.

I primi anni '90 furono critici per il partito, ormai in crisi di identità e a rischio di scomparsa dopo il referendum sul sistema elettorale e la conseguente approvazione della legge elettorale maggioritaria del 1993. L'opera di propaganda del partito in questo periodo, alquanto discontinua, era caratterizzata sia da un richiamo al passato fascista, testimoniato dal proposito, espresso da Fini nel 1991, di attuare il fascismo del 2000, o dall'elezione in Parlamento di Alessandra Mussolini nel 1992, o ancora dalla commemorazione del settantesimo anniversario della marcia su Roma sempre nello stesso anno; sia, d'altra parte, cavalcando nuovamente la protesta anti-sistema, ad esempio attraverso l'incondizionato sostegno espresso dal MSI-DN al Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, da alcuni ritenuto uno dei suoi primi "sdoganatori".

Allo scoppio dell'inchiesta Mani pulite il MSI-DN condusse un'energica campagna contro il Pentapartito e i «ladri di regime», dichiarando aperto appoggio ai giudici del pool e presentandosi con lo slogan «Ogni voto una picconata» alla campagna elettorale del 1992. Il MSI lombardo presentò una mozione al consiglio regionale della Lombardia in favore del giudice Antonio Di Pietro e dei suoi colleghi impegnati nelle indagini sulle tangenti.

Diversi esponenti di partito hanno dichiarato in seguito che il MSI non avesse mai intascato alcuna tangente, anche citando dichiarazioni di alcuni magistrati di Mani pulite in questo senso. Tuttavia, anche il MSI fu coinvolto da inchieste relative a tangenti, seppur non a Milano: infatti, secondo Luca Ricolfi, la percentuale dei parlamentari missini inquisiti in processi relativi a tangenti si attestava al 12% (più bassa della media degli altri partiti, ma comunque significativa).

Verso Alleanza Nazionale

Su Il Tempo del 19 settembre 1992 il politologo Domenico Fisichella lanciava un'idea, affermando che «se i progressisti lavorano per una Alleanza Democratica, sul versante opposto tutti quelli che ne hanno abbastanza delle gioie del progressismo debbono cominciare a lavorare per una Alleanza Nazionale» dove «ci potranno essere liberali, repubblicani, cattolici».

Il 24 aprile 1993 un articolo sul Secolo d'Italia firmato da Francesco Storace, allora portavoce del segretario del MSI Gianfranco Fini, rilanciò l'idea di una Alleanza Nazionale che associasse i missini con altri personaggi o schieramenti di idee conservatrici, come la "destra democristiana". L'articolo suscitò le critiche di diversi esponenti del MSI, che lamentarono le modalità di esposizione di un simile progetto, che avrebbe potuto comportare lo scioglimento del partito, senza una preliminare discussione interna. Tuttavia, già a Belluno in giugno si tenne un primo test elettorale e se ne sarebbe discusso per tutta l'estate del 1993.

In questa fase Fini presentò AN come «una strategia. Non è un partito nuovo, ma è una politica: chiamare a raccolta tutte quelle categorie, quei ceti economici, quegli spazi della società che oggi sono liberi perché non hanno più dei referenti». La speranza del segretario missino è «che già dalle prossime elezioni del 21 novembre» la strategia di AN «saprà evidenziare, con percentuali a due cifre, un polo nazionale di centro destra, che sarà la vera novità del panorama politico italiano». Lo stesso Fini decise di candidarsi a sindaco di Roma: «Presentiamo liste aperte, cioè non solo missine, in molte città, da Cosenza a Pescara a Palermo. [...] Siamo una forza superiore al 10% nel Centro Sud. Se i dati ci daranno ragione si potrà così arrivare a edificare un quarto polo nazionale (dopo quelli di sinistra, centro e Lega Nord)».

