
Matteo 19 è il diciannovesimo capitolo del vangelo secondo Matteo nel Nuovo Testamento. In questo capitolo Gesù continua il suo viaggio verso Gerusalemme, svolgendo il proprio ministero nella regione della Perea.
Il testo originale era scritto in greco antico. Il capitolo è diviso in 30 versetti.

Tra le principali testimonianze documentali di questo capitolo vi sono:

Il capitolo può essere diviso nel seguente modo:
I fatti riportati in questo capitolo hanno luogo in Galilea ed in Giudea oltre il Giordano, nella regione della Perea, prima che Gesù e i suoi entrino a Gerico sulla loro strada verso Gerusalemme. Nel capitolo precedente Gesù lascia la Galilea e non vi farà ritorno sin dopo la sua Risurrezione. Successivamente l'annuncio degli angeli che Gesù è risorto (Matteo 28,7), torna a fare riferimento alla Galilea da dove i discepoli devono "fare discepoli in tutte le nazioni" (Matteo 28,19).
In Matteo 19,15, dopo aver benedetto i bambini presenti, Gesù "se ne andò", ma non viene data indicazione del dove. La Bibbia di Gerusalemme rende il testo come "[Gesù] se ne andò per la sua strada". Lo scrittore del Pulpit Commentary asserisce in questo punto che Gesù "uscì dalla Parea, rivolgendo il suo cammino a Gerusalemme", ed il teologo John Gill concorda con questa interpretazione. In Matteo 19,22 il giovane ricco "se ne andò" dopo il suo incontro con Gesù, lasciando Gesù a parlare coi suoi discepoli sulla difficoltà incontrata nel far entrare un ricco nel regno dei Cieli.
Nel Textus Receptus, i farisei sono indicati con la parola greca οι φαρισαιοι, ma la parola 'i' (οι) è stata esclusa poi da altre edizioni critiche, preferendola a "molti" farisei.
La questione divideva le correnti rabbiniche dell'epoca. La Scuola di Shammai affermava che l'unica ragione valida per procedere al ripudio forse il cattivo comportamento morale della moglie; per la Scuola di Hillel, invece, bastava qualche inconveniente nella vita coniugale (anche solo l'uso di salare troppo i cibi o di aver lasciato bruciare una pietanza). Rabbi Akiva ritenne che il marito avesse comunque il diritto di sposare una donna più bella.
La frase greca οὐ συμφέρει γαμῆσαι (ou sympherei gamēsai) viene tradotta "non conviene sposarsi" o "è meglio che non si sposino". Arthur Carr, nella Cambridge Bible for Schools and Colleges, descrive qui Gesù come colui che compie "una rivoluzione nel pensiero attraverso Cristo".