| Paese Alto | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | |
| Città | San Benedetto del Tronto |
| Codice postale | 63074 |
| Nome abitanti |
|
| Patrono | Benedetto (protomartire) |
| Giorno festivo | 13 ottobre |
Paese Alto (Sudèndre in dialetto sambenedettese,L’area racchiusa "dentro le mura castellane" indica il nucleo originario urbano più antico della città. Il Paese Alto, già quartiere Castello, è un quartiere di San Benedetto del Tronto collocato su un modesto rilievo rispetto al centro cittadino, di cui costituisce il principale punto di riferimento e il cuore dell'antico centro storico.
La zona custodisce le testimonianze del primo insediamento abitativo della città: vi si trovano infatti i resti di una Villa Marittima di epoca romana del I secolo a.C.,la Chiesa di San Benedetto Martire risalente all'IV-XII secolo, tratti delle mura urbiche dell'antica Castrum Sancti Benedicti del XII secolo, la celebre Torre dei Gualtieri del XII-XIII secolo, le dimore storiche Palazzo Anelli e Palazzo Piacentini e la medievale piazza Giuseppe Sacconi.
La pavimentazione di strade e piazze della parte più antica del borgo è caratterizzata da sampietrini con inserti di lastre in pietra basaltica. Dal 2019 l'area è parzialmente tutelata come zona a traffico limitato, mentre nel 2023 è stato realizzato un percorso per ipovedenti. Quest'ultimo collega l'area pedonale del centro cittadino con Piazza Giuseppe Sacconi, situata nel vecchio incasato. Attualmente il Paese Alto è un quartiere a forte vocazione turistica, ricco di strutture ricettive e punti di ristoro, capace di attrarre numerosi visitatori specialmente durante i periodi estivo e natalizio.
L'antico borgo medievale sorge su una collina di modesta altitudine (30 m s.l.m.) a circa 500 metri dalla linea costiera. Il territorio si estende in una zona prettamente collinare; il punto più alto del quartiere si trova in contrada Valle del Forno, sul monte della Croce (137 m s.l.m.) a sud, mentre a nord il punto più elevato è la collina di "Bruciccio" (125 m s.l.m.). Quest'ultima è storicamente nota in città per un tragico evento avvenuto il 1º aprile 1949, quando quattro bambini persero la vita all'interno di una grotta del monte a causa dell'esplosione di materiale bellico, che avevano recuperato scambiandolo per rottami di ferro da rivendere.
I primi insediamenti abitativi del vecchio incasato sono databili tra la prima metà del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. I ritrovamenti archeologici avvenuti nell'estate del 2010 hanno messo in discussione la tesi dell'esclusiva origine medievale del borgo e della città: sono stati infatti rinvenuti numerosi reperti di epoca romana, tra cui una vasca in cocciopesto, un mosaico geometrico di tessere bianche con cornici nere e un frammento di muro perimetrale con affreschi parietali in rosso pompeiano, tipici della fase decorativa di età neroniana o flavia.