Il MSI-DN riscosse un ottimo successo alle elezioni amministrative del novembre 1993: a Chieti, Benevento, Latina e Caltanissetta i suoi candidati vennero eletti sindaci. Il successo fu rimarcato soprattutto a Roma e a Napoli. Nella capitale il segretario Gianfranco Fini ottiene il 35,5 % e a Napoli Alessandra Mussolini il 31,1%: entrambi arrivarono al ballottaggio. Il 23 novembre 1993 a Casalecchio di Reno l'imprenditore Silvio Berlusconi, inaugurando un supermercato, alla domanda di un giornalista per chi avrebbe votato a Roma, a sorpresa rispose: «Certamente Gianfranco Fini». Al ballottaggio romano, forse anche grazie alla frase di Berlusconi, Fini raggiunse il 47%.

Il 26 novembre venne presentato ufficialmente il progetto di AN e nacquero i primi circoli sul territorio, ma solo l'11 dicembre successivo il Comitato Centrale del partito approvò definitivamente la nascita del nuovo Movimento Sociale Italiano – Alleanza Nazionale, con l'astensione di dieci dirigenti rautiani.

Al governo e scioglimento

Lo stesso argomento in dettaglio: Alleanza Nazionale e Svolta di Fiuggi.
Fini e Giuseppe Tatarella al congresso di Fiuggi del gennaio 1995

Alle elezioni politiche del 1994 MSI-AN si presentò come alleato di Forza Italia al Sud (all'interno della coalizione detta Polo del Buon Governo) e non coalizzato al Nord, dove ottenne il collegio maggioritario di Bolzano alla Camera. Il partito raggiunse il suo massimo storico e suoi esponenti, per la prima volta nella storia della Repubblica, entrarono a far parte del governo: ministri furono Giuseppe Tatarella come Vicepresidente del Consiglio e ministro delle Telecomunicazioni, Altero Matteoli all'ambiente e Adriana Poli Bortone all'agricoltura; altri due ministri, Domenico Fisichella alla cultura, e Publio Fiori ai trasporti, pur eletti con la lista di MSI-AN, non provenivano dalla storia missina. Il governo rimase in carica fino al 17 gennaio 1995.

Il 22 ottobre 1994 si riunì per l'ultima volta il comitato centrale del Movimento Sociale Italiano, nel quale venne decisa la confluenza in Alleanza Nazionale che comportò la rottura con alcuni esponenti del partito.

Il 27 gennaio 1995 alle 16:30, il congresso nazionale, preso atto che AN si identificava in massima parte con la storica classe dirigente della Destra italiana, sciolse il MSI-AN per lasciare definitivamente spazio alla sola Alleanza Nazionale. Fu il congresso che sarebbe passato alla storia come «svolta di Fiuggi», per via della città che ospitava l'ultima assise missina.

Rauti, da sempre animatore dell'ala sociale, non accettò questo cambiamento, interpretato come un «disconoscimento» del proprio passato, e il 3 marzo 1995 fondò, assieme ad altri esponenti già fuoriusciti dal MSI come Staiti di Cuddia, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, rivelatasi negli anni successivi una presenza relativamente stabile all'interno del panorama politico.

«Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.»

Struttura

Organi nazionali

Segretari della giunta esecutiva

Segretari

Presidenti

Presidente onorario

Altri capi politici interni

Diversi furono negli anni gli esponenti che ricoprirono le cariche di vice segretario unico o di capo corrente nel MSI, senza divenire segretario o capigruppo in Parlamento.

Presidenti dei gruppi parlamentari

Camera dei deputati

Senato della Repubblica

Organizzazioni interne

Organizzazione giovanile

Il MSI ebbe varie organizzazioni giovanili e alcune, come il FUAN e la Giovane Italia, nella lunga storia del partito, assunsero anche posizioni più accese rispetto ad una segreteria, a loro avviso, in doppiopetto.

Nelle istituzioni

Il Movimento Sociale Italiano fu presente nelle istituzioni governative nel governo Berlusconi I, quando si presentò come Alleanza Nazionale - MSI.

