Valore singolare

In matematica, il termine valore singolare è utilizzato per indicare due concetti distinti, rispettivamente utilizzati nell'algebra lineare e analisi funzionale e nel contesto degli integrali ellittici.

Algebra lineare e analisi funzionale

In analisi funzionale, i valori singolari di un operatore compatto T:X→Y che mappa tra due spazi di Hilbert X e Y sono le radici quadrate degli autovalori dell'operatore autoaggiunto non-negativo T∗T:X→X (dove T∗ è l'operatore aggiunto di T).

Si tratta di numeri reali non negativi solitamente scritti in ordine decrescente come (s1(T),s2(T),…). Se T è a sua volta autoaggiunto allora il maggiore s1 tra valori singolari è uguale alla norma operatoriale di T.

In algebra lineare, nel caso di una matrice normale A si può applicare il teorema spettrale per ottenere una diagonalizzazione UλU∗ (tramite matrici unitarie) di A in modo che A∗A=U|Λ|U∗ e quindi i valori singolari sono semplicemente i valori assoluti degli autovalori.

Nel caso finito-dimensionale, tramite la decomposizione ai valori singolari una matrice può essere decomposta nella forma UDW dove U e W sono matrici unitarie e D una matrice diagonale (rettangolare) con autovalori sulla diagonale.

Il concetto è stato introdotto da Erhard Schmidt nel 1907. Schmidt chiamava tuttavia "autovalori" i valori singolari; il termine è dovuto a Smithies, nel 1937. Nel 1957 Allahverdiev mostrò la seguente caratterizzazione per l'n-esimo valore singolare:

sn(T)=inf⁡{‖T−L‖: rk (L)<n}

Questa formulazione consente di estendere la nozione di valore singolare ad operatori in spazi di Banach.

Integrali ellittici

Nell'ambito degli integrali ellittici, un valore singolare è un modulo ellittico kr tale per cui:

K′(kr)K(kr)=r

dove K(k) è un integrale ellittico completo di prima specie e:

K′(kr)≡K(1−kr2)

Bibliografia

Voci correlate

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