Il primo documento ufficiale d'archivio a menzionare il nucleo con il toponimo di Castrum Sancti Benedicti risale all'anno 998. L'insediamento si strutturò originariamente attorno alla Plebs Sancti Benedicti in Albula (ovvero la pieve di San Benedetto all'Albula), traendo la denominazione dal santo patrono Benedetto e dalla contiguità con il corso del torrente Albula. Nei primi secoli della propria evoluzione il villaggio, a causa della propria collocazione costiera, rimase esposto alle incursioni e ai saccheggi della pirateria saracena.
La fortezza materiale venne fondata a ridosso della pieve nel 1145 su autorizzazione del vescovo Liberto di Fermo, che concesse il relativo diritto feudale ai nobili Azzo e Berardo di Gualtiero. Sotto il profilo geopolitico, l'imperatore germanico Ottone IV riconfermò alla municipalità fermana la giurisdizione sui territori litoranei compresi tra il fiume Potenza e il Tronto, assetto mantenuto fino al 1245, anno in cui Federico II di Svevia concesse alla rivale Ascoli un breve tratto di costa demaniale per l'edificazione di uno scalo marittimo (disposto tra il fosso Ragnola e il Tronto).
Nei catasti fermani del XIV secolo il sito compare registrato come castello di medie dimensioni, posto al confine litoraneo con lo Stato ascolano; il borgo seguì le vicende faziose del capoluogo della Marca Fermana, sottomettendosi all'avvento delle diverse signorie civiche, a partire da quella dei Da Monteverde. Nel contesto dei secolari conflitti confinari contro le armate ascolane, nel 1345 assunse il potere Gentile da Mogliano; nel 1349 la guarnigione perse il controllo del castello di San Benedetto, espugnato dalle milizie di Galeotto e Pandolfo Malatesta a causa del tradimento di Pietro Mancini, corrotto con il pagamento di mille fiorini d'oro. Successivamente si alternarono i domini signorili dei Migliorati e degli Sforza.
Nel 1463 si aprì una fase di pacificazione territoriale stanziale: la mediazione diplomatica del frate francescano Giacomo della Marca permise la stipula di un lodo arbitrale di pace tra Fermo e Ascoli, in esecuzione del quale venne ceduta a quest'ultima la fascia costiera disposta ai piedi di Monteprandone per la costruzione dell'ambito scalo di Porto d'Ascoli. Nel 1487 il territorio foi colpito da una violenta epidemia di peste che decimò la popolazione; per scongiurare l'abbandono agrario, il governo consiliare fermano decretò nel 1491 il ripopolamento programmato del borgo mediante la concessione di terre in enfiteusi a colonie di esuli romagnoli provenienti prevalentemente da Imola, evento che influenzò i successivi caratteri demografici e fonetici del dialetto sambenedettese.
L'ultima signoria fermana guidata da Ludovico Euffreducci vide il castello al centro di aspre contese: sobillato alla rivolta contro lo Stato Pontificio da Alessandro Simeoni di Carassai, luogotenente dell'Euffreducci, il borgo fu cinto d'assedio e infine espugnato dalle milizie papali nel 1520. Con il consolidarsi della stabilità politica nel XVII secolo, dal nucleo fortificato d'altura si avviò la prima colonizzazione antropica dei territori pianeggianti extramurari verso il litorale, dove venne eretta la primitiva cappella sussidiaria dedicata alla Madonna della Marina.
Progressivamente il vecchio castello perse la propria centralità amministrativa in favore dei nuovi rioni della Marina, sorti lungo l'asse della via Lauretana (l'odierna strada statale 16 Adriatica). Con l'avvento delle riforme napoleoniche, San Benedetto fu integrata nel Dipartimento del Tronto, all'interno del cantone di Offida, per poi rientrare dopo la Restaurazione sotto la Delegazione Apostolica di Fermo. Nel 1831 per disposizione del cardinale Tommaso Bernetti il comune fu sottomesso alla Delegazione di Ascoli, venendo infine liberato dalle truppe pontificie nel 1860 mediante l'intervento dei Cacciatori delle Alpi nel quadro dei plebisciti risorgimentali. Con l'incorporazione nel Regno d'Italia, l'ente rimase assegnato alla neonata provincia di Ascoli Piceno. Nel 2020 l'area archeologica circoscritta della *domus* romana è stata integralmente musealizzata e aperta al pubblico all'interno dei circuiti del polo espositivo del Paese Alto.


Il 27 novembre 1943 il vecchio incasato, al pari dell'intero centro urbano, subì un pesante bombardamento aereo da parte delle forze alleate. L'attacco avvenne per un errore tattico: dodici velivoli North American B-25 Mitchell, diretti a Civitanova Marche, deviarono su San Benedetto del Tronto, concentrando il proprio carico bellico sul Paese Alto, sul torrente Albula e sulla zona confinante con Grottammare. L'obiettivo originario degli Alleati era quello di neutralizzare le batterie tedesche posizionate sulle colline retrostanti, ma l'incursione si rivelò devastante per l'abitato: gran parte del Paese Alto fu rasa al suolo, il mercato ittico subì gravi danni che ne imposero la chiusura e si registrarono 25 vittime civili e oltre cento feriti, a cui si aggiunse un numero imprecisato di perdite tra i soldati tedeschi. In seguito all'evento, la popolazione superstite non ancora sfollata, in particolare i residenti che avevano cercato rifugio al Paese Alto e nel quartiere Ponterotto, abbandonò la città dirigendosi verso l'entroterra, in direzione di Acquaviva Picena.
Il sottosuolo dell'antico borgo del Paese Alto è attraversato da una vasta rete di cunicoli, realizzati in diverse fasi storiche comprese tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., tra il XIII e il XIV secolo, fino all'Ottocento inoltrato. A seguito di specifici studi e rilievi sono state mappate circa 50 grotte, sebbene si ipotizzi che altre siano andate perdute a causa di successive modifiche e occlusioni degli accessi. Non tutte le cavità risultano attualmente percorribili a causa di crolli e riempimenti strutturali, ma si ritiene probabile che in origine formassero un sistema interconnesso.






Caratteristica del vecchio incasato sono le vie, tipiche di un borgo medievale, che si snodano all'interno del vecchio incasato tra tipiche case, includono piccoli vicoli che si aprono su piazzette.








EBBE LA VENTURA DI OSPITARE L'EROE DEI DUE MONDI MENTRE ACCORREVA ALLA DIFESA DELLA REPUBBLICA ROMANA»