Vicepresidenti del Consiglio dei Ministri

Governi, Ministri e Sottosegretari della Repubblica Italiana

Congressi

Risultati elettorali

Elezione Voti % Seggi
Politiche 1948 Camera 526.670 2,0
6 / 574
Senato 200.241 0,9
1 / 237
Politiche 1953 Camera 1.582.567 5,8
29 / 590
Senato 1.473.596 6,0
9 / 237
Politiche 1958 Camera 1.407.913 4,7
24 / 596
Senato 1.149.873 4,4
8 / 246
Politiche 1963 Camera 1.571.187 5,1
27 / 630
Senato 1.459.046 5,3
15 / 315
Politiche 1968 Camera 1.414.794 4,4
24 / 630
Senato 1.380.452 4,5
11 / 315
Politiche 1972 Camera 2.896.762 8,6
56 / 630
Senato 2.737.695 9,1
26 / 315
Politiche 1976 Camera 2.245.376 6,1
35 / 630
Senato 1.780.950 5,7
15 / 315
Politiche 1979 Camera 1.930.639 5,2
30 / 630
Senato 1.782.004 5,6
13 / 315
Europee 1979 1.909.055 5,5
4 / 81
Politiche 1983 Camera 2.511.487 6,8
42 / 630
Senato 2.283.870 7,3
18 / 315
Europee 1984 2.274.556 6,5
5 / 81
Politiche 1987 Camera 2.282.256 5,9
35 / 630
Senato 2.121.026 6,5
16 / 315
Europee 1989 1.918.650 5,5
4 / 81
Politiche 1992 Camera 2.107.037 5,3
34 / 630
Senato 2.170.134 6,5
16 / 315
Politiche 1994 Camera In Alleanza Nazionale
109 / 630
Senato Nel Polo del Buon Governo
48 / 315

Simboli storici

Lo stesso argomento in dettaglio: Fiamma tricolore.

Feste nazionali

Lo stesso argomento in dettaglio: Festa Tricolore.

Note

  1. ↑ (EN) Piero Ignazi, Fascists and neo-fascists, in 10.1093/oxfordhb/9780199669745.001.0001, The Oxford Handbook of Italian Politics, a cura di Erik Jones, Gianfranco Pasquino, Oxford, Oxford University Press, 2015, p. 211, ISBN 978-0-19-966974-5.
  2. ↑ Marco Tarchi, Dal MSI ad An: organizzazione e strategie, Bologna, Il Mulino, 1997, p. 239.
  3. ↑ (EN) Andrea Mammone, Transnational Neofascism in France and Italy, Cambridge, Cambridge University Press, 2015.
  4. ↑ I 70 anni del MSI Archivi, su secoloditalia.it. URL consultato il 6 marzo 2018 (archiviato il 7 marzo 2018).
  5. 1 2 3 4 https://www.viqueria.com/alle-origini-del-movimento-sociale-italiano/
  6. ↑ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 147: "Ponendosi come paladino delle legittime aspirazioni delle popolazioni meridionali il Msi beneficia di quel serbatoio di energie che, mobilitate invano dalle aspettative riformiste del centro-sinistra... sono ora disposte a recepire un messaggio politico di stampo populista..."
  7. ↑ Davide Conti, L'anima nera della Repubblica: storia del MSI, Editori Laterza, 2018, p. 132.
  8. ↑ Davide Conti, L'anima nera della Repubblica: storia del MSI, Editori Laterza, 2018, p. 18-24.
  9. ↑ L'allora maggioritaria corrente del partito, la "destra" interna guidata da Augusto De Marsanich, Pino Romualdi e Arturo Michelini, sosteneva posizioni affini a quelle delle frange nazionaliste e "nostalgiche" della borghesia italiana, fautrice di "ordine", autoritarismo, della tradizione patriottica e cattolica, dello schieramento filo-occidentale ed anti-sovietico e del liberalismo economico: il MSI micheliniano fu infatti l'unico partito, insieme al PNM e al PLI, a votare contro le nazionalizzazioni del centro-sinistra "organico" negli anni Sessanta. Cfr. Giuseppe Sircana, Arturo Michelini, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  10. ↑ Giovanni Tassani, Le culture della destra italiana tra dopoguerra e centrosinistra. Gentilianesimo, cattolicesimo ed evolismo a confronto, in Nuova Storia Contemporanea, n. 2, Luni Editrice, 2003, pp. 141 e ss.
  11. ↑ Luca Lo Bianco, Julius Evola, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  12. ↑ La corrente giovanile dei "Figli del Sole" (Pino Rauti, Primo Siena, Adriano Romualdi, Massimo Anderson, Fausto Gianfranceschi, Roberto Melchionda) si ritrovava attorno alla rivista Imperium di Julius Evola ed Enzo Erra, propugnando un neofascismo eterodosso, "esoterico" e "tradizionale", mosso da una marcata «ostilità verso il fascismo burocratico del Partito Nazionale Fascista» e del Ventennio, patrimonio difeso nostalgicamente dalla generazione ai vertici del partito, verso la quale le polemiche saranno particolarmente forti in occasione del Sessantotto. Il patrimonio di questa corrente unitamente a quello dell'altra componente giovanile, d'impronta gentiliana e fortemente "sociale" (soprannominata giornalisticamente "Visi Pallidi" da Giuseppe Antonio Longo), confluirà nella successiva "sinistra" del MSI-DN. Cfr. Primo Siena rievoca gli scontri nel Msi tra “figli del sole” e “visi pallidi”, su https://www.secoloditalia.it/. URL consultato il 28 settembre 2026.
  13. ↑ La "sinistra" interna, rappresentante gli orientamenti ideologici del primigenio gruppo reduce della Repubblica Sociale Italiana e della tradizione più puramente radicale del regime, fu sempre minoritaria e assai polemica con il gruppo dirigenziale, tacciato di moderatismo ed allontanamento dai cardini del fascismo. A più riprese correnti più marcatamente legate a questa componente uscirono dal partito, ma con la fine della leadership micheliniana e soprattutto con la riammissione di Pino Rauti nel 1969 queste idee riacquisiranno una certa forza, riflettendosi successivamente nella linea marcatamente sociale della futura segreteria Rauti ed in molte posizioni di dirigenti come Beppe Niccolai e, in parte, lo stesso Almirante (leader della vecchia dissidenza "sociale" che pure, dopo la svolta della Destra Nazionale, si allontanerà dalla nuova "sinistra" rautiana su alcuni aspetti, come quello dello schieramento filo-occidentale e filo-israeliano; cfr. Davide Conti, L'anima nera della Repubblica: storia del MSI, Editori Laterza, 2018, p. 47.)
  14. ↑ https://www.ilgiornale.it/news/interni/lultimo-fascista-852359.html
  15. ↑ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubbettino, 2003.
  16. ↑ Davide Conti, L'anima nera della Repubblica: storia del MSI, Editori Laterza, 2018, p. 95.
  17. ↑ Marco Tarchi, Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo, in Sistema politico e istituzioni, Rubbettino, 2003.
  18. ↑ Davide Conti, L'anima nera della Repubblica: storia del MSI, Editori Laterza, 2018, p. 158.
  19. ↑ Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 412.
  20. 1 2 Piero Ignazi, L'estrema destra in Europa, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 255.
  21. 1 2 (EN) Paul Hainsworth, The Extreme Right in Western Europe, Londra e New York, Routledge, 2008, p. 29., ISBN 978-0-415-17097-0.
  22. 1 2 (EN) Cas Mudde, The Ideology of the Extreme Right, Manchester, Manchester University Press, 2000, ISBN 0-7190-6446-5.
  23. ↑ Klaud von Beyme, Right-wing Extremism in Western Europe (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2016), 1988, p. 32.
  24. ↑ Congressi MSI, su dellarepubblica.it. URL consultato il 13 agosto 2020 (archiviato il 22 ottobre 2020).
  25. ↑ Piero Ignazi, LA CULTURA POLITICA DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, in Italian Political Science Review, 14 giugno 2016. URL consultato il 6 gennaio 2020 (archiviato il 30 aprile 2021).
  26. ↑ Battista Falconi, La mostra sull’Msi? Tanta nostalgia, poco avvenire, in Formiche.net, 22 ottobre 2016.
  27. ↑ Mariofilippo Brambilla di Carpiano, Assunta Almirante, donna della storia della destra italiana e memoria storica del Msi, in Il Giornale d'Italia, 27 aprile 2022.
  28. ↑ Nicola Rao, La fiamma e la celtica, Sperling & Kupfer, 2006.
  29. ↑ Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 412.
  30. ↑ Arturo Michelini, Primo corso propagandisti del M.S.I., Società Editrice Fiamma, p. 11.
  31. ↑ Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 440.
  32. ↑ Giuseppe D'Avanzo, NIENTE DA RINNEGARE, in la Repubblica, 27 novembre 1993.
  33. ↑ Giuseppe D'Avanzo, ' SONO POST - FASCISTA E ME NE VANTO', in la Repubblica, 4 dicembre 1993, p. 3.
  34. ↑ Umberto Rosso, LO STRAPPO DI FINI, IL POST - FASCISTA, in la Repubblica, 12 dicembre 1993. URL consultato il 15 febbraio 2017 (archiviato il 15 febbraio 2017).
  35. ↑ Bruno Tucci, La Mussolini, orgoglio missino: "Alleanze si' , ma le scegliamo", in Corriere della Sera, 30 gennaio 1994, p. 4 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2015).
  36. ↑ missino, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  37. ↑ Movimento sociale italiano-Destra nazionale (1972-1995); Msi, su archivionline.senato.it. URL consultato il 7 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2017).
  38. ↑ Rivolta Ideale, 28 dicembre 1946.
  39. ↑ Federico Gennaccari, Italia Tricolore, p. 37, Fergen, Roma, 2006.
  40. ↑ Mario Caprara e Gianluca Semprini, Neri, la storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista, Edizioni tascabili Newton, Roma 2011, p. 100: "Alla fine, alle comunali, l'MSI ottiene tre seggi con un totale di 24.903 preferenze. Voti comunque determinanti per l'ascesa a sindaco del democristiano Rebecchini, che ottiene 41 preferenze su 80."
  41. ↑ Adalberto Balboni, La Destra in Italia, Pantheon, 1999, p. 351.
  42. ↑ Luigi Filosa: I Legislatura della Repubblica italiana / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico, su storia.camera.it. URL consultato il 13 settembre 2013 (archiviato il 19 settembre 2016).
  43. ↑ Giuliana de' Medici, Le origini del MSI, 1986, Edizioni ISC, p. 101.
  44. ↑ De Marsanich, Augusto, in Dizionario di storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
  45. ↑ Giugno 1948: primo congresso del Msi all'insegna di un motto forse suggerito da Moravia, su Secolo d'Italia, 29 giugno 2017. URL consultato il 7 novembre 2025.
  46. ↑ Annuario, vol. 47-48, Roma, Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, 2010, p. 29.
  47. ↑ Giuseppe Parlato, Per una definizione storica della destra italiana, in Nova Historica, vol. 54, 2015, pp. 15 e ss.
  48. ↑ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 135: "Almirante, pur essendosi allineato alle posizioni della maggioranza dell'VIII Congresso, rappresenta, agli occhi dei militanti l'anima irriducibile e antisistemica del Movimento Sociale e, inoltre, costituisce il punto di riferimento privilegiato per le frange dissidenti esterne al partito."
  49. ↑ Storia della Prima Repubblica, parte V, Il 68 e gli Anni di Piombo, a cura di Paolo Mieli, 3D produzioni video e Istituto Luce.
  50. ↑ interno.gov.it, su elezionistorico.interno.gov.it. URL consultato il 30 aprile 2021 (archiviato il 30 aprile 2021).
  51. ↑ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 147: "Ponendosi come paladino delle legittime aspirazioni delle popolazioni meridionali il Msi beneficia di quel serbatoio di energie che, mobilitate invano dalle aspettative riformiste del centro-sinistra... sono ora disposte a recepire un messaggio politico di stampo populista... Lo sfondamento elettorale al sud è perciò frutto oltre che delle contingenti difficoltà della Dc, alle prese con i fitti agrari..."
  52. ↑ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubbettino, 2003, pag. 158
  53. ↑ Mino Fuccillo, ALMIRANTE A LE PEN 'OGGI IN ITALIA I VERI POUJADISTI SIAMO NOI DEL MSI, in la Repubblica, 2 dicembre 1984, p. 5.
  54. ↑ Luca Telese, Cuori Neri, 2006, Sperling & Kupfer
  55. ↑ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubbettino, 2003, pag. 164
  56. ↑ Raffaele Delfino, Prima di Fini, Bastogi, 2004, pagina 117
  57. ↑ Metà del msi abbandona Almirante, in La Stampa, 22 dicembre 1976, p. 9.
  58. ↑ Franco Mimmi, Il congresso rivela il vero volto del msi, in La Stampa, 19 gennaio 1977, p. 9.
  59. ↑ Enzo Forcella, I VOTI DEL MSI NELLA MAGGIORANZA, in la Repubblica, 12 febbraio 1985, p. 6.
    «Per anni, anzi per decenni, la Democrazia Cristiana aveva continuato a utilizzare i missini come una ruota di scorta o in funzione di ricatto nei riguardi degli alleati del centrismo prima e del centrosinistra poi. Se si impuntavano troppo, o se addirittura minacciavano di metterla in minoranza ecco che si chiamavano gli "ascari" a ristabilire l'equilibrio. Le elezioni di Segni e Leone alla presidenza della Repubblica rimangono, in proposito, eloquenti. Craxi, insomma, si sarebbe limitato a strappare con la sua consueta spregiudicatezza questa ormai puramente simbolica foglia di fico. Non avrebbe fatto altro che proclamare ad alta voce ciò che tutti sapevano e praticavano sottobanco.»
  60. ↑ Sebastiano Messina, SI ARCHIVIA L'ERA ALMIRANTE IL MSI VA DIVISO AL CONGRESSO, in la Repubblica, 10 dicembre 1987, p. 12. URL consultato il 23 agosto 2012 (archiviato il 1º maggio 2009).
  61. ↑ Sebastiano Messina, LA VITTORIA DELL'ALMIRANTE JUNIOR, in la Repubblica, 15 dicembre 1987, p. 5. URL consultato il 24 agosto 2012 (archiviato il 29 dicembre 2015).
  62. ↑ Biografia di Rai Educational, su lastoriasiamonoi.rai.it (archiviato il 6 novembre 2013).
  63. ↑ Gregorio Botta, L'ADDIO AI PADRI DEL MSI, in la Repubblica, 24 maggio 1988, p. 6. URL consultato il 24 agosto 2012 (archiviato il 21 febbraio 2014).
  64. ↑ IL MSI SPEGNE LA FIAMMA, in la Repubblica, 18 gennaio 1990. URL consultato il 24 agosto 2012 (archiviato il 29 dicembre 2015).
  65. ↑ Orazio La Rocca, RAUTI LASCIA, IL MSI INCORONA FINI, in la Repubblica, 7 luglio 1991. URL consultato il 23 agosto 2012 (archiviato il 29 dicembre 2015).
  66. ↑ Orazio La Rocca, FINI SNOBBA LA MINISCISSIONE E CORRE A RINGRAZIARE COSSIGA, in la Repubblica, 9 luglio 1991, p. 16.
  67. ↑ MSI, SCISSIONE BIS GIORGIO PISANO' SBATTE LA PORTA, in la Repubblica, 12 luglio 1991, p. 5.
  68. 1 2 Stefano Cappellini, Dal primo Fini a Max: professione Sdoganatore (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2010), articolo su Il Riformista, 2010.
  69. ↑ al Pirellone mozione MSI per Di Pietro – Corriere della sera, 28 maggio 1992, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 24 agosto 2012 (archiviato l'8 dicembre 2012).
  70. ↑ Carlantonio Solimene, Di Pietro: "I missini furono i soli a non prendere tangenti", in Il Tempo, 20 settembre 2017.
  71. ↑ Vera Schiavazzi, 'Msi tutto legge e ordine? No, ha il record di inquisiti', in la Repubblica, 1º dicembre 1993, p. 9.
    «Se qualcuno sentisse dire da un esponente repubblicano o pidiessino che il suo partito è 'totalmente estraneo' alle storie di tangenti, non gli chiederebbe forse conto di un'affermazione tanto azzardata? Nessuno lo fa con i missini, nonostante che, tra i partiti rimasti all'opposizione, sia quello che può vantare il numero di parlamentari inquisiti più alto»
  72. ↑ La Destra in cammino – Quale ordine dal caos (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2014).
  73. ↑ Francesco Merlo, MSI, morire per rinascere Alleanza nazionale, in Corriere della Sera, 25 aprile 1993, p. 3 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012).
  74. ↑ Alleanza nazionale? È subito rissa nel MSI, in Corriere della Sera, 26 aprile 1993, p. 3 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012).
  75. ↑ PARAPIGLIA NEL MSI UNA PIOGGIA DI NO SULLA ' COSA NERA', in la Repubblica, 27 aprile 1993, p. 14 (archiviato dall'url originale il 29 dicembre 2015).
  76. ↑ Belluno, il missino Fini tiene a battesimo l'"Alleanza Nazionale" (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012)
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  85. ↑ Verso l'Alleanza Nazionale organizzata dal Comitato promotore nazionale di Alleanza Nazionale (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2013).
  86. ↑ Fini: il fascismo è morto nel 1945 con Mussolini (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012)
  87. ↑ Comitato Centrale del MSI (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2013)
  88. ↑ Fini va alle Fosse Ardeatine. cambia il MSI, sarà Alleanza (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012)
  89. ↑ Addio camerati, ora ci sono i cari amici (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012)
  90. ↑ Rauti: Gianfranco si sbaglia noi restiamo gli eredi di Salò (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012)
  91. ↑ MSI, OGGI L'ULTIMO COMITATO CENTRALE, 22 ottobre 1994 — pagina 7, su ricerca.repubblica.it.
  92. ↑ L'ULTIMO SALUTO ROMANO, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 22 marzo 2009 (archiviato il 22 aprile 2009).
  93. ↑ Il Gazzettino, intervista con Pino Rauti in occasione delle elezioni comunali di Venezia, 13 aprile 2000
  94. ↑ Presidente del gruppo misto alla Camera dei deputati
  95. ↑ Segretario del gruppo misto alla Camera dei deputati
  96. ↑ Segretario del gruppo misto al Senato della Repubblica
  97. ↑ Vice-presidente del gruppo misto al Senato della Repubblica
  98. ↑ Morto Alberto Rossi, leggendario capo dei Volontari Nazionali del Msi.
  99. ↑ Antonio Carioti, I ragazzi della fiamma, Mursia, 2011, ISBN 978-88-425-4854-6.
  100. ↑ Federico Gennaccari, Italia tricolore, fergen, Roma, 2006, pagina 46

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